• Expo 2015 sta per terminare la sua avventura caratterizzata da viaggi virtuali attraverso le culture internazionali, file interminabili, iniziative sul diritto al cibo e soprattutto da un rinnovato protagonismo del nostro Paese, capace di organizzare un evento internazionale di successo.
    Ma la domanda che si pongono molti è: cosa fare dopo Expo 2015? È lo stesso quesito che si stanno ponendo i tanti ragazzi che hanno lavorato all’interno dei vari padiglioni.

    Sono persone che possiedono esperienze e competenze di grande rilievo, parlano più lingue e rappresentano uno straordinario capitale umano per l’Italia.
    expoProprio per non disperdere queste risorse è nato Expoi, la prima community del dopo Expo 2015.
    Il progetto è stato ideato da Antonio Piemontese, giornalista pubblicista impegnato in varie attività all’interno di Expo, e si svolge attraverso due canali: una pagina Facebook ed un blog.
    La community di Expoi su Facebook, dopo circa 15 giorni, può già vantare oltre 1.000 mi piace e mira ad un continuo scambio di informazioni tra gli utenti, soprattutto su eventuali opportunità lavorative.
    All’interno del blog, invece, possono essere pubblicati articoli, storie, progetti ed idee che abbiano come obiettivo quello di mettere in rete le persone che hanno lavorato ad Expo 2015.
    L’intento di Expoi è proprio quello di mettere in contatto i lavoratori presenti all’evento internazionale ed attuare una sorte di contaminazione delle esperienze e delle competenze individuali.
    Attraverso Expoi ci sarà la possibilità di creare startup, portare avanti progetti innovativi, trovare opportunità lavorative o più semplicemente di evitare di disperdere il patrimonio umano ed economico fornito da Expo.
    Questo progetto rappresenta un grande esempio di cooperazione e di capacità di fare rete; il successo avuto dopo pochi giorni dal suo lancio dimostra come ci sia grande energia e vitalità tra chi ha vissuto l’esperienza di Expo.


  • agrinsieme

    Agrinsieme, il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative agroalimentari, ha commentato la recente approvazione da parte del Parlamento europeo della proposta della Commissione di innalzare i limiti nazionali di emissione di agenti inquinanti.
    Il settore agricolo, specifica Agrinsieme, pur non rientrando tra le principali fonti di inquinamento, ha ridotto negli ultimi quindici anni le emissioni di composti azotati in atmosfera di oltre il 15%.

    La nuova normativa sugli agenti inquinanti rischia, però, di penalizzare le aziende agricole europee. “Agrinsieme, pur ritenendo che tutti i settori coinvolti agrinsiemedebbano fare la loro parte nella riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera – commenta il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Aci agroalimentare – non può non rilevare che il testo appena approvato dal Parlamento europeo contiene delle criticità, in particolare l’aver inserito nella normativa le emissioni di metano, già considerate nella normativa sui gas climalteranti, creando quindi un doppione legislativo, e inoltre l’aver stimato la riduzione delle emissioni di ammoniaca utilizzando modelli poco realistici e con una distribuzione degli obiettivi discutibile tra i vari Paesi”.
    Secondo Agrinsieme una simile normativa potrebbe ridurre la produzione dei paesi membri dell’Ue, aumentando inevitabilmente le importazioni da paesi terzi, dove non sono presenti simili limiti nel settore dell’allevamento.
    Il tema dell’ambiente ed in particolare quello delle emissioni di sostanze inquinanti nel settore agricolo è molto vicino alla sensibilità del mondo della cooperazione, che ha sempre portato avanti iniziative di sostenibilità ambientale incentivando, ad esempio, la produzione di biogas e biomasse. La decisione del Parlamento europeo si aggiunge ad una serie di provvedimenti comunitari che minano la qualità e la produttività del settore agricolo e dunque anche quella di chi, come il mondo della cooperazione agricola, ha fatto del basso impatto ambientale una propria battaglia, nonché un valore ineludibile.



  • Diminuisce ancora il tasso di disoccupazione nel mese di settembre 2015.
    A comunicarlo è l’Istat attraverso le sue rilevazione mensili. Secondo l’istituto di statistica, dopo il calo di 0,5 punti a luglio e di 0,1 punti ad agosto, anche a settembre c’è una riduzione dello 0,1% che porta il tasso di disoccupazione all’11,8%, che risulta essere il livello più basso dal gennaio 2013.

    istatC’è, dunque, un progressivo miglioramento del mercato del lavoro italiano, come dimostrano i dati su base annua, secondo i quali il numero dei disoccupati è diminuito dell’8,1% (-264 mila persone in cerca di lavoro) e il tasso di disoccupazione di 1,0 punti.
    Buone notizie anche per il tasso di disoccupazione giovanile. La quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), infatti, è pari al 40,5%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente.
    Ad una riduzione della disoccupazione, corrisponde, però, una preoccupante diminuzione del numero degli occupati. “Dopo la crescita registrata negli ultimi tre mesi (+0,7%, pari a +166 mila occupati tra giugno e agosto) – riporta l’Istat – a settembre 2015 la stima degli occupati diminuisce dello 0,2% (-36 mila). Il calo riguarda sia i dipendenti (-26 mila) sia gli indipendenti (-10 mila). Il tasso di occupazione diminuisce di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,5%” .

    Siamo difronte, dunque, a dati ancora controversi che racconto di un mercato del lavoro che fatica ancora a trovare la sua stabilità. Gli sgravi fiscali presenti nella scorsa Legge di Stabilità e l’introduzione della flessibilità in uscita hanno avuto degli effetti rilevanti sul tasso di disoccupazione, non riuscendo, però, a dare a l’Italia quel dinamismo auspicato dal Governo.
    Tra i dati forniti dall’Istat va sottolineato anche quello sul numero di inattivi, ovvero quelle persone di età compresa tra i 15 ed i 64 anni che non lavorano e non cercano lavoro. Nel mese di settembre il numero di inattivi è in aumento di 53mila unità (+0,4%), mentre il tasso di inattività si attesta sul 35,8%, in aumento dello 0,2%.
    La diminuzione del tasso di disoccupazione si spiega, dunque, anche con un contemporaneo aumento degli inattivi; un dato quest’ultimo che deve essere valutato con criticità ed attenzione da parte dell’esecutivo.



  • Il Presidente di Legacoop Mauro Lusetti sarà uno degli ospiti di Piazzapulita, il talk show condotto da Corrado Formigli ed in onda su La7 alle ore 21:10.
    Nel corso della puntata odierna verrà affrontato il tema dell’evasione fiscale e della corruzione, due fenomeni che hanno colpito anche il mondo della cooperazione portando allo scoppio degli scandali Mafia Capitale e Cpl Concordia.

    Tra gli ospiti della trasmissione ci saranno anche Enrico Zanetti, Alfonso Sabella, Stefano Fassina, Claudio Cerasa, Antonio Padellaro, Oscar Giannino, Paolo Mondani e Alessandro De Angelis.
    Qualche settimana fa, il vertice di Legacoop era stato ospite anche del programma Presadiretta, nel corso del quale è stata analizzata nel dettaglio l’inchiesta sulla Cpl Concordia.
    La presenza di Mauro Lusetti a Piazzapulita arriva in un giorno molto importante per la lotta contro le false cooperative. Proprio oggi, infatti, sono state consegnate alla Camera dei Deputati le oltre 100.000 firme raccolte dall’Alleanza sulla proposta di legge contro le false cooperative.
    Molti cittadini potranno così conoscere le iniziative portate avanti dal mondo della cooperazione per contrastare un fenomeno che è il rinnegamento della funzione sociale delle cooperative.
    Prendendo spunto dalle parole del presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, l’intento dell’Alleanza è di “bonificare e non di distruggere” la cooperazione, rafforzando i controlli e valorizzando il ruolo dei soci e dei processi di democrazia economica.



  • Davide Vernocchi, presidente del Consorzio cooperativo emiliano-romagnolo Apoconerpo è stato nominato Portavoce e Coordinatore del Settore ortofrutticolo dell’Alleanza delle Cooperative italiane italiane.
    Vernocchi verrà coadiuvato da Mirco Zanotti, presidente della cooperativa Apofruit Italia e componente delle presidenza di Legacoop Agroalimentare con delega all’ortofrutta, eletto all’unanimità vice coordinatore del gruppo.

    La scelta del mondo della cooperazione è quella di proseguire sulla strada della semplificazione e dell’unione delle sigle. L’Alleanza delle Cooperative avrà, infatti, un unico portavoce per il settore importante come quello ortofrutticolo. Si tratta, infatti, di un comparto con un fatturato complessivo di 8 miliardi di euro e più di 1000 cooperative associate.
    frutta embargo russiaIl ruolo di Vernocchi sarà particolarmente rilevante perché arriva in un periodo molto delicato per l’ortofrutticola italiana. Il permanente embargo della Russia e la scarsa remuneratività dei prezzi ha costretto molte aziende ortofrutticole a chiudere i battenti, mettendo a serio rischio il futuro di molte altre.
    Una delle strade perseguite dall’Alleanza è quella dell’aggregazione e dell’incentivazione di consorzi e forme di collaborazione: «Il mercato della pera per esempio – ha dichiarato Vernocchi– sta rispondendo bene grazie soprattutto ai modelli organizzativi che abbiamo portato avanti in questa campagna.  Per il kiwi è troppo presto per fare delle previsioni di mercato, la raccolta è appena iniziata, ma auspichiamo che ulteriori sviluppi dei momenti organizzativi possano essere ripresi anche per questa specie, soprattutto alla luce dell’importante crescita delle superfici a kiwi investite a livello europeo».
    Proprio il kiwi può essere una delle specialità chiave per la crescita dell’export agroalimentare italiano. Già alcune cooperative hanno attuato operazioni di riconversione, dimostrando di puntare in maniera decisa su questo frutto.
    Il compito di Vernocchi sarà di portare nelle sedi istituzionali le istanze ed i progetti di migliaia di cooperatori, valorizzando la loro attività e spingendo per la realizzazione di politiche di promozione del Made in Italy.



  • Ignazio Marino ha ritirato le proprie dimissioni da sindaco di Roma.
    Il clamoroso dietro front è stato comunicato in questi minuti attraverso un comunicato stampa del Campidoglio, che annuncia il ritiro delle dimissioni presentate lo scarso lo 12 ottobre.

    Il tutto arriva a soli quattro giorni dalla nomina del commissario e dopo un lungo dibattito all’interno del Partito democratico romano, nel quale hanno avuto un 12179626_10206793216501854_1868198307_nruolo centrale anche il presidente Matteo Orfini ed il segretario Matteo Renzi.
    In queste ore Orfini ha invitato i 19 consiglieri Pd a fare un passo indietro, una scelta che potrebbe provocare lo scioglimento del consiglio comunale.
    Per arrivare ad una simile soluzione sarebbero necessarie, comunque, le dimissioni di 25 consiglieri e sembra che anche esponenti di altri gruppi consiliari siano disposti a fare un passo indietro.
    La manovra di Marino sembra, dunque, un semplice atto di rottura nei confronti del proprio partito, dal quale è stato pesantemente delegittimato in questi mesi. Certo un simile gesto non gioverà alla sua immagine, già enormemente danneggiata dagli scandali giudiziari che hanno colpito la capitale e quelli che hanno interessato la sua persona.



  • Cresce in maniera considerevole l’m-commerce, ovvero le transazioni online attraverso smartphone e tablet.
    Gli acquisti di prodotti in rete, dunque, non vengono più effettuati solo con le modalità desktop, ma anche attraverso App presenti sul proprio telefono cellulare o sul proprio iPad, ritenute più semplici ed immediate.

    Secondo il rapporto Zanox Mobile Barometer Performance, nei primi sette mesi del 2015 c’è stata una crescita media delle operazioni del +53%, con circa 1,5 milioni di acquisti effettuati ogni mese.
    Questo ha portato ad una crescita del fatturato del +60% ed ad un aumento del valore delle ordinazioni del +18%. Il mercato dell’e-commerce, dunque, si sta spostando sempre più verso il mobile: è soprattutto il telefono cellulare a riportare la crescita maggiore (dal 6% al 13 sul totale delle vendite del mercato) rispetto al tablet (dal 13 al 15%).
    L’impressione è che nel breve periodo lo smartphone possa superare il tablet nella classifica dei devices utilizzati per effettuare acquisti online.
    Allo stato attuale il computer rappresenta ancora il 72% del mercato, ci sono, però, paesi in cui l’incidenza del mobile è addirittura superiore al 30%, come nel caso della Gran Bretagna.
    Si tratta, dunque, di un’attività in enorme espansione. Tra i paesi europei, quello che presenta la crescita più sostenuta è la Germania (+64%), seguita dall’Italia (+58%).
    Il device con la spesa media più elevata è il tablet con 95 euro, seguito dal desktop 93 euro e dallo smartphone 62 euro. Gli italiani fanno registrare un volume di spesa sotto la media europea, spendendo 34 euro tramite desktop, 33 euro con il tablet e 17 euro con lo smartphone.



  • Confcooperative chiude i lavori ad Expo Milano 2015 con un workshop sulla buona cooperazione.
    L’evento dal titolo “La cooperazione si racconta: best & next practices” ha mostrato le migliori esperienze cooperative.
    Sei diverse realtà sono salite sul palco dell’Auditorium di Cascina Triulza per raccontare le proprie pratiche innovative nel campo dell’agroalimentare, dell’innovazione, del lavoro e del welfare.

    Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, che ha apaerto e chiuso i lavoro dei workshop, ha commentato in maniera positiva l’esperienza della centrale di rappresentanza delle coop ad Expo.
    Snapseed (1)«Persona e territorio, cibo e solidarietà, innovazione e mercato» ha commentato Gardini «Sono questi i valori che abbiamo provato a trasmettere nel corso dei sei mesi di presenza attiva a Expo. Perché “nutrire il mondo” vuol dire creare sviluppo, dare opportunità, fornire risposte al territorio e alle persone che lo abitano. Senza delocalizzare, rispondendo ai bisogni delle persone prima che alle logiche del profitto. È quello che fanno le cooperative quale forma innovativa di economia sociale di mercato».
    Un’economia sociale di mercato che è stata raccontata in questi mesi attraverso decine di eventi che lasciano un patrimonio culturale importante. L’esperienza di Cascina Triulza rappresenta un unicuum nella storia delle esposizioni universale.
    Il Terzo Settore ha dimostrato, ancora una volta, di essere una parte importante dell’economia italiana. Oggi ne abbiamo avuto l’ennesima esemplificazione grazie ai contributi delle sei cooperative protagoniste dell’evento conclusivo di Confcooperative ad Expo.

    Esperimenti come quello del workers buyout, presentato dalla cooperativa Soles Tech, rappresentano un forte strumento per reagire alla crisi. La condivisione di valori, risorse e competenze è un antidoto che le cooperative sono in grado di mettere in campo per ribaltare le logiche dell’economia capitalista e produrre lavoro laddove il lavoro sembra essere morto.
    Questa stessa logica viene abbracciata dalla Cooperativa Magi Euregio, dotata di un laboratorio per la diagnosi ad alta specializzazione di malattie genetiche rare, e dalle cooperative Empedocle e Vivai Cooperativi Rauscedo, attive nel settore dell’agroalimentare sviluppando modelli di coltivazione innovativi e di prevenzione contro le malattie tipiche della vite.
    Nel campo del welfare e dell’innovazione sociale operano, infine, le cooperative La Città essenziale ed il Consorzio CCL Cerchicasa. La prima è riuscita a risparmiare 100.000 euro attraverso operazioni di efficientamento energetico e di reinvestirli in servi di welfare gratuiti agli anziani.
    Il Consorzio CCL Cerchicasa, invece, ha portato avanti un progetto di social housing coinvolgendo artigiani ed artisti; il complesso ospita oggi circa 90 famiglie nella periferia di Milano.


  • mercuri fedagri

    Il presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, Giorgio Mercuri, ha commentato l’allarme lanciato dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), che ha inserito gli insaccati e le carni lavorate nell’elenco delle 115 sostanze cancerogene.
    Mercuri ha invitato gli organi d’informazione ed i consumatori a guardare i dati con senso critico senza generare inutili allarmismi.

    «Le polemiche sul consumo di carne» ha dichiarato il vertice dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari «rischiano di danneggiare la filiera zootecnica mercuri fedagriitaliana, che rappresenta una voce importante dell’economia nazionale e del Made in Italy, fiore all’occhiello per qualità ed elevati standard di produzione».
    Già da tempo l’Alleanza richiede la piena attuazione del Sistema di Qualità Nazionale (SQN), uno strumento che diventa allo stato attuale ancora più importante per incentivare le produzioni di qualità e convincere i consumatori circa il carattere salutare delle carni italiane.
    Come ha sottolineato l’Oms un’alimentazione composta da elevate quantità di carne aumenta i rischi di tumore, ma informare i consumatori sulle diversità dei processi di lavorazione da paese a paese è un’operazione altrettanto necessaria.
    Tutto passa, allora, da una giusta comunicazione per evitare che il crollo dei consumi possa assumere dimensioni enormi: «Diventa strategico – aggiunge Mercuri – il ruolo di una corretta educazione alimentare, basata sull’informazione e che eviti estremismi di ogni tipo».
    Il rifiuto totale della carne ammonisce Mercuri può portare all’impoverimento della stessa dieta mediterranea, che fa del bilanciamento delle sostanze nutrienti una delle sue caratteristiche essenziali.



  • È prevista per oggi la consegna delle firme sulla proposta di legge contro le false cooperative, un’iniziativa portata avanti dall’Alleanza delle Cooperative italiane.
    Nei giorni scorsi il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha comunicato il raggiungimento delle 100.000 sottoscrizioni che permetteranno così alla legge di iniziativa popolare di approdare in Parlamento, avendo superato il quorum delle 50.000 firme.

    Oggi la proposta arriva alla Camera dei Deputati e sarà oggetto di discussione parlamentare nei prossimi mesi.
    stop false cooperativeL’Alleanza ha accolto con grande soddisfazione il risultato raggiunto. Raccogliere più di 100.000 firme in un momento particolarmente difficile per le coop è un segnale di speranza e di forza che l’intero mondo della cooperazione lancia alla società civile e alle istituzioni.
    Da Nord a Sud, la campagna di raccolta firme ha visto un grande successo popolare, con anche personalità di spicco che hanno sposato l’iniziativa dell’Alleanza.
    Il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali Maurizio Martina, l’ex segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, il fondatore di Libera don Luigi Ciotti, sono solo alcuni dei nomi importanti che hanno firmato la proposta di legge.
    Il mondo della cooperazione deve ripartire da qui, spingendo per una rapida approvazione del dispositivo di contrasto alla false cooperative ed effettuando un’operazione di pulizia al proprio interno.
    Le cooperative sono espressione della società civile e non del cattivo costume di alcuni amministratori. Il successo popolare della raccolta mostra, ancora una volta, come la cooperazione sia capace di operare unitamente per un fronte comune e di farsi portavoce delle istanze di cittadini e soci.



  • La Italian FabLab and Makers Foundation “Make in Italy” ha elaborato il primo rapporto sull’impatto delle tecnologie digitali nel sistema manifatturiero italiano.
    Si tratta di un’indagine molto interessante che ci raccolta qual è lo stato dell’innovazione applicata all’industria nel nostro paese, valutando il grado di utilizzo di tecnologie come la stampa 3D, il laser, Cnc o la robotica.

    I cosiddetti “makers” sono gli artigiani del terzo millennio: innovatori che uniscono la tradizionale arte manuale italiana con le competenze digitali.
    Applicare questi strumenti all’industria manifatturiera, significa rendere maggiormente produttive le nostre aziende e dotarle dei tool necessari per makerscompetere con le imprese internazionali.
    La dizione “Make in Italy” rappresenta nell’intento della Fondazione una nuova missione, che mira alla costituzione di un nuovo Made in Italy, capace di lavorare a contatto con i makers e di utilizzare le loro tecnologie.
    Il primo rapporto sull’impatto tecnologie digitali nel sistema manifatturiero italiano mostra che c’è ancora una lunga strada da seguire. La ricerca divide l’industria del Made in Italy in due grandi comparti:

    • settori produttori di beni di consumo del sistema moda e del sistema casa (intesi in senso allargato), per i quali gli aspetti legati allo stile, al design e all’heritage italiana fanno premio per la competitività (made in italy di consumo);
    • settori produttori di macchinari e componenti per i quali l’aspetto dell’innovazione tecnologica risulta premi ante dal punto di vista del rapporto con il mercato (made in italy tecnologico).

    La rilevazione ha preso in considerazione solamente le società di capitali con ricavi superiori ad 1 milione di euro nell’anno 2013. Il campione è, dunque, di 42.096 imprese, di poco superiore al 10% del totale delle imprese manifatturiere in Italia.
    Il 46% del fatturato delle industria del Made in Italy è rappresentato dalle vendite all’estero, per un totale di 119 miliardi nel 2014.
    Entrando nel merito della ricerca, vediamo qual è la diffusione delle tecnologie in queste imprese e quali sono i settori con un maggior grado di utilizzo.
    Il 25,8% delle imprese del Made in Italy utilizza la stampa 3D o il 3D scanning in modalità «in house» o ricorrendo a service esterni; sono le imprese del Made in Italy tecnologico ad utilizzare queste tecnologie con un’intensità superiore rispetto alla media (27,7% rispetto a 25,8%), con il  settore dei gioielli e delle pietre preziose e quello del dentale che sono i comparti leader (42,6%).
    Per quanto riguarda la robotica l 36,7% delle imprese la utilizza in modalità «in house» o ricorrendo a service esterni. Anche in questo caso la diffusione maggiore è tra le aziende del Made in Italy tecnologico (45,7% rispetto alla media del 36,7%), mentre il comparto dove la robotica ha avuto una penetrazione maggiore è quello della metallurgia e degli altri prodotti in metallo (46,6%) e delle macchine e altri mezzi di trasporto (46,3%).
    La tecnologia più utilizzata è quella a controllo numerico: il 67,7% delle imprese utilizza macchine a controllo numerico in modalità «in house» o ricorrendo a service esterni, con una quota del 74,3% nelle medie imprese e del 76% tra le imprese del Made in Italy tecnologico.
    Il comparto del legno e mobilio (81,4%) e della metallurgia e prodotti in metallo (79,4%) è quello con la diffusione più elevata.
    Per quanto riguarda, invece, il laser o altri sistemi di taglio supportati dal computer è utilizzato dal 48,3% delle imprese, con una penetrazione maggiore tra le altre industrie manifatturiere (62,3%) e tra le imprese che producono macchine e mezzi di trasporto (62,3%).
    Circa tre imprese su quattro dichiarano di non usufruire di queste tecnologie perché non supportano il proprio business.

     



  • Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha partecipato alla Giornata mondiale del Risparmio, un appuntamento per fare il punto sulla situazione del credito e dell’economia italiana.
    Nella giornata odierna l’Istat ha comunicato i dati sulla fiducia dei consumatori e delle imprese che hanno mostrato dati positivi per il nostro paese, che non si vedevano dai tempi pre-crisi.

    Le elaborazioni dell’istituto di statistica sono supportate dalle previsioni di Bankitalia. Secondo Visco, infatti, l’Italia ha intrapreso la strada della ripresa che la porterà, a fine anno, ad avere un aumento del Prodotto Interno Lordo maggiore rispetto alle aspettative: «La crescita dell’attività nel 2015 potrebbe superare quella indicata nelle nostre proiezioni di luglio, sfiorando l’1%» ha dichiarato il statisticagovernatore Visco.
    Le stime della Banca d’Italia sono grossomodo uguali a quelle del Governo. La nota di aggiornamento del Def parla, infatti, di una crescita dello 0,9% dettata soprattutto da un aumento dei consumi.
    I dati riportati da Visco e quelli comunicati dalla Banca d’Italia sono stati accolti positivamente dal premier Matteo Renzi che ha così commentato nel corso della sua visita a Cuba: «Per la prima volta dopo anni c’è in Italia un cambiamento di clima profondo. Come certifica l’Istat, la fiducia dei consumatori e delle imprese è tornata a livelli pre-crisi. L’Italia ci crede, noi ci siamo».
    Anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha espresso la propria soddisfazione, ribadendo, però, ancora una volta l’obbligo morale di fare di più per ridurre il livello di disoccupazione: «Le previsioni di crescita del Pil sono a questo punto una sfida politica e sociale, che richiama le nostre responsabilità perché dobbiamo urgentemente aggredire livelli di disoccupazione ancora troppo alti, soprattutto per quanto riguarda i nostri giovani»