• La Corte dei Conti ha dato l’ok al regolamento d’attuazione della delega sull’autoimprenditorialità.
    Le misure per favorire l’apertura di nuove startup saranno presto in Gazzetta ufficiale.

    Abbiamo riportato, ieri, come il numero di startup nel nostro paese sia in netta crescita, raggiungendo quota 4.248 nel secondo trimestre del 2015. L’Italia ha bisogno, però, di un’ulteriore crescita delle imprese innovative sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.
    Costruire le condizioni ideali per lo sviluppo dell’autoimpresa significa creare nuovi posti di lavoro e dare maggiori opportunità soprattutto ai giovani.
    È proprio alle nuove generazioni che si rivolge la legge delega sull’autoimprenditorialità. Il Ministero dello Sviluppo fornisce finanziamenti a tasso agevolato per società individuali o collettive, anche cooperative, a composizione prevalente o totale di giovani under 35 o donne.
    start upLe imprese che invieranno la propria candidatura, inoltre, non dovranno essere attive da più di un anno.
    L’intento del Governo è evidentemente creare lavoro per i giovani, dando spazio alle loro idee e alla loro capacità di fare impresa.
    La ripresa del nostro Paese passa anche dal rinnovamento della classe imprenditoriale e da uno sviluppo che possa partire dal basso.
    Le risorse per le misure sull’autoimpresa vengono dal Fondo rotativo istituito con il decreto del 30 Novembre 2014 e potranno essere ulteriormente incrementate in base alla programmazione europea e ad eventuali accordi stipulati dalle singole regioni.
    Il decreto prevede un finanziamento fino ad un massimo del 75% delle risorse necessarie alla realizzazione del progetto ed un importo massimo finanziabile di 1,5 milioni di euro.
    Con l’approvazione della Corte dei Conti e la prossima pubblicazione in Gazzetta ufficiale i giovani under 35 e le donne potranno iniziare a presentare i propri progetti, la cui realizzabilità ed il cui grado di innovazione verrà valutato da Invitalia.



  • Le cooperative rappresentano una parte importante dell’imprenditoria italiana. Non lo dice solo la storia della cooperazione nostrana, ma anche i dati economici aggregati secondo i quali le cooperative valgono addirittura l’8% del Pil italiano.

    A riportarlo è stato Sergio Emidio Bini, presidente di Euro&Promos Group, nel corso dell’ultimo incontro di “Economia sotto l’ombrellone”, dal titolo “Dove va la cooperazione?”, tenutosi a Lignano Sabbiadoro (Ud).
    I pregiudizio più ricorrente sulle cooperative è che non siano in grado di competere realmente sul mercato per via della loro dimensione ridotta e per il loro carattere eminentemente mutualistico.
    La realtà dei fatti mostra una situazione diversa. Il mondo della cooperazione sta cercando di superare il fenomeno del nanismo.
    La dirigenza cooperativa sta promuovendo pratiche di aggregazione per dare maggiore forza concorrenziale alle coop, specie quelle agricole.
    stretta di manoUn prodotto di qualità, come quello fornito dalle società cooperative agricole, può e deve puntare anche ai mercati esteri ed uscire dalle logiche localistiche.
    La forma giuridica cooperativa nasce come espressione del territorio con l’obiettivo di remunerare al meglio i propri soci.
    Questo ambizioso traguardo può essere raggiunto solamente guardando al di fuori dei confini italiani ed incentivando la vocazione internazionale delle imprese sociali.
    Le cooperative italiane hanno accresciuto in questi anni il proprio capitale e le proprie dimensioni, diventando delle aziende con fatturati importanti.
    Competere sul mercato e vendere bene i propri prodotti non significa tradire la propria vocazione sociale, ma vuol dire operare per remunerare al meglio i soci ed agire per lo sviluppo della comunità locale.
    Non va dimenticato, infatti, che le coop non delocalizzano ma al contrario forniscono lavoro a chi vive sul territorio: una cooperativa più grande e più competitiva è, quindi, un fattore positivo per la comunità locale e l’Italia intera.

     



  • Infocamere ha fornito i dati sulle startup innovative nel secondo trimestre 2015, il cui numero continua a crescere anche nei mesi di aprile, maggio e giugno.

    Secondo il rapporto di Infocamere sono, infatti, 4.248 le imprese innovative nel nostro paese, in aumento di 537 unità (+14,4%) nel confronto con il precedente trimestre.
    Il capitale sociale complessivo ammonta a 212 milioni, in crescita anch’esso di 20 milioni, e corrisponde a circa 50.000 euro medi ad impresa.
    C’è, dunque, un aumento graduale della sensibilità verso le tematiche e le pratiche dell’innovazione anche nel nostro Paese.
    italia start upCom’era lecito aspettarsi, stando alle elaborazioni di Infocamere, all’interno delle startup italiane c’è una forte componente giovanile: le imprese innovative, infatti, composte principalmente da under 35 sono 1.005 ovvero il 23,7% del totale.
    Per fare un paragone, le società di capitali a prevalenza giovanile sono solamente il 6,7% del totale, mentre le start up con almeno un under 35 nella componente societaria rappresentano addirittura il 40,6% del totale.

    Per quanto riguarda invece i settori di competenza il 72,7% “ fornisce servizi alle imprese (in particolare, prevalgono le seguenti specializzazioni: produzione software e consulenza informatica, 29,9%; attività di R&S, 15,9%; attività dei servizi d’informazione, 8,3%), il 18,5% opera nei settori dell’industria in senso stretto (su tutti: fabbricazione di computer e prodotti elettronici e ottici, 3,8%; fabbricazione di macchinari, 3,3%; fabbricazione di apparecchiature elettriche, 2,3%), il 4,1% nel commercio”.
    La regione, infine, con il maggior numero di startup innovative è la Lombardia con 918 (21,6% del totale), seguita dall’Emilia Romagna con 501 (11,8%), Lazio con 416 (9,8%) e Veneto con 323 (7,6%).
    Tra le città, invece, la prima è Milano che fa registrare ben 607 startup innovative, poi Roma (361) e Torino (224): la sola città di Milano, dunque, può vantare più imprese innovative di tutte le altre regioni italiane.
    Un dato che, se da una parte tende a risaltare la vivacità del capoluogo lombardo, dall’altra racconta come ancora la maggior parte delle regioni nostrane debbano fare un salto di qualità in tema di innovazione, creatività ed impresa.



  • Una giornata particolarmente positiva per l’Italia. Le elaborazioni dell’Istat sulla disoccupazione e sul Pil mostrano, infatti, un’Italia in parziale ripresa.

    Diminuisce la disoccupazione, aumentano i giovani che entrano nel mercato del lavoro e anche il Prodotto Interno Lordo torna a crescere. Nel primo trimestre del 2015 il Pil è aumentato dello 0,4% contro lo 0,3% delle previsioni dell’Istat e nel secondo trimestre è cresciuto dello 0,3% rispetto allo 0,2% stimato.
    Il bilancio, dunque, di questi primi sei mesi del 2015 sembra essere positivo, se pensiamo che la crescita economica complessiva è stata dello 0,6% e che la disoccupazione è in calo dello 0,9% nel confronto con un anno fa.
    renzi istatNon si può parlare di ripresa effettiva, ma i primi segnali positivi sono evidenti.
    Il presidente del Consiglio ha voluto commentare questi dati attraverso un video messaggio: «Segnali positivi vengono dal turismo, dalla produzione industriale, dall’Expo che è uno straordinario successo e vengono oggi da alcuni dati che l’Istat ha offerto e che sono particolarmente significativi».

    Il premier come spesso accade ha utilizzato una metafora di carattere sportivo per indicare la strada che sta intraprendendo il nostro Paese verso la ripresa economica: «Negli ultimi anni è come se l’Italia avesse bucato la ruota o fosse caduta in una discesa ed il gruppo dei paesi europei andava molto più forte. Gli ultimi dati che arrivano dimostrano che non siamo ancora la maglia rosa, ma siamo tornati nel gruppo».
    Un percorso virtuoso, dunque, a detta di Renzi perseguito attraverso riforme quali il Jobs Act che avrebbe aiutato le aziende ad assumere nuovi addetti attraverso forme contrattuali a tempo indeterminato.
    Ma il Presidente del Consiglio non si accontenta e rilancia: «Voglio un’Italia che sia la guida dell’Europa, voglio che torniamo ad essere quello che siamo stati per tanti anni ovvero il punto di riferimento dell’economia europea e mondiale, ma per farlo c’è bisogno dell’aiuto di tutti». 



  • Non usa mezzi termini Barack Obama. Il presidente degli Stati Uniti d’America è intervenuto in Alaska nel corso di un meeting sul cambiamento climatico, parlando dei doveri dei singoli paesi in materia ambientale.

    «Il tempo di invocare l’ignoranza è sicuramente passato. Coloro che vogliono ignorare la scienza sono sempre più soli». I possibili effetti del cambiamento climatico sono conosciuti ormai in tutto il mondo.
    Ignorare il problema o rifiutarsi di adottare delle misure preventive significa mancare alle proprie responsabilità di uomo delle istituzioni e di abitante della Terra.
    Obama ribadisce la necessità di predisporre azioni concertate a livello internazionale. In questo senso l’incontro che si svolgerà a Parigi il prossimo dicembre sarà fondamentale.
    obama glacierIn quella sede bisognerà trovare un accordo per proteggere il pianeta, “ora che siamo ancora in tempo per farlo”.
    Le parole utilizzate da Obama in questa circostanza sono molto forti, quasi apocalittiche, per voler sottolineare la rilevanza del problema; e non è un caso che questo monito arrivi proprio dall’Alaska, ovvero una regione dove le temperature sono in aumento due volte tanto rispetto alle medie mondiali e dove è presenta una fortissima erosione della fascia costiera.
    La questione ambientale non deve interessare, però, solamente i capi di Stato, ma anche e soprattutto la società civile. Le numerose ricerche effettuate sul tema hanno messo in luce quanto sia determinante l’azione dei singoli cittadini per evitare il riscaldamento climatico ed altre forme di inquinamento del pianeta.
    Le cooperative fanno del rispetto dell’ambiente uno dei loro principi costitutivi e lo applicano ogni giorno a tutti i livelli: dalla gestione degli spazi urbani passando alla raccolta dei rifiuti e alla produzione di biogas e biomasse e all’adozione di tecniche produttive rispettose della terra e degli animali.



  • La cooperazione continua a recitare un ruolo da protagonista all’interno di Cascina Triulza, il padiglione di Expo 2015 dedicato al Terzo Settore.
    Questa settimana Confcooperative Lombardia proporrà una serie di eventi su quattro temi in particolare: stili di vita, comunità, biodiversità e Horizon 2030.

    Sono tutte tematiche centrali per il futuro della cooperazione e dell’impresa italiana. Ecco perché Confcooperative Lombardia ha deciso di svilupparli in una vetrina internazionale come Expo 2015.
    Un evento della rilevanza di Expo non può essere un punto di arrivo per l’imprenditoria italiana, ma deve essere al contrario un momento di proposta e di rilancio per il nostro Paese.
    La settimana di Confcooperative Lombardia ad Expo è iniziata ieri con un workshop dal titolo “Life Style Coop”, un vero e proprio talkshow su innovazione e start up di tipo cooperativo.
    confcooperativeAbbiamo più volte sottolineato in questa sede come l’ambizioso obiettivo di Confcooperative sia quello di aprire decine di centri CoopUp in tutta Italia, diffondendo così il modello cooperativo di innovazione sociale.
    L’evento organizzato da Confcooperative Lombardia va proprio in questa direzione: cooperazione ed innovazione sono due concetti che vanno di pari passo e possono integrarsi alla perfezione in un’epoca caratterizzata da modelli economici sempre più partecipativi.

    L’1 ed il 3 settembre ci sarà, inoltre, la possibilità di assaggiare i prodotti della cooperazione agricola lombardia, quali formaggi e vini di alta qualità.
    Mercoledì 2 settembre sarà il giorno della parola “comunità”. Ci saranno, infatti, una serie di workshop sul recupero degli spazi urbani, con un focus particolare sull’attività a riguardo delle cooperative di tipo B.
    Un appuntamento importante sarà quello di giovedì 3 settembre alle ore 18:00 quando si parlerà di biodiversità.
    Tra gli ospiti ci saranno il patron di Eataly, Oscar Farinetti, il presidente di Confcooperative e di Conserve Italia, Maurizio Gardini,  Fabio Perini, Presidente Fedagri Lombardia, Nicola Cesare Baldrighi, Presidente del Consorzio di tutela Grana Padano e Gianni Fava, Assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia.
    Sarà un vero e proprio viaggio alla scoperta della produzione DOP e IGP e delle specialità maggiormente rappresentative del Made in Italy.
    Venerdì 4 settembre, infine, ci sarà “Cooperazione Horizon 2030”, un incontro organizzato da Confcooperative Lombardia per analizzare il futuro del mondo cooperativo lombardo e discutere della proposta di legge regionale sulla cooperazione.



  • Torna a diminuire il tasso di disoccupazione. Dopo la crescita nei mesi di Maggio e Giugno, a Luglio la disoccupazione si attesta al 12,0%, in calo dello 0,5% su base mensile e dello 0,9% su base annua.

    Si tratta di un risultato molto importante per il nostro paese: quello di Luglio 2015, infatti, è il tasso di disoccupazione più basso da due anni esatti a questa parte (Luglio 2013).
    Dopo mesi di incertezza, le rilevazioni odierne dell’Istat rappresentano il primo vero segnale positivo sul mercato del lavoro.
    La ripresa non è ancora effettiva e le riforme devono ancora fare il loro corso, ma la ventata di ottimismo derivante da questi dati sarà importante per far crescere la fiducia negli investitori e nei consumatori.
    Analizziamo, però, nel dettaglio le elaborazioni dell’Istat.

    lavoro“Dopo il calo di maggio (-0,2%) e la lieve crescita di giugno (+0,1%)” sottolinea l’Istituto di Statistica “a luglio 2015 la stima degli occupati cresce ancora dello 0,2% (+44 mila). Il tasso di occupazione aumenta nel mese di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3%. Nell’anno l’occupazione cresce dell’1,1% (+235 mila persone occupate) e il tasso di occupazione di 0,7 punti”
    Per quanto riguarda, invece, il numero dei disoccupati c’è una variazione negativa del 4,4% rispetto al mese precedente (-143mila addetti) e del 6,6% rispetto ad un anno fa (-217mila addetti).
    Questa netta diminuzione sia del numero dei disoccupati che del tasso di disoccupazione va attribuita principalmente con all’aumento degli inattivi, ovvero le persone che non lavoro e non cercano lavoro.
    Ovviamente più sono le persone in cerca di lavoro, maggiore diventerà il tasso di disoccupazione.

    “Dopo la lieve crescita di maggio (+0,1%) e il calo di giugno (-0,3%)”  riporta l’Istat “la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta nell’ultimo mese dello 0,7% (+99 mila persone inattive, prevalentemente donne). Il tasso di inattività è pari al 35,9% in aumento di 0,3 punti percentuali. Su base annua l’inattività è in calo dello 0,6% (-87 mila persone inattive) e il tasso di inattività di 0,1 punti”.
    L’aumento del tasso di inattività non può essere certamente valutato positivamente. È su questo punto che dovrà lavorare il Governo, anche attraverso uno dei decreti attuativi del Jobs Act che ancora manca all’appello, ovvero quello sulle politiche attive.
    Non basta, infatti, proporre degli sgravi fiscali per le nuove assunzioni o modificare la normativa sui contratti di lavoro, il sistema delle politiche risulta essenziale soprattutto per far entrare i giovani nel mercato del lavoro.
    Le buone notizie arrivano anche per la disoccupazione giovanile. Il tasso di disoccupazione dei giovani di età compresa tra i 15 ed i 24 anni si attesta, infatti, al 40,5%, in calo di 2,5 punti percentuali rispetto al mese precedente e del 2,6% su rispetto a Luglio 2014.



  • Mancano due mesi alla fine di Expo 2015. La manifestazione internazionale è arrivata nella sua fase conclusiva.
    Il percorso di avvicinamento non è stato facile tra i ritardi nei lavori, gli scandali sugli appalti, le devastazioni iniziali dei black bloc e le polemiche sul numero dei visitatori.

    La macchina organizzativa, però, sembra aver retto e anche i visitatori stessi si sono dichiarati soddisfatti in merito alla qualità dei padiglioni e all’organizzazione dell’evento.
    Il premier Matteo Renzi ha voluto spendere parole positive sull’Expo in vista degli ultimi due mesi: “Expo, volata finale. Ultimi sessanta giorni. Intanto, 400mila presenze nel weekend #ciaogufi #goodnews”.
    renzi expoNon manca, dunque, una nota polemica nel tweet del Primo Ministro con riferimento a chi, in questi giorni, ha parlato di un vero e proprio fallimento dell’Expo ponendo l’accento anche sui numeri, quelli riferiti dal commissario Giuseppe Sala, non corrispondenti alla realtà.
    Il Fatto Quotidiano, ad esempio, ha parlato addirittura di quasi due milioni di visitatori fantasma, ovvero di persone che non risultano nei database dei tornelli. A questo vanno aggiunti i numeri deludenti del mese di agosto, quando rispetto ai 3 milioni di visitatori previsti ci sono stati solo due milioni di persone che hanno varcato i cancelli di Expo.
    A due mesi dalla chiusura siamo a quota 12 milioni e sarà pressoché impossibile arrivare alla soglia di 24 milioni prevista alla vigilia della manifestazione
    Renzi, però, dal canto suo rilancia ed esalta i risultati del weekend; la giornata di sabato in particolare ha fatto registrare il record di presenze con quasi 160 mila visitatori. Il premier in questo modo tira la volata finale ad Expo, nella speranza che possa essere un successo a 360 gradi e non solo uno strumento di propaganda politica utilizzabile a seconda delle esigenze dalle singole fazioni.



  • Continua a crescere il mercato del biologico. A riportarlo è il Sinab, il Sistema nazionale d’informazione sull’agricoltura biologica del Mipaaf, che ha comunicato i dati relativi al 2014.

    Secondo questa indagine le superfici impegnate in coltivazioni di tipo biologico ammontano a 1,4 milioni di ettari, corrispondenti al 10,8% della Sau nazionale.
    Rispetto all’anno precedente c’è stata una crescita del 5,4% della superficie coltivata e del 5,8% degli operatori impegnati.
    I 55.433 operatori certificati fanno dell’Italia la prima nazione in Europa per addetti operanti nel settore biologico.
    kiwi biologicoLo riferisce il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali Maurizio Martina: «“Con oltre 3 miliardi di euro di fatturato, il biologico si conferma un tassello importante nel panorama agroalimentare italiano. Siamo leader in Europa per numero di operatori coinvolti e i primi dati del Sinab dimostrano il grande potenziale di questo settore che vogliamo continuare a sostenere».
    I consumatori italiani hanno acquisito maggiore consapevolezza sulle tecniche produttive e sulla necessità di effettuare un’alimentazione sana.
    La crescita esponenziale del biologico in questi ultimi anni va proprio in questa direzione. Il consumatore preferisce acquistare un prodotto ad un prezzo superiore ma che sia garanzia di qualità e sicurezza alimentare.
    Non è un caso che sia in netto aumento anche la vendita di prodotti biologici nella grande distribuzione, con una variazione positiva del +11% rispetto al 2013.
    Nel breve periodo i produttori agricoli dovranno adeguarsi alle mutate esigenze del mercato, puntando su una qualità che non sia solo concettuale ma certificata.



  • Vi siete mai chiesti quale sia il paese più felice, al di là del Pil, del reddito pro capite e di tutti gli altri indicatori di tipo economico?
    Il Global Emotion Report di Gallup analizza le esperienze vissute dagli abitanti delle singole nazioni, ponendo loro domande sugli stato d’animo.

    DipendentiNe viene fuori una classifica che identifica i paesi che rendono più felici i propri cittadini, permettendo loro di vivere con il giusto sorriso e di essere rilassati e soddisfati, indipendentemente dal lavoro.
    L’indice preso in considerazione è il “Positive Experience Index”, che rappresenta qualcosa di diverso da i soliti indici di stampo quantitativo ai quale siamo abituati a rivolgerci.
    I ricercatori della Gallup, infatti, hanno provato a misurare il livello di felicità di un Paese ponendo domande del tipo “Hai sorriso molto?” oppure “Ti sei rilassato?”. Quesiti semplici dalla risposta tutt’altro che ovvia.
    In base ai risultati di questa ricerca è emerso che il continente più felice è l’America Latina. La top ten, infatti, è interamente occupata paesi latino-americani.
    Il risultato è certamente influenzato dal tipo di cultura presente in queste nazioni, dove persistono comportamenti molto vivaci e visioni generalmente ottimiste, un approccio alla vita che consente alle persone di accontentarsi delle poche risorse disposizione e di vivere la quotidianità con uno spirito positivo.
    Al primo posto troviamo il Paraguay, che in una scala da 1 a 100, ha ottenuto 89 punti. Al secondo posto con 84 punti ci sono Ecuador, Colombia ed il Guatemela.
    Il primo, in particolare, viene ritenuto la meta perfetta per i pensionati, soprattutto americani, vista la tranquillità ed il basso costo della vita.



  • In attesa della convocazione del Mipaaf di filiera, l’Alleanza delle Cooperative italiane espone le sue proposte per rilanciare il settore zootecnico, un ambito messo in crisi da costi di produzione elevati e da prezzi troppo bassi.

    logo alleanzaIl coordinamento di Legacoop, Confcooperative e Agci si concentra soprattutto sul settore bovino e suino. Secondo l’Alleanza delle Cooperative è necessario un intervento delle istituzioni nazionali e sovranazionali per dare maggiore stabilità al mercato e rendere sostenibile il reddito degli allevatori.
    Per raggiungere questo obiettivo è necessario innanzitutto incentivare l’aggregazione, rafforzando ad esempio le OP.
    In un mercato dove i costi di produzione sono elevati, la crescita dimensionale diventa uno sbocco ovvio ed imprescindibile per il rilancio del settore.
    Una scelta di questo tipo, implementata su vasta scala, permetterebbe agli allevatori di effettuare una programmazione più efficace, investire in tecnologie all’avanguardia ed avere un potere contrattuale maggiore.
    L’aggregazione è una possibile soluzione non solo ai problemi dello zootecnologico, ma anche di altri comparti dell’agroalimentare che presentano la medesima situazione di instabilità e scarsa remuneratività.
    L’Alleanza delle Cooperative invita inoltre le istituzioni a snellire le procedure burocratiche per ottenere finanziamenti e riprendere così gli investimenti.

    Altri due temi di chiave per il rilancio del settore sono quelli della qualità e dell’export.
    Secondo l’Alleanza è necessaria una rapida attuazione del Sistema di Qualità Nazionale (SQN) non solo per le produzioni di nicchia, ma anche per quelle a larga scala.
    Il settore zootecnico deve fronteggiare il malumore ed il pregiudizio dell’opinione pubblica sulle tecniche di produzione, visti gli scandali passati e i report giornalistici che continuano a mettere in luce le cattive abitudini di alcuni allevatori.
    Incentivare la qualità, dunque, e comunicare in maniera chiara ed efficace quanto viene fatto per migliore le tecniche produttive, diventa essenziale per tornare a far crescere la fiducia dei consumatori.
    Quanto, invece, all’export l’Alleanza delle Cooperative suggerisce azioni di promozione delle esportazioni dei nostri prodotti sia all’interno dell’Unione Europea che al di fuori dei confini comunitari per compensare anche i mancati ricavi derivanti dall’embargo russo.



  • In questi giorni il dibattito politico si sta concentrando sui contenuti della prossima Legge di Stabilità.
    Ci sarà tempo fino al 15 ottobre per presentarla, ma il premier Renzi ha già lasciato intendere quali saranno alcuni punti cardine.

    renziIl premier ha annunciato un imponente taglio delle tasse. Nelle intenzioni del Presidente del Consiglio c’è quella di eliminare la Tasi sulla prima casa e l’Imu sui terreni agricoli e sulle abitazioni di lusso.
    Si tratterebbe di una riduzione delle entrate per un totale di circa 5 miliardi di euro. A queste risorse vanno aggiunte quelle per la riconferma del bonus Irpef, dei bonus edilizi e degli sgravi fiscali per le nuove assunzioni a tempo indeterminato.
    Per il 2017, invece, Renzi intende intervenire su Ires ed Irap, ovvero le imposte che colpiscono maggiormente imprese e lavoro.

    I desiderata del premier si scontrano, però, con una realtà complessa per l’Italia, che deve fare i conti con i vincoli di bilancio imposti dall’Ue, e con un principio economico molto semplice, ribadito in questi giorni anche dal Ministro dell’Economia Padoan: per ogni riduzione delle entrate ci deve essere una contemporanea riduzione della spesa.
    «Mi piacerebbe tagliare 50 miliardi di tasse domani, come molti mi suggeriscono. Magari» ha dichiarato Padoan nel corso del suo intervento al meeting di Cl «Ma la vera questione è il finanziamento dei tagli, ecco perché serve un orizzonte medio-lungo».
    Non sarà facile trovare le risorse adeguate per coprire il taglio della Tasi e dell’Imu. Gran parte dei finanziamenti provenienti dalla spending review, infatti, verranno utilizzati per evitare l’aumento dell’Iva.
    Il Governo sta studiando in questi giorni delle fonti alternative, confidando in ulteriori margini flessibilità che potrebbe fornire la Commissione europea considerate le riforme strutturali  che sta portando avanti l’esecutivo.
    Renzi, questa volta, sarà chiamato a vincere una battaglia all’interno della sua stessa compagine governativa. Le promesse fatte in questi giorni di fronte alla platea del Partito Democratico e al meeting di Cl comporteranno un impegno personale del premier, perché dalla prossima Legge di Stabilità e dalla riforma istituzionale dipenderà gran parte del futuro del Governo.
    Un’eventuale opposizione interna rappresenterebbe con ogni probabilità un punto di non ritorno per l’esecutivo.