• Origine Group è un polo nazionale che aggrega nove grandi imprese dei comparti delle pere e dei kiwi. Nasce ai primi di agosto e si pone come obiettivo quello di combattere la crisi del settore agricolo attraverso l’aggregazione e l’incentivazione dell’export.

    Sono centinaia le aziende agricole costrette a chiudere a causa del ribasso dei prezzi e della difficoltà a collocare i propri prodotti sul mercato. La frammentazione delle imprese, tipica del tessuto imprenditoriale italiano, diminuisce la loro forza contrattuale e rende di fatto impossibile gli investimenti in innovazione e l’accesso ai mercati esteri.
    kiwi biologicoL’aggregazione rappresenta, dunque, l’unica strada possibile per rinascere e competere in Europa, una scelta strategica che pochi imprenditori hanno portato avanti. Fanno parte di questa cerchia le seguenti aziende: Afe, Apofruit, FruttaC2, Granfrutta Zani, Kiwi Uno, Op Kiwi Sole, Pempa-Corer, Salvi Unacoa, Spreafico.
    Insieme aggregano 1 milione di quintali di pere e 1,2 milioni di quintali di kiwi, ovvero due specialità varietali tipiche italiane. L’ortofrutta rappresenta dopo il vino il secondo comparto per quantità di prodotti esportati.
    La crisi che stanno vivendo settori come quello delle pesche e nettarine o quello delle pere stesse, non frenano evidentemente i consumatori dal richiedere la frutta italiana.
    Il mercato offre, dunque, importanti opportunità commerciali per le nostre aziende, a patto che queste ultime abbiano le risorse necessarie per esplorare nuovi mercati. Uno di questi è sicuramente quello cinese.
    Marco Salvi, membro del Cda di Origine Group, ha parlato a Il Resto del Carlino della possibilità per il gruppo appena nato di aggredire il mercato asiatico: «Per le pere in Cina stiamo lavorando sul protocollo fitosanitario, speriamo di poter essere pronti per la campagna 2016».
    La presenza in Asia di Origine sarà un ulteriore motivo di rafforzamento per questo polo nazionale e l’ennesima dimostrazione, valida soprattutto per il mondo cooperativo, che l’aggregazione è una risorsa da sfruttare e non una rinnegazione dei propri principi fondativi.



  • Il Ministero dello Sviluppo Economico, dopo il parere positivo della Corte dei Conti, ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 5 settembre 2015 il decreto n.140 relativo ai finanziamenti agevolati per le micro e piccole imprese a partecipazione prevalente o totale giovanile e femminile.

    L’obiettivo della misura è la creazione di piccole realtà imprenditoriali ed il loro successivo sviluppo attraverso forme di accesso al credito. Possono accedere a questi finanziamenti le imprese:

    • esistenti da non più di un anno al momento della presentazione delle domande;
    • la cui compagine societaria è composta, per oltre la metà numerica dei soci e di quote di partecipazione, da soggetti di età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni ovvero da donne;
    • micro e piccole imprese secondo quanto stabilito dalla legge.

    Logo_MISELe imprese che possiedono i suddetti requisiti possono richiedere l’agevolazione che corrisponde ad un finanziamento a tasso zero, della durata di 8 mesi e rimborsabile attraverso due rati annue, una con scadenza il 31 maggio e l’altra il 30 novembre.
    Il Mise potrà finanziare fino ad un massimo del 75% della spesa sostenuta dall’impresa. Le spese ammissibili riguardano nello specifico quelle riguardanti:

    – suolo aziendale;
    – fabbricati, opere edili/murarie, comprese le ristrutturazioni;
    – macchinari, impianti ed attrezzature varie nuovi di fabbrica;
    – programmi informatici e servizi per le tecnologie dell’informazione  e della comunicazione  (TIC) commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa;
    – brevetti, licenze e marchi;
    – formazione specialistica dei soci e dei dipendenti del soggetto beneficiario, funzionali alla realizzazione del progetto;
    – consulenze specialistiche.

    Per ulteriori informazioni potete consultare il testo del decreto.



  • Appartengono tutti allo stesso partito (il Pd) e hanno anche un obiettivo comune: il rilancio del Mezzogiorno.
    Alcuni dei principali Governatori del Sud Italia hanno partecipato alla festa della Cgil in Basilicata per fare il punto della situazione e lanciare un nuovo patto di collaborazione.

    Erano presenti nello specifico il Governatore della Regione Calabria, Mario Oliverio, il Governatore della Basilicata, Marcello Pittella, ed in collegamento via Skype il Governatore della Puglia, Michele Emiliano. Hanno partecipato all’incontro anche il vicepresidente dell’Abruzzo Giovanni Lolli e il segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso.
    Se escludiamo, dunque, i rappresentanti di Sicilia e Campania (due regioni di un certo peso politico e non), era presente l’intera classe dirigente rapporto svimezmeridionale, tutta unita nel lanciare segnali di allarme al Governo: quello che è stato fatto per il Sud non è abbastanza.
    A scuotere le coscienze ci prova il Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio: «Noi apprezziamo tanto quegli 80 euro in più in busta paga – dice Oliverio – ma a fronte di quella cifra quanti servizi sono stati tagliati al cittadino? Ora che sono state eliminate le Province non si potrà garantire il riscaldamento nelle scuole. Stesso discorso dobbiamo farlo per il trasporto pubblico».
    Nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione del Rapporto Svimez, che dipinge ancora una volta un quadro inquietante sulla situazione economica e sociale del Mezzogiorno, il premer ha annunciato un piano programmatico per il Sud con investimenti nelle infrastrutture e detassazioni per le imprese.

    Nell’ultima settimana alcune indiscrezioni provenienti da Palazzo Chigi hanno parlato anche di un’ipotesi di taglio dell’Ires per le aziende meridionali. Qualcosa si muove, dunque, almeno sulla carta.
    La realtà dei fatti racconta al momento di un Sud per nulla competitivo, gravato dalle tasse ed incapace di fornire servizi ai propri cittadini. La proliferazione degli scandali legati alla politica, la criminalità organizzata e l’illegalità diffusa contribuiscono a rendere la situazione ancora più complessa.
    Sul palco della Cgil, i governatori del Mezzogiorno hanno stretto un insolito patto di collaborazione, rilanciando: non bastano le ricette già scritte (da questo punto di vista il piano del Governo sembra qualcosa di già visto), perché “sui territori ci stiamo noi” dicono e tastiamo con mano l’inefficacia di determinate soluzioni.
    Ogni regione ha problemi diversi, ma è necessaria una visione comune di Mezzogiorno; una collaborazione tra i Governatori delle regioni meridionali può essere allora una risorsa strategica fondamentale da portare sul tavolo di Palazzo Chigi.



  • Si svolgerà a Polistena dal 13 al 16 settembre “Fateci Spazio”, il camp dedicato a giovani e startupper sul riutilizzo degli spazi abbandonati e dei beni confiscati alle mafie.

    L’iniziativa è organizzata dalla “Fondazione Il Cuore si scioglie onlus” in collaborazione con la cooperativa sociale Valle del Marro e rientra nell’ambito di World Camp, l’appuntamento annuale di progettazione condivisa rivolto agli startupper.
    Il tema di quest’anno è appunto il riutilizzo degli spazi abbondati, con particolare riferimento ai beni confiscati alle mafie.
    fateci spazioI ragazzi che parteciperanno all’iniziativa potranno presentare un progetto di riconversione sociale degli spazi inutilizzati. Effettuare un’operazione di questo tipo significa ascoltare i bisogni della comunità locale e far rivivere territori depressi dalla criminalità organizzata o dalla cattiva gestione delle istituzioni.
    Con “Fateci spazio” i giovani cittadini diventano i protagonisti della vita delle città, reclamando un ruolo di primo piano che raramente riescono ad avere nella società contemporanea.
    Tutte le attività si svolgeranno presso il Centro polifunzionale “Padre Pino Puglisi” che verrà inaugurato proprio il 15 settembre, giorno del 22° anniversario dalla morte di padre Puglisi. Sarà ospite dell’iniziativa anche il fondatore e presidente di Libera Don Luigi Ciotti.
    Nel corso dell’evento ci saranno anche una serie di contributi di associazioni, imprese e cittadini che hanno realizzato in passato progetti di riutilizzo degli spazi abbandonati e dei beni confiscati alle mafie. Le loro storie saranno fonte di ispirazione e di speranza per i giovani startupper.
    I partecipanti dovranno versare una quota di partecipazione di 50 euro, comprensiva di vitto e alloggio. Potere trovare ulteriori informazioni sull’iniziativa sul sito ufficiale fatecispazio.it.



  • Una piaga sociale antica, ma mai così attuale. Il fenomeno del caporalato continua a colpire le campagne italiane, con centinaia di agricoltori italiani e stranieri costretti a lavorare nei campi in cambio di una retribuzione irrisoria e senza alcun rapporto contrattuale.

    Le numerosi morti di lavoratori in nero, avvenute nell’estate 2015, hanno portato il Governo a prendere dei seri provvedimenti per arginare un fenomeno che è un vero e proprio retaggio del sistema feudale e latifondista.
    Il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ed il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, hanno deciso di inserire delle misure caldo coltivazionidi contrasto al caporalato all’interno del decreto legge contro l’illegalità.
    Sono quattro, in tutto, gli emendamenti proposti. Il primo e forse quello più importante riguarda la confisca del prodotto o del profitto per chi commette il reato di caporalato.
    La ratio della nuova norma è quella di aggredire direttamente i patrimoni. Secondo l’esecutivo, la reclusione e le sanzioni di tipo pecuniario non rappresentano un deterrente efficace nei confronti delle aziende irregolari.
    Confiscare beni quali le attrezzature di lavoro o i terreni stessi viene considerata, invece, come una misura adeguata per prevenire il fenomeno del caporalato.
    Viene equiparato al caporalato anche il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, per il quale verrà applicata in egual modo la confisca dei beni.

    La nuova normativa prevede, inoltre, un indennizzo pagato dello Stato per i lavoratori che sono vittima di queste pratiche di sfruttamento. Un ultimo emendamento, ma non meno importante, inserisce la responsabilità in solido per le aziende.
    Ad essere colpito dalle sanzioni non sarà, quindi, solo il singolo produttore ma tutta la “catena” aziendale, punendo così tutte le imprese costituite in forma societaria ed associativa che incentivano pratiche illecite.
    La crisi economica non ha fatto altro che rendere ancora più attuale il caporalato. Secondo Eurispes, Coldiretti e l’Osservatorio sulla criminalità, nel primo semestre del 2014 gli irregolari nel settore agricolo ammontavano addirittura al 32% degli occupati.
    La crisi di alcuni settori, come quello ortofrutticolo, con il crollo dei prezzi e la difficoltà a piazzare i prodotti sul mercato, considerando anche l’embargo russo, ha portato molte aziende ad uscire dalla legalità.



  • Le cooperative di comunità sono delle società cooperative il cui scopo è costituito dalla produzione di vantaggi, ovvero beni o servizi, a favore una determinata comunità territoriale: gli esempi più recenti riportano di progetti su forestazione, agricoltura e zootecnia biologica, cura del verde e del territorio, turismo agreste, agriturismo, turismo scolastico e turismo di comunità, albergo diffuso, etc.

    Anche se in Italia non mancano casi di cooperative di comunità il cui settore d’attività è imperniato nei servizi pubblici locali, quali ad esempio nei settori dell’energia elettrica, idrico o della gestione dei rifiuti, non vi è dubbio che oggi giorno il concetto di cooperativa di comunità viene associato per lo più a cooperative, spesso create da giovani, nate per rinvigorire piccoli borghi, portando ad una conseguente crescita del territorio in termini sociali ed economici.

    cooperative comunitàE’ fuori di dubbio che la forma giuridica della cooperativa ben si adatti, forse anche meglio di altre, a rispondere anche da un punto di vista imprenditoriale alle nuove esigenze che la globalizzazione dei mercati, l’abbandono e lo spopolamento dei centri storici rurali, ed il modello di sviluppo capitalistico hanno creato; si favorisce così il ritorno ad una visione più “umana” anche dei rapporti economici e sociali, creando (o, forse, sarebbe meglio dire “ritornando”) ad un modello sociale in cui le tradizioni e le produzioni tipiche, la storia, l’ambiente, ed infine il rapporto personale in cui il cittadino non è considerato freddamente solo un “cliente”, sono al centro del progetto.

    La costituzione di una cooperativa di comunità, da un punto di vista formale e giuridico, non diverge dalla costituzione di una qualsiasi cooperativa, in quanto l’unica differenza sarà costituita dall’oggetto dello scambio mutualistico, in questo caso costituito da un servizio rivolto agli appartenenti ad una determinata comunità.

    Grazie al contributo dei cittadini/soci, è possibile quindi costituire una società cooperativa, per definizione “a gestione democratica”, che sarà altamente capace di adattarsi alle esigenze, peculiarità e problematiche del territorio in cui opera, valorizzandone al meglio le potenzialità, dando risposte alle esigenze agli abitanti, creando contestualmente nuove occasioni di lavoro ed evitando lo spopolamento di aree ricche di storia e cultura, ma ancor più di “rapporti sociali diretti”, a volte così latitanti nelle grandi città.

    Dove lo Stato non arriva, o non può arrivare, dove l’imprenditoria privata non vede un interesse economico secondo modelli imprenditoriali basati esclusivamente sul profitto, potrà nascere (e gli esempi, nel nostro paese, non mancano) una cooperativa di comunità, in grado di erogare beni e servizi utili e necessari ai cittadini e, contemporaneamente, di garantire nuovi posti di lavoro. Più dello Stato, più dell’imprenditoria privata.



  • Qual è la destinazione dei fondi cooperazione? Secondo uno studio di Openpolis, nel 2013 il 43,5% dei fondi bilaterali, ovvero quelli che l’Italia gestisce direttamente con i paesi in via di sviluppo, viene destinato ai rifugiati e rimane quindi nel nostro paese.

    Ammonta a 693 milioni di euro la cifra dei fondi bilaterali, di questi ben 304.345.910 vengono dirottati verso la gestione dei rifugiati.
    Il 25,56%, invece, viene migranti cooperazionedestinato ad infrastrutture e servizi sociali e l’8,33% ad aiuti per i settori produttivi.
    Rimane, dunque, una quota esigua per aiutare in via diretta i paesi in via di sviluppo.
    Secondo Openpolis, infatti, solo il 4,73% (33.074.260 milioni di euro) dei fondi bilaterali viene destinato ad aiuti umanitari ed addirittura solamente lo 0,49% (3.412.670 milioni di euro) interessa azioni per la riduzione del debito (cancellazione, conversione, swap, buy-back, rinegoziazione, rifinanziamento).
    C’è, dunque, un problema di ripartizione delle risorse che andrebbe affrontato in maniera approfondita, a maggior ragione dopo che in questi giorni è emersa la questione dei rifugiati siriani con tutte le sue implicazioni drammatiche.
    Anche la cooperazione allo sviluppo deve fare un salto di qualità: una migliore destinazione dei fondi cooperazione sarebbe infatti un importante punto di partenza per iniziare a regolare i flussi migratori e superare l’indifferenza ed il pressapochismo degli ultimi anni.

     



  • Il Presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, non risparmia duri attacchi contro i dirigenti cooperativi che hanno infangato il nome della cooperazione in questi ultimi mesi.

    Le cooperative italiane devono ripulire la propria immagine di fronte all’opinione pubblica e mostrare il volto sano ed onesto del Terzo settore.
    L’Alleanza delle Cooperative ha condannato in maniera ferma le coop coinvolte negli scandali giudiziari, decidendo anche di presentare una legge di iniziativa popolare contro le false cooperative.
    Gardini è intervento sul tema nel suo messaggio di auguri per i 40 anni del consorzio cerealicolo CAPAC,  ribadendo la posizione di Confcooperative: «La gardini carta di milanocooperazione vive un periodo difficile perché lo strumento cooperativo, in alcuni casi, è stato usato da banditi che hanno voluto sfruttare la cooperazione piegandola a propri interessi a scapito del lavoro e dei soci. Abbiamo avuto delle mele marce anche nelle nostre cassette di frutta, abbiamo avuto dirigenti che hanno smarrito la strada e quindi oggi l’impegno è di essere i protagonisti più autentici dei veri valori cooperativi».
    «Contro chi “prostituisce” la cooperazione –
     prosegue Gardini – abbiamo il dovere di accantonare quei dirigenti per affermare il valore della partecipazione e della centralità dei soci. Dobbiamo difendere la stragrande maggioranza dei cooperatori che hanno deciso di percorrere la strada della legalità per valorizzare il valore del lavoro».

    La campagna dell’Alleanza delle Cooperative contro il fenomeno della corruzione non si ferma alle parole dei propri dirigenti, ma prosegue all’interno della propria base associativa. Alla fine del mese di Agosto la raccolta firme per la proposta di legge contro le false cooperative ha raggiunto quota 43.000 sottoscrizioni ed è prossima a varcare la soglia delle 50.000 firme, necessarie per poter presentare il testo in Parlamento.
    Il mondo della cooperazione sta mostrando di essere particolarmente unito in un momento storico di grave difficoltà. I soci ed i lavoratori delle coop hanno raccolto la sfida dell’Alleanza, mettendosi insieme e riaffermando i propri principi costitutivi.
    La cooperazione è simbolo di democrazia dal basso: gli ottimi risultati della raccolta firme sono l’ennesima dimostrazione di come le cooperative siano un frutto sano della nostra terra e non un ramo secco da estirpare.



  • Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è intervenuto nel corso del workshop Ambrosetti, svoltosi dal 4 al 6 settembre a Villa d’Este di Cernobbio, per analizzare la situazione economica italiana.

    Padoan ha parlato dei programmi del Governo in vista della prossima Legge di Stabilità. Il premier Renzi ha annunciato nei giorni scorsi un’imponente riduzione delle tasse sugli immobili, con l’eliminazione della Tasi e l’abolizione dell’Imu sui terreni agricoli e sulle abitazioni di lusso.
    renziL’esecutivo, però, non interverrà solo sulla tassazione degli immobili. Come dichiarato dal ministro Padoan, infatti, ci saranno deduzioni fiscali anche per le imprese: «Bisogna mettere le cose in un contesto – ha commentato il Ministro dell’Economia – non taglieremo solo le tasse sulla casa, pensiamo nell’ambito dei vincoli che abbiamo a estendere l’ulteriore abbattimento della tassazione a favore della competitivita’ delle imprese».
    Nei giorni scorsi abbiamo riportato una delle ipotesi al vaglio del Governo in materia di abbattimento del cuneo fiscale per le imprese. Una di queste prevede di portare l’Ires dal 27,5% al 25% per tutte le aziende del Sud Italia.
    La riduzione dell’Ires è uno degli obiettivi programmatici annunciati da Renzi in estate e che, secondo le stesse parole del premier, potrà essere realizzato non prima del 2017.
    La situazione economica particolarmente difficile per il Mezzogiorno, però, potrebbe portare l’esecutivo ad anticipare l’intervento già nel 2016 per dare una boccata d’ossigeno a tutte le imprese meridionali.
    Il possibile veto dell’Unione Europea, però, restia ad accettare misure di riduzione del carico fiscale per macroaree regionali, rischia di far saltare l’intervento. A quel punto il Governo potrebbe decidere di dirottare l’intervento verso tutte le pmi innovative, a prescindere dalla provenienza territoriale.

     



  • Il progetto “Agricoltura Sociale e Expo 2015. Tradizione e innovazione per il lavoro e l’impresa in agricoltura” offre 7 tirocini retribuiti ad altrettanti ragazzi under 30.

    L’iniziativa è promossa dalla provincia di Mantova in collaborazione con  le Province di Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Milano e Monza Brianza, oltre alla Regione Lombardia. I tirocini sono riservati a giovani che risiedono o che sono domiciliati nelle province di Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Mantova, Milano e Monza Brianza, inoccupati o disoccupati, diplomati o laureati preferibilmente in discipline funzionali al percorso proposto.
    expoLa durata del tirocinio è di sei mesi e avrà come obiettivo quello di sviluppare le competenze dei selezionati in materia di comunicazione, networking e marketing. Nello specifico i sette tirocinanti saranno chiamati a creare delle reti tra le aziende e tra i cittadini e le istituzioni; dovranno inoltre raccontare le storie migliori dell’agricoltura sociale lombarda.
    Per questo vivranno un’esperienza  ad Expo, dal 28 settembre al 4 ottobre 2015, durante l’evento Agricoltura Sociale Lombardia a Expo Milano 2015: in questa occasione saranno monitorate le migliori realtà lombarde in tema di agricoltura sociale e verrà seguito il loro sviluppo e la loro messa in rete nei mesi a seguire.
    Avranno, infine, l’opportunità di effettuare 200 ore di formazione da distribuire in 16 giorni nella città di Mantova ed una settimana di laboratorio ad Expo.
    La retribuzione lorda è di 400 euro, con la possibilità di avere vitto e alloggio gratuiti durante il corso di formazione.



  • L’epoca della digitalizzazione ha portato con sé un numero sempre crescente di prodotti elettronici acquistati. Tra Pc, smartphone, tablet, televisioni ed elettrodomestici c’è un continuo ricambio di strumenti elettronici.
    Viene spontaneo da chiedersi, però, che fine fanno i prodotti inutilizzati.

    Una ricerca condotta da Nazioni Unite e Interpol ha svelato come in Europa solo un rifiuto elettronico su tre venga riciclato correttamente. Il resto viene rivenduto o gettato impropriamente.
    I paesi migliori sono Svezia e Norvegia che riciclano l’85% dei prodotti elettronici, in fondo alla classifica troviamo invece Romania, Spagna e Cipro con meno del 20%.
    L’Italia, dal canto suo, ha mostrato negli ultimi anni una maggiore consapevolezza sulle tematiche ambientaliste e sull’importanza della raccolta differenziata. Anche in merito al riciclo dei prodotti elettronici ci sono stati dei decisi passi in avanti, soprattutto per quanto riguarda i piccoli elettrodomestici.
    businessNel 2014 Il Consorzio Ecolight, ovvero uno dei maggiori sistema di raccolta dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), ha aumentato la quantità di rifiuti elettronici raccolti dell’11% rispetto al 2013, passando da 14.300 a 16.000 tonnellate. Anche nei primi mesi del 2015 c’è stato un aumento dell’8% di RAEE raccolti.
    I dati sull’Europa sono molto preoccupanti, se pensiamo che dal mancato riciclo dei prodotti elettronici c’è una perdita stimata addirittura in 1,7 miliardi di euro l’anno. Al loro interno, infatti, ci sono materiali come il rame che possono essere riutilizzati e che hanno un costo molto elevato.
    È necessaria, dunque, una corretta campagna di informazione nei confronti del consumatore. L’acquisto quasi compulsivo di digital devices e la volontà di possedere ad ogni costo l’ultimo modello di iPhone rischia, infatti, di compromettere il futuro delle prossime generazioni.



  • Procede spedita la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare contro le false cooperative. L’iniziativa, lanciata dall’Alleanza delle Cooperative, sta avendo grande successo in tutta Italia.
    Secondo le stime delle centrali di rappresentanza delle coop, alla fine del mese di agosto la campagna di raccolta firme ha superato quota 43.000 sottoscrizioni.

    Manca poco, dunque, per raggiungere l’obiettivo minimo, ovvero superare le 50.000 firme necessarie per poter presentare la proposta in Parlamento.
    In questi giorni la campagna “Stop Alle False Cooperative” sta proseguendo con il suo tour di sensibilizzazione sull’argomento. Un’iniziativa interessante si sta svolgendo proprio in queste ore a Milano in piazza Argentina, in zona Corso Buenos Aires.
    Giovedì 10 e e Venerdì 11 settembre è stata organizzato, infatti, nel capoluogo lombardo l’evento dal titolo “Via le mele marce”, nel corso del quale i cittadini, stop alle false coopmuniti di carta d’identità, potranno apporre la propria firma a sostegno della legge contro le false cooperative.
    Per l’occasione il consorzio cooperativo Melavì della Valtellina regalerà ai firmatari una mela.
    «È una battaglia di civiltà che dovrebbe vedere mobilitate e sensibili tutte le forze sociali, le imprese, la politica – ha commentato Giovanni Monti, presidente di Legacoop Emilia Romagna – Ci auguriamo che il Parlamento, stimolato anche dalla nostra proposta di legge, assuma al più presto le decisioni necessarie e che doti di risorse umane e economiche adeguate gli organi che hanno compiti di controllo e di repressione verso questo fenomeno».
    Il messaggio lanciato dall’Alleanza delle Cooperative è forte e chiaro: non verranno più tollerate coop che infangano l’immagine della cooperazione. La reazione della dirigenza cooperativa dopo gli scandali di Mafia Capitale e Cpl Concordia è stata immediata e ha mostrato come la base associativa sia unita contro qualsiasi tipo di fenomeno corruttivo.
    Sta adesso alle istituzioni compiere quell’ulteriore passo verso l’estinzione delle “mele marce”.