• Secondo l’art. 2545-terdecies c.c. (Insolvenza) le cooperative che svolgono attività commerciale sono soggette anche al fallimento. Si rende necessario quindi individuare quei criteri che permettono una puntuale identificazione e qualificazione delle cooperative che svolgono attività commerciale.

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    Sul punto ci viene in aiuto una recente decisione della Cassazione, la quale con la sentenza n. 6835/14 ha affermato che “con riguardo alla società cooperativa può dirsi che lo scopo di lucro non è elemento essenziale per il riconoscimento della qualità di imprenditore, essendo individuabile l’attività di impresa, tutte le volte che sussista una obiettiva economicità dell’attività esercitata, intesa quale proporzionalità tra costi e ricavi. Tale requisito può ben essere presente anche in una società cooperativa, che pure operi solo nei confronti dei propri soci; ed, in tal caso, essa si assoggetta allo statuto dell’impresa, che comprende il fallimento, quale strumento di soluzione e superamento dell’insolvenza che abbia origine in un’iniziativa imprenditoriale”.

    Nel caso di specie una società cooperativa per azioni aveva impugnato il provvedimento di dichiarazione di fallimento negando la propria qualità di imprenditore commerciale e, quindi, la non assoggettabilità all’art. 1 L.F. per avere essa finalità mutualistiche.

    Abbiamo già visto come lo scopo di mutualità, o scopo mutualistico, può avere diverse gradazioni o intensità, dalla mutualità pura, in tutte quelle ipotesi in cui la cooperativa non persegua assolutamente alcun fine di lucro, alla mutualità spuria, in cui, a seguito di una attenuazione dello scopo mutualistico (conciliato con una attività commerciale), la cooperativa interagisce anche con terzi non soci a cui cede bene e servizi. Ne deriva che lo scopo mutualistico di una società cooperativa non è inconciliabile con quello di lucro, quale obiettiva economicità della gestione, potendo i due fini coesistere ed essere rivolti al conseguimento di uno stesso risultato: pertanto, ai fini dell’applicabilità dell’art. 2545-terdecies c.c. sopra citato per l’accertamento della sussistenza del fine predetto occorre avere riguardo alla struttura ed agli scopi di essa.

    Secondo la Suprema Corte  da un lato, l’impresa commerciale non postula il perseguimento di un lucro soggettivo e, dall’altro lato, la cooperativa che abbia fini mutualistici (anche a mutualità prevalente secondo la nozione introdotta dal D.Lgs. n. 6 del 2003) non è per ciò solo sottratta a fallimento.

    Ai fini della qualificazione di una impresa quale commerciale, ciò che rileva, accanto all’autonomia gestionale, finanziaria e contabile, è invero il perseguimento di un c.d. lucro oggettivo, ossia il rispetto del criterio di economicità della gestione, quale tendenziale proporzionalità di costi e ricavi, in quanto questi ultimi tendano a coprire i primi (almeno nel medio-lungo periodo). La nozione di imprenditore ai sensi dell’art. 2082 c.c. va quindi intesa in senso oggettivo, dovendosi riconoscere il carattere imprenditoriale all’attività economica organizzata che sia ricollegabile a un dato obiettivo inerente all’attitudine a conseguire la remunerazione dei fattori produttivi, rimanendo giuridicamente irrilevante lo scopo di lucro, il quale riguarda il movente soggettivo che induce l’imprenditore ad esercitare la sua attività. L’attività commerciale, quindi, non è incompatibile con la finalità mutualistica.

    Nell’ipotesi esaminata la Cassazione, in applicazione concreta dei principi sopra enunciati, ha verificato la presenza di positivi indici della natura commerciale dell’attività svolta, quali la forma legale di s.p.a., l’esistenza di una partita i.v.a., l’oggetto sociale volto alla commercializzazione verso terzi di prodotti agricoli conferiti dai soci, dei quali la società incassa prezzo, ed infine l’esistenza di un rapporto di lavoro con un dipendente.



  • Confcooperative Savona e Confcooperative Imperia danno vita ad un unico ente di rappresentanza. Le due organizzazioni provinciali hanno completato il processo di aggregazione iniziato nel settembre 2013.
    Oggi le due organizzazioni hanno un unico Consiglio Provinciale, un unico Consiglio di Presidenza ed ovviamente un unico Presidente.

    L’obiettivo della fusione è razionalizzare i costi e soprattutto fornire servizi migliori alle proprie associate. In tutto Confcooperative Savona ed Imperia confcooperativeraccoglie 160 cooperative, 18.000 soci, circa 1.157 dipendenti e un fatturato aggregato che supera abbondantemente i 70 milioni.
    L’organizzazione, dunque, è una parte fondamentale della cooperazione ligure.
    Confcooperative sta implementando a tutti i livelli i processi di aggregazione. La crisi ha reso meno competitive le piccole aziende e le piccole organizzazioni di rappresentanza, costringendole ad unirsi.
    Proprio oggi è nata costituita la prima AOP del settore lattiero caseario a testimonianza di una diffusione sempre maggiore dei processi aggregativi.
    L’unione delle federazioni provinciali di Confcooperative Savona ed Imperia apre anche un dibattito sugli enti di rappresentanza territoriali, soprattutto quelli di natura provinciale.
    La loro razionalizzazione appare in questo preciso momento storico la scelta strategica migliore soprattutto dal punto di vista della riduzione dei costi di gestione di una maggiore efficienza dei servizi offerti.



  • Gianluca Dettori, fondatore e presidente della società di capital venture dPixel, lancia il Barcamper Garage, un acceleratore destinato ad ospitare circa 50 start up innovative provenienti da tutta Italia.

    L’iniziativa rientra all’interno di un progetto più ampio che vede come tappa conclusiva la costituzione di Primo Miglio, un fondo di investimenti per imprese innovative sul quale il Fondo Italiano d’Investimento intende investire molti milioni di euro.
    La sede del Barcamper Garage saranno gli ex laboratori di edilizia dell’Istituto di Istruzione Superiore Aldini Valeriani Sirani, ovvero uno degli istituti gianluca dettori acceleratoretecnici più prestigiosi d’Europa.
    Proprio i ragazzi dell’Aldini Valeriani saranno parte integrante dell’iniziativa: l’intenzione di Vettori e degli altri ideatori del Barcamper Garage è, infatti, di coinvolgerli nelle attività dell’acceleratore sfruttando le loro competenze nelle materie tecnich, fondamentali all’interno di una start up.
    Ci saranno seminari, workshop e soprattutto attività di mentoring e supporto tecnico alle imprese innovative.
    L’obiettivo è sviluppare i progetti proposti dai giovani startupper e creare una cultura imprenditoriale.
    «Abbiamo sentito l’esigenza – commenta Dettori- di collocare le startup con le quali lavoriamo in luoghi fisici. Se vuoi fare accelerazione hai bisogno di una casa».
    Il Barcamper Garage sarà un luogo di innovazione e di contaminazione di idee: creare un acceleratore dove lavorano ed interagiscono alcune delle migliori start up italiane è il modo migliore per sviluppare un tessuto imprenditoriale dinamico e creativo.
    Si viene a creare, infatti, un sano spirito competitivo ed un forte desiderio di migliorare le proprie competenze, assorbendo il know-how di alcuni dei mostri sacri dell’innovazione italiana.

     

     



  • Boom dei consumi a Luglio. Secondo i dati diffusi da Confcommercio, c’è stato un incremento dei consumi del 2,1% rispetto a Luglio 2014, che risulta essere la variazione positiva più alta dal 2010.
    Sono positivi anche i risultati su base congiunturale: nel confronto con il mese di giugno 2015, infatti, c’è stato un aumento dei consumi dello 0,4%.

    Sono soprattutto i beni durevoli a far crescere la domanda di consumi. Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio “attrattori dei consumi nei primi 7 mesi del 2015 sono i beni e i servizi per la mobilità, complici, anche gli aumenti dei carburanti e del trasporto pubblico (+6,2%) e inoltre i beni e servizi per le comunicazioni, dunque apparecchi tecnologici come telefonini e computer (dei quali cresce anche l’import) e i consumi legati al turismo, alberghi e consumazioni fuori casa (+ 1%). Mentre l’aumento di alimentari, bevande e tabacchi è di solo lo 0,5%”
    dati consumi italiaI dati sui consumi sono un altro segnale positivo per il nostro Paese dopo quelli sulla disoccupazione e sulla crescita del Pil. La domanda che in molti si pongono a questo punto è se finalmente si possa parlare di inizio della ripresa anche per l’Italia.
    La certezza è che c’è una situazione di maggiore stabilità con una netta e chiara diminuzione dei segni meno tra gli indicatori macroeconomici. Federconsumo, però, frena: «È vero, infatti che nell’ultimo anno si è conosciuta una lieve, quasi impercettibile, ripresa dei consumi delle famiglie. Più che di ripresa, infatti, si potrebbe parlare di arresto della grave contrazione che, solo nel triennio 2012-2013-2014 ha fatto registrare una diminuzione dei consumi delle famiglie del 10,7%, pari ad una contrazione complessiva della spesa di circa 78 miliardi di Euro. Purtroppo, a nostro avviso, non ci sono ancora concreti e stabili segnali di ripresa».
    L’Italia dovrà essere brava a sfruttare i timidi segnali offerti dallo scenario economico. Da questo punto di vista sarà fondamentale conoscere il contenuto della prossima Legge di Stabilità, verificando se effettivamente ci sarà un taglio delle tasse alle imprese, come è stato annunciato in questi giorni.



  • La contraffazione dei prodotti del Made in Italy è una questione sempre più grave che arreca gravi danni all’economia italiana. Il tema è stato affrontato nel corso del Convegno sulla difesa della filiera agroalimentare organizzato da Confagricoltura e Fondazione Open ad Expo Milano 2015.

    Secondo le stime di Confagricoltura il cosiddetto Italian Sounding costa all’Italia ben 4 miliardi di euro e comporta la mancata creazione di 20.000 posti di lavoro. Sono numeri importanti che costringono le istituzioni a porsi una serie di interrogativi su come combattere questo fenomeno.
    Il Made in Italy rappresenta una risorsa enorme per il nostro paese; negli ultimi mesi in particolare, per merito anche dell’Expo, l’immagine del Made in Italy è contraffazione parmigianomolto forte in tutto il mondo, specie nei paesi asiatici e negli Stati Uniti.
    Ecco perché combattere l’Italian Sounding diventa una missione primaria per il nostro Governo.
    I settori che sono maggiormente colpiti sono quelli dell’abbigliamento (2,24 miliardi) e dei Cd/Dvd audio e video (1,78 miliardi). Dietro questi due troviamo l’agroalimentare, con il vino, l’olio e i prodotti lattiero caseari in cima alla lista dei beni agroalimentari contraffatti.

    La soluzione della crisi che sta attraversando l’agricoltura e che ha portato molti agricoltori a manifestare in questi giorni passa anche dalla difesa del Made in Italy. Il presidio del Brennero, organizzato da Coldiretti nella giornata di ieri, va proprio in questa direzione: bisogna tutelare i prodotti italiani, impedendone la contraffazione e la loro lavorazione attraverso materie prime provenienti dall’estero.
    Il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina è intervenuto nel corso del convegno promosso da Confagricoltura, spiegando le azioni intraprese dal Governo per frenare l’Italian Sounding.
    Tra le più importanti vanno annoverati gli accordi stipulati con le piattaforme di e-commerce Ebay e Alibaba per bloccare la vendita di prodotti contraffatti online. Grazie a questo rapporto di collaborazione sono state fermate molte frodi che vedono come protagonisti India, Cina, Stati Uniti e anche alcuni paesi europei.
    Uno dei prodotti più contraffatti è il Parmigiano Reggiano: come riporta l’edizione odierna de Il Sole 24 Ore, nei giorni scorsi su Alibaba è stato bloccato un commerciante indiano che aveva proposto alla piattaforma una fornitura mensile di 5mila tonnellate di Parmigiano Reggiano, corrispondente al 50% della produzione mensile del vero Parmigiano.



  • È nata oggi a Brescia AOP LATTE ITALIA, la prima Associazione di Organizzazioni di Produttori di latte in Italia.
    L’AOP raccoglie 1 milione di tonnellate di latte e rappresenta circa il 10% della produzione italiana.
    Fanno parte della nuova associazione Op Agrilatte, Latte Indenne e Santangiolina per la Lombardia, Agri Piacenza latte per l’Emilia Romagna e Piemonte latte per la regione Piemonte.

    La scelta di costituire un’organizzazione di questo tipo nasce dall’esigenza di abbattere i costi di produzione e tentare l’accesso ai mercati esteri in un periodo particolarmente difficile per il lattiero caseario italiano in seguito alla fine delle quote latte.
    L’aggregazione diventa una via quasi obbligata per un’azienda che vuole rimanere competitiva sul mercato internazionale e, nel caso delle cooperative, remunerare al meglio i propri soci.
    aop latte italia«La Aop Latte Italia è la prima significativa aggregazione nel settore lattiero-caseario – ha commentato il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri – che ponendosi all’apice di una filiera di Op, in qualità di struttura di servizio strategica, avrà come principali obiettivi quello di ottimizzare i costi di produzione, che in Italia sono ancora troppo alti, di gestire i periodi di crisi e di elaborare strategie commerciali e di impresa»

    Il Presidente della Aop sarà Carlo Mizzi, amministratore di Santangiolina, e sarà coadiuvato dai tre vicepresidenti Michele Cerutti (Piemonte latte), Guido Bardi (Agri Piacenza latte) e Francesco Martinoni (Latte Indenne). Il consiglio di amministrazione sarà composto complessivamente da dieci allevatori. Alla direzione è stato chiamato per i primi tre anni Marco Ottolini, attuale direttore di Agrilatte.
    Il processo aggregativo di AOP Latte Italia non si ferma qui. L’obiettivo dell’associazione, infatti, è raccogliere altre Op e raggiungere nei prossimi tre anni quota 2 milioni di tonnellate di latte prodotto.
    Gli imprenditori del lattiero caseario non intendono cedere alla politica europea incentrata esclusivamente sulla competitività dei prezzi. Incentivare le pratiche aggregative significa poter continuare a produrre un latte di alta qualità e venderlo a prezzi sufficientemente remunerativi.


  • latte granarolo

    Migliaia di agricoltori hanno aderito alla protesta indetta da Coldiretti a difesa del Made in Italy. In queste ore tantissimi produttori agricoli provenienti da tutta Italia hanno bloccato il valico di frontiera del Brennero, direzione Italia, fermando i tir che trasportano materie prime nel nostro paese.

    Il 33% dei prodotti venduti come Made in Italy, infatti, vengono lavorati attraverso materie provenienti da altri paesi. Vengono dall’Olanda, dall’Austria, dalla Germania e da altre zone dell’Europa, eppure possiedono il contrassegno italiano.
    Gli agricoltori presenti nel Brennero hanno fermato una serie di tir contenenti ortaggi e latte diretti verso il nostro paese e pronti ad essere trasformati latte_fresco_“magicamente” in prodotti del Made in Italy.
    Questo fenomeno è sempre più diffuso e danneggia in maniera enorme le aziende italiane, oltre ovviamente ad ingannare i consumatori. Secondo le previsioni di Coldiretti, il perdurare di queste condizioni potrebbe portare addirittura l’agricoltura italiana a scomparire tra 33 anni.
    Uno scenario apocalittico, ma che spiega alla perfezione il tipo di disagio che stanno vivendo gli agricoltori.
    Ieri a Bruxelles si sono riuniti migliaia di produttori per protestare contro le politiche comunitarie sui settori ortofrutticolo e zootecnico. Non sono mancati anche i momenti di tensione sfociati in scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine.

    Le istituzioni europee sembrano, però, non percepire tali criticità; tra le tante misure lanciate da Bruxelles, che penalizzano gravemente l’agricoltura italiana, c’è anche l’obbligo di abrogare la normativa che vieta la produzione di derivati attraverso il latte in polvere.
    Un simile intervento normativo sarebbe un colpo letale per la tradizione lattiero casearia italiana, caratterizzata dall’alta qualità dei propri formaggi e del proprio latte.
    Coldiretti, in occasione della manifestazione odierna, ha lanciato un hashtag duro e diretto: #bastaschifezze. È un vero e proprio appello rivolto alle istituzioni nazionali e sovranazionali per invocare maggiore rispetto, sia verso le aziende agricole che verso i consumatori.
    La presenza del Ministro delle Politiche Agricole Martina, intervenuto in mattinata durante la manifestazione, è senza dubbio incoraggiante, nella speranza che l’Italia possa svolgere un ruolo decisivo nella scelta delle politiche agricole comunitarie di qui ai prossimi mesi.



  • Il Jobs Act ha riformato l’intero apparato normativo in materia di lavoro. Oltre alle misure più reclamizzate come la modifica dell’articolo 18, il demansionamento e i controlli a distanza dei lavoratori, ci sono anche delle novità importanti sul collocamento delle persone con disabilità.

    Uno degli ultimi decreti attuativi del Jobs Act dal titolo “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità” disciplina la normativa sulle assunzioni dei soggetti disabili, modificandola in maniera profonda.

    La novità principali sono due. La prima riguarda la possibilità di assumere lavoratori con disabilità attraverso una richiesta nominativa.
    bilancioRimane il sistema della chiamata numerica, che prevede assunzioni di persone disabili in base alle quote riservate da ogni singola azienda, ma la nuova legge fornisce la possibilità di valutare caso per caso.
    Ogni disabile presenta, infatti, delle caratteristiche diverse e come ogni lavoratore può svolgere una mansione in maniera più efficiente rispetto ad altre in cui risulta essere meno produttivo. Sarà compito dei privati, quindi, valutare i singoli profili e procedere così alla richiesta nominativa di assunzione.

    Un’altra importante novità attiene agli incentivi alle assunzioni. Allo stato attuale le aziende che non assumono persone con disabilità devono pagare una sanzione di 62,77 euro al giorno.
    Tale deterrente di tipo sanzionatorio rimarrà inalterato e non ci sarà alcun aumento delle multe. Per incentivare le imprese ad assumere lavoratori con disabilità, il Governo ha deciso allora di inserire degli incentivi di natura fiscale anziché inasprire le sanzioni.
    Gli sgravi fiscali avranno una durata maggiore (fino a cinque anni) e aumenteranno in base al grado di disabilità del soggetto. In questo modo l’esecutivo è intervenuto riducendo in maniera importante il costo del lavoro e togliendo così molti alibi agli imprenditori.



  • Papa Francesco attua una vera e propria rivoluzione nella giurisdizione dei matrimoni: accogliendo, infatti, le richieste di una parte dei vescovi nei Sinodi del 2005 e del 2014 ha stabilito che saranno i vescovi a decidere sulla nullità dei matrimoni.

    L’intento della riforma, comunicata attraverso una lettera del Pontefice motu proprio, è velocizzare i tempi dell’annullamento del matrimonio e consentire ai divorziati di tornare a ricevere i sacramenti. Una richiesta, quest’ultima, portata avanti in questi anni da tantissimi fedeli.
    Il divorzio impedisce, infatti, a molti cattolici di ricevere il sacramento dell’Eucaristia e di poter formare una nuova famiglia.
    chiesa matrimoniCon la riforma attuata da Papa Francesco, invece, il processo sarà più breve e “in ciascuna diocesi – come riporta la lettera papale – il giudice di prima istanza per le cause di nullità del matrimonio, per le quali il diritto non faccia espressamente eccezione, è il vescovo diocesano, che può esercitare la potestà giudiziale personalmente o per mezzo di altri, a norma del diritto”.
    Il vescovo, in particolare, potrà decidere in via diretta per i casi più semplici, quelli che ad esempio configurano un tradimento da parte di uno dei due coniugi. Qualora, invece, dovesse decidere di indire un processo ordinario, questo dovrà svolgersi entro un anno e la sentenza sarà esecutiva immediatamente se non verrà presentato appello (ci si può appellare all’arcivescovo metropolita più vicino o alla Rota Romana) o se le motivazioni dell’appello saranno palesemente infondate.
    Non saranno più necessarie, dunque, due sentenze perfettamente conformi, aspetto che allungava in maniera rilevante i tempi della decisione.
    Al di là dei contenuti, si tratta di una riforma enorme della materia, se si pensa che non veniva modificata da ben tre secoli, risultando così vetusta rispetto ai cambiamenti avvenuti nella società contemporanea.



  • Il presente ed il futuro dell’economia mondiale passa dall’analisi dei dati ed in questo senso la statistica, in quanto disciplina ed in quanto corso di laurea, rappresenta la perfetta risposta alle esigenze della società del Terzo Millennio.

    C’è un dato, probabilmente, più esemplificativo di tutti gli altri: il 90% dei laureati in statistica trova lavoro a cinque anni dalla laurea, percependo uno stipendio medio di 1.487 euro. Una vera e propria manna dal cielo per un giovane, solitamente rassegnato a combattere con un mercato del lavoro saturo di laureati ed incapace di assorbire l’enorme offerta di lavoro.
    statisticaLa laurea in statistica risulta essere il quarto gruppo disciplinare più redditizio per gli studenti, tant’è che vero che negli Stati Uniti gli statistici possiedono un reddito medio di quasi 80mila dollari l’anno e risultano essere la quarta professione più ricca.
    La forza della statistica sta probabilmente nella sua trasversalità. Il cosiddetto data science può essere applicato, infatti, a qualsiasi ambito lavorativo: dal marketing al social, passando per lo sport, la politica ed il web.
    Un’azienda che intende effettuare un business plan efficace, infatti, ha bisogno di un’attenta analisi di mercato ed in generale qualsiasi tipo di strategia passa da un’accurata elaborazione e trasformazione dei dati.
    Ecco perché la figura professionale più “sexy” del Terzo Millennio, come riportato dall’economista Hal Ronald Varian, è quella del data scientist. È un profilo centrale all’interno di un’azienda perché ha il compito di trasformare un’enorme mole di dati in informazioni utili per i manager, i quali saranno chiamati a prendere decisioni importanti avvalendosi delle suddette analisi.
    L’utilizzo dei big data non si ferma, però, al marketing ma è sempre più frequente anche nelle campagne elettorali, specie negli Stati Uniti. L’oggetto in questo caso non è più il consumatore, ma l’elettore, con tutti i suoi orientamenti politici e le sue abitudini che permettono di comprendere come può essere intercettato e e convinto a votare un determinato candidato.
    In sostanza chi possiede delle ottime competenze nel campo della statistica non dovrebbe avere difficoltà a trovare un posto di lavoro.



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    Abbiamo già visto che cosa sono le cooperative di comunità e qual è il loro scopo. Nel perdurare dell’assenza di una specifica legislazione nazionale, alcune realtà regionali hanno adottato una normativa ad hoc, spinte dalla necessità di governare un fenomeno sempre più diffuso sui propri territori, anche allo scopo di un riconoscimento finalizzato alla concessione di agevolazioni e/o finanziamenti regionali.

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    E’ il caso della Regione Puglia che, forte di diverse realtà d’eccellenza (ad esempio la cooperativa di comunità di Melpignano) ha approvato la L.R. 23/14, rubricata “Disciplina delle Cooperative di comunità”. Le legge definisce i criteri e i requisiti per il riconoscimento della qualifica di “cooperative di comunità” alle società cooperative che rispettino i requisiti stabiliti dal Codice civile, e che valorizzando le competenze della popolazione residente, delle tradizioni culturali e delle risorse territoriali, perseguono lo scopo di soddisfare i bisogni della comunità locale, migliorandone la qualità, sociale ed economica, della vita, attraverso lo sviluppo di attività economiche eco‐sostenibili finalizzate alla produzione di beni e servizi, al recupero di beni ambientali e monumentali, alla creazione di offerta di lavoro e alla generazione, in loco, di capitale sociale.

    A tal fine lo scopo mutualistico può essere il più vario (cooperative di produzione e lavoro, di utenza, di supporto, sociali o miste), con la peculiarità che i soci possono essere non solo persone fisiche o giuridiche, ma anche associazioni e fondazioni senza scopo di lucro che abbiano la residenza o la sede legale nella comunità di riferimento della cooperativa, nonché – ed ecco la rilevante novità – enti pubblici, a partire dagli enti locali in cui opera la cooperativa di comunità. Gli enti locali, in tal modo, potranno discostarsi dalla prassi in base alla quale si esternalizzano alcuni servizi socialmente rilevanti, per diventare veri e propri promotori di cooperative di comunità per lo svolgimento di compiti istituzionali.

    Vi è anche una definizione della comunità di riferimento, così come una stringente quantificazione percentuale del numero dei soci rispetto alla popolazione residente; è inoltre prevista l’istituzione di un Albo regionale delle cooperative di comunità per il riconoscimento della relativa qualifica, che consente di poter partecipare agli interventi economici regionali, ovvero finanziamenti agevolati, contributi in conto capitale e  contributi in conto occupazione.

    Infine un richiamo ad apposite convenzioni finalizzate a disciplinare i rapporti tra le cooperative di comunità e le stesse amministrazioni pubbliche operanti nell’ambito regionale, in modo da agevolare la partecipazione della cooperazione di comunità all’esercizio della funzione pubblica

     

     



  • La battaglia contro le false cooperative trascende le appartenenze politiche e riguarda in maniera trasversale membri della società civile e delle istituzioni, imprenditori, politici ed associazioni.
    L’ultimo ad unirsi all’iniziativa popolare contro le cosiddette cooperative spurie è stato Pier Luigi Bersani.

    L’ex segretario del Partito Democratico ed attuale deputato ha firmato la proposta di legge contro le false cooperative durante la festa de L’Unità a Ravenna. Per l’occasione era presente anche il banchetto di Confcooperative Ravenna per raccogliere le firme necessarie per presentare la legge di iniziativa popolare in Parlamento.
    bersani false cooperativeCi sarà tempo fino ai primi di ottobre per raggiungere quota 50.000 sottoscrizioni, ovvero il minimo legale per passare dai banchi e dalle piazze cittadine alle aule parlamentari.
    L’Alleanza delle Cooperative è impegnata in uno sforzo importante per ripulire la propria immagine di fronte all’opinione pubblica e di fronte ai propri associati. È proprio dai soci e dai lavoratori che è voluto ripartire il mondo della cooperazione, lanciando una proposta di contrasto alle false cooperative che parte dal basso ed ambisce a diventare legge dello Stato.
    Come ha più volte sottolineato il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini, bisogna ripartire dalla centralità dei propri soci perché sono loro la base e la ragione d’esistenza delle imprese sociali.
    Una cooperativa che sfrutta i propri associati e sottopaga i lavoratori per avere dei vantaggi competitivi non merita di fregiarsi dell’appellativo di cooperativa.
    È importante, dunque, che l’iniziativa dell’Alleanza delle Cooperative stia riscuotendo un buon successo anche tra esponenti di rilievo della politica, delle istituzioni e del mondo sindacale. Nei giorni scorsi, infatti, oltre a Bersani, hanno firmato la proposta di legge anche il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, ed i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.