• imprese italia

    La Fondazione Johnson & Johnson, in collaborazione con la Human Foundation, organizza un percorso formativo per le organizzazioni non profit e le cooperative sociali attive del Centro Sud Italia.
    L’obiettivo dell’iniziativa è sviluppare all’interno del Terzo Settore competenze adeguate in materia di innovazione, che consentano ai protagonisti di valutare l’impatto sociale dei processi innovativi.

    Il corso si svolgerà a Roma dal 6 al 9 aprile 2016 e si articolerà in quattro moduli:

    • Mercoledì 6 aprile 2016 MODULO I – Strategia e processi di cambiamento
    • Giovedì 7 aprile 2016 MODULO II – Progettazione: il Ciclo del progetto 
    • Venerdì 8 aprile 2016 MODULO III – Fundraising e Accountability 
    • Sabato 9 aprile 2016 MODULO IV – Innovazione per il sociale

    Il percorso formativo vedrà la partecipazione di numerosi docenti esperti in innovazione sociale e di organizzazioni non profit che racconteranno ai partecipanti imprese italiala propria esperienza in questo settore.
    Il corso è gratuito e prevede una partecipazione massima di 25 persone. Nello specifico l’iniziativa si rivolge a lavoratori di organizzazioni non profit (associazioni, cooperative sociali, fondazioni), che svolgano preferibilmente ruoli di coordinamento e abbiano contratti di lavoro stabili.
    Il corso ha come destinatari principalmente le organizzazioni attive:

    • in una delle seguenti Regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria;
    • nelle seguenti aree di intervento: salute, benessere dei bambini e delle donne, responsabilità verso la comunità, formazione nel campo sanitario;
    • da almeno un anno (con comprovata attività sul territorio);
    • nello sviluppo di progetti rispondenti a bisogni fortemente sentiti dall’ambiente locale, a valenza e portata profonde, destinate a dare frutti per lungo tempo.

    La domanda di ammissione dovrà essere presentata entro e non oltre l’11 marzo 2016. Per ulteriori informazioni potete consultare il programma dell’evento.


  • olio italia

    Tracciabilità del prodotto e tutela contro le truffe alimentari del comparto olivicolo.
    Sono questi gli obiettivi del progetto di Cia-agricoltori italiani, Cno-consorzio nazionale degli olivicoltori e Istituto poligrafico e zecca dello Stato, presentato ieri dai presidenti di Cia Dino Scanavino e Cno Gennaro Sicolo e dall’amministratore delegato del poligrafico e zecca dello stato Paolo Aielli.

    Tra gli aspetti più interessanti dell’iniziativa c’è la creazione di un contrassegno, coniato dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato, da applicare sulle bottiglie di olio extra vergine d’oliva italiano per certificarne la provenienza e la qualità.
    olio italiaNegli ultimi mesi le autorità giudiziarie hannoindividuato numerose frodi ai danni dei consumatori. Una delle più eclatanti ha interessato sette note case produttrici, le quali avrebbero venduto olio vergine per olio extravergine.
    Vicende di questo tipo rappresentano un danno d’immagine enorme per l’intero settore olivicolo, alle prese anche con numerosi problemi di natura fitosanitaria come il virus Xylella e la mosca olearia.
    Cia in collaborazione con il Cno-consorzio nazionale degli olivicoltori ha deciso, dunque, di proporre uno specifico programma che possa tutelare i produttori italiani dall’invasione di olio proveniente dall’estero, oltre a garantire i consumatori difronte alle truffe alimentari. L’amministratore delegato dell’Istituto poligrafico e zecca dello Stato Paolo Aielli ha spiegato come si articola il progetto: “Il sistema si basa su tre pilastri: stampa di sicurezza, o contrassegno, per il riconoscimento del prodotto a tutela dalla contraffazione; tracciabilità mediante sistema informativo per fornire informazioni sui canali di distribuzione dei prodotti contrassegnati; rintracciabilità attraverso numerazione univoca presente sui contrassegni che, unita al codice di controllo, consente di conservare traccia della storia del prodotto etichettato”. 

     

     

     


  • pil italia 2015

    Il Prodotto Interno Lordo è cresciuto dello 0,1% nell’ultimo trimestre del 2015 e dello 0,6% in tutto il 2015.
    A riportarlo è l’Istat attraverso la stima preliminare del Pil diffusa oggi.

    Si tratta della prima variazione positiva degli ultimi quattro anni. Nel 2012, infatti, il Prodotto Interno Lordo era diminuito del 2,8%, nel 2013 dell’1,7% e nel 2014 dello 0,4%.
    pil italia 2015La crescita fatta registrare nel 2015 non si vedeva dal 2011 quando c’era stato un aumento del Pil proprio del +0,6%.
    Se ci concentriamo, invece, sui valori congiunturali nell’ultimo trimestre del 2015 c’è stata una variazione positiva dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2014.
    Questo dato, fa sapere l’Istat, è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’industria e di aumenti in quelli dell’agricoltura e dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte), più che compensato dall’apporto positivo della componente estera netta.
    Se confrontiamo, infine, i risultati dell’Italia in termini di crescita con quelli di Stati Uniti, Germania e Francia, troviamo delle sostanziali differenze.
    Nell’ultimo trimestre del 2015 si è registrato, infatti, un aumento tendenziale dell’1,9% nel Regno Unito, dell’1,8% negli Stati Uniti e dell’1,3% in Francia.


  • terzo-settore

    Perché le aziende profit si rivolgono alle cooperative sociali e più in generale alle organizzazioni del Terzo Settore?
    Un’indagine di Right Hub e Isnet individua il numero di imprese disposte ad avviare una collaborazione con il non profit e soprattutto quali sono le motivazioni che stanno dietro a questa scelta.

    Nove aziende su dieci si dichiarano disponibili ad ascoltare una proposta da parte delle cooperative sociali. Non è un caso che negli ultimi cinque anni sia cresciuto il numero di organizzazioni non profit che hanno registrato un aumento delle relazioni con le imprese, passato dal 16% del 2010 al 27,2% del 2015.
    terzo-settoreL’aspetto più interessante dell’indagine riguarda, però, i motivi che spingono un’impresa profit a scegliere il non profit ed i settori che vengono privilegiati.
    Il 54,2% delle aziende scelgono il Terzo Settore perché offre un prezzo competitivo; mentre il 44,8% apprezza i tempi rapidi tra richiesta ed intervento ed il 43,8% opta per una cooperativa sociale per il rapporto privilegiato che quest’ultima ha con il proprio territorio.
    Per quanto riguarda, invece, le relazioni tra profit e non profit l’80% delle imprese intrattiene con le cooperative sociali dei rapporti di fornitura.
    I settori privilegiati sono quelli dei servizi di pulizia (60,4%), grafica, editoria e stampa (58,3%), manutenzione immobili (58,3%), altri prodotti di regalistica aziendale e promozionali (51%) e catering e banqueting (41,7%).
    Destano, invece, minor interesse i servizi di informatica e web (14,6%), abbigliamento (13,5%) e i servizi socio-sanitari per i dipendenti (10,4%).
    Ci sono comunque alcune aziende che continuano a diffidare del mondo del Terzo Settore. Il 36,7% pensa che siano inadeguate a rispondere alle specifiche di fornitura, il 35,4% crede che non abbiano un adeguato livello qualitativo ed il 27,8% pensa che non trattino servizi utili all’azienda.


  • lavoro nero agricoltura

    La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva nell’ambito della riunione della Commissione centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza, presieduta dal Sottosegretario Luigi Bobba, ha comunicato i dati sui risultati dell’attività ispettiva sui luoghi di lavoro nel 2015.

    Come riportato dal Ministero del Lavoro, nell’anno appena trascorso è aumentato il numero di ispezioni effettuate e parallelamente è cresciuta anche la quantità di irregolarità rilevate.
    Nel 2015 sono state realizzate, per la precisione, 145.697 ispezioni, a fronte di 140.173 dell’anno precedente alle quali vanno aggiunti anche 8.613 accertamenti in lavoro nero agricolturamateria di Cassa Integrazione Guadagni, anche in deroga, di contratti di solidarietà e di patronati.
    C’è stato, dunque, un aumento dei controlli di oltre 5.000 unità.
    Impressiona il numero di rapporti lavorativi irregolari riscontrati. Sono, infatti, 85.981 i casi in cui sono stati contestati illeciti “sostanziali” in materia di lavoro e legislazione sociale o di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, corrispondenti a circa il 60% delle ispezioni effettuate.
    Rispetto all’anno precedente c’è stato un sostanziale aumento, se pensiamo che nel 2014 il rapporto tra controlli ed irregolarità rilevate era del 53%.

    Aumenta anche il numero di lavoratori irregolari, passati da 73.508 nel 2014 a 78.298 nel 2015. Tra gli irregolari spiccano i lavoratori trovati “in nero” che rappresentano oltre il 53% del totale.
    Uno dei problemi più gravosi nell’ambito del lavoro, specie in quello agricolo, è il caporalato. Recentemente il Governo ha varato una serie di misure di contrasto al fenomeno del caporalato, prevedendo l’istituzione delle rete del lavoro agricolo di qualità, ovvero un sistema che fornisce una sorta di “bollino etico” alle aziende che rispettano i contratti di lavoro.
    I risultati, però, fin qui non sono stati eccelsi, con poche aziende che sono riuscite ad entrare a far parte della rete.
    Come evidenziato dal Ministero del Lavoro, nel settore agricolo sono state effettuate 8.662 ispezioni a fronte dei 5.434 accertamenti del 2014 (+59,40%). All’esito di tali controlli sono stati riscontrati 6.153 lavoratori irregolari di cui 3.629 “in nero”. Sono stati inoltre accertati 713 fenomeni riconducibili alla interposizione di manodopera e al caporalato.


  • formaggio colombia

    Continua il viaggio tra Colombia e Messico della delegazione europea. Insieme al commissario Ue all’agricoltura Phil Hogan è presente anche Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari.

    L’intento dell’Europa è approdare in maniera stabile e proficua sul mercato americano. Mentre gli Stati Uniti sono ormai un punto di riferimento per l’export agroalimentare italiano, non possiamo dire lo stesso di alcuni paesi del Centro e del Sud America.
    Molti di essi presentano delle barriere all’entrata per i prodotti europei troppo elevate. I dazi sui formaggi, ad esempio, arrivano addirittura al 125%.
    formaggio colombiaÈ evidente che in un contesto tariffario del genere sia difficile arrivare per i nostri prodotti.
    “In questi mercati emergenti c’è tanto da lavorare – ha dichiarato Giorgio Mercuri – a partire dalla protezione dei nostri marchi. Abbiamo riscontrato aperture importanti, come nel caso della Colombia, che si è già messa a disposizione per aprire di più il mercato e facilitare l’esportazione di formaggi e carni”.
    Eppure le potenzialità di queste realtà sono enormi, soprattutto per i prodotti del Made in Italy agroalimentare. Ci sono, ad esempio, numerose imitazioni di specialità alimentari italiane.
    Non si tratta, però, di contraffazioni illegali, ma di un vero e proprio Italian Sounding Legale: “Non ci aspettavamo tutta questa evocazione dei prodotti italiani ed europei – continua Mercuri – a riprova che il sounding nel mondo arriva prima dell’originale”. 
    Sarà compito delle istituzioni, dunque, stipulare accordi con i paesi in questione per aprire nuove frontiere per le imprese italiane. Da questo punto di vista i viaggi di questi giorni del Ministro Martina tra Russia ed Iran rappresentano un segnale positivo.
    In un contesto di crisi della domanda interna l’agroalimentare italiano ha bisogno di guardare fuori dall’Europa, con America ed Asia che devono essere dei punti di approdo imprescindibili.


  • pomodoro prezzo

    Un altro incontro interlocutorio quello avvenuto nella giornata di ieri tra industria del nord, industrie di trasformazione e organizzazioni di produttori nel settore del pomodoro.
    Manca ancora l’accordo sul prezzo e soprattutto le parti sembrano essere molto distanti.

    “Il problema sostanziale – sostiene Giovanni Lambertini, presidente della sezione di prodotto pomodoro da industria di Confagricoltura Emilia Romagna –  è il prezzo di riferimento proposto di 75 euro a tonnellata, che non può costituire la base per una trattativa, perché è offensivo per i produttori agricoli e per la loro professionalità”.
    pomodoro prezzoL’adozione di parametri qualitativi potrebbe addirittura far peggiorare la situazione, portando la trattativa su prezzi ben al di sotto rispetto a quelli precedenti: “Il prezzo di riferimento dell’accordo per la precedente campagna era 92 euro a tonnellata“, spiega Confagricoltura “dobbiamo perseguire l’obiettivo comune di favorire il dialogo all’interno dell’intera filiera al fine di governare domanda e offerta, e in questo le Op devono fare molto di più, limitando un’offerta che se lasciata a se stessa comprometterà la redditività dell’intero comparto, a partire da quella agricola”.
    I problema dei costi di produzione è una questione che sta interessando diversi comparti. Oltre al settore del pomodoro, anche lo zootecnico e l’ortofrutticolo vivono la medesima situazione, dovendo spesso sottostare alla richieste della grande distribuzione.
    Un simile contesto richiede l’intervento governativo, così come è avvenuto per il lattiero caseario, dove la mediazione del ministro Martina ed il dirottamento di risorse europee verso il settore del latte è servito a calmare le acque dopo le schermaglie di novembre.

     


  • industria alimentare dati

    L’Istat ha comunicato nella giornata di ieri i dati sulla produzione industriale italiana nel 2015.
    Si tratta di rilevazioni tutto sommato positive per l’Italia, se consideriamo che c’è stata una variazione positiva dell’1% rispetto al 2014.

    Ci sono, però, alcuni risultati non incoraggianti per il nostro Paese. Uno riguarda il calo della produzione industriale negli ultimi tre mesi del 2015, per effetto della crisi dei mercati emergenti e del rallentamento della crescita americana.
    industria alimentare datiL’altro segnale negativo viene dall’industria alimentare. Il comparto, infatti, perde ben 1,7 punti percentuali su base annua anche se, a differenza della produzione industriale, fa segnare un andamento positivo nell’ultimo mese (+0,7%).
    La diminuzione della produzione di beni alimentari è un passo indietro per l’agroalimentare italiano, che si spiega soprattutto attraverso la scarsa remuneratività dei prezzi che ha portato molte imprese in questi mesi a ridurre la produzione.
    “Il calo della produzione dell’industria alimentare rilevato dall’Istat – ha dichiarato il presidente della Cia-agricoltori italiani Dino Scanavino – rende ancora più urgente la necessità di un riequilibrio tra le dinamiche di filiera e una riorganizzazione moderna dei rapporti al suo interno; quanto più sarà remunerato e valorizzato il ruolo dell’agricoltura, tanto più il Made in italy agroalimentare sarà competitivo in Italia e nel mondo”.
    Il dato stona con il rendimento dell’export agroalimentare, che ha fatto registrare nell’anno appena trascorso una variazione positiva del 7% raggiungendo la soglia di fatturato record di 36 miliardi di euro.
    La riduzione della produzione alimentare dovrà portare, però, a delle riflessioni su alcune delle questioni più problematiche del settore come quelle inerenti il rapporto tra produttori ed industrie di trasformazione e distribuzione e quelle riguardanti i costi di produzione.

     



  • Dopo il lungo dialogo, arriva il gelo improvviso.
    Il mondo del credito cooperativo reagisce sdegnato al decreto legge di riforma delle Bcc approvato ieri in Consiglio dei Ministri e presentato successivamente in conferenza stampa dal premier Matteo Renzi e dal Ministro dell’Economia e delle Finanza Pier Carlo Padoan.

    Il decreto conferma alcuni punti proposti dalle 364 banche cooperative, come la previsione di un’unica holding a capo del sistema con un meccanismo di condivisione del rischio tra gli istituti aderenti.
    confcooperative logoNon tutto, però, è stato confermato. Fa discutere in particolar modo la scelta dell’esecutivo di fornire la possibilità ad alcune banche di uscire dal sistema delle Bcc trasformandosi in società per azioni.
    Le banche che non intendono partecipare al capitale della nuova holding, condividendo i rischi delle sofferenze degli altri istituti, potranno, infatti, optare per un way-out. Per effettuare questo tipo di operazione è necessario possedere un capitale di almeno 200 milioni e versare un’imposta straordinaria del 20% sulle stesse riserve.
    Secondo il ministro Padoan sono una decina le banche a possedere tali requisiti, la maggior parte delle quali operanti tra Toscana ed Emilia Romagna. Si tratta proprio di quegli istituti che negli ultimi mesi si sono opposti al meccanismo dell’unica capogruppo, spingendo per la costituzione di più holding a capo del sistema.

    Il decreto consente di fatto a queste banche di uscire dal sistema, portando via il proprio capitale. Una vera e propria via di fuga non gradita dai dirigenti di Confcooperative.  
    “Siamo lontani dal dialogo avviato un anno fa con il governo. –
    ha dichiarato Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative “Riteniamo che le misure che vengono delineate non rispettino il dettato costituzionale e consentano la divisione di riserve indivisibili che sono un grande patrimonio intergenerazionale costruito con sacrificio da generazioni di soci cooperatori in oltre 100 anni di storia”.
    Ancora più dure le parole di Maurizio Ottolini, vicepresidente vicario di Confcooperative, che attacca senza mezzi termini il Governo: “È una violenza istituzionale che ci riporta indietro di decenni, ai giorni del Fascismo che sciolse le associazioni cooperative“.
    “Da mesi, eravamo in attesa del decreto bloccato da Palazzo Chigi. Ne riceviamo una doccia fredda – aggiunge Ottolini – perché le misure tradiscono le intese, stravolgono e pervertono la soluzione concordata e aprono una falla disastrosa nella tenuta del sistema. Insomma invece di sostenere la cooperazione autentica si va nella direzione opposta assicurando le tentazioni opportunistiche nonostante le rassicuranti dichiarazioni del Premier. La riforma delle Bcc, se fosse confermata così come presentata nella conferenza stampa notturna, apre un vulnus sulla non corretta destinazione e gestione del patrimonio intergenerazionale, che nel caso delle Bcc rappresenta il frutto di un lavoro di molte generazioni di soci che si sono adoperati per rafforzare il Credito Cooperativo in 130 anni di storia. Tutto cancellato con un colpo di spugna”


  • bcc riforma

    Il Consiglio dei Ministri, riunitosi ieri sera, ha approvato su proposta del premier Matteo Renzi e del Ministro dell’economia e delle finanze Pietro Carlo Padoan il decreto legge di riforma del credito cooperativo.

    Il provvedimento rientra all’interno dell’attività di ristrutturazione del sistema bancario italiano portata avanti in questi mesi dall’esecutivo italiano in seguito alle nuove direttive imposte dalla Bce e dalla Commissione europea.
    L’obiettivo è rendere più efficiente il sistema, mantenendo i principi di mutualità e solidarietà economica, veri e propri punti cardine delle Casse rurali bccnell’Ottocento e delle Bcc oggi.
    In un comunicato di Palazzo Chigi, infatti, viene specificato che il decreto “conferma il valore del modello cooperativo per il settore bancario e rimane il principio del voto capitario“.
    Il problema delle sofferenze, però, ha reso necessaria una nuova organizzazione che consentisse al credito cooperativo di reperire in tempi rapidi il capitale necessario in caso di  tensioni patrimoniali, anche attraverso l’accesso di capitali esterni al mondo cooperativo.

    Per comprendere al meglio gli obiettivi ed i possibili effetti della riforma vi proponiamo i contenuti del decreto punto per punto:

    • Costituzione di un’unica holding a capo dell’intero sistema del credito cooperativo. La capogruppo avrà la forma giuridica della società per azioni ed un patrimonio minimo di un miliardo di euro.
    • Obbligo di adesione da parte di ciascuna delle Bcc alla capogruppo. La Bcc che non intende aderire al gruppo bancario, può farlo a condizione che abbia riserve di una entità consistente (almeno 200 milioni) e versi un’imposta straordinaria del 20 per cento sulle stesse riserve. Non può però continuare ad operare come banca di credito cooperativo e deve deliberare la sua trasformazione in spa. In alternativa è prevista la liquidazione.
    • La holding svolgerà funzioni di controllo, vigilanza, indirizzo strategico, oltre a garantire una sana gestione del sistema, maggiori efficienze e più competitività. Potrà, ad esempio, opporsi alla nomina di un consigliere di amministrazione da parte di una delle Bcc aderenti.
    • Il rapporto tra la holding e le singole Bcc verrà regolato attraverso contratti di coesione. Questi ultimi stabiliranno il tipo di direzione ed il coordinamento della capogruppo sull’intero gruppo cooperativo.
      I livelli di autonomia dei singoli istituti di credito saranno inversamente proporzionali al loro grado di rischiosità.
    • La maggior parte del capitale della capogruppo sarà detenuto dalle Bcc. Sono ammesse, però, risorse proveniente da soggetti omologhi (gruppi cooperativi bancari europei, fondazioni) o destinate al mercato dei capitali.
    • Sarà la Banca d’Italia a stabilire i requisiti minimi che dovrà avere la holding ed il contenuto dei contratti di coesione. Sempre a Bankitalia spetterà il compito di vigilare sull’attività della nuova capogruppo.
    • Il nuovo sistema prevede che, in caso di sofferenze di una delle Bcc aderenti, si possa ricorrere al capitale della holding o eventualmente anche al mercato azionario. Si innesca così un meccanismo di condivisione del rischio interno al sistema del credito cooperativo.
      Per questo motivo si è deciso di stabilire un capitale minimo per la nuova holding, che dovrà essere per l’appunto di 1 miliardo di euro. La dotazione prevista, però, è di 20 miliardi, il che renderebbe il nuovo gruppo il più patrimonializzato d’Italia.
    • Il decreto legge include inoltre le disposizioni che permettono di avviare il regime di garanzia sulle passività emesse nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione realizzate a fronte della cessione da parte di banche italiane di portafogli di crediti pecuniari qualificati come sofferenze.
      La garanzia dello Stato può essere concessa solo ai titoli della classe senior e  purché questi abbiano previamente ottenuto un livello di rating da una agenzia riconosciuta dalla BCE corrispondente a un investment grade. La garanzia diviene efficace quando la banca abbia venduto più del 50% dei titoli junior. La garanzia è onerosa e il prezzo della garanzia è costruito prendendo come riferimento i prezzi dei credit default swap di società italiane con un rating corrispondente a quello dei tioli senior che verrebbero garantiti.


  • Sarà Diego Piacentini il nuovo commissario italiano per il digitale.
    Ad annunciarlo in serata è stato il premier Matteo Renzi attraverso un insolito scambio di tweet tra il Primo Ministro ed il numero uno di Amazon Jeff Bezos.

    jeff bezos twitter

    “Signor Primo Ministro, siamo molto orgogliosi per la nomina di Diego. È una gran cosa per l’italia. Congratulazioni a tutti”.
    Un tweet al quale ha risposto dopo pochi minuti Renzi ringraziando Besos ed invitandolo a venire in Italia a parlare di innovazione. Il premier ha aggiunto, inoltre, che sarà un piacere lavorare insieme al nuovo commissario per il digitale.
    Ma chi è Diego Piacentini e perché la sua nomina ha riscosso un consenso trasversale?
    Ha 55 anni e vive negli Stati Uniti, a Seattle per la precisione, da ormai tantissimi anni. Ha lavorato precedentemente per Fiatimpresit e per Apple, di cui è stato amministratore delegato per l’Italia, direttore commerciale, vicepresidente e general manager per l’Europa.

    Il 2000, però, è l’anno chiave della sua carriera professionale, periodo in cui inizia a lavorare per Amazon. Viene considerato unanimemente come il braccio destro di Jeff Bezos, fondatore e Ceo di Amazon. Piacentini si è occupato soprattutto di sviluppare la piattaforma di e-commerce sui mercati internazionali, sapendo cogliere le evoluzioni del mercato su scala globale.
    È stato senza dubbio uno dei manager più lungimiranti ed innovativi dell’azienda di Seattle. Attualmente ricopre l’incarico di senior vice president di Amazon.
    Adesso tornerà in Italia per i prossimi due anni dirigendo l’ufficio per la tecnologia digitale e l’innovazione del Governo. Piacentini non dovrà fare riferimento ad alcun ministero, avrà, al contrario, pieni poteri in materia di sviluppo digitale dell’Italia. “È un modo per restituire qualcosa al Paese nel quale sono nato e ho vissuto per quarant’anni”. Sono queste le prime parole del nuovo commissario per il digitale che entrerà ufficialmente in carica ad agosto quando ci sarà un apposito decreto di nomina.



  • La promozione del cibo di qualità passa necessariamente da una comunicazione di qualità.
    La prima edizione del Festival del Giornalismo alimentare nasce proprio con l’intento di sviluppare un ecosistema comunicativo di alto livello, in grado di promuovere i valori ed i prodotti dell’agroalimentare italiano.

    L’evento, patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, si svolgerà a Torino presso l’Aula Magna della Cavallerizza Reale dal 25 al 27 febbraio 2016. Nel corso dei tre giorni del Festival ci saranno una serie di seminari, workshop, showcooking e degustazioni guidate su quattro tematiche in vino cooperativeparticolare: sicurezza alimentare, biodiversità, stili di vita ed enogastronomia.
    L’idea è quella di creare una vera e propria community dell’agroalimentare italiano, mettendo insieme giornalisti, imprese, blogger, istituzioni ed esperti del settore.
    Tra i seminari più interessanti segnaliamo un focus sulle politiche alimentari dopo Expo, che sono destinate ad essere un punto fondamentale della strategia italiana in materia di agroalimentare. Verranno affrontate, inoltre, altre tematiche quali quelle relative al diritto al cibo, all’acqua pubblica, all’educazione alimentare, alle frodi e alla sicurezza alimentare.
    Si tratta di questioni per le quali la comunicazione può svolgere un ruolo determinante, portando a conoscenza dell’opinione pubblica sfumature e chiavi interpretative differenti.
    Potete avere maggiori informazioni sull’evento consultando il programma.