• L’Alleanza delle Cooperative italiane ha raggiunto un traguardo ambizioso: la campagna di raccolta firme per la legge di iniziativa popolare contro le false cooperative è giunta a quota 100.000 sottoscrizioni.
    Ad annunciarlo è stato il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, nell’introduzione al convegno “La funzione sociale della cooperazione: tra economia e legalità”, al quale parteciperanno tra gli altri il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ed il sottosegretario all’Economia e alle Finanze Pierpaolo Baretta. 

    L’Alleanza ha ampiamente superato l’obiettivo minimo delle 50.000 firme, necessarie per presentare la proposta di legge in Parlamento. Il tema delle false raccolta firme false cooperativecooperative è una questione che non riguarda solo il mondo della cooperazione, ma anche le istituzioni e la società civile.
    Quella condotta da Legacoop, Confcooperative e Agci è una battaglia a favore della legalità, della tradizione cooperativa e del principio della libera concorrenza.
    La corruzione dilagante nella P.A. e nella politica ha permesso a presunti cooperatori di evadere il fisco e di sfruttare lo strumento cooperativo per ottenere affidamenti diretti e vincere gare al massimo ribasso.
    Attraverso questa proposta di legge, l’Alleanza chiede maggiori controlli nei confronti delle coop ed una maggiore collaborazione tra gli organismi intermedi, l’Agenzia delle Entrare, il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministero del Lavoro. Solo attraverso un’azione di coordinamento è possibile individuare quelle imprese che non versano i contributi e si limitano a sfruttare i vantaggi della forma giuridica cooperativa senza apportare benefici alle comunità locali.
    La proposta di legge sancisce, inoltre, l’espulsione delle cooperative che non si sottopongono periodicamente ai controlli, soprattutto quelle operanti nei settori definiti ad alto rischio, come quello delle costruzioni.



  • Che importanza ha la variabile ambientale nella produzione di beni e servizi delle imprese italiane?
    La prima relazione in Italia sulla green economy, elaborata dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, evidenzia come nel nostro paese esista un’attenzione maggiore verso le tematiche ambientali da parte delle realtà aziendali.

    Secondo questa indagine, il 42% delle imprese italiane sta orientando la proprio produzione verso un minore impatto ambientale, riducendo, ad esempio, l’emissione di sostanze tossiche.
    Per la precisione il 27,5% delle aziende italiane viene definito “core green“, ovvero sono nate mettendo i valori ecologici al centro della propria attività. La maggior parte delle imprese “core green” si trova nel campo dell’agricoltura (40,6%), seguite dall’edilizia (38,8%) e dall’industria (35,4%).
    Il 14,5% delle imprese italiane, invece, è “go green“. Con questa dizione si intendono le realtà aziendali che nel corso del tempo hanno fornito una maggiore attenzione verso le tematiche ambientali. In questa categoria, la percentuale più alta è rappresentata dall’industria (25,8%), seguita dal commercio (16,7%), agricoltura (15,5%) ed edilizia (12,6%).
    C’è, dunque, in generale una maggiore sensibilità verso i temi ambientali, un’attenzione che sembra essere più forte tra i cittadini, le imprese ed il Terzo Settore rispetto alle istituzioni, dove ambiente e risparmio energetico hanno ancora un ruolo marginale.
    L’esempio migliore della relativa centralità dell’ambiente è dato dalla scarsa programmazione sugli incentivi per le fonti rinnovabili. Ogni anno assistiamo a continui ripensamenti che sconsigliano gli imprenditori dall’investire in questo settore.
    Non è un caso che nel 2014, gli investimenti in fonti rinnovabili si siano ridotti del 71% per effetto della disposizione che ha sancito il taglio retroattivo degli incentivi. Gli ambiti che hanno subito i maggiori contraccolpi sono stati quelli del fotovoltaico e dell’eolico.
    Solo effettuando una programmazione reale in tema di produzione a basso impatto ambientale, l’Italia potrà diventare all’avanguardia nel campo della green economy, senza affidarsi solamente all’iniziativa di pochi imprenditori e cooperatori innovativi.



  • Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha diramato un avviso pubblico per la costruzione di un prototipo di app che valorizzi i dati di Garanzia Giovani e faciliti l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
    Il bando è rivolto a tutti i giovani di età compresa tra i 15 ed i 19 anni che sono iscritti al programma Garanzia Giovani e sono stati presi in carico dai centri per l’impiego o dai soggetti privati accreditati.

    I candidati potranno partecipare ad un Hackaton, un contest della durata di nove ore nel corso del quale saranno chiamati a predisporre un prototipo di garanzia giovaniapplicazione su Garanzia Giovani per consentire a chi ha partecipato al programma di ricevere notizie su eventuali posizioni aperte anche dopo la fine del tirocinio svolto.
    La gara si svolgerà il 4 dicembre dalle ore 9:30 alle 19:30 nei cinquanta centri (acceleratori certificati, università o centri di ricerca) che si saranno candidati per ospitare in via gratuita il contest.
    Possono partecipare giovani, sia in forma individuale che in gruppo, costituito da un minimo di due persone fino ad un massimo di cinque persone. Le candidature devono essere inviate entro le ore 13:00 del 25/11/2015.
    Il prototipo di App deve possedere i seguenti requisiti:

    • Accedere a Curriculum e Vacancies nell’ambito di Garanzia Giovani;
    • Ricavare informazioni geolocalizzate e visualizzate su mappa in relazione alla vicinanza di un determinato luogo indicato dall’utente;
    • Profilazione completa dell’utente in relazione alla propria domanda/offerta lavorativa, al fine di ricevere notifiche push come alert di segnalazioni di apertura di nuove posizioni lavorative sulle tematiche di interesse dell’utente stesso;
    • UX/UI: progettazione di User Interface/User Experience;
    • Utilizzo di framework standard per mobile (che permettono di costruire le singole build per le varie piattaforme);
    • Possibilità di integrazione con altre piattaforme: interazione con i social network e sistemi di messaggistica interna, abilitazione a plug in di video chat;
    • Percorso di Gamification per gli utenti che attraverso specifici quiz li porti a visualizzare i profili e le vacancies più indicati rispetto all’oggetto della propria ricerca.

    Il vincitore riceverà un finanziamento di 10.000 euro per sviluppare l’applicazione nei 45 giorni successivi alla proclamazione del vincitore.
    Per ulteriori informazioni, potete consultare il sito www.garanziahack.it .



  • Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha diramato un comunicato nel quale specifica tutte le misure intraprese dal Governo Renzi per combattere l’evasione fiscale.
    Negli ultimi giorni è diventata sempre più aspra la polemica sull’argomento, in seguito alla decisione dell’esecutivo di innalzare il limite di utilizzo del contante da 1.000 a 3.000 euro.
    Una norma che ha scatenato il parere contrario della minoranza Pd e delle opposizioni, che ritengono tale innalzamento uno strumento in mano agli evasori per limitare la tracciabilità delle operazioni.

    Il Governo ha elencato tutte le misure intraprese in questi mesi per combattere il fenomeno dell’evasione fiscale. Il comune denominatore di questi interventi è rappresentato dalla digitalizzazione e da un rapporto di collaborazione tra fisco e contribuenti.
    27102014In questo senso agisce, ad esempio, la dichiarazione dei redditi precompilata rivolta a tutti i lavoratori dipendenti e pensionati (una platea di circa 20 milioni di persone). Attraverso la trasmissione digitale dei 730 è stato possibile individuare chi non ha presentato la dichiarazione ed inviare loro delle lettere di segnalazione.
    Sono state inviate oltre 500.000 comunicazioni ai contribuenti, i quali potranno sanare la propria situazione con una multa di lieve entità, prima che inizi un procedimento a loro carico.
    L’intento del Governo è distinguere le situazioni inadempienti perpetuate in buona fede da quelle che rappresentano veri e propri casi di evasione.

    L’esecutivo, inoltre, ha adottato un provvedimento che consente ai contribuenti di sanare situazioni di evasione, con particolare riferimento alla presenza di capitali all’estero non dichiarati.
    Si tratta della cosiddetta “voluntary disclosure” attraverso la quale il contribuente che detiene capitali all’estero può collaborare con il fisco, pagando le imposte evase e riducendo così la sanzione che deriverebbe da un reato di questo tipo.
    Un’altra misura rilevante è la fatturazione elettronica, che oltre a semplificare l’attività amministrativa delle P.A., permette di avere visibilità su tutto quanto è fatturato in termini di fornitura alle diverse articolazioni dello Stato.
    Il Governo ricorda, infine, gli otto accordi  bilaterali, stipulati con paesi come Svizzera e Liechtenstein, per combattere l’evasione fiscale e lo spostamento di capitali fuori dai confini italiani.



  • Sono migliaia gli utenti che ricevono sul proprio cellulare abbonamenti a pagamento non richiesti.
    Alcune volte basta un semplice click errato per abbonarsi a servizi di gossip, ricevere suonere e giochi, tutti rigorosamente a pagamento.
    Sono stati stimati danni economici per decine di migliaia di euro, inconvenienti cui gli operatori telefonici per anni non hanno posto rimedio.

    Poi sono arrivate le multe salatissime dell’Anti-trust per un totale di 5,1 milioni di euro e così i quattro operatori telefonici sono stati costretti a correre ai ripari.
    Sono diversi gli strumenti inseriti da Vodafone, Tim, Wind e 3 Italia per aiutare i propri utenti di fronte a simili truffe.
    Quello più utilizzato è il cosiddetto doppio click: prima di abbonarsi a qualsiasi tipo di servizio a pagamento sarà necessaria una doppia azione sul cellulare, che permetta, eventualmente, di leggere le condizioni dell’abbonamento prima di sottoscriverlo.
    In questo modo si limita la possibilità che un errore e una disattenzione dell’utente utenti possa costargli un abbonamento indesiderato.
    Il doppio click è stato adottato prima di tutti da 3 Italia (1 ottobre), poi seguita a ruota da Vodafone (15 ottobre), Tim e Wind (26 ottobre).
    Per quanto riguarda i rimborsi delle spese sostenute, fino a poco tempo fa gli operatori non effettuavano alcuna restituzione del credito sottratto.
    Le multe dell’Anti-trust, però, hanno portato le compagnie telefoniche ad agire diversamente anche da questo punto di vista. D’ora in avanti gli utenti Vodafone e Wind, ad esempio, potranno richiedere il rimborso degli addebiti dei precedenti 90 giorni, mentre Tim e 3 Italia fissano il termine rispettivamente in 12 giorni e 7 giorni.
    Vodafone, in questi giorni, ha lanciato una campagna di comunicazione su questo tema, utilizzando anche degli spot televisivi. Tra le misure adottate dalla Vodafone, c’è anche il blocco completo dei servizi a pagamento che annulla di fatto la possibilità di incorrere in questi spiacevoli inconvenienti.



  • L’Irac (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), parte integrante dell’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità), ha redatto un rapporto sul grado di pericolosità delle carni lavorate per la salute umana.
    L’Oms ha inserito alimenti come wurstel, salsicce, salumi e altri genere di insaccati nel cosiddetto gruppo 1, ovvero l’elenco delle sostanze con il più alto livello di pericolosità per la contrazione di tumori, nel quale troviamo anche il fumo e l’amianto.

    La carni rosse (maiale, manzo, vitello, agnello, pecora, cavalli e capre), invece, sono state messe nel gruppo 2A, che comprende le sostanze “probabilmente” cancerogene.
    salumi cancerogeniLa ricerca raccoglie oltre 800 studi realizzati sul tema e ribadisce che è necessario un uso moderato di questi alimenti. Non esiste una correlazione diretta tra questi prodotti e tumori come quello all’intestino, al pancreas e alla prostata, è invece la quantità di carne mangiata ad aumentare i rischi di contrazione.
    Gli specialisti consigliano di mangiare carni rosse massimo 1-2 volte a settimana per limitare le possibilità di essere afflitti dal cancro. Sarà difficile cambiare le abitudini di molti italiani, se pensiamo che in un’indagine dell’Aiom del 2010 è emerso che il 9% degli italiani mangia carne rossa ed insaccati tutti i giorni e che il 56% lo fa tre-quattro volte a settimana.
    Le ricerche recenti sulla presenza di conservanti e prodotti in combustione nelle carni lavorate hanno contribuito a sensibilizzare i consumatori su queste tematiche, rendendoli meglio informati e facendoli avvicinare alla dieta mediterranea.
    L’Italia si trova al quinto posto nella speciale classifica dei consumatori di carne. Al primo posto ci sono gli Stati Uniti (70% della popolazione), seguiti da Australia (60%), Francia (55%) e Germania (50%).



  • L’Italia è il primo esportatore al mondo nel mercato del food & beverage, con particolare riferimento ai settori del vino, formaggi, salumi, pasta, olio, dolci e caffè.
    Se sommiamo i dati delle vendite dei comparti appena citati nell’anno 2014, l’Italia si conferma la regina dell’agroalimentare.
    E c’è da credere che queste cifre possano ancora migliorare, se consideriamo l’effetto trainante che potrebbe svolgere Expo sull’appeal del Made in Italy all’estero.

    Nell’ultimo anno il ritmo di crescita dell’Italia è stato nettamente superiore alla media europea, con un aumento del volume delle vendite del +3,24% contro il +1,96% europeo.
    contraffazione parmigianoSi tratta, dunque, di un periodo positivo per l’agroalimentare italiano e per le esportazioni all’estero, ma l’Italia può fare molto meglio.
    Le PMI nostrane sono ancora poco votate all’internazionalizzazione: la cultura del nanismo aziendale  restringe la loro quota di mercato.
    Questo ha, inevitabilmente, effetti negativi anche sull’export. Se da una parte, infatti, il nostro Paese è primo a livello aggregato come quantità di beni venduti, dall’altra raramente è al vertice nei singoli settori.
    Stupisce, ad esempio, che nel comparto dei prodotti lattiero caseari l’Italia sia dietro alla Germania. Quest’ultima, infatti, ha incassato per la vendita dei suoi formaggi 5,1 miliardi di dollari occupando il 15,7% del mercato; l’Italia ha guadagnato 2,8 miliardi e occupa l’8,7% del mercato.
    La Germania non è certo conosciuta per la qualità dei suoi formaggi, ma evidentemente la competitività sui prezzi più bassi ed una maggiore vocazione internazionale, dettata da corposi investimenti, ha portato il paese teutonico ad essere in vetta in questa speciale graduatoria.

    L’Italia si trova dietro la Germania anche per quanto riguarda la vendita di salumi; in questo comparto la Germania è il primo esportatore al mondo con 2,3 miliardi di dollari incassati.
    Nell’ultimo anno, però, l’Italia è cresciuta a ritmi importanti (+7%) che fanno pensare ad una graduale riduzione del gap.
    Ci sono, poi, altri settori come quelli del vino e dell’olio, dove Francia e Spagna la fanno da padrone. I recenti dati sulla quantità di vino prodotto, però, che rendono l’Italia il produttore vitivinicolo al mondo, fanno pensare ad un importante aumento delle vendite all’estero.
    Difficile, inoltre, ripetere il disastroso 2014 per il settore olivicolo, quando il virus Xylella e la mosca olearia hanno provocato gravi danni ai nostri raccolti riducendo inevitabilmente anche la quota di esportazioni.
    Ci sono, dunque, ulteriori margini di crescita, dovuti a tendenze di medio periodo in singoli comparti e all’effetto trainante di Expo. A quel punto l’esempio della pasta, settore nel quale l’Italia detiene il 50% del mercato, potrà diventare un punto di riferimento reale per tutti gli altri comparti chiave del food & beverage. 
     



  • Quello delle startup innovative è un ecosistema in continua evoluzione, anche nel nostro Paese.
    L’Italia registra ancora un ritardo importante in termini di innovazione e digitalizzazione rispetto a paesi quali la Germania e la Francia, ma anche nei confronti della Spagna, per certi aspetti davanti all’Italia in termini di economia digitale.

    I numeri degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e di Italia StartUp ci mostrano, però, un quadro evolutivo interessante che evidenzia un parziale cambiamento dei modelli di finanziamento e dei miglioramenti in termini di fatturato, numero di addetti e nuove imprese innovative.
    start upBalza all’occhio soprattutto il dato sui finanziamenti ricevuti dalle startup: nel 2014 e nel 2015 c’è stata una crescita degli investitori non istituzionali del +32%, passando da 57 a 75 milioni di euro.
    Diminuisce, invece, la quota di risorse destinata dagli attori istituzionali (-8%) per effetto della chiusura di alcuni fondi.
    È presto, ancora, per parlare di cambiamenti rilevanti nei modelli di investimento, in un’Italia che è sempre stata legata all’intervento pubblico nell’impresa, sia essa innovativa o meno, tant’è vero che è atteso per i prossimi anni un aumento della quota di finanziamenti istituzionali per via dell’apertura di nuovi fondi.
    La Francia e la Germania, per fare un esempio, fanno registrare investimenti in startup dieci volte superiori a quelli dell’Italia; sarà necessario, dunque, un deciso cambio di rotta che riesca sfruttare il dato emerso negli ultimi due anni.
    Maggiori investimenti privati nelle startup innovative contribuirebbero, infatti, a creare un vero e proprio “sistema Italia” in tema di innovazione, paragonabile a quello degli altri paesi europei.

    Passando, invece, ai dati sul fatturato ed il numero di impiegati, secondo l’indagine di Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano ed Italia StartUp, il fatturato medio è cresciuto del 35% nel periodo 2012-2014, passando da 558.000 euro nel 2012 a 756.000 nel 2014, con un numero medio di addetti salito da 4 a 6.
    C’è, dunque, un incremento costante sia del giro d’affari che degli impiegati nelle startup italiane, testimoniato anche dai dati del Registro delle Imprese sul numero di nuove startup innovative nel mese di settembre 2015.
    Sono in tutto 4.569 le imprese innovative iscritte nel Registro, in aumento del +75% rispetto al 2014. Circa tre quarti di esse sono attive nel campo dei servizi, mentre il 18% opera nell’industria ed il 4% nel commercio.
    La regione più innovativa è ancora una volta la Lombardia, con Milano che è il fulcro dell’innovazione del nostro Paese. Come macro-area, bene anche il Nord-Est, soprattutto l’Emilia Romagna, ed il Mezzogiorno che fa registrare dati simili a quelli del Nord-Est.
    Per quanto riguarda, infine, i profili dei fondatori delle startup, l’Italia può vantare, insieme alla Francia, la più alta percentuale di co-founder laureati.
    Il 93%, infatti, ha ottenuto almeno una laurea triennale ed il 55% ha svolto studi di tipo scientifico-tecnologici.



  • Un disegno di legge collegato alla Legge di Stabilità regolamenterà il cosiddetto lavoro agile, ovvero l’insieme delle prestazioni lavorative svolte dai lavoratori dipendenti, e non da partite Iva, fuori dai locali aziendali.
    Nella maggior parte dei casi l’attività viene svolta da casa per coniugare i tempi di vita e di lavoro degli addetti. Sono sempre più le imprese che utilizzano questo strumento, una realtà di fatto che finalmente trova un fondamento giuridico approfondito e che verrà ulteriormente disciplinata dagli accordi collettivi.

    La legge contiene 9 articoli che regolamentano diritti, retribuzione, privacy ed infortuni equiparando in questo modo il lavoro agile a quello svolto nei locali disoccupazione italiaaziendali.
    L’articolo 1 stabilisce l’obiettivo della prestazione che deve essere quello di aumentare la produttività, conciliando i tempi di vita e di lavoro dei dipendenti.
    Vengono, inoltre, stabiliti i requisiti minimi perché si possa parlare di lavoro agile, ovvero l’esecuzione della prestazione fuori dall’azienda (anche solo una volta a settimana), l’utilizzo di strumenti tecnologici per svolgere l’attività lavorativa e l’assenza di una postazione fissa.
    Spetterà comunque alle parti regolamentare la durata ed il tipo di contratto e le modalità di utilizzo dei digital devices.
    Per quanto riguarda la retribuzione, invece, non può essere inferiore a quella percepita da chi lavora in azienda. La legge regolamenta anche la sicurezza e gli infortuni sul lavoro, oltre all’aspetto dei controlli che dovranno seguire lo schema stabilito dagli accordi individuali.
    La regolamentazione del lavoro da casa si tratta sicuramente di un passo importante in tema di digitalizzazione e semplificazione del lavoro, aprendo nuove opportunità di flessibilità e di abbattimento dei costi per le piccole e medie imprese.

     



  • La cooperazione è uno dei più grandi strumenti di innovazione. Negli ultimi anni tanti under 35 hanno guardato alle cooperative come strumento giuridico per realizzare la loro idea d’impresa.
    Del resto, una società sempre più proiettata verso i modelli di sharing economy non può che incanalare gli innovatori verso questa direzione.

    Se ne discuterà l’8 novembre, alle 17:30, all’interno dell’evento Xoff, Conversazioni sul futuro. Il futuro non può prescindere dai tempi dell’innovazione e start up cooperativedell’economia collaborativa; di qui l’idea di svolgere il convegno dal titolo “Startup, makers e coworking: la rivoluzione cooperativa”.
    Sarà un incontro interessante per analizzare i recenti sviluppi del mondo dell’innovazione, dove startup, makers e coworkers condividono con i cooperatori valori, idee e progetti.
    Fanno della collaborazione il loro metodo di lavoro e dell’innovazione sociale il fine ultimo della loro attività.
    Nasce, dunque, un connubio perfetto, in grado di interpretare le trasformazioni della realtà e di soddisfare le esigenze delle comunità locali.
    Interverranno al convegno Carmelo Rollo (Vicepresidente nazionale Legacoop), Antonio Bonucci (COOP Estense), Annamaria Ricci (Coopstartup, progetto nazionale per startup cooperative), Raffaele Giancipoli(How/Art, impresa open source), Daniela Sacco (L’alveare, il coworking delle mamme di Roma), Annibale D’Elia (Dirigente politiche giovanili Regione Puglia). Modera Matteo Serra (Pazlab).
    La strada dell’innovazione sociale è stata intrapresa in maniera decisa e convinta dal mondo delle cooperative. Più volte in questa sede abbiamo parlato di progetti come Coopstartup e CoopUp, veri e propri laboratori per imprese innovative e punto di riferimento per giovani coworkers.
    Il futuro dell’innovazione, in via definitiva, passa anche e soprattutto attraverso la cooperazione.



  • Maurizio Gardini è stato confermato presidente del gruppo cooperativo Conserve Italia, tra i leader nazionali ed europei nel mercato della trasformazione ortofrutticola, grazie al voto all’unanimità dell’assemblea dei soci.
    L’azienda, che può vantare tra i propri brand storici Cirio, Valfrutta, Yoga, Derby blue, ha fatto registrare nel 2014/2015 un bilancio da record con un fatturato aggregato di 1.012 milioni di euro.
    Merito dell’ottimo lavoro svolto dal presidente Gardini e delle strategie oculate dell’impresa, volte ad aumentare il livello di internazionalizzazione.

    Il 40% del fatturato, infatti, si sviluppa sui mercati esteri. Conserve Italia è riuscita a sopperire alla crisi dei consumi, che ha caratterizzato l’Italia, cercando di accedere a nuovi mercati, specie oltreoceano.
    Maurizio_Gardini (2)In questi mesi, il gruppo cooperativo ha stretto numerosi accordi di collaborazione, che gli ha consentito di aumentare il livello di vendite all’estero e di tornare ad intravedere il segno +. Va registrata, infatti, la crescita del fatturato net-net (+3,2%), grazie all’incremento delle vendite nel canale retail (+2,3%), alla buona tenuta del canale horeca e al forte incremento sui mercati esteri (+10%).
    Risultati positivi, che sono stati accolti con grande soddisfazione dallo stesso Gardini: «Siamo orgogliosi di presentare oggi ai soci il miglior bilancio della storia – ha dichiarato il presidente di Conserve Italia nel suo intervento all’Assemblea – È stato un anno estremamente positivo, suggellato da un lusinghiero segno più nelle vendite, che assume ancora più valore se si considera il contesto di generale contrazione dei consumi. Grazie al fatturato in crescita, abbiamo potuto incrementare gli investimenti di marketing, con un ritorno in grande stile alla comunicazione pubblicitaria sia per il pomodoro Cirio, con uno spot firmato dal regista Ferzan Özpetek, sia con i nuovi succhi Triangolini Valfrutta. Non sorprende più invece la crescita a due cifre delle vendite all’estero, che fa leva soprattutto sulla notorietà e la forza commerciale del brand Cirio, in virtù di importanti accordi distributivi siglati in mercati come Regno Unito, Germania, Usa e Giappone». 



  • È in programma dal 21 al 24 ottobre, Labor 2015, il primo festival del lavoro della città di Cosenza.
    Nel corso della settimana sono stati organizzati convegni ed iniziative che riguardano il mondo del lavoro calabrese: dal turismo alle banche, passando per l’alternanza scuola-lavoro, la ricerca, la formazione e l’agricoltura.

    Nella giornata odierna è stato affrontato proprio il tema dell’agricoltura e dell’artigianato, due attività tradizionali e di primo rilievo per una regione come la Calabria, strettamente legata alla terra e alle arti manuali.
    laborIl convegno dal titolo “Agricoltura e artigianato: nuovo-vecchio modo di produrre lavoro” ha mostrato quali sono i problemi e le esigenze del settore primario in Calabria, mettendo in evidenza pure le eccellenze del contesto calabrese.
    Anche il mondo della cooperazione è stato protagonista dell’evento. La platea dei relatori ha visto, infatti, la presenza del presidente di Confcooperative Calabria, Camillo Nola.

    Il vertice della centrale di rappresentanza delle coop calabresi ha parlato delle sfide che attendono il mondo dell’agricoltura, con particolare riferimento al problema della scarsità delle risorse, che diventa sempre più insistente e che si acuirà nel 2050, quando il continuo inurbamento porterà la popolazione mondiale ad essere distribuita in prevalenza nei centri urbani.
    Il 70%, infatti, risiederà nelle città, mentre solo il restante 30% vivrà nelle campagne, invertendo totalmente la distribuzione demografica post Seconda Guerra Mondiale.
    Anche la Calabria sarà chiamata a dare risposte a questi interrogativi, attraverso una politica regionale che metta al centro l’agricoltura, restituendo dignità e valore ad un settore sempre più sottovalutato negli ultimi anni: «Un vizio nazionale – ha commentato Nola – è di avere una percezione folkloristica dell’agricoltura, come “orto di casa”, quando, invece, è una cosa seria»
    Dalla valutazione dell’agricoltura, come priorità e risorsa strategica fondamentale per l’economia nazionale, passa il futuro di centinaia di aziende agricole calabresi, in difficoltà a causa degli effetti perversi della recessione.
    Un passaggio, in particolare, dell’intervento di Camillo Nola racconta al meglio l’entità dello stato di crisi dell’agricoltura: «L’accesso al credito in Calabria è praticamente inesistente: una nota banca è passata in cinque anni da 4 miliardi di raccolta ed il 60% di impieghi al 3,8 di raccolta ed il 25% di impieghi. Le banche hanno chiuso con la Calabria e senza l’alimentazione del denaro non si riesce a fare nulla»

    Le imprese agricole devono affrontare, dunque, vecchi problemi legati all’accesso al credito, che i finanziamenti a pioggia ricevuti dallo Stato non possono certamente ovviare.
    La Calabria e l’Italia hanno la necessità di diventare un contesto favorevole per gli investitori; questo è possibile solo attraverso una burocrazia più efficiente ed il superamento della cultura del nanismo aziendale.
    L’aggregazione e la capacità di cooperare e fare rete si sono dimostrate scelte strategiche vincenti per ha deciso di intraprenderle. Aumentare le dimensioni ha consentito, infatti, a molte realtà di creare un brand locale e nazionale appetibile sui mercati esteri, dove il Made in Italy ed il Made in Calabria rappresentano ancora un valore aggiunto.