• È partita la caccia alla false partite Iva, ma basterà?
    Come riportato dal Corriere Economia, il 31 Dicembre si è conclusa la fase transitoria dei controlli sulla mono-committenza, come previsto dalla riforma Fornero. Adesso partiranno i meccanismi automatici di sanzione per chi cerca di eludere il fisco.

    22102014L’obiettivo del provvedimento è smascherare quei rapporti di lavoro subordinati formalmente registrati come partite Iva.
    Vengono stabiliti tre parametri attraverso i quali giudicare il tipo di rapporto lavorativo: durata, compenso e tipo di posto di lavoro.
    Per quanto riguarda il primo aspetto, non bisogna superare gli 8 mesi di collaborazione tra l’azienda ed il lavoratore.
    Quanto al compenso, invece, il limite stabilito è dell’80% del reddito lordo del soggetto detentore di una partita Iva.
    Infine, non ci deve essere un rapporto continuativo presso la sede del committente.
    Quest’ultimo è l’aspetto più controverso della normativa. Vengono fatte salve, infatti, le categorie professionali.
    Un avvocato o un architetto che lavorino in maniera continuativa presso uno studio verranno comunque configurati come partite Iva, nonostante il rapporto abbia tutte le caratteristiche del lavorato subordinato.

    Su questo punto è molto critica Anna Soru, presidente di Acta (Associazione Consulenti Terziario Avanzato). Secondo Soru sarebbe proprio questa la fattispecie più utilizzata all’interno delle aziende italiane.
    Uno dei pochi effetti della normativa contro le false partite Iva sarebbe stato solamente la riduzione della durata dei contratti di collaborazione da 11 a 8 mesi, penalizzando in questo modo i lavoratori.
    Nessuna lotta effettiva, dunque, contro chi decidere di eludere il fisco.
    Una categoria, quella delle partite Iva, oggetto di un imponente aumento del carico fiscale. L’innalzamento dell’aliquota sulla contribuzione previdenziale ed il cambiamento del regime dei minimi, quest’ultimo contenuto all’intero della Legge di Stabilità, finirà col diminuire il numero dei liberi professionisti, vittime di una diminuzione della domanda di lavoro al cospetto di un regime fiscale peggiorativo.



  • Diseguaglianza e povertà sono due temi all’ordine del giorno in questo inizio di 2015.
    La forbice tra ricchi e poveri si è allargata. Lo ha detto il rapporto Oxfam e lo confermano le tendenze recenti.
    Nel 2016 l’1% della popolazione mondiale possederà più del 50% della ricchezza totale, fino ad arrivare ad oltre il 54% delle risorse possedute nel 2020.
    Le iniziative contro la concentrazione della ricchezza sono iniziate nei primi anni Duemila con Occupy Wall Street e aumenteranno con ogni probabilità negli anni a venire, di pari passo con l’allargamento del divario tra banchieri ed il resto del mondo.

    obamaIl capitalismo finanziario sembra inarrestabile e a tratti incontrollabile. Ma c’è chi ha deciso di iniziare un programma di redistribuzione delle risorse.
    Si tratta di Barack Obama, il quale, tra i veti del Congresso a maggioranza repubblicana, presenterà stasera la sua riforma fiscale nel corso del Discorso sullo Stato dell’Unione.
    La proposta di Obama si annuncia rivoluzionaria non tanto nei contenuti, quanto nella forma.
    La scelta di tassare i cosiddetti “capitail gain” e le grandi compagnie finanziarie trova, infatti, un vero e proprio muro nell’elite economica statunitense.
    L’attività di lobbying effettuata in questi anni aveva scongiurato interventi simili. Obama adesso propone di aumentare dal 23 al 28% la tassa sui “capital gain” di chi ha un reddito superiore al mezzo milione di dollari, di tassare i “trust” utilizzati dalla famiglie più ricche per trasmettere le loro risorse agli eredi ed infine di aumentare il prelievo fiscale sui grandi colossi fiscali.

    Il gettito ottenuto attraverso questa manovra non sarà eccezionale, anche perchè non verranno tassati i redditi da lavoro: si parla di 320 miliardi di dollari in dieci anni che sarebbero re-investiti in interventi di natura sociale.
    Obama vorrebbe aiutare le famiglie ed il ceto medio, ovvero quella fascia sociale maggiormente colpita dalla crisi e che fatica a ripartire nonostante la crescita occupazionale avvenuta negli Usa.
    Tra i provvedimenti che verranno proposti ci sarà il college gratis per tanti giovani studenti, l’aspettativa pagata ai padri e più in generale agevolazioni fiscali per le famiglie.
    Difficile che il provvedimento passi per intero, considerati i forti veti posti dal Partito Repubblicano. La certezza, però, è che il gradimento di Obama si è moltiplicato in questi giorni dopo aver raggiunto minimi storici durante le elezioni di “mid-term”.
    La società ha bisogno di un intervento di redistribuzione delle risorse su scala globale, da questo punto di vista i segnali lanciati dagli Usa potrebbero rivelarsi positivi per l’intera comunità.



  • Mancano due giorni alla decisione della Bce sul Quantitative easing. Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea sembra ormai orientata a lanciare l’acquisto dei titoli di stato, nonostante una forte opposizione tedesca.
    Sono tanti i dubbi che tormentano Angela Merkel e la Bundesbank.
    La Cancelliera non vuole scatenare una battaglia di natura politica in seno alle istituzioni europee e rivendica al contrario l’indipendenza della Bce nella scelta delle politiche monetarie da adottare.
    Dal canto suo, invita gli Stati membri a rispettare gli obiettivi imposti dai trattati riguardo ai debiti sovrani.
    Il timore di Berlino è che il Qe, insieme alle decisioni prese dalla Commissione in materia di flessibilità, possa consentire a paesi come Italia e Francia di ritardare il processo di riforme e di venir meno agli impegni presi in sede europea.

    22_09_2014Più dura la posizione della Bundesbank. I due rappresentanti tedeschi voteranno contro il Qe e si batteranno aspramente sulle sue modalità di attuazione.
    Saranno due i punti chiave: tempi di durata dell’intervento e assunzione dei rischi.
    L’obiettivo della Bce è combattere la deflazione e raggiungere, attraverso l’acquisto di titoli di stato, un livello d’inflazione del 2%. Un risultato di questo tipo potrebbe comportare tempi lunghi, svalutando così l’Euro a tempo quasi indeterminato.
    Per questo motivo la Germania chiederà di fissare tempi esigui, non vincolati al raggiungimento del tetto del 2%.

    Un altro punto scottante riguarda l’assunzione dei rischi. La Bundesbank chiederà che siano i singoli Stati ad assumersi i rischi della manovra e che non siano ripartiti in maniera eguale sull’intera Eurozona.
    Vedremo verso quale direzione andrà Mario Draghi. Non è da escludere un rinvio della decisione sulle modalità di attuazione del Qe, per poter cominciare un dialogo proficuo con la Germania.


  • europa bce

    Giorni frenetici sull’asse Italia-Bruxelles. Il nostro paese aspetta le decisioni ufficiali della Bce in merito alle misure di politica monetaria da adottare.
    Vedremo se effettivamente Mario Draghi opterà per l’acquisto dei titoli di stato dei paesi membri.
    Il cosiddetto Quantitative easing sembra ormai una certezza. Saranno da verificare più che altro le modalità con le quali verrà effettuato e in che misura l’Italia potrà beneficiarne.

    eurogruppoNel frattempo si fa sempre più fitto il dialogo tra Roma e Bruxelles in materia di flessibilità e di interpretazione del Patto di Stabilità e Crescita. Sul tema è intervenuto nella giornata odierna Pierre Moscovici, commissione Ue agli Affari economici, frenando in parte gli entusiasmi italiani.
    L’Italia, secondo Moscovici, dovrà comunque ridurre il disavanzo nel rapporto deficit/Pil, anche se in misura minore. Si passerà, infatti, dallo 0,5% iniziale allo 0,25% attuale.
    C’è comunque fiducia verso la volontà riformatrice del governo Renzi. L’Italia beneficerà delle tre clausole dettate dalla Commissione, che le consentiranno deviazioni temporanee dagli obiettivi di natura contabile: investimenti, riforme e situazione economica.

    In un periodo “low-low” come questo, ovvero di recessione ed inflazione, l’Unione Europea permetterà momentanei scostamenti dalle politiche di austerity. Il tutto, però, deve essere subordinato ad un programma di riforme strutturali che porti il paese alla crescita nel medio-lungo periodo.
    Saranno molto importanti in tal senso le comunicazioni che il Governo italiano invierà alla Commissione questa settimana. L’esecutivo fornirà indicazioni sul ciclo economico italiano e spiegherà il piano attuativo delle riforme. Nelle prossime settimane la Commissione sarà a Roma per analizzare da vicino la situazione italiana, prima di esprimere un parere definitivo a Marzo, quando si stabilirà se l’Italia dovrà mettere in atto ulteriori misure per riequilibrare il proprio bilancio.



  • Una disuguaglianza che cresce ed assume contorni drammatici. La concentrazione delle risorse politiche ed economiche nelle mani di pochi è un fenomeno contemporaneo destinato a destare molte coscienze.
    Ma il dato presentato da Oxfam ha del clamoroso. Secondo il rapporto Grandi diseguaglianze crescono, nel 2016 la ricchezza posseduta dall’1% della popolazione mondiale supererà quella del restante 99%.
    Del resto, la tendenza mostrata negli ultimi anni è evidente: la percentuale di ricchezza posseduta dall1% della popolazione è passata dal 44% del 2009, al 48% del 2014 fino ad arrivare ad oltre il 50% nel 2016.

    Cooperative decorrenza del termine per l'opposizione alla delibera di esclusione del socioMa chi i sono i plurimiliardari e come viene gestita questa straordinaria ricchezza? Come riporta Oxfam, il 20% di essi ha interessi nel settore finanziario e assicurativo e negli ultimi dodici mesi ha visto crescere la propria liquidità dell’11%. Una realtà dominata dal capitalismo finanziario, con tutti i suoi vantaggi ed i rischi emersi a stretto giro con la crisi del subprime.
    Impressiona anche la crescita in termini di ricavi degli operatori nel settore farmaceutico-ospedaliero. Questi ultimi hanno visto il loro patrimonio netto aumentare del 47%.
    La concentrazione delle risorse si traduce anche un’attività di lobby imponente presso le sedi istituzionali statunitensi ed europee. La conseguenza indiretta è una sfera politica che fatica a promuovere provvedimenti efficaci in favore di una più equa distribuzione della ricchezza e di una crescita economica globale e sostenibile
    La povertà, al contrario, diventa una realtà concreta per un numero maggiore di persone: diminuiscono le risorse disponibili e con esse la possibilità di un percorso di sviluppo comune.



  • La Calabria che ci prova e che sceglie la qualità. Happyc è questo e tanto altro.
    Il 23 ed il 24 gennaio ad Amantea, in provincia di Cosenza, si terrà l’evento organizzato dall’associazione InNovaTerra.
    Felici, Epici ed Innovatori: è questo lo slogan dell’iniziativa, che mira a riunire le migliori realtà innovative calabresi e non solo.
    Happyc sarà un’occasione per confrontarsi e fare rete, alla ricerca di un futuro migliore per la comunità calabrese e per l’Italia intera.

    locandina happycLa due giorni vedrà come protagonisti studenti, imprenditori, startupper, esponenti del mondo professionale ed universitario, giornalisti, innovatori nel settore delle tecnologie e del sociale, esponenti di spicco delle istituzioni. Tutti uniti con un unico obiettivo: raccontare la propria storia e promuovere la ricerca della qualità.
    Perchè solo attraverso l’investimento nelle eccellenze che l’Italia potrà ritagliarsi uno spazio nel mercato globale.
    L’associazione InNovaTerra intende raggiungere questo traguardo attraverso una serie di iniziative che stimolino il territorio calabrese ad avere coraggio. Coraggio nel fare impresa, coraggio nella programmazione e nella ricerca costante dell’idea buona.
    La Calabria è terra di tradizione, ma questo non la rende meno creativa di altri territori. Lo dimostrano un tessuto di start up in costante crescente ed una realtà, come l’Università della Calabria, ai vertici del settore accademico meridionale.

    Tra seminari, incontri e workshop, InNovaTerra promuove anche un “evento nell’evento”: i Calabria Web Awards. Si tratta di un concorso aperto ai migliori operatori calabresi sul web e suddiviso in dieci categorie.
    Verranno premiati, ad esempio, i migliori siti di start up e di news, i blog, ma anche grande attenzione ai social con i migliori profili e le pagine Facebook, senza trascurare i migliori siti istituzionali.
    Le votazioni online sono iniziate ad ottobre, con ben 980 innovatori che hanno presentato la propria candidatura.
    Alla fine sono rimasti solamente in cinque per categoria, dopo migliaia di voti raccolti in questi mesi.
    La premiazione avverrà il 24 gennaio a partire dalle ore 18. Sarà un appuntamento da non perdere, all’insegna della speranza, del dialogo e dell’alta qualità.
    Perché anche la Calabria e l’Italia hanno le loro eccellenze ed è giusto farle emergere.

     



  • Economia e società: due realtà spesso distanti eppure così interdipendenti.
    Il mondo delle imprese vive con un unico imperativo categorico: il profitto. Un concetto controverso e sacrosanto, che può generare contraddizioni e benefici all’intera società.
    Non esistono principi sbagliati o corretti in partenza, non importa tanto il “cosa”, ma solo il “come”.
    Un discorso valido anche per il profitto e per le realtà aziendali. Perchè si può e si deve avere successo, anche dando uno sguardo alla società ed interpretando le sue esigenze di uguaglianza e solidarietà.

    DipendentiLo dice uno studio elaborato da McKinsey & Company, dal titolo “Diversity Matters”. Si tratta di un’analisi che prende in considerazione 366 aziende e ne valuta il rendimento in relazione al grado di utilizzo delle diversità.
    Il concetto di diversity presenta varie sfumature e molti livelli di analisi. Una della categorie più utilizzate riguarda la diversità di genere. Lo studio di McKinsey & Company mira a verificare, tra le altre cose, l’utilizzo delle donne all’interno delle imprese di successo e scopre, in maniera neanche troppo sorprendente, una correlazione diretta.
    Le imprese che si collocano nel primo quarto per diversity di genere, avrebbero, infatti, un 15% di possibilità in più di eccellere. Una percentuale che cresce in maniera ancora più imponente per le diversità di tipo etnico e razziale, spostandosi addirittura al 35%.

    Le imprese, dunque, dovrebbero incentivare la multiculturalità e la parità di genere, non solo a livello operativo, ma anche dirigenziale. Ne deriverebbe una maggiore opportunità di scelta dei talenti e creerebbe un’immagine migliore dell’azienda. Diversificare le prospettive, significa aumentare il margine di crescita e d’innovazione di una realtà aziendale.
    Da questo punto di vista i paesi dell’Europa del Nord sono dei modelli da seguire, soprattutto quelli scandinavi e la Gran Bretagna. Diversity, competizione e sviluppo economico viaggiano di pari passo e rappresentano un esempio di successo cui mirare.
    L’economia mondiale deve guardare alla società e prendere il meglio di essa. Globalizzazione significa anche scelta delle eccellenze su scala mondiale e conseguente annullamento delle diversità.
    Ecco perchè un “profitto diversity” è possibile e doveroso, oggi più che mai.

     

     



  • Non c’è spazio per il malaffare, ma solo per le persone. È questo il messaggio di Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative. Il leader dell’associazione di categoria delle coop è intervenuto a Torino, nel corso di una due giorni dedicata agli incontri con i direttori regionali e provinciali di Confcooperative Piemonte.
    Tanti i tempi affrontati. Su tutti la situazione economica contingente, ma anche il futuro del mondo cooperativo dopo i recenti scandali giudiziari ed il lancio di Alleanza Cooperative come unica centrale di rappresentanza.

    gardini torinoGardini ha difeso con forza le imprese sociali italiane, esaltandone l’operato che svolgono quotidianamente sui rispettivi territori: “I cooperatori devono essere salvaguardati, difesi e promossi. La cooperativa – ha dichiarato Gardini – é il modello d’impresa che vive sul territorio, ne interpreta i bisogni a cui da risposte. É un’impresa di persone, prima che di capitali. Sono valori che non vanno persi di vista”.
    Le persone, dunque, prima di ogni altra cosa. Lo Stato spesso non riesce a tutelare tutti i bisogni di una comunità.
    Ecco perchè le cooperative svolgono un ruolo fondamentale nell’adempimento delle necessità quotidiane delle persone, aiutando a sviluppare il tessuto economico e ad implementare i diritti sociali.
    Un ruolo che non può e non deve essere sottovalutato, anche alle luce della corruzione vigente in alcune realtà cooperative.

    Gardini ci tiene a ribadirlo con grande vigore in ogni occasione: le cooperative vanno aiutare, non calpestate.
    Il presidente dell’unione delle coop cattoliche crede nel futuro delle imprese sociali e rilancia con ulteriori progetti ambiziosi.
    Uno di questi è l‘Alleanza Cooperative, una centrale di categoria che unirà Confcooperative, Legacoop e Agci.
    Non verranno negate le singole identità ed i valori portanti, si tratta invece di una sintesi identitaria che porterà ad una maggiore “semplificazione e ad un rafforzamento della rappresentanza”.
    Un futuro roseo, dunque, per tutti i cooperatori. Il crollo del prezzo del petrolio e dei tassi di cambio dell’Euro aiuteranno, secondo Gardini, l’export italiano. Le cooperative saranno in grado di cogliere questa opportunità, rilanciando la loro attività di di imprese sociali in Italia e nel mondo.


  • europa bce

    Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario Internazionale, avverte l’Europa. Non basta il crollo del prezzo del petrolio per rilanciare l’economia dell’Eurozona.
    I paesi importatori di greggio avranno certamente un vantaggio in termini competitivi, ma non sarà sufficiente.
    Le materie prime a basso costo portano con sè, infatti, anche una pericolosa spirale deflattiva. I recenti dati di Eurostat, uniti a quelli dell’Istat e della Banca d’Italia, raccontano alla perfezione il quadro appena descritto.
    Il crollo del prezzo del greggio ha provocato il lento arrestarsi dell’inflazione, fino ad arrivare a livelli negativi.

    eurogruppoL’Europa non può basarsi, dunque, sulla ripresa americana e sullo shock petrolifero per iniziare il percorso di crescita. Lagarde, intervenuta ieri al Council of Foreign Relations, indica la via da seguire: saranno necessarie politiche monetarie attive di rilancio dell’economia da parte della Bce, ma anche un piano di riforme continentale e corposi investimenti sulle infrastrutture.
    Si dichiara, dunque, favorevole all’intervento promosso da Mario Draghi sul quantitative easing, ma deve essere accompagnato da un’armonizzazione delle politiche monetarie e fiscali su base europea.

    Il punto più importante della riflessione di Lagarde riguarda il concetto di crescita. Per troppo tempo Bruxelles ha perseguito scelte legate all’austerity. In un momento di recessione e deflazione vanno attuate riforme strutturali ed investimenti per rilanciare le economia dei singoli paesi.
    L’Unione Europea deve, dunque, promuovere agevolazione fiscali per consentire agli imprenditori di investire sul territorio. La fiducia degli operatori economici è ai minimi storici. I disagi di natura geopolitica, su tutti quelli legati al terrorismo e alla xenofobia, aumentano questo sentimento.
    Tocca alle istituzioni ridare credibilità alle attività produttive e dare avvio ad un piano di riforme coordinato a livello europeo.



  • Il bollettino economico fornito dalla Banca d’Italia mostra un quadro congiunturale complesso per il nostro paese.
    Il primo dato che balza agli occhi è quello relativo al Pil. Bankitalia, infatti, rivede le proprie stime sul Prodotto Interno Lordo effettuate a Luglio.
    Le previsioni iniziali vedevano un Pil in crescita dell’1,3% nel 2015: adesso, invece, la crescita viene data solo allo 0,4%, mentre nel 2016 ci dovrebbe essere un +1,2%.

    Ad ogni modo, se le previsioni dovessero essere confermate, alla fine del 2016 il Pil rimarrebbe comunque ben sette punti sotto il livello raggiunto nel 2007.
    Questi dati ci raccontano una situazione economica davvero complessa. La crescita, seppur limitata, del Prodotto Interno Lordo dovrebbe avvenire per merito del calo del prezzo delle materie prime, del taglio del cuneo fiscale e soprattutto per effetto delle scelte di politica monetaria della Bce, con il Quantitative easing pronto a rilanciare l’economia italiana.

    DENAROPreoccupano soprattutto i dati sugli investimenti e sull’occupazione. Mentre i consumi presentano un moderato aumento per via degli interventi del Governo, gli investimenti, al contrario, sono ancora ridotti.
    L’incertezza della domanda e la crisi del settore dell’edilizia sono tra le cause identificate da Bankitalia.
    Stessa sorte per l’occupazione. Nell’estate del 2014, il numero degli occupati è lievemente aumentato; nonostante ciò le aspettative per il 2015 non sono positive.
    La domanda di lavoro dovrebbe rimanere inalterata. Difficile prevedere a questo punto una diminuzione del tasso di disoccupazione.

    Vengono valutate positivamente le politiche del Governo sul debito pubblico, codificate all’interno della Legge di Stabilità. Risulta importante avere un deficit contenuto in modo da avere maggiore forza contrattuale nel dialogo con Bruxelles.
    Bene anche le politiche monetarie della Bce. La deflazione ha colpito anche il nostro paese, con l’indice dei prezzi al consumo che nel 2014 presenta una variazione negativa del -0,2%. Alla fine del 2016 la crescita dell’inflazione non dovrebbe essere comunque molto alta (+0,7%).
    Per raggiungere il livello auspicato da Bruxelles (2%), saranno, dunque, necessarie delle misure monetarie eccezionali, come appunto il Quantitative easing.



  • L’Anagrafe unica per la popolazione residente è sicuramente un’innovazione positiva per il nostro paese. Rappresenta un passo necessario verso la digitalizzazione della pubblica amministrazione e la semplificazione del rapporto tra il cittadino e la P.A.
    Non sono da sottovalutare, però, i rischi di un simile progetto, soprattutto dal punto di vista della privacy e della sicurezza dei dati forniti dalle persone.
    Un collasso dell’unico database nazionale comporterebbe danni inestimabili per lo Stato e per la vita privata di ogni cittadino italiano.

    downloadBisogna porsi allora una semplice domanda: affidarsi ad un sistema centralizzato, comporta dei vantaggi o dei rischi a livello di sicurezza e trattamento dei dati personali?
    Ha risposto a questa domanda Cosimo Comella, direttore del Dipartimento tecnologie digitali e sicurezza informatica del Garante Privacy, in un’intervista rilasciata a Key4biz.
    «Tutte le aggregazioni di dati sono sede di possibili vulnerabilità e quindi di lesione dei diritti dei cittadini» dice Comella. «Non deve però spaventarci il fatto che si costituiscano raccolte centralizzate perché, se le misure di sicurezza sono particolarmente curate, la difesa risulta più efficace»

    Un sistema di raccolta dati centralizzato, quindi, non porta con sé necessariamente maggiori rischi. L’importante è effettuare un corposo investimento sui metodi di controllo e di protezione contro attacchi esterni. In questo senso lo Stato dovrà effettuare una scelta dirimente.
    Qualora il sistema di difesa dovesse essere all’avanguardia, i rischi potrebbero essere addirittura minori.
    Meno dispersione di dati a livello periferico vuol dire anche minori sistemi di controllo. Centralizzare i database, infatti, significa ridurre gli 8ooo mila archivi anagrafici, con relativi strumenti di protezione, ad una quantità enormemente inferiore.

    L’implementazione dell’Anagrafe nazionale viene seguita passo dopo passo dal Garante Pricacy insieme all’Agenzia per l’Italia Digitale, secondo uno stretto rapporto di collaborazione istituzionale.
    Comella sottolinea i pericoli che il web può portare in materia di furti delle identità digitali. Una questione che va risolta attraverso metodi di sicurezza adeguati e un’informazione puntuale soprattutto verso le giovani generazioni.
    Proprio i ragazzi, secondo Comella, possono rappresentare la svolta verso un’Italia digitale perchè «hanno tutte le capacità tecniche e la predisposizione per capire certi messaggi».
    Progetti come l’Anagrafe unica ed il domicilio digitale segnano l’inizio di un cammino che deve portare necessariamente alla digitalizzazione completa della pubblica amministrazione e all’innovazione di tutti i settori della società italiana.



  • Ci sono voluti parecchi mesi, ma alla fine il ritardo è stato scongiurato. L’ultimo giorno utile, il 15 gennaio, sono stati pubblicati sul sito dell’Agenzia delle Entrate il nuovo 730 precompilato, la Certificazione unica 2015, ma anche il modello 770/2015 Semplificato e Ordinario, il modello Iva/2015 e l’Iva Base 2015.
    Prende avvio, dunque, il tanto atteso processo di digitalizzazione e semplificazione della dichiarazione dei redditi, che è stato motivo di vanto del Governo Renzi. Un procedimento, però, non privo di incombenze burocratiche e di difficoltà attuative. Non è un caso che l’Agenzia delle Entrate abbia atteso così tanto prima di pubblicare i relativi moduli sul proprio sito.

    21102014E adesso? I tempi sono ristretti per i lavoratori dipendenti ed i liberi professionisti. La prima scadenza è, infatti, il 7 marzo. Entro questa data dovrà essere compilata e trasmessa all’Agenzia delle Entrate la nuova Certificazione unica che andrà a sostituire il Cud.
    A conti fatti non si tratta di una semplificazione vera e propria. Le pagine da compilare, infatti, sono sette e le informazioni da inserire sono addirittura aumentate.
    All’interno della Certificazione unica ci saranno due sezioni, una per i lavoratori dipendenti e un’altra per quelli autonomi. Ciascuno di essi non dovrà indicare non solo la propria situazione reddituale, ma anche i dati sul proprio coniuge e su eventuali oneri deducibili o detraibili.

    Ecco spiegato il motivo della perplessità in relazione ai tempi ristretti da qui al 7 marzo. La compilazione della Certificazione unica è infatti necessaria per poter procedere poi con il 730 precompilato.
    L’Agenzia delle Entrate comunica che quest’ultimo sarà disponibile a partire dal 15 aprile e dovrà essere inviato entro il 7 luglio.
    Viene lasciata la possibilità ai lavoratori di compilare il 730 online oppure manualmente. La data di consegna rimane in entrambi i casi il 7 luglio. Può essere demandata la compilazione al proprio sostituto d’imposta, ad un Caf o ad un professionista abilitato.

    Per poter accedere al nuovo 730, bisogna essere in possesso di un Pin, attraverso il quale si potrà modificare i propri dati online in qualsiasi momento.
    Il precompilato contiene tutte le principali novità normative ed agevolazioni fiscali, come quella inerente al bonus Irpef per i lavoratori dipendenti con un reddito lordo inferiore ai 26.000 euro o la deduzione del 20% sulle spese sostenute, fino a un massimo di 300mila euro, per l’acquisto o la costruzione di immobili abitativi da destinare alla locazione.