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    La storia dell’Unione Europea è costituita da tante tappe e da molteplici traguardi raggiunti. L’impianto istituzionale ed economico odierno è il frutto di un processo complesso, che ha portato gli Stati membri a cedere gradualmente quote di sovranità. L’idea portante del progetto comunitario è la condivisione di valori, beni e persone: un modo per garantire maggiore benessere e prosperità a tutti i Paesi aderenti. É in funzione di questo obiettivo che è nato in prima istanza il mercato comune del carbone e dell’acciaio e poi progetti più ambiziosi che ricomprendessero settori come l’agricoltura, la circolazione dei beni, dei servizi e della persone ed infine infine la moneta unica.

     

    Il percorso è chiaro, i risultati ambivalenti, il futuro incerto. Jean-Claude Juncker, nuovo Presidente della Commissione europea, vuole proseguire su questa strada rafforzando l’idea di condivisione e di unione che sta dietro al progetto comunitario. Il traguardo futuro è facile da individuare e da desiderare: si chiama mercato unico digitale. Juncker ha inserito tale obiettivo come una priorità del suo programma e lo ha espresso davanti al Parlamento europeo nella giornata di martedì. Il primo passo da effettuare è l’armonizzazione del quadro normativo, sia per quanto riguarda i diritti d’autore, che in materia di acquisti online. Tuttora vigono troppe differenze di regolamentazione tra i vari Paesi membri.

    eurogruppoIn questo modo è difficile operare ed innovare agendo su più fronti a livello europeo. Appare quanto mai bizzarro, ad esempio, che un cittadino europeo debba pagare dei costi di roaming notevoli quando utilizza il proprio cellulare fuori dal proprio Paese, ma sempre all’interno dell’Unione Europea. Un mercato unico così onnicomprensivo non può permettersi simili dazi, soprattutto in un’epoca in cui la comunicazione digitale è tutto.
    Juncker ha compreso bene questa necessità e pare voler agire in tal senso uniformando le regole in tutti gli Stati membri. Importante anche l’intervento promesso dal Presidente della Commissione sulla sicurezza informatica: verranno rafforzati controlli e protezione dei sistemi digitali a livello europeo per assicurare ai cittadini una privacy che sia effettiva e non solo conclamata.
    Gli interventi proposti paiono solo delle misure preliminari di un percorso che è assolutamente necessario e che risulta essere coerente col progetto originario dell’Unione Europea.

     

     



  • Ci sono dei provvedimenti legislativi che risultano corretti, alcuni sono inadeguati, altri ancora si rivelano semplicemente inopportuni. É il caso di una parte della Legge di Stabilità che verrà approvata in questi giorni in Parlamento. Il Governo Renzi sta provando a far quadrare i conti, investendo in determinati settori e tagliando in altri. Probabilmente rientra in quest’ultima categoria il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).

    Aspi anticipata per associarsi in cooperativaVi starete chiedendo perchè? La risposta è presto detta. Il taglio dei fondi al Mise porta con sè la riduzione delle attività che il Ministero diretto da Federica Guidi svolge solitamente. Una di queste è il controllo contabile delle cooperative. Il sistema di revisione dei bilanci delle coop si articola in due rami: circa la metà, quelle aderenti alle organizzazioni di categoria (Confcooperative, Legacoop, Agci, Unci), vengono controllate da revisori incaricati dalle stesse centrali di categoria. Tutte le altre sono sottoposte al controllo statale per il tramite del Ministero dello Sviluppo Economico. Secondo le stime dell’Espresso , i tagli al Mise comporteranno una nettissima diminuzione dei controlli alle cooperative: si parla di una cifra vicina ai tremila in tutto il 2015, al cospetto di ben 48mila cooperative che dovrebbero essere sottoposte alla vigilanza contabile pubblica.

    Risulta inopportuno, specie in un momento come questo, tagliare fondi ad un’attività così importante come quella dei controlli di gestione. Lo scandalo Mafia Capitale nasce proprio dal fallimento del sistema di vigilanza, che ha permesso ad una cooperativa come quella di Buzzi di agire liberamente nel mercato degli appalti, nonostante delle evidenti anomalie nei bilanci sociali. La situazione svelata dall’inchiesta della Procura Distrettuale Anti-Mafia di Roma avrebbe richiesto un intervento di ben altro tipo. Il sistema dei controlli preventivi è una misura ancora più efficace dell’inasprimento delle pene. Solo agendo a monte, infatti, è possibile scoprire qualsiasi tipo di affare illecito, evitando dei colossali danni d’immagine, non solo al mondo cooperativo, ma all’Italia intera.

     



  • Il Centro Studi di Confindustria ha fornito i dati economici relativi all’anno 2014, con annesse stime per il 2015 e gli anni a seguire. Il primo elemento importante da analizzare è la diminuzione del Pil nel 2014, attestata attorno al -0,5%. Ancora più rilevanti appaiono i dati sul Pil pro-capite. Si parla, infatti, di una decrescita del 12,3% rispetto ai numeri del 2007. Non avevamo un livello di Pil pro-capite così basso addirittura dal 1997. Sono numeri che fotografano la situazione della ricchezza prodotta nel nostro paese, dove anche i consumi sono in forte decrescita e la disoccupazione aumenta gradualmente ogni trimestre.

    caschetto lavoroNon è la situazione del Pil, però, quella più allarmante. Secondo le stime di Confindustria, infatti, a partire dal 2015 dovrebbe cominciare una lenta crescita del Prodotto Interno Lordo. Alla fine del 2015 avremo un +0,5 del Pil, mentre nel 2016 la crescita dovrebbe essere addirittura dell’1,1%.
    Finalmente, dunque, dovrebbe verificarsi una ripresa in alcuni macro-aggregati.
    La situazione più preoccupante dovrebbe riguardare il tasso di disoccupazione. Nel 2015, infatti, ci sarà un ulteriore leggero aumento: si passerà dal 12,7% attuale al 12,9%. Solamente dal 2016 avverrà una lieve decrescita, attestandosi però sempre sopra il 12%. Dal 2018 in avanti, invece, si prevede una contrazione importante con cifre inferiori al 10%. Aumenterà, infine, anche il debito pubblico, dal 132,2% al 133,8 % del 2015. Numeri che si dovranno scontrare con il giudizio della Commissione europea sulla nostra Legge di Stabilità e sulle misure adottate per la riduzione del deficit.
    Certamente fanno molto riflettere i dati sulla disoccupazione. Vedremo quali saranno gli effetti del Jobs Act, ovvero se, come crede il Governo, la nuova riforma occupazionale aiuterà le aziende ad assumere, rendendo il mercato del lavoro non solo flessibile, ma anche e soprattutto dinamico.

     



  • Una battaglia importante contro gli sprechi della società moderna. Legacoop Campania intraprende la strada della lotta contro il cibo sprecato e la malnutrizione. Nella giornata di lunedì è stato siglato un accordo di collaborazione tra la lega delle cooperative campane ed il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Quella del cibo sprecato è una questione che non colpisce soltanto la Campania, ma tutta l’Italia. Come riporta Il Mattino, più del 60% dei cittadini napoletani dichiara di gettare via del cibo almeno una volta a settimana.  Numeri che potrebbero essere limitati attraverso una forte campagna di sensibilizzazione e di formazione.

    06112014L’inziativa di Legacoop Campania, in collaborazione con la Caritas, il Comune di Napoli ed il Banco Alimentare, agisce proprio in questa direzione. Verranno effettuati, infatti, degli incontri formativi presso i supermercati ed i discount alimentari per sensibilizzare i consumatori e fornire loro consigli utili sul riutilizzo e la conservazione del cibo. L’accordo siglato rientra in una serie di progetti legati ad Expo 2015. L’Italia non deve e non può essere solo la patria del cibo di qualità, ma deve dotarsi anche di un’educazione alimentare di primo livello.
    La lotta contro il cibo sprecato è un dovere sociale, ancora prima che un’iniziativa lodevole. Le cooperative, da questo punto vista, possono svolgere un ruolo importante. La collettività ha bisogno di una maggiore razionalizzazione delle risorse, a maggior ragione in periodo di crisi. Per questo motivo la cooperazione e la collaborazione tra cittadini, terzo settore ed istituzioni risulta quanto mai vitale. L’accordo tra Legacoop Campagnia ed il Comune di Napoli è un esempio che dovrebbe essere seguito in tutte le città italiane.



  • Il trentanovesimo congresso di Legacoop è stata un’occasione per discutere di tanti temi. Uno su tutti il futuro del mondo cooperativo: una riflessione necessaria dopo lo scandalo di Mafia Capitale e la crisi che continua a colpire numerose cooperative italiane. Il Presidente nazionale di Legacoop, Mauro Lusetti, guarda, però, con fiducia alle prossime sfide che attendono la realtà cooperativa e lancia una proposta rivoluzionaria: “Realizzare l’Alleanza dei cooperatori italiani, per riunire in un’unica organizzazione Legacoop, Agci e Confcooperative: il traguardo è fissato per il primo gennaio 2017″. Queste le parole pronunciate da Lusetti in occasione del congresso nazionale e riportate da Lettera43. Un’unca organizzazione di rappresentanza con l’obiettivo di rinnovare la struttura amministrativa e di superare le divisioni attuali.

    legacoopL’Alleanza dei cooperatori italiani sarebbe senza dubbio una svolta epocale per il mondo cooperativo, eliminando quella differenza tra cooperative “rosse” e “bianche” che Lusetti definisce anti-storica. Il futuro, dunque, è all’insegna di una cooperazione rafforzata ed un impegno integrato, volto a cambiare nel profondo l’imprenditoria italiana. Legacoop, Confcooperative e Agci vogliono dare un segnale forte al Paese, dimostrando che le coop vogliono rinnovare la società mettendosi loro stesse in discussione.
    Lusetti non si nasconde difronte ai recenti scandali scoppiati, al contrario ha parole piuttosto dure a riguardo: “Non abbiamo fatto fino in fondo la nostra parte. A volte ci siamo omologati ai comportamenti di un mercato poco trasparente e non ci siamo distinti con una azione improntata ai nostri valori e al rispetto della legalità“. Ecco perchè è il momento del rinnovamento. L’autocritica è il punto di partenza per la nascita. Il percorso è iniziato in questi giorni e verrà portato a termine nel 2017. Le difficoltà saranno molte, ma la fiducia rimane intatta.

    Sono in tanti a credere nel ruolo che hanno svolto e continueranno a svolgere le cooperative italiane. Uno di questi è il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. In un messaggio inviato al presidente Lusetti in occasione del convegno nazionale, Napolitano esplicita tutto il suo apprezzamento verso il lavoro svolto dalle coop in Italia: “Nel corso dei suoi centosettanta anni di vita il movimento cooperativo ha profondamente influenzato lo sviluppo sociale dell’Italia e dell’Europa, innestando nel processo di modernizzazione dell’attivita’ produttiva il pieno rispetto per i principi della dignità del lavoro, della centralità della persona e della compartecipazione responsabile alla vita dell’impresa”. Da queste parole, dunque, e da quelle del presidente Lusetti bisogna ripartire, mettendo sempre al centro la cooperazione, come valore assoluto dell’agire sociale.



  • Chiunque di noi ha acquistato un prodotto online: dal libro all’articolo sportivo, finendo con il prodotto di alta tecnologia, ormai è impossibile fare a meno dell’e-commerce. Sembrerebbe altrettanto impossibile rivolgersi ad una banca per effettuare un’operazione di questo tipo. Ed invece a partire da Marzo 2015 sarà possibile. Si chiamerà Created in Italia ed agirà, appunto, nel mondo della vendita di prodotti online. É l’ultima ambiziosa sfida di Intesa Sanpaolo, una banca pronta a rivaleggiare con i colossi del commercio digitale sul loro campo di battaglia preferito. Amazon ed Ebay avranno, dunque, un concorrente insolito, per una sfida che genera tanta curiosità, ma anche molto scetticismo. Riuscirà Intesa Sanpaolo a creare un portale che soddisfi le aspettative dei propri clienti?

    intesaUna domanda alla quale è difficile dare una risposta. Di sicuro dovrà scontrarsi con la diffidenza di molti consumatori, abituati ad acquistare i propri prodotti su piattaforme universalmente riconosciute come affidabili. Come sottolineato da Stefano Barres (direttore sales and marketing di Intesa San Paolo) in una recente intervista, l’obiettivo di Intesa Sanpaolo è fornire un mercato più ampio alle Pmi. I dati in tal senso sono eloquenti: solo il 10 % delle piccole e medie imprese vende i propri prodotti online ed un misero 6 % del loro fatturato deriva dall’e-commerce. Una cifra, quest’ultima, davvero irrisoria se confrontata con la media del 15 % a livello europeo. Created in Italia nasce, dunque, con l’intento di offrire nuovi servizi ai propri clienti con tutti i vantaggi relativi ai metodi di pagamento che una banca può dare.

    Pare quanto mai innovativa anche l’idea di testare il mercato del cibo fresco online, un’iniziativa strettamente collegata ad Expo 2015. Quello del cibo fresco è un settore difficile da esplorare, vista la peculiarità del bene di consumo ed i relativi problemi in termini di consegna e di mantenimento della qualità del prodotto. Intesa Sanpaolo vuole intervenire, dunque, laddove Amazon è ancora debole. Il rischio, però, è molto alto. Sicuramente non potrà lasciare nulla al caso, pena una grave perdita in termini d’immagine davanti ai propri clienti e non solo.
    Del resto voi vi affidereste ad una banca per acquistare un prodotto online? Lo sapremo solo tra qualche mese e la risposta potrebbe essere alquanto sorprendente.

     



  • Un 2015 all’insegna della crescita e del rinnovamento burocratico. Sono questi i pilastri del programma che Jean-Claude Juncker ha presentato oggi al Parlamento europeo. Il neo eletto presidente della Commissione europea vuole dare una scossa importante alle istituzioni comunitarie, consapevole del fatto che il 2015 sarà il punto di non ritorno. L’anti-europeismo è in crescita in tutti gli Stati membri, come dimostrano anche le recenti elezioni europee. Le critiche alle politiche adottate da Bruxelles sono sempre più aspre. Persino due paesi cardine del progetto comunitario, come l’Italia e la Francia, hanno espresso la propria perplessità sulle scelte di politica economica prese dall’Ue negli ultimi anni.

    juncker fotoJuncker vuole dare delle risposte immediate. Per questo motivo intende rinnovare le regole che disciplinano i rapporti tra Parlamento, Commissione e Consiglio e che spesso tendono a bloccare l’azione legislativa dell’Unione. Il presidente della Commissione individue almeno 100 dossier non approvati a causa di veti incrociati tra le istituzioni o tra i Paesi Membri. É necessario, dunque, uno snellimento della macchina amministrativa ed una ripartizione delle competenze più razionale. Juncker vede nella lentezza burocratica di Bruxelles uno dei maggiori ostacoli alla crescita economica dell’Ue.

    La nuova Unione Europea dovrà, inoltre, adottare nuove misure di politica monetaria e scegliere in maniera accurata i settori che necessitino di investimenti. Particolare attenzione verrà riservata alle riforme strutturali, interventi necessari per la modernizzazione delle infrastrutture dei singoli Paesi. Sul punto è prevista una ridiscussione del Patto di Stabilità, dal momento che viene ritenuto uno snodo cruciale per re-intraprendere la strada della crescita economica.



  • Il Prosperity Index porta buone notizie per l’Europa, un po’ meno per l’Italia. Nello specifico il Legatum Prosperity Index è una classifica annuale che misura lo stato di salute dei singoli Paesi, prendendo in considerazione una serie di variabili come l’economia, l’istruzione, la libertà personale, la sicurezza, la salute ed il livello di democraticità delle istituzioni. Come riporta il Guardian, quest’anno la ricerca ha preso in considerazione 142 Stati, valutandone progressi ed eventuali arretramenti nella sfera politica, economica e sociale. É bene notare come il Prosperity Index non misuri solo il livello di sviluppo economico di un Paese, ma valuti nel compresso la qualità della vita democratica. Non è un caso che si collochino nelle retrovie quegli Stati con gravi deficit democratici, come quelli del continente africano, o che la Russia venga classificata all’ultimo posto tra i Paesi europei.

    mappaSi conferma in prima posizione per il sesto anno consecutivo la Norvegia, davanti alla Svizzera e alla Nuova Zelanda. Il paese scandinavo fa registrare standard molto elevati, soprattutto in termini di economia ed istruzione. Nel complesso l’Europa la fa da padrona: quasi due terzi, infatti, dei Paesi ai primi 30 posti sono europei. Questo risultato è ancora più significativo se consideriamo che arriva in un momento particolare per tutta l’Unione Europea. Sono in molti, ormai, a mettere in discussione la capacità delle istituzioni europee di garantire adeguati livelli di crescita e di mantenere quei diritti sociali conquistati nel secolo scorso. L’indagine, al contrario, dimostra come i Paesi europei possano reggere il peso della concorrenza, sia di fronte al colosso americano che di fronte a quelli asiatici.

    Non si può dire la stessa cosa, però, dell’Italia, relegata al 37mo posto, appena dietro alla Slovacchia e al Kuwait. L’Italia risulta essere uno dei peggiori Stati dell’Unione Europea insieme a Grecia e Romania. Numeri che accrescono ulteriormente la preoccupazione sullo stato di salute del Paese e che gettano un’ombra importante sulle ipotesi di un’uscita italiana dall’Euro. Ora più che mai l’Italia ha bisogno di recuperare posizioni nella scala degli Stati del Vecchio Continente e lo può fare solo grazie a quel traino che il mercato unico e le istituzioni comunitarie sono in grado di darle.



  • Niente più Google News per la Spagna. Il colosso americano ha preso questa decisione in seguito ad un provvedimento del Parlamento spagnolo che modifica in maniera sostanziale la normativa sui diritti d’autore. Con la nuova legge, Google avrebbe dovuto pagare agli editori una quota in denaro per poter inserire le news nel proprio aggregatore di notizie. Di qui la scelta di lasciare la Spagna, senza cedere alle pressioni degli editori e del Governo spagnolo.

    googleL’assenza di Google News ha un peso inestimabile per tutto il mondo del web spagnolo, in particolare per i piccoli editori. Le realtà minori, infatti, grazie all’”aiuto” di Google hanno la possibilità di emergere e di avere visibilità, senza pagare un eccessivo dazio nel confronto con i grandi network nazionali ed internazionali. Sono innumerevoli gli esempi di piccoli siti, composti prevalentemente da giovani bloggers, che sono riusciti a ricavarsi uno spazio importante nel mondo web. Internet offre tantissime opportunità, dimostrando da questo punto di vista di essere uno strumento di comunicazione molto “democratico”. É ovvio come la perdita di Google News porti delle gravissime perdite verso queste piccole realtà, destinate a scomparire in brevissimo tempo. Tutto a vantaggio dei grandi editori, pronti ad accaparrarsi per intero il mercato delle news.

    L’esodo di Google dalla Spagna ha già scatenato molte polemiche.  L’ Asociaciòn de Editores de Diarios Espanoles (AEDE) ha mosso i primi passi. Dopo essere stata una delle promotrici della legge del Parlamento spagnolo, adesso chiede al Governo di intervenire e di costringere Google a non abbandonare il paese. Le perdite, infatti, cominciano ad essere pesanti anche per le grandi corporations. L’intento degli editori è ricevere il pagamento dei diritti d’autore stabilito dalla normativa appena approvata. Conoscendo la politica di Google, però, appare difficile pensare che possa tornare sui suoi passi senza dei sostanziali cambiamenti nella disciplina giuridica.

     



  • La Fondazione UniPolis ha indetto il bando Culturability – Spazi d’innovazione sociale”. Si tratta di un bando nazionale che intende promuovere progetti di innovazione sociale e culturale che possano portare benefici ai territori locali. Con questa iniziativa Unipolis cerca di rilanciare i servizi di welfare locale attraverso l’opera dei giovani. I beneficiari del bando sono, infatti, tutte le organizzazioni senza scopro di lucro regolarmente iscritte negli appositi registri ed aventi un  “organo amministrativo, direttivo o consiliare in forma collegiale, che abbia poteri decisionali e negoziali, composto in maggioranza da giovani fra i 18 e i 35 anni non compiuti entro la data di chiusura della call (28 febbraio 2015)”. Culturability è rivolto nello specifico ad associazioni, organizzazioni non governative, cooperative sociali e qualsiasi altra onlus che non abbia fini lucrativi.

    unipolisIl bando esaminerà con particolare attenzione progetti di riqualificazione e riutilizzazione di spazi urbani e che intendano creare nuove attività ricreative e di servizio alla comunità. L’obiettivo è ridare dignità alle città, creando una rete operativa tra imprese, associazioni e singoli individui. In questo modo sarà possibile incentivare l’innovazione, favorire lo sviluppo dei territori (anche e soprattutto quelli dequalificati) e creare nuove opportunità di lavoro.

    I progetti dovranno essere inviati online entro le ore 15.00 del giorno 28 febbraio 2015, compilando in rete l’apposito modulo d’iscrizione. Successivamente ci sarà una prima fase di selezione che prevede la scelta dei migliori 20 progetti, alla quale farà seguito un percorso di accompagnamento e formazione con l’obiettivo di sviluppare e migliorare i progetti secondo i criteri e le finalità del bando. Infine avverrà la selezione conclusiva, dove verranno scelti i 6 progetti ritenuti maggiormente idonei e verrà assegnato a ciascuno un contributo pari a 60mila euro:  40 mila euro a fondo perduto e 20 mila euro sotto forma di prestazioni in attività formative e di incubazione. Per ulteriori informazioni e chiarimenti consultare il sito www.culturability.org.

     

     

     

     



  • Niente più gare d’appalto e metodi di accreditamento, ma un sistema di coprogettazione che coinvolga i soggetti operanti nel terzo settore. Questa è la proposta portata avanti da Stefano Meli, presidente di Confcooperative Firenze-Prato, in occasione dell’evento “I cantucci della cooperazione”. Il convegno, svoltosi presso l’auditorium della Camera di Commercio di Prato, ha messo sul tavolo una serie di riflessioni e proposte sul futuro del mondo cooperativo, in un momento molto delicato per la cooperazione dopo lo scandalo scoppiato a Roma.
    downloadGare al ribasso e sistemi di accreditamento non funzionano – le parole di Stefano Meli riportata da IlTirreno.it – occorre mettere in moto un meccanismo di coprogettazione, in cui i soggetti del terzo settore siano coinvolti direttamente per l’elaborazione di progetti mirati a risolvere specifiche problematiche sociali”. “Mafia Capitale” ha mostrato tutti i limiti di un sistema inefficiente e privo di trasparenza: i controlli sulla regolarità delle gare di appalto sono blandi, permettendo così facili infiltrazioni della criminalità.
    Uno scandalo, quello romano, che ha arrecato anche gravi danni d’immagine a tutto il mondo cooperativo. Per questo, secondo Meli, è indispensabile ritrovare fiducia e credibilità. Tutto ciò è possibile solo attraverso una riforma strutturale che renda più limpido e partecipativo il rapporto tra istituzioni, imprese e terzo settore.
    Nel corso del convegno è intervenuto anche Luca Fazzi, sociologo e ricercatore presso l’Università di Trento. L’idea di Fazzi è di riportare al centro dell’attività cooperativa i singoli soci, anche nella stesura stessa dei progetti. “Dal mio punto di vista occorre un modello basato sulla coprogettazione, che non tenga conto solo delle organizzazioni professionali, ma di tutta la filiera dei servizi alla persona, in cui cittadini e volontari collaborino, insieme a imprese e professionisti, alla stesura di progetti in grado di dare risposte ai bisogni della comunità. L’amministrazione affiderà l’incarico alla proposta migliore”.
    Il sistema degli appalti e degli accreditamenti facilita la corruzione ed allontana i soci dalla propria cooperativa. Il miglior modo per riconquistare la loro fiducia è farli sentire al centro di un progetto. Le cooperative hanno, dunque, la necessità di riscoprire il significato autentico della parola cooperazione, superando così un sistema incapace di offrire servizi alla propria comunità.



  • Accorato e severo il discorso di Giorgio Napolitano all’Accademia dei Lincei. Parole dure, paragonabili solo a quelle pronunciate in occasione del suo secondo discorso di insedimento come Presidente della Repubblica. Questa volta il bersaglio non è esclusivamente la politica, ma tutte le istituzioni e la società civile nella sua interezza. Nel tono grave e solenne di Napolitano c’è il timore di una svolta eversiva, alimentata da un’antipolitica sempre più dilagante.
    napolitano fotoSono ricorrenti i parallelismi tra l’Italia post-fascista e quella di questi ultimi anni; un Paese afflitto da un decadimento di valori, testimoniato non per ultimo dallo scandalo “Mafia Capitale”: “Non deve mai apparire dubbia la volontà di prevenire e colpire infiltrazioni criminali e pratiche corruttive nella vita politica e amministrativa che si riproducono attraverso i più diversi canali come in questo momento è emerso dai clamorosi accertamenti della magistratura nella stessa capitale” ammonisce Napolitano “Eppure, il dato saliente resta quello del dilagare, ormai da non pochi anni a questa parte, di rappresentazioni distruttive del mondo della politica. Sono dilagate analisi unilaterali, tendenziose, chiuse a ogni riconoscimento di correzioni e di scelte apprezzabili, per quanto parziali o non pienamente soddisfacenti”.

    Il problema, secondo Napolitano, è riconducibile ad una politica che ha perso ogni senso di moralità. Di qui le infiltrazioni di stampo criminale e la corruzione imperante. Manca allo stesso tempo un’analisi costruttiva delle difficoltà vissute dalla sfera pubblica. Al contrario, la critica si trasforma in violenza verbale e in mancato rispetto delle istituzioni (su tutte il Parlamento): la crisi della politica diventa anti-politica. Il Presidente della Repubblica teme questo fenomeno più di tutti gli altri, tant’è che lo definisce come una “patologia eversiva”.
    Non mancano anche i riferimenti all’anti-europeismo sempre più in voga in Italia come nel resto dei Paesi membri dell’Unione Europea. Un fermento anti-comunitario che rischia di far male alla democrazia, nonostante Napolitano sottolinei anche come le “miopie ed i ritardi delle istituzioni comunitarie, insieme a calcoli opportunistici degli Stati membri” abbiano contribuito ad una simile degenerazione.
    Un appello, quello di Napolitano, che arriva dopo giorni intensi, caratterizzati da voci sulle sue dimissioni imminenti e sugli eventuali sostituti. Giorni difficili per l’Italia come per il suo Presidente della Repubblica.