• I lavoratori appartenenti alle “categorie protette” rappresentano una questione delicata per le imprese italiane. Un articolo pubblicato sull’edizione odierna del Corriere della Sera analizza la loro situazione, mostrando dati e tendenze in merito al loro impiego.
    Secondo un’indagine svolta da Gidp, circa l’80% delle “categorie protette” risulta disoccupato, un quota che colloca l’Italia sopra la media dei paesi industrializzati, dove la percentuale di disoccupazione varia dal 50% al 70%.

    downloadLa legge 68/1999 disciplina nel dettaglio cosa s’intende per “categoria protetta” e quali soggetti rientrano in questa fattispecie. Tra di essi la normativa annovera invalidi civili e del lavoro, non vedenti, non udenti, ma anche orfani e coniugi di coloro che sono deceduti per cause di lavoro.
    Per loro è prevista l’iscrizione in liste di collocamento obbligatorio ed agevolazioni fiscali per le imprese che decidono di assumerli. Le realtà produttive italiane potrebbero, dunque, trarre giovamento dal collocamento di tali soggetti, riducendo i costi e massimizzando i profitti, soprattutto in periodo di recessione. Nonostante ciò, il numero di lavoratori appartenenti alle categorie protette è ancora molto limitato.

    Le aziende ritengono siano ancora maggiori i costi rispetto ai benefici: secondo molti imprenditori rallenterebbero l’attività produttiva, impedendo all’impresa di aumentare fatturato e produttività.
    In realtà si tratta il più delle volte di semplici pregiudizi. Bisogna semplicemente sfruttare le risorse che le “categorie protette” possono dare ad un’azienda, senza pensare che il loro compito possa essere necessariamente limitato.
    La responsabilizzazione di un lavoratore porta sempre dei vantaggi, qualsiasi sia la categoria in questione.
    I dati forniti dall’Organizzazione Internazionale per il lavoro ci dicono che l’Italia può e deve fare di più anche in questo settore, visto che il mancato collocamento di questo tipo di lavoratori può comportare addirittura una perdita economica stimabile tra l’1 ed il 7% del Pil mondiale.


  • europa bce

    Giornata importante oggi in sede europea. La Commissione, infatti, valuterà se modificare i parametri di calcolo del debito pubblico. Tra le ipotesi al vaglio c’è la possibilità di non tenere in considerazione alcune forme di investimenti produttivi nella determinazione del deficit dei singoli stati.
    Una decisione, quest’ultima, auspicata da molti paesi all’interno dell’Eurozona. Due fra tutti Italia e Francia, attesi a Marzo da un importante giudizio della Commissione sul rispettivo piano di rientro.
    Le misure adottate da Renzi ed Hollande non convincono del tutto Bruxelles, per cui non è esclusa anche l’apertura di una procedura d’infrazione per mancato rispetto dei trattati.

    eurogruppoIl Ministro dell’Economia Padoan è intervenuto sull’argomento nel corso di un’audizione davanti alla commissione economica dell’Europarlamento. Padoan auspica una maggiore flessibilità nella valutazione del deficit, contando così di poter intraprendere il cammino delle riforme strutturali, necessarie per rilanciare il paese.
    Nonostante il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea non abbia portato i risultati sperati in termini macroeconomici, il Ministro dell’Economia si dichiara comunque fiducioso in merito alle prospettive future dell’Italia e dell’intera Eurozona.

    La recessione, secondo Padoan, tenderà a scomparire nel 2015, provocando di conseguenza una riduzione della disoccupazione ed un aumento dell’inflazione.
    Sul punto è stato molto chiaro: il pericolo deflazione è concreto, soprattutto per determinati paesi. I recenti dati forniti da Eurostat devono allarmare i vertici europei, senza essere valutati solamente come la conseguenza del ribasso delle materie prime.
    Per questo motivo la speranza è che la Bce possa intervenire con misure straordinarie, tra le quali va annoverato senza dubbio il cosiddetto Quantitative easing. In un momento come questo, i mercati ed i consumatori hanno bisogno di tornare ad avere fiducia nell’economia.
    Immettere moneta sul mercato, facendo crescere la liquidità disponibile, è una misura urgente, oltre che necessaria.
    Bisognerà aspettare fine mese per conoscere nel dettaglio le misure adottate dal consiglio direttivo della Bce e verificare così verso quale direzione si andrà.
     



  • La modifica normativa era nell’aria, soprattutto alla luce dello scandalo Mafia Capitale. L’art. 1, comma 610, della nuova Legge di Stabilità cambia la legislazione relativa alle cooperative sociali di tipo B.
    Non ci saranno più, infatti, affidamenti diretti per le cosiddette cooperative “sottosoglia”, vale a dire tutte le imprese sociali che stipulano convenzioni con enti pubblici o enti a partecipazione pubblica, il cui importo è inferiore a quello stabilito dalle direttive europee in materia di appalti pubblici.
    Dal 1 gennaio 2015 anche queste cooperative dovranno effettuare delle procedure ad evidenza pubblica, rispettando, dunque, i principi di trasparenza, non discriminazione ed efficienza.

    stretta di manoVengono, quindi, fissati dei parametri di economicità anche per questo tipo di convenzioni che riguardano in via prevalente soggetti svantaggiati. L’obiettivo, infatti, delle cooperative di tipo B è l’inserimento lavorativo di persone con handicap fisici o gravi disagi sociali, tra cui ex detenuti e tossicodipendenti.

    La precedente normativa derogava i principi di concorrenza in nome delle esigenze sociali, come del resto è previsto anche all’interno della Costituzione. Per tutti gli importi sottosoglia, determinati in maniera puntuale dalla normativa europea, venivano, infatti, effettuati affidamenti diretti da parte delle amministrazioni verso le singole cooperative, lasciando spesso spazio a fenomeni clientelari.
    Lo scandalo Mafia Capitale ha svelato un circolo corruttivo e raggiratore della normativa davvero inquietante.
    Il modus operandi di alcune imprese sociali ha esulato per troppo tempo dal vero spirito cooperativo, di qui l’esigenza di intervenire modificando il quadro normativo e conformando l’attività delle cooperative “sottosoglia” a quella delle altre aziende.
    Si tratta in via definitiva di un intervento opportuno, che cambierà molti scenari a livello locale, ristabilendo la vera e legittima concorrenza fra le imprese sociali e ridando dignità ad un mondo oggetto di attacchi a 360 gradi.



  • Una buona notizia per il settore industriale italiano. Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, apre le porte a mille nuovi lavoratori. Nel corso di una conferenza stampa tenuta insieme al presidente John Elkann, Marchionne annuncia l’assunzione di mille operari all’interno dello stabilimento di Melfi, dove al momento vengono prodotte la Fiat 500X e la Jeep Renegade.

    caschetto lavoro«I lavoratori verranno inizialmente inseriti con contratto interinale e una volta stabilizzati i volumi produttivi in ragione dell’andamento della domanda, ad essi potrà essere proposto il nuovo contratto a tutele crescenti» queste le parole di Marchionne riportate da Il Sole 24 Ore.
    Melfi diventerà così il più grande stabilimento produttivo del settore automobilistico di tutta Italia. Grazie all’arrivo dei nuovo operai, secondo Marchionne, la sua capacità produttiva sarà di oltre 1.100 automobili al giorno.
    La domanda relativa ai prodotti Jeep arriva soprattutto dagli Stati Uniti d’America. Gli Usa presentano un mercato in forte espansione, soprattutto per quanto riguarda l’import dai paesi esteri.
    Una situazione che consentirà all’Europa e agli Stati Uniti di intraprendere a braccetto il percorso di crescita, secondo quel tradizionale binomio americano-europeo che ha sempre contraddistinto la storia di questi due continenti.

    Risulta quanto mai calzante, a questo punto, la scelta di Marchionne di rendere operativa Jeep in Italia. Le automobili prodotte a Melfi, soprattutto la Jeep Renegade, hanno, infatti, un ottimo mercato estero, di qui la decisione di ampliare la produzione e di assumere nuova forza lavoro.
    Marchionne ha annunciato contestualmente la fine della Cassa integrazione ed il ritorno al lavoro di oltre 5000 dipendenti dello stabilimento Sata.
    Finalmente, dunque, un motivo di speranza per Fiat e per tutto il settore industriale italiano.

     

     



  • Un progetto in programma da tempo e finalmente attuato. Si tratta dell’Anagrafe nazionale, quell’enorme banca dati che, entro la fine del 2015, conterrà tutti i requisiti anagrafici dei cittadini italiani.
    Allo stato attuale sono circa 8000 gli uffici di questo tipo sparsi fra i comuni di tutta Italia. Il Governo intende ridurli ad un solo ente, semplificando anche la comunicazione dei relativi dati.

    bilancioLa costituzione dell’Anagrafe nazionale comporterà delle importanti novità in materia di digitalizzazione. Il cittadino, infatti, oltre a comunicare il proprio nome, cognome, residenza e stato civile, potrà indicare anche il proprio indirizzo di posta elettronica certificata. Quest’ultimo diventerà un vero e proprio “domicilio digitale”, in quanto farà da tramite tra l’amministrazione ed il cittadino, contenendo tutte le comunicazioni ed i certificati inerenti la situazione anagrafica del fruitore.
    L’utente potrà così inviare da casa tutti propri dati, senza dover sopportare le lunghe file nei relativi uffici del proprio Comune.

    L’Anagrafe nazionale per la popolazione residente (Anpr) è uno degli istituti portanti dell’Agenda per la semplificazione portata avanti dal Ministro della Pubblica Amministrazione Madia e dal Governo Renzi.
    L’obiettivo è rendere l’amministrazione amica del cittadino e non un ostacolo burocratico. Per questo motivo, è prevista una maggiore collaborazione tra i vari enti anche in materia anagrafica.
    Non dovrà più essere il cittadino a dover comunicare i propri dati ad amministrazioni diverse, ma sarà compito di queste ultime reperirli attraverso l’Anagrafe nazionale.
    Tale sistema di interazione e collaborazione tra enti pubblici eliminerà l’onere di indicare le variazioni della situazione anagrafica, ottenibili invece, d’ora in poi, attraverso un semplice scambio di informazioni tra amministrazioni.



  • Semplificazione o riduzione dei servizi? Il nuovo Isee comincia a creare alcune questioni problematiche.
    L’allarme è lanciato dai Caf, istituti fin qui essenziali per la vita di molte famiglie italiane ed oggetto di corposi tagli all’interno della Legge di Stabilità.
    Il nuovo Indicatore sulla situazione economica dovrà essere compilato in base alla Dichiarazione Sostitutiva Unica (Dsu), un modulo che contiene i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali delle singole famiglie.
    Molto spesso i cittadini si rivolgono ai Caf per ottenere tale servizio poichè trovano eccessivamente complessa la modulistica e di difficile comprensione i meccanismi di imputazione dei redditi e dei patrimoni

    21102014É molto forte, però, il rischio che i Caf non possano più offrire questa opportunità. Tutta colpa del mancato accordo con l’Inps sul costo delle tariffe. A riportarlo è Il Sole 24 Ore, secondo il quale i centri di assistenza fiscale richiederebbero un aumento tariffario di circa il 50%.
    Al momento il costo è compreso tra i 10 ed i 12 euro. Una cifra considerata troppo esigua dai Caf, tenuto conto della complessità del servizio offerto. L’accordo è ancora lontano.
    L’Inps sta attraversando una fase di ristrutturazione dirigenziale e gestionale, che la porterà con ogni probabilità a rivedere determinate spesse. Rischiano in questo modo di saltare parecchie opportunità fiscali per i contribuenti.

    Grazie al calcolo dell’Isee, infatti, tutti cittadini con una situazione reddituale e patrimoniale non facile possono usufruire di molte agevolazioni fiscali. Su tutte sono da segnalare quelle relative alle tasse universitarie e quelle sugli asili, alle borse di studio, ma anche le agevolazioni sulle bollette energetiche e sugli affitti.
    Si tratta di servizi, la cui mancanza comporterebbe gravi danni al sistema di welfare, già messo fortemente in discussione in sede europea e nazionale.
    Sarà bene trovare al più presto un compromesso, onde evitare che la semplificazione si trasformi in deficit di diritti sociali per i nostri cittadini.



  • Paesi nordici in testa, Italia nelle retrovie. L’ennesimo verdetto negativo per il nostro Paese e positivo per l’Europa del Nord arriva dal Web Index Report. Si tratta di un indice stilato dalla World Wide Web Foundation con l’obiettivo di valutare l’incidenza del web in tutti i settori dalla società.
    Internet può essere uno strumento molto importante per migliorare la qualità della vita delle persone ed il rendimento delle nostre democrazie. Rendere l’accesso libero ad un numero elevato di cittadini, può, ad esempio, aiutare a ridurre le diseguaglianze economiche e sociali.
    Per raggiungere questo ambizioso obiettivo vanno, però, attuate politiche pubbliche volte a migliorare la privacy degli utenti, facilitare la loro partecipazione alla vita pubblica sia offline che online ed investire in innovazione e tecnologia.

    web indexEvidentemente ci sono paesi che hanno compreso le potenzialità del Web più di altri. Rientrano in questa categoria gli Stati dell’Europa del Nord.
    Nella classifica elaborata dalla World Wide Web Foundation, infatti, al primo posto troviamo la Danimarca, davanti alla Finlandia e alla Norvegia. Molto bene anche il Regno Unito e gli Stati Uniti, rispettivamente quarti e sesti, stupiscono Islanda e Corea del Sud (settimo e ottavo posto).
    Queste ultime due realtà hanno realizzato negli ultimi anni importanti passi in avanti nel settore delle nuove tecnologie, investendo in questo ambito ed ampliando il più possibile l’accesso.

    E l’Italia? Il nostro paese viene collocato ad un misero 29° posto. Un risultato in controtendenza rispetto alle posizioni occupate dagli altri paesi europei, palesemente all’avanguardia in materia di innovazione.
    Gli investimenti nel settore sono ancora troppo scarsi, soprattutto se rapportati ai costi che un cittadino deve sopportare per poter avere accesso ai digital devices.
    Da questo punto di vista, come ha dichiarato Ernesto Belisario, vice presidente di Digital Champions, a Rai Radio 1, i recenti provvedimenti del Governo Renzi potranno migliorare la situazione. Il piano Crescita Digitale punta sull’implementazione delle start up innovative e sulla banda larga.
    Le prospettive sono certamente migliori, ,ma ancora non basta. Sempre secondo Belisario, l’Italia deve migliore la propria “cultura del web“, ovvero avere maggiore consapevolezza dell’importanza dei digital devices in tutti i campi della società, dalla scuola all’agricoltura, passando per la politica.
    Solo così sarà possibile sfruttare al meglio le opportunità che il web offre.
    Per raggiungere tale obiettivo, bisogna investire nella formazione e nella conoscenza delle nuove tecnologie.
    Solo attraverso un piano sistematico l’Italia potrà competere con gli altri paesi europei anche in materia di innovazione.

     



  • Un sospiro di sollievo per i fondi europei destinati al nostro paese…Almeno per il momento. Come riporta la Presidenza del Consiglio, infatti, “soltanto tre programmi non hanno evitato il disimpegno automatico”, il che vuol dire niente più risorse europee.
    Il rischio è vivo ogni anno. L’Italia presenta enormi ritardi e difficoltà nell’utilizzo dei fondi comunitari, tanto da far storcere il naso ai vertici dell’Ue. Le istituzioni europee valutano sempre più seriamente la possibilità di ridurre i finanziamenti al nostro paese. E a dire il vero non avrebbero tutti i torti.

    Cooperative EdiliIl disimpegno in questo caso riguarda circa 51,4 milioni di euro ed interessa da vicino il Pon Reti mobilità, il Por Fondo sociale di Bolzano ed il Poin Attrattori culturali. Per gli altri programmi l’appuntamento, però, è solo rimandato. La data di scadenza è già fissata ed è inderogabile: 31 dicembre 2015.
    Entro quella data l’Italia dovrà spendere 13,6 miliardi di Euro tra finanziamenti della Commissione europea e co-finanziamenti nazionali. Una cifra enorme se prendiamo in considerazione l’inadempienza e l’inefficienza mostrata in questi anni in materia di investimenti per le opere pubbliche.

    Come spesso accade, il bollino nero appartiene al Mezzogiorno. Di questi 13 miliardi da spendere, infatti, ben 10 appartengono al Sud Italia, con Campania, Sicilia e Calabria ai primi tre posti di questa graduatoria non certo meritevole. Da qui alla fine del 2015 dovrà esserci un cambio di marcia spedito nella realizzazione delle infrastrutture. Ne va della credibilità del paese e dello sviluppo delle aree più arretrate.
    Come riporta Il Sole 24 ore, nel periodo di programmazione 2007-2013 l’Italia ha utilizzato solo il 70% delle risorse disponibili.
    Il 2015 sarà, dunque, l’anno cruciale. L’occhio dell’Europa è vigile, anche su un eventuale cattivo utilizzo dei fondi: questa volta non si potrà tornare indietro.



  • Ore 17: le forze di polizia decidono di rompere gli indugi e di effettuare il blitz decisivo. Assediata la tipografia di Dammartin, dove stamattina i due terroristi della strage di Parigi si erano rifugiati portando con sè un ostaggio.
    Questa volta, però, i fratelli Kouachi non hanno avuto scampo. Secondo quanto riportato da France Press i due attentatori sarebbero rimasti uccisi nell’attacco. Salvo, invece, l’ostaggio.

    kouachiSi conclude così una caccia all’uomo durata due giorni, con un dispiegamento di forze impressionante. Ottantamila uomini impegnati nell’operazione. Parigi letteralmente sotto assedio e i dintorni della capitale setacciati in ogni singolo metro per cercare di scovare i fratelli Kouachi. Da Parigi e Reims, finendo con Dammartin, una piccola cittadina di ottomila abitanti.
    In tarda mattinata, la polizia ha individuato il luogo dove si sono nascosti Said e Chérif. Una tipografia all’interno del quale è stato preso come ostaggio un uomo, Michel Catalano, responsabile della tipografia Creation Tendeance Decouverte.
    La trattativa con gli attentatori è durata qualche ora, poi l’assalto finale. Per fortuna è finita con un lieto fine, perchè l’ostaggio è stato liberato e non ha riportato danni durante il blitz.

    Nel frattempo a Parigi, nel quartiere ebraico si viveva un altro dramma. Amedy Coulibaly, un uomo di colore di 32 anni, ha preso in ostaggio altre sei persone in un supermercato ebraico. La richiesta del sequestratore è di liberare i fratelli Kouachi. Quasi in contemporanea le teste di cuoio hanno effettuato un’irruzione nel luogo uccidendo Coulibaly. In questo caso non si ha la certezza circa la salute di tutti gli ostaggi.
    Una tragica vicenda, dunque, che sembra giunta finalmente alla sua conclusione.

     



  • Gli anni Duemila segnano la nascita del’impero social. Facebook, Twitter, Google +, Youtube rappresentano l’espressione moderna della comunicazione a 360 gradi.
    Non parliamo di un modo di comunicare esclusivamente privato, come suggerirebbe il carattere di questi strumenti.
    I social, infatti, hanno una rilevanza pubblica in netta crescita, tanto da diventare essenziali per un politico o per qualsiasi altra figura istituzionale.

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaIl canale Youtube è uno dei social più utilizzati, soprattutto tra la popolazione giovanile. Ma quali sono i passi fondamentali per diventare popolare all’interno di questa rete?
    Per essere valutati positivamente da Google non bastano più il numero di likes, condivisioni e visualizzazioni. Sono decisivi anche i commenti all’interno dei video postati.
    Creare una discussione e stimolare il dibattito rende il contenuto migliore agli occhi di Google.

    Come riporta, però, Gideon Shalwick, solo il 4% degli utenti commenta su Youtube. Un numero esiguo rapportato al volume totale di visualizzazioni che riceve ogni giorno Youtube.
    Ecco perchè quei video con un numero di commenti elevati sono una vera e propria manna dal cielo per i produttori di contenuti.
    Per incrementarli è necessario, innanzitutto, scegliere con cura una tematica relativa al video e lanciare poi la discussione. Non è sufficiente invitare gli utenti a commentare, in quel caso è probabile che si ottenga il risultato opposto. Bisognerà stimolarli attraverso dei contenuti che non siano soltanto di ottima fattura, ma devono soprattutto fare riflettere chi legge. Se è il caso bisogna proporre anche delle tematiche controverse, che riguardino questioni di estrema attualità.
    Ovviamente è bene controllare la discussione, anzi deve essere il produttore stesso di contenuti a guidarla.
    Si tratta di un metodo semplice, che rompe alcuni luoghi comuni, secondo i quali bastarebbe ottenere un numero elevato di visualizzazioni per essere popolari su Youtube.
    Il dialogo, dunque, viene prima di tutto, anche nel più grande contenitore di video di tutto il mondo.


  • europa bce

    L’Unione monetaria ed economica hanno bisogno di una scossa. Lo ha capito Mario Draghi, presidente della Bce. I dati sulla deflazione e le speculazioni su una possibile “Grexit” impongono dei provvedimenti immediati per rilanciare l’economia e dare fiducia agli investitori.
    Per questo motivo si fa sempre più strada l’ipotesi dell’applicazione del cosiddetto full Quantitative easing. Si tratta di una misura eccezionale di politica monetaria attraverso la quale la Bce acquisterebbe titoli di stato per immettere moneta sul mercato.
    In un momento di deflazione come questo, appare fondamentale restituire fiducia ai consumatori, aumentando la liquidità disponibile.

    eurogruppoA confermare la possibilità di un simile intervento è stato lo stesso Draghi con una risposta scritta ad alcuni parlamentare europei. Secondo il vertice della Bce il full quantitative easing sarebbe obbligatorio in caso di deflazione prolungata ed auspicato da parte di molti paesi.
    Non è un caso che tale notizia abbia provocato la reazione positiva dei mercati, con Piazza Affari a +3,69% dopo tre giorni molto negativi. Anche le altre borse europee hanno avuto un rialzo: Parigi, ad esempio, non ha risentito dell’attentato a Charlie Hebdo e ha fatto segnare un +3,59%.

    Segnali positivi, dunque, che potrebbero anche influenzare la decisione del consiglio direttivo della Bce.
    Non sarebbe, invece, particolarmente convinta dell’acquisto dei titoli di stato la Germania di Angela Merkel. Da Berlino fanno sapere di non temere particolarmente i dati sull’inflazione riportati da Eurostat, valutandoli solo come un effetto del ribasso del prezzo del petrolio.
    Al contrario la Germania valuta negativamente l’immissione di moneta poichè potrebbe rendere meno urgenti agli occhi di Italia e Francia, le riforme strutturali considerate necessarie per il rilancio dell’Eurozona.
    Ovviamente nei prossimi giorni dovranno essere valutati i criteri e le modalità di applicazione del full Quantitative easing per poter comprendere a pieno l’efficacia di questa misura.



  • Francesi di origine algerina, figli delle banlieues parigine. Potrebbe essere questo un primo identikit di Chérif Said Kouachi, gli attentatori della strage di Charlie Hebdo.
    I due fratelli, 32 e 34 anni, sono l’emblema di quella Francia periferica ed inascoltata, che riemerge alle cronache solo in casi come questi, quando il degrado sociale si sposa con la violenza barbara.

    je suis charlieIl percorso tragico dei fratelli Kouachi parte da Gennevilliers, banlieue della periferia parigina. Un luogo così vicino eppure così distante dalla gloriosa capitale francese. Chérif e Said crescono in una casa famiglia, orfani di entrambi i genitori.
    Sappiamo poco della vita di Said, il maggiore dei due. I contorni dell’esistenza di Chérif sono, invece, più chiari.
    La sua storia potrebbe essere quella di tanti francesi di fede musulmana, residenti nelle periferie del paese.
    Amante del rap e delle belle donne, musulmano “occasionale”. Così si autodefiniva prima dell’incontro con Farid Benyettou, imam della moschea Adda’Wa di rue de Tanger.
    Sarà questa frequentazione a cambiare la vita di Kouachi e a segnare la storia di altre dodici persone. Benyettou è un predicatore molto conosciuto, manipola i fedeli e li convince della bontà della jihad. Riesce ad arruolare un numero cospicuo di persone per andare a combattere la guerra santa in Iraq.

    Tra questi c’era anche Chérif, ma il più giovane dei due fratelli Kouachi non partirà mai, perchè arrestato dalle autorità francesi. Tre anni di carcere, ridotti a 18 mesi con la condizionale.
    Un periodo non lunghissimo, ma ugualmente importante per la sua completa conversione al fondamentalismo islamico. In carcere conosce, infatti, Djamel Beghal, condannato a dieci anni per aver progettato un attentato, poi sventato, all’ambasciata americana a Parigi.
    Indottrinamento ed addestramento militare: sono queste le due parole chiave della vita di Kouachi in carcere. Chi lo conosce parla di lui come totalmente cambiato dopo la sua esperienza carceraria. Le autorità non escludono un possibile arruolamento di Chérif in Siria o in Yemen, una sorta di preparazione militare e psicologica a quanto poi sarebbe avvenuto il 7 gennaio scorso.
    Alcuni parlano di “cellula familiare”, allontanando dunque i Kouachi da qualsiasi tipo di legame con Al Qaida e altre organizzazioni terroristiche. Ma il gruppo di Beghal ha importanti legami anche con Salim Benghalem e Boubaker Al Hakim, due esponenti di primo piano del terrorismo di stampo islamico in Siria e Tunisia.
    Uno scenario, dunque, ancora lontano dall’essere chiaramente definito.