• mafia dia

    Un cambio al vertice della Commissione bicamerale antimafia. Stando alle ultime indiscrezioni, la segreteria del Partito Democratico avrebbe deciso di non rinnovare l’incarico a Rosy Bindi in vista della scadenze intermedie dei ruoli delle Commissioni Parlamentari. 

    Una decisione che potrebbe essere collegata alle polemiche sulle elezioni regionali campane.
    mafia diaProprio qualche giorno prima delle consultazioni, la Commissione bicamerale antimafia guidata da Rosy Bindi presentò un dossier con la lista dei cosiddetti “incandidabili” in quanto oggetto di procedimenti giudiziari. Tra di essi era presente anche il candidato governatore del Pd ed attuale presidente della regione Campania Vincenzo De Luca.
    Aldilà delle polemiche sulla questione De Luca, il partito democratico pare non essere soddisfatto dell’operato dell’attuale presidente della Commissione antimafia, alla quale viene attribuita una certa “timidezza” in merito ad alcune recenti inchieste sulla ‘ndrangheta calabrese.
    Il suo posto dovrebbe essere preso da Emanuele Fiano, deputato del Partito Democratico e Responsabile nazionale PD con delega alle Riforme. Tra gli altri incarichi ricoperti in passato da Fiano c’è anche quello di segretario del Copasir.
    Figlio di Nedo Fiano, uno dei pochi sopravvissuti alle deportazioni nel campo di concentramento di Auschwitz, Emanuele Fiano è particolarmente attivo sul fronte della promozione dei dialogo tra Israele e Palestina grazie all’attività dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e dell’associazione Sinistra per Israele.



  • Che succede quando consorzi di cooperative, cooperative agricole, sociali, di produzione e lavoro, di pesca, di consumo e un’organizzazione datoriale uniscono le forze per commercializzare prodotti di prima qualità e per sostenere la produzione e la manodopera locale? La Bottega dei Prodotti Cooperativi Salernitani è nata così, dall’idea di unire la vendita alla produzione di beni e servizi e di sostenere la cultura di un’economia alternativa. La Bottega dei Prodotti Cooperativi Salernitani, gestita dal consorzio omonimo, si trova a Salerno, in via Posidonia 111, e si inserisce nella rete nazionale di punti vendita cooperativi Qui da Noi. Confcooperative Salerno e Confcooperative nazionale hanno creduto molto in questo progetto e continuano a sostenerlo e a seguirlo, anche con la collaborazione della Camera di Commercio di Salerno.

    bottega-dei-prodotti-cooperativi-salernitani

    La Bottega è un punto vendita: potrete acquistare l’olio prodotto dal Consorzio O.R.O. Campania, le passate di pomodoro S. Marzano Dop o i sottoli targati Rominella, il tonno di Cetara, le marmellate lavorate e trasformate da cooperative che impiegano persone con disabilità mentale o che vivono per una qualche ragione una condizione di esclusione sociale. Ma sono solo degli esempi. Alla Bottega c’è tutto quel che vi occorre per mangiare bene. E mangiando, mangiando si fa parte di una storia, di un modo vivere peculiare, di un percorso che ha al centro le imprese cooperative che operano nel salernitano. Tutte le persone che hanno assaggiato i succhi di frutta della cooperativa Stalker, le marmellate della cooperativa Capovolti, l’olio della selezione O.R.O. Campania, il miele della cooperativa Monte Cervati, i sughi Rominella, il tonno o la colatura di alici del Consorzio Ittico Ippocampo, il pane della cooperativa La tua fornaia o la frutta e la verdura fornite dalle Organizzazioni dei Produttori hanno inteso che non tutto quel che mangiamo ha la stessa consistenza. Provare per credere.

    Da qualche tempo il personale della Bottega consegna anche a domicilio. Grazie all’iniziativa La sporta le persone ricevono direttamente a casa o in ufficio una selezione di prodotti alimentari freschi o trasformati, perché se Maometto non va alla montagna…

    Il presidente del Consorzio che gestisce la Bottega è Maurizio Giordano, cooperatore del settore della pesca e attivo in Confcooperative Campania. Giordano così commenta l’attività della Bottega:

    “La Bottega ha meno di un anno di vita, ma siamo contenti, nonostante la fatica di concorrere con una cultura consumistica, ben radicata, lontana anni luce dal km zero e dalla cultura cooperativa. Abbiamo lavorato in sinergia e alla fine abbiamo creato un luogo fisico dove esprimere e proporre alle persone il fare cooperativo. Tra l’altro, con una certa frequenza proponiamo degustazioni, dibattiti, proprio per coinvolgere e animare il territorio. Il nostro riferimento costante sono la buona alimentazione, la tracciabilità, il gusto, la qualità, intesa anche come cura dell’ambiente. Veniteci a trovare”.

    Potete seguire la Bottega dei Prodotti Cooperativi Salernitani qui sulla pagina Facebook dedicata 


  • gif twitter 1

    Quante volte avete visto un tweet con un’immagine animata, che sia un gatto che balla, una scena di un film o un giocatore di basket che si esibisce in una schiacciata spettacolare?
    Le GIF sono diventate una componente imprescindibile di Twitter; non a caso, come comunica il social creato da Jack Dorsey, nel 2015 sono state condivise più di 100 milioni di GIF.

    twitter gifNumeri incredibili che hanno convinto l’azienda a rendere più facile inserire un’immagine animata nei tweet e nei messaggi diretti.
    A partire dalle prossime settimane sarà disponibile su iOS, Android e www.twitter.com una funzione che permetterà di cercare una GIF in base al tema e alla categoria di tuo interesse e di condividerla con i tuoi followers.
    Ci sarà, infatti, una speciale libreria con milioni di GIF disponibili grazie alla partnership con GIPHY e Riffsy, due dei più grandi contenitori di immagini animate al mondo.
    La direzione intrapresa da Twitter è chiara: coinvolgere maggiormente l’utente attraverso l’utilizzo di foto e video. I dati dimostrano come i tweet con immagini incorporate realizzano un livello di coinvolgimento del +313% rispetto ai tweet senza alcuna immagine.

    twitter gif 1

    Il social di San Francisco è soprattutto questo: comunicazione immediata e se è possibile divertente.
    I confronti con Facebook, effettuati anche da molti addetti ai lavori, non hanno ragione di esistere. Si tratta di due veicoli comunicativi diversi e rivolti ad un pubblico con esigenze ed interessi differenti.
    Twitter ha annunciato, inoltre, che ci saranno ulteriori novità da qui all’inizio dei Giochi Olimpici di Rio (Agosto 2016). Verranno implementate ulteriori funzioni per creare e condividere più facilmente video ed immagini.
    Le Olimpiadi rappresenteranno anche un’opportunità di business per le aziende oltre che di visibilità per gli atleti. Twitter darà loro, ad esempio, la possibilità di inserire degli stickers con il proprio brand all’interno sfruttando la potenza delle immagini.


  • mercuri fedagri

    La cooperazione è stata  un fondamentale fattore di sviluppo dell’agricoltura per l’Italia del Secondo Dopoguerra. 
    L’aggregazione di tanti piccoli produttori agricoli attraverso la forma cooperativa può essere un modello da seguire anche per i Paesi in via di sviluppo. 

    Lo ha dichiarato Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari italiane, nel corso del Farmers’ Forum, il meeting internazionale organizzato dall’IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo delle Nazioni Unite) per promuovere il dialogo con i governi degli Stati membri e le organizzazioni contadine dei Paesi partner.
    mercuri fedagri“L’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari – ha spiegato Mercuri – è pronta a fare la propria parte per supportare le organizzazioni contadine nei Paesi in via di sviluppo, mettendo a disposizione il modello economicamente sostenibile delle cooperative italiane, che lo stesso presidente della Repubblica Mattarella ha definito ieri come fonte di conoscenza ed esempio”.
    Come sottolineato dallo stesso Mercuri, in tutto il mondo l’82% degli agricoltori possiede meno di due ettari. La cooperazione può rappresentare per loro uno straordinario strumento di condivisione dei rischi e del capitale, consentendo anche ad un piccolo produttore di vendere i propri prodotti sul mercato nazionale ed estero.
    In un contesto sempre più dominato dalle grandi multinazionali (anche nel comparto agricolo) la cooperazione è una risorsa diversa, una forma d’impresa capace di creare lavoro mantenendo intatto il rapporto con il territorio e senza sfruttare la manodopera a basso costo.
    “Crediamo – ha concluso Mercuri – che in molti dei Paesi in via di sviluppo e nelle economie emergenti il nostro modello di business possa conciliare bisogni di conoscenza ed expertise settoriale, necessari per permettere ai piccoli produttori di unirsi e presentarsi così sui mercati internazionali, con la creazione di nicchie di mercato per le imprese italiane, il cui export agroalimentare vale 36,85 mld di euro”.



  • È stato approvato alla Camera il disegno di legge sul Collegato agricoltura. 
    Il provvedimento prevede una serie di misure per la semplificazione del rapporto tra imprese agricole e PA e la crescita della competitività del comparto. 

    Tra le misure più importanti in materia di semplificazione e controlli delle attività agricole vanno evidenziate:

    • La riduzione da 180 a 60 giorni dei termini entro i quali la PA deve adottare il provvedimento finale dal ricevimento della richiesta presentata dal Centro di assistenza agricola (CAA);
    • L’eliminazione del fascicolo aziendale per i produttori la cui produzione è inferiore ai 350 kg di olio;
    • La previsione di disposizioni specifiche sulla definizione dei prodotti derivati dalla trasformazione del pomodoro, sui relativi requisiti, sull’etichettatura e sul confezionamento, nonché sulle sanzioni;
    • L’introduzione di sanzioni in caso di mancata iscrizione all’Anagrafe apistica.

    Il disegno di legge prevede, inoltre, la razionalizzazione di enti e agenzie vigilati dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali come AGEA e mipaafAGECONTROL Spa. Viene previsto, ad esempio, l’obbligo di pubblicazione annuale dei dati economici, finanziari e patrimoniali delle attività svolte da ciascun Ente, società e agenzia.
    Le risorse ricavate dal processo di razionalizzazione serviranno a finanziare politiche di internazionalizzazione per lo sviluppo del Made in Italy.
    In materia di innovazione, invece, viene disciplinata l’inclusione dell’innovazione tecnologica e informatica e dell’agricoltura di precisione, nonché il trasferimento di conoscenze dal campo della ricerca al settore primario, tra gli ambiti operativi del sistema di consulenza per i beneficiari dei contributi PAC.
    Le PA, inoltre, forniranno gratuitamente ai soggetti richiedenti i contributi europei l’assistenza e le informazioni necessarie. Inoltre saranno elaborate specifiche procedure per gestire le nuove richieste, agevolando la fruizione degli aiuti. A tal fine, la via telematica diventa il mezzo esclusivo di acquisizione dei dati da parte delle PA.
    Il provvedimento, infine, prevede una serie di misure per sviluppare alcuni settori emergenti come quello della birra artigianale e del biologico, oltre all’incentivazione delle colture di riso ed il rafforzamento delle sanzioni in materia di pesca ed acquacoltura.


  • facebook logo

    Leggere un articolo postato su Facebook attraverso il proprio smartphone alcune volte può essere problematico. 
    Il passaggio dal social alla versione mobile del sito in questione non sempre è immediato, soprattutto nelle zone a bassa connettività. 

    Per questo motivo Facebook ha deciso di venire incontro ai propri utenti e agli stessi publishers introducendo Instant Articles.
    facebook logoSi tratta di veri e propri documenti in HTML5 che consentiranno al lettore di usufruire di un determinato articolo rimanendo dentro Facebook.
    Instant Articles è disponibile da qualche mese solo per le grandi testate; a partire dal 12 aprile 2016, invece, ha annunciato Facebook, sarà a disposizione di tutti i publishers.
    Ma come funziona la nuova piattaforma e cosa cambia per utenti e testate online?

    Ogni articolo pubblicato su Facebook non rimanderà all’Url del sito in questione, ma rinvierà direttamente all’Instant Article. Questo comporterà un’enorme ottimizzazione della velocità di caricamento.
    È stato calcolato che Instant Articles consentirà di caricare i contenuti fino a dieci volte più velocemente.
    I publishers potranno, inoltre, personalizzare il design dell’articolo.
    Molti si chiederanno se un simile tool porterà ad una perdita di traffico per i vari publishers. Sappiamo benissimo, infatti, che questi ultimi riescono a monetizzare grazie agli ads presenti sul proprio sito.
    Instant Articles non creerà alcun problema di questo tipo. Potranno essere inserite, infatti, tutte le inserzioni pubblicitarie già utilizzate sulle proprie piattaforme e monitorare il traffico attraverso gli strumenti analitici in loro possesso.
    Si tratta, dunque, di una rivoluzione vantaggiosa per tutte le parti in causa che porterà sempre di più la navigazione verso il mobile.


  • webeers

    Metti insieme e-commerce e birra ed otterrai un progetto di successo.
    La startup WeBeers ha saputo cogliere le potenzialità dei negozi online e di un prodotto, la birra, che rappresenta ormai un vero e proprio oggetto di culto tra i giovani.

    È in crescita soprattutto l’interesse per le birre artigianale realizzati da piccoli maestri birrai italiani. Di qui nasce l’idea di creare WeBeers, il primo canale di e-commerce dedicato alle birre artigianali nostrane.
    webeersIl progetto è stato lanciato da Digital Magics, incubatore per startup innovative. WeBeers offre agli utenti la possibilità di acquistare birre artigianali e di riceverle in sole 48 ore.
    Ma la piattaforma non si limita solo alla vendita del prodotto. Fornisce anche informazioni e curiosità sulle specialità vendute creando una vera e propria comunità di amanti della birra artigianale.
    WeBeers, inoltre, offre pacchetti con offerte speciali che consentono agli utenti di assaggiare di volta in volta un prodotto diverso ed apprezzare le peculiarità di ogni singolo artigiano della birra. Ogni settimana WeBeers mette a disposizione una promozione o un’iniziativa particolare.
    A breve, ad esempio, verrà lanciata, in collaborazione con la Gazzetta dello Sport, l’iniziativa “Birre da Serie A”, sfruttando così due grandi passioni degli italiani: la birra ed il calcio.
    L’Italia, dunque, non è più solo la nazione del vino. Come confermano le ultime ricerche sulle abitudini di consumo degli italiani, sette su dieci consumano birra, apprezzando sempre di più di la qualità e la tradizione delle produzioni locali.
    L’età dei consumatori, inoltre, è sempre più varia come dimostra la platea di acquirenti di WeBeers, costituita da persone di età compresa tra i 30 ed i 50 anni.


  • inps logo

    L’Inps comunica di avere querelato il quotidiano Libero, colpevole di avere avviato “una campagna di stampa dai contenuti palesemente diffamatori e gravemente lesivi della reputazione dell’Inps”. 

    La vicenza riguarda il direttore generale dell’Istituto di Previdenza Sociale, Massimo Cioffi, che è stato in passato anche direttore del personale del gruppo Enel.
    inps logoDa tempo sono in corso degli accertamenti da parte dell’istituto sul versamento di contributi riguardanti l’esodo incentivato tra il 2006 e il 2015 di lavoratori del gruppo.
    Secondo il quotidiano Libero, la nomina di Cioffi a direttore generale avrebbe rallentato gli accertamenti, cosa più volte smentita dai soggetti interessati e dall’Inps stessa.
    “L’Istituto ha agito in questo periodo con ancora maggiore celerità e trasparenza, portando avanti dal marzo 2015, dunque successivamente all’insediamento dei nuovi vertici, ulteriori accertamenti ispettivi nei confronti di tutte le 12 società del gruppo Enel in Italia. Tali accertamenti si sono conclusi con contestazioni di rilevanti addebiti contributivi il 15 gennaio 2016“.
    I fatti riguardanti le presunte irregolarità commesse da Enel venivano riportate, fa sapere l’Istituto, direttamente al presidente dell’Inps e non a Cioffi, essendo quest’ultimo parte in causa.
    Massimo Cioffi ha deciso, tra le altre cose, di auto-sospendersi dall’incarico di direttore generale per difendersi al meglio dalle accuse arrivategli in queste settimane.


  • formaggio

    Il tredicesimo Rapporto Qualivita-Ismea, presentato ieri nel corso della “giornata della qualità agroalimentare” offre un quadro interessante sulle produzioni Igp e Dop. 

    L’Italia è da questo punto di vista il leader in Europa con 280 eccellenze registrate e un fatturato superiore ai 13 miliardi di euro.
    L’agroalimentare italiano è universalmente riconosciuto per la sua qualità, che abbraccia tra l’altro diversi settori: dal vino ai formaggi, passando per i salumi e la frutta.
    formaggioIl nostro Paese, però, può ancora migliorare se consideriamo che le prime 20 Dop e Igp nazionali sviluppano il 90% del fatturato. Tra queste ricordiamo il parmigiano reggiano, il grana padano, l’aceto balsamico di Modena, la mela dell’Alto adige, il prosciutto di Parma, il pecorino romano, il gorgonzola, la mozzarella di bufala campana, lo speck Alto Adige, il prosciutto San Daniele, la mela Val di non, il toscano, la mortadella Bologna, la bresaola della Valtellina Igp ed il taleggio.

    I margini di miglioramento vengono soprattutto dalla lotta contro l’Italian Sounding. In tutto il mondo specie negli Stati Uniti si cerca di imitare i prodotti italiani e di venderli come se fossero stati prodotti nel nostro Paese.
    Un’attività illegale che secondo Roberto Moncalvo, presidente nazionale di Coldiretti, potrebbe valere 300.000 posti di lavoro in più all’agroalimentare italiano.
    Sono particolarmente preoccupanti i dati degli Stati Uniti, dove tra l’altro l’appeal del Made in Italy è enorme. Non a caso, in base agli ultimi dati forniti dall’Istat e dal Mipaaf, le esportazioni italiane negli Usa nel 2015 valgono ben 3,2 miliardi di euro con una crescita del 20% rispetto al 2014.

    I prodotti più falsificati sono i formaggi. Negli Stati Uniti in nove casi su dieci il parmigiano reggiano ed il grana padano vengono sostituiti dal parmesan prodotto in Wisconsin ed in California. La produzione annuale di imitazioni dei formaggi italiani – riferisce Coldiretti – ha raggiunto negli Usa il quantitativo record di quasi 2.228 milioni di chili, con una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni, tanto da aver superato addirittura la stessa produzione di formaggi americani come cheddar, colby, monterrey e jack. Tra i formaggi italiani Made in Usa più gettonati ci sono la mozzarella (79 %), il provolone (7%) e il parmesan (6%).
    Negli ultimi anni, però, anche l’olio extravergine d’oliva ed i salumi sono oggetto di contraffazione portando l’Italia ad intraprendere severe azioni di contrasto al fenomeno, come gli accordi stipulati con le piattaforme di e-commerce eBay ed Alibaba.
    La rete rappresenta, infatti, uno dei principali luoghi di diffusione di prodotti contraffatti: intensificare questo tipo di attività ispettiva sarà fondamentale per contrastare l’Italian Sounding e valorizzare le Dop e Igp nazionali.

     

     

     


  • agromafie

    Mafia e agricoltura: un binomio da 16 miliardi di euro che spesso ha danneggiato la concorrenza, la qualità e l’immagine dell’agricoltura italiana. 
    Distruzione dei campi e dei macchinari, racket, truffe alimentari, pratiche di caporalato e gestione della fase di intermediazione con la grande distribuzione. Sono alcune delle pratiche più diffuse esercitate dalla criminalità organizzata nel comparto agricolo. 

    Ed è bene precisare non si tratti solo di un fenomeno riferito al Mezzogiorno, ma a tutta l’Italia. Le associazioni criminali trovano sempre più vantaggioso inserirsi nel mondo agricolo, perpetrando anche vere e proprie truffe alimentari che arrecano danni alle imprese oneste.
    agromafieLa quarta edizione del rapporto Agromafie 2016 sui crimini agroalimentari in Italia, realizzato da Coldiretti, Eurispes ed Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema dell’agroalimentare, prova a fare chiarezza sul fenomeno e sulle evoluzioni del sistema dei controlli.
    Da quest’ultimo punto di vista emergono i dati maggiormente positivi. Mentre negli altri paesi ci sono ancora dei controlli piuttosto blandi, l’Italia, grazie all’operato della magistratura e delle forze dell’ordine, ha intensificato le misure ispettive, riuscendo ad identificare numerosi reati.
    Il valore totale dei sequestri effettuati è di 436 milioni di euro; i settori più colpiti sono quelli della ristorazione (24% dei sequestri portati a termine), della carne e dei salumi (18%), della farina, pane e pasta (11%). Ma anche i comparti del vino, del latte e dei formaggi e dell’olio sono sempre più coinvolti in attività illecite perpetrate dalla mafia.

    Per quanto riguarda, invece, le regioni più colpite sono ovviamente la Calabria, la Sicilia e la Campania, ma ci sono regioni come l’Abruzzo, l’Umbria, Lombardia e Piemonte che stanno diventano sempre più permeabili ai crimini agroalimentari.
    L’Indice di Organizzazione Criminale (IOC) che misura il grado di penetrazione di questo tipo di reati nei singoli territori, assegna la poco ambita palma di provincia più colpita a quella di Ragusa (100), seguita da Reggio Calabria (99,4) e Napoli (78,4).
    Per combattere questo fenomeno è necessario, secondo i ministri Martina e Orlando, realizzare un quadro di normative europee. Il solo intervento dell’Italia rischia di non riuscire ad arginare pratiche che hanno implicazioni e diramazioni internazionali. Basti pensare alle truffe sui fondi europei o alla contraffazione di prodotti agroalimentari italiani.
    Il marchio Made in Italy, come sottolineato recentemente dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone, ha un appeal sempre più elevato a livello globale. Per questo motivo la mafia trova vantaggioso vendere prodotti spacciandoli per italiani, quando in realtà sono stati realizzati all’estero con materie prime a basso costo.


  • lavoro nero agricoltura

    È dal lontano 1954, denuncia Camillo Nola presidente di Confcooperative Calabria, che il consorzio di bonifica Sibari-Crati è commissariato. Un ente che avrebbe dovuto fornire, attraverso soldi pubblici, un servizio idrico efficiente per le imprese agricole della Sibaritide (Cosenza) è stato, in realtà, uno strumento di lottizzazione politica e di clientela.
    A questo si aggiungono gli enormi debiti contratti fino ad arrivare alla più recente procedura di liquidazione.
    camillo nola confcooperative calabriaCon la legge regionale n. 11 del 2003 la Regione Calabria ha costituito nuovi consorzi gestiti dalle rappresentanze agricole, trasferendo a queste ultime, insieme alla gestione, anche i debiti contratti fino a quel momento.

    L’articolo 23 della normativa regionale stabilisce che le imprese agricole e i cittadini con terreni agricoli debbano pagare i debiti indipendentemente da un eventuale beneficio diretto e che tale debito contratto dal vecchio consorzio verrà estinto attraverso un mutuo. Nel frattempo è intervenuta anche la giustizia tributaria con sentenze che in alcuni casi hanno penalizzato pesantemente gli agricoltori, non riuscendo a venire a capo di una legge poco chiara.
    Una vicenda, quella dei consorzi di bonifica, che ricorda per certi aspetti lo scandalo Mose, con enti pubblico/privati ed amministratori pubblici coinvolti. La questione, però, non è ancora giunta tra le mani dei magistrati.
    La richiesta di Nola è che la Procura della Repubblica faccia chiarezza sui fatti esposti, tutelando gli agricoltori ed i cittadini calabresi.

    Vi proponiamo di seguito l’intera intervista di Camillo Nola rilasciata all’ufficio stampa di Confcooperative Calabria.

     

    Presidente Nola, l’agricoltura sembra vivere di sovvenzioni pubbliche, ma spesso gli agricoltori rispolverano l’atavico lamento come se tutto fosse negativo…

    Il settore agricolo, nel mondo, ottiene da sempre gli incentivi pubblici perché il privato da solo non avrebbe convenienza economica, a causa dei tempi lunghi di rientro e dei copiosi rischi climatici; inoltre la sicurezza alimentare, intesa come garanzia di nutrizione, è sempre stata una relazione pubblico-privata strategica. L’ambiente da preservare è una priorità perché le risorse come la terra e l’acqua sono sempre più limitate e le imprese agricole svolgono un ruolo decisivo.

    Sì, ma gli agricoltori non vogliono pagare l’acqua.

    Falso. Il servizio di irrigazione va pagato ma l’acqua deve essere pulita, non devono pulirla le nostre imprese agricole associate, investendo ingenti risorse negli impianti di filtrazione.
    Chi ha un buon servizio e non lo paga sbaglia e se ne assume la responsabilità. Comunque non ci interessa rappresentare questi agricoltori. Detto questo, il tema dell’uso agricolo dell’acqua in provincia di Cosenza è strettamente legato ancora ad un fardello che dura dal 1954, che oggi è un ulteriore problema che si aggiunge ai mercati agricoli in crisi.

    Il consorzio di bonifica Sibari-Crati in liquidazione?

    Esatto. La storia si può così sintetizzare: il consorzio in questione, commissariato dal 1954, dopo l’ultimo presidente agricoltore, il rimpianto Camillo Toscano, ha

    gestito nel passato attività tra le più disparate con soldi pubblici, dalle grandi opere come le dighe, alle chiese, alla forestazione, oltre agli impianti irrigui. In verità, è sempre stato considerato lo strumento della politica per fare clientela o compiacenza ai fini elettorali.

    Si riferisce anche agli stipendi e consulenze degli ultimi commissari Gargiulo e Bilotta?

    Su questo specifico episodio rispondo che in Calabria la gente si indigna sempre meno, l’indolenza e la rassegnazione sono germi peggiori rispetto alla disperazione.
    Come si fa ad accettare che vengano letteralmente buttati al vento centinaia di migliaia di euro annui per gestire un ente inutile ed inerme distrutto dalla politica, che non è operativo da decenni? Senza peraltro pubblicare i bilanci in barba alle leggi sulla trasparenza e anticorruzione. Non abbiamo contezza dei rendiconti, forse neanche esistono, vorrei chiederlo alla Corte dei Conti regionale.
    Questi commissari li abbiamo dovuti pagare noi attraverso le cartelle di Equitalia.
    In virtù del potere impositivo, gli agricoltori e tutti i cittadini in possesso di un terreno agricolo sono stati costretti a pagare, spesso ignavi, un obolo specifico a disposizione della politica per ottenere consenso, per costruire e alimentare clientele e compiacenze.
    Un vero e proprio finanziamento illecito e coattivo in favore dei politici calabresi di turno al governo.

    Poi, la legge 11 del 2003 ha cambiato gli scenari.

    Dal 2003 la situazione è cambiata. La politica ha cercato di mettere una toppa furba e al contempo maldestra al problema chiudendo la partita del debito chiudendo la partita del debito, dubbio e in parte “fantasioso”, oppure relativo a progetti finanziati da Ministeri, Agensud, Regione, debito comunque non attinente all’agricoltura.
    In che modo? Cercando di rifilarlo agli agricoltori, perimetrando i nuovi bacini dei Consorzi senza criterio tecnico, ma solo in base ai collegi elettorali, e proponendo, in cambio, alle rappresentanze agricole l’occasione di restituirgli la gestione, attraverso nuovi soggetti consortili, che sarebbero partiti però con il fardello dei debiti accumulati dalla politica nei precedenti 50 anni. Debito quantificato inizialmente in 36 mln, accollato per metà alla regione e per l’altra metà agli agricoltori, per i successivi venti anni, più interessi.
    In pratica, si trasferì per legge la massa del debito “confusa ed indefinita” di un Consorzio distrutto e ininterrottamente commissariato dal 1954, a Consorzi nuovi di pacca gestiti dalle rappresentanze agricole. E a maggiore garanzia delle banche, che dovevano finanziare con un mutuo l’operazione di saldo e stralcio con i fornitori, si inserì nel testo una novità legislativa unica in Italia per i Consorzi di bonifica. All’articolo 23, è scritto che questa tassa deve essere pagata indipendentemente da un eventuale beneficio diretto e che serve per fini “istituzionali”, mentre il vero obiettivo era di costituire flussi certi per pagare le rate di mutuo contratte per un debito altrui. Il resto lo avrebbe fatto Equitalia in virtù del potere impositivo degli Enti consortili.
    Questo patto scellerato fu contestato subito dalle singole imprese agricole nelle commissioni tributarie e da Confagricoltura Cosenza pubblicamente;

    Cosa è cambiato nel 2010?

    Regione Calabria logoL’arroganza del potere arriva al culmine quando, all’indomani dell’insediamento di Bilotta, nominato dal centrodestra che allora governava la Regione, si riaprì all’improvviso la partita del debito; lo stesso commissario dichiarò che il debito era almeno di 156 mln di euro, non più di 36 mln.
    A tale proposito sarebbe utile pubblicare le audizioni, oggi secretate, della commissione di vigilanza del consiglio regionale dell’epoca, con i due commissari che di fronte raccontavano la storia del disastro. In quelle carte ci sarebbero stati gli estremi per portare tutto in Procura, perché si stava scrivendo ufficialmente la storia dello “scandalo Mose” della Calabria.
    Preciso, che in diverse occasioni Gargiulo informò la rappresentanza agricola che durante la sua gestione si era arrivati ai 36 mln attraverso trattative di saldo e stralcio con i fornitori, perché in alcuni casi riuscì agevolmente ad ottenere cospicui sconti.
    In ogni caso, resta paradossale assistere a due tesi completamente contrapposte senza arrivare ad una conclusione amministrativa supportata da un bilancio trasparente e soprattutto definitivo.

    Nel frattempo le commissioni tributarie cominciavano a dare torto agli agricoltori.

    Le sentenze si rispettano, non si commentano. Il problema ha origine dai tempi lunghi della giustizia tributaria (indeterminabile il tempo per ottenere una sentenza di secondo grado), perché non si arriva mai a decidere sul tema sostanziale della anticostituzionalità e dalla circostanza che nel frattempo le azioni esecutive possono proseguire arrecando gravi danni alle imprese anche in termini di merito creditizio, se resistenti in giudizio.
    Comunque, restano il conforto della copiosa giurisprudenza anche con sentenze di primo grado passate in giudicato, e la nostra estrema fiducia nella giustizia nei vari gradi di giudizio.

    Un pozzo senza fondo, ed un sistema contorto che la giustizia tributaria non risolve in modo definitivo, quindi..

    L’indignazione verso l’entità degli stipendi o le consulenze dei commissari è un aspetto grave ma pure superficiale della vicenda. Il problema non si può risolvere nel breve solo attraverso le commissioni tributarie, e la politica finora non ha avuto la forza di affrontare le conseguenze di questo scandalo, potenzialmente deflagrante, quindi bisogna elevare il livello del problema su un altro piano. Affrontare la situazione del Consorzio Sibari-Crati è come cambiare la Calabria, rivoltarla, pertanto si deve afferrare il toro per le corna.
    Nelle sedi opportune, solleciteremo un intervento delle Autorità competenti, per vagliare in profondità le gestioni economico finanziarie di questi decenni e contemporaneamente metteremo alla prova i nuovi consiglieri regionali.

    In che modo intende coinvolgere il consiglio regionale?

    Se approveranno gli iter per consentire ai nuovi consorzi di difendersi meglio in giudizio senza prima cambiare l’articolo 23, che è ingiusto prima che anticostituzionale, faremo battaglie pubbliche, coagulando altre attività parallele di protesta che germogliano.
    Presto incontrerò il Presidente Irto per informarlo sulle nostre iniziative e per chiedere un suo intervento. Conto sul fatto che è un giovane e non ha scheletri nell’armadio.
    L’agricoltura non può fare da bancomat alla politica, né ora né mai.

    Ma adesso i nuovi consorzi di bonifica sono gestiti dagli agricoltori.

    Sbagliato. Sono gestiti da uomini della Coldiretti, che è un organismo che rappresenta solo una parte degli agricoltori. A questo proposito, se provassero a gestirli lavoro nero agricolturasenza la certezza dell’articolo 23, sono certo che avrebbero l’opinione pubblica a favore;
    inoltre dovrebbero garantire gli investimenti per consentire di estendere il servizio irriguo alle imprese agricole che da anni lo pretendono.
    Dai dati in nostro possesso si parla complessivamente di un 8% di aree irrigue contro il 92% di asciutto. Ci sono casi documentati nella piana di Sibari di aziende, coperte dal servizio per un 20%, che attingono l’acqua dai pozzi che costano in proporzione 10/12 volte, il vile tributo per ogni ettaro e che avrebbero enorme interesse ad avere un servizio irriguo più esteso.

    Insomma volete interrompere i numerosi giochi di potere in corso…

    Nel passato agricoltori e cittadini hanno subito questa tangente occulta per finanziare le schifezze della politica, oggi si finanziano gli Enti gestiti da Coldiretti, che fatica a comprendere che i consorzi di bonifica sono una vera impresa economica, che come tale vanno gestiti, riorganizzando la pianta organica con criteri di efficienza e competenza e, soprattutto, spingendo sugli investimenti poiché ci sono ancora infrastrutture obsolescenti dell’epoca di Mussolini.
    Senza parlare del vorticoso giro di affari (parliamo di decine di migliaia di cause) che questa situazione genera a favore del settore legale a Cosenza; e dell’impatto drammatico sul lavoro delle Commissioni tributarie che sono oramai paralizzate.
    Bisogna uscire da questo ginepraio, che condiziona pure l’organizzazione del lavoro a livello di giustizia tributaria. Esistono gli strumenti normativi, ma devono essere applicati.
    Senza una giustizia tributaria rapida l’economia complessiva nel cosentino affonda.

    Cosa ci rimane di questa vicenda tutta calabrese?

    Rimane la triste constatazione che in Calabria forse solo attraverso la giustizia penale si potranno ottenere le soluzioni ai problemi e che la politica finora non è riuscita a battere colpi, a reagire, ad individuare quelle sacche persistenti che tolgono forza e futuro alla regione.

    Ma il governatore ha recentemente sostituito il commissario, dandogli specifici compiti.

    Abbiamo fiducia nel Governatore, ma non conosco l’attuale nominato, saremo ben lieti di assistere ad una svolta; però nelle premesse della delibera di giunta abbiamo letto che almeno due dirigenti regionali hanno rifiutato l’incarico motivando con nette considerazioni la scelta.
    La portata di questa vicenda è tale per cui occorrerebbe un commissario tipo Giorgio Ambrosoli, un profilo di eroe borghese difficile da replicare. Non basterà, quindi, limitarsi alla verifica della congruità dei costi dei commissari precedenti, va affondata con determinazione la lama nella palude del “piccolo Mose”, portando al più presto le carte in Procura della Repubblica, cosa che finora non ha voluto fare nessuno, o perlomeno non se ne ha conoscenza.

    Perché solo Confcooperative e Confagricoltura stanno facendo questa battaglia?

    consorzio di bonificaLa seconda amara considerazione è che anche gli organismi intermedi non battono colpi da diverso tempo. Quelli che dovrebbero filtrare le istanze dei cittadini e delle categorie verso la politica, il sale della democrazia. Invece, producono tutti i giorni solo convegni per interrogarsi sulle ricette per lo sviluppo.
    La debacle morale della Calabria è dovuta anche all’inerzia di chi dovrebbe rappresentare gli interessi legittimi delle forze sane di questa Regione.
    Il silenzio delle altre associazioni di categoria é stato e resta un fatto grave e incomprensibile, oppure più probabilmente, la compiacenza verso i singoli interessi e la politica ha avuto la meglio.

    Cosa chiede oggi il Presidente di Confcooperative?

    Semplicemente, quanto detto, cioè di portare le carte in Procura, oppure di affiancare al commissario, un pool di giovani ufficiali in aspettativa dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri, per via della complessa e oscura matassa da sbrogliare.
    Leggendo i soli verbali della commissione speciale di vigilanza, a mio parere, ci sono ampi spunti per aprire un’indagine approfondita.

    La sua, è una dura denuncia anche contro chi si occupa di sindacato per le imprese…

    Non devo occupare spazi di visibilità. Il mio unico obiettivo è rappresentare gli interessi della parte sana delle imprese, che oggi sono esposte a mille soprusi e angherie, e stimolare il senso di indignazione che è un ingrediente fondamentale nelle democrazie e da noi spesso manca; resto consapevole che la strada per la risalita morale è tortuosa, ma se vogliamo cambiare le cose dobbiamo impegnarci mettendoci la faccia, tenendo conto che la dignità non ha prezzo.

    Ritiene che ci siano i margini per recuperare almeno questi nuovi Consorzi?

    Sono pessimista. Oggi non sono in grado di dare le risposte che le imprese agricole attendono da anni. La soluzione più razionale sarebbe di riaffidarli alla Regione, che dovrebbe riunire sotto un’unica regia l’intero sistema di gestione delle acque, potabili e per uso agricolo.

    Quindi lei è del parere che occorra socializzare le perdite inserendoli nel bilancio regionale. Il cittadino dovrà pagare questo ennesimo scandalo?

    Stiamo parlando di debiti contratti dalla politica negli ultimi 50 anni, che devono tornare ad essere gestiti da chi li ha generati, oppure da Autorità preposte per verificarne certezza e congruità.
    Purtroppo, restano debiti pubblici  le cui conseguenze saranno pagate dai cittadini, e di questo dobbiamo esserne consapevoli, ma almeno si metterà un punto fermo da cui ripartire in modo serio.
    Ovviamente, mi auguro che a pagare siano, soprattutto, coloro i quali hanno amministrato male e quelli che hanno rubato risorse e opportunità al territorio mettendo a rischio le attività agricole in provincia di Cosenza e non solo.
    L’agricoltura deve pagare il costo di un buon servizio irriguo o di un investimento, che crea un beneficio diretto, tangibile ed inequivocabile alle imprese.

     

     


  • Bcc riforma

    Nei prossimi giorni inizierà la discussione alla Camera sulla conversione del decreto legge sulle Banche di Credito Cooperativo.
    Oggi è prevista una riunione della commissione Finanze che calendarizzerà i lavori parlamentari.

    Il polverone sollevatosi in questi giorni non sarà facile da diradare in tempi brevi. La cosiddetta norma sul “way-out” che permette alle Bcc con un patrimonio Bcc riformanetto superiore ai 200 milioni di euro di trasformarsi in SpA pagando solamente un’imposta del 20% potrebbe essere oggetto di modifiche.
    O almeno è quanto chiede il mondo della cooperazione, dal presidente di Federcasse Alessandro Azzi fino al presidente di Confcooperative Maurizio Gardini.
    La norma in questione rende divisibili le risorse accumulate grazie ai vantaggi fiscali di cui godono gli istituti di credito cooperativo.
    Nulla toglie, ad esempio, che in futuro le cooperative di consumo o altri tipi di società cooperative possano decidere di trasformarsi in società per azioni reclamando anch’esse le risorse indivisibili.

    Ci sono, però, degli spiragli sulla modifica del testo. A parlarne è il vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Enrico Morando, interpellato dal Corriere della Sera: “Su nessun aspetto di questo decreto così complesso il Governo può arrogarsi la responsabilità di dire che non toccheremo niente“.
    Del resto sono molti gli esponenti governativi che hanno palesato il proprio parere negativo in merito. I ministri Alfano, Delrio e Galletti hanno manifestato pubblicamente le proprie perplessità su una riforma che di fatto mina i valori portanti della cooperazione per come sanciti nella Costituzione.
    Vedremo se durante la discussione parlamentare cambierà qualcosa. Nel frattempo è stato fissato per il 23 febbraio l’inizio delle audizioni della Commissione Finanze della Camera con la Banca d’Italia, l’Abi, Federcasse e Consob.