• Quanti lavoratori hanno richiesto la liquidazione del Tfr in busta paga? Davvero pochi secondo quanto riportato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.
    Su un campione di 1 milione di lavoratori dipendenti a richiedere il Trattamento di fine rapporto insieme alla retribuzione mensile sono stati solo 8.420 addetti del settore privato, corrispondenti allo 0,83% del totale.

    Dopo cinque mesi dalla sua entrata in vigore, quindi, quello che doveva essere un provvedimento per rilanciare i consumi delle famiglie e dei lavoratori si sta rivelando un fallimento. Sono pochissimi, infatti, i cittadini disposti a percepire nel lungo periodo una somma inferiore a quella spettante per avere maggiore tfrliquidità immediata.
    Come abbiamo più volte riportato in questa sede, infatti, il Tfr anticipato in busta paga viene sottoposto al regime ordinario di tassazione e non a quello agevolato come il normale Trattamento di fine rapporto.
    Questo comporta una perdita di risorse tale da non giustificare la liquidazione anticipata.
    Sta riscuotendo, invece, un grande successo la riscossione anticipata del Tfr già maturato (+27% nei primi 8 mesi del 2015), in quanto non sottoposto a tassazione ordinaria come quello da maturare.
    È evidente, dunque, come il rilancio dei consumi non possa avvenire attraverso provvedimenti di questo tipo, ma solo grazie ad una revisione completa dell’impianto fiscale per le aziende ed i lavoratori stessi. Aumentare il carico fiscale dei dipendenti, anziché diminuirlo, non può avere un effetto positivo per i consumi.
    La prossima Legge di Stabilità, da questo punto di vista, dovrà fare un salto di qualità perché iniziative come il Tfr anticipato in busta paga, il bonus Irpef ed il bonus bebè rimangono dei provvedimenti inefficaci senza una più ampia strategia di abbattimento del carico fiscale, riduzione degli oneri burocratici e agevolazioni finanziarie per attrarre investimenti interni ed esteri.



  • In questi giorni sta facendo discutere la direttiva europea 2013/0402 sul segreto aziendale. La normativa vieta nello specifico l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione di informazioni commerciali riservate, comminando sanzioni, che arrivano anche fino alla reclusione, per chi viola il segreto aziendale.

    Una legge di questo tipo è un evidente freno all’attività di quei giornalisti d’inchiesta che, grazie alle loro fonti, sono riusciti a far emergere alcuni scandali legati al mondo dell’impresa: Luxleaks, Montesanto ed il crack Cirio sono solo alcuni esempi.
    L’opinione pubblica e gli stessi giornalisti vengono privati del loro diritto di informazione: la presenza, infatti, di sanzioni commisurate al danno economico direttiva segreto aziendalearrecato all’azienda (si parla di milioni di euro) impedisce a qualsiasi giornalista o whistleblower di rivelare informazioni di questo tipo.
    Senza contare che l’impresa potrebbe decidere in maniera del tutto arbitraria quale siano i contenuti commerciali riservati: parliamo dei dati di marketing, delle strategie aziendali e dei metodi di produzioni, ovvero una serie sconfinata di informazioni che rappresentano senza dubbio un valore da difendere per qualsiasi impresa.
    La legge, però, lascia troppi vuoti ed impedisce de facto ai giornalisti di esercitare il loro potere d’inchiesta.
    Per questo motivo è già partita la mobilitazione popolare contro la direttiva europea. La giornalista Elise Lucet ha lanciato una petizione che si è subito diffusa anche in Italia, Germania e Gran Bretagna.
    In poco tempo sono state già raccolte più di 460mila firme, quindi l’obiettivo delle 500.000 sottoscrizioni è ormai molto vicino. Il segreto aziendale è certamente un aspetto che va tutelato: ci sono in ballo, infatti, diversi milioni di euro ed in un mercato estremamente concorrenziale, dove i dettagli fanno la differenza, divulgare informazioni riservate potrebbe essere letale per il futuro di un’azienda.
    Viviamo, però, anche in un’epoca in cui la tutela del consumatore deve essere, ed in parte già è, tutelato. Portare avanti, dunque, una normativa così vaga, che uccide il diritto d’informazione, causa delle perplessità legittime e deve portare le istituzioni europee a pensare a delle soluzioni alternative.

    https://www.youtube.com/watch?v=KLRav6FdsLM



  • L’Istat ha diffuso i dati sulla produzione industriale a Luglio 2015. Secondo l’istituto nazionale di statistica nel mese preso in considerazione l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dell’1,1% rispetto a giugno.
    Nel trimestre maggio-luglio 2015, inoltre, c’è stata una variazione positiva del +0,5% nel confronto col precedente trimestre.

    C’è, dunque, una ripresa della produzione industriale confermata anche dai dati su base annua. Rispetto a luglio 2014, infatti, c’è stato un incremento del 2,7% e nei primi sette mesi dell’anno la produzione industriale è cresciuta dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
    produzione industriale istatLa variazione positiva interessa tutti i comparti, ma più di tutti l’energia. Dopo il periodo di crisi, complice la difficile situazione in Ucraina, c’è stata una crescita della produzione di beni energetici, che si attesta sul 7,1% su base mensile e sul 10,7% su base annua.
    Anche gli altri settori produttivi hanno visto un aumento della produzione industriale: i beni di consumo mostrano una variazione congiunturale del +1,0% ed una variazione tendenziale del +1,8%; i beni strumentali crescono del +0,3% su base mensile e del +5,3% su base annua.

    L’unica variazione negativa la fanno registrare i beni intermedi che rispetto a luglio 2014 perdono 1,3 punti percentuali.
    Tra i singoli comparti che mostrano maggiori segnali positivi ci sono quello della fabbricazione di mezzi di trasporto (+20,1%), della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+12,0%) e della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+11,7%).
    Le perdite maggiori le troviamo, invece, nei settori dell’attività estrattiva (-5,0%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-2,4%) e della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-0,8%).
    I dati sulla produzione industriale sono un altro tassello positivo per l’economia italiana, che si va ad aggiungere a quelli Istat sulla disoccupazione, alle stime sul Pil e all’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato.
    Si iniziano ad intravedere, dunque, i primi segnali di ripresa che andranno assecondati e guidati in maniera sapiente nei prossimi mesi.



  • Le risorse per gli sgravi contributivi fino a 8.000 euro per le nuove assunzioni a tempo indeterminato rischiano di essere già terminate. A rivelarlo è la Fondazione Studi Consulenti del lavoro, secondo la quale sarebbero già esauriti gli 1,8 miliardi di euro messi a disposizione dal Governo nella Legge di Stabilità 2015 per stimolare la creazione di nuovi rapporti di lavoro.

    Proprio ieri abbiamo riportato i dati Inps sui contratti a tempo indeterminato. Secondo l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, nei primi sette mesi del 2015 sono stati stipulati 286.126 contratti a tempo indeterminato in più rispetto allo stesso periodo del 2014.
    Le agevolazioni previste all’interno dell’ultima logo fondaziones studi consulenti del lavoroLegge di Stabilità hanno portato, dunque le aziende ad assumere nuovi addetti.
    Se ci limitiamo solo al numero di nuovi assunti attraverso l’esonero contributivo arriviamo 787.000 nuove unità. Questo vuol dire, secondo i calcoli della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro,  che sono già stati impegnati circa 5 miliardi di euro di spesa per gli sgravi contributivi.
    Le risorse previste inizialmente dalla Legge di Stabilità erano di 1,8 miliardi di euro. Si pone, a questo punto, un problema di copertura finanziaria che il Governo dovrà studiare al più presto.
    La questione si riproporrà anche l’anno prossimo, visto che l’esecutivo pare intenzionato a reinserire tali contributi anche nella Legge di Stabilità 2016. Basteranno i tagli alla spesa annunciati da Renzi (accorpamento prefetture, taglio municipalizzate, riduzione numero parlamentari) per reperire le risorse necessarie a coprire il buco creato dal boom di nuove assunzioni?



  • Il Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 9 settembre 2015 il decreto del 28 luglio 2015 che disciplina la concessione di contributi per la valorizzazione dei prodotti agricoli a marchio Ue.

    Il Mipaaf mette a disposizione degli agricoltori un totale di 883 milioni di euro, di cui 61,5 mln nel 2015, 80 nel 2016, 120 nel 2017, 160 nel 2018 e 200 sia nel 2019 che nel 2020.
    I soggetti richiedenti dovranno presentare un progetto nel quale illustrano le iniziative proposte per la valorizzazione dell’immagine e della conoscenza dei contributi agricolturaprodotti agricoli a marchio Ue, sia in campo nazionale che internazionale.
    Un’apposita commissione valuterà i singoli progetti e stilerà una graduatoria in base alla quale verranno forniti i contributi a seconda della disponibilità economica per quell’anno. Il Ministero delle Politiche Agricole può concedere, inoltre, un’anticipazione del contributo fino ad un massimo del 50% della somma spettante e previa presentazione di una fideiussione assicurativa o bancaria.
    Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 18 ottobre, ore 17.00.
    L’intervento per la valorizzazione del marchio Ue si inserisce all’interno di una battagli globale del nostro governo contro la contraffazione dei prodotti agricoli. L’obiettivo principale del Ministro Martina è la difesa del Made in Italy dalla vendita sul mercato di prodotti che sono imitazioni delle specialità italiane e che limitano di fatto la competitività delle nostre aziende agricole.
    Il consumatore deve avere una maggiore consapevolezza della qualità dei prodotti acquistati e della loro provenienza. Il marchio Ue, così come il marchio Italia, necessita allora di una maggiore e migliore pubblicità per evitare che la contraffazione aggravi la già difficile situazione dell’agricoltura europea.

     



  • Il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale ha indetto un bando per il finanziamento di azioni volte a sostenere i giovani nell’espressione del proprio talento e della creatività.
    I soggetti beneficiari sono le organizzazioni del Terzo Settore.

    Nello specifico il bando è rivolto a:

    • Associazioni di promozione sociale (di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383);
    • Cooperative sociali (di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381);
    • Organizzazioni di volontariato (di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266);
    • Fondazioni;
    • Enti morali, Enti ecclesiastici e Associazioni la cui ordinaria attività e le cui finalità istituzionali non siano incompatibili con le finalità del bando.

    Ciascuna organizzazione potrà presentare un solo progetto che dovrà essere rivolto a giovani di età compresa tra i 18 ed i 35 anni. All’interno della proposta progettuale l’ente promotore dovrà indicare anche il target di riferimento, il numero di giovani verso i quali è indirizzato il progetto ed il contesto nel quale andrà ad operare.
    dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionaleL’obiettivo del bando è sviluppare la creatività dei giovani, anche in materia di innovazione tecnologica.
    Per questo motivo è richiesta una comprovata esperienza dei soggetti partecipanti nel campo delle promozione dell’imprenditoria giovanile e dello svolgimento di attività con il coinvolgimento di giovani ed in particolare di giovani donne.

    I progetti saranno valutati da un’apposita commissione che giudicherà le proposte sia in base al loro contenuto tecnico ed innovativo, sia in base alla competenza e all’esperienza dell’ organizzazione promotrice.
    Terminata la fase di valutazione, verrà pubblicata la graduatoria dei progetti approvati, contenente l’elenco di quelli ammessi in ordine decrescente di punteggio attribuito e finanziabili, nonché l’importo del finanziamento pubblico concesso, fino ad esaurimento delle risorse.
    Il totale dei fondi stanziati per il presente bando ammonta a 2.500.000 euro; la richiesta di finanziamento del progetto dovrà essere superiore ai 50.000 euro ed inferiore a 150.000 euro.
    Nel caso in cui venga superata questa cifra, dovranno essere espressamente indicate le fonti alternative di finanziamento.
    Il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale coprirà fino ad un massimo del 75% della cifra necessaria per portare a termine il progetto, mentre il restante 25% dovrà essere cofinanziato dal soggetto promotore.
    Quest’ultimo dovrà, infine, iniziare le attività entro 30 giorni dalla stipula della convenzione e sarà chiamato a portarle a termine entro 24 mesi.
    Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 21 settembre 2015, ore 18.00, a pena di irricevibilità.
    Per ulteriori informazioni potete consultare il bando.

     

     



  • Ieri il Consiglio dei Ministri ha varato due decreti legislativi sul salvataggio delle banche. Verrà limitato al minimo l’intervento dello Stato per aiutare gli istituti finanziari in difficoltà, ma saranno direttamente gli azionisti ed i correntisti a cercare di evitare il loro fallimento.

    Dal 2016, infatti, Bankitalia potrà innanzitutto trasferire in via temporanea le attività e le passività ad un altro istituto o limitarsi a cedere solo le attività temporanee affinché vengano liquidate; in seguito potrà adottare lo strumento del “bail in”, ovvero un salvataggio interno. Saranno innanzitutto i soci a pagare per il dissesto del proprio istituto, in secondo luogo interverranno investitori e correntisti, in base al tipo di investimento effettuato e alla quantità di risorse depositate.
    decreto salva bancheCi sarà, dunque, una vera e propria scala gerarchica delle responsabilità: maggiore sarà il coinvolgimento all’interno della banca e maggiori saranno i rischi in caso di fallimento.
    Vengono penalizzati soprattutto i creditori dell’istituto, ovvero coloro che hanno investito in titoli e prodotti della banca.
    L’obbligazione costituita rischia, dunque, di essere annullata per intero o in parte.
    Il nuovo decreto salva banche, inoltre, fa gravare alcune responsabilità anche sulle spalle dei correntisti, in particolare quelli con un conto depositato superiore ai 100.000 euro.
    Sono salvaguardati, invece, i piccoli correntisti i quali non dovranno rispondere in alcun modo del dissesto del proprio istituto.
    I due decreti legge inseriscono ulteriori eccezioni: non sono oggetto di prelievo le risorse possedute dalla banche per conto del cliente, come le cassette di sicurezza, i titoli depositati in un apposito conto o i crediti da lavoro o dei fornitori.
    L’obiettivo dell’intervento è diminuire sempre più l’interferenza pubblica nelle banche, applicando in maniera puntuale la disciplina la normativa europea che vieta l’intervento statale per aiutare gli istituti di credito in difficoltà.



  • La Corte di Giustizia europea, applicando la direttiva 88/2003 sull’organizzazione dell’orario di lavoro, ha stabilito che anche gli spostamenti di lavoro costituiscono orario d’ufficio ed in quanto tali vanno retribuiti.
    La vicenda riguarda un ricorso presentato nel 2011 dalla società spagnola Tyco, una ditta che vende impianti antifurto e antincendio.

    L’azienda ha deciso di chiudere i propri uffici regionali, affidandosi così ad una rete di servizi dotati di cellulare di servizio e pronta a recarsi sul luogo di lavoro in caso di chiamata.
    sentenza ue spostamenti di lavoroI lavoratori sono spesso costretti a percorrere decine di chilometri prima di arrivare dal proprio domicilio al luogo di lavoro, un aspetto che ha portato Tyco a considerare i tempi di trasferimento come orario di riposo e non come orario d’ufficio.
    La sentenza dell’Ue, però, chiarisce che “nel caso in cui dei lavoratori non abbiano un luogo di lavoro fisso o abituale, il tempo di spostamento che tali lavoratori impiegano per gli spostamenti quotidiani tra il loro domicilio ed i luoghi in cui si trovano il primo e l’ultimo cliente indicati dal loro datore di lavoro costituisce orario di lavoro”.
    La scelta, infatti, di non possedere una sede regionale non dipende dal lavoratore, ma dall’azienda stessa. Nel periodo di tempo necessario per arrivare al luogo di lavoro, l’addetto è a disposizione del datore di lavoro e non può pertanto disporre del proprio tempo in altri modi.
    Considerare gli spostamenti come “periodo di riposo” sarebbe contrario, secondo la Corte, “all’obiettivo di tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori perseguito dalla direttiva, nel quale rientra la necessità di garantire ai lavoratori un periodo minimo di riposo”. 

     



  • Nei primi sette mesi del 2015 sono stati stipulati 286.126 contratti a tempo indeterminato in più rispetto allo stesso periodo del 2014.
    A riportarlo è l’Inps che ha fornito oggi i dati dettagliati sulla forme contrattuali a tempo indeterminato, quelle a termine, di apprendistato e le trasformazioni in rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

    I primi sette mesi del 2015, secondo l’Inps, sono stati particolarmente positivi per effetto delle decontribuzioni fino a 8mila per i nuovi assunti a tempo indeterminato e per merito del Jobs Act.
    Sono aumentate allo stesso tempo anche le cessazioni (+41.006). Il saldo, però, tra attivazioni e cessazioni è positivo: siamo renzi inpsa 3.298.361 nuovi rapporti di lavoro contro 2.592.233 interruzioni. C’è, dunque, una variazione positiva di +706.128 contro il +470.604 dei primi sette mesi del 2014.
    Se circoscriviamo il confronto ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, il saldo tra attivazioni e cessazioni è di +140mila unità. In tutto da gennaio a luglio sono stati stipulati 1.093.584 nuovi contratti a tempo indeterminato, il 35,4% in più dell’anno precedente.
    La modifica dell’articolo 18, quindi, ha aumentato la flessibilità all’interno del rapporto, ma ha portato i privati ad assumere nuovi addetti.
    Il contratto a tempo indeterminato è diventato il nuovo baricentro normativo: un’azienda che decidere di istituire un nuovo rapporto ha un vantaggio fiscale nell’adottare questo tipo di contratto, a maggior ragione se può interrompere precocemente il suddetto rapporto senza essere costretta alla reintegra in seguito alla pronuncia del giudice.
    I dati dell’Inps sono quelli che il Governo ed il Premier Matteo Renzi si attendevano. Il Primo Ministro ha subito commentato con soddisfazione queste elaborazioni su Twitter: “Il Jobs Act ha prodotto 286mila stabilizzazioni dall’inizio del 2015. Più diritti e meno precariato, come promesso #italiariparte”.

    Non ci sono, però, solo notizie positive. All’incremento del lavoro subordinato a tempo indeterminato corrisponde la diminuzione del numero di nuove partite Iva aperte.
    A comunicarlo è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, secondo il quale c’è stata una variazione negativa del -6,9% rispetto a luglio 2014. Diminuisce, dunque, il numero di nuovi professionisti, ma c’è una spiegazione chiara.
    Nell’ultima Legge di Stabilità è stato inserito un aumento dei contributi per le partite Iva ed i freelance che arriveranno dal 27% attuale al 33%; è stato modificato anche il regime dei minimi per cui i professionisti che guadagnano 15.000 euro dovranno pagare un 15% di tasse.
    Il precedente regime prevedeva , invece, una tassazione agevolata, corrispondente al 5% del reddito, per tutti i professionisti con un guadagno annuo inferiore a 30.000 euro.
    L’aumento delle imposte è stato, dunque, rilevante e nonostante le promesse del premier in merito ad un cambiamento della nuova normativa ancora nulla è stato fatto.
    Il risultato ovvio è la netta diminuzione dell’apertura di partite Iva, con molti professionisti che hanno trovato più conveniente instaurare rapporti di lavoro subordinato.



  • Un nuovo Decreto del Ministero dell’Ambiente disciplina il riutilizzo degli scarti agricoli per fini energetici. I residui derivanti dalla produzione agricola potranno, infatti, essere trasformati in carburante.

    L’indiscrezione arriva dall’edizione odierna di Italia Oggi. Il decreto fa luce sulla materia, disciplinando in maniera puntuale ogni aspetto ed evitando così qualsiasi tipo di interpretazione soggettiva.
    Il produttore dovrà dimostrare che lo scarto costituisce parte integrante del processo di produzione, il cui lo scopo primario non è la produzione della sostanza o dell’oggetto scartata.
    scarti agricoliUna volta dimostrato tutto ciò, il produttore dovrà presentare una serie di documentazioni tecniche che accertano che la sostanza o l’oggetto non arrecano alcun danno all’ambiente e alla salute umana.
    Tale scheda tecnica, disponibile anche in formato digitale, dovrà essere conservata presso l’impianto di produzione per tre anni dal momento della richiesta e dovrà essere presentata nuovamente qualora vengano apportate delle sostanziali modifiche nel processo di produzione.
    Lo scopo del riutilizzo degli scarti per fini energetici è avere un riciclo positivo di materiali che altrimenti inquinerebbero l’ambiente. La normativa precisa, inoltre, che non intende favorire l’utilizzo degli scarti a fini energetici rispetto ad altri tipi di finalità.
    Sono tante le cooperative agricole che hanno costruito impianti di biogas e biomasse per sfruttare i rifiuti organici, dimostrando di assolvere alla perfezione alla missione di impresa sociale che opera nel e per il territorio.
    La costruzione di questo tipo di impianti rappresenta, però, un investimento che non tutte le piccole aziende possono permettersi, soprattutto in un periodo di crisi per l’intero settore agricolo.
    Predisporre delle agevolazioni nei confronti dei produttori che intendono investire nel riutilizzo ecologico degli scarti sarebbe scelta positiva e lungimirante.



  • La Direzione Investigativa Antimafia (Dia) ha presentato la relazione sull’attività del secondo semestre 2014. Nell’analisi svolta dalla Dia vengono evidenziati i mutamenti in atto all’interno della ‘ndrangheta, in quanto organizzazione sempre addentrata nella politica e nel mondo imprenditoriale e padrona assoluta del narcotraffico.

    La mafia calabrese è un’associazione a delinquere molto attenta ai cambiamenti del contesto politico, economico e sociale nel quale opera. Nel corso degli anni ha saputo cambiare il proprio modus operandi, diventando una vera e propria multinazionale del crimine e del malaffare.
    Il controllo capillare del territorio è diventato solo un aspetto del suo dominio. La ‘ndrangheta gestisce, oggi, i più grandi appalti su scala logo dianazionale, conduce affari con grandi imprenditori nazionali ed internazionali ed è insediata anche all’interno delle istituzioni.
    Per questo motivo circoscrivere la mafia nei territori del Sud Italia sarebbe estremamente limitante; le inchieste della magistratura, del resto, dimostrano il suo controllo, ormai stabile, di vaste zone anche della Lombardia e del Nord Italia.

    Nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia si parla di una ‘ndrangheta “mutante”, abile a cambiare i propri connotati per potersi infiltrare nella politica e nelle imprese ed estendere il suo dominio verso altre aree dell’Italia. È una ‘ndrangheta più silenziosa e probabilmente più pericolosa; le sue mani si estendono a 360 gradi su tutti i più grandi affari dell’economia italiana.
    Il traffico principale della criminalità organizzata calabrese rimane, però, sempre la droga: come una grande azienda, la ‘ndrangheta reinveste i proventi derivanti dal narcotraffico in altre attività.
    Secondo la Dia, nel settore della droga la ‘ndrangheta agisce da “oligopolista”: chiunque voglia fare affari con i narcotrafficanti sudamericani dovrà rivolgersi necessariamente alla criminalità organizzata calabrese.
    Il commercio della droga e le infiltrazioni in vari ambiti delle istituzioni e dell’imprenditoria consentono, dunque, alla ‘ndrangheta di esercitare un controllo sempre più pervasivo di molti ambiti della società italiana.



  • La nuova frontiera dell’agricoltura potrebbe essere l’indoor. E non parliamo di semplici serre, ma di veri e propri ambienti artificiali, dove anche anche la luce può assumere gradazioni e colori diversi a seconda del tipo di coltura che si vuole sviluppare.

    Il processo di urbanizzazione, la scarsità delle risorse e l’aumento delle calamità naturali impone un ripensamento delle tecniche e degli ambienti agricoli. Le superfici outdoor non sono più sufficienti a soddisfare le richieste di una popolazione mondiale in crescita e alla ricerca di un prodotto agricolo di alta qualità.
    Ecco perché in varie parti del mondo, come Olanda e Giappone, stanno sperimentando in maniera sempre più intensiva tecniche di produzione hi-tech.
    La campagna potrebbe spostarsi nelle città, facendo svanire il sapore romantico della vita agreste raccontato da Virgilio e da decine di letterati ed agricoltura indoorartisti di vario genere.
    Immaginate un quadro di Van Gogh raffigurante la campagna olandese ambientato in un luogo chiuso, con delle luci soffuse, il riscaldamento e l’umidità regolabili e soprattutto collocato al centro di Eindhoven, in Olanda per l’appunto.
    Non si tratta di una città qualsiasi, ma del luogo dove sorge il GrowWise Center, ovvero il più grande centro agricolo al chiuso del mondo. All’interno di questa struttura Philips sta sperimentando un tipo di illuminazione al LED che permette alle coltivazioni di avere un ciclo produttivo costante, senza essere dipendente dal variare delle condizioni atmosferiche.
    «Il nostro obiettivo – ha commentato Gus van der Feltz, direttore del GrowWise Center di Philips – è sviluppare una tecnologia che renda possibile coltivare cibo sano, saporito e salutare in qualsiasi parte del mondo. La ricerca che stiamo portando avanti consentirà di avere una produzione locale su scala globale, riducendo gli sprechi, limitando il numero di ettari coltivati e non usando praticamente né terra né acqua».
    Si tratta certamente di un esperimento suggestivo e dall’alto valore tecnologico. Il risparmio di risorse nel lungo periodo sarebbe importante e potrebbe rappresentare senza dubbio una soluzione alla crisi che sta attraversando il mondo dell’agricoltura.