• Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha risposto al question time della Camera, affrontando una serie di argomenti rilevanti in vista della prossima Legge di Stabilità.
    Il vertice del Mef ha negato la possibilità di allargare ulteriormente i margini di flessibilità del sistema pensionistico, ponendo di fatto la parola fine ad una norma sui pensionamenti anticipati, almeno nel breve periodo.

    renziSecondo Padoan all’interno della legislazione italiana esistono già alcuni elementi di flessibilità, inserirne di nuovi significherebbe gravare le casse dello Stato di oneri eccessivi. Niente abbassamento dell’età pensionabile, dunque, e niente incentivi al pre-pensionamento.
    Le ipotesi effettuate nei mesi scorsi si devono scontrare con dei margini di flessibilità ridotti ulteriormente dalla scelta del Governo di intervenire sul cuneo fiscale.
    L’eliminazione della Tasi e dell’Imu sui terreni agricoli e le abitazioni di lusso causerà un’importante diminuzione del gettito fiscale. Sarà un’operazione molto dispendiosa che impedisce di fatto altri interventi che possono comportare l’aumento del debito pubblico.
    Padoan ha annunciato lo studio in atto di un provvedimento sugli esodati, confermando inoltre quanto detto da Renzi nei giorni scorsi, ovvero che l’abolizione della Tasi riguarerà “sia i possessori sia i detentori degli immobili, anche per evitare disparità trattamento tra i contribuenti” e quindi si estenderà necessariamente anche a chi è in affitto. 



  • La Francia vuole porre un limite agli sms e alle email di lavoro fuori dall’orario d’ufficio. La proposta di legge, condivisa dai sindacati e da molte associazioni di categoria, è del Ministro del Lavoro Myriam El Khomri e prevede il diritto alla disconnessione a partire da un orario stabilito.
    Questa norma si inserisce all’interno della più vasta operazione di riforma del codice del Lavoro portata avanti dall’esecutivo francese.

    Il Governo transalpino ha colto un punto di grande attualità: sono sempre più diffusi, infatti, gli sms e le email di lavoro al di fuori del normale orario d’ufficio. Capita addirittura che molti addetti trascorrano parte del proprio fine settimana o delle proprie ferie a rispondere ad email attinenti a questioni lavorative.
    cookie lawIl tempo trascorso per effettuare questa operazione non rientra nell’orario di lavoro e nonostante le pressioni dei sindacati non viene retribuito.
    Un accordo sul diritto alla disconnessione è già presente in alcune grandi aziende europee, una su tutte le Volkswagen dove vige il divieto di inviare email di servizio dalle 18:15 alle 7 del mattino.
    In Italia la discussione pubblica è ancora molto indietro su questi temi. Basti pensare che una delle questioni più accese degli ultimi mesi è stata quella sui controlli a distanza dei lavoratori, una norma nata con l’intento di adeguare il nostro ordinamento all’utilizzo di cellulari, tablet e pc aziendali, ma che rischia di ledere la privacy dei lavoratori.
    Con ogni probabilità, invece, le tematiche inerenti agli sms e alle email di lavoro inviate fuori dall’orario di servizio diventeranno sempre più attuali ed oggetto di contenziosi giudiziari, richiedendo così un intervento normativo.



  • L’Ocse ha effettuato un’analisi sull’età media dei lavoratori nei paesi avanzati dal 2004 al 2014, concentrandosi in particolar modo sugli over 65.
    L’innalzamento dell’età pensionabile, la crescita della speranza di vita e le difficoltà trovate dai giovani ad entrare nel mondo del lavoro hanno causato l’aumento del numero dei lavoratori over 65.

    L’analisi dell’Ocse prende in considerazione i tredici paesi più avanzati, ovvero Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Svizzera, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia, Polonia, Gran Bretagna ed Olanda.
    Secondo i calcoli dell’organizzazione internazionale, tutti i paesi elencati, eccetto la Polonia, hanno visto aumentare la propria percentuale di lavoratori over 65. Il dati consumi italiacaso polacco è sicuramente particolare: si tratta, infatti, di un’economia estremamente dinamica ed in crescita che riesce ad inserire, ancora oggi, numerosi giovani nel sistema lavoro.
    Gli altri paesi avanzati, al contrario, presentano una tendenza comune, ovvero un invecchiamento progressivo della propria forza lavoro.

    In base alle elaborazioni di Ocse è possibile anche dare uno sguardo alle variazioni percentuali, per verificare quali paese siano stati protagonisti del maggiore incremento percentuale dei lavoratori over 65.
    I due leader in questa speciale graduatoria sono Francia e Germania, con una variazione positiva dal 2004 al 2014 rispettivamente del +127,3% e del +107,1%. Seguono Olanda (+97,4%) e Australia (+89,2%).
    Se escludiamo la Polonia che ha visto, come accennato in precedenza, addirittura un ringiovanimento della propria forza lavoro (-21,3%), gli altri paesi con una variazione percentuale minore sono Spagna (+6,2%), Giappone (+7,6%) ed Italia (+15,6%).
    Nel nostro paese i lavoratori over 65 rappresentano il 3,7% della forza lavoro, una percentuale che colloca l’Italia all’undicesimo posto nella graduatoria tra i paesi avanzati. Solo Spagna (1,7%) e Francia (2,5%) presentano percentuali più basse.



  • Quali saranno i comparti a far registrare una crescita maggiore dei consumi da qui a fine anno? Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sarà la vendita di automobili e di piccoli e grandi elettrodomestici ad avere la variazione positiva più importante.
    Male, invece, arredamento e abbigliamento.

    La fine del 2015 sarà un periodo positivo per le aziende del settore automobilistico. A  riportarlo è un’indagine de Il Sole 24 ore effettuata presso le principali associazioni che vendono beni di lusso.
    consumi autoPer quanto riguarda il comparto delle automobili è previsto un aumento delle vendite del +15%.
    Bene anche i consumi di grandi e piccoli elettrodomestici, che secondo le stime de Il Sole 24 Ore dovrebbero avere una crescita del +5%. Presentano variazioni positive anche i settore dell’hi-tech (+3,0%), tic e contenuti digitali (+2,0%), vendite al dettaglio e consumi fuori casa (+1,2%).
    Stabile il comparto dell’alimentare e delle calzature, mentre fanno registrare una perdita dell’1% l’arredamento e l’abbigliamento.
    È interessante notare come sia in costante crescita il mercato dei digital devices, che risulta essere a conti fatti quello che sente meno l’impatto della crisi dei consumi.
    In generale c’è un parziale aumento dei consumi su scala nazionale, come riportato da Confcommercio. Secondo le ultime elaborazioni, relative al mese di Luglio, c’è stato un incremento del 2,1% su base annua, che rappresenta la variazione più elevata dal 2010.
    Ci sono, dunque, dei parziali segnali di ripresa, anche se i segni negativi di comparti chiave come quelli dell’arredamento e dell’abbigliamento invitano alla cautela.



  • Il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea ha approvato la proposta della Commissione di stanziare 500 milioni di euro per le aziende agricole del settore del latte e della carne.
    La decisione arriva in seguito alle numerose manifestazioni degli operatori del settore, come quella a Bruxelles e nel Brennero, che hanno denunciato lo stato di difficoltà in cui versano i due settori a causa della fine delle quote latte, della scarsa remuneratività dei prezzi e delle difficoltà a collocare i prodotti sul mercato europeo.

    Il Consiglio, nel corso di una riunione informale svoltasi a Lussemburgo, ha dato il proprio ok agli aiuti diretti verso le aziende agricole del settore. « Per l’Italia – spiega il Mipaaf in una nota – l’intervento prevede risorse per oltre 28 milioni di euro, in aumento rispetto al 2009 quando furono 23 milioni, di cui 25 per gli aiuti diretti, insieme a una quota per lo stoccaggio dei formaggi che può arrivare a quasi 50 mila tonnellate».
    latte italiaTra gli impegni presi dal Consiglio c’è anche quello di coinvolgere l’Autorità per la concorrenza europea sulla catena alimentare, sopratutto riguardo ai prezzi della produzione e del consumo.
    Il problema dei prezzi è una questione di primissimo rilievo per i produttori del lattiero caseario. La fine delle quote latte ha portato i prodotti italiani ad essere scarsamente competitivi sul mercato europeo, a causa di costi più alti rispetto alla concorrenza.
    La qualità del latte e dei derivati italiani non viene premiata da un mercato orientato verso il ribasso dei prezzi. Ecco perché è fondamentale attuare misure di aiuto per le aziende agricole italiane, che necessitano di un assestamento dopo il termine dell’era delle quote latte.
    «Servono azioni incisive – ha dichiarato il Ministro Martina- per tutelare il reddito degli allevatori e per questo abbiamo chiesto alla Commissione di intervenire con urgenza e con misure semplici e flessibili. Le nuove risorse messe a disposizione sono utili per rispondere alle esigenze di liquidità delle imprese e si vanno ad aggiungere al nostro pacchetto latte da 120 milioni di euro». 



  • Il Primo Ministro Matteo Renzi ed il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali Maurizio Martina hanno partecipato alla Giornata dell’Agricoltura italiana ad Expo 2015. Per l’occasione si è svolta anche l’assemblea nazionale di Coldiretti che ha stimolato il dibattito su alcuni temi essenziali per il presente ed il futuro dell’agricoltura italiana.

    Uno di questi è sicuramente l’Imu sui terreni agricoli, un provvedimento che ha impoverito il reddito dei produttori aggravando la già difficile situazione del settore agricolo italiano.
    Nella prossima Legge di Stabilità, secondo il premier, verrà abolita in via definitiva: «Il prossimo anno l’Imu agricola sarà cancellata: dal primo gennaio 2016 non si pagherà più. E anche sull’Irap agricola avete ragione: dal prossimo anno non si pagherà più. Abbiamo trovato le coperture ieri, sarà in legge di contraffazione parmigianostabilità».
    Martina ha parlato di un taglio delle tasse per il mondo agricolo, tra Imu ed Irap, stimabile attorno al miliardo di euro. L’abbattimento del cuneo fiscal per le imprese agricole rappresenterebbe una boccata d’ossigeno vitale per l’intero settore, considerato il periodo di grave difficoltà che stanno vivendo il lattiero caseario, l’ortofrutticolo ed il settore olivicolo.
    All’interno della Legge di Stabilità, ha rilanciato Renzi, ci saranno anche degli interventi per aumentare l’export dei prodotti agroalimentari, sfruttando l’appeal che nutrono le nostre specialità in mercati come quello statunitense.
    L’agroalimentare italiano ha tutte le potenzialità per raggiungere il livello di esportazioni di paesi come la Francia e la Germania; per questo motivo è importante che anche le piccole e medie aziende agricole siano in grado di investire nell’internazionalizzazione, sfruttando le risorse offerte dal Governo e le potenzialità dei processi di aggregazione.

    Un altro dei temi scottanti è la lettera di diffida inviata dall’Ue al nostro Paese nella quale viene intimato all’Italia di abolire il divieto di produzione di formaggi con il latte in polvere.
    Come più volte ribadito in questa sede, l’eliminazione di tale divieto comporterebbe un grave impoverimento per il settore lattiero-caseario italiano e della sua tradizione centenaria di alta qualità, senza contare la grande quantità di posti di lavoro che andrebbero persi.
    Il Governo, nelle parole del ministro Martina, si è schierato dalla parte degli agricoltori italiani. Nella giornata odierna anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha sposato la causa dei produttori di latte e derivati nostrano, adottando simbolicamente dei formaggi Made in Italy portati sul palco da due giovani produttrici italiane.



  • L’Istat ha comunicato in data odierna una nuova nota sul mercato del lavoro nel secondo trimestre del 2015. L’Istituto di Statistica riporta in maniera dettagliata i dati sul tasso di occupazione, di disoccupazione e di inattività, ma anche quelli sulla retribuzione media ed il numero di lavoratori dipendenti ed indipendenti.

    Le elaborazioni maggiormente positive riguardano il Mezzogiorno. Nel confronto con il secondo trimestre del 2014, infatti, c’è stato un aumento dello 0,9% del tasso di occupazione, mentre il tasso di disoccupazione risulta essere invariato.
    Nello specifico nel periodo aprile-giugno il tasso di disoccupazione femminile è diminuito di 1,2 punti percentuali e quello maschile è invece aumentato dello lavoro italia0,7%. In generale la disoccupazione si attesta sul 20,2% che rimane uno dei livelli più alti in Europa.
    C’è stato anche un parziale miglioramento delle politiche attive del nostro Paese che ha portato il tasso di inattività a diminuire dello 0,6% (-271mila unità) su base tendenzialmente con picchi del -1,1% al Mezzogiorno.
    Fra gli inattivi, in particolare, diminuiscono gli scoraggiati (-114 mila in un anno), soprattutto nel Mezzogiorno e tra i giovani di 15-34 anni. Di contro, aumentano gli inattivi per motivi di studio (+77 mila unità) e quelli in attesa degli esiti di passate azioni di ricerca (+41 mila).
    Il programma Garanzia Giovani, nonostante le numerose falle riportate in questi mesi, ha portato i giovani a dichiararsi disponibili a lavorare e quindi a far decrescere il tasso di inattività.

    Per quanto riguarda il tipo di occupati, i contributi agevolati offerti dalla Legge di Stabilità hanno favorito un aumento dei lavoratori dipendenti. Nel periodo compreso tra aprile e giugno, infatti, secondo l’Istat c’è stato un aumento del numero di lavoratori dipendenti dello 0,8%; diminuiscono, invece, gli indipendenti (-0,6%) per effetto dell’aumento delle tasse approvato nella scorsa Legge di Stabilità.
    Quanto alle retribuzioni, infine, il loro aumento tendenziale (+0,2%) è risultato ampiamente superiore all’inflazione ed è anche dettato probabilmente dall’aumento delle ore lavorative (+0,9%).



  • A partire da oggi 15 settembre, alle ore 10:00, è possibile compilare la domanda per partecipare al bando “Voucher l’internazionalizzazione”. L’iniziativa è rivolta alle Pmi e reti d’impresa che intendono implementare le proprie strategie di internazionalizzazione.

    Per questo tipo di piccole realtà imprenditoriali, il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo a disposizione un voucher di 20.000 euro, da erogare in due rate , per l’acquisizione di servizi per l’internazionalizzazione tra i quali è compresa l’assunzione di un Temporary Export Manager, ovvero una figura professionale incaricata di progettare e gestire le attività di export dell’impresa in questione.
    In totale sono circa 2.500 le Pmi e le reti d’impresa iscritte sul portale messo a disposizione dal Mise.
    Logo_MISEPer registrarsi è necessario:

    a) essere una società di capitali iscritta nel Registro delle imprese in stato di attività;
    b) utilizzare l’indirizzo PEC così come risulta al Registro delle imprese.

    La registrazione, prevede l’utilizzo del codice fiscale dell’azienda, come risulta al Registro delle imprese, quale codice di accesso; completata la procedura si riceveranno le credenziali per l’accesso alla piattaforma all’indirizzo di PEC associato al codice fiscale nel Registro delle imprese.
    Da oggi i soggetti richiedenti avranno la possibilità di compilare e di modificare la domanda. Il 22 settembre, invece, scatterà il cosiddetto “click day”, ovvero il giorno a partire dal quale è possibile inviare la domanda.
    Ci sarà tempo fino al 2 ottobre salvo esaurimento delle risorse stanziate (10 milioni di euro). Il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo a disposizione dell’utente un manuale per compilare ed inviare in maniera corretta la domanda.
    Consigliamo la sua consultazione per esaminare tutti i dettagli del bando e farsi trovare pronti quando sarà possibile inviare la propria richiesta.



  • Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ospite della trasmissione Otto e Mezzo, ha affrontato tanti temi chiave della prossima Legge di Stabilità. Uno di questi riguarda la possibilità di inserire una tassa sulle transazioni digitali, meglio conosciuta come Google Tax.

    «I grandi player dell’economia digitale mondiale – ha commentato Renzi – che per me sono dei miti, come Apple e Google, hanno un sistema per cui non pagano le tasse nei luoghi dove fanno business: allora noi siccome stiamo aspettando da due anni che ci sia una legge europea abbiamo deciso di attendere googlel’Ue tutto il primo semestre del 2016, ma da questa legge di stabilità già immaginiamo una digital tax. Non si arriverà a cifre spaventose, non basteranno a risollevare l’economia del Paese ma è una questione di giustizia».
    I grandi colossi dell’economia digitale, come Google, Amazon ed Apple, spesso registrano i propri ricavi presso una società satellite che ha sede in paesi con una legislazione fiscale più favorevole. È il caso di Amazon che opera a Lussemburgo o di Facebook e Google che sfruttano la tassazione favorevole dell’Irlanda.
    Tra i Paesi in cui è presente la Google Tax c’è, ad esempio, la Gran Bretagna che obbliga le aziende con un fatturato superiore ai 10 milioni di sterline che hanno sede legale in Gran Bretagna e che dirottano i propri profitti verso i cosiddetti “paradisi fiscali” ad essere soggetti ad un’aliquota del 25%.
    L’Unione Europea non è ancora intervenuta sul tema, volendo tutelare al massimo la libera circolazione dei capitali. Ma l’operazione effettuata dalle grandi multinazionali digitali esula dalla libertà di concorrenza e rappresenta in molti casi un vero e proprio meccanismo di elusione che va fermato.



  • Il rapporto “Illuminiamo il futuro 2030” pubblicato da Save the Children mostra un quadro educativo inquietante per gli studenti italiani. Secondo l’indagine effettuata dall’associazione umanitaria, un ragazzo su quattro, di età compresa tra i 6 ed i 17 anni, presenta gravi insufficienze in matematica ed uno su cinque è al di sotto della soglia minima di sufficienza in lettura.

    Sono deficienze importanti e difficili da colmare quando uno studente intraprende la carriera universitaria e successivamente quella lavorativa. La situazione diventa ancora più preoccupante quando aumenta il livello di povertà dei ragazzi.
    Tra quelli che vivono in condizioni di povertà assoluta (13,8% dei minori), il 36% presenta gravi insufficienze in matematica ed il 29% in lettura. Al Mezzogiorno, dove il reddito classe-banchimedio è più basso rispetto al resto d’Italia, la percentuale di studenti al di sotto della soglia minima di sufficienza in matematica e lettura arriva rispettivamente al 44% e al 42%.
    Le scarse competenze dei bambini in questi due aspetti chiave dell’apprendimento adolescenziale limita le capacità creative e le aspirazioni degli studenti.
    Per questo motivo, secondo Save the Children, entro il 2030 il sistema scolastico italiano dovrà portare tutti i ragazzi di 15 anni ad avere competenze sufficienti in matematica e lettura. Non si parla di semplice riduzione della percentuale di insufficienze ma di vero e proprio azzeramento, a testimonianza della rilevanza che assumono queste deficienze nella vita di un adolescente.
    Il rapporto “Illuminiamo il futuro 2030” si concentra anche sui servizi offerti dalle scuole ai bambini, anche questi ultimi insufficienti. Secondo Save the Children entro il 2030 tutte le scuole devono essere dotate di attività extracurriculari e di un servizio mensa di qualità e gratuito per gli studenti più poveri, oltre ad una connessione internet a banda larga, elemento al momento assente nel 28% delle scuole italiane.

     

     



  • Il Consiglio dei Ministri del 10 settembre ha approvato uno schema di legge sulla reintroduzione dell’indicazione obbligatoria dello stabilimento sull’etichetta degli alimenti.

    La normativa andrebbe a modificare quanto contenuto nel regolamento UE 1169 /2011 sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e nella direttiva UE 2011/91 sulle diciture o marche che consentono di identificare la partita alla quale appartiene una derrata alimentare.
    etichette prodotti alimentariNelle due leggi sopra citate viene introdotta, infatti, l’etichetta europea per i prodotti alimentari, eliminando di fatto l’indicazione obbligatoria dello stabilimento di produzione come invece stabilito dalla normativa italiana.
    Il Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali intende invece reinserire tale obbligo, aumentando in questo modo la tutela dei consumatori ed esaltando la specificità dei prodotti alimentari nostrani.
    Per l’approvazione del decreto ci vorranno però alcuni mesi; sarà necessario, infatti, ricevere il parere positivo da parte dell’Unione Europea e solo in un secondo momento la legge potrà essere portata al vaglio del Parlamento.
    Le principali associazioni di categoria dei produttori agricoli, come Coldiretti e Agrinsieme, hanno espresso il loro parere positivo nei confronti del cambiamento normativo sull’etichettatura dei prodotti, mentre secondo Confcommercio il reinserimento dell’indicazione obbligatoria dello stabilimento rischia di avere costi eccessivi per i produttori.
    Il ministro Martina, però, tiene particolarmente all’approvazione del decreto e rilancia: «Per noi si tratta di un punto cruciale, perché la valorizzazione della distintività del modello agroalimentare italiano passa anche da qui».



  • Un 2015 positivo per la produzione vitivinicola italiana. Secondo le stime di Ismea e Unione italiana, infatti, quest’anno la produzione di vino dovrebbe essere di 47 milioni di ettolitri, facendo diventare così il nostro paese il primo produttore mondiale di vino.

    Manca ancora un mese alla fine della vendemmia, ma la tendenze sembra essere questa. Il clima favorevole ha portato un’uva sana e di alta qualità e ha scatenato la crescita della produzione vitivinicola in tutto il nostro paese dopo un 2014 molto negativo.
    La previsione, infatti, è di un aumento del 12% rispetto ai 42 milioni di ettolitri prodotti l’anno scorso (dati Istat) ed una variazione positiva importante per una cooperative vinoserie di regioni chiave del nostro settore vitivinicolo.
    Sicilia e Puglia, ad esempio, vedono un aumento della produzione rispettivamente del +20% e +19%; bene anche Veneto (+13%) e Piemonte (+10%), mentre Toscana e Lombardia fanno registrare una perdita del 3%.
    Il 2015 positivo dovrebbe portare l’Italia a diventare il primo paese produttore di vino al mondo. Tale primato è possibile grazie anche alla difficile situazione che sta attraversando il settore vitivinicolo francese.
    La vendemmia transalpina dovrebbe portare quest’anno a 46,5 milioni di ettolitri di vino prodotti, con un calo dell’1% rispetto all’anno passato; stesso andamento per la Spagna, dove sono previsti 43 milioni di ettolitri prodotti ed una contrazione del 3% nel confronto con il 2014.
    Dopo l’exploit degli anni passati, quando i vini francesi hanno raggiunto mercati internazionali dall’alto valore commerciale, come quello asiatico, le specialità vitivinicole transalpine presentano importanti problemi sanitari che spiegano così il calo della produzione.
    L’Italia, dunque, può sfruttare quest’annata particolarmente positiva per accedere ai mercati esteri e valorizzare quello che è un prodotto di altissima qualità e dalla tradizione centenaria.