• Euro ai minimi storici. Il tasso di cambio della moneta europea si è attestato, stamane, a 1,1864 dollari. Una quota così bassa non si vedeva addirittura dal 2006.
    Il 2014 dell’Euro non è stato facile, soprattutto se rapportato al dollaro. Ed il 2015 probabilmente non sarà da meno.
    Sulla sua svalutazione pesa enormemente l’ipotesi di un’uscita della Grecia dall’Euro zona. Una scelta che potrebbe indebolire notevolmente l’assetto del mercato unico monetario.

    28102014Lo scenario, però, non è così apocalittico come potrebbe sembrare. Un dollaro forte ed un’economia in crescita, come quella statunitense, sono segnali positivi per l’Europa, in maniera particolare per i paesi esportatori.
    L’Italia è sicuramente uno di questi. Il Made in Italy è ancora molto apprezzato in tutto il mondo, specie negli Stati Uniti, dove sono tantissimi gli italo americani. Le nostre imprese valutano questa situazione come una straordinaria opportunità per aumentare l’export nella zona atlantica, rivitalizzando, dunque, quell’asse Italia-Stati Uniti che è stato fondamentale nel secondo dopoguerra.

    Mentre l’Europa fatica ad intraprendere nuovamente la strada della crescita, non si può dire lo stesso degli Usa. I consumi sono ripartiti e con essi la domanda interna. Un fabbisogno che viene alimentato anche dalle nostre aziende, soprattutto nel settore tessile, dell’alta moda ed alimentare.
    L’Italia, dunque, deve ripartire dall’export, storicamente riconosciuto come il suo marchio di fabbrica. Gli scambi intra-comunitari rimarranno una grossa quota della nostra attività commerciale, ma bisogna guardare oltre. Un Euro debole non è certamente un bel segnale per la comunità internazionale, ma offre anche delle opportunità da sfruttare.
    È lì che bisogna attingere, perché essere trainati dalla locomotiva americana conviene. Ora più che mai.

     


  • europa bce

    Da qui ai prossimi mesi si rincorreranno le voci su una possibile uscita della Grecia dall’Euro. La questione non riguarda tanto il paese ellenico, ma la tenuta dell’intero assetto comunitario.
    Le ipotesi avanzate sono molteplici: alcune credibili, altre verosimili, la maggior parte frutto di calcoli politici. Del resto si tratta del gioco delle parti, quanto mai fondamentale all’interno del complesso scacchiere internazionale.

    eurogruppoDue giorni fa il giornale tedesco Der Spiegel ha diffuso una notizia sorprendente: secondo quanto appreso da fonti governative, la Germania non riterrebbe pericolosa un’eventuale fuoriuscita della Grecia dall’Euro zona.
    Il “rischio contagio” sarebbe ormai sventato. Paesi come il Portogallo, l’Irlanda o la stessa Italia hanno migliorato i propri conti ed i rispettivi governi intendono proseguire sul cammino della moneta unica.
    Syriza faccia pure, insomma. Gli strumenti di salvaguardia del mercato comune monetario sono stati implementati, dunque l’Euro è più solido che mai. L’eventuale vittoria del partito di sinistra radicale non spaventa il paese leader dell’Unione Europea.

    Venti quattro ore dopo sono arrivate le smentite da parte dell’esecutivo tedesco. Ma più che una smentita sul merito, è sembrato un semplice invito alla Grecia a rispettare il piano di rientro e a pagare i debiti con l’Ue.
    Dove sta la verità e dove il calcolo politico? Ventiquattro ore per una smentita ufficiale appare un tempo biblico, soprattutto nell’era moderna della comunicazione.
    Probabile che Berlino abbia voluto verificare gli effetti della notizia, perchè un fondo di verità c’è. La situazione economica europea è profondamente cambiata rispetto al 2012, il che colloca Bruxelles in una posizione di forza rispetto alla Grecia. Il colpo di un eventuale exit del paese ellenico sarebbe sicuramente duro da digerire, ma non metterebbe ko l’Euro.
    Lo sanno i vertici europei e lo sa pure Tsipras, il quale, infatti, sembra voglia rimanere all’interno dell’Euro zona, limitandosi a rinegoziare i patti con l’Ue.
    La Germania si sta preparando al’appuntamento con Syriza e lo fa prendendo le redini del gioco. Nessuna imposizione, nessun passo indietro: Angela Merkel questa volta gioca l’arte sottile della diplomazia.
    La partita a scacchi è appena iniziata. Di Euro, debito pubblico ed integrazione europea se ne parlerà solo dopo le elezioni.
    Per adesso vige solo il calcolo politico, come è giusto che sia.

     



  • Il 2015 sarà l’anno del nuovo Jobs Act, dell’elezione del Presidente della Repubblica e (forse) delle riforme istituzionali. Purtroppo per gli italiani, però, sarà anche l’anno dell’aumento delle tasse. Il Governo ha provato ad abbassare la pressione fiscale con risultati per adesso modesti.
    La nuova Legge di Stabilità disciplina alcuni costi aggiuntivi, necessari per ridurre il debito pubblico e finanziare determinati servizi.

    Aspi anticipata per associarsi in cooperativaUno dei settori maggiormente interessati dall’incremento delle tariffe è quello stradale. Il nuovo Codice della Strada prevede un adeguamento delle multe in base ai livelli di inflazione. Per questo motivo ci sarà una crescita delle sanzioni stradali dello 0,8%.
    Stesso discorso per i pedaggi autostradali. Su di essi è stato fissato un tetto massimo del +1,5%.
    Inizialmente si temevano tariffe ancora più elevate, per questo motivo è stato necessario porre un limite, che a conti fatti limita la crescita al +1,32% medio su tutti i caselli.

    Aumentano in maniera inesorabile anche le tasse sulle sigarette. Si arriverà ad un massimo di 15 centesimi in più a pacchetto, soprattutto per i prodotti meno costosi. Il rincaro colpisce anche gli alcolici di tutti i tipi: dalla birra all’alcol etilico, tutti subirannno un aumento dei prezzi.
    Non solo le tariffe ed i consumi saranno oggetto di corposi aumenti. Saranno, infatti, i contributi Inps i veri “protagonisti” della fiscalità 2015.
    Abbiamo già documentato delle polemiche sulle partite Iva e sui freelance in relazione all’aumento dei contributi per chi aderisce alla gestione separata Inps. Essi saranno soggetti ad una pressione fiscale crescente a partire dal 2015, che li porterà nel 2018 a sforare la soglia del 30%.
    Non saranno solo avvocati, architetti ed informatici a vivere una difficile situazione fiscale. Anche gli artigiani ed i commercianti, ad esempio, vedranno crescere i propri contributi. I primi si confronterranno con un’ aliquota che passerà dal 22,2% al 22,65% nel 2015, mentre per i commercianti ci sarà una crescita dal 22,29% al 22,74%.

     



  • Un’elezione che potrebbe cambiare il presente ed il futuro dell’Unione Europea. Il 25 gennaio la Grecia sarà chiamata a scegliere i propri rappresentanti. Sarà una consultazione con delle valenze fondamentali, non solo per il paese ellenico, ma per tutta l’Eurozona.
    Il partito vincitore, infatti, detterà le condizioni per il futuro della Grecia all’interno dell’Unione Europea, decidendo se rimanere o meno nell’Euro.

    tsiprasLa campagna elettorale è già iniziata e come prevedibile si sta giocando sui temi dell’integrazione europea. Con ogni probabilità sarà una sfida a due tra la forza conservatrice Demokratia, guidata dall’attuale Primo Ministro Antonis Samaras, ed il partito di estrema sinistra Syriza con a capo Alexis Tsipras.
    Proprio dalla formazione politica di Tsipras arrivano le prime dichiarazioni di sfida nei confronti dell’Unione Europea. Yiannis Milios, deputato di Syryza, si è espresso in questi termini: “Nea Demokratia e Pasok hanno deciso di pagare. Noi diciamo che potremmo non pagare”.

    Il riferimento ai debiti contratti dalla Grecia con la Bce ed il Fondo monetario internazionale. Un piano di recupero che ha costretto i greci ad annosi sacrifici, il tutto per evitare il collasso del paese e della stessa Eurozona.
    Adesso la situazione è parzialmente cambiata. Lo stato ellenico è tutto fuorchè uscito dalla spirale negativa. Sono cambiati, però, gli equilibri all’interno di Bruxelles. Molti vertici della troika fanno sapere di non essere più disposti a salvare la Grecia, sfidando in maniera aperta il leader di Syriza.
    Una vittoria del partito di Tsipras aprirebbe scenari inediti per l’Unione Europea. Il nuovo governo di sinistra, infatti, potrebbe decidere di uscire dall’Euro. Sarebbe il primo paese a prendere una decisione di questo tipo da quando è entrata in vigore la moneta unica.

    Difficile prevedere con certezza le conseguenze. Molti economisti sostengono che una simile decisione porterebbe al default totale la Grecia. Qualora, invece, il paese dovesse trarre giovamento dall’uscita dall’Euro zona, si potrebbe creare uno sfizioso precedente.
    Sono tanti, difatti, i paesi dubbiosi sulla loro permanenza all’interno dell’Euro. Un esempio virtuoso potrebbe essere una miccia pericolosissima per tutta l’Unione Europea.
    Bruxelles, dunque, segue con attenzione ad apprensione le vicende grece, aspettando di conoscere il futuro della moneta unica.



  • Una proroga con la coperta corta. Il Ministero della Giustizia, Andrea Orlando, ha deciso di rinnovare l’accordo con le cooperative per la gestione della mensa delle carceri, ma solo fino al 31 gennaio 2015.
    É questo quanto emerso nel corso della riunione tra i rappresentanti delle istituzioni ed i vertici delle cooperative.
    Si proverà, dunque, a trovare un compromesso in questi venti giorni, anche se sembra difficile ipotizzare ad un rinnovo dell’accordo. Le trattative sono durate più di un anno ed i risultati stati negativi. Impossibile pensare ad una svolta in così poco tempo.

    17112014La strada, dunque, sembra tracciata. Lo ha dichiarato lo stesso Orlando. Le motivazioni non sono legate allo scandalo Mafia Capitale, ma si tratta di ragioni di carattere economico. La Cassa delle Ammende non finanzierà più il progetto: nel futuro si limiterà a fornire risorse solo ad attività di start up. E quella offerta dalle dieci cooperative sociali nelle carceri italiane evidentemente non lo era più.
    Non importa se i risultati raggiunti sono stati eccellenti e se migliaia di detenuti hanno beneficiato del servizio offerto. La decisione è stata presa ed è (probabilmente) irrevocabile.

    La domanda che sorge spontanea è allora la seguente: perchè prorogare l’accordo? Appurata l’intenzione di non proseguire il rapporto tra il Ministero della Giustizia e le cooperative, perchè prendere tempo?
    L’intento del Governo pare quello di negoziare un nuovo accordo e trovare nuovi finanziatori. Ma quali? Si ricorrerà sempre ad enti pubblici o si cercherà qualche forma mista?
    Le ipotesi al vaglio sono molteplici, ma il futuro è tutt’altro che trasparente. Orlando parla di soluzioni da negoziare individualmente con le dieci cooperative. La speranza è che si possa trovare un compromesso vantaggioso sia per le casse dello Stato che per i detenuti, perchè sono questi ultimi i soggetti maggiormente penalizzati da questa vicenda. Il reinserimento nella società è, infatti, un loro diritto ed in quanto tale deve essere a pieno garantito.



  • Come ogni mese, l’Istat ha fornito alcuni dati sulla congiuntura economica nazionale e mondiale. Si tratta di tendenze rilevanti anche per l’anno futuro, poichè ci permettono di effettuare previsioni sull’andamento del 2015 e non solo.
    I riscontri sono di taglio ambivalente. Abbiamo, infatti, alcuni dati positivi, soprattutto in riferimento allo scenario internazionale, mentre altri continuano ad angosciare il nostro paese, su tutti il livello di disoccupazione

    28102014L’Istat vede nel crollo del prezzo del petrolio e nella ripresa statunitense due fondamentali volani per il 2015. L’estate del 2014 ha visto per la prima volta un dimezzamento del costo del petrolio, fino ad arrivare a livelli record nel mese scorso, quando si è attestato a meno di 60 dollari a barile.
    Un vantaggio non da poco per i paesi importatori come l’Italia, che potrà sfruttare il basso costo delle materie prime per rilanciare il proprio settore industriale.
    Un altro fattore internazionale positivo potrà essere la crescita economica degli Stati Uniti. Se prendiamo in considerazione il Pil americano, notiamo come nell’ultimo trimestre abbia fatto registrare un aumento del 5%. La crisi negli Stati Uniti, dunque, sembra volgere al termine. Lo dimostrano anche una produzione industriale in crescita ed un tasso di disoccupazione in forte calo (5,8% a Novembre, il livello più basso dal 2008).
    Sappiamo benissimo quanto l’economia italiana ed europea siano strettamente collegate a quella americana. Ecco perchè l’Istat vede un futuro positivo per il commercio internazionale.

    Più problematica, invece, la situazione interna. Dai dati presentanti dall’istituto di statistica, emerge una ripresa strutturale in alcuni settori dell’economia italiana. Su tutti spiccano quello industriale e delle costruzioni, che hanno visto un moderato aumento in termini di esportazioni e di attività produttiva. Stabile, invece, è il settore del commercio al dettaglio.

    Preoccupano, al contrario, le stime sulla disoccupazione e più in generale sul mercato del lavoro, che sta attraversando una chiara fase di stagnazione. Ad ottobre il livello di disoccupazione è ulteriormente aumentato, arrivando al 13,2%, ben oltre la media europea (11,5%). Sono cresciute le persone in cerca di un’occupazione (+5,8%), così come è aumentato il numero di disoccupati di lunga durata (dal 56,9% al 62,3%). I numeri in questione mostrano un mercato del lavoro statico, che fatica a creare nuove opportunità lavorative. Il 2015 dovrà essere per forza di cose l’anno della svolta, anche se le previsioni in tal senso non sono certo incoraggianti. Il tasso di disoccupazione dovrebbe, infatti, rimanere pressochè inalterato, per poi crescere lentamente a partire dal 2016.


  • europa bce

    Anno nuovo, moneta unica. Il 2015 della Lituania comincia all’insegna dell’Euro e di una completa integrazione europea. L’1 gennaio, infatti, è stata una data storica per il paese baltico in quanto ha segnato l’ingresso dell’Euro come moneta nazionale.
    Il Governo ha deciso di mantenere la doppia valuta fino al 15 gennaio, dopodichè la litas lascerà definitivamente spazio all’Euro.

    La Lituania è il diciannovesimo paese ad adottare la valuta unica europea, l’ultimo in ordine di tempo tra i paesi baltici, dopo Estonia (2011) e Lettonia (2014).
    Molti economisti si sono interrogati in questi giorni sui vantaggi e sulle controindicazioni di un ingresso lituano nel mercato unico monetario, non tanto dal punto di vista di Bruxelles, quanto da quello di Vilnius. Gli esiti a tal proposito sono stati contrastanti.

    eurogruppoLa Lituania ha fatto registrare negli ultimi quattro anni tassi di crescita del Pil importanti. Il Prodotto Interno Lordo ha mostrato un incremento annuo di circa il 4%, merito anche della crescita delle esportazioni verso l’Eurozona, che si attestano al momento al 60% del totale.
    Vilnius ha ridotto in maniera sensibile il debito pubblico e l’inflazione, parametri indispensabili per poter adottare l’Euro. Quello lituano è stato un percorso lento e complesso, partito addirittura nel 2006 con la prima richiesta (bocciata) di adesione all’Euro e terminato in questi giorni. Oggi il paese baltico è una delle realtà maggiormente filo-europee; con ogni probabilità sarà anche uno dei maggiori sostenitori delle politiche di austerity di Juncker e della Merkel.

    I vantaggi economici di un’adozione dell’Euro sono molteplici: su tutti un aumento delle esportazioni verso i paesi europei, ma anche una maggiore credibilità agli occhi degli investitori esteri i quali potrebbero sfruttare tassi d’interesse più vantaggiosi.
    Sono fortissime, però, anche le controindicazioni. Una su tutte riguarda il livello d’inflazione, da sempre uno dei mali che affligge l’economia lituana. Il rischio di cadere nel vortice dei prezzi alle stelle è elevato, un po’ come è successo alla Grecia. Ecco perchè in molti sono dubbiosi su tale scelta,che arriva tra l’altro in un momento estremamente positivo per l’economia del paese baltico.

    Le ragioni dell’ingresso lituano nell’Euro sembrano essere soprattutto di natura politica. Il primo obiettivo di Vilnius è diventare sempre più indipendente dalla Russia di Putin. In questi anni sono stati molteplici gli scontri diplomatici e commerciali con Mosca, culminati il più delle volte con veri e proprio boicottaggi delle merci lituane da parte delle autorità russe.
    La Lituania non vuole che si ripetano situazioni di questo tipo. La Russia è tuttora il principale paese di destinazione dei prodotti lituani, nonchè un importante fornitore di materie prime (gas e petrolio). Il processo di allontanamento dall’ex stato sovietico è cominciato negli anni Novanta e prosegue spedito ancora oggi.
    L’adozione dell’Euro rappresenta la svolta definitiva in tal senso: il governo baltico vuole essere indipendente da Mosca, non solo dal punto di vista politico, ma anche da quello economico. Ecco perchè la scelta di Vilnius va valutata a 360 gradi ed esula da mere implicazioni di carattere economico-finanziario.

     



  • Un incontro per fare un bilancio sul passato e valutare le prospettive future. Questa mattina, a Roma, si è svolta la riunione tra il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ed i rappresentanti delle dieci cooperative sociali che per dieci anni hanno gestito la cucina delle carceri insieme ai detenuti.
    Si tratta di vere e proprie start up, nate con l’obiettivo di reinserire i carcerati nella società, fornendo loro abilità professionali.
    Il mandato, però, è scaduto. La Cassa delle Ammande pare non essere più intenzionata a finanziare l’attività, ponendo fine in questo modo all’iniziativa.

    Questa mattina le dieci cooperative hanno sondato la possibilità di rinnovare l’accordo con il Ministero della Giustizia, portando come voce in proprio favore l’apprezzamento dei direttori delle carceri. Come riporta l’Avvenire, però, il parere è stato negativo. I singoli istituti carcerari tenteranno di negoziare singolarmente accordi con le cooperative, ma il Ministero della Giustizia non finanzierà più l’iniziativa, in quanto dichiara come conclusa la fase di start up.

    orlandoMotivazioni di carattere economico, burocratico, ma probabilmente anche di carattere politico. Il recente scandalo Mafia Capitale, che ha visto coinvolte il mondo delle cooperative di tipo B, può avere inciso nella scelta del mancato rinnovo del progetto. Rimane un’opportunità persa per tutti gli attori coinvolti.
    In primis il Governo, che decide di rinunciare ad un’iniziativa innovativa e lodevole per ragioni di carattere economico; perdono molto anche le cooperative, capaci di creare un circuito di collaborazione con le carceri ed il mondo dell’imprenditoria davvero notevole. Ma più di ogni altra cosa è un brutto colpo per i detenuti e le carceri.
    Le realtà carcerarie vivono da anni sotto gli standard europei. L’opportunità offerta dalle cooperative rappresentava un’occasione di rinascita per i detenuti. Lo dimostrano i dati sui tassi di “ricaduta”. Solo il 2%, infatti, dei carcerati, che hanno svolto un’attività professionale durante il loro periodo di detenzione, sono tornati a commettere un reato.
    Bisognerebbe, dunque, interrogarsi su quali siano le priorità delle istituzioni, perchè una vera cooperazione tra di esse e la società civile è quanto mai impellente.



  • Una delle principali differenze in materia di licenziamenti è quella tra licenziamenti economici e disciplinari. Si tratta di due fattispecie che differiscono per la causa della fine del rapporto di lavoro. Nel primo caso, infatti, abbiamo di fronte una motivazione di natura oggettiva e che dunque concerne cause esterne al comportamento del lavoratore. Per quanto riguarda, invece, il licenziamento disciplinare, è strettamente collegato alla condotta del soggetto, la quale può causare, appunto, il termine precoce del rapporto lavorativo.

    22_09_2014Il nuovo articolo 18 disciplina in maniera diversa i casi di licenziamenti illegittimi di natura economica e disciplinare. Il giudice non ha alcun margine di manovra qualora l’illegittimità sia dovuta a cause di natura oggettiva. In questa circostanza non può mai essere prescritto il reintegro del lavoratore sul posto di lavoro.
    Verrà ad essere commisurato, invece, un indennizzo, il cui ammontare dipende dall’anzianità di servizio del lavoratore. La somma varia da un minimo di quattro ad un massimo di ventiquattro mensilità.

    La disciplina più problematica è certamente quella dei licenziamenti disciplinari. Sul punto c’è stata una forte battaglia politica all’interno dello stesso partito del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. In un primo momento sembrava, infatti, dovesse essere eliminata la reintegrazione per tutti i tipi di licenziamenti disciplinari.
    La mediazione avvenuta dentro il Pd ha, però, comportato una parziale modifica della disciplina normativa. Viene, difatti, lasciato un piccolo margine di discrezione al giudice, qualora venga dimostrata l’insussistenza del fatto materiale che ha comportato la fine del rapporto di lavoro.
    Solo ed esclusivamente in questo caso, il giudice può ordinare il reintegro, altrimenti si applicherà la stessa disciplina sui licenziamenti illegittimi per causa oggettiva.
    Nei decreti delegati, il legislatore è stato molto chiaro. L’ipotesi della reintegrazione è possibile solamente se il comportamento oggetto del provvedimento risulta essere totalmente insussistente. Non importa, dunque, se la pena commutata sia eccessiva rispetto all’azione compiuta dal lavoratore, in quel caso non può essere comunque applicata la reintegrazione.
    Dunque, il margine di discrezionalità del giudice è abbastanza limitato. La differenza tra licenziamenti illegittimi per causa oggettiva e soggettiva viene disciplinata in maniera diversa, ma la linea di demarcazione diventa evidentemente sempre più sottile.



  • Contratto a tutele crescenti. Sembra essere questa la parola chiave del Jobs Act. Ma di cosa si tratta? A quali tutele si riferisce? Crescono effettivamente i diritti dei lavoratori? É bene fare chiarezza.
    Cominciamo col dire che si tratta di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, una forma contrattuale che il Governo Renzi ha voluto incentivare. Lo ha fatto promuovendo agevolazioni fiscali per tutte quelle aziende che assumeranno lavoratori a tempo indeterminato.

    Per tutti i nuovi assunti, dunque, si applicherà tale forma contrattuale. C’è, però, un’eccezione. Qualora un’azienda superi i 15 dipendenti attraverso le nuove assunzioni, a quel punto il contratto a tutele crescenti si applicherebbe anche ai lavoratori assunti in precedenza.
    Si parla, appunto, di tutele crescenti. Ma in quale situazione? La dizione “tutele crescenti” riguarda solo i casi di licenziamento illegittimo.
    Qualora il giudice dovesse accertare l’illegittimità della fine del rapporto di lavoro, il dipendente non avrebbe più diritto alla reintegrazione immediata, ma solamente ad un indennizzo economico crescente in base all’anzianità di servizio. L’ammontare della somma va da un minimo di 4 ad un massimo di 24 mensilità, a seconda di quanto tempo il lavoratore è stato impiegato per quella azienda.
    In generale, la disciplina normativa prevede che due mensilità corrispondano ad un anno di servizio. Il Governo ha comunque voluto inserire un indennizzo minimo, in modo da non incentivare troppo il ricorso al licenziamento, soprattutto per i dipendenti assunti da poco tempo.

    caschetto lavoroPersistono comunque due fattispecie escluse da questa disciplina dell’art. 18. Si tratta dei licenziamenti discriminatori e di un numero limitato di casi di licenziamento disciplinare. Solo in queste due circostanze il lavoratore ha diritto ad essere reintegrato immediatamente nel proprio posto di lavoro. Tutte le altre fattispecie di licenziamento individuale e collettivo, invece, seguono la modifica dell’art. 18.

    In via definitiva l’intento del legislatore sembra essere chiaro: aumentare la dimensione delle aziende, incentivando i datori di lavoro ad assumere, e rendere il mercato del lavoro più flessibile all’interno del rapporto lavorativo. Gli effetti di questa manovra sono, però, tutt’altro che prevedibili, nella speranza che l’offerta e la domanda di lavoro possano dimostrarsi non solo flessibili, ma anche e soprattutto dinamici.



  • Un 2015 all’insegna delle agevolazioni fiscali per il mondo immobiliare. La Legge di Stabilità ha deciso, infatti, di prorogare per tutto il prossimo anno le detrazioni sul risparmio energetico e le ristrutturazioni degli immobili.
    Bisogna, dunque, approfittarne nei prossimi mesi, perchè probabilmente a partire dal 2016 si tornerà ai vecchi standard fiscali. Chiunque volesse, ad esempio, effettuare degli interventi anti-sismici sulle proprie abitazioni o installare dei pannelli solari termici, è questo il momento. Ma andiamo con ordine.

    Cooperative EdiliPer quanto riguarda le operazioni per il risparmio energetico qualificato, le detrazioni vengono mantenute al 65% per tutto il 2015. Nessun ritorno, quindi, ai livelli fiscali precedenti che vedevano agevolazioni del 55%. Sono molti gli interventi che rientrano in questo particolare regime contributivo. Su tutti l’installazione dei pannelli solari, ma anche quella di pareti isolanti o impianti di climatizzazione invernale.
    Il Governo decide, dunque, di attuare una politica di premialità verso gli investimenti di natura ambientale. Non ci saranno ulterori sgravi fiscali, ma risulta comunque importante essere riusciti a mantenere questa percentuale di detrazioni in un momento di difficoltà per le casse dello Stato.

    Va nella medesima direzione la scelta di prorogare per tutto il 2015 le detrazioni sulla ristrutturazione degli immobili, che rimangono al 50%. Risultano di particolare importanza, specie in un paese ad alto rischio come l’Italia, gli sgravi fiscali sulle ristrutturazioni anti-sismiche, che vanno dal 36% al 50%.
    Ci saranno eguali agevolazioni sull’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici necessari per arredare tutti quegli immobili ristrutturati; allo stesso tempo viene mantenuto il limite massimo di spesa per una singola unità immobiliare (96mila euro contro i 48mila euro del regime fiscale precedente).



  • Ieri abbiamo affrontato diverse tematiche relative alla Legge di Stabilità. Su tutte quelle inerenti l’Imu, il Tfr ed il Jobs Act. Oggi entriamo nel merito di una questione che interessa migliaia di fornitori di servizi in Italia ed in Europa. Stiamo parlando del Reverse Change.
    Per chi non è esperto di contabilità, questo concetto risulterà ardito. Partiamo dall’obiettivo della nuova norma: evitare le frodi fiscali, molto frequenti soprattutto nelle operazioni commerciali intracomunitarie.
    Molto spesso accadeva, infatti, che il cessionario detraesse un’imposta che il cedente in realtà non aveva mai pagato. Una frode difficile da accertare, complici anche le diverse legislazioni tra i vari paesi.
    In questo modo molti fornitori sono riusciti a non versare l’Iva, sfruttando anche la compiacenza degli acquirenti.

    bilancioCon il Reverse Change viene appunto “invertito” il meccanismo contabile. In determinati settori non sarà più il fornitore a dover pagare l’Imposta sul valore aggiunto, ma dovrà farlo direttamente il cessionario. Si evitano così procedimenti elusivi, senza però che l’Erario incassi meno risorse.
    La cifra destinata alle casse pubbliche sarà, infatti, la medesima, ma verrà pagata direttamente dall’acquirente. Quest’ultimo dovrà emettere un’autofattura nella quale attesta l’acquisto del bene.

    Vi è, dunque, una chiara inversione degli oneri fiscali  dal cedente al cessionario.
    La recente Legge di Stabilità amplia tale meccanismo ad altri tre ambiti. Uno di questi è il settore dei servizi relativi agli edifici, con particolare riferimento a quelli di pulizia, demolizione, installazione e completamento di impianti. La nuova normativa entrerà in vigore dal 1°gennaio 2015 ed interesserà solo ed esclusivamente quegli immobili definibili come edifici.
    Altri due settori interessati dal Reverse Change saranno quello energetico, nello specifico il settore del trasferimento di quote di emissioni di gas a effetto serra, ed il commercio del cosiddetto pallet. In entrambi casi la norma si applicherà a partire dall’anno nuovo.Bisognerà attendere, invece, per l’inversione contabile nel settore della grande distribuzione. In quest’ultimo ambito, infatti, è atteso il via libera da parte dell’Unione Europea, mentre la normativa sarà applicabile in via diretta per quanto rigurda la distribuzione negli ipermercati, supermercati e discount alimentari.