• Dopo le parole di Mauro Lusetti, presidente nazionale di Legacoop, arrivano anche quelle di Maurizio Gardini, vertice di Confcooperative. Il bersaglio sono le “false” cooperative e tutte quelle imprese sociali che delinquono, gettando fango sul mondo cooperativo. Gardini non ci sta e attacca senza giri di parole: “Chi fa impresa attraverso il malaffare e la corruzione e sottrae risorse alla collettività non è un imprenditore, né tanto meno un cooperatore, ma solo un criminale. Questi presunti imprenditori non li vogliamo, non li rappresentiamo, li combattiamo”.

    confcooperativeParole di condanna, che esprimono anche un disagio forte. Le cooperative italiane stanno vivendo un momento difficile: una fetta dell’opinione pubblica ritiene il mondo della cooperazione marcio a 360 gradi. Per questo motivo, i presidenti delle centrali di rappresentanza sentono il dovere di difendere i propri associati e di invitarli a continuare nelle loro attività al servizio della comunità: “L’assistenza agli anziani, ai minori, ai disabili, alle persone svantaggiate non è un business – sostiene Gardini– ma un’azione di welfare insostituibile e di responsabilità sociale nei confronti della collettività che esprime quelle esigenze, quei bisogni di assistenza”.

    Si tratta di servizi che esulano dal malaffare e dalla corruzione e che devono necessariamente essere erogati. Di certo i processi degenerativi sono evidenti. Lo sostiene anche Enrico Pugliese, professore di Sociologia del Lavoro presso l’Università La Sapienza, intervenuto ai microfoni di Radio Tre. Tra i problemi individuati c’è il forte potere dei manager, anche all’interno delle coop.
    Questo crea un crescente interesse di natura economica che nelle cooperative dovrebbe essere secondario. Il concetto di economia di scala, infatti, non ha ragione di esistere nel mondo cooperativo, dichiara Pugliese. In verità il profitto sta diventando una realtà imperante anche nelle imprese sociali.
    Per questo motivo urge un ripensamento degli assetti interni alle cooperative e del loro rapporto con le istituzioni. Sono in tanti, ad esempio, a volere un maggiore coinvolgimento dei soci nelle scelte prese. Vedremo se quanto avvenuto in questi giorni, comporterà un’inversione di tendenza, dimostrando che la base del mondo cooperativo è solida ed onesta.



  • L’approvazione della Legge di Stabilità in Senato ha portato con sè anche una serie di polemiche. Una delle più importanti riguarda i liberi professionisti.
    Inizialmente il Governo aveva parlato di una detassazione che avrebbe riguardato anche loro. In realtà, in base al testo approvato, sembra non ci sia alcuna agevolazione per questa categoria. Aveva fatto molto discutere la scelta del Governo Monti di innalzare i contributi per quei soggetti appartenenti alla gestione separata dell’Inps.
    Un aumento che non è stato bloccato, come sembrava in un primo momento. A partire dal 2015, dunque, ci sarà una lenta crescita dei contributi, che andrà dal 27,7% attuale fino ad arrivare ad oltre il 33% di anno in anno.
    Cambia anche il regime dei minimi: si passerà da una tassazione del 5% per chi percepisce meno di 30.000 euro, ad un prelievo del 15% per i giovani profennisti con un reddito inferiore a 15.000 euro.

    22102014La scelta del Governo penalizza fortemente partite Iva e freelance, ovvero tutti quei liberi professionisti che decidono di svolgere in maniera autonoma un’attività di tipo scientifico, professionale, finanziario o tecnico. Si tratta di un aumento notevole della tassazione che colpisce una categoria in espansione e che potrebbe avere delle conseguenze da non sottovalutare. Come riporta il Corriere della Sera, potrebbero esserci delle categorie come quelle degli avvocati e degli architetti che decideranno di abbandonare la gestione separata dell’Inps ed “emigrare” verso le rispettive Casse professionali.
    Il provvedimento colpisce soprattutto la categoria dei freelance, molto diffusa soprattutto nel settore giornalistico. La rivoluzione avvenuta nel regime dei minimi, con annesso aumento dell’imposizione fiscale, rischia di vedere crollare il numero di giovani freelance che decidono di intraprendere la strada del libero professionismo, senza essere iscritti ad alcun tipo di albo professionale. Una via certamente impervia e rischiosa, ma che premia lo spirito d’iniziativa e la qualità dei servizi offerti.



  • La nuova Legge di Stabilità ha passato il primo step con l’approvazione al Senato. In questi giorni è prevista la discussione alla Camera, dove il Governo non dovrebbe avere problemi vista l’ampia maggioranza.
    Gli emendamenti considerati ammissibili dalla Commissione Bilancio sono una cinquantina, dunque il Ddl non dovrebbe subire sostanziali modifiche. Il dibattito si sposta adesso sulle misure adottate e suoi loro possibili effetti all’interno del mercato del lavoro.

    caschetto lavoroUno dei provvedimenti più apprezzati riguarda la detassazione dei contratti a tempo indeterminato rispetto a quelli a tempo determinato o a termine. La nuova Legge di Stabilità prevede, infatti, delle agevolazioni fiscali a carico delle imprese per tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato stipulati dal 1 Gennaio 2015 al 31 Dicembre 2015. Si tratta di detassazioni valide per i prossimi tre anni.
    La Cgia di Mestre ha provato a calcolare il possibile ammontare dei risparmi che avranno le aziende che decideranno di assumere a tempo indeterminato i propri dipendenti. Per quanto riguardo gli stipendi lordi di 26.000 euro, le imprese pagheranno dai 5.000 agli 8.000 euro in meno rispetto alle forme contrattuali a tempo determinato. Tale cifra aumenta se il parametro di riferimento sono i contratti a termine: in quest’ultimo caso il risparmio è addirittura superiore agli 8.ooo euro annui, per arrivare, dunque, ad una detassazione vicina ai 25.000 euro in tre anni.
    Anche l’assunzione di personale che percepisce un reddito massimo di 40.000 euro lordi annui, comporterà uno sgravio fiscale di circa il 15%.

    La misura adottata intende, quindi, ridurre il costo del lavoro a tempo indeterminato, incentivando le nuove assunzioni. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Padoan, ha parlato addirittura di possibili 800.000 nuovi posti di lavoro grazie a questa manovra. Una stima certamente ottimistica, ma che nulla toglie al carattere positivo del provvedimento che mira a rilanciare l’economia attraverso un piano triennale di defiscalizzazione delle imprese.



  • Cooperative sane ed innovative,  realtà che, però, con ogni probabilità non potranno più erogare un servizio alla propria comunità d’appartenenza.
    Stiamo parlando di quelle imprese sociali che dal 2004 hanno gestito le mense delle carceri, demandando agli stessi detenuti la preparazione del cibo.
    Hanno cucinato per centinaia di persone , creando anche delle catene di prodotti conosciuti in tutto il Paese. L’attività in questione si è posta come obiettivo il recupero dei detenuti ed il loro reinserimento nella società attraverso l’apprendimento di una professione. Tra i propositi di questo progetto, c’è infatti anche l’apertura di esercizi commerciali, gestiti dagli ex detenuti, una volta espiata la loro pena.

    downloadIl Dap (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) ha, però, deciso di sospendere il rapporto di collaborazione con le cooperative. Il Ministero della Giustizia fa sapere che la Cassa delle Ammende non finanzierà più l’attività, in quanto ritiene conclusa la fase di start up. Il servizio mensa tornerà ad essere gestito dalle carceri stessi.
    Niente più prodotti di qualità ed addio allo spirito di cooperazione che aveva contraddistinto questa lodevole iniziativa. Eppure dallo stesso Ministero della Giustizia arrivano apprezzamenti per il lavoro svolto dalle cooperative in tutti questi anni. Il servizio erogato è stato per molto tempo un modello di integrazione ed innovazione per tante realtà cooperative. Adesso sembra venire meno.

    Ci sono, però, tanti dubbi in merito alla decisione presa. Sembra inevitabile pensare che abbia inciso lo scandalo Mafia Capitale, con tutto il suo carico di perplessità verso le cooperative di tipo B. Quella di Buzzi era una coop che si occupava proprio della rieducazione degli ex detenuti.
    Il tempismo è quanto mai sospetto, anche se risulterebbe comprensibile la volontà da parte delle istituzioni di revisionare l’attività di questo tipo di cooperative. Una sorta di pausa riflessione, con l’intento di guardarsi intorno e comprendere quali siano le imprese sociali di cui fidarsi e su quali, invece, nutrire dei dubbi.
    La certezza è che il servizio mensa svolto da alcune di queste coop è stato eccellente. Sarebbe un peccato rinunciare a questo tipo di attività. Nel frattempo il nuovo capo del Dap, Santi Consolo, ha convocato un incontro con le cooperative, un meeting che si terrà il 30 dicembre a Roma. La speranza è che si possa trovare un accordo, magari implementando un servizio che tanto bene ha fatto alla collettività.



  • Il Presidente di Legacopp Mauro Lusetti è intervenuto ai microfoni di Radio 3 nel corso di una trasmissione dedicata alla situazione delle cooperative italiane dopo lo scandalo di Mafia Capitale. Tante le opinioni espresse dai radioascoltatori, ognuno con la propria esperienza ed il proprio punto di vista su cosa voglia dire fare cooperazione in Italia. Sono molte, ovviamente, le critiche mosse all’Alleanza delle cooperative. Lusetti ha avuto l’opportunità di rispondere  e di condannare quanto emerso nell’inchiesta della Procura di Roma.

    legacoopUn punto centrale del discorso del presidente di Legacoop sono le cosiddette false cooperative. Si tratta di realtà non conformi alla legge; questo permette loro, paradossalmente, di non essere revisionate nè dalle centrali di rappresentanza nè dal Ministero dello Sviluppo economico. Tale fenomeno è in crescita negli ultimi anni e rischia di gettare fango sull’altra faccia del mondo cooperativo, quello sanno che offre servizi ai più bisognosi e all’intera comunità.
    Lusetti non accetta che si valuti l’attività delle cooperative in maniera parziale e miope. Per questo motivo richiede una maggiore trasparenza ai propri associati ed un maggiore coinvolgimento dei soci.

    Uno dei punti più discussi della vicenda Mafia Capitale è il rapporto tra cooperative e politica. Su questo punto, Lusetti è molto chiaro: il mondo delle cooperative deve mantenere la propria autonomia; niente più finanziamenti leciti, ma solo dialogo costruttivo con le istituzioni politiche. Non deve più esistere alcun equivoco, soprattutto quando si ha a che fare con appalti pubblici. Bisogna garantire la leale concorrenza tra le imprese e liberarsi del circolo vizio della corruzione.
    Un’ultima riflessione Lusetti la esplicita sul concetto di prestito sociale che, secondo alcuni, metterebbe le cooperative sullo stesso piano delle banche senza però essere sottoposti al controllo della Banca d’Italia. Il presidente di Legacoop specifica che il controllo di Bankitalia è escluso per legge, ma che l’Alleanza delle cooperative non avrebbe alcun problema se la normativa venisse modificata su questo importante punto.



  • Una crisi profonda come non se ne vedevano da anni. La Russia sta vivendo una situazione economica di grave recessione che rischia di durare per molto tempo. Lo stesso Vladimir Putin, dopo l’ottimismo iniziale, ha ammesso che ci vorranno almeno due anni per tornare ai livelli precedenti di Pil e di cambio Euro-Rublo. In più le sanzioni internazionali, che sembrano destinate a rimanere inalterate, impediscono al paese russo di rialzare la testa e ricominciare a crescere.

    DENAROLa Russia è uno dei più grandi esportatori di petrolio di tutto il mondo. Basti pensare che petrolio e gas rappresentano circa il 70% delle esportazioni totali russe. Il crollo del prezzo del greggio ha ovviamente penalizzato l’economia russa, scatenando un circolo vizioso che ha coinvolto anche la moneta, i consumi ed il Pil.
    Se prendiamo in considerazione solo gli ultimi tre mesi, vediamo come il prezzo del petrolio è passato da 100 dollari al barile ai 60 dollari odierni. Numeri che hanno avuto delle ripercussioni inevitabili anche sugli investimenti esteri e non. Sono moltissimi gli investitori che hanno deciso di ritirare le proprie attività dal territorio russo, dirottandole su altre nazioni. Il timore di un lungo periodo di recessione ha spaventato imprenditori e mercati finanziari, causando, inoltre, la caduta del rublo. In questi giorni il cambio Euro-Rublo è dato a circa 80, dopo aver toccato addirittura quota 100 nelle scorse ore.

    Non sono immuni da questa situazione i prezzi e la ricchezza totale del Paese. L’inflazione ha avuto un’impennata notevole e le previsioni non sono di certo incoraggianti. É previsto, infatti, un ulteriore aumento dei prezzi fino ad arrivare ad oltre il 10% annuo che impoverirà ancora di più il potere d’acquisto dei cittadini russi.

    Per concludere questa disamina, è bene soffermarci un attimo sul Prodotto Interno Lordo russo. Il Pil è sicuramente una delle variabili aggregate più significative, poichè misura la ricchezza di un Paese e ne descrive l’eventuale crescita. Il Prodotto Interno Lordo russo è sempre stato in aumento negli ultimi anni, merito delle esportazioni di materie prime, come appunto gas e petrolio. Una crisi energetica di questa portata non poteva che avere dei riflessi anche sulla ricchezza della nazione, improvvisamente arrestatasi nelle ultime settimane. Le stime della Banca centrale vedono addirittura una flessione del Pil del 4,5% nel 2015, qualora il prezzo del petrolio dovesse rimanere inalterato.
    La recessione russa ha ovviamente degli effetti rilevanti a livello internazionale e porrà nei prossimi mesi nuove questioni sulla persistenza delle sanzioni addebitatele dai paesi occidentali.



  • Un decreto all’insegna della semplificazione e del rilancio competitivo delle aziende agricole. É questo il sunto del nuovo decreto del Ministro delle Politiche agricole, elaborato d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni. L’obiettivo è semplificare le incombenze burocratiche, utilizzando in primis gli strumenti digitali. Non a caso, il Governo lo ha chiamato Piano Agricoltura 2.0, ponendo, dunque, l’accento sul ruolo che avrà il web, dal 2015 in poi, per tutte le piccole e medie aziende agricole. Sono troppe le incombenze burocratiche che devono svolgere le imprese italiane, non solo quelle appartenenti al settore dell’agricoltura. Dal pagamento delle imposte, passando per la richiesta di fondi, agevolazioni ed autorizzazioni, la macchina amministrativa rallenta l’attività aziendale.
    Ciò provoca inevitabilmente uno svantaggio competitivo rispetto ai concorrenti esteri, dove l’apparato burocratico è più snello ed efficiente.

    06112014Sono tanti i provvedimenti presi dal Governo che vanno in questa direzione. Il primo riguarda, ad esempio, la predisposizione di una domanda online precompilata per richiedere aiuti e finanziamenti. Tale iniziativa è rivolta soprattutto alle piccole aziende che, a partire da Marzo 2015, potranno avere un accesso più facile alle agevolazioni senza dover sopportare costi eccessivi.
    Viene anticipato, inoltre, a Giugno 2015 il pagamento dei Fondi europei per quelle aziende che li richiederanno.
    Ci sono, infine, una serie di misure volte a centralizzare l’attività burocratica, come la creazione dell’Anagrafe unica delle aziende agricole (verranno integrate le Anagrafi regionali in un solo sistema nazionale) o la Banca dati unica dei certificati. Quest’ultimo istituto risulta particolarmente decisivo poichè consente alle aziende di presentare un unico atto amministrativo, anche se si riferisce ad aiuti diversi.
    L’obiettivo è, dunque, arrivare ad una razionalizzazione delle risorse, creando un’amministrazione che sia al servizio delle imprese e non un onere da sopportare. Il Governo italiano, dunque, procede sulla strada della digitalizzazione, come avvenuto già con il 730 precompilato. Sono attese nei prossimi mesi ulteriori riforme in tal senso.



  • Tutelare la reputazione delle imprese e la leale concorrenza sul mercato” con questa motivazione Antonello Montante, delegato di Confindustria per la legalità, annuncia che l’associazione di rappresentanza degli imprenditori si costituirà parte civile al processo penale relativo all’indagine Mafia Capitale. Una decisione abbastanza sorprendente considerando che nella fase dibattimentale non dovrebbe essere coinvolta alcuna associata di Confindustria. Sappiamo, invece, che l’inchiesta della Procura di Roma coinvolge direttamente il mondo dele cooperative romane. Anche Legacoop, come ha annunciato il suo presidente nazionale, Mauro Lusetti, si costituirà parte civile e sarà pronta a dare battaglia contro quelle cooperative che infangano il nome della cooperazione italiana.

    14112014Risulta saggia ed appropriata la scelta dei vertici di Confindustria di tutelare la legalità e la concorrenza in un procedimento penale così rilevante di fronte all’opinione pubblica. Viene dato un segnale forte a tutto il mondo dell’imprenditoria italiana. La speranza, però, è che l’associazione di rappresentanza degli industriali si comporti allo stesso modo se, in futuro (speriamo non ci siano altre occasioni), saranno coinvolte in prima persone le proprie associate. In passato, infatti, Confindustria non ha adottato lo stesso comportamento quando altre imprese, non cooperative, hanno visto i loro nomi collegati a scandali di corruzione e malaffare.

    La via del futuro, però, è stata segnata. Le scelte e le parole di Confindustria e dell’Alleanza delle cooperative sono state chiare ed inequivocabili. Gli imprenditori italiani devono voltare pagina e per farlo hanno bisogno del sostegno delle proprie associazioni di rappresentanza. Questo è il primo passo. Vedremo se cambierà anche il quadro normativo, in modo da prevenire ulteriori danni d’immagine al mondo cooperativo, come a quello imprenditoriale nella sua interezza.

     



  • Dura reprimenda da parte di Confcooperative Calabria sull’utilizzo dei Fondi Europei nel territorio calabrese. Investimenti inferiori alle attese ed incapaci di creare posti di lavoro. Si tratta di un vero e proprio deficit in termini di qualità della spesa e di capacità gestionale: ” Per il Fondo Sociale Europeo FSE la situazione è critica, tanto è vero che è stata necessaria, per raggiungere il target di spesa del 31 dicembre, una rimodulazione che vale quasi 110 MLN di euro su un Programma da 800 MLN già rimodulato, per altri 60 MLN, non più tardi di due anni fa. Ciò in buona sostanza significa che saranno disponibili ben 170 MLN complessivi in meno per i Calabresi, che verranno utilizzati presumibilmente a livello di Governo centrale”.

    confcooperativeLa Calabria, dunque, rischia di perdere risorse importanti in un periodo in cui la regione fatica a guardare avanti. Sempre secondo le stime di Confcooperative, la Calabria avrebbe perso quasi 19.000 posti di lavoro solo nei primi sei mesi del 2014. Numeri impressionanti che fotografano perfettamente la situazione calabrese. Verrebbe da chiedersi come sia possibile avere problemi di questo tipo, dopo anni di scandali e dubbi sull’effettivo utilizzo delle risorse comunitarie. Urge una seria riflessione perchè ormai la coperta è corta. Bruxelles sta valutando la possibilità di ridurre in maniera cospicua i fondi regionali per quei territori inefficienti ed inadempienti. La Calabria si è sempre distinta in questa speciale graduatoria non certo meritoria.

    Ecco perchè il monito di Confcooperative risulta quanto mai calzante e deve far scattare immediatamente un tavolo di concertazione con le istituzioni. É proprio questo ciò che chiede la centrale di rappresentanza delle cooperative calabresi. Solo attraverso una collaborazione reale ed orizzontale si può effettuare un buon piano di programmazione.
    Confcooperative denuncia anche la scarsa qualità nell’utilizzo delle risorse FSE nel settore agricolo. Quest’ultimo può e deve essere il volano dell’economia calabrese. Innovazione e qualità dei prodotti devono essere i principi cardine di un sistema agricolo moderno ed in grado di competere a livello internazionale. Per questo motivo Confcooperative chiede urgentemente lo sblocco di ” 254 MLN di euro posti a garanzia dalla UE che restano vincolati sul Bilancio regionale dal 2011 rispetto alla chiusura formale del vecchio POR 2000/2006“.
    Una situazione delicata, dunque, che richiede una cooperazione effettiva a più livelli: europeo, nazionale, locale e che coinvolga a pieno titolo anche il terzo settore.



  • Sono rabbia ed autocritica i due sentimenti prevalenti al trentanovesimo congresso nazionale di Legacoop. Lo scandalo di Mafia Capitale ha gettato ombre ed aperto discussioni su cosa non funzioni nel sistema cooperativo. Gli interventi effettuati nel corso del congresso hanno offerto importanti spunti di riflessione. Quello più importante arriva dal presidente Mauro Lusetti. Il vertice di Legacoop non lascia spazio a giri di parole: “Proviamo rabbia e sconcerto. Per noi il coinvolgimento in azioni criminali è grave il doppio. Se non ci impegniamo contro l’illegalità, la nostra associazione non ha futuro”.

    14112014Lusetti sente la responsabilità di un mondo, quello delle cosiddette coop “rosse”, che vanta una storia centenaria, caratterizzata da successi e da un lodevole spirito di solidarietà. Non accetta che le cooperative si macchino di simili reati. Legacoop è sempre stato un esempio di buona imprenditoria al servizio della collettività, per questo è importante combattere simili degenerazioni: “Noi siamo diversi dalle imprese private capitalistiche. Ma molte nostre associate si comportano come aziende normali, pensando solo agli utili” dichiara appassionatamente Edy Gambetti di Legacoop Marche.
    Lusetti annuncia che Legacoop si costituirà parte civile al processo contro Buzzi e farà di tutto affinchè non si verifichino più scandali di questo tipo nel mondo cooperativo.

    Sono tante le soluzioni paventate. La maggior parte degli associati richiede maggiori controlli ai bilanci sociali, moltissimi si auspicano anche una revisione totale del sistema degli appalti. Su questo argomento la discussione è molto viva negli ultimi giorni. Spesso in passato le gare al ribasso hanno favorito imprese contigue alle criminalità organizzata.  Legacoop chiede un maggior coinvolgimento dei soci nelle attività delle cooperative e su questo si batterà anche in sede di concertazione con le istituzioni.



  • Data matters” (I dati contano). Con queste parole inizia The Global Review of Data-Driven Marketing and Advertising, il report di DMA sul ruolo dei dati nelle ricerche di mercato. Un’analisi accurata su scala globale (17 i Paesi analizzati) che cerca di individuare i cambiamenti nel mondo del marketing.
    Sono molti i metodi d’indagine sulle preferenze dei consumatori, le tendenze attuali, però, rivelano che non si può fare a meno dei dati. Sono più di tremila gli esperti di marketing ed advertising intervistati, di questi il 92% afferma sia importante reperire dei dati specifici prima di effettuare un piano di marketing.

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaFin qui la novità sembrerebbe relativa. L’evoluzione dei sistemi informatici ha permesso il reperimento di una notevole mole di informazioni sulle richieste dei consumatori. Il trattamento di tali dati, però, varia da paese a paese. Il tutto dipende dalla normativa sulla privacy. Notoriamente  la disciplina giuridica statunitense è molto più blanda rispetto a quella europea. Questo permette di effettuare dei target di consumatori estremamente specifici, fornendo così una grande mano agli esporti del settore.
    Più difficile è, invece, la situazione nel Vecchio Continente. Come riporta Wired, la Direttiva europea sulla protezione dei dati limita l’attività di driven-data marketing.
    In Italia, vige ancora un certo scetticismo sull’utilizzo di questo tipo di informazioni. Basti pensare che solo il 46,6% degli esperti italiani ha dichiarato che aumenterà il budget per la raccolta dati contro il 73,5 % degli intervistati stranieri.

    L’indagine di DMA fa emergere un aspetto interessante. Il futuro dei data-driven saranno i social networks e le app per i cellulari. Questi ultimi sono due straordinari strumenti di informazione e di raccolta di dati sugli interessi, lo stile di vita e la personalità degli utenti. Simili tecniche di ricerca sono effettuate negli Stati Uniti anche in occasione delle elezioni presidenziali per “targetizzare” gli elettori.
    Il futuro del marketing passa, dunque, necessariamente dal mondo social: perchè “data matters” ma “social is the new way”.



  • Siamo ormai agli sgoccioli per la Legge di Stabilità. Discussi tutti gli emendamenti presentati in Commissione Bilancio al Senato, dovrebbe arrivare in aula tra oggi e domani, quando è previsto il voto di fiducia per l’approvazione.
    In questi giorni si è parlato molto di un aumento della tassazione dei Fondi pensione, che sarebbe passata dall’11% al 20%. Inizialmente sembrava si potesse trovare un compromesso, facendo crescere la tassazione solamente fino al 17,5%. Invece non sarà così.
    Rimarrà, infatti, tale incremento, ma verrà compensato se quei soldi verranno investiti dai risparmiatori in opere pubbliche.
    Molto importante anche la decisione presa dal Governo sui patronati. La Legge di Stabilità aveva previsto dei corposi tagli alla loro attività, per un ammontare di circa 150 milioni di euro. Questa scelta, unita all’istituzione del 730 precompilato, aveva scatenato l’ira dei patronati. L’esecutivo pare aver fatto un passo indietro a tal proposito: i tagli, difatti, verranno notevolmente ridotti, passando dai 150 milioni paventati a 35. Una bella boccata d’ossigeno per migliaia di lavoratori in fermento.

    17112014Parallelamente alla Legge di Stabilità, il Governo ha cominciato ad elaborare i primi decreti attuativi del Jobs Act. C’è grande attesa per verificare nel dettaglio la disciplina del nuovo articolo 18, con riferimento in particolare ai licenziamenti disciplinari. Quest’ultima, infatti, risulta essere la fattispecie più problematica poichè la scelta tra reintegro ed indennizzo economico dipenderà da caso in caso. La disciplina delle singole fattispecie risulterà, dunque, determinante.
    Come riporta il Corriere della Sera, secondo le prime indiscrezioni, pare che il reintegro per i licenziamenti disciplinari ingiustificati sarà possibile solo se quest’ultimo deriva da un fatto materiale insussistente.
    Per quanto riguarda, invece, i licenziamenti economici, ci sarà sempre e solo un indennizzo che corrisponderà minimo a tre mensilità, indipendentemente dall’anzianità di servizio.
    Verrà ricompresa, infine, nella categoria dei licenziamenti economici anche quello per scarso rendimento. Quest’ultima norma appare di difficile interpretazione e scatenerà certamente molte polemiche. Lo scarso rendimento, infatti, è evidentemente un caso limite tra i motivi disciplinari ed economici e lascia in mano al datore di lavoro molto potere discrezionale.
    Vedremo se il legislatore proseguirà su questa strada molto impervia.