• L’iter di approvazione della Legge di Stabilità procede spedito. Entro Natale la manovra del Governo dovrebbe arrivare alla Camera per ottenere il via libero definitivo. Per l’anno nuovo, invece, è atteso il parere di Bruxelles, che valuterà l’impatto delle misure adottate sul debito pubblico. Nel frattempo in questi giorni vengono discussi in Commissione Bilancio al Senato gli emendamenti più rilevanti. Uno su tutti riguarda la tassazione dei Fondi Pensione. Sul tema c’erano state molte polemiche: la scelta del Governo andava nella direzione di un aumento dell’aliquota dal 11,5 al 20%. Una decisione che avrebbe penalizzato soprattutto i piccoli risparmiatori e che sembra possa trovare una rimodulazione più equilibrata. É possibile, infatti, che si decida di aumentare sì la tassazione, ma solo fino al 17 %. Un compromesso che sembra sempre più percorribile con il passare delle ore.

    22102014Molto importante anche la discussione sui nuovi minimi per le Partite Iva. La legge precedente prevedeva una tassazione agevolata per tutti coloro che avessero un reddito inferiore ai 30 mila euro. La nuova Legge di Stabilità abbassa questa soglia e distingue tra professionisti e commercianti. Per i primi il tetto scende a 15mila euro, per i secondi viene alzato a 40 mila. Una misura questa, che penalizzerebbe i piccoli imprenditori e tutti i giovani che decidono di intraprendere il percorso delle start-up. Anche in questo caso, la discussione è aperta ed è probabile che ci siano delle modifiche rilevanti. Sarà fondamentale, infine, la discussione sull’Imu e sulla Tasi, verificando se effettivamente verrà bloccato l’aumento dell’importo di queste due imposte o se il Governo sarà costretto a chiedere un ulteriore sforzo ai contribuenti, per via delle forti pressioni esercitate dall’Unione Europea.



  • Il Presidente della Commissione Jean Claude Juncker entra a gamba tesa sul Governo Italiano. In un’intervista rilasciata  ad una serie di quotidiani europei, parla delle misure adottate dall’Italia nella prossima Legge di Stabilità. Il giudizio della Commissione è stato sospeso fino a marzo quando l’Unione Europea valuterà se sanzionare l’Italia per mancato rispetto delle norme del Patto di Stabilità. Per adesso Juncker si limita ad ammonire il nostro Paese, intimandolo di adottare provvedimenti efficaci per ridurre il debito pubblico. La stima del Governo Renzi è che il debito possa addirittura crescere, passando dal 131,6 % del prodotto interno lordo del 2014 al 133,1 %.

    juncker fotoDunque, mentre l’esecutivo italiano invita Bruxelles ad attuare politiche che limitino il rigore e stimolino la crescita, Juncker risponde in maniera piccata: “Se c’è qualcuno che non può lamentarsi, questa è proprio l’Italia”. Il riferimento del Presidente della Commissione è alla comprensione e alla fiducia mostrata dalle istituzioni europee verso il piano di riforme promesso da Matteo Renzi. Riforme non ancora attuate e che sembrano, appunto, far crescere il disavanzo pubblico. Le scintille tra Bruxelles e Roma proseguono ormai da mesi, in attesa di un giudizio definitivo sulla Legge di Stabilità che arriverà a Marzo.
    Ancora più duro il parere di Bruxelles sulla Francia. Recentemente l’Eurogruppo ha ripreso il Governo transalpino intimandolo di attuare misure aggiuntive rispetto a quelle già approvate. Il debito francese continua a crescere e sembrano ormai diventate inconciliabili le posizioni di Hollande con quelle della Germania di Angela Merkel. Anche la Francia attende impazientemente le decisioni dell’Unione Europea sul suo deficit, che arriveranno pure in questo caso nel mese di Marzo.

     



  • Lo avevano dichiarato nei giorni scorsi e venerdì in occasione del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi ed Andrea Orlando (Ministro della Giustizia) hanno dato il via libera al nuovo disegno di legge anti-corruzione. Non si tratta, come si pensava in un primo momento, di un decreto legge, ma di un vero e proprio Ddl. Questo vuol dire che ci saranno tempi di approvazione più lunghi e che ci potranno essere rilevanti modifiche davanti alle Camere.

    orlandoLe principali novità del provvedimento sono l’inasprimento delle pene per il reato di corruzione e l’aumento dei termini di prescrizione. Il testo prevede, appunto, delle sanzioni che vanno da un minimo di 6 anni ad un massimo di 10. La normativa attuale disciplina questa fattispecie prevedendo una pena di reclusione che va dai 4 agli 8 anni. Stesso discorso per i tempi di prescrizione che passano dai 10 attuali ai 12 anni e mezzo della nuova legge. Importante anche la disciplina del patteggiamento. Se il nuovo Ddl passerà alle Camere, i corrotti potranno patteggiare la propria sanzione solo ed esclusivamente se restituiranno per intero la cifra sottratta all’erario pubblico.

    Misure che si pongono come obiettivo quello di fungere da deterrente per i reati di questo tipo, in un momento storico di grave decadimento morale per il nostro Paese. La domanda che sorge spontanea è se queste misure saranno sufficienti per arginare il fenomeno corruttivo. Manca, ad esempio, una norma che incentivi la collaborazione con le autorità, favorendo così i pentiti, come avviene, ad esempio, per i reati di mafia.
    Senza dubbio ci sarà spazio alla Camera ed al Senato per intervenire e perfezionare il disegno di legge. Difficile, però, che si possa trovare un compromesso con Forza Italia ed il Nuovo Centrodestra, contrari entrambi all’inasprimento delle pene, definito da alcuni esponenti del partito di Silvio Berlusconi come un vero e proprio “liberticidio”. 
    I magistrati, dal canto loro, chiedono un intervento organico che non si limiti ad agire sulle sanzioni, ma che intervenga a più ampio raggio sui metodi di prevenzione e di investigazione.



  • Matteo Renzi annuncia il pugno duro contro chi si macchia del reato di corruzione. Misure ritenute ancora più urgenti e necessarie dopo lo scandalo “Mafia Capitale”, un procedimento giudiziario che vede coinvolti esponenti politici e della pubblica amministrazione. Il Presidente del Consiglio parla di un intervento immediato volto a prevenire situazioni di questo tipo. Lo fa attraverso il suo profilo ufficiale Twitter: “Su 50 mila carcerati, solo 257 per corruzione. Non è serio. Non basta lo sdegno: regole più dure domani in Consiglio dei ministri”.

    renziQueste le parole del Premier che hanno scatenato una serie di reazioni. Su tutte l’Anm che chiede al Governo di eliminare gli slogan retorici e di attuare misure efficienti che possano aiutare i magistrati nella lotta alla corruzione. Ancora non ci sono certezze su quali saranno i provvedimenti che verranno poi approvati nell’iter da seguire tra Camera e Senato. Una delle misure più chiacchierate riguarda l’aumento dei termini di prescrizione per i reati di corruzione e l’innalzamento della pena minima da 4 a 6 anni. Bisogna chiedersi se siano sufficienti delle sanzioni più dure per arginare un problema di carattere principalmente morale. Nei giorni scorsi Renzi aveva parlato dell’aumento dei termini di prescrizione come di uno strumento essenziale per accrescere la certezza della pena e per costringere i corrotti a restituire quanto sottratto all’erario pubblico.
    Sono attese in questi giorni ulteriori novità in merito. Non è escluso che ci possa essere anche un confronto con l’Anm per valutare quali possano essere le misure più adeguate.



  • Il 16 Dicembre è un giorno da segnare sul calendario per i contribuenti. Entro questa data, infatti, bisognerà pagare sia la Tasi che l’Imu. Un doppio appuntamento che rischia di creare molta confusione tra i cittadini (è bene ribadire che si tratta di due imposte diverse!), ma che potrebbe non presentarsi più. Il Governo pare, difatti, intenzionato ad eliminare tali imposte e ad introdurre un’unica tassa, la cosiddetta Local Tax, che dovrebbe prevedere il pagamento di una serie di servizi locali.

    27102014Per quanto riguarda la Tasi, sarà la prima volta assoluta per oltre 600 Comuni, mentre in più di 5000 città si dovrà procedere con il pagamento della seconda rata dopo aver già familiarizzato con l’imposta tra giugno ed ottobre. In quest’ultimo caso i cittadini dovranno limitarsi a versare la quota rimanente.
    Sono previste delle detrazioni, non solo in base alla rendita catastale, ma anche a seconda del numero dei figli e della quota ISEE. Tutti parametri scelti in maniera discrezionale dai singoli Comuni: spetta, appunto, agli enti locali attraverso le proprie delibere, stabilire i criteri attraverso i quali dovranno essere applicate esenzioni o detrazioni per i cittadini. É bene sottolineare come la Tasi debba essere pagata anche da coloro che usufruiscono di una casa in affitto: per questa categoria è prevista una quota compresa tra il 10 ed il 30%.

    Stessa scadenza anche per l’Imu, con riferimento a tutti gli immobili diversi dalla prima casa. Per il mese di Dicembre sono previste una serie di ulteriori scadenze che riguardano l’Iva, la Tari e le ritenute Irpef dei lavoratori dipendenti. Un calendario di scadenze davvero fitto che porterà all’interno delle casse dello Stato circa 44 miliardi di euro. Se da una parte si tratta di una bella notizia per l’erario pubblico, non lo è di certo per i contribuenti che si troveranno a versare un’ingente quota di denaro e quasi tutta in un’unica soluzione. Probabilmente il Governo lavorerà nei prossimi mesi per dilatare nel tempo l’appuntamento con il fisco ed evitare che si creino inutili ingorghi nel pagamento delle imposte.



  • L’inchiesta “Mafia Capitale” ha sconvolto l’opinione pubblica italiana e lasciato quel sentimento di amarezza che è difficile da estirpare. La corruzione in Italia è ormai dilagante. Non è un caso che il XX rapporto di Trasparency International classifichi l’Italia come il paese europeo più corrotto insieme a Romania e Grecia. La “Cupola Romana” non è altro che l’emblema di un problema culturale e morale, che impoverisce l’intera sfera economica e politica. Un sistema corrotto non è altro che un sistema inefficiente, poichè non garantisce la leale e rale concorrenza tra le imprese.

    14112014Roma, come tante altre realtà italiane, mostra un sistema istituzionale completamente marcio, che ha visto coinvolto anche il mondo delle cooperative sociali. L’indagine della Procura Distrettuale Anti-Mafia di Roma ha rivelato un giro di gare d’appalto irregolari puntualmente vinte dalla Cooperativa 29. Si tratta di una cooperativa sociale di tipo B, nata con l’obiettivo di reinserire i più deboli ed i più svantaggiati nella società. Tra i tanti servizi c’è appunto quello di reinserimento degli ex detenuti, ma anche di assistenza ai disabili e ai tossicodipendenti.
    Le principali attività della cooperativa guidata da Salvatore Buzzi erano diventate, però, la gestione dei rifiuti, la manutenzione delle aree verdi ed i servizi di pulizia, attività per le quali la Cooperativa 29 ha partecipato e vinto innumerevoli gare d’Appalto dal 2005 in poi. Una pratica resa possibile grazie ad un sistema pervasivo di corruzione che ha visto coinvolti membri delle istituzioni e della pubblica amministrazione. Un vera e propria cupola al comando della capitale.

    Una delle reazioni più immediate dell’opinione pubblica è stata di indignazione verso l’intero mondo cooperativo, colpevole di non rispettare l’art. 45 della Costituzione. La verità è che il nostro Paese presenta migliaia di esempi positivi di cooperative di tipo B al servizio della collettività. Cooperazione non può essere e non è sinonimo di corruzione. Quella “funzione sociale a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata” che la Costituzione attribuisce alla cooperazione è ancora garantita in tutta Italia. Lo dimostrano le innumerevoli realtà locali di assistenza alle persone disabili o quelle al servizio dei profughi. La Cooperativa 29 è l’emblema, invece, di un modus operandi italiano che riguarda a stretto giro le cooperative così come le imprese, la politica e le istituzioni. Bisognerebbe ripartire proprio da quell’art.45 della Costituzione perchè proprio il carattere di mutualità al servizio della collettività dovrebbe valere per tutti, cooperative e non. La corruzione, invece, avvantaggia pochi soggetti a discapito della collettivitià: a ben vedere è l’esatto opposto della cooperazione.



  • Non ci sarà alcun taglio dei fondi europei per il Sud Italia. Lo ha dichiarato su Twitter Corina Cretu, commissario europeo per la politica regionale. La politica romena, dunque, smentisce quanto riportato dai giornali in questi giorni. Secono i maggiori quotidiani nazionali, la Cretu avrebbe lamentato il cattivo utilizzo delle risorse europee da parte di alcune regioni italiane, in particolare quelle meridionali. ” Ci sono alcune Regioni a cui stiamo letteralmente pompando soldi da anni e anni, ma dove il livello della qualità di vita dei cittadini non migliora, non si produce crescita. Non vediamo differenze” Queste le parole riportate da Il Fatto Quotidiano, da qui l’esigenza da tagliare i fondi per quelle realtà incapaci da anni di attuare un efficace piano di sviluppo strutturale.

    cretuCorina Cretu, però, chiarisce le sue parole rispondendo su Twitter a chi le chiedeva risposte in merito. “Ho detto che noi supportiamo le scelta del Governo italiano di tagliare i co-finanziamenti nazionali. Non ho mai parlato di tagli dei fondi europei alle Regioni”.  Una querelle, quella tra l’Unione Europea ed il Meridione, che va avanti da anni, complici anche numerosi scandali che hanno colpito alcuni amministratori locali. Certamente nei prossimi mesi Bruxelles chiederà al Governo italiano una maggiore attenzione nell’utilizzo dei fondi europei. Qualora non dovessero arrivare le risposte adeguate, lo Stato italiano dovrà rispondere delle inadempienze delle proprie Regioni rischiando anche pesanti sanzioni.


  • europa bce

    L’Eurogruppo invita l’Italia ad attuare misure più efficaci per ridurre il deficit. Questo è quanto emerge dalla riunione dei Ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati membri dell’Unione Euopea. ” Notiamo – riporta il comunicato – che secondo la più recente analisi della Commissione, lo sforzo strutturale italiano nel 2015 è pari allo 0,1% del prodotto interno lordo, rispetto allo 0,5% previsto dal Patto di Stabilità. Su questa base, misure efficaci potrebbero essere necessarie per migliorare lo sforzo strutturale”. In base a quanto emerso da questo comunicato, sembrerebbe che il Governo italiano non sia chiamato ad attuare, dunque, delle misure aggiuntive rispetto a quelle già previste nella Legge di Stabilità.

    Le riforme strutturali ed economiche  programmate dall’esecutivo italiano avrebbero riscontrato il parere positivo dell’Eurogruppo, nonostante vengano ritenute ancora insufficienti per ridurre in maniera sensibile il debito pubblico. Continuano ad essere cospicui, infatti, i ritardi dell’Italia rispetto a quanto previsto nel Patto di Stabilità. Da qui l’invito dell’Eurogruppo alla realizzazione di provvedimenti più efficaci che consentano il rispetto dei parametri di Maastricht. Il giudizio definitivo sulla Legge di Stabilità italiana è rinviato, però, a Marzo. In quella sede l’Unione Europea valuterà gli sforzi di modernizzazione effettuati dall’Italia e daeurogruppo altri paesi, tra cui la Francia, e deciderà se iniziare una procedura d’infrazione contro lo Stato italiano. Il confronto tra il Governo Renzi e l’Europa continua, dunque, alla ricerca di un difficile compromesso tra crescita e riduzione del deficit.

     



  • legacoopRoberto Negrini, neo presidente di Legacoop Toscana, traccia il futuro delle cooperative italiane. Lo fa in un’intervista rilasciata ad IlTirreno.it . La crisi ha colpito anche il mondo cooperativo, ma Negrini individua la ricetta giusta per arginarla: “Noi diciamo più cooperazione e meno cooperative.  Dal 2010 abbiamo realizzato 25 fusioni che hanno coinvolto più di 60 cooperative e 6mila lavoratori. Una direzione su cui intendiamo lavorare anche per il futuro“. Il presidente di Legacoop Toscana individua nella fusione di piccole realtà cooperative la via giusta per superare gli enormi costi che le aziende sono costrette a sopportare. Una crescita dimensionale, quella auspicata da Negrini, che porterebbe le cooperative ad accedere a nuovi mercati e ad innovare la propria produzione.

    Con la fine del 2014 è tempo anche di bilanci e prospettive future. Negrini guarda con orgoglio all’attività svolta dalle cooperative toscane, soprattutto quelle agricole: “Nel settore dell’olio alcune nostre coop sono diventate leader a livello nazionale”. Bene anche l’ambito della logistica, dell’ambiente e del sociale. Per il futuro ci sarà spazio per un’implementazione delle cooperative operanti nel campo dell’ambiente, della logistica integrata, del sociale, dell’agricoltura, dell’energia e della difesa del suolo. Un 2015, dunque, all’insegna della cooperazione integrata e dello sviluppo. Negrini, inoltre, in riferimento all’inchiesta della procura di Roma sul filone della “cupola di Roma”, invita ad una maggiore inclusione dei soci nei processi decisionali. Solo in questo modo sarà possibile un maggiore controllo delle attività  illecite, ponendo così un freno effettivo alla corruzione.

     



  • Grande fermento e moltissima curiosità sta suscitando, in questo periodo, il c.d. Jobs act, il piano di riforme del governo Renzi su lavoro, welfare, ammortizzatori sociali, pensioni e turnover. E’ al centro dei dibattiti dentro e fuori le stanze del governo ed il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ex presidente di Legacoop, non si risparmia.

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaPunto focale è l’articolo 18, armatura di tanti lavoratori, col quale, per tanti anni, si sono protetti da repentine e immotivate interruzioni dei rapporti di lavoro da parte di datori che, da una parte per tutelare la propria attività dall’altra per motivi personali, hanno sempre avuto il coltello dalla parte del manico.

    Poletti ironizza in merito affermando che i contratti a tempo indeterminato sono ai minimi storici, circa il 17%, e se continua così non ci sarà bisogno di metter mano all’articolo 18 in quanto non sarà più necessario licenziare.

    Ragion per cui, continua a ipotizzare Poletti su Rai3 nella trasmissione “In 1/2 ora”, è il caso di riguardare il quadro dei contratti a termine, nello specifico i Co.co.pro e Co.co.co., e di apportare sostanziali modifiche anche alle Partite Iva, che hanno avuto una crescita esponenziale nell’ultimo quinquennio e quindi non possono essere eliminate.

    Oggi il lavoro è intelligenza, è creatività, […] Abbiamo bisogno di nuovi contratti di collaborazione, abbiamo bisogno di cooperazione, di corresponsabilità“. Così esordisce Poletti, e continua dicendo che il governo ha utilizzato la Legge delega per costruire un nuovo panorama del sistema della contrattazione nel nostro Paese, con l’intento di creare un unico contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che spazzerà via tutti gli altri, eliminando una volta per tutte, le difficoltà attuali.

    Si viaggia, quindi, verso una significativa riduzione delle forme contrattuali.



  • In via sperimentale, per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015, il lavoratore percepente l’indennità Aspi, può richiederne la liquidazione degli importi pari al numero di mensilità non ancora percepite, al fine di intraprendere un’attività di lavoro autonomo, avviare un’attività in forma di auto impresa o per associarsi in cooperativa.

    Aspi anticipata per associarsi in cooperativaCon la Circolare n. 142 del 18 dicembre 2012 recante “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, l’INPS fornisce chiarimenti in merito alle nuove prestazioni a sostegno del reddito e contro la disoccupazione involontaria, ASpI e mini-ASpI, istituite dalla legge (art. 2) con decorrenza 1 gennaio 2013.

    Di questi tempi, purtroppo, capita sempre più spesso che nella vita di un lavoratore ci siano periodi di fermo dall’attività, non a causa sua. In seguito al licenziamento o a dimissioni per giusta causa, si può ricorrere così agli istituti a sostegno del reddito, altrimenti detti indennità di disoccupazione Aspi e mini Aspi.

    In questi casi è il sistema previdenziale italiano, nella figura dell’INPS, che provvede a ad elargire, dietro domanda, questa indennità. Sono destinatari tutti i lavoratori dipendenti, ivi compresi gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata.

    L’Aspi viene erogata mensilmente attraverso l’accredito da parte dell’Inps di un assegno (75% della retribuzione lorda del lavoratore) ma per il triennio 2013-2015, il Ministero del Lavoro ha sbloccato 20 milioni di Euro, ad anno, affinché l’indennità, per chi lo richiedesse, possa essere liquidata in un’unica soluzione, con lo scopo di reinvestire la somma in una nuova attività lavorativa.

    Il Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali n. 73380, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, del 29 marzo 2013 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’8 giugno 2013, e disciplina questa modalità di anticipazione delle somme. I lavoratori che intendono avvalersi della liquidazione in unica soluzione della prestazione Aspi, devono trasmettere telematicamente all’INPS domanda recante la specificazione circa l’attività da intraprendere o da sviluppare. L’istanza dovrà essere corredata dalla documentazione comprovante ogni elemento che attesti l’assunzione di iniziative finalizzate allo svolgimento dell’attività, che nel dettaglio possono essere:

    • Intraprendere un’attività di lavoro autonomo;
    • Avviare un’attività di auto impresa o di micro impresa;
    • Associarsi in cooperativa in conformità alla normativa vigente;
    • Oppure sviluppare a tempo pieno un’attività autonoma già iniziata durante il rapporto di lavoro dipendente la cui cessazione ha dato luogo alla prestazione ASpI o mini-ASpI.

    La domanda dovrà essere trasmessa entro i termini di fruizione della prestazione mensile Aspi e mini Aspi e, comunque, entro 60 giorni dalla data di inizio dell’attività autonoma o dell’associazione in cooperativa. Ovviamente L’INPS provvederà al monitoraggio degli oneri derivanti dal riconoscimento di tali benefici, trasmettendo le relative risultanze al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze.

     



  • Le cooperative di produzione e lavoro sono cooperative il cui scopo mutualistico è costituito dall’erogazione di beni e servizi od occasioni di lavoro ai soci a condizioni più favorevoli rispetto a quanto gli stessi potrebbero ottenere singolarmente, sia in termini quantitativi che qualitativi (ad. esempio retribuzioni migliori, orari ridotti, etc).

    Cooperative EdiliL’elemento distintivo in questa tipologia di cooperative è rappresentato dalla particolare posizione assunta dal socio, in quale, di fatto, riveste sia il ruolo di imprenditore che di lavoratore. Più specificatamente la relazione tra cooperativa e socio si esplicita una duplicità di rapporti: il primo, detto rapporto societario, si concretizza nella partecipazione del socio alla vita comune societaria (conferimento di capitale, partecipazione alla formazione degli organi sociali e al rischio d’impresa, definizione della conduzione dell’impresa, etc.), il secondo, più propriamente di lavoro, in qualsiasi forma, con il quale il socio contribuisce al raggiungimento dei fini societari. L’art. 1, co. 3, della l. 143/01 stabilisce che “Il  socio  lavoratore  di cooperativa stabilisce con la propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo un  ulteriore  rapporto di lavoro, in forma subordinata o autonoma  o  in  qualsiasi  altra  forma,  ivi compresi i rapporti di collaborazione  coordinata  non  occasionale,  con  cui  contribuisce comunque  al  raggiungimento  degli scopi sociali”.

    La duplicità dei rapporti, che vanno tenuti distinti, è confermata – in senso più ampio – anche dalla giurisprudenza: secondo la Cassazione “Il socio beneficiario del servizio mutualistico reso dalla società, è parte di due distinti (anche se collegati) rapporti, l’uno di carattere associativo, che discende direttamente dall’adesione al contratto sociale e dalla conseguente acquisizione della qualità di socio, l’altro che deriva dal contratto bilaterale di scambio, per effetto del quale egli si appropria del bene o del servizio resogli dall’ente” (Cass. n. 11015 del 9.05.2013).