• I consumatori tornano ad avere fiducia e (probabilmente) a comprare.
    L’elaborazione dell’Istat per il mese di ottobre rivela che il livello di fiducia dei consumatori è salito a 116,9 punti dai 113 di settembre, facendo registrare il dato più elevato dal 2002.
    Si tratta di un segnale importante che viene confermato dalla medesima rilevazione sulle imprese. Anche in questo caso abbiamo una crescita del livello di fiducia, attestatosi ad ottobre a 107,5 punti dal 106,1 di settembre, che equivale anche al livello più elevato dal 2007.

    Da questo punto di vista, dunque, l’Italia sembra essere tornata ai livelli pre-crisi. I cittadini, incoraggiati da alcuni segnali forniti dalla diminuzione del tasso di disoccupazione e dall’aumento del Pil, sono a tornati credere nella nostra economia.
    consumi autoLa dimostrazione è data dalla crescita di quasi tutti gli indicatori sulla fiducia dei consumatori. Migliorano, ad esempio, i giudizi e le attese sulla situazione economica del paese e calano le attese di disoccupazione.
    Ci sono anche delle variazioni positive per quanto riguarda la situazione economica delle famiglie.
    Permangono, però, alcuni segnali negativi. Ci sono, infatti, molte famiglie costrette ad utilizzare i propri risparmi per sostenere le spese mensili (20,4% a fronte del 19,7% del mese precedente), ma in via definitiva c’è un sentimento di ottimismo crescente.
    Uno dei simboli dell’era del benessere italiano, individuabile negli anni Cinquanta, è rappresentato certamente dall’automobile. L’acquisto di un’auto era espressone di una società dinamica, fortemente orientata verso i nuovi consumi ed in grande crescita economica.
    Ecco, oggi, dopo anni bui gli italiani stanno tornando a progettare l’acquisto di un’automobile e più in generale di bene durevole. Le intenzioni di acquisto di un’autovettura sono passate da -168 a -162 e le opportunità attuali per l’acquisto di un bene durevole hanno visto un miglioramento di tre punti da settembre ad ottobre (-48 a -45).



  • Si svolgerà domani, alle ore 10:30, presso l’Auditorium di Cascina Triulza a Milano Expo 2015, il convegno dal titolo “Le cooperative si raccontano: best & next practices”, organizzato dall’Ufficio per le Politiche di Internazionalizzazione e Mercati di Confcooperative.
    Il mondo della cooperazione ha deciso di dedicare una delle ultime giornate di Expo ad alcune delle migliori esperienze cooperative.

    L’evento si dividerà in tre parti seguendo l’ordine delle tre diverse tematiche scelte:

    • agroalimentare;
    • innovazione e lavoro;
    • welfare

    Per quanto riguarda l’agroalimentare sarà presentata l’attività di due cooperative lontane tra di loro, ma accomunate dalla volontà di innovare e di soddisfare i confcooperativebisogni delle proprie comunità locali.
    Il riferimento è alla cooperativa Empedocle (Sicilia) e alla DG Vivai Cooperative Rauscedo (Friuli Venezia Giulia). La prima esporrà il suo progetto di acquaponica in serra, mentre la seconda parlerà della sua idea di un ceppo di “vite resistente” alle malattie tipiche della pianta.
    Sarà poi il turno di una tematica al centro del dibattito pubblico europeo, ovvero quella dell’innovazione e lavoro. Interverranno su questo argomento Matteo Bertelli, presidente delle Cooperativa Magi Euregio (Alto Adige) e Vincenzo Bondi, presidente della Cooperative Soles Tech (Emilia Romagna).
    La coop Soles Tech rappresenta un esempio di cooperativa di workers buyout. Sono stati, infatti, i lavoratori stessi ad aver rilevato l’azienda madre operante nel settore dei processi innovativi anti-sismici; Magi Euregio, invece, ha portato avanti un progetto di studio del Dna per la prevenzione contro l’obesità infantile.
    Quanto, infine, al welfare avremo come protagonista il consorzio CCL Cerchicasa (Lombardia) che parlerà del suo programma innovativo di social housing e la cooperativa La Città essenziale, la quale presenterà il suo progetto di efficientamento energetico che permette di investire le risorse risparmiate nel sociale.
    Aprirà e concluderà i lavori il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini.



  • L’Italia continua ad essere il paese della pasta. La conferma viene direttamente dai dati delle vendite nel primo semestre 2015.
    Secondo Coldiretti, infatti, nei primi sei mesi dell’anno in corso c’è stato il record di vendite all’estero con aumento del 6% rispetto allo stesso periodo nel 2014.
    Se il trend rimarrà il medesimo per tutto il 2015, il fatturato fatto registrare dalle esportazioni di pasta raggiungerà la cifra record di 2,4 miliardi di euro.

    Il mercato è in forte espansione, non solo nei paesi dell’Unione Europea, dove c’è un aumento del 6%, ma anche e soprattutto Oltreoceano. Negli Stati Uniti le vendite di pasta sono cresciute del +19% ed in Cina la crescita è addirittura del +35%.
    Il nostro paese copre, infatti, gran parte del mercato con 3,4 milioni di tonnellate di prodotto che la rendono il leader a livello mondiale.
    Non siamo solo, però, il più grande produttore, ma, com’è noto, è anche il più grande consumatore di pasta. Con un consumo annuo di 26 kg di pasta, l’Italia si trova davanti a Venezuela (13 kg l’anno) e Tunisia (12 kg). Per rendere l’idea, il nostro paese consuma una quantità di pasta tre volte superiore a quella degli Stati Uniti e sedici volte superiore a quella del Giappone.
    L’allarme lanciato dall’Oms sulle carni rosse e la spinta promozionale di Expo possono essere un’occasione da sfruttare per i produttori di pasta per rilanciare la dieta mediterranea e aumentare ancora la quota di esportazioni in tutto il mondo.



  • Ospite del Sermig di Torino, il presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione, Raffaele Cantone, ha parlato delle problematiche che affliggono la pubblica amministrazione e facilitano il fenomeno della corruzione.
    Scarsa meritocrazia e deresponsabilizzazione vengono individuati come alcuni dei vulnus della P.A. Ne consegue che gli unici a prendere delle decisioni vincolanti sono i soggetti vicini alle associazioni a delinquere e disposti ad eludere la legge per perseguire interessi personali.

    «Non è vero che nella pubblica amministrazione ci sono tutti fannulloni e men che meno che sono tutti corrotti» dice Raffaele Cantone «Il problema vero è che 14112014spesso all’interno delle P.A. le persone perbene sono quelli che hanno meno possibilità di fare, che fanno carriera e sono meno responsabilizzati proprio perché considerati perbene».
    Prendere delle decisioni, all’interno degli enti statali, è diventata ormai un’operazione “rischiosa” per chi è onesto e teme di non rispettare la legge. Gli atti amministrativi comportano delle assunzioni di responsabilità che non tutti sono disposti a prendere.
    La conseguenza è che spesso e volentieri ai vertici della P.A.,  finisce chi, invece, è disposto a “sporcarsi le mani”, con conseguenze devastanti dal punto di vista della corruzione.
    Cantone denuncia proprio il problema della deresponsabilizzazione delle pubbliche amministrazioni, riscontrato dallo stesso presidente dell’Authority anti-corruzione nel corso dei lavori per il Giubileo a Roma.
    «Uno dei problemi principali del nostro Paese è che si fa sempre fatica a capire chi è responsabile di che cosa. Noi in questo periodo ci stiamo occupando del Giubileo. Il problema della città di Roma non è solamente la disonestà, ma quello di non capire con chi parlare, perché, per fare un esempio, nella sola città di Roma ci sono 100 centri di costo, cioè 100 strutture che possono fare gli appalti».
    Le difficoltà di comunicazione non portano solo alla corruzione, ma allungano anche i tempi burocratici disincentivando le imprese dall’investire sui territori.
    Una semplificazione reale della pubblica amministrazione, con l’individuazione chiara dei centri di spesa, appare quindi un’operazione doverosa per la crescita morale ed economica dell’intero Paese.



  • Il Governo Renzi sta portando avanti tanti provvedimenti per la digitalizzazione del paese: la fatturazione elettronica, il 730 precompilato, il piano per l’implementazione della connessione a banda larga ed altre iniziative che vanno verso la strada delle pratiche digitali.
    All’interno della Legge di Stabilità 2016 è presente, però, un articolo, il 29, che disciplina un taglio di 3 miliardi di euro alla spesa informatica della P.A. e della sanità pubblica, che equivale a circa il 50% delle risorse.

    Un provvedimento di questo tipo invita a porci una serie di interrogativi su quali siano le reali intenzioni del Governo in tema di digitale.
    cookie lawI fornitori di materiale Ict alle pubbliche amministrazioni sono costretti da anni ad operare tra mille difficoltà, tra le quali registriamo le gare al massimo ribasso ed i ritardi cronici nei pagamenti da parte delle P.A, che hanno portato la Commissione europea ad avviare una procedura d’infrazione nei confronti del nostro paese.
    Ridurre ulteriormente le già scarse risorse per la digitalizzazione delle amministrazioni significa gettare al vento le belle parole sulla volontà di questo esecutivo di colmare il gap digitale con gli altri paesi.
    L’evoluzione tecnologica viaggia a ritmi sfrenati. Con un approccio di questo tipo è impossibile stare al passo con i cambiamenti delle nuove tecnologie e rendere più efficiente l’intero apparato burocratico.
    La sensazione è che ci sia in atto un taglio quasi indiscriminato delle risorse alla pubblica amministrazione, dettato da necessità di spending review e da un’opinione pubblica stanca degli sperperi e del lassismo di alcuni enti pubblici.
    In questo modo, però, si rischia semplicemente di mortificare un settore vitale per l’economia del nostro Paese, per cui senza un P.A. digitale ed efficiente anche le imprese faticheranno ad investire sui territori e a restare competitivi sul mercato internazionale.



  • L’Oms ha lanciato nei giorni scorsi un allarme che rischia di rivoluzionare le abitudini alimentari degli italiani: wurstel, insaccati e qualsiasi tipo di carne lavorata sono cancerogene.
    Anche le carni rosse non lavorate hanno un’alta probabilità di provocare tumori, se mangiate in grosse quantità.
    Una notizia di questo tipo può provocare danni enormi all’interno settore, addirittura maggiori di quelli causati dall’epidemia della mucca pazza e dal virus aviaria.

    I dati forniti da Assomacellai parlano chiaro: nel giorno successivo all’annuncio dell’Oms, i consumi sono crollati addirittura del 20%. I consumatori hanno riempito i propri carrelli della spesa di carni bianche e pesce, che vanno così a sostituire i prodotti classificati come potenzialmente “cancerogeni”.
    carne rossaRimane comunque un certo scetticismo riguardo all’affidabilità di una simile rilevazione in un periodo di tempo così limitato. Solo tra qualche mese potremo avere dei dati certi riguardo all’impatto dell’allarme lanciato dall’Oms sui consumi degli italiani.
    In generale, c’è una preoccupazione diffusa tra le associazioni di categoria, le quali temono che una notizia di questo tipo possa avere delle conseguenze permanenti sulle abitudini alimentari dei consumatori.
    Virus come la mucca pazza e l’aviaria hanno avuto un impatto temporale circoscritto e limitato al periodo di contaminazione; finito quello, il livello di consumi si è normalizzato.
    La dichiarazione di un’organizzazione mondiale come l’Oms, invece, è ben più preoccupante per chi opera nel settore. Gli organismi di rappresentanza italiani, in questi giorni, stanno evidenziando le diversità nei processi di lavorazione delle carni italiane rispetto a quelle estere.
    La carne italiana è conosciuta in tutto il mondo per la sua qualità, ma questo probabilmente non basterà a frenare il crollo dei consumi.
    L’effetto più probabile è quello di una riduzione del consumo di carne settimanale. Del resto il rapporto Oms invita proprio a questo, ovvero ad una dieta più equilibrata, con un utilizzo delle carni rosse massimo una-due volte settimana.
    Sarebbe inutile alimentare qualsiasi tipo di allarmismo.



  • La società contemporanea ha trasformato gli stili di vita ed i consumi della popolazione mondiale e con essi anche le esigenze dei turisti.
    Non esiste più il turismo strettamente culturale: chi si reca all’estero vuole vivere un’esperienza a 360 gradi, entrare realmente a contatto con le abitudini, le tradizioni ed il sentire della gente del posto.
    Il turismo diventa così un’esperienza esistenziale che ti permette di trasformarti per qualche giorno in un abitante del luogo.

    L’Italia è ancora legata ad una concezione tradizionale del viaggio all’estero, forte di un patrimonio culturale artistico che attrae cittadini da tutto il mondo. Ma il fascino del Colosseo e del David non può più bastare.
    turismo italiaIl turista vuole conoscere a fondo anche il nostro agroalimentare; del resto l’Italia è la patria della dieta mediterranea, della pasta, della pizza e del buon vino, un mondo che anche il visitatore vuole conoscere.
    Ecco allora che il nostro Paese può rappresentare un’esperienza turistica unica. Secondo un’indagine svolta da Gfk per conto della Fondazione Italia Patria della Bellezza, l’85% dei turisti stranieri si dichiara soddisfatto del proprio viaggio in Italia.
    Una percentuale ben più alta rispetto ai livelli di soddisfazione di paesi come la Spagna (43%), la Francia (40%) e la Grecia (38%).
    Insomma l’Italia mantiene quel fascino che ha sempre avuto e lo deve anche e soprattutto ai prodotti dell’agroalimentare.
    L’indice di gradimento aumenta, infatti, in quelle regioni che sanno offrire un tour diverso da quelli classici, facendo conoscere l’autenticità dell’essere italiani, che va dal loro modo di vivere al cibo e alle tradizioni locali.
    Due piccole regioni come Calabria e Basilicata, ad esempio, mostrano il livello di soddisfazione più elevato (68%).

    Un’esperienza turistica di questo tipo si trasforma in un vantaggio enorme in termini di appeal del Made in Italy e di aumento del numero di esportazioni.
    Su un campione di 100 visitatori dichiaratisi molto soddisfati, infatti, 89 dichiarano di essere disposti in futuro a comprare un prodotto italiano, con un predilezione per i prodotti alimentari (64%), seguiti dal vino (60%), dall’abbigliamento (40%) e dagli accessori (37%).
    Il turismo diventa così uno strumento di veicolazione del Made in Italy. Su queste pagine abbiamo più volte ribadito l’esigenza di implementare tour turistici incentrati sull’agroalimentare.
    Internazionalizzazione e valorizzazione del Made in Italy significano anche questo. E se i risultati sono quelli riportati dall’indagine di Gfk, ci rendiamo conto di quanto possa essere enorme il potenziale italiano.



  • Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, ha espresso la posizione del Governo sui temi più scottanti del mercato del lavoro nel corso del videoforum di La Repubblica.
    Poletti ha commentato i provvedimenti inseriti nella Legge di Stabilità, soprattutto quelli sugli esodati ed il part-time. Ma tra gli argomenti affrontati c’è anche quello dell’abolizione della Tasi e della cosiddetta flessibilità in uscita, intervento che in un primo momento sembrava dovesse rientrare nella finanziaria.

    In realtà l’esecutivo ha deciso di prendersi più tempo e di rinviare il tutto al 2016: «Nell’arco del 2016 saremo in grado di fare una proposta sulla flessibilità in polettiuscita dal lavoro. Non siamo stati ancora così bravi da riuscire a risolvere questo problema, che è figlio anche del fatto che la contabilità dello Stato deve avere una copertura nell’anno in cui si realizza».
    Un provvedimento sui prepensionamenti è indispensabile per dare avvio al turnover generazionale. L’esigenze di ringiovanimento della forza lavoro, però, si scontrano con gli obblighi di finanza pubblica imposti da Bruxelles e con un debito pubblico tra i più elevati d’Europa.
    L’inserimento di forme di flessibilità in uscita, unita al mantenimento degli sgravi contributivi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, rappresenterebbe un passo avanti importanti anche le aziende.
    Come ha più volte sottolineato il presidente di Conserve Italia, Maurizio Gardini, è interesse stesso dell’impresa attuare il turnover generazionale per rinnovare le competenze all’interno dell’azienda ed usufruire degli sgravi fiscali.
    Un altro argomento molto discusso riguarda la possibilità di inserire un reddito minimo garantito. Poletti ritiene questo strumento inadatto per ovviare alle difficoltà dei giovani e dei disoccupati di entrare all’interno del mercato del lavoro: «Pensiamo che il problema reale non sia il reddito. Deve stare insieme a una politica di presa in carico di coloro che escono dal lavoro, o che sono in cerca. In questo Paese le cose non si fanno, perché ci vuole troppo tempo. Io credo che invece bisogni iniziare: abbiamo fatto una buona cosa, costruiremo un sistema di presa in carico e attivazione dei cittadini che non è un ‘reddito minimo’, ma comprende una parte di sostegno al reddito».



  • Per il 73% degli intervistati, Expo 2015 si è reso protagonista di code troppo lunghe (2,7 ore di media) e per il 47% il prezzo dei ristoranti è troppo caro.
    Sono alcuni dei risultati del sondaggio svolto da Coldiretti Ixè sull’evento in corso a Milano e arrivato al suo atto conclusivo.
    Soprattutto negli ultimi giorni, le lunghe ore di attesa davanti ai padiglioni hanno caratterizzato l’esposizione universale, senza però frenare l’entusiasmo dei visitatori.

    L’85% degli intervistati, infatti, esprime un giudizio positivo su Expo e tre su quattro credono sia stato un successo di tutta l’Italia. Per il 61% ci saranno delle logo expo 2015ricadute positive per l’immagine del nostro paese, per il 46% avremo dei benefici di carattere economico e per il 42% ci saranno dei miglioramenti nella quantità di export.
    Secondo i visitatori, dunque, Expo ha raggiunto il suo obiettivo di promozione del Made in Italy e delle culture differenti di tutto il mondo. Ogni padiglione, infatti, ha saputo raccontare al meglio la propria storia nazionale, mostrando come il cibo possa essere uno straordinario veicolo culturale.
    Il padiglione in assoluto più apprezzato è stato quello del Giappone (21%), seguito da Cina (9%), Kazakistan (8%), Israele (7%) ed Emirati Arabi Uniti (7%).
    Expo ci lascia, dunque, un’eredità pesante da raccogliere: quella di un paese capace di organizzare al meglio un evento internazionale (aspetto tutt’altro che scontato), nonostante le perplessità e gli scandali giudiziari della vigilia e gli scontri che hanno caratterizzato la giornata di apertura.
    Ma il patrimonio ereditato da Expo è anche tanto altro. Parliamo soprattutto dell’immagine dell’Italia, certamente migliorata agli occhi dei visitatori, e di quella del Made in Italy, il cui appeal rinnovato è testimoniato dagli ultimi dati sulle esportazioni.



  • L’e-commerce è una pratica d’acquisto sempre più diffusa in Italia.
    Una ricerca del Politecnico di Milano mostra come nel 2015 il giro d’affari del commercio online abbia toccato quota 16,6 miliardi di euro, con una crescita rispetto allo scorso anno del 16,6%.
    L’Italia non è ancora ai livelli di colossi come Francia e Gran Bretagna, soprattutto a causa della scarsa forza economica delle Pmi che vedono nell’e-commerce come un canale costoso e dallo scarso rendimento.

    I consumatori, al contrario, sono sempre più maturi e proiettati verso la nuova era dello shopping.
    lavoro italiaSono due, in particolare, le pratiche oggetto di studio: i cosiddetti info-shopping e showrooming.
    Nel primo caso i consumatori si recano nei negozi semplicemente per prendere informazioni sui prodotti, soprattutto sui prezzi degli stessi, per poi confrontarli con quelli presenti online.
    Lo store fisico diventa così solo uno strumento di comparazione per quello che sarà, nella maggior parte dei casi, il canale di vendita scelto, ovvero l’online.
    Lo showrooming è, invece, il procedimento opposto: i consumatori cercano nel negozio il prodotto precedentemente visionato in rete per poi scegliere dove effettuare l’acquisto.
    Abbiamo, dunque, degli acquirenti più informati e disposti ad effettuare ricerche accurate prima di comprare.
    In Italia sono 13 milioni i consumatori che hanno adottato la pratica dello showrooming e 8 milioni quelli che hanno preso informazioni nei negozi prima di acquistare online.

    Per quanto riguarda, invece, gli strumenti d’acquisto, non esiste solamente pc; lo smartphone, ad esempio, rappresenta ormai il 10% del mercato con una crescita nell’ultimo anno pari al +67%.
    Tra i mercati più dinamici troviamo quello del turismo (acquisto di biglietti aerei e prenotazione di alberghi), dei digital devices e del food & beverage. Quest’ultimo, in particolare, vale 377 miliardi di euro e ha fatto aumentare le esportazioni dei prodotti del Made in Italy agroalimentare del 22% nell’ultimo anno.
    Le piccole e medie aziende agricole italiane devono puntare molto su questi canali, sfruttando, ad esempio, le opportunità offerte da Amazon ed eBay: l’internazionalizzazione deve passare, infatti, necessariamente dall’e-commerce.



  • Un incontro per riaffermare il valore della legalità e la funzione sociale della cooperazione, come sancito dalla Costituzione.
    Si è svolto questa mattina, presso il Palazzo della Cooperazione a Roma, il convegno organizzato da Confcooperative dal titolo “La funzione sociale della cooperazione: tra economia e legalità”.
    Hanno partecipato all’incontro il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini, il presidente Anac Raffaele Cantone, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, il sottosegretario all’Economia e alle Finanze Pierpaolo Baretta. 

    Il tema principale è stato il ruolo della cooperazione nell’economia e nell’ordinamento giuridico italiano, alla luce dei recenti scandali giudiziari che hanno Cantone Confcooperativeinteressato alcune realtà cooperative.
    Confcooperative intende riportare al centro dell’attività delle proprie associate il concetto di legalità. Per farlo sta portando avanti, insieme a Legacoop e Agci, una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare contro le false cooperative, per la quale sono state già raggiunte 100.000 sottoscrizioni.
    Ma bisogna fare di più. L’incontro svolto con Cantone, Delrio e Baretta dà avvio ad un dialogo con le istituzioni per cambiare l’attuale sistema normativo, soprattutto in tema di gare d’appalto.
    Dal tavolo di Confcooperative arriva un messaggio chiaro ed univoco: per limitare i fenomeni di corruzione e le turbative d’asta, bisogna eliminare le gare al massimo ribasso che favoriscono le imprese con un costo del lavoro più basso, grazie all’evasione fiscale e al lavoro nero.
    Secondo Delrio le parole chiave della riforma del codice degli appalti dovranno essere “semplicità, trasparenza ed efficacia“, ben consapevole, però, che in Italia “semplificare è la cosa più complicata”. 
    Per il ministro delle Infrastrutture, la cooperazione è “esempio di eroismo collettivo”, rappresenta un modello d’impresa che “include, dà valore alle relazioni, crea sviluppo, riduce disuguaglianze”.

    Non bisogna confondere, dunque, il vulnus e la degenerazione con una pratica virtuosa che, da secoli, agisce per le comunità locali.
    Un punto di vista condiviso dal presidente dell’Autorità nazionale anti corruzione Raffaele Cantone.
    Più volte, in questi mesi, Cantone ha parlato delle cooperative come esempio positivo, degenerato a causa della presenza invasiva della politica nei vertici amministrativi delle coop e per via di un codice degli appalti, che lui stesso definisce un “disastro” e che apre la strada a fenomeni di tipo corruttivo.
    Secondo Cantone la cooperazione è stata “oggetto di un attacco concentrico strumentale” e, al contrario, mantiene ancora oggi una funzione determinante per lo sviluppo economico “guardando al profitto dal lato delle persone”.
    La normativa sugli appalti va certamente riformata, mantenendo, però, alcuni paletti, come la quota del 5% riservata alle coop sociali.
    “Bisogna bonificare e non distruggere la cooperazione” chiosa Cantone. Un messaggio chiaro e forte che deve fungere da stimolo per quelle coop sane che, in questi mesi, sono stato oggetto di discredito e hanno bisogno di valorizzare la loro funzione sociale.



  • È stato presentato, oggi, di fronte alla Camera dei Deputati il rapporto Svimez, che analizza la situazione economica del Mezzogiorno.
    Secondo l’indagine Svimez, nel 2015 il Pil del Sud Italia dovrebbe crescere per la prima volta negli ultimi sette anni.
    La variazione positiva dovrebbe essere ridotta, si parla, infatti, di un +0,1% al cospetto del +1% del Centro Nord. Si tratta, comunque, di un risultato significativo e dall’importante valenza simbolica dopo anni di recessione.

    La crescita del Prodotto Interno Lordo del Mezzogiorno è dovuta principalmente all’aumento dei consumi, anch’esso del +0,1% contro il +0,9% del Centro-Nord.
    svimez 2015Nel 2016 la crescita del Sud sarà ancora più sostenuta: si stima, infatti, che il Pil italiano possa crescere del +1,3%, con al Centro-Nord una variazione positiva del +1,5% e al Sud del +0,7%.
    Il rapporto Svimez riporta anche i dati sul numero di occupati. Nel secondo trimestre del 2015, c’è stata una crescita tendenziale più sostenuta del numero di nuovi addetti al Sud rispetto al Nord.
    Le elaborazioni parlano, infatti, di 120 mila unità in più nel Mezzogiorno (+2,1%) e 60 mila al Centro-Nord (+0,4%). Tutte le regioni meridionali, eccetto la Calabria, vedono in questo periodo un aumento del numero di occupati.
    Per quanto riguarda, infine, il tasso di disoccupazione, quest’ultimo rimane stabile al 20,2% contro il 12,1% nazionale. Si tratta di un dato estremamente preoccupante che colloca il Sud come una delle macro aree europee con il più alto livello di disoccupazione.
    Bisogna, ad ogni modo, essere in grado di interpretare al meglio queste elaborazioni, sostenendo la lieve crescita del Pil meridionale con investimenti in infrastrutture e sgravi fiscali per le piccole e medie imprese.