• consorzio san marzano

    Parole che faranno discutere quelle del commissario Ue all’agricoltura, Phil Hogan, in merito ad un’interrogazione presentata dall’europarlamentare Mara Bizzotto sulla distribuzione di pomodori etichettati San Marzano in paesi come il Belgio .

    Secondo Hogan il San Marzano non è un’esclusiva campana e può essere piantato, dunque, anche fuori dalla zona di produzione dell’Agro Nocerino Sarnese.
    Sdegnata la reazione degli operatori del settore. «Siamo sconcertati – ha dichiarato Alfonso Di Massa, presidente di Fedagri – Confcooperative consorzio san marzanoCampania – Di questo passo si rischia di compromettere uno dei prodotti base della tradizione agroalimentare campana, senza alcun rispetto per i produttori e per i consumatori. Siamo di fronte a una strumentazione pura, a una liberalizzazione selvaggia che non fa bene a nessuno. La Regione Campania, in collaborazione con il Ministero per le Politiche agricole, intervenga per tutelare il pomodoro, il nostro oro rosso».

    Alle dichiarazioni di Di Massa fanno seguito le parole ugualmente forti di Tommaso Romano, Presidente del Consorzio di Tutela Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese Nocerino Dop e Consigliere della Fedagri Confcooperative Campania: «Si tratta di una dichiarazione molto grave. Come Consorzio avevamo già, nel mese di dicembre 2015, presentato denuncia al Ministero, segnalando la distribuzione in Belgio di prodotti etichettati San Marzano, dicitura evocativa della denominazione protetta dalla legislazione comunitaria. L’interrogazione è stata l’effetto della nostra presa di posizione e le parole di Hogan adombrano il lavoro, la storia, il folklore di un’intera area geografica e arrecano gravi danni alla dieta mediterranea, riconosciuta dall’Unesco».
    Le battaglie dell’agricoltura italiana per il riconoscimento in sede europea delle peculiarità del Made in Italy abbracciano diversi comparti, dall’ortofrutticolo al lattiero caseario passando per il settore vitivinicolo ed olivicolo.
    La liberalizzazione estrema effettuata dall’Unione Europea rischia di minare in maniera seria l’agroalimentare italiano, depauperando il patrimonio di qualità ed eccellenza che ha sempre contraddistinto le produzioni nostrane.


  • fiducia consumatori

    L’Istat ha pubblicato la nota mensile sull’andamento dell’economia italiana per il mese di gennaio 2016.
    L’Italia sta attraversando un fase di crescita inferiore rispetto alle previsioni, come certificato ieri dall’Unione Europea.

    La stessa Istat fa sapere che “l’indicatore anticipatore dell’economia rimane positivo a novembre, sebbene con una intensità più contenuta rispetto ai mesi precedenti, suggerendo il proseguimento della fase di moderata crescita dell’economia italiana“.
    fiducia consumatoriIl parziale rallentamento dell’economia impatta fortemente sul clima di fiducia delle imprese.
    L’aspetto più interessante evidenziato dall’istituto di statistica è proprio la diversa percezione dell’andamento economico italiano tra famiglie e aziende.
    Su queste ultime pesa la diminuzione del fatturato e della produzione industriale. Nel mese di novembre, infatti, il fatturato ha fatto registrare una perdita congiunturale dell’1,1%, mentre la produzione industriale ha perso 0,5 punti percentuali rispetto al mese di ottobre.

    Il settore che fatica maggiormente ad intraprendere la strada della ripresa è quello manifatturiero. Gli ordinativi del comparto hanno segnato una riduzione congiunturale nel trimestre settembre-novembre del -1,8% a causa delle forti diminuzioni delle commesse estere (-3,3%).
    Tutti questi elementi hanno provocato una variazione negativa del clima di fiducia delle imprese manifatturiere, passato a gennaio 2016 da 104 a 103,2.
    Diversa, invece, la situazione delle famiglie.
    Nel terzo trimestre del 2015 il loro potere d’acquisto è aumentato dell’1,4% rispetto al trimestre precedente, ma cosa ancora più importante è aumentato il reddito disponibile dell’1,3% .
    C’è, dunque, un netto miglioramento della situazione economica delle famiglie italiane, che si è tradotta, però, più in un aumento della propensione al risparmio (+0,9%) che in una variazione positiva dei consumi (+0,4%). Per questo motivo, come rilevano i grafici Istat, l’indice di fiducia dei consumatori è schizzato a 118,9 punti, facendo registrare il livello più alto dagli anni pre-crisi.


  • decreto flussi

    Il decreto flussi stabilisce i flussi d’ingresso nel territorio italiano dei lavoratori non comunitari.
    Per il 2016 sono ammessi in Italia massimo 17.850 lavoratori non comunitari per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo. All’intero di questa quota sono comprese le conversioni in permessi di soggiorno per lavoro subordinato e per lavoro autonomo di permessi di soggiorno rilasciati ad altro titolo.

    Viene stabilito nel dettaglio come ripartire le quote. Il decreto effettua la seguente suddivisione:

    • Sono ammessi in Italia 1.000 cittadini stranieri non comunitari residenti all’estero, che abbiano completato programmi di formazione ed istruzione nei Paesi d’origine.
    • È previsto l’ingresso di 2.400 cittadini non comunitari per motivi di lavoro autonomo. Sono ammesse le seguenti categorie:
      1. imprenditori che intendono attuare un piano di investimento di interesse per l’economia italiana, che preveda l’impiego di risorse proprie non inferiori a 500.000 euro e provenienti da fonti lecite, nonché la creazione almeno di tre nuovi posti di lavoro;
      2. decreto flussiliberi professionisti che intendono esercitare professioni regolamentate o vigilate, oppure non regolamentate ma rappresentate a livello nazionale da associazioni iscritte in elenchi tenuti da pubbliche amministrazioni;
      3. titolari di cariche societarie di amministrazione e di controllo espressamente previsti dal decreto interministeriale 11 maggio 2011, n. 850;
      4. artisti di chiara fama o di alta e nota qualificazione professionale, ingaggiati da enti pubblici o privati, in presenza dei requisiti espressamente previsti dal decreto interministeriale 11 maggio 2011, n. 850;
      5. cittadini stranieri che intendono costituire imprese «start-up innovative» ai sensi della legge 17 dicembre 2012 n. 221, in presenza dei requisiti previsti dalla stessa legge e che sono titolari di un rapporto di lavoro di natura autonoma con l’impresa.
    • 100 lavoratori per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo che siano originari italiani per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea diretta di ascendenza, residenti in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile;
    • 100 lavoratori non comunitari che hanno partecipato ad Expo;
    • È autorizzata la conversione in permessi di soggiorno per lavoro subordinato di:
      1. 4.600 permessi di soggiorno per lavoro stagionale;
      2. 6.500 permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale;
      3. 1.300 permessi di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato membro dell’Unione europea.
    • È autorizzata  la conversione in permessi di soggiorno di lavoratori per lavoro autonomo di:
      1. 1.500 permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale;
      2. 350 permessi di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, rilasciati ai cittadini di Paesi terzi da altro Stato membro dell’Unione europea.

    A partire dal 3 febbraio 2016 è possibile scaricare l’applicativo per la precompilazione della domanda, che troverete a questo indirizzo.


  • cooperative di comunità

    Si svolgerà a Roma, martedì 9 febbraio, presso il Palazzo della Cooperazione il seminario dal titolo “Lo sviluppo locale nelle aree interne: quali politiche e quali obiettivi”.
    L’evento è organizzato da Confcooperative e vedrà la partecipazione di dirigenti cooperativi, imprenditori e ricercatori.

    Negli ultimi anni il tema dello sviluppo delle aree rurali è stato al centro della politica di Confcooperative, sempre molto attenta alle esigenze dei territori e al cooperative di comunitàcoinvolgimento delle comunità locali. Proprio in quest’ottica l’organizzazione di rappresentanza ha promosso la nascita di numerose cooperative di comunità, una forma di impresa in grado di coinvolgere i cittadini nell’erogazione dei servizi e di sopperire alle mancanze delle istituzioni.
    Un simile istituto assume una rilevanza capitale nelle periferie e nelle aree rurali, dove lo Stato trova maggiori difficoltà ad intervenire e la società è chiamata ad auto-organizzarsi.
    Il seminario affronterà questa tematica, cercando di fare il punto delle situazione e valutando le prospettive delle politiche di sviluppo delle periferie.

    L’evento si dividerà in tre parti. Nella prima dal titolo “La cooperazione per le aree interne” verrà effettuata una panoramica sul contesto sociale ed economico delle zone rurali, individuando criticità e dinamiche emergenti.
    Nella seconda parte dal titolo “Pratiche cooperative: quando la cooperazione rappresenta una policy di sviluppo locale” il focus della discussione si sposterà nello specifico sulle esperienze del mondo della cooperazione per lo sviluppo del territorio.
    Verranno portati numerosi esempi di dirigenti cooperativi e cooperatori che operano in diversi settori, come quello del credito, delle cooperative di comunità, di lavoro e sanitarie, tutte realtà che lavorano al servizio del territorio nonostante appartengano ad ambiti differenti.
    Nell’ultima parte che presenta come titolo “La comunità che si fa impresa attraverso la cooperazione: suggerimenti di policy di sviluppo locale” verranno analizzate le prospettive future delle politiche di sviluppo, cercando di individuare il possibile ruolo di Confcooperative.


  • dopo di noi legge

    Con 374 sì e 75 no è stata approvata oggi alla Camera la legge sul Dopo di Noi, il provvedimento che tutela i disabili gravi anche dopo la morte dei genitori o dei familiari.
    La legge colma un vuoto normativo enorme per un paese come l’Italia e che ha portato tanti genitori di disabili a compiere gesti estremi per via dell’incertezza sul futuro dei propri figli.

    Viene innanzitutto istituito un Fondo da 90 milioni di euro, finanziato dalla Legge di Stabilità, grazie al quale verranno attivate una serie di misure in favore dei disabili gravi.
    Tra gli interventi finanziati c’è, ad esempio, la ristrutturazione delle case in funzione della disabilità e delle esigenze del soggetto interessato, progetti di housing dopo di noi leggesociale e la costruzione di case famiglia nelle quali potranno andare a vivere i disabili.
    Possono partecipare al finanziamento del Fondo per il Dopo di Noi anche regioni, enti locali, organizzazioni del Terzo Settore ed altri attori privati con comprovata esperienza nel mondo dell’assistenza ai disabili.
    Il ruolo degli enti locali sarà fondamentale, in quanto la materia di servizi sociali è di competenza di Regioni e Comuni e dunque spetterà a loro legiferare per dare piena attuazione al provvedimento approvato oggi. Le risorse del Fondo andranno nello specifico alle Regioni, le quali poi decideranno quali progetti finanziare ed eventualmente se integrare con altri finanziamenti quanto messo a disposizione dal Governo.

    Uno degli aspetti più importanti della legge è la detraibilità delle polizze previdenziali ed assicurative e le detrazioni fiscali sui trust, ovvero fondi fiduciari costituiti dai genitori o dai familiari del disabile.
    Proprio le agevolazioni fiscali sui trust sono stati uno degli aspetti più dibattuti della legge. Secondo il Movimento 5 Stelle un simile strumento avvantaggia una platea limitata di persone, ovvero le famiglie più abbienti, che possono permettersi di vincolare delle risorse al progetto di vita del disabile.
    Un cambiamento rilevante dal punto di vista della tutela giuridica viene dall’articolo che stabilisce il diritto del disabile grave a essere sostenuto nella sua disabilità anche dopo i 65 anni. Fino a questo momento, infatti, a 65 anni si entrava nella categoria degli anziani non autosufficienti.
    In generale la legge sul Dopo di Noi rappresenta un passo in avanti per il nostro paese, andando tra l’altro ad intervenire in un ambito, quello del welfare e della tutela della disabilità, oggetto negli ultimi anni di corposi tagli e di mancati riconoscimenti giuridici.


  • bando unicredit

    Anche quest’anno Unicredit Foundation ha lanciato il bando UniCredit Carta E “Strategie di coesione sociale a favore della Terza età”. 
    L’avviso è rivolto alle organizzazioni non profit impegnate in attività di coesione sociale a sostegno degli anziani.

    Possono partecipare le organizzazioni che abbiano ottenuto la qualifica di ONLUS o siano ONLUS di diritto (es. cooperative sociali), la cui data di bando unicreditcostituzione sia antecedente al 15 dicembre 2013.
    La Fondazione precisa, inoltre, che è possibile candidarsi anche come consorzio, mentre non sono ammesse le reti di imprese sociali.
    I progetti da presentare dovranno essere della durata compresa tra i 18 ed i 24 mesi e riguardare uno dei seguenti ambiti:

    • Partecipazione attiva delle persone anziane quale contributo per la costruzione di comunità coese e inclusive;
    • Interventi socio-sanitari a favore delle persone anziane affette da patologie neurodegenerative e alle loro famiglie;
    • Sviluppo di nuove forme di housing sociale a favore delle persone anziane.

    Vengono assegnati sette contributi, uno per ogni area territoriale prevista dal bando.
    La sette zone geografiche identificate sono:

    • Nord Ovest: Val d’Aosta, Piemonte, Liguria;
    • Lombardia: Lombardia;
    • Nord Est: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige;
    • Centro Nord: Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche;
    • Centro: Lazio, Sardegna, Molise, Abruzzo;
    • Sud: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria;
    • Sicilia: Sicilia.

    In tutto vengono messi a disposizione 500.000 euro da dividere tra i sette progetti vincitori. Ciascuno riceverà un contributo di 60.000 euro ai quali possono essere aggiunti altri 80.000 euro da dividere tra i vincitori.
    La domanda deve essere presentata entro e non oltre le ore 12:00 del 29 febbraio 2016.
    Per ulteriori informazioni potete consultare il regolamento.


  • olivetti contest

    Al via la prima edizione dell’Olivetti Design Contest, la gara organizzata dalla celebre casa italiana e rivolta agli studenti dell’Isia (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche), del Rufa (Rome University of Fine Arts) di Roma, della Domus Academy, della Naba (Nuova Accademia di Belle Arti), e dello Ied di Milano e Dipartimento di architettura e design del Politecnico di Torino.

    I partecipanti dovranno presentare un progetto originale per la creazione di un “registratore di cassa 2.0“: il dispositivo, oltre a dover rispettare la normativa fiscale vigente, dovrà essere connesso alla rete in modo da effettuare tutti gli aggiornamenti necessari al miglioramento del servizio.
    olivetti contestIl registratore avrà come destinatari bar, piccoli alimentari ed esercizi commerciali al dettaglio.
    Saranno tre i progetti premiati: il primo riceverà un premio di 2.000 euro, il secondo di 1.500 ed il terzo di 1.000 euro. I finalisti avranno inoltre la possibilità di partecipare alla realizzazione del progetto.
    La giuria di valutazione, presieduta da Francesco Rutelli, sarà composta da Silvana Annicchiarico, direttrice del Triennale Design Museum;  Emanuele Cappelli, designer; Mario Di Loreto, direttore People Value di Telecom Italia; Luciano Galimberti, presidente di ADI; Andrea Granelli, presidente dell’Associazione Archivio Storico Olivetti; Federica Moroni, responsabile Institutional & External Relations Olivetti; Felice Ragazzo, professore di alta formazione in disegno industriale – Sapienza Università di Roma; Laura Salvetti, assessore alla cultura del Comune di Ivrea.
    La commissione sceglierà i vincitori in base ai principi che hanno sempre contraddistinto Olivetti quali l’orientamento al cliente, innovazione, esperienza, eccellenza e proattività.



  • Quasi 2.500 progetti presentati (1886 al Centro – Nord e 577 al Sud) per un totale di oltre 1 miliardo e 295 milioni di euro di agevolazioni richieste nel 2015.
    Sono questi i dati comunicati da Invitalia su Smart&Start, Brevetti+ e Contratti di Sviluppo, le misure promosse per favorire l’ecosistema dell’innovazione in Italia.

    Come riporta l’Agenzia per lo Sviluppo sono circa 1000 le imprese ammesse ai finanziamenti (di cui 694 per la valorizzazione economica di brevetti), con oltre invitalia logo141 milioni di euro di agevolazioni concesse.
    La maggior parte di esse sono collocate al Centro-Nord (768), mentre sono 172 le imprese finanziate nelle regioni del Sud.
    Una quota notevole delle aziende ammesse ai finanziamenti sono startup innovative. Per la precisione sono 245 le startup finanziate, delle quali 143 al Centro-Nord con un investimento di circa 70 milioni e 102 al Sud (40 milioni investiti).
    Per quanto riguarda, invece, la tipologia di attività svolta, sono state ammesse ai finanziamenti 724 aziende impegnate nella valorizzazione della ricerca, per le quali sono stati attivati investimenti per 48 milioni di euro.
    Sono, infine, 136 le aziende ammesse che operano nell’economia digitale e 80 quelle che applicano tecnologie nuove e sperimentali.



  • Il ritardo nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione è un problema ormai strutturale dell’Italia.
    Fondazione Con Il Sud, insieme ai fondi mutualistici della cooperazione (Fondosviluppo, Coopfond, General Fond) e alle finanziarie della cooperazione (CGM Finance, C.C.F.S. e Cooperfactor), ha così deciso di istituire un Fondo da 5 milioni di euro e di fornire garanzie fino a 50 milioni per cooperative sociali, consorzi e organizzazioni non profit del Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia) che vantano crediti verso la pubblica amministrazione.

    Lo strumento finanziario sarà gestito da Cooperfidi Italia, ovvero il confidi nazionale della cooperazione e del terzo settore.
    Attraverso il Fondo verranno smobilitati i crediti vantati dai soggetti interessati per attività che riguardano contratti di appalto, prestazioni di servizi, fondazione con il sud logorimborsi fiscali, devoluzione 5xmille.
    Potranno essere garante operazioni fino a 500 mila euro per  cooperative ed associazioni, 1,4 milioni per i consorzi.
    Cooperfidi fornisce ai soggetti interessati delle garanzie con dei costi abbastanza contenuti: l’1% annuo della garanzia rilasciata su operazioni rinnovabili a 12 mesi; 1% annuo (minimo 1%) per le garanzie prestate sulle fideiussioni commerciali e 2% dell’importo garantito sui finanziamenti chirografari.
    Si tratta di un intervento fondamentale per le cooperative sociali e gli operatori del Terzo Settore del Sud, i quali spesso devono fare i conti con la mancanza di liquidità e la conseguente impossibilità di effettuare determinate operazioni.
    “La Fondazione Con Il Sud – ha dichiarato Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione Con Il Sud – sostiene progetti che sperimentano modelli di welfare di comunità, ma quattro anni fa abbiamo deciso di avviare insieme ad altre organizzazioni un fondo di garanzia con Cooperfidi per aiutare da subito le realtà in grave difficoltà. Uno strumento che abbiamo affinato nel tempo e che ora va ulteriormente promosso perché rappresenta una opportunità concreta per tutti, organizzazioni non profit, operatori, cittadini e anche le stesse PA».


  • big data agricoltura

    Innovazione e sostenibilità sono i due temi centrali della 112ª edizione della Fiera Agricola, che si svolgerà a Verona dal 3 al 6 febbraio.
    L’evento ospita i leader mondiali del segmento delle macchine agricole e offre agli operatori del settore opportunità di business e formazione su tematiche specifiche.

    In una società sempre più digitale il tema dell’innovazione non può sfuggire al mondo agricolo. È per questo che sono stati organizzati decine di incontri sulle nuove tecnologie e sulle modalità di applicazione in agricoltura.
    big data agricolturaUno dei primi convegni ha affrontato un argomento del quale abbiamo avuto modo di discutere più volte in questa sede: i big data.
    In un post di qualche mese fa abbiamo analizzato i possibili impatti positivi dell’installazione di sistemi elaborazione dati all’interno dei campi. Negli Stati Uniti, ad esempio, i big data sono molto diffusi anche nel mondo agricolo: il 60% delle aziende del comparto dell’agroalimentare possiede un sistema di analisi dei dati nei campi.

    Manca, però, ancora un’effettiva condivisione delle informazioni al di fuori delle singole realtà aziendali, il che porta ad una forte atomizzazione delle risorse conoscitive.
    In Europa e soprattutto in Italia sono poche le aziende agricole che decidono di investire in questo settore. Eppure l’installazione di telecamere e sensori sui trattori e nelle piante porterebbe notevoli vantaggi agli agricoltori, consentendo loro di valutare al meglio il rendimento e la fertilità delle piante e di prevedere i fenomeni atmosferici.
    Nel corso del convegno “Big data. Strumenti per crescere e innovare” sono stati affrontate queste tematiche. Sono intervenuti tra gli altri Raffaele Maiorano, presidente dei Giovani di Confagricoltura, Luigi Marangon, project manager di Infocamere, Luciano Magliulo, responsabile tecnico di Penelope s.p.a e Luigi Mastrobuono direttore generale di Confagricoltura.
    “I sistemi produttivi agricoli – spiega Marangon – devono interagire con sistemi di informazione molto diversi. Il caso più semplice sono i dati metereologici ed ambientali elaborati da stazioni informative esterne ai cicli produttivi. Ma se immaginassimo un sistema di sensori per l’approvvigionamento dell’acqua o per il flusso dei fiumi si potrebbero evitare, programmando gli interventi, diversi problemi derivati dall’assetto del territorio. C’è anche l’opportunità che i sistemi produttivi singoli intervengano attivamente nel flusso delle informazioni. Un’applicazione sviluppata in Australia permette, ad esempio, di ottenere e fornire informazioni relative all’utilizzo dei fitofarmaci”. 

    Ovviamente l’installazione di simili tecnologie e la relativa elaborazione dei dati richiede cospicui investimenti in materiali informatici e in capitale umano, un investimento che al momento, in Italia, possono sostenere solo le grandi aziende.
    Anche le cooperative, però, non sono tagliate fuori, soprattutto se interessate da processi di aggregazione. I big data potrebbero consentire, ad esempio, alle coop operanti nello stesso territorio di condividere informazioni sul clima o sulla fertilità del terreno ed aumentare così il livello di prevedibilità degli eventi.
    Un aspetto, quest’ultimo, che varrebbe senza dubbio il possibile investimento.

     


  • latte enel

    Nel corso della giornata di inaugurazione della 112ª edizione della Fiera Agricola, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ed Enel hanno firmato un protocollo d’intesa per la fornitura di energia elettrica alle aziende zootecniche.

    L’accordo consentirà agli operatori del settore lattiero-caseario di diminuire in maniera sensibile i costi variabili. In Italia sono oltre 35mila le aziende produttrici di latte e oltre 85mila gli allevatori di bovini da carne.
    latte enelNegli ultimi mesi il comparto lattiero caseario sta attraversando una fase di crisi profonda, che è la conseguenza anche della fine dell’era delle quote latte che ha portato il mercato ad orientarsi verso una competitività al ribasso dei prezzi.
    L’intento del protocollo d’intesa è venire incontro ad allevatori e produttori di latte e derivati, apportando alla loro attività un significativo vantaggio in termini economici ed un miglioramento del livello di efficienza energetica, competitività e sostenibilità.

    Nel dettaglio l’accordo tra il Mipaaf ed Enel prevede, infatti, la fornitura, a costi agevolati, di energia e gas alle stalle zootecniche in base alle dimensioni e alle esigenze delle singole imprese; Enel fornirà, inoltre, servizi di efficienza energetica volti a al miglioramento delle performance energetiche, all’ottimizzazione e alla gestione dei consumi di energia elettrica e gas.
    Secondo i calcoli di Ismea la spesa media di ogni azienda zootecnica per la fornitura di energia elettrica è di 17.487 euro l’anno, corrispondente a 141 euro per capo bovino.
    L’accordo siglato ieri consentirà di risparmiare circa il 10% annuo alle aziende grandissime (più di 200 capi) e grandi (da 100 a 200 capi), il 12% alle aziende medie (50-100 capi) ed il 16% a quelle piccole (meno di 50 capi).
    «Interveniamo – ha detto il Ministro Maurizio Martina – per migliorare l’efficienza energetica e abbattere i costi delle aziende zootecniche, a partire da quelle lattiere. Grazie all’accordo con Enel, infatti, le imprese potranno risparmiare e aumentare la loro competitività e sostenibilità anche sotto il profilo economico. Sappiamo che il nodo dei costi di produzione rimane uno dei fronti sul quale dobbiamo concentrare gli sforzi per dare futuro a più di 120 mila imprese che allevano bovini da latte e da carne. Quello che abbiamo costruito con Enel è un modello innovativo di collaborazione che siamo pronti come Ministero a replicare anche con altre compagnie del comparto energia. Dopo gli interventi sulla tutela del reddito degli allevatori e il rafforzamento degli strumenti per il credito, mettiamo un altro importante tassello nella strategia di intervento per il settore» 


  • fondazione con il sud

    Fondazione Con Il Sud mette a disposizione un contributo fino a 50.000 euro per la realizzazione di una campagna nazionale di comunicazione sul Mezzogiorno.
    L’intento del bando è promuovere una tematica a scelta sul Sud, cercando di valorizzare e diffondere buone pratiche e mettendo in relazione la dimensione creativa delle idee con quella più pragmatica della denuncia (compresa quella riguardante le disfunzioni, i deficit o gli “sprechi” degli interventi pubblici) e della proposta.

    I soggetti che possono partecipare al bando sono:

    • associazioni (riconosciuta o non riconosciuta);
    • cooperative sociali o consorzi di cooperative sociali;
    • enti ecclesiastici;
    • fondazioni;
    • imprese sociali.

    I partecipanti dovranno inoltre dimostrare di svolgere attività coerenti con la missione della Fondazione, essere costituiti da almeno due anni dalla data di fondazione con il sudpubblicazione dell’avviso, avere la propria sede legale in una regione tra Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia e garantire che la propria proposta sia originale.
    Oltre ai soggetti sopracitati possono essere coinvolti anche istituzioni, università, enti di ricerca ed imprese di carattere profit, purché il loro obiettivo non sia la ricerca del profitto, ma si limitino, al contrario, a fornire assistenza tecnica e finanziaria per la realizzazione del progetto.
    Il soggetto responsabile potrà utilizzare qualsiasi tecnica di comunicazione e modalità di diffusione: l’unico vincolo riguarda il destinatario della campagna che dovrà essere di livello nazionale. I singoli progetti verranno valutati in base a diversi parametri come la conoscenza del tema trattato, l’utilizzo di modalità di diffusione efficaci, il livello di innovazione e di replicabilità della campagna e la competenza del team.
    La domanda dovrà essere presentata esclusivamente online e entro, e non oltre, le ore 13:00 dell’8 aprile 2016.