• Gardini Confcooperative

    Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, è intervenuto a Expo 2015 nel corso di “Made in It(eat)aly” l’evento, organizzato da Fedagri Confcooperative Lombardia a Cascina Triulza.

    L’argomento principale dell’incontro è stata la crisi che stanno vivendo alcuni settori agricoli, su tutti lo zootecnico, il lattiero caseario e l’ortofrutticolo. Nella giornata di ieri c’è stata una protesta imponente di centinaia di produttori francesi, che hanno bloccato le strade di Parigi manifestando contro le scelte della classica politica francese.
    L’agricoltura non è più una priorità non solo per la Francia, ma per l’Europa intera. Le politiche agricole continentali sono ancorate a logiche vecchie, trascurando così quella che è ancora una risorsa fondamentale soprattutto per i Paesi del Mediterraneo.
    Gardini_Confcooperative_MicrocreditoNon è un caso che il 7 settembre gli agricoltori aderenti al Copa-Cogeca protesteranno di fronte alla sede del Consiglio per chiedere misure di supporto al settore zootecnico ed ortofrutticolo ed una maggiore attenzione verso l’intero mondo agricolo.
    Gardini è consapevole della grave situazione ed indica la strada da intraprendere: «I dati dell’Istat e quanto accaduto a Parigi, sono due fatti, due notizie che ci fanno capire che abbiamo bisogno di atteggiamenti coerenti da parte della politica e dobbiamo porre fine alle divisioni in agricoltura. Abbiamo due facce dell’agricoltura che possono e devono convivere: una più legata alle produzioni tipiche e a denominazione ed una più proiettata al mercato che deve poter crescere dimensionalmente».

    «La cooperazione deve fare uno scatto ancora maggiore per valorizzare le filiere produttive – aggiunge Gardini – Penso che siano obbligate ad andare all’estero, a esportare, a strutturarsi per essere competitive sui mercati emergenti. Non devono esistere limiti alla capacità di espandersi delle nostre imprese. Alle imprese cooperative possono mancare i soldi ma non il coraggio e l’ambizione di crescere».
    Più volte in questa sede abbiamo sottolineato come la crescita dimensionale non sia una scelta in contraddizione con la natura giuridica della forma cooperativa. Diventare più competitivi ed accedere ai mercati esteri diventa al contrario una scelta doverosa per un’azienda che vuole remunerare al meglio i propri soci e creare lavoro per la comunità locale.
    Un punto di vista condiviso anche da Fabio Perini, presidente di Fedagri Confcooperative Lombardia, che esalta anche l’apporto fornito dalla cooperazione agricola al Made in Italy: «La qualità e la distintività del Made in Italy coniugate con l’innovazione, la propensione ai mercati esteri e la concentrazione dell’offerta sono i punti di forza delle filiere cooperative evidenziati di Fedagri Lombardia (230 cooperative e oltre 3 miliardi di fatturato). La cooperazione recita un ruolo di primo piano nella promozione e tutela delle principali Dop italiane, valorizzando non solo le produzioni ma anche i territori, un valore aggiunto che viene ridistribuito a beneficio dei soci e delle comunità». 



  • Come elaborare una strategia aziendale vincente? Per rispondere ad una domanda di questo tipo potremmo proporvi decine di contributi e soffermarci su un paio di casi aziendali “vincenti” che hanno fatto la storia dell’economia digitale e non.

    In questa sede ci limiteremo a fornirvi alcuni consigli pratici, prendendo spunto da un post molto interessante scritto da Freek Vermeulen su Hbr.
    Essere leader di un’azienda, nel 2015, comporta una serie di adempimenti impossibili da immaginare anche solo dieci anni fa. La digitalizzazione ha rivoluzionato il modo di assolvere determinati compiti, da una parte semplificando alcune funzioni, dall’altra, però, moltiplicando le opportunità di interazione con l’esterno.
    Spesso si è costretti a “giocare” su più tavoli senza avere la lucidità necessaria per prendere decisioni positive per il futuro dell’azienda.
    In questi casi, come riporta lo stesso Vermeulen, è indispensabile valutare ogni singola opportunità all’interno di un contenitore più ampio.
    strategia aziendaleUn piano aziendale efficace, infatti, deve essere coerente in tutte le sue componenti. Un’attività o un settore di un’impresa, per quanto possa essere importante esaminato singolarmente, deve essere complementare a tutte le altre opportunità di business.
    Per questo motivo, prima di prendere decisioni rilevanti, è bene fermarsi un attimo e riflettere sulla visione complessiva, chiedendoci come possano interagire le singole componenti e se la somma sia migliore del singolo numero.

    Un altro pericolo per chi lavora nella stessa azienda da anni è lasciarsi trasportare dal coinvolgimento emotivo e perdere un po’ di razionalità. È un errore che hanno commesso anche i più grandi imprenditori.
    In alcuni casi l’istinto ed il perseguimento di alcune convinzioni personali può risultare vincente, ma è bene comunque effettuare un processo di estraniazione.
    I pensieri e le convinzioni maturate durante il periodo vissuto all’interno dell’impresa possono essere negate e stravolte da una realtà economica e sociale estremamente mutevole.
    In questi casi la scelta migliore è provare a pensare come farebbe un”outsider” ovvero una persona al di fuori dell’azienda oppure un soggetto che è appena entrato nelle dinamiche aziendali. Un procedimento mentale di questo tipo ti permetterà di valutare il mutato contesto economico in maniera più oggettiva.



  • La riforma organica del mercato del lavoro, attuata attraverso il Jobs Act, è pronta a terminare il suo percorso.
    Oggi, infatti, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti porterà in Consiglio dei Ministri gli ultimi quattro decreti attuativi che interessano le politiche attive sul lavoro, gli ammortizzatori sociali, la creazione di un’agenzia unica per le ispezioni e la semplificazione dei rapporti di lavoro.

    Le politiche attive sono con ogni probabilità l’ambito più sottovalutato dai Governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Il dibattito pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sull’articolo 18 e sulla classica dicotomia tra contratto a tempo determinato e indeterminato.
    Un mercato del lavoro realmente dinamico ed efficiente ha bisogno, però, di un sistema di politiche attive realmente funzionante e non approssimativo come quello italiano.
    polettiL’esecutivo istituirà attraverso il decreto attuativo del Jobs Act l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, effettuando così una centralizzazione del sistema di collocamento nostrano.
    Viene inserito anche l’assegno di ricollocamento, ovvero un voucher a disposizione dei disoccupati, che può essere speso solo presso i Centri per l’impiego o i soggetti privati accreditati per funzioni di politiche attive.
    Minori saranno le possibilità di trovare un’occupazione e maggiore sarà l’importo di un assegno fino ad un massimo di 3-4.000 euro.

    Uno dei provvedimenti più discussi dell’intero Jobs Act riguarda i cosiddetti controlli a distanza. Viene disciplinata, infatti, la possibilità per i datori di lavoro di sfruttare i dati degli strumenti elettronici (Pc, tablet, cellulari) per effettuare eventuali sanzioni disciplinari a carico dei lavoratori.
    Attorno a questa norma c’è stata la mobilitazione dei sindacati e dell’opposizione. L’esecutivo sta cercando una formula per mitigare la nuova normativa, ad esempio predisponendo delle sanzioni penali verso i datori di lavoro in caso di violazione della privacy.
    Sempre in materia di controlli dell’attività lavorativa verrà istituita l’Agenzia unica per le ispezioni del lavoro, che riunisce in un unico ente tutte le funzioni svolte dal Ministero del Lavoro, dall’Inps e dall’Inail.
    Anche in questo caso la ratio dell’intervento normativo è la centralizzazione delle funzioni in materia di controlli dell’attività lavorativa che dovrebbe comportare anche un risparmio di risorse per le casse dello Stato.

     


  • agrinsieme

    Agrinsieme, il coordinamento che mette insieme Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari, parteciperà alla manifestazione dei produttori ortofrutticoli e zootecnici aderenti al Copa-Cogeca.

    Gli agricoltori si riuniranno di fronte alla sede del Consiglio in occasione della riunione straordinaria dei ministri europei dell’agricoltura per chiedere azioni di sostegno nei confronti dei settori dello zootecnico, dell’ortofrutta ed il lattiero caseario.
    L’estrema volatilità dei prezzi delle materie prime, la difficoltà nel sostenere i costi di produzione e la fine delle quote latte, ha portato i produttori a vivere una situazione di estrema precarietà.
    agrinsiemeLa scelta di Agrinsieme di partecipare alla manifestazione organizzata dagli agricoltori aderenti al Copa-Cogega è dettata dalla volontà di difendere i produttori italiani in sede europea.
    «La situazione della zootecnia italiana –fa sapere Agrinsieme- sta diventando sempre più insostenibile e gli agricoltori, nonostante i loro sacrifici, non riescono a lasciarsi alle spalle gli effetti della congiuntura sfavorevole che, purtroppo, stenta a tramontare. Da un lato il comparto della carne, che deve fare i conti con la sempre più pressante volatilità dei costi delle materie prime, con la forte dipendenza dall’estero dei ristalli e con i prezzi, sia dei bovini che dei suini da macello, fermo da diversi mesi a livelli non remunerativi; senza trascurare il tracollo del comparto cunicolo. Dall’altro lato il settore lattiero-caseario, che dopo trent’anni di sistema delle quote necessita di certezze per il futuro e le cui prospettive reddituali sono tutte da valutare.

    «Tutto questo –osserva Scanavino, responsabile del coordinamento Agrinsieme– si traduce inevitabilmente in perdita di redditività con prezzi pagati agli allevatori spesso insufficienti a remunerare i costi produttivi. Per queste ragioni, saremo a Bruxelles per manifestare insieme agli altri agricoltori europei e per sollecitare i Governi dell’Unione ad avviare un’irrinunciabile cambio di passo in materia di gestione delle crisi».
    La situazione dell’agricoltura italiana è estremamente critica. Il crollo dei prezzi ha costretto moltissime aziende a chiudere i battenti, portando al contempo altre realtà a fondersi per abbattere i costi di produzione.
    Per gli stessi motivi in questi minuti a Parigi è in atto una protesta indetta dai sindacati che ha paralizzato gran parte della città. Gli agricoltori francesi non sono nuovi a manifestazioni di questa dimensione.
    Non è da escludere che anche in Italia si possa arrivare a blocchi stradali e proteste imponenti, considerata la grave crisi che stanno vivendo settori rilevantissimi come il lattiero caseario, l’ortofrutta, lo zootecnico e l’olivicolo.

     



  • Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo mette a disposizione delle aziende alberghiere un credito d’imposta pari al 30% per le spese sostenute per la riqualificazioni delle strutture turistiche.

    I soggetti beneficiari sono imprese alberghiere esistenti al 1° gennaio 2012 e che abbiano effettuato opere di ristrutturazione dello stabile e di incremento dell’efficienza energetica nel periodo compreso tra l’1 gennaio 2014 ed il 31 dicembre 2016.
    IMG_2443L’avvenuta spesa dovrà essere rigorosamente certificata; la domanda di richiesta del credito d’imposta dovrà, infatti, essere firmata da uno dei seguenti soggetti: presidente del collegio sindacale, revisore legale, professionista iscritto nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili o nell’albo dei periti commerciali o in quello dei consulenti del lavoro, responsabile Caf.
    Il suddetto credito d’imposta non potrà in alcun caso essere superiore a 200.000 euro e sarà concesso esclusivamente per interventi di manutenzione ordinaria, restauro, risanamento conservativo, abbattimento delle barriere architettoniche e incremento dell’efficienza energetica.
    Anche l’acquisto di mobili può far scattare la ricezione del credito d’imposta purché presentino delle caratteristiche migliorative rispetto ai precedenti in termini di sicurezza, efficienza energetica e prestazioni.
    Quello proposto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo non è il primo intervento del Governo per favorire le ristrutturazioni degli immobili attraverso sgravi fiscali.
    Nella Legge di Stabilità 2015 erano presenti, infatti, bonus Irpef del 50% sull’acquisto di grandi elettrodomestici e deduzioni per le ristrutturazioni edilizie fino ad un massimo di 96.000 euro e per il risparmio energetico.



  • Prove di dialogo e di collaborazione tra l’Europa e la Silicon Valley. Dal 21 al 25 settembre una delegazione europea composta da policy makers, imprenditori e una selezione delle migliori scaleup si recherà negli Stati Uniti per rafforzare la sinergia con la patria delle startup.

    L’evento si chiama Startup Europe comes to Silicon Valley (SEC2SV) e si ispira a VC2UK – Silicon Valley Comes to United Kingdom.
    La settimana si aprirà con silicon valleyl’European Innovation Day (21 settembre) nel corso del quale verranno presente le migliori realtà europee nel campo dell’innovazione e della tecnologia.
    Nei giorni successivi ci saranno una serie di incontri per valutare eventuali opportunità di business tra gli operatori presenti.
    La Silicon Valley rappresenta certamente un punto di riferimento per i paesi europei, un vero e proprio modello di economia dal basso difficilmente replicabile.
    Startup Europe comes to Silicon Valley non intende apprendere e provare ad applicare nel Vecchio Continente il sistema americano, ma si propone semplicemente di instaurare un rapporto di policy e di business che sia sempre più diretto e proficuo.
    Del resto anche il mondo della Silicon Valley ha interesse ad investire in Europa, ovvero in un continente sempre più sensibile alla tematica dell’innovazione e dove il numero delle startup è in continua crescita.
    Tra i partecipanti dell’evento ci sarà anche il il Commissario europeo per l’agenda digitale, Gunther Oettinger, il presidente dell’Estonia Toomas Hendrik Ilves, Nicola Brusson di Blablacar ed il Digital Champion Riccardo Luna.



  • A partire dall’1 settembre le Pmi e le reti d’imprese possono registrarsi sull’apposita piattaforma online messa a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico per partecipare al bando “Voucher per l’internazionalizzazione”.

    Si tratta di un intervento promosso dal Mise per consentire anche alle piccole e medie imprese di accedere ai mercati esteri, incrementando il proprio livello di internazionalizzazione.
    Il bando prevede dei contributi a fondo perduto in forma di voucher per l’acquisizione di servizi per l’internazionalizzazione; tra questi c’è l’assunzione di una figura professionale, ovvero un Temporary Export Manager, che dovrà effettuare piani di studio e strategie specifiche per consentire all’azienda l’accesso ai mercati esteri.

    Logo_MISESarà l’impresa stessa ad indicare il profilo scelto, il quale non dovrà avere con essa alcun conflitto d’interesse. Il Mise mette a disposizione 10 milioni di euro; ogni azienda potrà disporre di un voucher erogato in due rate: la prima di 10.000 euro per l’acquisto di servizi per l’internazionalizzazione per almeno sei mesi e dovrà essere integrata con un cofinanziamento di 3.000 euro; la seconda rata sarà sempre di 10.000 euro.  Possono presentare la propria candidatura micro, piccole e medie imprese e reti d’imprese che abbiano realizzato un fatturato non inferiore a 500.000 euro in almeno uno degli ultimi tre esercizi approvati.
    Devono essere inoltre iscritte nell’elenco di fornitori di servizi ed avere portato a termine almeno 10 progetti di internazionalizzazione negli ultimi tre anni.
    Una volta completata la fase di registrazione con la ricezione della password di accesso, a partire dalle ore 10:00 del 15 settembre 2015 sarà possibile effettuare la compilazione online della domanda e la firma digitale della stessa. A partire, infine dalle ore 10.00 del 22 settembre 2015 e fino al termine ultimo delle ore 17.00 del 2 ottobre 2015 si potrà inviare la domanda e ricevere il codice unico di identificazione.



  • Il Governo sta esaminando una serie di ipotesi sulla Legge di Stabilità. Una delle più sorprendenti e difficili da attuare riguarda il Sud Italia.
    Secondo le indiscrezioni provenienti da Palazzo Chigi, i tecnici dell’esecutivo starebbero studiando la possibilità di ridurre l’Ires per le imprese del Mezzogiorno.

    Si tratterebbe di una prova generale di quanto Matteo Renzi ha in programma per il 2017, ovvero una riduzione dell’Ires su tutto il territorio nazionale. Nelle intenzioni del Governo ci sarebbe quella di portare l’Imposta sul Reddito delle Società dal 27,5% attuale al 25%.
    Un taglio così netto rappresenterebbe certamente una boccata d’ossigeno per le aziende del Meridione e sarebbe inoltre un incentivo ad investire per imprenditori locali ed esteri.
    Gli ostacoli da superare sono, però, molti. Innanzitutto sarà necessario trovare le fonti di finanziamento, visto che il Governo intende portare avanti altre manovre parallele di riduzione del carico fiscale, come l’abolizione della Tasi, l’eliminazione dell’Imu sui terreni agricoli e sulle abitazioni di lusso e la conferma del bonus Irpef e degli sgravi fiscali sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato.
    TAXRiuscire a compiere un taglio così netto delle imposte sarà un’impresa ardua; il rischio è di reperire risorse tagliando in altri settori chiave come la sanità e la scuola, ma su questo l’esecutivo non ha fatto trapelare ancora alcuna notizia.
    Un altro ostacolo all’apparenza insormontabile è rappresentato dall’Unione Europea. Bruxelles è storicamente restia ad accettare manovre di riduzione fiscale che riguardano macroaree territoriali.
    In questo caso, però, il Governo potrebbe presentare l’abbattimento dell’Ires all’interno di un provvedimento più ampio, che riguarda tutta la nazione e che verrà portato a compimento nel 2017.
    Qualora l’Ue non dovesse accettare questa ipotesi, secondo Il Sole 24 Ore l’esecutivo potrebbe proporre la riduzione dell’Ires per tutte le Pmi innovative presenti nel nostro Paese. In questo modo non ci sarebbe alcuna differenza territoriale e verrebbe dato maggiore spazio alle piccole aziende che investono in innovazione tecnologica.



  • Il Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali ha comunicato l’avvenuto accordo tra le organizzazioni agricole e le industrie per l’indicizzazione dei prezzi del latte.

    Il settore lattiero caseario sta vivendo una fase storica molto delicata in seguito alla fine delle quote latte. I prezzi elevati dei prodotti italiani faticano, infatti, a competere all’interno di un mercato europeo fortemente orientato verso il ribasso dei prezzi piuttosto che sulla qualità.
    Per questo motivo è necessario definire un parametro unico per i prezzi di latte e derivati che possa comprendere le esigenze del mercato, la qualità del prodotto 46726-milked i costi di produzione.
    L’accordo siglato in data odierna tra le organizzazioni agricole e le industrie stabilisce un parametro di riferimento per l’indicizzazione dei prezzi. A tal proposito verrà convocato tra dieci giorni un Tavolo tecnico paritetico che dovrà concludere i lavori entro 30 giorni e sarà chiamato ad individuare, con l’eventuale supporto tecnico e metodologico di ISMEA, un indicatore sintetico che consenta di identificare in maniera oggettiva i prodotti, i mercati e gli input rappresentativi delle dinamiche del mercato lattiero e idonei a ridurre al minimo la soggettività delle scelte.
    Il Governo nei giorni scorsi aveva già approvato un apposito decreto sul latte, nel quale ha stabilito un rafforzamento dei controlli contro le pratiche sleali anti concorrenza, l’inasprimento delle relative multe ed un costante monitoraggio dei prezzi.
    Con lo stesso decreto l’esecutivo ha istituito anche un unico organo interprofessionale (sul modello francese) che dovrà prendere decisioni in materia di produzione, commercializzazione, contratti, promozioni e tutela dell’ambiente.



  • Il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze hanno firmato il decreto sul Patent Box, un insieme di misure di defiscalizzazione sui marchi ed i brevetti.

    Una volta passato il vaglio della Corte dei Conti, il decreto verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale dando finalmente attuazione alle norme contenute all’interno della Legge di Stabilità che prevedevano deduzioni fiscali per brevetti, marchi, software protetto da copyright, disegni e modelli giuridicamente tutelati.
    euro grecia

    Gli sgravi fiscali sono applicabili sui redditi derivanti lo sfruttamento commerciali delle opere di ingegno. In particolare ci sarà uno sgravio del 30% da dedurre dall’Ires e dall’Irpef nel 2015, del 40% nel 2016 e del 50% nel 2017.
    Questa misura, valida per cinque anni, costerà allo Stato 140 milioni di euro l’anno e si inserisce all’interno di una serie di norme redatte per incentivare la costituzione di nuove startup e progetti creativi, a prescindere dalla forma giuridica adottata.
    «L’innovazione è essenziale per consentire al Paese di crescere e per creare occupazione di qualità. E’ una sfida – ha commentato il ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan– che le imprese sono chiamate ad affrontare con il sostegno del governo».
    Secondo il Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, invece, «soltanto in questo modo il sistema Paese può cogliere tutte le opportunità che si stanno affacciando con i primi concreti segnali di ripresa dell’economia». 

     



  • Giorni di grandi novità in casa Google. Dopo l’annuncio della nascita di Alphabet, la società alla quale faranno capo tutte le divisioni di Google, ieri l’azienda di Mountain View ha mostrato il suo nuovo luogo.

    Vengono mantenuti i classici colori blu, rosso, giallo e verde, cambia invece il carattere e soprattutto vedremo un logo più vicino alle funzioni dei tanti dispositivi mobili che usufruiscono dei servizi Google.
    A spiegare le motivazioni di questo cambiamento è la stessa azienda americana attraverso un post sul blog ufficiale. La versione precedente del logo (l’ultima risale al 2013) era stata pensata esclusivamente per il desktop.
    I nuovi digital devices consentono operazioni di diverso tipo, come il touch ed i comandi vocali. Era necessario, dunque, un cambiamento che tenesse conto del mutato contesto tecnologico.
    googleTra le novità che vedremo nei prossimi giorni ci sarà ad esempio un microfono colorato che permetterà di interagire con Google a prescindere se stiate digitando, parlando o toccando lo schermo. Un altro grande cambiamento sarà il colore della grande “G” di Google, non più interamente blu ma costituita da tutti e quattro i colori storici dell’azienda.
    Per presentare questa grande novità Google ha realizzato un video in cui mostra molte delle tappe storiche che ha vissuto l’azienda americana in questi anni: dalla scelta del nome alla comparsa di Gmail, Google Books, Google Maps, per finire con la sua comparsa sui dispositivi mobili attraverso la piattaforma Android.
    L’azienda di Mountain View ha attraversato dunque tutte le fasi della recente rivoluzione tecnologica, adattando i propri servizi alle esigenze degli utenti o in alcuni casi creando essa stessa dei bisogni.



  • Centralizzazione e semplificazione della spesa pubblica. Matteo Renzi intende effettuare un importante taglio alla spesa nella prossima Legge di Stabilità.
    Lo ha sottolineato più volte nei giorni scorsi e lo ha ribadito oggi nel corso di una lunga intervista alla radio Rtl 102.5.

    «Voglio che ci siano meno aziende municipalizzate» ha dichiarato il Presidente del Consiglio «e’ una cosa allucinante che ci siano in una provincia 7, 8, 10, 15 aziende municipalizzate, che poi servono soprattutto a mantenere il posto all’ex politico di turno, non a servire i cittadini».
    Per effettuare il taglio delle tasse promesso e ribadito anche oggi (“Il 16 dicembre ci sarà ultima rata del 2015 per Imu e Tasi. Segnatevela: sarà il funerale delle tasse sulla casa”), il Governo ha bisogno di risorse ricavabili attraverso un’efficace spending review.
    renziAccorpamento delle prefetture e delle province, taglio delle municipalizzate ed eliminazione di enti che costano milioni di euro alle casse dello Stato.
    Tra questi il premier annovera anche le agenzie per i giovani e gli enti per il microcredito: «Mi domando – ha aggiunto Renzi – a cosa serve avere un’agenzia dei giovani e a cosa serve l’ente per il microcredito (bene il microcredito, non l’ente)».
    Si tratta di realtà che operano sul territorio con l’obiettivo di favorire l’occupazione giovanile senza però che in questi anni abbiano portato a casa i risultati sperati. Per questo motivo il Governo intende effettuare una razionalizzazione della spesa ed una centralizzazione delle politiche attive, con i centri per l’impiego, le agenzie ed i vari enti messi momentaneamente (?) da parte.