• Nel 2014 le grandi cooperative agricole hanno visto crescere il proprio fatturato dell’11%.
    È questo uno dei risultati dell’indagine svolta dall’Osservatorio della cooperazione agricola, che analizza l’andamento per economico delle coop del settore agroalimentare nel periodo 2013/2014.

    In base ai dati raccolti, è evidente un differente rendimento tra le grandi coop e le piccole cooperative agricole. Le imprese cooperative, infatti, con un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro hanno visto calare il proprio fatturato dell’11% con una diminuzione del valore aggiunto del 5% e delle retribuzioni del 2%.
    Non c’è da stupirsi, allora, se molte coop hanno scelto in questi mesi la strada dell’aggregazione.
    Le rilevazioni mostrano come il mercato offra delle possibilità di biodiversitàcrescita, legate soprattutto all’espansione delle vendite all’estero.
    Per raggiungere questo obiettivo è necessario effettuare fusioni, collaborazioni, contratti di rete e altre forme di aggregazione.
    Grandi cooperative come Conserve Italia e Granarolo sono arrivate negli ultimi mesi a raggiungere cifre record grazie ad una strategia di internazionalizzazione improntata sulla collaborazione con altre realtà aziendale, specie nel campo della distribuzione.

    Le dimensioni, dunque, sono sempre più rilevanti anche nel mondo della cooperazione.
    Secondo l’Osservatorio della cooperazione agricola, le coop agricole realizzano in media il 16,7% del proprio fatturato attraverso le vendite all’estero.
    I settori principali in materia di export sono il vino (33,4% del fatturato realizzato fuori dall’Italia), l’ortofrutta (22,6%) ed il latte (11,3%).
    Proprio il lattiero caseario fa registrare la variazione positiva maggiore nel periodo 2013/14 (+10,6%).
    I prodotti a denominazione d’origine sono quelli che hanno maggiore successo all’estero: il 77% dei formaggi ed il 58% del vino venduto fuori dall’Italia è, infatti, a marchio dop.
    Il mercato principale rimane quello europeo, ma sono in grande crescita le esportazioni oltreoceano. Il settore vitivinicolo e lattiero caseario stanno incrementando le proprie vendite verso la Cina, mentre l’ortofrutticolo cresce in maniera importante in Nordafrica.



  • Il 31 ottobre è terminato Expo 2015. Milano ha vissuto sei mesi intensi, iniziati tra lo scetticismo diffuso e terminati con la soddisfazione degli organizzatori per il numero complessivo di visitatori.
    Un’indagine di Coldiretti/Ixè rivela quali sono stati tutti i numeri di Expo, valutando anche il livello di soddisfazione dei visitatori sull’evento in generale e sui singoli padiglioni.

    Sono stati in tutto 21,5 milioni i visitatori di Expo 2015, dei quali 6,5 milioni provengono dall’estero. L’organizzazione, dunque, ha raggiunto l’obiettivo dei 20 milioni di visitatori, grazie ad un incremento esponenziale delle presenze nei mesi di settembre ed ottobre.
    padiglione emirati arabi unitiIn tutto i visitatori italiani hanno speso 2,3 miliardi di euro, l’88% di essi dichiara di essere soddisfatto della propria visita ed il 74% crede che l’evento sia stato un successo per tutto il nostro Paese.
    Expo, però, è stato anche un momento di confronto fra alte cariche istituzionali su argomenti quali il diritto al cibo, la sostenibilità ambientale e lo stato dell’agricoltura mondiale.
    Nel corso dell’evento, infatti, ci sono state oltre 300 visite istituzionali con la presenza di 60 Capi di Stato e di Governo. L’esposizione universale è stata contraddistinta da interventi particolarmente significativi.
    Gli intervistati considerano il discorso più importante quello di Papa Francesco (42%), seguito da Michelle Obama (22%) e dal segretario generale dell’Onu Bank Ki Moon (20%).
    Per quanto riguarda il cibo, invece, poco meno della metà dei visitatori (47%) ritiene che il prezzo dei ristoranti sia stato troppo caro. Proprio i costi elevati insieme alle lunghe code è considerato uno degli aspetti peggiori della manifestazione.
    Le file interminabili per accedere ai padiglioni sono state senza dubbio le vere protagoniste dell’ultimo mese. È stato calcolato che in media i visitatori hanno trascorso 2 ore e 45 minuti in fila; una cifra enorme che evidentemente, però, non ha scoraggiato i cittadini di tutto mondo a recarsi ad Expo.
    Per quanto riguarda, infine, i padiglioni più apprezzati, al primo posto troviamo il Giappone con il 21% dei consensi, al secondo Cina (9%), seguita da Kazakistan (8%), Emirati Arabi ed Israele (7%).
    I padiglioni italiani, invece, che hanno riscosso maggiore successo sono stati Palazzo Italia (26%), Perugina (15%) e Coldiretti (11%).



  • Il Prosperity Index è un indice che misura il benessere di una nazione non soffermandosi esclusivamente sui criteri economici.
    Guarda, infatti, anche a parametri legati ai diritti, al potere democratico e al livello di coesione sociale.
    Gli indicatori presi in considerazione sono: l’economia generale, le opportunità di business per le imprese, il livello di democrazia, l’istruzione, la salute, la sicurezza, le libertà personali ed il capitale sociale.

    prosperity index 2015Ne viene fuori un indice completo, perfezionato negli anni, che è in grado di dirci quanto è elevata la qualità della vita in un determinato paese.
    La classifica del 2015 vede l’Italia al trentasettesimo posto, davanti a Israele e Cipro e dietro a Slovacchia e Kuwait.  Il nostro Paese fa registrare il suo miglior punteggio in tema di sanità (22° posto), mentre lo score peggiore riguarda le libertà personali (48°).
    Male anche altri indicatori come quello riguardante l’istruzione (47°) ed il benessere economico (44°). Se effettuiamo un confronto con gli anni precedenti vediamo un netto miglioramento del livello di libertà personali (dal 63° al 48° posto), nonostante il nostro Paese faccia ancora registrare uno score piuttosto basso; mentre è peggiorato il nostro sistema educativo (dal 38° al 47° posto).
    Ai vertici della classifica troviamo la Norvegia, davanti a Svizzera, Danimarca, Nuova Zelanda e Svezia. Ancora una volta, dunque, i paesi scandinavi guidano questo tipo di classifiche che misurano la qualità della vita e della democrazia.
    Ai primi dieci posti troviamo ben sette paesi europei; le uniche eccezioni sono rappresentate dalla Nuova Zelanda (4°), il Canada (6°) e l’Australia (7°).
    Tra le grandi potenze mondiali ci sono gli Stati Uniti all’undicesimo posto con il sistema sanitario americano che ottiene addirittura il miglior punteggio tra i 142 paesi analizzati.
    La Germania, invece, si trova al 14° posto, mentre più indietro c’è la Francia (22°).



  • Da oggi fino alla fine del 2015 i contribuenti verseranno nelle casse dello Stato 83,7 miliardi di euro. È la stima effettuata da Info Data, prendendo in considerazione le numerose scadenze fiscali che attendono imprese e proprietari di immobili negli ultimi due mesi dell’anno.
    Inizia oggi, infatti, il tour de force fiscale degli italiani: a partire dalla data odierna si possono pagare i secondi acconti di Irpef, Ires, Irap e cedolare secca. Ci sarà tempo fino al 30 novembre per completare questi adempimenti.

    Ma non si tratta dell’unica scadenza. Il 16 dicembre sarà il turno di Tasi ed Imu per quello che potrebbe essere un appuntamento quasi “storico”, visto che sarà spese condominialil’ultima volta che i contribuenti dovranno pagare le suddette imposte sugli immobili.
    Il 28 dicembre, infine, è il termine ultimo per il pagamento dell’Iva.
    Come al solito, dunque, i contribuenti saranno attesi da un fine anno di fuoco, con le immancabili code agli uffici postali ed i conseguenti disagi.
    Se ci limitiamo solo alle imposte dirette (Ires, Irap, Ires) il saldo fiscale sarà di 40 miliardi, mentre il valore dell’Iva dovrebbe essere di 30 miliardi e quello di Imu e Tasi 13 miliardi.
    I soggetti che saranno maggiormente colpiti dalla mannaia del fisco saranno imprese, artigiani e professionisti.
    Già il prossimo anno la situazione dovrebbe essere più tranquilla, con l’abolizione di Imu e Tasi ed il taglio dell’Ires, sul quale l’Italia sta aspettando una risposta dall’Unione Europea in merito all’ampliamento dei margini di flessibilità che consentirebbe al nostro paese di ridurre l’Ires già a partire dal 2016.
    Un provvedimento, quest’ultimo, definito essenziale dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi per “far ripartire gli investimenti” ed “aumentare l’attrattività internazionale dell’Italia.



  • Mancano tre giorni all’inizio del processo di Mafia Capitale e proprio in sede dibattimentale potrà essere utilizzato un documento chiave: la relazione della commissione d’accesso al comune di Roma.
    In queste ore il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, ha ricevuto una lettera del prefetto Gabrielli con la quale viene desecretata la relazione.

    L’intervento della prefettura di Roma riguarda il precedente prefetto, Marilisa Magno, che avrebbe voluto sciogliere il Comune per infiltrazioni mafiose. Uno mafia capitalescenario che è stato poi confermato dall’inchiesta Mafia Capitale.
    La relazione della commissione d’accesso, che non è mai stata resa pubblica finora, farà chiarezza sul modus operandi dell’amministrazione romana e sui rapporti con la presunta associazione mafiosa guidata da Massimo Carminati e con il “re” delle cooperative romane Salvatore Buzzi.
    Potrebbero essere coinvolti altri politici ed esponenti del mondo della pubblica amministrazione e soprattutto, stando alle indiscrezioni, potrebbe svelare una continuità tra l’amministrazione Alemanno e la prima fase dell’amministrazione Marino in tema di concessione degli appalti.
    La situazione sarebbe mutata solo in seguito all’avvento di Alfonso Sabella come Assessore alla legalità del comune di Roma.
    L’annullamento del Segreto di Stato aiuterà certamente a fare chiarezza in fase dibattimentale, accertando al meglio le responsabilità e facendo luce su un modus operandi di lungo corso per la capitale.



  • Sono sempre più le imprese che utilizzano il contratto di rete, uno strumento giuridico introdotto dal decreto legge del 10 febbraio 2009 e che consente alle aziende di portare avanti progetti ed obiettivi comuni pur mantenendo la propria autonomia.
    Secondo Infocamere, al 3 ottobre 2015, sono 2.405 i contratti di rete stipulati e 12.879 le imprese coinvolte, con un aumento di circa 4.000 unità rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente.

    La crescita di questo tipo di contratto è dettata principalmente dalla fase di crisi. Le aziende, per aumentare il proprio livello di competitività e etichette prodotti alimentarifronteggiare la crisi della domanda interna, sono portate ad attivare forme di collaborazione che consentono loro anche di accedere ad altri mercati (su tutti quello asiatico).
    In questi mesi abbiamo assistito a numerose fusioni, anche di aziende di elevata di dimensione, e a forme di aggregazione di vario genere, con la rete d’impresa che è stato uno degli strumenti più utilizzati
    Le regioni con il maggior numero di imprese coinvolte sono la Lombardia (2.317), l’Emilia Romagna (1.261), Toscana (1.172) e Veneto (1.032).
    Per quanto riguarda, invece, le tipologie di azienda, la maggior parte sono società di capitali, seguite dalle società di persone e dalle imprese individuali.
    Le cooperative ed in generale il no-profit, invece, sono agli ultimi posti tra le imprese che adottano il contratto di rete.
    Il mondo della cooperazione è ancora legato ai principi e alla logica del nanismo aziendale, un tipo di cultura d’impresa difficile da sostenere durante la recessione, anche per realtà che non fanno del profitto la propria ragione sociale.
    Lo strumento dell’aggregazione può essere un meccanismo virtuoso anche per le piccole e medie imprese cooperative, ovvero soggetti in grado di competere con i grandi colossi internazionali in tema di qualità ed innovazione. Rafforzare la propria posizione finanziaria può essere, dunque, una soluzione agli effetti perversi della crisi ed il motore per aumentare la propria dimensione internazionale.



  • Il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, è intervenuto ai microfoni di Radio 24 parlando dei temi legati ad Expo e al futuro dell’area adibita all’esposizione universale.
    In tanti si stanno chiedendo che ne sarà di Expo di qui agli anni a venire, temendo che l’enorme patrimonio strutturale, umano e culturale fornito dalla manifestazione possa svanire nel nulla.

    L’idea che sta diventando sempre più concreta è quella di fare dell’area di Expo un polo tecnologico pubblico-privato, dove università, centri di ricerca, imprese martinaprivate ed investitori possano svolgere attività di ricerca ed innovazione.
    Il Governo ha intenzione di entrare a far parte della società Arexpo, investendo una cifra minima di 30-40 milioni. Come riferito da Martina, l’esecutivo sta studiando in questi giorni le modalità di investimento e la quota di capitale da rilevare.
    L’intento è creare una collaborazione fra soggetti pubblici e privati per far diventare la zona di Expo 2015 un punto di riferimento dell’innovazione italiana: «L’Università Statale di Milano – ha dichiarato Martina – si è candidata a trasferire una parte importante dei propri laboratori di ricerca e per costruire una cittadella della conoscenza e della ricerca pubblico-privata».
    La proposta della Statale di Milano è stata sposata dal Governo che sta spingendo in questa direzione. «L’idea – prosegue il Ministro delle Politiche Agricole – è più quella di un campus pubblico-privato dove soggetti pubblici ed imprese private decidono di scommettere attorno ad alcuni temi cruciali che verranno focalizzati e di portare lì investimenti, ricerca, innovazione e tecnologia, cioè fare lì l’incubatore pubblico-privato di attività che stanno su questo versante».
    Per quanto riguarda i temi che verranno portati avanti, probabilmente si continuerà sulla strada tracciata da Expo: diritto al cibo, sostenibilità ambientale, innovazione sociale saranno alcuni degli ambiti oggetto di ricerca, che vedranno il mondo della cooperazione e del Terzo Settore in primissima linea.


  • Gardini Confcooperative

    Livello economico e livello sociale, due mondi che devono camminare insieme per dare un senso di coesione e di benessere diffuso.
    Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, crede nell’importanza dell’economia sociale, soprattutto in un periodo in cui le diseguaglianze ed il livello di povertà sono cresciuti a dismisura.
    Il modello d’impresa capitalista non può essere quello imperante: è necessario valorizzare strumenti di tipo collaborativo che non guardino al profitto come unico obiettivo.

    Nel corso di un’intervista rilasciata durante Le Giornate di Bertinoro, il presidente di Confcooperative ha affrontato queste tematiche trovando nel mondo della Gardini_Confcooperative_Microcreditocooperazione la risposta ad alcuni problemi dell’economia italiana: «La cooperazione ha una sua straordinaria modernità a condizione che non tenti di scimmiottare comportamenti di altri modelli d’impresa, a condizione che non sia scivolata verso processi di omologazione che non le sono propri, a condizione che sappia anche fare pulizia al proprio interno di quei dirigenti e di quei falsi cooperatori che oggi danneggiano l’immagine della cooperazione».
    Per raggiungere questo obiettivo è necessario, però, che ci siano dirigenti in grado di comprendere le esigenze e l’attività dell’economia sociale, donne e uomoni che hanno vissuto in prima persona il mondo della cooperazione e del Terzo Settore: «Noi abbiamo bisogno – aggiunge Gardini – sempre più di dirigenti che non siano solo dirigenti dell’economia, ma dirigenti dell’economia sociale, che sappiano vivere valori e che abbiano una visione della vita che non è solo quella della speculazione, del guadagno e dei parametri economici delle imprese»



  • Un altro episodio di truffa all’erario con protagonista una falsa cooperativa.
    Nella giornata odierna, a Rossano (Cs), sono state denunciate 76 persone legate ad una cooperativa agricola del rossanese.
    L’operazione, condotta dai Finanzieri della Compagnia di Rossano, coordinati dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, ha evidenziato come la falsa cooperativa percepisse contributi Inps presentando documentazioni false.

    justice is servedIndennità di disoccupazione, malattia, maternità ed assegni familiari per un totale di circa 300.000 mila: è questa l’entità della truffa ai danni dell’Istituto previdenziale.
    Dal 2008 in poi la cooperativa ha richiesto liquidazioni per giornate lavorative non maturate e per un numero di lavoratori sproporzionato rispetto alle esigenze di raccolta.
    Secondo le indagini dei Finanzieri, per le annualità 2008 ed il 2018, le giornate lavorative fittizie corrispondono addirittura al 100% delle documentazioni presentate per un totale di 8867 false giornate corrispondenti.
    Si tratta, dunque, dell’ennesimo episodio di sfruttamento dello strumento cooperativo per evadere il fisco e ricevere contributi non spettanti. Una vera e propria piaga sociale che mette in ombra l’operato della cooperazione sana e balza all’onore della cronaca di tutti i principali organi di informazione.
    L’auspicio è che il nostro ordinamento possa dotarsi al più presto degli anticorpi necessari per combattere la falsa cooperazione, recependo, ad esempio, la proposta di legge presentata la scorsa settimana dall’Alleanza delle Cooperative ed attuando una revisione della normativa sugli appalti.



  • Un’operazione storica contro il potere mafioso di Bagheria, piccola cittadina della provincia di Palermo e roccaforte di Bernando Provenzano.
    Con questi termini gli inquirenti hanno definito l’arresto di 22 persone, affiliate a Cosa Nostra ed accusate del reato di estorsione.
    Sono stati gli stessi commercianti ed imprenditori del luogo a denunciare anni di ricatti e sofferenze, che hanno portato molti di loro a chiudere il proprio esercizio commerciale ed altri a contrarre debiti enormi, pur di pagare il pizzo.

    Sono ben 36 gli imprenditori che hanno deciso di collaborare con le autorità, permettendo loro di portare a termine un’operazione di vasta portata. Secondo il colonnello Salvatore Altavilla, comandante del Reparto Operativo  “Non era mai accaduto che un numero così consistente di vittime collaborasse”.
    Si tratta di un atto senza precedenti, un gesto forte contro Cosa Nostra e contro tutte le mafie.
    Le richieste di pizzo a Bagheria continuavano da più di 25 anni, quando i commercianti erano costretti a pagare 3 milioni delle vecchie lire per poter “assolvere al proprio debito”.
    Una situazione che ha generato paura, sconforto, rabbia e ha sancito alla fine il riscatto del territorio, nel momento in cui tre imprenditori si sono presentati alla stazione dei Carabinieri per denunciare i fatti, seguiti da altre 33 persone, le quali, convocate dalle autorità, hanno confermato i soprusi subiti.
    È stata fondamentale ai fini dell’operazione, la testimonianza del pentito Sergio Flamia, che ha permesso di fare luce su nomi e responsabilità di un mondo che è stato per anni il feudo di Bernando Provenzano ed oggi è il simbolo dell’orgoglio ritrovato da parte della società civile.



  • Sono giorni tragici per la Calabria e non solo per il maltempo che sta devastando un’intera regione, ma anche per le tristi vicende che hanno colpito la cooperativa Goel Bio.
    Nella notte di sabato sera i locali dell’agriturismo biologico “A Lanterna”, di Monasterace nella Locride, socio della cooperativa, sono stati distrutti da un incendio provocato da ignoti. Si tratta di un attentato di stampo mafioso, il settimo dal 2009 ad oggi, che colpisce un’azienda capace di creare valore sociale ed economico per il territorio discostandosi dalle logiche di stampo mafioso.

    GOEL Bio è una cooperativa agricola appartenente al Gruppo cooperativo Goel e aggrega i produttori della Locride e della Piana di Gioia Tauro che si oppongono alla ‘ndrangheta ed operano nel rispetto della legalità e della libera concorrenza.
    Vengono incentivate le produzioni tipiche e di qualità, applicando ad esse il giusto prezzo. Un attività che non è mai andata a genio alla criminalità organizzata.
    L’attentato di sabato notte ha goel bio attentatodistrutto il capannone adibito al ricovero delle attrezzature dell’azienda.
    Sono stati incendiati un trattore, il gasolio agricolo e l’attrezzatura meccanica; Goel Bio stima i danni economici in circa 30.000 euro.
    Ma non è tanto la perdita economica a creare dolore e scalpore, ma quel senso di abbandono ed impotenza inevitabile per un’azienda che si trova a combattere contro un potere invasivo, capace il più delle volte di controllare politica, economia e società civile.

    Nelle ore successive all’intimidazione, è arrivata la solidarietà delle istituzioni e degli organismi intermedi.
    Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, ha espresso tramite Twitter la propria vicinanza nei confronti di Vincenzo Linarello, presidente del Gruppo Goel, e Annalisa Fiorenza, responsabile dell’agriturismo “A Lanterna: «Telefonato a Vincenzo ed Annalisa di GoelBio per dire che ci siamo. L’ndrangheta toglie lavoro ma non ci piegherà: ripartiamo subito insieme».
    Lo stesso messaggio è arrivato dal mondo delle istituzioni regionali, con il Governatore della Regione Calabria, Mario Oliverio, che attraverso il proprio profilo delrio tweet goelTwitter si è schierato dalla parte delle imprese oneste: «A fianco alle aziende e agli imprenditori che restano e si oppongono. Non siete soli».
    Sulla stessa lunghezza d’onda il Vicepresidente della Giunta regionale Antonio Viscomi  che ha rilasciato questa dichiarazione: “Chi ha incendiato l’azienda agrituristica “A Lanterna” di Monasterace, associata al consorzio GOEL BIO, non brucerà  le speranze di riscatto e di libertà di un intero popolo. Sette intimidazioni mafiose in sette anni, se confermano quanto intensa sia l’aggressività criminale, dimostrano però che, nonostante tutto, resistere è possibile! Ma nessuno può farcela da solo. È necessario che ciascuno di noi faccia la sua parte, piccola o grande che sia, per rompere le mille catene del malaffare. Non serve fare come gli struzzi e chiudere gli occhi per non vedere. Serve invece camminare a testa alta e urlare con una unica voce: basta!“.

    La solidarietà, però, non può bastare. Le aziende virtuose e produttrici di valore per il territorio vanno tutelate con qualsiasi strumento.
    Allo stato attuale i sette attentati subiti da Goel sono rimasti impuniti. La cooperativa, pur esprimendo piena fiducia alle forze dell’ordine e alla magistratura, sottolinea la necessità di fornire una reazione forte ed incisiva per non lasciare passare il messaggio “della disfatta e dell’impunità”.
    Un punto di vista, quest’ultimo, condiviso da Confcooperative-Federsolidarietà centrale di rappresentanza alla quale Goel Bio è associata:«Solidarietà a GOEL Bio la cooperativa sociale della Locride oggetto dell’ennesimo atto vile: il settimo attentato operato dalle ndrine locali che ha portato alla totale distruzione delle attrezzature per la raccolta delle arance.
    GOEL Bio é una delle nostre realtà cooperative, di Federsolidarietà Confcooperative, che spaventa la criminalità, perché é impegnata sulle aree confiscate alle cosche dove fa rinascere la legalità e restituisce la speranza di futuro a territori devastati dal crimine. Dalle ceneri di questo incendio rinasceranno legalità e sviluppo, ma occorre ancora più sinergia tra istituzioni e società civile per non lasciare sola la cooperazione sociale che da sempre si fa protagonista attiva e coraggiosa di sviluppo, di futuro, di legalità» 

    Camillo Nola, presidente di Confcooperative Calabria, ribadisce la necessità di garantire maggiore sicurezza ad aziende di questo tipo: «Siamo vicini a Vincenzo Linarello e a tutti i cooperatori del gruppo GOEL dopo l’ennesimo attacco mafioso, che siamo certi non scalfirà la voglia di crescere e innovare insita in GOEL. La piena fiducia nell’opera e nella resilienza della cooperativa, non devono essere però un modo per sentirsi la coscienza a posto. I cooperatori di GOEL non vanno lasciati soli; il solo agriturismo “A Lanterna” ha subito sette attacchi dal 2009 ad oggi; dunque, il Governo deve impegnarsi per garantire la sicurezza dei lavoratori e maggiori tutele».
    Anche Cooperativa Italia esprime la propria solidarietà al gruppo Goel e a Vincenzo Linarello, nella speranza che la buona cooperazione dell’azienda calabrese possa fungere da traino per un territorio ferito e depresso dal potere mafioso.

    AGGIORNAMENTO:
    La Fondazione CON IL SUD ha deciso di aiutare Goel Bio, assegnando in via eccezionale un contributo di 30 mila euro per sostenere l’attività di GOEL Bio e garantire il raccolto degli agrumi.
    A questo link potete trovare tutte le informazioni per effettuare eventuali sottoscrizioni e dare una mano a chi opera all’insegna della legalità e contro tutte le mafie.

    Il deputato del Partito Democratico Ermete Realacci ha presentato un'interrogazione parlamentare al Ministro dell'Interno Angelino Alfano per chiedere conto dell'attentato perpetrato ai danni di Goel e per avere maggiori garanzie nei confronti di chi fa impresa nel territorio della Locride e della Piana di Gioia Tauro.

    CONTRO GOEL ENNESIMO ATTENTATO NELLA LOCRIDE CONTRO LA LEGALITÀ’, IL MADE IN ITALY E IL FUTURO, SERVE UNA RISPOSTA FERMA... Posted by Ermete Realacci on Lunedì 2 novembre 2015



  • Sono costati 12 miliardi in 15 anni gli allarmi alimentari nel nostro Paese.
    La stima è stata effettuata da Coldiretti che ha analizzato i dati sui consumi dal 2000 ad oggi, cercando di individuare l’entità dei danni economici provocati dagli allarmi alimentari al Made in Italy agroalimentare.

    Il primo scandalo è scoppiato nel 2001 con l’emergenza mucca pazza che ha preoccupato i consumatori, provocando una perdita al settore zootecnico di 2 miliardi di euro. È stato il turno, poi, del virus aviaria, poi è arrivata la carne alla diossina, le cosiddette mozzarelle blu e la salumi cancerogenicontaminazione dei mangimi fino a giungere ai giorni nostri con l’allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle carni lavorate.
    Coldiretti parla di un danno economico enorme per la filiera alimentare italiana, generato il più delle volte da un’informazione approssimativa ed in alcuni casi persino errata.
    L’allarmismo ingiustificato ha causato perdite importanti ad un sistema agroalimentare, quello italiano, che presta grande attenzione alle tecniche produttive, ai contenuti di grassi nei prodotti ed in generale incentra la propria produzione sull’elevata qualità.
    Per fortuna, secondo Coldiretti, solo l’11% dei consumatori dichiara di aver modificato la propria “lista della spesa” a causa dell’allarme dell’Oms.

    Evidentemente in questo caso, la presenza della Rete ed il lavoro svolto dagli organismi intermedi ha edotto al meglio i consumatori circa rischi che derivano dall’utilizzo della carne.
    In Italia il fatturato delle carne suine vale 20 miliardi con 105 mila persone occupate. Si tratta, dunque, di un comparto chiave del Made in Italy che può vantare oltre 40 prodotti a denominazione d’origine: “Le carni Made in Italy sono più sane, perché magre, non trattate con ormoni e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione Doc” rileva Coldiretti.
    Alle tecniche produttive più sane si aggiunge anche una quantità di consumo che nel nostro paese che è inferiore del 60% rispetto a quella statunitense.
    Qualità superiore e quantità di consumo inferiore riducono, quindi, in maniera importante i rischi di tumore. La previsione dell’obbligo di dichiarare la provenienza degli insaccati sulle etichette rappresenterebbe certamente un ulteriore passo in avanti per tutelare le nostre produzioni e tranquillizzare i consumatori.