• Incentivazione dei contratti a tempo indeterminato e rilancio dei consumi.
    Sembrano essere questi due dei pilastri della nuova Legge di Stabilità. L’analisi degli specialisti si concentra in maniera dettagliata sugli effetti delle agevolazioni fiscali per chi assume lavoratori a tempo indeterminato, sottovalutando l’impatto dei provvedimenti a favore dei consumi.

    downloadI soggetti maggiormente coinvolti da tali misure sono le famiglie, soprattutto quelle dal reddito medio-basso.
    Si discute e si discuterà sull’efficacia delle decisioni del governo Renzi sul tema della povertà, un fenomeno crescente anche nella società italiana. Vediamo, però, quali sono le azioni dell’esecutivo per aiutare le famiglie e rilanciare di conseguenza il livello dei consumi.

    La misura più reclamizzata è certamente il bonus Irpef, i cosiddetti 80 euro in busta paga.
    La Legge di Stabilità istituzionalizza questo aiuto per tutti quei lavoratori dipendenti che percepiscono un reddito annuo compreso tra gli 8.145 ed i 26.000 euro annui.
    Il bonus complessivo annuale è di 960 euro per i lavoratori che percepiscono uno stipendio fino a 24.000 euro, mentre diminuisce progressivamente per coloro che guadagnano dai 24.000 ai 26.000 euro annui.
    Sono esclusi da questo intervento i pensionati, gli autonomi, i liberi professionisti, gli incapienti ed i disoccupati percettori di sussidi.

    Gli aiuti non finiscono, però, con il bonus Irpef. Ci sono, infatti, anche una serie di erogazioni in favore delle famiglie, tra i quali il cosiddetto “bonus bebè”. Per ogni figlio avuto tra il 2015 ed il 2017, le famiglie riceveranno un assegno mensile, per un totale di 960 euro annui.
    Potranno usufruire di questa agevolazione le famiglie il cui reddito lordo è inferiore ai 25 mila euro, mentre l’importo raddoppierà per quei nuclei familiari con un Isee fino a 7mila euro.

    Ci sono, inoltre, erogazioni per le famiglie più numerose. In particolare, i nuclei con almeno 4 figli ed un Isee non superiore agli 8.000 euro potranno avere il cosiddetto “Bonus famiglie numerose”.
    Ci sono, infine, fondi sociali strutturati per aiutare le famiglie più povere ed implementare i servizi in favore dei bambini.
    Tra le risorse disponibili ci sono 100 mln per il rilancio delle strutture per l’infanzia; previsti anche 12 mln per il Fondo per l’agricoltura, il quale dovrà fornire derrate agricole alle famiglie meno abbienti; 5 mln, invece, verranno stanziati per le adozioni internazionali.



  • La Banca d’Italia promuove la misura espansiva della Bce. Il Quantitative easing, ovvero l’acquisto di titoli pubblici e privati lanciato dalla Bance centrale europea, porterà notevoli vantaggi all’economia italiana.
    A dirlo è Fabio Panetta, vice-direttore di Bankitalia. Secondo Panetta, il Qe porterà l’Italia ad una crescita del Pil superiore alle attese.

    Cooperative EdiliSolo qualche settimana fa, l’istituto finanziario italiano ha rilasciato le proprie stime sul Prodotto interno lordo relative al prossimo biennio. Le previsioni davano un Pil in leggero rialzo: +0,4% nel 2015 e +1,2% nel 2016.
    L’analisi di Bankitalia è stata effettuata, però, prima della misura adottata dalla Bce.
    Secondo Panetta, il Quantitative easing potrebbe portare all’Italia ad un aumento annuo del Pil di circa l’1%.
    La stessa Confindustria, qualche giorno fa, ha stimato la crescita nei prossimi due anni al +1,8%, proprio grazie agli effetti benefici del Qe.

    Dati, dunque, che coincidono e consentono all’Italia di guardare al futuro con maggiore fiducia.
    Panetta, però, in occasione di un convegno organizzato dall’Aiaf (Associazione italiana degli analisti e consulenti finanziari), ha voluto ribadire la necessità di una politica monetaria diversa da parte del nostro paese e di un’effettiva realizzazione delle riforme strutturali.
    Uno degli effetti della misura espansiva sarà un abbassamento dei tassi d’interesse sui titoli di stato. Questo potrebbe portare l’Italia ad avere per la prima volta titoli a scarsa redditività o addirittura con un tasso negativo.
    Sarà necessaria, dunque, una riforma del quadro normativo che possa tutelare gli investitori.
    Non bastano infatti interventi artificiali sulla moneta e sui mercati finanziari, bisogna anche far ripartire gli investimenti e rilanciare i consumi. Su questo il Governo dovrà affrontare la sfida più difficile.



  • Si è svolta nella giornata odierna la decima edizione del Forum Lavoro, un evento organizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.
    Tanti gli argomenti sul tavolo relativi, tra i quali le principali novità normative contenute all’interno della Legge di Stabilità e del Jobs Act. Hanno partecipato all’evento numerosi esperti del settore e figure istituzionali.
    Una di questi è il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti.

    classe-banchiL’ex vertice di Legacoop ha approfondito alcune questioni problematiche della nuova riforma del lavoro.
    Uno dei temi più dibattuti è senza dubbio la modifica dell’art. 18 e la sua possibile estensione ai pubblici dipendenti. Sull’argomento la linea del ministro Poletti è la medesima dell’esecutivo. Il Jobs Act agisce nell’ambito di una discussione sul lavoro privato ed in quanto tale è circoscritto a questo settore.
    È esclusa, dunque, l’estensione delle norme del Jobs Act ai pubblici dipendenti e ai dirigenti dellla P.A in materia di licenziamenti individuali.
    Si verrebbe a creare, però, un trattamento differenziato che andrebbe comunque armonizzato. Per questo motivo Poletti prevede un intervento organico all’interno della riforma della Pubblica Amministrazione, già al vaglio del ministro Madia.
    Probabile che il provvedimento contenga anche norme regolative sui licenziamenti disciplinari negli enti pubblici, armonizzando in questo modo il quadro regolativo del lavoro pubblico e privato.

    Un altro tema all’ordine del giorno è il cosiddetto contratto a tutele crescenti. Sul punto Poletti è chiaro: il legislatore si è posto come obiettivo la semplificazione ed il riordino delle forme contrattuali, riducendo l’enorme quantità di contratti presenti nel nostro ordinamento giuridico.
    Chiara è anche la volontà di incentivare i rapporti di lavoro a tempo indeterminato attraverso delle agevolazioni fiscali ed un’implementazione della flessibilità all’interno del rapporto stesso.
    Ma un argomento altrettanto importante riguarda il contratto di apprendistato.
    Molti esperti del settore valutano le norme del Jobs Act come una bocciatura per l’apprendistato: i datori di lavoro, infatti, troverebbero adesso più conveniente assumere i giovani laureati attraverso il contratto a tutele crescenti.
    Secondo Poletti, invece, l’apprendistato non deve essere valutato solamente come un “contratto che costa poco“, al contrario deve mantenere il suo ruolo di formazione dei soggetti appena entrati nel mondo del lavoro.
    Le istituzioni hanno il compito di valorizzare l’alternanza scuola-lavoro attraverso uno scambio reciproco di know-how che renderebbe i giovani effettivamente occupabili.
    Da questo punto di vista sarà fondamentale la riforma costituzionale e la riallocazione delle competenze tra Stato e Regione. Al momento la materia delle politiche attive e della formazione è di competenza regionale; questo crea un’enorme differenziazione territoriale, che si può tradurre in forme contrattuali diverse da regione a regione.
    Risolto questo problema di governance, si potrà procedere ad un’effettiva valorizzazione della formazione in una logica dell’alternanza scuola-lavoro.



  • Una delle misure maggiormente reclamizzate della Legge di Stabilità è il cosiddetto Tfr anticipato.
    I lavoratori potranno scegliere se ricevere la somma relativa al Trattamento di Fine Rapporto direttamente in busta paga, senza dover aspettare il termine dell’attività lavorativa.
    L’intento del Governo è chiaro: fornire maggiore liquidità ai cittadini in modo da far crescere velocemente i consumi.

    27102014Ma vediamo nel dettaglio a chi è rivolto il provvedimento e come funzionerà.
    Potranno ricevere il Tfr in busta paga i lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi quelli dei settori agricoli e domestici) che siano impiegati presso la stessa azienda da almeno sei mesi.
    In questo caso il dipendente potrà chiedere che gli venga liquidata in anticipo la somma di Tfr che maturerà a partire da marzo 2015. Sono escluse, quindi, le quote accumulate prima di questa data.
    Va ribadito un concetto chiave: la scelta di ricevere il Trattamento di fine rapporto in via anticipata è un’operazione a totale discrezione del lavoratore; una volta effettuata questa scelta sarà irrevocabile.
    I lavoratori dipendenti potranno optare per il Tfr anticipato fino a giugno 2018. Dopo questa data non sarà più possibile scegliere questa misura speciale.

    Una maggiore liquidità può risultare utile in un periodo di recessione. Tale provvedimento del Governo agisce nella medesima direzione del bonus bebè e degli 80 euro, con l’obiettivo appunto di incrementare il livello dei consumi.
    Ma conviene davvero optare per il Tfr anticipato? Dal punto di vista economico no. La spiegazione è presto detta.
    Il lavoratore dipendente, che sceglierà di anticipare l’erogazione del Tfr, dovrà sottoporsi ad un tipo di tassazione diversa.
    Allo stato attuale il Trattamento di Fine Rapporto è sottoposto ad un regime di tassazione separata e più conveniente. Il Tfr in busta paga sarà sottoposto, invece, ad un regime ordinario.
    A livello aggregato, dunque, il cittadino che opta per una maggiore liquidità immediata riceverà una quota di Tfr inferiore rispetto a quella spettante con la tassazione separata.
    La perdita diventa superiore con la crescita della base imponibile, secondo un criterio meramente progressivo.
    La scelta di ricevere il Trattamento di Fine Rapporto direttamente in busta paga va dunque ponderata attentamente, valutando le esigenze di breve e lungo periodo.



  • Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi indica la via da seguire: investire in ricerca ed innovazione.
    Una strada all’apparenza ovvia, specie in una società sempre più digital, ma non sempre percorsa dalle istituzioni.
    Squinzi è un imprenditore di successo e sa cosa può portare all’economia italiana un’azienda dal personale e dai mezzi di produzione altamente qualificati.
    Investire in tecnologia, vuol dire abbattere i costi e crescere in competitività sul mercato internazionale.

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaPer questo motivo il presidente di Confindustria invita il Governo a fare di più. Le misure prese all’interno della Legge di Stabilità e dell’Investment compact non sono sufficienti per rilanciare l’economia italiana.
    Proprio nel settore dell’innovazione, il mondo del libero professionismo e delle imprese si sarebbe aspettato un cambio di marcia da parte del Governo Renzi, dopo le proposte presentate in questi anni alla Leopolda.
    Invece così non è stato, almeno per il momento: giovani professionisti, start-upper e piccoli e medi imprenditori sono rimasti delusi. Il leader di Confindustria si fa portavoce di questo malcontento:

    La soluzione adottata – ha dichiarato Squinzi- anche per ragioni che comprendiamo non ci soddisfa e torneremo presto a sollevare il tema. La nostra richiesta era di ripristinare e rendere strutturale un credito di imposta per gli investimenti in ricerca e innovazione realizzati dalle imprese”.
    Squindi invoca un piano coordinato che coinvolga pubblico e privato, perchè l’innovazione può partire dal basso, ma ha bisogno del contributo regolativo delle istituzioni.
    Lo Stato deve fornire alle imprese gli strumenti giuridici, amministrativi e fiscali adeguati per poter operare nel contesto nazionale e in quello mondiale. Non sono più sufficienti provvedimenti ad hoc per risolvere singole problematiche.
    La previsione di un credito d’imposta per gli investimenti in ricerca ed innovazione è una misura urgente, che guarda al futuro ancora più che al presente. Perchè innovare significa avere speranza e visione, una visione che spesso manca a livello istituzionale.



  • In attesa dei dati ufficiali sul bilancio 2014, Fiat Chrsyler può sorridere.
    Il gruppo imprenditoriale italo-americano vive questo periodo con grande fiducia. Merito di un titolo in forte rialzo e di vendite in crescita, soprattutto nel mercato statunitense.
    Una congiuntura favorevole che ha permesso all’amministratore delegato Marchionne di assumere più di mille nuovi lavoratori nel complesso di Melfi.

    caschetto lavoroLa notizia di questi giorni è il netto rialzo del proprio titolo in borsa, fino a sfiorare la soglia dei 12 euro (11,94 euro). Da inizio anno ha guadagnato addirittura un + 26,74% e le prospettive sono ancora migliori.
    Agire sul mercato americano, in questo periodo, è un grande vantaggio per un’azienda. Lo è per merito del rafforzamento del dollaro e della contemporanea svalutazione dell’Euro.
    Un’impresa come Fiat che conduce il proprio export dall’Italia verso il continente americano non può che guardare al futuro con fiducia.

    La misura di politica monetaria adottata dalla Bce, il Quantitative easing, non farà altro che svalutare maggiormente la moneta unica europea nel rapporto con il dollaro, avvantaggiando chi esporta dai paesi dell’Eurozona verso il mercato americano.
    E i prodotti Fiat sono molto richiesti negli Stati Uniti, soprattuto la nuova Jeep Renegade.
    Le vendite, dunque, continueranno a crescere, merito anche di un settore, quello automobilistico, tra i più in espansione; il titolo contemporaneamente raggiungerà livelli senza precedenti.
    Ecco spiegata la scelta di Marchionne di reinvestire in Italia. Il cosiddetto mini-euro farà le fortune di un’azienda che appariva in netta crisi prima di fondersi con Chrysler ed esplorare il mercato americano.
    Le scelte del gruppo Fca appaiono allo stato attuale lungimiranti. Vedremo quali saranno le scelte future di Marchionne, soprattutto in termini di investimenti tecnologici e capitale umano.
    La congiuntura favorevole lo consente: è arrivato il momento di guardare al futuro con una programmazione intelligente ed innovativa.



  • C’è grande attesa per il decreti attuativi del Jobs Act che disciplineranno nel dettaglio il nuovo art. 18 ed il contratto a tutele crescenti.
    È già tempo, però, di fare previsioni sull’impatto che avranno queste misure sul mercato del lavoro. I gestori del personale delle aziende devono cominciare a programmare l’attività produttiva e con essa valutare la possibilità di nuove assunzioni.
    La domanda che si fanno in molti è la seguente: il nuovo contratto a tutele crescenti favorirà l’impiego dei giovani laureati? Ci si chiede, inoltre, se questa forma contrattuale verrà preferita a quelle a tempo determinato.

    downloadHa provato a fare un punto della situazione la Gidp, ovvero il gruppo intersettoriale direttori del personale.
    L’indagine svolta all’interno degli aderenti all’associazione ha rivelato che il contratto a tutele crescenti sarà la forma giuridica più utilizzata per l’assunzione dei giovani laureati (30% del totale). Il 28%, invece, ricorrerà al contratto di apprendistato professionalizzante ed il 20% ai rapporti a tempo determinato.

    Come dichiarato dal presidente di Gidp Paolo Citterio al Corriere della Sera, il contratto a tutele crescenti consente di conoscere al meglio i neo-laureati, valutarli e poi decidere se proseguire o meno il rapporto lavorativo.
    Nonostante si tratti di una forma di lavoro a tempo indeterminato, consente una maggiore flessibilità contrattuale, dando così più ampio margine di manovra ai datori di lavoro.
    Sempre secondo Citterio, grazie al contratto a tutele crescenti, le assunzioni a tempo indeterminato di giovani laureati cresceranno dal 15% attuale al 40%.
    Un aumento, dunque, notevole che può dare qualche speranza a chi ha appena terminato il proprio ciclo di studi e si affaccia al mondo del lavoro.
    Quanto ai profili professionali, quelli maggiormente richiesti sono nelle aree commerciali, di progettazione, ricerca e sviluppo, marketing e gestione, mentre i laureati più appetiti sono quelli in ingegneria, seguiti a ruota da economia.


  • europa bce

    Un’alleanza inaspettata e per certi aspetti coerente. Tsipras vince le elezioni politiche greche e decide di allearsi con An.El, il partito dei Greci Indipendenti guidato da Panos Kammenos.
    Niente accordo, dunque, con la forza politica liberale To Potami, nè con i comunisti del Kke, i social-democratici di Pasok o i conservatori di Nea Demokratia, questi ultimi a capo del governo uscente.
    La scelta è radicale e va in un’unica direzione: il rifiuto delle politiche di austerity imposte dall’Unione Europea.

    eurogruppoSì perchè An.El è un partito fortemente euroscettico e nazionalista. È celebre, ormai, la definizione di Kammenos dell’Ue come un’istituzione governata da “tedeschi neo-nazisti”.
    La sua posizione contro la troika è stata chiara negli ultimi anni, come dimostra la ferma opposizione all’esecutivo filo-europeo di Samaras.
    Tsipras e Kammenos condividono il rifiuto del pagamento dei debiti con l’Ue ed il rilancio del welfare sociale. Partono però da presupposti ideologici diversi, accentuati da un metodo e da un linguaggio pressoché incompatibili tra di loro.
    Non c’è solo, infatti, anti-europeismo nell’ideologia politica dei Greci Indipendenti, ma anche una forte carica di conservatorismo. Kammenos chiede un rigido controllo delle frontiere ed un più attento monitoraggio delle attività economiche degli ebrei, oggetto, secondo il leader di An.El, di una trattamento fiscale agevolato.
    Opposti anche i valori religiosi, con Tsipras bandiera del laicismo e Kammenos vicino alla Chiesa ortodossa.

    Posizioni, dunque, per molti aspetti inconciliabili e che lasciano presagire ad una luna di miele molto breve.
    Il messaggio che Tsipras vuole lanciare è diverso: Syriza non farà sconti.
    L’intento del nuovo premier greco è arrivare al tavolo delle trattative con Bruxelles in una posizione di forza.
    L’ipotesi di una “Grexit” è al momento fuori discussione, ma qualora il processo di revisione del debito greco non dovesse andare secondo le sue aspettative, Tsipras potrebbe anche giocarsi questa carta rischiosa.
    Probabile che alla fine si opti per una dilatazione dei termini entro i quali la Grecia deve saldare i propri debiti ed attuare le riforme strutturali, su tutte quella fiscale.
    Il leader di Syriza sa di non poter forzare troppo la mano. Difficile possa trovare alleati sulla sua strada: un eventuale mancato pagamento del debito graverebbe, infatti, sulle casse degli Stati membri, con annessi danni commerciali per la Grecia stessa.
    Il primo passo, però, è stato fatto e spaventa entrambi i contraenti.



  • L’Investment compact, presentato la scorsa settimana in Consigli dei Ministri, contiene otto punti per rilanciare le imprese e l’economia italiana. Tra di essi è presente anche l’istituzione di una società per la ristrutturazione ed il consolidamento di aziende in crisi che siano d’interesse strategico.
    Il Governo sta studiando le possibili ipotesi. Dovranno essere stabilite le modalità di finanziamento, la natura giuridica dell’ente, il tipo di governance e i criteri di selezione delle aziende in crisi.

    downloadQuanto alle risorse necessarie per la costituzione del Fondo, una parte cospicua arriverà dalla Casse Depositi e Prestiti, ma verranno coinvolti anche banche, fondi d’investimento, fondi pensione ed enti previdenziali.
    L’intento, dunque, è di coinvolgere i privati, i quali potranno acquistare due tipi di azioni, con annesse diverse possibilità di rischio e di guadagno.
    Gli investitori potranno scegliere se acquistare azioni più rischiose, ma maggiormente remunerative oppure se optare per beni finanziari dal guadagno certo a quote inferiori.

    L’elemento, però, più delicato riguarda la selezione delle imprese in crisi. Il concetto di azienda dall’interesse strategico è difficilmente definibile senza cadere nell’ambiguità.
    Per questo motivo sarà importante nominare una governance totalmente indipendente ed estranea rispetto ad influenze esterne.
    Molti temono la costituzione di una nuova Iri, ovvero di un ente che stanzia finanziamenti a fondo perduto senza alcun criterio oggettivo.
    Sul punto i ministri Guidi e Padoan si giocano molto. Sono oltre 150 le aziende monitorate che aspettano una decisione da parte dell’esecutivo.
    Il mondo dell’imprenditoria italiana ha bisogno di un segnale di fiducia dalle istituzioni: la costituzione di fondi di garanzia per le Pmi e di società per la strutturazione delle aziende in crisi, che siano realmente efficienti ed indipendenti, può rappresentare un buon punto di partenza.



  • Un’indagine di Corriere Economia e CartaSi analizza il quadro dei consumi italiani nel 2014.
    Particolare attenzione viene riservata ai pagamenti effettuati attraverso carta di credito, uno strumento finanziario sempre più utilizzato in Italia e non solo.
    Secondo i dati riportati da Corriere Economia, il 2014 ha fatto registrare un aumento del 7,6% dei pagamenti con moneta elettronica, mentre il cosiddetto Indice di Cashless presenta una variazione positiva di +4,5 punti.

    28102014L’elaborazione in questione è in parte influenzata dai nuovi metodi di pagamento negli uffici postali. A partire da ottobre, infatti, Poste accetta anche adempimenti effettuati attraverso le carte di credito.
    Dunque, una quota di tale aumento (stimabile attorno all’1 o al 2 %) va iscritta al pagamento di incombenze amministrative e fiscali presso gli uffici postali.

    La restante variazione positiva è strettamente collegata ad una crescita dei consumi e più in generale ad un implementazione della moneta elettronica. I settori maggiormente coinvolti sono quelli del dettaglio non alimentare (+11,7%), gli alberghi e i ristoranti (+10,4%), i viaggi ed i trasporti (+8,5%) e l’informatica ed i beni digitali (+6,2%).
    I consumatori hanno premiato soprattutto i negozi specializzati (+21,3%) presenti sia online che offline rispetto alle grandi catene, a testimonianza della grande crescita avuta negli ultimi anni dall’e-commerce.
    Da questo punto di vista, l’aspetto più importante da analizzare è proprio l’impatto che hanno avuto i digital devices, sia in quanto prodotti da acquistare che come strumenti di pagamento.

    La loro crescita in termini di vendite è del 6,2%: sono diventati a tutti gli effetti beni imprescindibili per la vita privata di tutti i cittadini, tanto da avvicinare il settore tecnologico a quelli tradizionali, come l’alimentare ed il turistico.
    I dati più importanti riguardano, però, l’e-commerce. Nel 2014, infatti, gli acquisti online sono aumentati del +28,6%, per un totale di 1,4 miliardi di euro spesi in un anno che rappresentano il 16,5% della cifra ottenuta attraverso le vendite con moneta elettronica.

    I dati appena descritti ci mostrano con forza quale sia il futuro del commercio: l’era del consumo digital è appena iniziata.

     



  • Il processo di riforma delle Banche Popolari è iniziato. Il presidente del Senato Piero Grasso, svolgente le funzioni temporanee di Presidente della Repubblica, ha firmato il decreto Padoan sull’Investment compact.
    All’interno di esso è presente il provvedimento che costringerà le Banche Popolari con un attivo di oltre 8 miliardi di euro a trasformare la propria struttura societaria, diventando società per azioni.

    La battaglia sarà aspra, già in sede parlamentare. Il decreto, infatti, dovrà essere convertito in legge in questi giorni e sono attese numerose proposte di modifica.
    Le perplessità più grandi vengono, però, dalle associazioni di rappresentanza delle Popolari e più in generale dai sindacati.
    Sono già stati sollevati dubbi sulla costituzionalità del decreto, al vaglio di una commissione giuridica specifica.
    È forte anche lo scetticismo dei sindacati, secondo i quali il decreto Padoan comporterebbe un’ulteriore perdita di posti di lavoro.

    17112014Difficile, comunque, si possa tornare indietro. Gli effetti immediati del provvedimento saranno due.
    Innanzitutto ci saranno molte fusioni ed alleanze tra gli istituti di credito in questione. L’obiettivo del Governo è proprio agire nel senso della semplificazione e del riordino, anche nel settore bancario.
    La fusione delle Popolari implicherebbe, infatti, un notevole risparmio in termini di risorse finanziare.
    Migliorerà, inoltre, anche la competizione bancaria. L’eliminazione del voto capitario aprirà la strada all’ingresso di nuovi soci di maggioranza, in grado di sostituire i manager inefficienti. Il nuovo management potrebbe così gestire in maniera effettiva gli istituti bancari, senza dover contare necessariamente sull’appoggio di migliaia azionisti.

    Anche le Popolari dovranno, in via definitiva, conformarsi agli standard europei di concorrenza bancaria. Qualora ciò non accadesse sono previste sanzioni annose, che vanno dalla liquidazione coatta amministrativa alla revoca di autorizzazione bancaria.
    La via, dunque, sembra essere definitivamente tracciata.



  • Il Centro Studi di Confindustria ha comunicato le proprie previsioni sugli effetti del Quantitative easing sull’economia italiana.
    La misura adottata dalla Bce avrà delle conseguenze immediate sia sul costo dei beni che sul livello dei tassi d’interesse, impattando inevitabilmente anche sul Pil.

    DENAROSecondo quanto riportato dal Csc, l’acquisto di titoli di Stato per 1.140 miliardi determina “una riduzione di 1,1 punti dei tassi a lunga e causa una svalutazione dell’11,4% nel tasso di cambio della moneta unica”.
    Il Qe creerà un regime di tassi d’interesse agevolato, favorendo in questo modo imprese e famiglie.
    La svalutazione dell’Euro sarà un altro effetto immediato, in linea con quanto avvenuto in questi giorni.
    I tassi di cambio euro/dollaro sono già ai minimi storici. Una moneta unica così debole ha molti risvolti negativi, ma certamente potrà avvantaggiare i paesi esportatori come l’Italia.

    Non è un caso che una manovra ti questo tipo abbia dei risvolti positivi proprio per il Pil italiano. A dircelo è lo stesso Centro Studi di Confindustria che prevede un aumento del Pil del +0,8% nel 2015 e del +1% nel 2016, per un totale di +1,8% nei prossimi due anni.
    Analizzando i dati nel dettaglio, il Csc valuta l’apporto specifico dell’abbassamento dei tassi d’interesse reali e della svalutazione dell’Euro: “I minori tassi alzano il Pil italiano dello 0,2% nel 2015 e di un ulteriore 0,4% nel 2016; il cambio più debole dello 0,6% in ciascun anno. La spinta complessiva è, dunque, pari allo 0,8% nel 2015 e all’1,0% nel 2016″

    I pareri positivi sul Qe sono, dunque, diffusi. Rimane ancora qualche perplessità, espressa ad esempio dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sulle modalità di condivisione dei rischi che mettono le banche centrali nazionali in una posizione di debolezza.
    Una manovra di politica monetaria espansiva era comunque indispensabile in una situazione di “low-low” (recessione-deflazione). Solo tra qualche mese saremo in grado di valutare a pieno i suoi effetti.