• Innovazione ed agroalimentare sono due mondi sempre più legati tra di loro.
    Sono tante le startup, anche in Italia, che hanno deciso di applicare le nuove tecnologie all’agricoltura. Un processo reso ancora più facile dall’innata passione dei giovani verso la tecnologia e la crescita di interesse delle nuove generazioni verso il mondo rurale.

    L’attenzione delle startup italiane, però, è rivolta principalmente all’ultima fase del processo produttivo, quella dell’accesso al consumatore.
    Gli acquirenti possono disporre di un’infinita di applicazioni e altri strumenti innovativi per acquistare i prodotti e consumarli in maniera più sicura.
    food techC’è, invece, un minore interesse ad investire nei processi produttivi. Recentemente, in questa sede, abbiamo affrontato la questione dei big data ed agricoltura.
    L’applicazione di informazioni, ricavate da strumenti di alta tecnologia (droni, sensori), al mondo dell’agricoltura è pressoché inesistente in Italia, ma in costante crescita negli Stati Uniti, dove i metodi di indagine analitica sono la frontiera emergente.
    Da questo punto di vista, il nostro paese mostra un deficit culturale, oltre ad un’importante carenza di risorse, che gli impedisce di investire in tecnologie di questo tipo.
    Ma i big data sono solo una delle tante opportunità fornite dal food-tech. C’è la possibilità, infatti, di applicare software, hardware o sensori al processo produttivo, rendendolo più efficiente e rendendo i prodotti stessi più sicuri e salutari.
    Un processo di questo tipo diventerà col passare del tempo irrinunciabile per le aziende agricole, chiamate a rapportarsi con consumatori sempre più esigenti e bramosi di prodotti di alta qualità.
    Come evidenziato dall’indagine Nielsen, il consumatore è disposto anche a pagare di più, pur di avere un prodotto sostenibile e salutare.
    Investire, ad esempio, in sensori in grado di prevenire le piogge torrenziali o il caldo torrido rischia di essere un’esigenza impellente e non solo una scelta di tipo innovativo.
    La tendenza, dunque, vede il food-tech abbracciare l’intera filiera, non solo la fase conclusiva, e migliorare così la qualità del prodotto finale.



  • Martedì 27 ottobre, alle ore 10:30, presso il Palazzo della Cooperazione a Roma, si terrà l’incontro dal titolo “La funzione sociale della cooperazione: tra economia e legalità”, organizzato da Confcooperative.
    Sarà un momento di confronto sul ruolo della cooperazione nel contesto economico italiano, alla luce dei recenti scandali che rischiano di mettere in discussione la funzione sociale attribuitale dalla Costituzione.

    Parteciperanno ai lavori il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, il presidente dell’Autorità nazionale anti corruzione, Raffaele Cantone, il costituzione-italiana1Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Pier Paolo Baretta e Riccardo Fuzio, magistrato presso la Procura generale della Corte Suprema di Cassazione. Coordinerà i lavori Marco Tarquinio, direttore dell’Avvenire.
    L’articolo 45 della Costituzione riconosce “la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata” . Ritornare ai principi fondativi della carta costituzionale è un’operazione fondamentale in un periodo storico in cui molte cooperative sono uscite dal circuito dalla legalità, agendo come vere e proprie imprese di tipo capitalistico e quindi perseguendo fini di lucro.
    La cooperazione nasce, al contrario, all’interno della società e si sviluppa per soddisfare i bisogni delle comunità locali: è, a tutti gli effetti, un fenomeno spontaneo di auto-organizzazione dei cittadini che la Costituzione si è limitata a riconoscere e tutelare.
    La tavola rotonda organizzata da Confcooperative mira a stimolare un dibattito propositivo con le istituzioni a due giorni dalla presentazione alla Camera dei Deputati della legge di iniziativa popolare contro le false cooperative, prevista per giovedì 29 ottobre.



  • Le cooperative di comunità possono essere il futuro del mondo cooperativo e delle piccole realtà locali.
    Su questo punto sono concordi i relatori del seminario “Cooperazione di comunità e identità cooperativa” organizzato dalla Federazione Trentina della Cooperazione.
    Tra gli ospiti c’era anche Mauro Lusetti, presidente di Legacoop, e Carlo Borzaga, presidente di Euricse.

    Le cooperative di comunità sono una forma d’impresa relativamente nuova, sviluppatasi soprattutto nei piccoli borghi dell’Appennino, dove comuni cittadini marinaleda  disoccupazionehanno deciso di mettersi insieme per offrire determinati servizi agli abitanti del luogo.
    La valorizzazione del patrimonio paesaggistico e culturale del territorio è uno dei principali obiettivi delle cooperative di comunità, le quali si occupano anche della gestione dei beni comuni e di servizi di natura turistica.
    Interpretano, in via definitiva, i bisogni delle comunità locali laddove lo Stato non riesce ad intervenire e mostra i suoi limiti.
    Secondo Carlo Borzaga, le cooperative di comunità sono una forma di auto-organizzazione della società e di democrazia economica che va sostenuta ed il primo tutore deve essere proprio il mondo della cooperazione: «Occorre che il movimento cooperativo si faccia carico di una proposta per sostenere queste nuove forme imprenditoriali».
    Un punto di vista condiviso dal presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, il quale vede in questo modello d’impresa un attore sociale da affiancare allo Stato, senza, dunque, sostituirlo nell’esercizio delle sue funzioni essenziali: «L’importante è che risponda ai bisogni che emergono dalle comunità e non ai problemi di riorganizzazione dello Stato o degli enti locali».



  • Nella giornata di ieri il Senato ha approvato un disegno di legge per la tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria ed alimentare.
    Il provvedimento prevede anche lo stanziamento di 500.000 euro l’anno per il Fondo per gli agricoltori ed allevatori cosìddetti “custodi” delle biodiversità.
    Il dispositivo definisce questi ultimi come coloro che si impegnano nella conservazione delle risorse genetiche e animali locali e soggette a rischio di estinzione o di erosione genetica.

    Viene istituita una vera e propria anagrafe delle biodiversità, all’interno della quale verranno iscritte tutte le varietà genetiche a rischio estinzione. Spetterà alla biodiversitàRete nazionale, costituita da istituzionali regionali e nazionali e da produttori agricoli, tutelare e valorizzare queste risorse, incentivando la loro reintroduzione nelle coltivazioni.
    Le azioni di tutela saranno finanziate dal Fondo per le biodiversità, che provvederà anche ad indennizzare gli agricoltori che subiranno contaminazioni e danni da parte degli organismi geneticamente modificati.
    Il decreto legge tornerà, adesso, alla Camera, ma appare scontata una sua approvazione definitiva, considerando l’ampia maggioranza con la quale è stato votato ieri.
    Si tratta certamente di un passo importante su un tema troppo spesso sottovalutato. La tutela del patrimonio agricolo è sempre stata una priorità per il mondo della cooperazione agricola.
    La nuova normativa inserisce i cooperatori in una Rete nazionale che protegge chi si impegna nella conservazione dei geni a rischio estinzione ed assicura loro uno spazio di manovra maggiore nella vendita dei prodotti, oltre a tutelarli di fronte ad eventuali danni economici.



  • Qual è la situazione dell’università italiana in termini di tasse pagate dagli studenti e di borse di studio ricevute?
    Il rapporto di Eurydice svela uno scenario quasi mortificante per i ragazzi italiani, costretti a versare rette sopra la media europea al cospetto di un numero di borse di studio nettamente inferiore rispetto agli altri paesi del Vecchio Continente.

    L’Italia si trova addirittura al terzo posto nella classifica dei paesi con la tassazione universitaria più alta. Al primo posto c’è l’Inghilterra, dove si va da un minimo di 5.429 euro ad un massimo 12.755 euro.
    Al secondo posto troviamo i Paesi Bassi, mentre in Italia la media è di 1.220 euro l’anno, con un minimo di classe-banchi195/199 euro ed un massimo di 2.065 euro.
    Con il passare degli anni, le tasse pagate dagli studenti sono diventate una delle maggiori fonti di finanziamenti dell’intero sistema universitario: nel 2014, infatti, l’università italiana ha versato allo Stato 1,5 miliardi di euro che corrispondono al 24% degli stanziamenti statali verso il mondo accademico.
    Se effettuiamo un confronto con due vicini di casa, come Francia e Germania, notiamo l’enorme differenza sia in termini di tassazione che di coperture degli esoneri contributivi e delle borse di studio.
    In Germania il livello medio delle rette accademiche è di 50 euro; in Francia, invece, la tassazione media è di 184 euro per il primo ciclo e di 256 euro per il secondo.
    Siamo ben lontani, dunque, dagli importi italiani che scollinano i mille euro.

    Un sistema universitario pubblico così esigente dovrebbe garantire, quanto meno, delle agevolazioni per chi possiede un reddito basso e per chi detiene particolari meriti accademici.
    In Inghilterra, ad esempio, dove la tassazione è molto elevata, il 68% di coloro che hanno richiesto una borsa di studio sono riusciti ad ottenerla.
    In Italia accade, al contrario, che solo l’8% degli studenti benefici di una borsa di studio e solo il 12% riceva un esonero completo sulle tasse (in Francia è il 35%).
    Il valore delle borse di studio nel nostro paese va dai 1.925 ai 5.108 euro, quando in Germania 5.300 euro è solo il valore medio dei contributi forniti agli studenti.
    Del resto basterebbe guardare un dato per avere un’idea completa sulla situazione del sistema accademico pubblico italiano: nel 2014 sono stati stanziati 490 milioni di euro per le borse di studio, al cospetto dei due miliardi investiti da Francia e Germania.
    L’Italia è alle prese con un processo di revisione della spesa, che ha portato i diversi governi succedutisi in questi anni a tagliare fondi al mondo accademico. Un simile divario, però, non è sostenibile.
    Cultura, innovazione e ricerca sono alla base dello sviluppo dell’economia moderna, non investire in questi ambiti rappresenterebbe un importante errore di valutazione che rischia di ampliare il gap competitivo con gli altri paesi europei.



  • È realmente finita l’era del marketing incentrato sulle super offerte e sul basso costo?
    Secondo una ricerca Nielsen, sembra che le strategie incentrate sui prezzi stracciati non attraggano più i consumatori, i quali sono disposti a spendere anche più del dovuto per acquistare prodotti e marchi dei quali si fidano.

    Parliamo di brand che hanno dimostrato di guardare al rispetto dell’ambiente, alla salute dei consumatori e caratterizzati dall’alta responsabilità sociale.
    contributi agricolturaSecondo lo studio Nielsen, la presenza di coupon con prezzi convenienti non è neppure ai primi cinque posti tra i fattori che spingono un consumatore ad acquistare o meno un determinato prodotto.
    La ricerca è stata effettuata su un campione di 30.000 persone in 60 diversi Paesi. Il 72% degli intervistati dichiara di essere disposto a pagare di più per un brand di cui si fida, del quale conosce la storia, i metodi di produzione, i materiali utilizzati e l’impegno sociale.

    In un contesto di questo tipo la customer experience è essenziale. Per aumentare vendite e fatturato, l’azienda non può più prescindere dalla qualità e dalla sostenibilità.
    Il consumatore si informa sempre più sulle caratteristiche del prodotto e, se non è soddisfatto, dà avvio ad un passaparola potenzialmente devastante per l’azienda “recensita negativamente”.
    Questo meccanismo si ripercuote inevitabilmente sulle strategie di marketing, che devono passare, quindi, dall’esperienza di ogni singolo acquirente.
    Secondo Nielsen, i consumatori apprezzano anche i prodotti conosciuti per i benefici che apportano alla salute e quelli lavorati con materiali organici e rispettosi dell’ambiente.
    Qualità, sostenibilità e responsabilità, dunque, prima di ogni altra cosa: il mondo del marketing deve seguire nuovi imperativi categorici.



  • Anche il fondo d’investimento United Ventures decide di puntare forte su Meritocracy e lo fa con uno stanziamento di 500mila euro.
    Queste risorse verranno destinate ad un miglioramento della tecnologia, ad una espansione dell’attività all’estero, soprattutto in Gran Bretagna, e ad una maggiore presenza sul mercato italiano.

    Meritocracy è una piattaforma di incontro tra domanda e offerta di lavoro, nata nel 2013 sotto l’impulso di meritocracyRiccardo Galli e Alberto Manassero.
    Il portale sfrutta una tecnologia avanzata che facilita il processo di recruiting delle aziende, consentendo loro di trovare in maniera veloce i profili migliori ed adatti alle proprie esigenze. Il sistema valuta esperienze, conoscenze, attitudini, interessi dei candidati ed in questo automatizza il processo di selezione.
    Si tratta di una tecnologia estremamente efficiente: basti pensare che è in grado di ridurre del 70% il tempo dedicato allo screening delle candidature, con un netto abbattimento anche dei costi.
    Non è un caso che moltissime grandi aziende abbiano deciso di investire in questa piattaforma: Samsung, Tesla, Tetrapak sono solo alcuni nomi.
    L’investimento importante di United Ventures porterà il sito ad avere una vocazione maggiormente internazionale, oltre ovviamente a sviluppare la tecnologia utilizzata.
    Ma Meritocracy non agisce solo nell’interesse dell’azienda, facilita anche il compito dei candidati attraverso un’abile azione di employer branding.
    Ogni impresa può caricare sulla piattaforma dei video e delle immagini che meglio descrivono la cultura aziendale ed il tipo di attività svolta. Il candidato può visionare il materiale multimediale prima di svolgere il colloquio e rendersi conto se il contesto lavorativo è adatto o meno alle proprie caratteristiche e/o aspettative.
    L’employer branding consente all’azienda di mostrare le proprie qualità principali e di attrarre inevitabilmente i profili migliori.



  • Il 29 ottobre 2015, alle ore 10:30, l’Alleanza delle Cooperative italiane consegnerà alla Camera dei Deputati le firme sulla legge di iniziativa popolare contro le false cooperative.
    La campagna portata avanti dalle centrali di rappresentanza delle coop ha avuto un grande successo: non solo le cooperative associate all’Alleanza, ma anche membri delle istituzioni e cittadini comuni, hanno posto la propria firma per dire no alle cooperative spurie.

    Come abbiamo riportato nei giorni scorsi, secondo le indiscrezioni provenienti da Confcooperative, Legacoop e Agci, sarebbero state raccolte circa 80.000 sottoscrizioni.
    IMG_0540Siamo, dunque, oltre quota 50.000 firme, ovvero il numero necessario per poter presentare la legge in Parlamento.
    Si tratta, in via definitiva, di un traguardo importante per un’iniziativa che trovato un consenso diffuso su tutto il territorio nazionale.
    L’Italia vuole cambiare pagina e dire basta agli episodi di corruzione e malaffare. Il mondo della cooperazione ha deciso di farsi portavoce di questa voglia cambiamento, condannando senza sé e senza ma le coop che agiscono al di fuori della legalità.

    All’interno della proposta di legge è prevista, infatti, l’espulsione per quelle cooperative che eludono i controlli periodici delle centrali di rappresentanza e dei Ministro dello Sviluppo Economico.
    L’Alleanza delle Cooperative intende, inoltre, rafforzare le misure di monitoraggio dell’attività delle proprie associate ed attuare una collaborazione più intensa ed efficace con l’Agenzia delle Entrate.
    La speranza dell’Alleanza è che il processo di riforma possa concludersi positivamente, valorizzando i risultati di una strenua campagna sostenuta per oltre sei mesi e che continuerà nelle sedi istituzionali.


  • europa bce

    La Commissione Europea ha dato il proprio via libera al Programma operativo regionale (Por) 2014-2020 della Regione Calabria.
    Verranno stanziati in tutto 2,37 miliardi di euro, dei quali 1,78 miliardi arrivano direttamente dall’Unione Europea attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e sul Fondo sociale europeo (Fse).
    Tra le priorità inserite nel nuovo Por ci sono la riduzione della disoccupazione giovanile, l’innovazione digitale delle imprese e la lotta contro la povertà e contro il dissesto idrogeologico.

    L’obiettivo principale è fornire nuove opportunità lavorative a 9.500 giovani, creando in tutto 20.000 nuovi posti di lavoro. Per ottenere questo traguardo sarà eurogruppofondamentale rendere le imprese calabresi maggiormente competitive sul mercato italiano ed estero, uscendo da quello stato di arretratezza che contraddistingue il contesto imprenditoriale meridionale.
    Il nuovo Por prevede così lo stanziamento di 210 milioni di euro nella ricerca e nell’innovazione, 186 milioni nella competitività industriale e 168 milioni nella copertura a banda larga e nel sostegno all’agenda digitale.
    La Calabria è una regione con gravi disagi sociali, come testimoniato dal livello di disoccupazione giovanile, il più alto in Italia, e dall’elevato numero di famiglie che vivono in stato di povertà assoluta.
    Uno degli obiettivi del nuovo Por è aumentare il grado di coesione sociale, investendo, ad esempio, 231 milioni di euro per creare nuove opportunità di occupazione e formazione per i giovani, 215 milioni per promuovere l’inclusione sociale ed affrontare la piaga della povertà e 16 milioni per potenziare le capacita’ dell’amministrazione pubblica.
    Una parte dei fondi europei, infine, verrà indirizzata contro la piaga del dissesto idrogeologico (93 milioni) e per promuovere i risparmi energetici (486 milioni) ed il patrimonio artistico e culturale calabrese (324 milioni).



  • Si terrà a Milano, il 9 ed il 10 novembre, la terza edizione di Sharitaly, l’evento sull’economia collaborativa.
    Per la prima volta gli organizzatori hanno decidere di svolgere l’iniziativa in due giorni, dedicando una prima parte all’approfondimento teorico sulle recenti tendenze della sharing economy ed effettuando nella seconda giornata un workshop ed un Business Forum per aziende, Terzo Settore e Pubblica Amministrazione.

    Il titolo della terza edizione di Sharitaly è “Non solo app. L’economia collaborativa nelle aziende, nelle pubbliche amministrazioni e nel terzo settore”.
    sharitalyL’intento è mostrare l’evoluzione reale della sharing economy, che interessa a 360 gradi aziende, associazioni, enti no-profit, cooperative e pubbliche amministrazioni.
    L’economia collaborativa, infatti, non è solo Uber o Blablacar, ma rappresenta un vero e proprio modello economico in grado di dare un valore sociale al lavoro, sfruttando la condivisione di idee e risorse.
    La sharing economy sta rivoluzionando le città, i metodi di finanziamento delle startup, l’erogazione dei servizi da parte delle P.A. ed il livello di innovazione del Terzo Settore. Circoscrivere questo mondo a quello delle grandi applicazioni sarebbe un errore di valutazione sulla portata culturale, economica e sociale del fenomeno.
    Sharitaly intende approfondire queste tematiche attraverso una serie di convegni con ospiti internazionali e la presentazione delle best practices nel campo dell’economia collaborativa, realizzate da giovani imprenditori, ma anche da amministratori pubblici e cooperatori innovativi.
    Ci sarà spazio pure per la discussione di tre ricerche inedite, oltre ad interviste, talk d’ispirazione e momenti di confronto con gli ospiti.
    Sarà centrale l’appuntamento del 10 novembre, dove imprese, P.A. ed Terzo Settore potranno mettere in pratica le proprie conoscenze attraverso un laboratorio sul’economia collaborativa.
    La conoscenza si evolverà così in competenza, dando la possibilità ai partecipanti di applicare sul campo quanto appreso nel corso di Sharitaly.



  • La Legge di Stabilità 2016 ha stanziato 800 milioni solo per il settore agricolo. Una manovra certamente importante, che vede nell’abolizione dell’Imu sui terreni agricoli e dell’Irap uno dei suoi punti di forza.
    Ma non ci sono solo notizie positive per gli agricoltori. Se da una parte, infatti, vedono un netto abbattimento dei costi dei fattori produttivi, dall’altra dovranno fronteggiare una riduzione delle risorse, soprattutto in termini di incentivi all’assunzione di nuova forza lavoro.

    Uno degli interventi della Legge di Stabilità, infatti, riguarda un taglio di 24 milioni di euro in tre anni degli sgravi per l’assunzione di giovani lavoratori nel cooperative elettrichesettore agricolo, inseriti all’interno del decreto sulla competitività delle aziende (decreto legge Campolibero).
    Vengono confermati, invece, gli sgravi sui nuovi contratti a tempo indeterminato, anche se nel 2016 e nel 2017 ci sarà una progressiva riduzione dei suddetti sconti fiscali.
    Anche il settore lattiero caseario sarà oggetto di tagli, che vanno in parte a finanziare l’innalzamento dall’8,8% al 10% della compensazione Iva per la produzione di latte di alta qualità, che porterà nelle tasche dei produttori 0,5 centesimi in più per ogni litro venduto.
    La Legge di Stabilità ha, infatti, sancito una contestuale riduzione di 23 milioni di euro del Fondo latte per la promozione del settore.
    Il Ministro Martina ha promesso, però, ulteriori iniziative per un comparto, quello lattiero caseario, in grave difficoltà, sfruttando il budget di 25 milioni di euro concesso dalla Commissione europea al nostro paese.
    Sono oggetto di tagli, infine, anche i Caaf ed i patronati. Per i primi è stata disciplinata una riduzione delle risorse di 200 milioni in due anni, mentre i patronati riceveranno 28 milioni in meno nel 2016.
    Anche la scorsa Legge di Stabilità aveva diminuito i finanziamenti ai centri di assistenza fiscale, una scelta coerente con l’istituzione del precompilato che con il passare degli anni ridurrà il lavoro svolto da Caaf a patronati.



  • Scuola, cooperazione e stampa 3D per progettare la nuova imprenditorialità. Sono questi i temi salienti del contest lanciato da Coop Estense e che interesserà circa 100 scuole e tre regioni d’Italia (Emilia Romagna, Basilicata e Puglia).
    Il concorso è aperto agli Istituti di Istruzione Secondaria di Secondo Grado della regione Puglia e delle province di Matera, Modena e Ferrara, in particolare delle classi III, IV e V, le quali dovranno presentare progetti innovativi legati al mondo della making e della stampa 3D.

    Coop Estense selezionerà 17 progetti, fornendo ai vincitori una stampa 3D open source QUDA e la possibilità di effettuare specifici corsi di formazione su queste tematiche.
    coop estenseLe domande possono essere presentate dal 20 ottobre al 15 novembre.
    Si tratta, in via definitiva, di un’iniziativa molto interessante perché permette agli studenti di confrontarsi le nuove tecnologie e di iniziare ad avere familiarità con le nuove forme imprenditoriali.
    Il mondo scolastico è spesso un contesto sottovalutato dal punto di vista delle creatività e della progettazione innovativa. L’età dell’adolescenza è, al contrario, il momento più alto dell’apprendimento e della vivacità intellettuale, il periodo migliore per avvicinare i giovani alla tecnologia e alla sua applicazione nelle imprese.
    La cooperazione, inoltre, rappresenta il modello di lavoro migliore in una classe scolastica, dove la condivisione di idee ed esperienze è all’ordine del giorno. Lavorare per un progetto di questo tipo aiuterà gli studenti a comprendere cosa significhi operare all’interno di un gruppo e condividere con gli altri il successo ed eventualmente la delusione del fallimento.
    Il vice presidente di Coop Estense, Mirco Dondi, ha commentato in questi termini l’iniziativa: «Vogliamo essere di fianco alla scuola nella sfida continua per promuovere l’innovazione, partendo da capacità di visione, creatività e conoscenza, per consentire ai giovani di sviluppare nuove modalità per fare ed imparare a fare,  e stimolare così la loro capacità imprenditoriale. Non solo tecnologie quindi, ma anche progettualità e concretezza. Per i prodotti e i progetti migliori i ragazzi troveranno in Coop Estense un partner pronto a  dare loro la concreta possibilità di realizzarli e metterli sul mercato».