• L’Italia è diventato recentemente il primo produttore mondiale di vino davanti a Francia e Spagna, con 48,8 milioni d’ettolitri di vino prodotto.
    Un primato, però, che non basta per eccellere in contesti in cui la domanda di vino sta crescendo in maniera esponenziale.
    Il riferimento è soprattutto alla Cina dove secondo i dati di China Custum, elaborati da Ismea e Uiv, nei primi nove mesi dell’anno c’è stato un aumento delle importazioni di vino del 48%.

    Il principale fornitore non è l’Italia, ma la Francia, il cui vino ha storicamente un enorme appeal sui consumatori cinesi.
    italia primo produttore vinoE l’Italia? Il nostro paese, nonostante possa vantare una tradizione centenaria nella produzione di vino, si trova solo al quinto posto con una quota di mercato del 2,5% in volume e del 5% del giro d’affari conclusivo.
    Paesi come il Cile, la Nuova Zelanda e l’Australia hanno aggredito il mercato cinese togliendo all’Italia molte quote di mercato.
    Nei primi nove mesi del 2015 il valore delle importazioni di vino dall’Italia ha visto un incremento del 20%; si tratta comunque di dati limitati, se paragonati alle progressioni di Francia (+57%) e Spagna (+37%).
    Le rilevazioni mostrano, dunque, come il mercato del vino in Cina sia in costante crescita e come possa essere un punto di approdo estremamente invitante per le nostre aziende.
    Le strategie di internazionalizzazione, specie quelle delle piccole e medie imprese italiane, sono ancora piuttosto deboli: manca la forza finanziaria per provare l’accesso al mercato asiatico, oltre all’indispensabile conoscenza del contesto giuridico, economico e culturale.
    Questi dati, però, devono stimolare i tanti consorzi e cooperative vitivinicole che rappresentano ben il 58% della produzione italiana.
    Attraverso una corretta campagna di comunicazione e la promozione di politiche di aggregazione e collaborazione, anche le nostre cooperative possono essere competitive in Cina, esportando il più delle volte un prodotto di qualità superiore rispetto ai competitors. 



  • Il Centro Servizi per il Volontariato (CSV) in collaborazione con la Fondazione IBM Italia ha effettuato il primo auto-censimento sulle organizzazioni di volontariato.
    Il rapporto effettua una fotografia completa del mondo del no-profit italiano, riportando numeri, tipo di attività e diffusione sul territorio delle organizzazioni di volontariato.

    Al 31 dicembre 2011, le istituzioni no-profit attive in Italia erano 301.191 con una variazione positiva del +10% rispetto ai dieci anni precedenti.
    parità di trattamentoNonostante sia difficile stabilire la data di nascita di tutte le Odv, soprattutto quelle più antiche, il rapporto riesce a mostrare il tipo di evoluzione temporale avuta dal fenomeno.
    L’associazione di volontariato più antica risale al 1464 ed è la Veneranda Compagnia di Misericordia Onlus; in generale solo il 2% delle Odv è nato prima della Seconda Guerra Mondiale ed il 15% prima del 1980.
    Dagli anni Ottanta in poi c’è stato un aumento progressivo con tassi di crescita anche superiori al 10% annuo. Tra il 2007 ed il 2014, invece, è iniziata la flessione fino ad arrivare al -15% nel confronto tra il 2014 ed il 2015 per effetto soprattutto della crisi economica.

    La maggior parte delle Odv (55%) si concentrano in 5 regioni d’Italia (Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna) che sono anche le regioni con la più alta densità demografica, oltre ad avere una storica tradizione nel campo del sociale.
    Il settore con la maggiore concentrazione di associazioni di volontariato è quello della cultura, sport e ricreazione, con 195mila organizzazioni corrispondenti al 65% del totale; seguono il settore dell’Assistenza sociale, con 25 mila istituzioni (pari all’8,3% del totale), e quello delle Relazioni sindacali e rappresentanza d’interessi, con 16 mila istituzioni ed il 5,4% del totale.
    Per quanto riguarda, infine, la loro composizione interna, notiamo come il 60% disponga di meno di 20 volontari, mentre il 35% rientra ne possiede meno di dieci.
    I rappresentanti legali delle Odv sono principalmente uomini (66%), mentre le donne sono maggiormente presenti nei settori dell’educazione, dell’istruzione e della ricerca, della tutela dei diritti e dell’assistenza sociale, dove sfiorano il 50%.



  • Fondazione Cariplo ha presentato il Documento programmatico per l’anno 2016, confermando il proprio impegno nel sociale attraverso lo stanziamento di 152 milioni di euro per iniziative portate avanti dagli enti non profit.
    Ambiente, disagio giovanile, cultura, welfare sono solo alcuni degli ambiti che saranno interessati dai bandi e dai progetti di Fondazione Cariplo, ai quali si aggiungeranno altre quattro nuove iniziative inter-settoriali.

    Ecco nello specifico l’elenco degli ambiti scelti da Fondazione Cariplo e quale sarà l’entità delle risorse ad esse destinate:

    • 11,2 mln di euro per il sostegno a progetti in campo ambientale;
    • fondazione cariplo30 mln di euro per il sostegno a progetti per l’arte e la cultura;
    • 45,4 mln di euro per il sostegno ai servizi alla persona e al volontariato;
    • 22,6 mln di euro per il sostegno a progetti per la ricerca scientifica;
    • 43 mln di euro ad altri settori e attività;

    Vengono, dunque, confermati gli ambiti di intervento che hanno reso la Fondazione tra i principali finanziatori del Terzo Settore. La novità più importante, invece, riguarda l’inserimento di quattro progetti inter-settoriali che mirano ad incrementare il livello di innovazione e coesione sociale del nostro Paese.
    Uno riguarderà le periferie e promuoverà le idee volte alla riqualificazione ambientale ed urbanistica delle aree degradate, l’occupazione giovanile e lo sviluppo dell’imprenditorialità.
    Sempre in tema di coesione sociale e territoriale, un altro progetto interesserà le aree interne, soprattutto quelle montane, con l’obiettivo di valorizzare le produzioni e le identità locali, prevenire il dissesto idrogeologico e migliorare la qualità della vita.
    Gli ultimi due progetti riguardano in senso stretto l’innovazione sociale, attraverso la creazione di un hub di Fondazione Cariplo e l’incentivazione della finanza sociale come strumento di investimento per progetti innovativi legati al Terzo Settore.



  • La cooperazione rappresenta lo strumento giuridico migliore per le donne che vogliono fare impresa.
    Sono i dati sulla presenza femminile nei ruoli apicali delle coop a confermare questo assunto.
    In base alle informazioni divulgate da Confcooperative nel corso dell’evento “Intrecciare il cambiamento – Impegni Azioni Scenari”, il 23% delle donne occupa posizioni apicali nelle cooperative contro il 16% delle società di capitali.

    Una percentuale che diventa ancora più alta (26%) se consideriamo anche i ruoli ricoperti negli organi di gestione e controllo delle cooperative.
    Durante il periodo di crisi, inoltre, il numero di coop guidate da donne è cresciuto ulteriormente del 5%.
    donne imprenditriciPer quanto riguarda, invece, le macro-aree, è il Sud quella con la più alta percentuale di cooperative “rosa” (25%), mentre al Nord la quota è del 19%.
    Tra le varie forme di cooperazione, quelle con la più alta presenza femminile nei ruoli apicali sono le cooperative sociali (40%), seguite dalle cooperative sanitarie (25%) e dalle cooperativa culturali e turistiche (20%).
    Cresce anche il numero di soci donna, passato negli ultimi dieci anni dal 37% al 41% e quella degli occupati dal 57% al 61%.
    La cooperazione sociale guida anche la classifica delle cooperative con la più alta percentuale di donne tra i propri soci (65%) e tra gli occupati (72,5%).
    Questa volta, però, è il Nord, a far registrare il numero più elevato di presenze femminili trai soci (44%) e gli occupati (62%).
    La cooperazione si dimostra, dunque, uno strumento imprenditoriale in grado di valorizzare le pari opportunità. Molto, però, va ancora fatto, soprattutto per incentivare la presenza femminile in ambiti diversi dalla cooperazione sociale e da quella sanitaria.



  • Il Governo ha comunicato le linee guida del cosiddetto Masterplan per il Sud, ovvero il programma d’azione elaborato per aumentare il livello di sviluppo del Mezzogiorno e ridurre il gap competitivo con il Centro Nord.
    Tra le priorità del Governo c’è quella di spendere in maniera più efficiente le risorse ricevute, con particolare riferimento ai fondi comunitari, oltre alla realizzazione di una politica industriale per il Sud che passi attraverso una riforma dei mercati e la predisposizione di fattori di produzione comuni.

    Per quanto riguarda i Fondi comunitari, il Governo comunica di aver accelerato il processo di utilizzo dei Fondi strutturali stanziati per la programmazione 2007-slides legge di stabilità 20162013, portando all’80% la percentuale di risorse comunitarie impegnate.
    L’obiettivo del Governo è porre fine alla triste prassi, in base alla quale le risorse drenate dall’Unione Europea al Mezzogiorno sono destinate ad essere spese in maniera inefficiente o a tornare indietro per via dell’assenza di progetti credibili.
    Per la tornata 2014-2020, invece, l’esecutivo informa che la Commissione ha approvato 49 programmi nazionali e regionali sui 50 previsti.
    Il Governo intende, inoltre, incentivare le misure di sostegno per le aziende in crisi come i contratti di sviluppo e gli Accordi di programma, nati per sostenere un tessuto produttivo fortemente penalizzato dalla crisi.

    Ma il Sud ha bisogno di interventi più ampi e di natura strutturale. Per questo motivo è prevista una riforma dei mercati attraverso l’abbattimento delle barriere e l’eliminazione delle rendite, l’implementazione dei processi di aggregazione delle aziende di servizio pubblico, la presenza di nuove regole fiscali attraverso il rafforzamento dell’ACE e la riduzione dell’Ires ed un accesso al credito agevolato per le imprese sane con l’intervento della Banca del Mezzogiorno e del Fondo Centrale di Garanzia.
    Il Masterplan per il Sud si estende anche ai fattori di produzione. Da questo punto di vista non si può prescindere da un miglioramento del sistema scolastico, che dovrà sempre più valorizzare il merito, e da un rafforzamento delle infrastrutture, da sempre considerate uno dei principali punti deboli del tessuto produttivo meridionale.
    Sono previsti interventi come il Piano Banda Ultralarga, l’Alta Velocità sugli assi adriatico e tirrenico e sulla Napoli-Bari-Taranto, l’ammodernamento del sistema ferroviario in Sicilia e Sardegna, il Piano della portualità e della logistica, che punta a fare dell’Italia e in particolare del Mezzogiorno un hub delle merci per tutta l’Europa, il Piano degli aeroporti che rafforza le linee da e per il Sud e al risanamento e sviluppo degli assi viari portanti.
    Entro la fine dell’anno, inoltre, verranno stipulati dei Patti con le regioni e le città metropolitane dove saranno definiti gli obiettivi, gli strumenti e gli interventi prioritari da effettuare nei singoli territori.



  • Uno dei provvedimenti più discussi della scorsa Legge di Stabilità è stato l’abbassamento della soglia del Regime dei Minimi per le partite Iva.
    La normativa effettua delle differenziazioni in base alla categoria di appartenenza, risultando estremamente penalizzante per i professionisti, per i quali si applica un’aliquota del 15% quando il fatturato è inferiore a 15.000 euro.

    Con questo sistema risulta estremamente difficile per un giovane professionista rientrare nella fascia di tassazione agevolata, all’interno della quale, tra l’altro, viene alzata aliquota dal 5% al 15%.
    22102014Le numerose rimostranze delle associazioni di categoria hanno portato il Governo a fare un doppio passo indietro: l’esecutivo ha prima concesso la possibilità di restare con il vecchio regime per tutto l’anno 2015 e poi ha modificato nuovamente l’impianto fiscale nella Legge di Stabilità 2016.
    Evidentemente il Governo si è reso conto di aver penalizzato oltremodo la categoria dei freelance e delle partite Iva, sempre più in crescita in Italia ed in Europa.
    La nuova Legge di Stabilità mantiene intatta l’aliquota del 15%, ma innalza la soglia di fatturato necessaria per accedere al Regime dei Minimi.
    Nel dettaglio vengono alzati di 10.000 euro i tetti di tutte le categorie, mentre per i professionisti la soglia viene innalzata di 15.000 euro, passando così a 30.000 euro.
    Viene, quindi, raddoppiato il precedente limite, ripristinando in qualche modo le soglie del vecchio regime. Il settore del commercio e dei servizi di alloggio e ristorazione, invece, vede fissato il proprio limite di fatturato a 50.000 mila euro dai 40.000 precedenti.
    Tra le altre novità inserite nella Legge di Stabilità 2016, c’è anche la previsione di un’aliquota agevolata al 5% per le start up e le nuove attività, che sarà usufruibile per i prossimi cinque anni.



  • Secondo un’indagine dell’istituto Nielsen, nel terzo trimestre del 2015 la fiducia degli italiani è cresciuta di 4 punti su base congiunturale e di ben dieci punti rispetto all’anno precedente, attestandosi a quota 57.
    Si tratta del livello più alto dal 2011, determinato dalla percezione di miglioramenti della situazione economica personale e generale.
    La percentuale di persone che ritiene l’Italia ancora in piena crisi, ad esempio, è scesa dal 96% all’89% e quella degli italiani che ritengono migliorata la propria posizione lavorativa è salita dal 7% al 13%.

    Le variazioni positive sono testimoniate anche da un moderato aumento dei consumi familiari, con particolare riferimento a quelli delle famiglie benestanti del Nord Italia.
    fiducia italianiCi sono, invece, segnali negativi per quanto riguarda i consumi delle famiglie povere del Sud e le percezioni negative del fenomeno migratorio.
    C’è, infatti, una crescente preoccupazione per l’impatto dei flussi migratori sull’economia italiana (l’8% degli intervistati si dichiara preoccupato contro il 5% dello stesso trimestre dell’anno scorso).
    La fiducia degli italiani, in generale, sta lentamente migliorando e con essa la volontà di utilizzare le proprie risorse per acquistare vestiti (29%) e concedersi svaghi fuori casa (20%).
    C’è una crescita del sentimento di fiducia in tutta Europa e nel resto del Mondo. “L’Europa – sottolinea Nielsen – cresce complessivamente di 2 punti sul trimestre (a 81 punti), raggiungendo il livello più elevato dal 2008, grazie ai valori positivi registrati in 21 nazioni su 32 (66%) e nonostante la decrescita di 9 paesi e la stabilità di due”.
    A trainare il Vecchio Continente è la Gran Bretagna con un livello di fiducia pari a 103 ed in aumento di 4 punti, seguita dalla Germania (100 punti). Tra i paesi europei con un aumento maggiore della fiducia, troviamo Polonia e Portogallo, con una variazione positiva rispettivamente di 10 e 9 punti.
    In generale il paese con il livello più alto di fiducia è l’India (131), seguita da Stati Uniti (119 ed in aumento di ben 18 punti), Filippine (117), Indonesia (116) e Thailandia (111).

     



  • Sono state emesse, oggi, dal gup Anna Criscuolo, le prime condanne relative all’inchiesta giudiziaria Mafia Capitale.
    Gli imputati condannati sono quelli che hanno chiesto il rito abbreviato, mentre il processo nei confronti di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati inizierà il 5 novembre.
    La sentenza odierna rappresenta una svolta in vista della fase dibattimentale perché si tratta della prima pronuncia giudiziaria su Mafia Capitale e perché riconosce l’aggravante mafiosa nei confronti di uno degli imputati: Emilio Gammuto.

    Il fedelissimo di Salvatore Buzzi, infatti, è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per corruzione. Secondo il giudice, Gammuto 14112014avrebbe agito ben consapevole di aiutare un’associazione di stampo mafioso, ovvero quella creata da Carminati e Buzzi.
    Secondo le ricostruzioni avrebbe consegnato 25mila euro a Claudio Turella, funzionario pubblico del servizio Giardini, per effettuare pressioni nei confronti dell’amministrazione comunale per ottenere finanziamenti in favore della cooperativa “29 Giugno“.
    Condannata a quattro anni di reclusione con l’accusa di corruzione anche Emanuela Salvatori, ex responsabile dell’attuazione del piano nomadi di Castel Romano.
    Secondo il giudice avrebbe dirottato 150mila verso una delle cooperative “satellite” di Buzzi in cambio dell’assunzione della figlia.
    Sono stati condannati, infine, a quattro anni di reclusione anche Raffaele Bracci e Fabio Gaudenzi per aver imposto ad un imprenditore un tasso d’interesse annuo del 120% della somma prestata.



  • Fondazione Vodafone Italia ha lanciato un bando finalizzato alla presentazione di progetti  di tecnologia digitale presentati delle Organizzazioni del Terzo Settore, con l’obiettivo di contrastare il disagio giovanile o più in generale di fornire aiuto e assistenza ai giovani in situazione di svantaggio.

    Possono partecipare al bando:

    • ONLUS, Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale, iscritte presso l’Agenzia delle Entrate;
    • ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO iscritte nei Registri del Volontariato regionali o provinciali;
    • digital for socialCOOPERATIVE SOCIALI O CONSORZI DI COOPERATIVE SOCIALI iscritte agli albi regionali;
    • APS, Associazioni di Promozione Sociale,  iscritte nei registri nazionale, regionali o provinciali istituiti;
    • ASSOCIAZIONI E FONDAZIONI LEGALMENTE COSTITUITE;
    • ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE riconosciute ai fini sportivi dal CONI, che svolgono una rilevante attività di interesse sociale iscritte negli elenchi del cinque per mille (ultimo elenco pubblicato);
    • IMPRESE SOCIALI, riconosciute e iscritte presso il Registro delle Imprese secondo la legge 155/2006).

    Sono ammessi all’iniziativa, inoltre, organizzazioni del Terzo Settore che abbiano una comprovata esperienza nel campo della lotta al disagio giovanile.
    In tutto verranno messi a disposizione 1,5 milioni di euro in forma di contributo diretto, oltre ad eventuali servizi di consulenza richiesti dalle organizzazioni vincitrici durante la fase di sviluppo dell’idea.
    L’erogazione del contributo seguirà le seguenti modalità:

    • prima tranche: 40% del contributo deliberato, all’avvio del progetto;
    • seconda tranche: 40% del contributo deliberato, a progetto in corso (seconda tranche emessa a seguito della verifica della coerenza tra dichiarato e realizzato e del corretto rendiconto delle spese sostenute);
    • terza tranche: 20% del contributo deliberato, a progetto terminato (terza ed ultima tranche emessa a consuntivo, ovvero a seguito di una verifica della coerenza tra dichiarato e realizzato e del corretto rendiconto delle spese sostenute).

    Non verranno accettati quei progetti che prevedono il semplice acquisto di strumentazione tecnologica come pc o tablet.
    Il bando, infatti, intende promuovere una reale innovazione nel campo del sociale, un settore che in questi ultimi anni sta offrendo molto dal punto di vista dell’innovazione tecnologica.
    I progetti verranno valutati da un’apposita commissione in base all’impatto che potranno avere sul contesto sociale o sull’organizzazione dell’associazione che si candida, dal grado di fattibilità e sostenibilità economica e dal livello di innovazione tecnologica che porteranno.
    Le domande possono essere presentate entro il 20/12/2015, mentre nel mese di febbraio verranno dichiarati i vincitori.
    Per ulteriori informazioni potete consultare il sito di Fondazione Vodafone Italia.

     



  • Si svolgerà a Roma, il 4 ed il 5 novembre, l’evento dal titolo “Intrecciare il cambiamento – Impegni, Azioni, Scenari”, la due giorni sulle pari opportunità ed il lavoro organizzata da Confcooperative in occasione del decimo anniversario della Commissione dirigenti cooperatrici di Confcooperative.
    Sarà un momento per fare il punto della situazione sulle iniziative portate avanti in questi anni dalle cooperatrici italiane ed un’opportunità per valutare le prospettive future.

    Saranno cinque le tematiche affrontate nel corso dell’evento: “Le pari opportunità come accesso alla crescita”, “Economia e legalità”, “Europa, sviluppo ed intrecciare il cambiamentoinclusione”, “Welfare, benessere per la comunità”, “Quale rappresentanza, per lo sviluppo del Paese”.
    Interverranno i dirigenti di Confcooperative, ma anche rappresentanti delle istituzioni e cooperatori provenienti da tutta Italia per raccontare la propria esperienza e stimolare gli interlocutori ad attivare un canale di dialogo e collaborazione.
    Quelli scelti da Confcooperative sono tutti temi di estrema attualità, a partire da quello delle pari opportunità, molto vicino ai valori e alla sensibilità cooperativa, finendo con quello del welfare.
    La cooperazione si fa promotrice di un modello di assistenza virtuoso, che prova a sopperire alle mancanze dello Stato erogando prestazioni e servizi per anziani, disabili e soggetti svantaggiati attraverso l’opera di professionisti del settore.
    Particolare attenzione verrà, inoltre, riservata al tema della legalità, a pochi giorni dall’attentato subito dalla cooperativa Goel Bio. Sarà ospite dell’evento proprio il presidente del Gruppo Cooperativo Goel, Vincenzo Linarello.
    Sarà questa un’occasione per esprimere alla coop calabrese tutta la solidarietà della cooperazione italiana, oltre a cercare di individuare nuovi strumenti di garanzia per gli attori che combattono la mafia.

     



  • È terminata la raccolta firme contro le false cooperative, ma non la campagna di sensibilizzazione verso la società civile e le istituzioni.
    Mauro Lusetti, presidente di Legacoop, è tornato sul tema delle coop spurie nel corso in un’intervista rilasciata a Leggi La Notizia.
    Una battaglia, quella contro le false cooperative, che ha portato il mondo della cooperazione a riscoprire i propri valori e ad attivarsi per presentare una proposta di legge in Parlamento.

    L’obiettivo minimo delle 50.000 è stato addirittura doppiato, se è vero che in sei mesi l’Alleanza delle Cooperative ha raccolto più di 100.000 firme.
    Un traguardo che non deve essere una base d’arrivo, ma un punto di partenza per rilanciare le cooperative all’interno dell’economia italiana.
    «La proposta, per capirci –  dice Mauro Lusetti –è stata firmata dal presidente della Regione Emilia-Romagna del Pd, ma anche da quello della Liguria che proviene da Forza Italia e dal leghista Maroni della Lombardia. La raccolta è terminata, ma non la campagna: continueremo a tenere alta l’attenzione per far sì che la proposta di legge non si fermi».
    L’Alleanza, dunque, ha avuto l’appoggio a 360 gradi di tutte le forze politiche, un consenso che sulla carta dovrebbe tramutarsi nella rapida approvazione della legge presentata giovedì scorso alla Camera dei Deputati.
    Il mondo della cooperazione proseguirà nel proprio processo di auto-riforma attraverso l’unificazione delle sigle cooperative. A partire dal 1°gennaio 2017, Confcooperative, Legacoop e Agci completeranno il percorso di razionalizzazione, dando vita all’Alleanza delle Cooperative.
    Un cammino fortemente voluto dai tre presidenti delle centrali di rappresentanza e che dovrà riuscire nel difficile intento di sintetizzare tre identità diverse, quella cattolica, quella comunista e quella socialista.
    «L’obiettivo principale del mio mandato – conclude Lusetti – è rispettare l’obiettivo che ci siamo dati, quello di costruire la nuova casa dei cooperatori. Una casa che non dovrà nascere da una mediazione al ribasso tra tre storie, tra tre identità. Insieme vogliamo costruire qualcosa di nuovo, un’associazione unica e unitaria capace di interpretare al meglio le sfide che abbiamo davanti e dare un futuro ai nostri valori.



  • Le politiche di sviluppo del Mezzogiorno devono fare i conti con una quantità di incentivi per le imprese meridionali piuttosto scarsa.
    In base ad un’indagine condotta da il quotidiano Il Mattino sui dati del Rapport Svimez 2015, è emerso che solamente il 16% degli incentivi statali arriva al Sud.
    La maggior parte delle risorse viene drenata al Nord, per effetto soprattutto della presenza di imprese di  grandi dimensioni.

    Il Fondo strategico italiano, ad esempio, destina il 100% dei 4,4 miliardi disponibili alle grandi aziende del Nord.
    Ma non è solo un problema di dimensioni, se consideriamo che solo il 3% delle risorse del Fondo italiano investimenti per le piccole imprese (1,2 miliardi) arriva lavoroal Sud.
    Un altro strumento importante è l’Ace (Aiuto di crescita economica) che destina 4,2 miliardi per agevolazioni Ires e 890 milioni di sgravi fiscali Irpef. Anche in questo caso solo l’11% arriva nelle realtà aziendali meridionali.
    E non basta l’esistenza di Fondi creati appositamente per il Sud come il Piano Sud Ice, Smart&Start e i contratti di sviluppo, per migliorare il tessuto imprenditoriale meridonale.
    Si tratta, infatti, di investimenti piuttosto limitati, se paragonati a quelli del Fondo strategico e del Fondo Investimenti.
    Il Piano Sud Ice, ad esempio, ha una dotazione finanziaria di 50 milioni di euro, mentre Smart&Start dispone di 75 milioni di euro.
    Subito dopo l’uscita del rapporto Svimez, si era fatta strada l’ipotesi di un taglio dell’Ires per le Pmi meridionali, da inserire nella Legge di Stabilità.
    Un provvedimento che non ha mai visto la luce, anche per evitare il possibile richiamo dell’Ue che vieta agevolazioni fiscali circoscritte a macro-aree territoriali.
    Manca, ad ogni modo, nella Legge di Stabilità 2016 un intervento specifico per le imprese meridionali, destinate così ad aumentare il proprio gap competitivo con le aziende del Centro Nord e con le altre realtà europee.