• Se n’è parlato molto e probabilmente si continuerà a  farlo nei prossimi mesi. La modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che verrà introdotta col Jobs Act, rischia di portare con sè importanti risvolti giudiziari. In questi ultimi giorni è emersa, infatti, la possibilità che la riforma del lavoro possa essere considerata incostituzionale.
    costituzione-italiana1Il motivo? La disparità di trattamento sui licenziamenti disciplinari tra dipendenti pubblici e privati. Senza una normativa specifica (al momento inesistente) è impossibile che la parziale abolizione dell’articolo 18 possa interessare anche chi lavora nella pubblica amministrazione. Nonostante, difatti, nel 2001 il rapporto di lavoro pubblico sia stato sostanzialmente privatizzato, persistono tuttora delle particolari tutele che lo differenziano da quello privato.

    Non è da escludere, dunque, che molti lavoratori possano decidere di fare ricorso alla Corte Costituzionale per il mancato rispetto del principio di uguaglianza. Ci sono, ad esempio, molti enti di natura pubblica che sono di fatto controllati da soggetti privati. La normativa da applicare in questo caso è il vecchio articolo 18 e non quello recentemente riformato.

    In generale si pone una questione di parità di trattamento tra pubblico e privato, che è ormai da troppo tempo all’ordine del giorno. Ovviamente, una tematica così importante come il licenziamento accentua la questione e pone domande di natura costituzionale. Sul punto è intervenuto Matteo Renzi, aprendo alla possibilità di estendere la normativa sui licenziamenti collettivi anche ai pubblici dipendenti.
    In questo modo sarebbe possibile licenziare quei lavoratori che rendono inefficiente la macchina amministrativa.
    Il tutto, però, è rimandato a febbraio, quando arriverà in Parlamento la riforma del Ministro Madia sulla Pubblica Amministrazione. Solo in quella sede verranno valutati pro e contro di un’eventuale estensione della disciplina giuridica del nuovo art. 18 ai dipendenti pubblici.
    Certamente si tratterebbe di un cambiamento epocale che avvicinerebbe in maniera inesorabile il lavoro pubblico a quello privato.



  • Tra le misure della nuova Legge di Stabilità, vanno annoverate anche quelle riguardanti la pubblica amministrazione. Il settore pubblico sembra essere quello più trascurato dal Governo Renzi. Ogni esecutivo si pone come obiettivo una riforma globale dell’apparato burocratico, salvo poi, a conti fatti. agire in maniera parziale e spesso addirittura peggiorativa.
    Manca ancora un intervento sistemico da parte dell’attuale governo. Il ministro Madia ha lanciato delle linee guide, senza però presentare ancora un piano concreto.

    madiaUna delle notizie più rilevanti sul pubblico impiego riguarda il mancato rinnovo dei contratti dei pubblici dipendenti. Questi ultimi si trovano in una situazione di palese svantaggio rispetto agli altri lavoratori. L’inflazione cresce, infatti, ma i stipendi non vengono adeguati ai nuovi prezzi. Ne risente ovviamente il potere d’acquisto che decresce gradualmente col passare degli anni.
    Il blocco dell’adeguamento delle retribuzioni va avanti ormai dal 2010 e rischia di far montare la protesta dei pubblici dipendenti. Su questo fronte ci si aspettava di più da parte del Governo Renzi, ma è probabile che nei prossimi mesi ci saranno delle risposte in tal senso.

    Arriva comunque una buona notizia per chi aspira ad entrare nel settore della pubblica amministrazione, in particolare in quello dell’istruzione. Dopo anni di buio, infatti, nei primi mesi del 2015 verranno indetti dei concorsi pubblici per l’assunzione e l’inserimento di oltre 40mila insegnanti.
    Sono moltissimi i laureati che aspettano un’opportunità di questo tipo. La scuola ha bisogno di un chiaro rinnovamento, sia a livello di personale che di metodi didattici.
    La decisione di riattivare le procedure concorsuali è da valutare come un segnale positivo, specie per quei giovani che vogliono confrontarsi finalmente con il mondo del lavoro.
    Bisogna inserire questa misura all’interno del progetto più ampio “LaBuonaScuola“. Con tale iniziativa il Governo intende riformare l’intero sistema scolastico, ascoltando le proposte di chi la scuola la vive quotidianamente.
    Evidentemente una pubblica amministrazione rinnovata e propositiva è possibile. Starà all’esecutivo nei prossimi mesi renderla tale.



  • Tra le questioni più spinose della nuova Legge di Stabilità, c’è sicuramente quella riguardante il capitolo tasse. L’Imu è stata oggetto di un lungo e serrato dibattito in seguito alla sua introduzione avvenuta durante il Governo Monti. É stata più volte rivista e corretta, ma la polemicha sulla tassazione degli immobili rimane sempre viva.

    spese condominialiNon è esente dalla questione anche l’esecutivo Renzi. Nel mese di Dicembre, gli italiani hanno dovuto versare nelle casse dello Stato, ingenti quote di denaro, la maggior parte delle quali dovute all’erogazione dei servizi locali e al possesso delle proprie abitazioni. Ecco perchè l’argomento Tasi ed Imu è sempre all’ordine del giorno, a maggior ragione se viene paventata l’ipotesi di un aumento delle suddette imposte.
    Il rischio era alto, ma questa volta è stato sventato. La nuova Legge di Stabilità conferma le aliquote massime del 2014 e soprattutto non vi è traccia della cosiddetta Local Tax, ovvero un’unica imposta sui servizi locali.
    Su questo punto il Governo non ha voluto forzare la mano: la presenza di una nuova tassa avrebbe certamente alimentato nuovi malumori.
    I cittadini italiani possono, dunque, tirare un sospiro di sollievo. Le scadenze per l’Imu e per la Tasi rimarranno inalterate (il 16 giugno per l’acconto ed il 16 dicembre per il saldo), così come rimarranno uguali i tetti d’imposta. Per la Tasi sulla prima casa, ad esempio, ci sarà sempre un tetto massimo del 2,5 per mille.

    Una delle più grandi novità del Ddl Stabilità riguarda, invece, il Tfr. A partire da Marzo 2015 fino al 30 Giugno 2018, sarà possibile ricevere la somma relativa al Trattamento di Fine Rapporto direttamente in busta paga. Questa misura interessa i lavoratori dipendenti del settore privato che siano occupati da almeno sei mesi con lo stesso datore di lavoro.
    Si tratta di un provvedimento che agisce nella stessa direzione di molti altri approvati all’interno della Legge di Stabilità. L’obiettivo comune è, infatti, rilanciare i consumi aumentando la liquidità disponibile per i cittadini. Dunque, chi vorrà avere maggiori risorse nell’immediato potrà richiedere tale somma.
    L’inserimento del Tfr in busta paga presenta, però, alcune criticità. La suddetta cifra farà parte dello stipendio mensile, ma sarà sottoposto a tassazione ordinaria. Non ci saranno, dunque, agevolazioni fiscali per chi deciderà di  ricevere il trattamento di fine rapporto subito.
    Una scelta, quindi, che può avere dei vantaggi nel breve periodo, ma che a lungo andare porterà i lavoratori dipendenti a perdere denaro maturato nel corso di anni di lavoro.



  • Le rilevazioni dell’Istituto Demos sul grado di fiducia degli italiani verso le istituzioni rappresentano un ottimo barometro per analizzare lo stato di salute della nostra democrazia.
    Il quadro che emerge è sempre più preoccupante. Dal 2010 ad oggi, i cittadini italiani mostrano un livello di fiducia decrescente verso qualsiasi tipo di istituzione politica.
    Non solo, dunque, i partiti, ma anche realtà istituzionali come il Presidente della Repubblica e la Magistratura, spesso considerati come poteri equilibrati ed imparziali.
    I dati recenti mostrano un’inversione di tendenza notevole. Un esempio emblematico è fornito dal grado di fiducia verso il Presidente della Repubblica: mentre nel 2010 il 71% degli intervistati mostrava fiducia verso la figura di Giorgio Napolitano, adesso questa cifra si è ridotta ad un misero 44%, con una decrescita del 27%. Numeri impressionanti che raccontano la sofferenza con la quale gli italiani hanno vissuto la rielezione di Napolitano e la discussione odierna su un suo prossimo successore.
    Non convince a pieno anche l’operato del Capo dello Stato, accusato da più parti di aver sponsorizzato gli ultimi tre Presidenti del Consiglio, venendo meno così al suo ruolo di arbitro e garante della Costituzione.

    ermellini3Sorprendono anche i dati sulla magistratura. Solo il 33% degli italiani dichiara di avere molta o moltissima fiducia verso i magistrati. Un vero e proprio crollo di consensi, se pensiamo che solo nel 2010 il 50% dei cittadini del nostro paese esprimeva sentimenti di fiducia verso l’operato della magistratura.
    Evidentemente gli italiani non hanno gradito l’eccessiva “politicizzazione” del potere giudiziario, che ha portato spesso alcune toghe a ricoprire incarichi istituzionali a livello locale e nazionale.

    Fanno riflettere, inoltre, le rilevazioni sulla valutazione del regime democratico nel suo complesso. Probabilmente è quest’ultimo il dato più preoccupante. Solo il 66% pensa che la democrazia sia preferibile a qualsiasi altra forma di governo. Una percentuale che presa singolarmente non esprime a pieno il sentore anti-democratico esistente.
    Una valutazione comparata ci permette, al contrario, di avere l’esatta percezione della situazione. Dal 2004 in poi, infatti, è lentamente diminuito il numero di persone che ritiene la democrazia la migliore forma di governo possibile. Siamo passati dal 74% del 2004 al 66%.
    Sono numeri inequivocabili che si aggiungono al minimo storico di fiducia raccolto dalle istituzioni politiche e di governo (21%) e alla percentuale di cittadini che pensa che la democrazia possa funzionare senza partiti politici (50%).
    La democrazia italiana possiede, dunque, un vero e proprio deficit di legittimità. Gli atteggiamenti anti-politici ed anti-democratici dei cittadini nostrani non vanno sottovalutati. Ci vuole una rivoluzione politica e culturale per riacquistare la fiducia verso le istituzioni e cancellare qualsiasi tipo di sentimento eversivo.



  • Uno degli obiettivi del Governo Renzi è il rilancio dei consumi. In tempo di recessione è necessario ridare fiducia ai consumatori, dando così nuovo slancio all’economia.
    Per raggiungere tale traguardo risulta imprescindibile fornire risorse ai cittadini, sia attraverso lo sgravio fiscale che attraverso l’incremento dei redditi. Le misure adottate dall’esecutivo italiano all’interno della Legge di Stabilità sembrano voler agire in tal senso.
    Bonus alle famiglie e ai lavoratori dipendenti per riattivare la catena consumi-investimenti, fondamentale per ogni sistema economico.

    renziUno dei primi provvedimenti del Governo Renzi è stato il bonus di 80 euro, presente in busta paga per tutti i lavoratori dipendenti con un reddito che va dagli 8.145 euro ai 24.000 euro. La somma decresce, invece, per chi percepisce dai 24 ai 26mila euro annui.
    La misura sembrava potesse essere transitoria, in realtà l’esecutivo ha deciso di confermarla e anzi di renderla strutturale. Su tale bonus, c’è stato un dibattito molto acceso, soprattutto di carattere politico.
    Al di là dell’efficacia del provvedimento, che può essere quanto meno discutibile, la scelta adottata da Renzi è un segnale chiaro lanciato ai consumatori, un vero e proprio invito alla spesa, rilanciato attraverso ulteriori misure.

    Una di queste interessa le famiglie. Verrà erogato, infatti, un assegno di 960 euro annui per tutte quelle famiglie che concepiranno o adotteranno un bambino tra l’1 gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017. Il bonus spetterà, però, solo a quei nuclei familiari che avranno un reddito complessivo non superiore ai 25mila euro annui e verrà mantenuto per i primi tre anni di presenza del bambino all’interno della famiglia.
    L’assegno verrà raddoppiato per chi possiede un reddito inferiore ai 7.000 euro. Il provvedimento esclude molte famiglie, soprattutto quelle con un Isee “medio”, ma sembra coprire la stessa categoria di individui interessate al bonus degli 80 euro. Trattasi, dunque, di una scelta abbastanza coerente con l’impianto complessivo.

    Sempre per le famiglie meno abbienti, aumentano i fondi per la cosiddetta Social Card, quella carta che tramite lo stanziamento di 40 euro mensili consente ai cittadini più poveri di acquistare cibo e pagare le bollette di luce e gas. Verranno stanziati circa 250 milioni di euro in più all’anno per finanziare tale fondo.
    Si tratta di una misura di carattere assistenziale. Tuttavia nel settore del welfare il Governo dovrà e potrà fare di più, Bruxelles permettendo.



  • Si prospetta un 2015 all’insegna della semplificazione e della digitalizzazione. Sono queste le linee guide espresse dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal vertice della Commissione Europea, Jean Claude Juncker. Un piano di modernizzazione che attraversa più settori.
    Dall’economia alla giustizia, passando per le nuove tecnologie e l’e-commerce, il prossimo anno presenterà numerose novità in tal senso.
    Alcune sono presenti nella Legge di Stabilità, altre verranno discusse nei primi mesi del 2015 in sede parlamentare italiana ed europea, ma sembrano essere già realtà concrete.

    21102014Una delle misure più reclamizzate dal Governo italiano è l’istituzione del 730 precompilato. La preparazione della dichiarazione dei redditi spetterà all’Agenzia delle Entrate e dovrà essere fornita ai contribuenti entro il 15 Aprile. I soggetti interessati saranno circa 20 milioni di individui tra pensionati e lavoratori dipendenti, i quali potranno accedervi tramite i servizi online dell’Agenzia delle Entrate o attraverso i Caf.
    Non sarà però l’unica novità all’insegna della digitalizzazione: tante riguarderanno, ad esempio, il mondo dell’e-commerce. Una su tutte interessa l’Iva sull’acquisto degli e-book. La tassazione sui libri digitali passerà, infatti, dal 22% al 4%; una misura che però non riguarderà i quotidiani digitali.
    Sempre in riferimento agli acquisti online, a partire da Marzo 2015, sarà possibile utilizzare anche il Bancomat per comprare un prodotto in rete: basterà richiedere l’attivazione del suddetto servizio alla propria banca.
    Ci sarà, inoltre, un nuovo regime di tassazione per gli acquisti in rete. L’Iva non verrà più applicata al paese del fornitore, bensì a quella dell’acquirente. Un cambiamento del quale dovrà tenere conto chi opera nel settore delle vendite online, poichè non sarà più possibile usufruire delle tariffe agevolate presenti in determinati paesi.

    Il modello della semplificazione viene seguito anche nell’ambito della giustizia. A partire dal giugno 2015, infatti, gli avvocati nel settore civile dovranno depositare online tutti i documenti processuali, anche quelli riferiti ai processi in Corte d’Appello.
    Tra le novità più rilevanti, segnaliamo anche la fibra ottica obbligatoria per tutti i nuovi edifici e l’addio definitivo ai costi di roaming sulle chiamate e sul traffico dati effettuato all’interno di paesi membri dell’Unione Europea. La misura è ancora oggetto di discussione e rimodulazione, ma risulta essere uno dei punti chiave del programma di Juncker come presidente della Commissione Europea.



  • In questi giorni di dibattito sul Jobs Act e sulla Legge di Stabilità, si parla tanto di costo del lavoro. Le imprese sono spesso costrette a sopportare oneri eccessivi, che esulano dalla retribuzione dei propri lavoratori dipendenti. Parliamo ovviamente dei contributi fiscali e di tante altre spese che rendono la vita difficile alle aziende. Assumere è diventato un costo sempre più insostenibile.
    Ecco perchè le associazioni di rappresentanza degli imprenditori chiedono di diminuire le tasse (una su tutti l’Irap), in modo da creare più opportunità di lavoro.

    27102014I dati forniti dall’Istat, in riferimento all’anno 2012, ci aiutano ad avere un quadro più chiaro della situazione. Ma cosa ancora più rilevante, ci permettono di effettuare un’analisi comparata tra il costo del lavoro in Italia e quello negli altri paesi europei.
    Ne viene fuori un ritratto per certi aspetti sorprendente. Il costo del lavoro medio per ogni dipendente è di 41.300 euro in quelle aziende con più di 10 dipendenti nel settore dell’industria e dei servizi.
    Di questa cifra, però, poco meno di 30.000 euro sono destinati alla retribuzione del lavoratore, il resto, infatti, viene versato come contributi sociali (si parla di una cifra superiore agli 11.000 euro), i quali, dunque, incidono sul costo del lavoro per il 27,3%.
    Il peso dei contributi risulta essere sopra la media dei paesi dell’Unione Europea, che è del 23%. Solo la Francia e la Svezia presentano livelli superiori all’Italia. Questo dato dimostra come l’incidenza della tassazione sia effettivamente pesante nel nostro Paese.

    Sorprende, invece, il confronto con gli stati europei in materia di retribuzione. Qui, l’Italia fa registrare dei numeri inferiori alla media. La retribuzione lorda oraria, infatti, di un lavoratore dipendente italiano è di 19,9 euro l’ora, mentre la media europea è 21,2 euro. Stesso discorso per il costo del lavoro orario, 27,5 euro in Italia contro i 28,4 dei paesi dell’Eurozona.

    Provando a riassumere questi dati, l’Italia si trova sopra la media in quanto ad incidenza dei contributi sul costo del lavoro e sotto la media europea come retribuzioni. Qualcuno potrebbe azzardare che il livello dei salari è strettamente collegato alla tassazione troppo elevata, poichè costringe i datori di lavoro a pagare di meno i propri dipendenti.
    Difficile stabilire un rapporto di causa-effetto certo. Ovviamente un abbassamento del peso dei contributi potrebbe avere degli effetti importanti, sia in termini di posti di lavoro creati che di innalzamento delle retribuzioni medie dei lavoratori dipendenti.



  • Il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, si difende dalle accuse ricevute in questi giorni. Dopo lo scandalo Mafia Capitale, molte sono state le persone, appartenti al mondo delle istituzioni, coinvolte in prima persona. Esponenti di partiti politici con cariche istituzionali a livello comunale, ma anche rappresentanti dello Stato sul territorio.
    Appartiene a quest’ultima categoria il prefetto Pecoraro. La sua colpa sarebbe stata quella di avere incontrato Salvatore Buzzi, responsabile della Cooperativa 29. Un meeting definito proficuo dallo stesso Buzzi e che ha fatto storcere il naso a molti.
    Secondo una parte dell’opinione pubblica, questo sarebbe sufficiente per gettare ombra sulla figura di Pecoraro e sui possibili rapporti tra la Prefettura ed il mondo della criminalità romana.

    14112014Il prefetto di Roma si difende e lo fa attraverso una conferenza stampa: “Per un prefetto è normale incontrare associazioni e cooperative cattoliche e tra queste c’era anche la cooperativa guidata da Buzzi”. Un incontro, dunque, di carattere istituzionale, come ce ne sono molti.
    Chi opera nel mondo cooperativo conosce le procedure e sa quanto sia importante il confronto quotidiano con figure di questo tipo.
    Avviene per le coop, così come per le imprese e per altri rappresentanti della società civile. Senza il dialogo è difficile trovare un’unità d’intenti: in poche parole è impossibile sviluppare il tessuto economico e sociale di una comunità. Lo sanno i sindaci, gli assessori, i prefetti e gli stessi cooperatori.

    Una polemica simile è stata montata contro Ignazio Marino, sindaco di Roma, anche lui colpevole di avere incontrato Buzzi e di essersi complimentato per il lavoro svolto dalla sua cooperativa.
    Bisognerebbe distinguere, dunque, tra responsabilità accertate dalla magistratura e semplici gossip giornalistici. Solo in questo modo si può analizzare quanto avvenuto nel miglior modo possibile.



  • Ve ne abbiamo parlato ieri. La polemica sulle partite Iva e sui freelance, in seguito al varo della Legge di Stabilità, diventa sempre più fitta. Tant’è vero che oggi, il premier Matteo Renzi, è dovuto intervenire sulla questione. Il Presidente del Consiglio ha parlato ai microfoni di Rtl 102.5, commentando le principali misure della Legge di Stabilità e riservando una rassicurazione alle categorie maggiormente penalizzate dal DDl: “Sul tema delle partite Iva ci sono dei passi importanti, soprattutto per gli artigiani ed i commerciati, sui giovani professionisti c’è ancora da lavorare e ci lavoreremo nei prossimi mesi perchè io sono il primo a non essere profondamente soddisfatto di come è uscito il testo”.

    orlandoUn impegno importante ed una dichiarazione di insoddisfazione quella espressa da Renzi. Il popolo delle partite Iva è stato uno dei più grandi sostenitori del Renzi della prima ora. Si tratta di giovani tra i 30 ed i 40 anni voglioso di rinnovare questo Paese e di farlo attraverso le proprie capacità professionali.
    Le aspettative di questa categoria erano elevate. Adesso, invece, partite Iva e freelance si dichiarano profondamente delusi dal Jobs Act e sono in rivolta per l’aumento della tassazione che li colpirà dal 2015 in poi.
    Più contributi previdenziali, più tasse ed un regime dei minimi rivoluzionato. Una manovra che rischia di far collassare il sistema dei giovani liberi professionisti. Renzi, questa volta, ha compreso che non può rimanere indifferente di fronte alla protesta che monta. Ne va della sua credibilità politica.

    Il giovane avvocato, l’architetto o il giornalista freelance hanno aspettato per anni una rivoluzione liberale. Matteo Renzi si era presentato con l’identikit giusto: ecco perchè, adesso, la delusione è ancora più profonda ed il risentimento difficile da sopprimere.
    Meno rappresentanza (i freelance sono tra le categorie meno rappresentate dai sindacati), meno diritti e più tasse. No, questo il popolo delle Partite Iva non può accettarlo.
    Il premier dichiara di assumersi personalmente la responsabilità di un provvedimento ad hoc per i giovani liberi professionisti. Su questo punto si gioca tanto, probabilmente anche la sua prossima riconferma a Palazzo Chigi.


  • latte granarolo

    Il processo di lavorazione del latte fresco pastorizzato di Alta Qualità è estremamente accurato in tutte le sue fasi. Una sequenza rigorosa che porta sulle nostre tavole un prodotto dall’elevato valore biologico e dal sapore fresco e genuino.

    latte_fresco_Questo tipo di latte può essere prodotto solo da aziende con determinati requisiti disciplinati dalla legge n. 169 del 3/5/1989. Tra le caratteristiche più importanti rientra il tipo di mungitura, lo stato di salute dei bovini e le condizioni igieniche delle stalle. Tutti elementi imprescindibili per avere un alimento di Alta Qualità.

    Il latte fresco pastorizzato di Alta Qualità deve, innanzitutto, arrivare crudo nella fabbrica di lavorazione ed essere trattato non oltre 48 ore dalla mungitura. A differenza del latte pastorizzato, esso subisce un solo trattamento termico di pastorizzazione con l’obiettivo di ridurre al minimo la perdita di sostanze proteiche e di mantenere intatta la freschezza tipica di questo prodotto.

    Il procedimento di pastorizzazione consiste in un trattamento del latte ad una temperatura di 72° per circa 15 secondi. Questo tipo di lavorazione consente l’eliminazione di alcune sostanze come la flora microbica, presente, invece, in un tutti i tipi di latte crudi.

    Una volta pastorizzato, si procede con il confezionamento che può avvenire in bottiglie di vetro, di plastica o in un buste di Tetra-Pak. Risulta molto importante per il latte fresco pastorizzato di Alta Qualità il processo di etichettatura. La legge n.204 del 3/08/2004 stabilisce, infatti, che possano essere etichettati come tipi di latte fresco solo quei prodotti che rispettano i requisiti disciplinati dalla legge n. 169 del 3/5/1989. In base alla normativa vigente l’etichettatura deve riportare la data di scadenza del latte che non può essere superiore a sei giorni dal momento della pastorizzazione.

    La legge stabilisce, inoltre, l’obbligo di indicare la stalla di provenienza del latte. In questo modo si favorisce la tracciabilità del prodotto e viene data la certezza al consumatore che il latte provenga da aziende certificate e che, dunque, si tratti a tutti gli effetti di un alimento di Alta Qualità.

     

     



  • Sono state dieci le cooperative, sparse in tutta Italia, ad occuparsi delle mense nelle carceri, dal 2004 ad oggi. Dall’Ecosol a Torino, passando per il Campo dei miracoli a Trani all’Arcolaio di Siracusa, il servizio offerto dalle coop è stato di assoluta qualità.
    Lo dimostra il parere estremamente positivo offerto dai direttori dalle carceri e dallo stesso Ministero delle Giustizia. I detenuti hanno svolto un vero e proprio percorso professionale che li ha portati a percepire un regolare stipendio e a guardare il proprio futuro con maggiore fiducia. Ne ha giovato anche il sistema carcerario italiano, noto alle cronache per i suoi standard non all’altezza, tanto da ricevere dure reprimende da parte dell’Unione Europea.
    Il servizio erogato dalle cooperative è stato una delle poche luci in un mondo con tante ombre. Innovazione e rieducazione al servizio della comunità.

    orlandoLa notizia di questi giorni, però, è che l’accordo tra Dap e coop non verrà rinnovato. Sull’argomento è intervenuto anche il Ministro delle Giustizia, Andrea Orlando, con delle parole che faranno certamente discutere: “Quella sperimentazione, gestita dalla Cassa Ammende, la considero conclusa e l’ho fatto comunicare alle cooperative interessate fin dal Marzo scorso” le dichiarazioni di Orlando riportate da La Stampa “Non c’entra le cronaca recente. Il servizio di mensa deve tornare alla gestione diretta del carcere come è in quasi tutte le città”.
    Il motivo di questa scelta sarebbe riconducibile alla stessa Cassa Ammende che finanzia tale attività.
    Si tratta di una cassa, per l’appunto, alimentata dalle multe pagate dai condannati nei rispettivi processi e recentemente oggetto di revisione da parte del Ministero della Giustizia.

    Nonostante le dichiarazioni ufficiali, risulta comunque un minimo contraddittoria la scelta del Governo. Lo stesso Orlando sostiene a gran voce: “Daremo lavoro a chi tra i detenuti vorrà lavorare“. Il tutto tramite la ristrutturazione delle carceri, la quale darebbe una mansione a chi vive quotidianamente negli istituti carcerari.
    Certamente una cosa non escluderebbe l’altra: ammodernare le carceri è compatibile con la gestione delle mense affidata alle cooperative più innovative. Magari il Ministro ci ripenserà ed in questo senso il tavolo di concertazione tra il Dap e le coop, previsto per il 30 Dicembre, potrà rivelare sviluppi diversi rispetto a quelli paventati fino a questo momento.



  • La Calabria ha un suo piccolo oro bianco, il latte fresco, materia pregiata di cui Asso.La.C. tratta oltre 40 milioni di litri all’anno, coinvolgendo in questo processo produttori di tutte le province calabresi, coprendo quasi il 75% del territorio e raccogliendo il 70% del latte prodotto in Calabria.

    Latte che con una filiera corta e sicura diventa il latte fresco che troviamo nel banco frigo dei nostri supermercati e dei piccoli negozi di alimentari e gastronomie. Dunque, consumare latte fresco, oltre a far bene a noi stessi, poiché al sapore fresco e delicato, aggiunge una serie di sostanze nutrienti importanti per il nostro organismo, che lo speciale procedimento di pastorizzazione e di lavorazione consente, di mantenere del tutto intatte. Tanto che nel latte fresco è possibile trovare Sieroproteine solubili: ± 15,5 (% proteine totali), Proteine totali (g/100ml) ± 3,2, Grasso (g/100g) ± 3,5 e Carboidrati Lattosio (g/100ml): ± 4,8. Come emerge da questi dati, una delle caratteristiche principali del latte fresco pastorizzato di Alta Qualità è la perdita minima del numero di proteine (32 gr di proteine/litro sono quelle che troviamo nel latte appena munto,  29 gr di quello fresco pastorizzato), per via del particolare processo termico al quale è sottoposto. Per questo motivo risulta essere il latte dal più alto valore organolettico.

    Come si diceva in precedenza, per la Calabria il latte fresco oltre alle proprie qualità alimentari e nutritive, ha una grande valenza economica, visto il numero di produttori e la distribuzione degli stessi sul territorio regionale, consumare latte fresco calabrese aiuta l’economia ed è un supporto fondamentale in questo momento di crisi per il mondo agroalimentare.