• 2 per mille cultura

    È fissata per oggi la scadenza dei termini per la trasmissione della Certificazione Unica ai lavoratori percettori di reddito. 

    All’interno della CU, oltre ad inserire il reddito percepito da lavoratori dipendenti e autonomi, potrà essere trasmessa una scheda unica per la scelta della destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’Irpef.
    Nello specifico il contribuente può destinare:

    • l’otto per mille del gettito IRPEF allo Stato oppure ad una Istituzione religiosa;
    • il cinque per mille della propria IRPEF a determinate finalità;
    • il due per mille della propria IRPEF in favore di un partito politico;
    • il due per mille della propria IRPEF in favore di una associazione culturale.

    Risulta particolarmente interessante proprio l’ultima opzione. Recentemente, attraverso il pacchetto Cultura, il Governo ha introdotto la possibilità di destinare il 2 per mille ad un’associazione culturale.
    2 per mille culturaLa normativa precedente prevedeva che il contribuente destinasse il 5 per mille del proprio Irpef al settore della cultura, senza poter scegliere un destinatario specifico. Spettava altresì al Ministero della Cultura distribuire le somme giunte all’erario tra le singole associazioni.
    Il nuovo quadro legislativo prevede, invece, che il contribuente possa destinare il proprio 2 per mille ad un’associazione culturale specifica iscritta in un apposito elenco istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Come riporta l’Agenzia delle Entrate in una nota con le istruzioni per la compilazione della Certificazione Unica, “il contribuente deve apporre la propria firma nell’apposito riquadro presente nella scheda indicando il codice fiscale dell’associazione cui vuole destinare la quota del due per mille. La scelta deve essere fatta per una sola delle associazioni culturali beneficiarie”.


  • certificazione unica scadenza

    I sostituti d’imposta, ovvero gli enti previdenziali ed i datori di lavoro, avranno tempo fino a tutta la giornata di oggi per inviare la Certificazione Unica 2016 ai lavoratori percettori di reddito.
    La scadenza per trasmettere la CU all’Agenzia delle Entrate, invece, è il 7 Marzo 2016.

    Non c’è stato, dunque, il tanto sperato rinvio del termine che avevano richiesto Caf e professionisti. La scadenza, inizialmente prevista per il 28 febbraio, è stata rinviata solamente di un giorno, in quanto il 28 febbraio cadeva quest’anno di domenica.
    certificazione unica scadenzaSi tratta del secondo anno di sperimentazione della Certificazione Unica che sostituisce il vecchio Cud. In base alle informazioni contenute nella Certificazione, l’Agenzia delle Entrate costituirà poi il 730 precompilato, disponibile a partire dal 15 aprile 2016.
    Anche quest’anno la CU è costituita da due parti: la prima relativa ai redditi da lavoro dipendente e assimilati, la seconda per i redditi da lavoro autonomo. Nel dettaglio dovranno essere indicati: i redditi di lavoro dipendente, equiparati ed assimilati o i redditi di lavoro autonomo professionale; le provvigioni e i redditi diversi che sono soggetti a ritenuta; le somme liquidate in conseguenza di procedure di pignoramento presso terzi; le somme corrisposte a titolo di indennità di esproprio, altre indennità ed interessi.

    I sostituti d’imposta potranno limitarsi ad inviare ai percettori di reddito la cosiddetta versione sintetica della certificazione, mentre all’Agenzia delle Entrate dovrà essere trasmesso il modello ordinario per via telematica. L’Agenzia mette a disposizione dei soggetti obbligati alla presentazione della CU uno specifico software basato sulla tecnologia Java.
    All’interno della Certificazione Unica, ricorda l’Agenzia delle Entrate, bisognerà inserire la destinazione dell’8 per mille, 5 per mille e 2 per mille dell’IRPEF.
    Ricordiamo che in base all’ultima novità legislativa è possibile destinare il 2 per mille ad una specifica associazione culturale, non solo, dunque, ai partiti politici.
    Si tratta di un’innovazione importante per il mondo della cultura, perché si dà l’opportunità ai cittadini di finanziare una specifica associazione che opera con profitto al servizio del territorio.


  • unicredit start lab 2016

    Unicredit Start Lab è un programma di accelerazione per le startup ad alto contenuto tecnologico ed innovativo che operano nei settori del Life Science, Clean Tech, Digital, Innovative Made in Italy – Services & Industria. 

    Dal 2009 ad oggi Unicredit ha finanziato oltre 250 startup dando loro la possibilità di sviluppare la propria idea d’impresa e di ricevere uno specifico supporto di natura finanziaria e non.
    Unicredit Start Lab fornisce, infatti, ai vincitori (uno per ogni categoria) un grant da 10.000 euro più una serie di altre opportunità.
    unicredit start lab 2016Viene organizzata, ad esempio, una giornata dedicata, il cosiddetto “Pitch Day”, nel corso del quale le imprese vincitrici hanno la possibilità di confrontarsi con potenziali investitori (Business Angels, Venture Capital); ogni anno, inoltre, Unicredit dà vita alla Startup Academy, il programma di training manageriale rivolto alle migliori Startup e PMI innovative.
    Le prime dodici imprese di Unicredit Start Lab potranno accedere all’Academy ed avere il rimborso delle spese di alloggio e viaggio.
    Una delle peculiarità del programma è la possibilità di ricevere un “mentor” che seguirà periodicamente l’impresa e incontrerà il team imprenditoriale almeno quattro volte all’anno. Unicredit fornisce, infine, un Relationship Manager specifico per le esigenze di carattere finanziario.

    Possono partecipare all’iniziativa:

    • le persone fisiche che alla data di presentazione della domanda di partecipazione siano maggiorenni e che intendano costituire una società entro sei mesi dalla data di ricezione della comunicazione di accesso al Programma UniCredit Start Lab 2016  – operante nei settori dell’industria e dei servizi;
    • le persone fisiche, residenti o non in Italia, che alla data di presentazione della domanda di partecipazione siano maggiorenni e che detengano, da sole o congiuntamente ad una o più persone fisiche, almeno il 51% del capitale di una società commerciale, operante nei settori dell’industria e dei servizi, richiedendosi a tal fine che detta società sia costituita da non più di 60 mesi dalla data di scadenza del presente bando.

    Ogni progetto d’impresa viene valutato da una speciale commissione composta da professionisti ed esperti del settore che giudicheranno le idee pervenute in base alle caratteristiche dell’impresa/progetto imprenditoriale, al mercato e al settore di riferimento, al team proponente e alla qualità del piano aziendale fornito, compresi i dati e le proiezioni economico-finanziarie indicate.
    Le domande vanno presentate entro e non oltre il 30 aprile 2016. Per ulteriori informazione potete consultare il regolamento.


  • ricetta online

    Parte domani la rivoluzione delle prescrizioni mediche. 
    Non vedremo più, infatti, la vecchia ricetta medica con i suoi classici colori rosso e bianco. Al suo posto ci sarà una ricetta elettronica o “dematerializzata”. 

    D’ora in poi il medico di famiglia dovrà collegarsi attraverso il proprio computer ad un portale dedicato ed inserire gli estremi del paziente e il medicinale prescritto.
    ricetta onlineNel documento elettronico sarà presente anche il Nre (Numero ricetta elettronica), al quale sarà associato il codice fiscale del paziente stesso.
    Il numero della ricetta contenente tutte le indicazioni sul nome del paziente e sul medicinale prescritto sono visibili anche sul portale delle farmacie.
    Per adesso, però, non verrà del tutto abbandonato il formato cartaceo: per ovviare ad eventuali problemi del sistema o di assenza di connessione internet, il medico stamperà un piccolo promemoria da consegnare in farmacia.
    Solamente nei prossimi mesi, dunque, quando l’intero meccanismo sarà perfezionato, potremo assistere all’eliminazione totale della carta e ad un procedimento interamente digitale.
    A breve, inoltre, anche gli esami e le visite specialistiche saranno prescritte online: pure le cliniche private, le Asl e gli ospedali, infatti, saranno dotate di un portale dedicato alle prescrizioni mediche.
    L’innovazione rientra all’interno del programma di semplificazione e di digitalizzazione portato avanti attraverso il 730 precompilato. Nonostante alcuni ritardi nella trasmissione dei dati, da quest’anno saranno disponibili anche le spese mediche che consentiranno così ai contribuenti di inserire nella dichiarazione dei redditi anche eventuali esenzioni.


  • part time lavoro

    Sino al 2015, ovvero sino all’entrata in vigore del Jobs Act (D.Lgs. 81/15) il contratto di lavoro part-time o a tempo parziale poteva essere distinto in 3 diverse tipologie che si differenziavano rispetto al “tempo pieno” per la distribuzione del monte ore di lavoro:

    – orizzontale, con riduzione dell’orario rispetto al normale orario di lavoro giornaliero:

    – verticale, con fissazione della prestazione solo in alcuni predeterminati giorni della settimana, del mese o dell’anno;

    – misto, secondo una combinazione delle due modalità precedentemente indicate.

    Oggi, invece, tali definizioni sono oramai non più valide, in quanto la nuova normativa ha eliminato la differenzazione tra part time orizzontale, verticale e misto così come quella tra clausole elastiche e clausole flessibili, limitandosi a precisare che ogni assunzione può avvenire a tempo pieno, ai sensi dell’art. 3 del decreto legislativo n. 66/2003, o a tempo parziale (art. 4, D.Lgs. 81/2015).

    part time lavoroMa qual è la distribuzione giornaliera dell’orario di lavoro e, quindi, la disponibilità che il lavoratore deve necessariamente garantire al proprio datore di lavoro? La disciplina precedente al Jobs Act, ovvero l’art. 2, co. 2, del D.Lgs. 61/00 (applicabile ai contratti stipulati prima del 24.06.2015), stabiliva testualmente che “Nel contratto di lavoro a tempo parziale è contenuta puntuale indicazione della durata della prestazione lavorativa e della collocazione temporale dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno”, mentre per “nuovi” contratti sottoscritti successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. 81/15, garante certamente di una maggiore flessibilità a favore del datore di lavoro, si è stabilito che “2. Nel contratto di lavoro a tempo parziale è contenuta puntuale indicazione della durata della prestazione lavorativa e della collocazione temporale dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno. 3. Quando l’organizzazione del lavoro è articolata in turni, l’indicazione di cui al comma 2 può avvenire anche mediante rinvio a turni programmati di lavoro articolati su fasce orarie prestabilite” (art. 5, commi 2 e 3, D.Lgs. 81/15).

     

    Appare evidente una continuità di regole e principi nelle due norme sopra riportate: così come stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 210 nel lontano 1992, l’obbligo di stabilire, nell’atto di assunzione, sia la durata complessiva sia  gli orari della prestazione lavorativa, ha lo scopo di consentire al lavoratore a tempo parziale di svolgere un’ulteriore attività, nonché di disporre liberamente del proprio tempo di vita. L’ammissibilità di un contratto di lavoro a tempo parziale nel quale sia riconosciuto il potere del datore di lavoro di determinare o variare unilateralmente, a proprio arbitrio, la collocazione temporale della prestazione lavorativa, sarebbe in contraddizione con le ragioni alle quali è ispirata la disciplina di tale rapporto. Secondo la Corte garante dei supremi diritti, infatti, così “come ha giustamente rilevato la giurisprudenza della Cassazione, il rapporto di lavoro a tempo parziale si distingue da quello a tempo pieno per il fatto che, in dipendenza della riduzione quantitativa della prestazione lavorativa (e, correlativamente, della retribuzione), lascia al prestatore d’opera un largo spazio per altre eventuali attività, la cui programmabilità, da parte dello stesso prestatore d’opera, deve essere salvaguardata, anche all’ovvio fine di consentirgli di percepire, con più rapporti a tempo parziale, una retribuzione complessiva che sia sufficiente (art. 36, primo comma, della Costituzione) a realizzare un’esistenza libera e dignitosa”.

    Secondo la giurisprudenza di legittimità “la distribuzione oraria (in relazione al giorno, alla settimana, al mese o a periodi più lunghi) integra il nucleo stesso del contratto a tempo parziale e la ragion d’essere della particolare garanzia costituita dall’imposizione della forma scritta, per evitare che il datore di lavoro, avvalendosi d’una carente o generica pattuizione scritta sulla distribuzione dell’orario, possa modificarla a proprio piacimento a fini di indebita pressione sul lavoratore” (Cass. n. 1430/12). Ne deriva che il contratto che non indichi la corretta distruzione dell’orario di lavoro è quindi parzialmente nullo.

    Resta da capire quale sia la conseguenza di tale grave vizio: sul punto l’art. 8, co. 2, del D.Lgs. 61/00 è inequivocabile: “L’eventuale mancanza o indeterminatezza nel contratto scritto delle indicazioni di cui all’articolo 2, comma2, non comporta la nullità del contratto di lavoro a tempo parziale. Qualora l’omissione riguardi la durata della prestazione lavorativa, su richiesta del lavoratore può essere dichiarata la sussistenza fra le parti di un rapporto di lavoro a tempo pieno a partire dalla data del relativo accertamento giudiziale. Qualora invece l’omissione riguardi la sola collocazione temporale dell’orario, il giudice provvede a determinare le modalità temporali di svolgimento della prestazione lavorativa a tempo parziale con riferimento alle previsioni dei contratti collettivi di cui all’articolo 3, comma 7, o, in mancanza, con valutazione equitativa, tenendo conto in particolare delle responsabilità familiari del lavoratore interessato, della sua necessità di integrazione del reddito derivante dal rapporto a tempo parziale mediante lo svolgimento di altra attività lavorativa, nonché delle esigenze del datore di lavoro. Per il periodo antecedente la data della pronuncia della sentenza, il lavoratore ha in entrambi i casi diritto, in aggiunta alla retribuzione dovuta, alla corresponsione di un ulteriore emolumento a titolo di risarcimento del danno, da liquidarsi con valutazione equitativa . Identico testo, prova di una continuità nella tutela di un basilare diritto del lavoratore, è contenuto nel “nuovo” art. 10, co. 2, del D.Lgs. 81/15 (c.d. Jobs Act).

    Ed invero la giurisprudenza, in applicazione di una norma che certo non permette spazi interpretativi, ha più volte stabilito che qualora il giudice accerti nel contratto di lavoro individuale a tempo parziale l’omissione della collocazione temporale della prestazione lavorativa dedotta in obbligazione, lo stesso deve procedere sia all’integrazione della lacuna sia alla quantificazione del risarcimento del danno automaticamente conseguente all’omissione e spettante al lavoratore.



  • L’Italia aumenta la propria produzione e mostra dei miglioramenti nel mercato del lavoro, ma non basta. 
    Il rapporto Ocse «Going for Growth 2016», presentato oggi nel corso del G20 finanziario a Shanghai, svela le criticità dei principali paesi industrializzati. 

    C’è spazio anche per l’Italia che si attesta come uno degli ultimi paesi dell’area Ocse per disoccupazione giovanile e disoccupati di lunga durata. Il mercato del decreto salva banchelavoro italiano si distingue, in particolare, per le difficoltà in entrata dei giovani e delle persone che hanno perso il posto di lavoro.
    Le forme di flessibilità introdotte di recente non sono servite a creare un sistema realmente dinamico e non lo sarà mai finché le politiche attive saranno così deficitarie ed i meccanismi di protezione sociale saranno estremamente deboli.
    L’Ocse individua cinque misure necessarie per l’Italia:

    • la costituzione di un mercato del lavoro duale, con forme contrattuali più flessibili, procedure legali più chiare e meno costose ed un sistema di protezione sociale più ampio;
    • miglioramento del sistema di istruzione secondario, basato su criteri di equità (tasse più alte e progressive in base ai livelli di reddito) e di efficienza;
    • miglioramento dell’efficienza del sistema fiscale attraverso un’aspra lotta all’evasione e con l’eliminazione di alcune imposte;
    • semplificazione del sistema dei tribunali civili e delle procedure fallimentari;
    • promozione delle politiche attive, da incentrare soprattutto sui disoccupati di lungo corso e sui giovani.

  • intermarché frutta

    Vi siete mai chiesti che fine fa la frutta e la verdura dal “brutto aspetto”, quei prodotti malformati che spesso il consumatore sceglie di lasciare sugli scaffali dei supermercati?

    La maggior parte della volte rimane invenduti e gettata via, comportando un enorme spreco di cibo che eppure contiene le stesse identiche proprietà nutritive del cibo dal “bell’aspetto”.
    Ogni anno buttiamo oltre 300 milioni di tonnellate di frutta e verdura e nel 57% dei casi lo facciamo a causa del loro aspetto.
    intermarché fruttaIntermarché, la terza catena di supermercati francese, ha deciso allora di lanciare un progetto ambizioso e al momento vincente.
    Si chiama “Inglorious fruit and vegetables” e raccoglie la frutta e la verdura che si presenta piena di difetti estetici. Troviamo prodotti come “La mela grottesca”, “La patata ridicola”, “L’arancia orrenda”, “Il limone guasto” e “La melanzana sfigurata” che vengono venduti nei supermercati di Intermarché ad un prezzo inferiore del 30% rispetto alla frutta e alla verdura dalla forma perfetta.

    Si tratta di un’idea certamente innovativa, che non a caso è stata replicata da altre catene della grande distribuzione.
    Come recita il claim della campagna pubblicitaria di “Inglorious fruit and vegetables” ci troviamo di fronte ad una “gloriosa battaglia contro lo spreco di cibo”.
    I consumatori hanno subito apprezzato l’iniziativa come dimostrano i dati delle vendite: 1,2 tonnellate di prodotti venduti al giorno in ogni punto vendita di Intermarché, con un aumento del traffico negli store del 24%.
    Il merito è anche di un’attività di comunicazione intensiva sui social e sui media tradizionali, che ha portato a raggiungere oltre 13 milioni di persone in un solo mese.
    Vi proponiamo di seguito il video che presenta la linea innovativa ed intrigante della catena di supermercati francese.


  • confcooperative piemonte

    È stata presentata oggi ConfPiemonte Nord, la nuova organizzazione di rappresentanza delle coop piemontesi con oltre 600 associate, 15mila soci lavoratori e 1,25 miliardi di fatturato. 

    L’associazione riunisce in un unico ente Confcooperative Torino, Biella/Vercelli, Novara/Verbania, Cusio Ossola.
    L’obiettivo della fusione è, fa sapere la nuova centrale di rappresentanza, realizzare un miglioramento della qualità dei servizi offerti agli associati e una loro diffusione omogenea su tutto il territorio interessato, consentendo, con la nascita di un operatore di maggiori dimensioni, di realizzare notevoli economie di scala confcooperative piemontee conseguentemente una maggiore economicità ed efficienza dell’intera gestione.
    La presentazione si è svolta oggi e ha visto la partecipazione, tra gli altri, dei presidenti delle federazioni provinciali di Confcooperative Piemonte, del sindaco di Torino Piero Fassino e del presidente nazionale di Confcooperative Maurizio Gardini.
    Il primo cittadino del capoluogo piemontese ha ribadito la centralità della cooperazione nell’economia della Regione, auspicando che la fusione appena effettuata contribuisca a rendere il sistema cooperativo ancora più forte.
    Tanti gli argomenti affrontati dagli ospiti presenti: housing sociale, servizio civile, appalti pubblici, legalità e welfare sono solo alcune delle tematiche emerse durante il dibattito e che saranno l’asse portante della nuova sfida intrapresa da ConfPiemonte Nord.
    L’operazione di fusione rientra, infine, all’interno di una strategia di razionalizzazione dei costi che sta portando avanti da un po’ di tempo a questa parte Confcooperative. In un momento di crisi dell’economia nazionale e di sentiment non positivo verso il mondo della cooperazione è fondamentale effettuare delle scelte consapevoli e responsabili, che tengano conto delle esigenze dei territori.
    La nascita di questa nuova organizzazione rappresenterà al contempo uno strumento di riduzione dei costi e di ampliamento dei servizi per le associate.


  • generazione campolibero

    Agrinsieme, il coordinamento di Cia, Confagricoltura, Copagri, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, valuta positivamente il pacchetto Generazione Campolibero, ovvero l’insieme di misure a favore dei giovani imprenditori agricoli. 

    L’intervento prevede tra le altre cose l’istituzione di un Fondo di Private Equity per l’avvio di nuove startup nel campo dell’agricoltura e di mutui a tassi agevolati per i finanziamenti effettuati da giovani imprenditori agricoli.
    Viene inserito, inoltre, un credito d’imposta per l’implementazione di tecnologie relative al commercio elettronico di prodotti agroalimentari.
    generazione campoliberoAgrinsieme esprime la propria soddisfazione per le misure approvate: “E‘ un importante passo in avanti l’entrata in vigore delle misure a favore dell’imprenditorialità giovanile prevista dal cosiddetto “pacchetto generazione campolibero”.  L’Italia ed il nostro settore agricolo hanno un gap in merito che è fondamentale colmare se si vuole concretamente dare sviluppo e, quindi, prospettiva, all’agricoltura ed all’economia italiana. Le misure sostenute da un plafond di 160 milioni sono l’inizio di un percorso che andrà monitorato e sostenuto nel tempo nell’ambito di una politica economica che guarda con particolare interesse ai giovani. Sono loro il  terreno fertile per la necessaria innovazione strutturale ed infrastrutturale per ciò che il Paese produce e, dunque, per la carta d’identità della Nazione”.
    Si tratta, però, solo di un primo passo verso un effettivo ricambio generazionale nel settore agricolo. L’età media all’interno delle aziende agricole nostrane è ancora troppo elevata, soprattutto se confrontata con quella delle altre realtà europee. Un investimento complessivo di 160 milioni, commenta Agrinsieme, risulta ancora insufficiente.
    Resta, ad ogni modo, un’importante presa di coscienza dei mutamenti in atto nel comparto e delle opportunità che l’impiego dei giovani in agricoltura può fornire all’agroalimentare e all’economia italiana nel suo complesso.



  • Nel corso dell’incontro con gli assessori all’agricoltura delle Regioni italiane, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha presentato le proposte dell’Italia per il prossimo Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura in merito alla crisi del settore lattiero caseario. 

    Il nostro Paese chiede un intervento più convinto da parte dell’Unione europea per salvaguardare un comparto che rappresenta un pilastro fondamentale dell’agroalimentare italiano ed europeo.
    Sono quattro, in particolare, i capisaldi delle misure che il ministro Maurizio Martina porterà in sede comunitaria:

    • Etichettatura del latte: l’Italia richiede il rafforzamento delle misure sull’etichettatura in modo da consentire ai consumatori di effettuare una scelta consapevole nel momento di acquisto del prodotto.
      Il Mipaaf rileva come azioni di questo tipo, nel settore della carne, abbiano portato dei risultati positivi e siano dunque in grado di garantire la martinaqualità del prodotto e la trasparenza verso i consumatori.
    • Soglia de minimis per i produttori: il Ministero delle Politiche agricole propone il raddoppio degli aiuti de minimis ai produttori lattiero caseari per i prossimi tre anni.
    • Indicizzazione dei prezzi: vengono richiesti maggiori e migliori controlli sui contratti stipulati tra i produttori e le altre componenti della filiera lattiero casearia, verificando se i rapporti stipulati siano sufficientemente chiari nei parametri fissati per stabilire il prezzo.
      Con l’obiettivo, inoltre, di fornire al comparto una maggiore chiarezza e stabilità, l’Italia propone di fissare dei meccanismi di indicizzazione parziale o totale dei prezzi che prendano in considerazione i costi della materia prima ed i diversi contesti di riferimento.
    • Promozione e comunicazione: per aumentare il consumo di latte è necessario, secondo l’Italia, effettuare una migliore strategia di comunicazione che riguardi soprattutto il latte fresco. Queste campagne potrebbero essere realizzate direttamente dalla UE, oppure dagli Stati membri, attraverso il cofinanziamento di specifici programmi condivisi a livello europeo.

     


  • Gardini Confcooperative

    Si svolgerà l’1 Marzo, presso la Villa Doria a Napoli, l’Assemblea regionale di Confcooperative Campania. 
    Il Congresso prosegue la stagione di rinnovo delle cariche di Confcooperative, iniziata a gennaio con le federazioni provinciali per poi proseguire a marzo con gli organi regionali e in primavera con quelli nazionali. 

    L’iniziativa, fa sapere la centrale di rappresentanza delle coop campane, sarà anche l’occasione per fare il punto, insieme alle istituzioni, sulla crescita della cooperazione in Campania (cooperazione giovanile, workers buyout, educazione cooperativa, ecc.) e sui settori economici destinati, nei prossimi anni, a calamitare gli investimenti e la nascita di nuove imprese.
    Gardini ConfcooperativeL’assemblea regionale vedrà la presenza di alcune importanti cariche istituzionali e dirigenti cooperativi.
    La giornata sarà aperta, infatti, dalla la Tavola rotonda “Cooperazione ed economia in Campania: imprese e valore aggiunto”, alla quale interverranno: Lidia D’Alessio, Assessore al Bilancio Regione Campania, Don Antonio Palmese, Vicario episcopale Lavoro, Giustizia e Pace, Carità Arcidiocesi di Napoli, Carlo Borgomeo, Presidente Fondazione Con il Sud, Andrea Prete, Presidente Unioncamere Campania, Maurizio Gardini, Presidente Confcooperative Nazionale e Maria Patrizia Stasi, Presidente Confcooperative Campania.
    Sarà, dunque, un’occasione per discutere delle opportunità di sviluppo e di lavoro offerte dal mondo della cooperazione in Campania e per valutare le prospettive future di un settore che rappresenta un fondamentale antidoto contro la crisi.
    Nel corso dell’assemblea i cooperatori delegati al voto avranno, inoltre, l’opportunità di esprimere il loro parere sul nuovo modello organizzativo di Confcooperative improntato ad un miglioramento dell’efficienza e ad un maggior coinvolgimento delle associate.


  • agricoltura campolibero

    Credito agevolato per i giovani imprenditori agricoli, fondo di private equity per la creazione di startup agricole e credito d’imposta per l’e-commerce di prodotti agroalimentari.

    Sono queste alcune delle misure contenute nel pacchetto “Generazione Campolibero” diventato oggi operativo come annunciato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
    agricoltura campoliberoL’intento del provvedimento è dare ulteriore slancio al settore agricolo attraverso un deciso ricambio generazionale. Gli ultimi dati ci mostrano come sia sempre più forte l’interesse dei giovani verso l’agricoltura.
    Numeri che trovano un riscontro importante nei dati Istat sugli occupati. A settembre 2015 il comparto agricolo può vantare un aumento dei giovani occupati del 12,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente contro l’1% dell’intero mercato del lavoro italiano.
    L’occupazione giovanile in agricoltura cresce, dunque, ad un ritmo molto più sostenuto rispetto agli altri settori economici. Per questo motivo il Governo ha deciso di investire nel comparto.

    Sono in tutto 160 i milioni erogati nel pacchetto “Generazione Campolibero”, risorse che sono destinate a favorire il ricambio generazionale nelle aziende agricole, la creazione di nuove startup e lo sviluppo di tecnologie innovative.
    Ecco di seguito le misure contenute nel pacchetto:

    • Fondo per le startup: vengono investiti 20 milioni di euro per la nascita e lo sviluppo di startup nel settore agricolo, agroalimentare e della pesca attraverso uno speciale Fondo di Private Equity;
    • Mutui a tasso zero per i giovani che subentrano nella conduzione di un’azienda agricola. Il governo offre un accesso al credito agevolato per investimenti fino a massimo 1,5 milioni di euro. Vengono stanziati in tutto 30 milioni nazionali più 50 milioni dall’accordo BEI – ISMEA. 
    • Insediamento di giovani agricoltori: mutui a tasso agevolato della durata massima di 30 anni per i giovani che vogliono diventare imprenditori agricoli, con un investimento complessivo di 60 milioni per il solo 2016.
    • Credito d’imposta fino a 50.000 euro per il commercio elettronico di prodotti agroalimentari. Viene finanziato fino al 40% dell’investimento sostenuto per lo sviluppo di piattaforme di e-commerce dedicate all’agroalimentare. Tra le spese ammissibili ci sono quelle per l’acquisto di dotazioni tecnologiche, software, progettazione e implementazione, sviluppo di database e sistemi di sicurezza.
      C’è tempo fino al 29 febbraio per presentare la domanda.