• Crisi delle imprese italiane nel 2012Non era difficile prevedere una chiusura del 2012 con dati a dir poco preoccupanti così che quanto rilevato dal sondaggio congiunturale svolto dalla Banca d’Italia, non fa che presentare una situazione piuttosto critica per le aziende italiane alle prese con una crisi ancora tutta da superare (e sperando che non si prolunghi ulteriormente).

    L’anno in corso si chiuderà per un terzo delle imprese con i conti che definire “profondo rosso” consente di evidenziare solo un dato parziale poiché, in conseguenza di ciò, a farne le spese saranno soprattutto i lavoratori in calo soprattutto nelle realtà più piccole: quelle che occupano tra i 20 e i 40 adetti.

    Dalla rilevazione di Bankitalia effettuata presso le imprese negli ultimi due mesi, il 50,3% di esse dichiara di attendere un utile, mentre il 30,2% prevede una perdita: un dato quest’ultimo in crescita del 23,6% rispetto allo scorso 2011. Bilanci in negativo soprattutto per i settori del terziario e in particolare per quello alberghiero e della ristorazione, quelli che più di ogni altro compatrono sopportano il taglio delle spese nei bilanci delle famiglie.

    Sul fronte degli affari, l’indagine ha messo in evidenza che nei primi nove mesi dell’anno si è ridotto, rispetto allo scorso anno, per un 50% di aziende ed è cresciuto per il 24%, e così anche per gli investimenti più o meno in linea ma con previsione di riduzione degli stessi nell’immediato futuro, mentre è aumentato il numero delle imprese che è ricorsa alla Cassa Integrazione.

    La palla passa ora al ministero dello Sviluppo Economico al fine di favorire un cambio di rotta a sostegno dell’occupazione e degli investimenti, e occorre anche far presto, sin dalla prossima legge di stabilità, se non si vuole che il rosso dei bilanci di tante aziende (e gli effetti che gli stessi producono) non diventi “fisso” senza possibilità alcuna di ripresa.



  • Giornata del Banco Alimentare 2012È fissata per il prossimo 24 novembre la nuova Giornata del Banco Alimentare destinata alla raccolta di cibo per i poveri del nostro Paese, in crescente aumento, investendo in modo particolare famiglie con bambini piccoli e anziani che, effetti anche della crisi, rappresentano le fasce della popolazione più colpite.

    Cresce così, di anno in anno, il numero degli italiano che devono bussare alle porte di associazioni varie (Banco Alimentare, Croce Rossa, Caritas, Opere di Carità, Comunità di Sant’Egidio) per chiedere aiuti alimentari.

    Un numero impressionante stando a quanto attesta l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), l’ente collegato al ministero delle Politiche agricole, che ne ha stimati circa 3,6 milioni: + 33% negli ultimi due anni, quasi un milione in più rispetto al 2010. Un dato allarmante al quale, la stessa Agenzia rischia di non fare più fronte sebbene attraverso le varie organizzazioni caritative distribuisca ogni anno 100 milioni di euro di alimenti prodotti in eccedenza.

    Alla Campania il triste primato dove i poveri sono il 14% della popolazione con un aumento del 56% nell’ultimo biennio. Ma non sta messo bene nemmeno il Nord del Paese per essere rappresentato, subito dopo Sicilia e Lazio, dalla Lombardia, l’Emilia Romagna (6° posto), il Piemonte (8°), la Toscana e il Veneto a ruota. In mezzo, ancora regioni del Sud: la Puglia (5° posto), la Calabria (7°), la Sardegna (11°).

    Le regioni con il minor numero di indigenti la Valle d’Aosta, il Molise, il Trentino Alto Adige, l’Umbria: complessivamente in Italia 6mila poveri ogni 100mila abitanti.

    Il rischio è che a partire dal 2014, se l’Europa non rivedrà il taglio dei fondi previsti per le eccedenze alimentari da distribuire, non si potrà più soddisfare i tanti indigenti che, purtroppo, le stime prevedono ancora in aumento.

    Tuttavia è anche evidente che la povertà la si combatte non solo aumentando le disponibilità alimentari da distribuire ma anche, probabilmente soprattutto, riducendo gli sprechi: è fin troppa la quantità di cibo che viene buttata nella pattumiera o quella che, per un qualsiasi difetto di produzione (come confezioni sbagliate o difettose) o prossime alla scadenza che finisce al macero: più di un milione di tonnellate di cibo che basterebbe non solo a soddisfare il bisogno dei 3,6 milioni di poveri del nostro Paese, ma anche una parte degli oltre 19 milioni di persone che in tutta Europa soffrono la fame.



  • la valigia di cartone - emigrazioneIn media, ogni anno, 24.000 giovani dopo il diploma, approdano ad università del Centro-Nord abbandonando il Mezzogiorno del Paese: uno su cinque!

    Di questi, quelli che fanno ritorno ai propri territori d’origine sono all’incirca 6000: vale a dire meno della metà di coloro che, una volta laureati, scelgono di investire i saperi acquisiti nei luoghi di partenza, ricercando occupazione altrove.

    I numeri sono dell’Ufficio studi dell’Istituto per ricerche e attività educative (Ipe) sui flussi migratori degli studenti universitari in Italia basata su dati del ministero della pubblica Istruzione, “Migrazioni intellettuali e Mezzogiorno d’Italia” di Serena Affuso e Gaetano Vecchione, nonché dello Svimez.

    Un Sud sempre più povero di cervelli, il 20% della popolazione universitaria, che perde così ogni prospettiva di miglioramento non riuscendo ad attrarre, attraverso i propri atenei, altri studenti provenienti da altre regioni.

    Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna, ma anche Basilicata e Molise, le regioni più soggette al fenomeno migratorio e incapaci di attrarre nuove matricole: nell’anno accademico 2010-2011 hanno attratto meno del 10% della popolazione studentesca con “perdite” elevatissime, pari al 40% per la Calabria e più del 30% per la Puglia. Idem per la Campania, dove il bilancio tra nuovi ingressi provenienti da altre regioni e migrazioni è negativo e così per l’Abruzzo capace di attrarre il 47% di studenti ma di perderne di propri in misura del 30%, il Molise che ne riceve il 43% perdendone il 60% e la Basilicata con un saldo negativo del 50%.

    A questo punto si può parlare di vera e propria fuga. Le ragioni sono tante e lo spazio poco per avviare ogni riflessione più corposa. Tuttavia è fin troppo evidente che la leva sta nel post laurea, negli sbocchi occupazionali che il Centro-Nord dell’Italia, nonostante la crisi, ancora oggi riesce ad offrire in misura maggiore del Sud.

    A ciò si aggiungono alcune differenze riscontrabili nell’offerta formativa proposta dagli atenei, più a contatto con il territorio e, più in generale e dato non trascurabile, una migliore qualità della vita riscontrabile non tanto sul piano relazionale e dei legami familiari quanto nel minor degrado delle città e la minore presenza di fenomeni malavitosi.

    E non è cosa da poco.



  • Il premio Nobel James TobinNel 1972, il premio nobel James Tobin, teorizzava la sua “Tobin tax”.

    James Tobin (professore del nostro premier Monti), propose una tassa che prevedeva di colpire tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli e in contemporanea procurare entrate destinate alla comunità internazionale.

    Ma come mai la tassa è rimasta dormiente per tanti anni?

    Nel 1984 la Svezia introdusse la Tobin Tax, ma il risultato fu abbastanza scarso, in quanto la maggior parte dei risparmiatori decise di lasciare il Paese!

    Infatti, se la tassa è applicata solo da alcuni Paesi potrebbe incoraggiare alla fuga di investimenti /capitali verso altri Paesi detassati o con aliquote più favorevoli; per questo essa ha efficacia solo se adottata in maniera uniforme a livello globale.

    Tobin tax - In Italia è inserita nella legge di stabilità 2013Anche la Francia dell’ex premier socialista Lionel Jospin ci provò nel 2001, salvo ritirare il provvedimento nel marzo del 2002, a causa del gettito molto al di sotto delle stime. E così fece pure il Belgio nel 2004, per soppiantare la tassa e annunciare la sua reintroduzione solo quando essa avesse trovato applicazione sul piano internazionale. Stessa fine ingloriosa pure in Austria.

    Come mai oggi se ne riparla?

    Grazie alla procedura di cooperazione rafforzata, possibilità offerta dal Trattato di Lisbona per aggirare i veti, se almeno nove Paesi dell’Unione Europea sono d’accordo possono legiferare insieme!

    Ed è ciò che accade oggi, ben 11 paesi dell’U.E. hanno dato il via libero alla tassa, tra cui l’Italia, mentre altri  paesi come Regno Unito, Svezia, oltre Irlanda e l’Olanda restano fuori.

    E un’imposta così pensata resta di difficile applicazione.

    In Italia, la Tobin tax è inserita nella legge di stabilità 2013, ancora da approvare, e dovrebbe avere un’aliquota pari allo 0,05% ed applicarsi alle compravendite di azioni, derivati e “strumenti finanziari partecipativi”.

    Alla fine gli effetti della Tobin Tax graveranno sul piccolo risparmiatore in termini di minori performance dei fondi comuni, pensioni integrative e aumento dei costi mutui variabili.

    Arrivati a questo punto  la domanda viene spontanea!

    Se solo 11 paesi applicano la tassa, non si correre il rischio di elusione (cioè un’evasione, giuridicamente lecita!!) così come avvenne in Svezia?



  • E-labora 2012 - Lamezia Terme

    Seconda edizione a Lamezia Terme (Catanzaro), i prossimi 8 e 9 novembre, con “E-Labora. Il lavoro possibile”, promosso dall’amministrazione Provinciale di Catanzaro.

    Due giorni dedicati ai temi del lavoro alla presenza di istituzioni, confederazioni, imprenditori ed esperti, finalizzati a sviluppare riflessioni ed azioni concrete su: “competenze per il lavoro che manca” e “strumenti per chi cerca lavoro e chi cerca lavoratori”.

    Il tutto attraverso seminari e, in particolare, stand di imprese che nel presentarsi manifesteranno anche i propri fabbisogni di competenze professionali delle quali sono in ricerca: un punto di incontro tra domanda e offerta di lavoro che fa di “E-Labora” un appuntamento speciale, come pochi in Italia.

    Sarà presente all’evento anche il camper di “dConsulting by dpixel”, che promuoverà attività finalizzate allo scouting di idee imprenditoriali e promozione di progetti di impresa.

    “E-Labora” 2012 si svolgerà nell Teatro Umberto di Lamezia Terme.

    Per ulteriori informazioni ci si può collegare al sito ufficiale della manifestazione.



  • L'usura è un cancro per l'economia e per la societàDire che sia uno dei tanti effetti della crisi vuol dire negare l’esistenza di un fenomeno che, soprattutto nel Sud del Paese, esiste da sempre. Piuttosto la crisi l’ha aggravato anche con la “complicità”, diretta e indiretta, delle banche che hanno stretto ulteriormente i rubinetti in seguito al forte aumento delle sofferenze bancarie.

    Stiamo parlando del fenomeno dello strozzinaggio, più noto come usura, vera cassa contante per le mafie, con “fatturati” da capogiro che non conoscono crisi, prodotti da interessi che arrivano fino al 1500% annui.

    Il dato è quello presentato dalla Fondazione nazionale Antiusura “Interesse Uomo”, che da dieci anni opera nella provincia di Potenza e che a breve agirà sull’intero territorio italiano, sostenuta, tra le altre, da Banca Etica.

    Non c’è regione o città d’Italia, salvo rare eccezioni, esente dal fenomeno: Roma dove i tassi raggiungono il 1500%; Aprilia 1075%; Firenze al 400%; la Puglia al 240%; la Calabria tra il 200 e il 257%. Va un po’ meglio, se è lecito esprimersi così, a Padova dove i tassi raggiungono il 180% e nel modenese dove variano tra il 120 e il 150%.

    Dati impietosi che mettono a nudo una realtà economica sofferente che coinvolge migliaia di cittadini e imprenditori facendo le fortune, in particolare, di clan malavitosi: ben 55 quelli scoperti con le mani nel sacco, ramificati in ogni angolo d’Italia.

    Papa Giovanni Paolo II° definì l’usura “una vergognosa e tremenda piaga sociale” della quale, aggiungiamo noi ma è opinione diffusa (se non un vero e proprio dato) più di qualche responsabilità grava anche sullo Stato. Non sono poche infatti le imprese che a tutt’oggi sono creditrici della pubblica amministrazione e che a causa del ritardo di quest’ultime nei pagamenti, e la concomitante indisponibilità degli istituti di credito, bussano alle “banche della mafia” sempre aperte e generose nell’erogazione di prestiti a tassi usurai.

    È fin troppo evidente che occorrono iniziative pubbliche e private a sostegno di cittadini e imprenditori in difficoltà, utili non solo ad arginare l’annoso problema quanto ad infondere quel coraggio necessario a denunciare le proprie problematicità e a non sentirsi soli e abbandonati nell’affrontarle.

    È un problema e una questione di civiltà, a tutt’oggi un neo spaventoso per l’Italia intera.



  • Nell’anno in cui la crisi sta maggiormente producendo i suoi effetti nel mercato dell’auto, la parola d’ordine per le case costruttrici è divenuta “diversificazione”: modelli, motori, tecnologie, al fine di far fronte ai tanti segni “meno” che mese per mese stanno infliggendo perdite sempre più cospicue in Italia come nel resto d’Europa.

    È così anche per la tedesca Bmw, -17,7% da inizio anno, alle prese con un processo di restyling per la sua vettura “base” la Serie 3, la più venduta tra tutti i modelli, che si propone oggi interamente rivisitata nella gamma nelle versioni Berlina e Touring (la precedente Station Wagon) proponendo piccoli ritocchi estetici e, soprattutto, nuovi motori benzina (320 e 328) e diesel (316, 318 e 320) ed un innovativo ibrido che segna il debutto della casa tedesca in questa tecnologia.

    ActiveHybrid 3 - L'ibrido di BMW

    La Active-Hybrid 3, come gli altri motori ibridi, si avvale di una doppia motorizzazione, mettendo d’accordo sportività ed ecologia, proponendo insieme un motore a benzina ad iniezione diretta ed uno elettrico che agiscono in sinergia, utilizzando anche la funzione “start&stop” oltre al recupero di energia in frenata e al rilascio dell’acceleratore.

    Semplicemente azionando un pulsante collocato sul tunnel centrale, la Active-Hybrid 3, è in grado di percorrere circa 4 km, fino ad una velocità massima di 75 km/h, utilizzando la sola modalità elettrica, riducendo sensibilmente i consumi e, nel rispetto dell’ambiente, le emissioni inquinanti portandole a solo 139g/km di CO2.

    Come per tutte le vetture di “grossa taglia”, l’unico neo di questa vettura resta il prezzo d’acquisto, nella versione base a partire da 55.700 euro, che sebbene super opzionata, resta fuori portata per tantissime tasche.

    Difficile che con questi costi si possa far cambiare rotta al mercato europeo mentre, diversamente, la Active-Hybrid 3 può puntare a quello l’oltre oceano dove le cose vanno decisamente meglio.



  • Legge salva-olio e made in ItalyPrimo passo per la legge salva-olio approvata all’unanimità dal Senato, nel disegno più complessivo che definisce le “norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini“, al fine di salvaguardare uno dei tanti comparti oggetto di frode alimentare a salvaguardia del patrimonio alimentare e agricolo nazionale nonché, aspetto non trascurabile, a tutela della salute pubblica.

    Un passo fondamentale nella battaglia a difesa del vero Made in Italy dalle frodi e dagli inganni, che deve proseguire con la stessa decisione nel passaggio alla Camera che ci auguriamo avvenga al più presto”, ha commentato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nell’esprimere apprezzamentao per il lavoro svolto dalla Commissione Agricoltura del Senato.

    Una volta (definitivamente) approvate, le nuove norme fissano criteri più stringenti a tutela del consumatore, contrastando la pubblicità ingannevole, ma soprattutto, introducendo l’obbligo di inserire il termine minimo di conservazione e prescrivendo le modalità di presentazione degli oli nei pubblici esercizi.

    Nel combattere le frodi di questo particolare e rilevante alimento nazionale, le nuove norme fissano le responsabilità delle persone giuridiche per i reati commessi in materia alimentare introducendo altresì nuovi istituti processuali investigativi e, soprattutto, sanzioni accessorie alla condanna attraverso la pubblicazione della sentenza.

    L’Italia, con un patrimonio di oltre 250 milioni di piante, garantisce manodopera per 50 milioni di ore lavorative e un fatturato di 2 miliardi di euro e, di certo, come sta avvenendo, non poteva più restare a guardare ai tarocca tori di mestiere.

    Nella speranza, infine, che ciò sia da viatico anche per tanti altri alimenti patrimonio dell’agricoltura e dell’operosità Made in Italy.



  • A dicembre saldo IMUSono chiamati alla cassa tutti i cittadini possessori di immobili, entro il territorio italiano e non, per il pagamento dell’ultima rata dell’IMU (Imposta Municipale Unica) entro e non oltre il 17 dicembre p.v.. Sebbene i Comuni abbiano ormai le ore contante per la delibera delle nuove aliquote definitive (oggi, 31/10 è l’ultimo giorno), sono in realtà ancora in alto mare e, in virtù della lentezza elefantiaca della macchina burocratica,  i Caf avevano provato ad avanzare una proposta di proroga, seppur di breve periodo, portando il termine ultimo al 31 dicembre.

    Ma il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, nega la proroga affermando che il Ministero non ha in programma alcuna delibera che modifichi i termini di scadenza. Si correranno, quindi, tutti i rischi che ne derivano da questo caos, compreso quello del pagamento in ritardo da parte dei cittadini, con l’obbligo poi, di ricorrere alla formula del ravvedimento operoso (utilizzabile fino al 18 giugno 2013, data di scadenza della prima rata IMU 2013) sommando alla cifra calcolata anche le quote di interessi e sanzioni.

    Altra lamentela avanzata dai contribuenti è in merito alla mancata pubblicazione del modello di dichiarazione IMU, solitamente reso noto da Agenzia delle Entrate e dai Comuni stessi, fruibile ai cittadini e agli Enti preposti, tramite i loro siti internet istituzionali. Con l’ICI i comuni mandavano i bollettini a casa e si doveva solo procedere al pagamento entro i termini di scadenza previsti dalla legge, con l’IMU è tutto lasciato al caso. E’ il primo anno e si da il beneficio del dubbio ai tecnici del ministero e agli esperti preposti, ma i cittadini non dovrebbero andarci di mezzo. Oltre al danno degli importi stratosferici, la beffa? No, grazie.

     



  • Legge di stabilitàCome sarà speso il denaro pubblico e come verranno reperiti i fondi necessari per tali investimenti?

    È questo che definisce la Legge di Stabilità, che fino al 2003 portava il nome di Legge Finanziaria.

    Ma di cosa si tratta?

    Ogni anno il Governo deve predisporre la legge di bilancio, il principale documento previsto dall’ordinamento della Repubblica Italiana per regolare la vita economica del Paese. L’articolo 81 della Costituzione stabilisce che con tale legge non si possono definire nuovi tributi e nuove spese, per questo è affiancata dalla legge di stabilità.

    Il disegno di legge è presentato entro il 15 Ottobre di ogni anno e a seguito dell’approvazione del Parlamento, regolerà la vita economica del Paese nell’arco di un anno solare.

    In seguito alla riforma costituzionale del 2001, che introdusse il federalismo nell’ordinamento degli enti locali territoriali, l’attività finanziaria statale deve essere coordinata con quella locale: ed ecco perché la Legge Finanziaria dal 2003 viene denominata legge di stabilità.

    Essendo l’Italia stato membro dell’Unione Europea, la stessa Legge di Stabilità ogni anno deve adottare norme di coordinamento della finanza pubblica dei vari livelli di governo, allo scopo di rispettare i requisiti di convergenza economico-finanziaria imposti dal trattato di Maastricht, al fine di raggiungere una più efficiente politica di coesione, anche economica, tra i paesi dell’U.E.

    La legge di stabilità 2013, proposta dal Governo Monti porterà una serie di modifiche sulle entrate/uscite dello Stato. Tra i punti principali troviamo: la riduzione delle aliquote IRPEF, per i primi due scaglioni; il tetto massimo delle detrazioni Irpef non potrà eccedere 3mila euro; saranno tassate anche le pensioni di invalidità e di guerra, l’aumento di un punto percentuale dell’IVA; il reperimento delle risorse attraverso, anche, la Tobin tax; cambiamenti per l’IMU della Chiesa, per la sanità, per la Tav e i trasporti; l’ok alla vendita dei beni demaniali attraverso fondi immobiliari e ancora tante altre modifiche.

    Chiaramente, sono ancora proposte tutte al vaglio del Parlamento. E le polemiche, seguite da controproposte, sono all’ordine del giorno.



  • Attenti alla contraffazione dell'etichettaNonostante una legge nazionale (targata 2012) approvata all’unanimità dal Parlamento italiano, ma non ancora applicata per le resistenze comunitarie (e lobby) che prevede l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime impiegata per le produzioni alimentari, prolifera il mercato del falso anche nel comparto dell’agricoltura.

    La denuncia arriva da Coldiretti e dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia) per le quali la contraffazione nel nostro Paese vale 1,1miliardi di euro, che salgono fino a 60 se si considerano anche i prodotti italiani taroccati commercializzati all’estero: prodotti dai nomi altisonanti ma che nascondono vere e proprie insidie, se non effetti nocivi, alla salute.

    Un danno di immagine all’Italia, un danno fiscale, un danno all’agricoltura e a quanti dei prodotti della terra ne fanno motivo di orgoglio per la produzione di alimenti davvero unici: salumi, formaggi, vini, in particolare.

    Una situazione insostenibile alla quale si sta correndo ai ripari su iniziativa delle stesse organizzazioni di agricoltori e del ministro Mario Catania, con l’attivazione di una rete di cooperazione internazionale di polizia dell’Interpol volta a contrastare il mercato della contraffazione e, in particolare, i cosiddetti “wine-kit”, prodotti in Gran Bretagna: una sorta di “polverine magiche” che trasformano l’“acqua in vino” e che i consumatori stranieri confondono per vino italiano di qualità e dalle “firme” più prestigiose.

    La contraffazione si combatte con una buona informazione, corretta, che aiuti il consumatore finale a stabilire con certezza le materie prime del prodotto alimentare acquistato, la provenienza, l’anno di produzione.

    Da qui la sollecitazione a che le maglie legislative siano sempre più stringenti e, soprattutto, che vengano attuate per evitare il proliferare di un mercato che prima di ogni altro, importante, aspetto si traduca in un danno alla salute dei consumatori.



  • Le aziende del falso non conoscono crisiAbbigliamento, alimentare, software, profumeria e cosmesi, pelletteria, ma anche giocattoli e addirittura medicinali, sono solo alcuni dei comparti che non conoscono crisi, fatturando anche in tempi di ristrettezze quasi sette miliardi di euro.

    Non si tratta dell’ultimo improvviso ed inatteso cambiamento di rotta di un’economia agonizzante, ma di un dato che riguarda un “mercato” particolare: quello del tarocco. Già, perché, a quanto pare, in Italia siamo ben disposti a tirare la cinghia su tutto, anche quando si tratta di mangiare, ma non siamo disponibili a trascurare la nostra immagine o a rinunciare a quella determinata firma, pur di apparire (altro che globalizzazione) o, più semplicemente, di risparmiare.

    Peccato che, come spesso accade in questa sorta di impulso all’apparenza e al risparmio a tutti i costi, non si rifletta abbastanza sulle inevitabili conseguenze di questo agire.

    Perché se da una parte fa tendenza avere quel determinato prodotto firmato, o anche quell’oggetto acquistato ad un costo più favorevole sebbene si tratti di falsi, sul giro di affari complessivamente sviluppato (dati della ricerca del ministero dello Sviluppo economico e del Censis) contribuiamo a sottrarre al Fisco la bellezza di 1,7miliardi di euro che non entrando nella casse legalmente, è praticamente impossibile ricevere scontrino da chi vende tarocchi, finisce per esser recuperato dallo stesso Fisco mettendo le mani in tasca, per altre vie, … indovinate in quelli di chi?

    Seconda conseguenza: la contraffazione, e la manodopera che la sostiene, brucia 110mila posti di lavoro (stessa fonte dei dati). Anche in questo caso, indovinate a chi vengono sottratti quei posti di lavoro?

    Indipendentemente dalla crisi in atto, il problema della contraffazione preesiste alla stessa e molto probabilmente tenderà a perpetrarsi nel tempo. È tuttavia tempo di prendere maggiore consapevolezza di quanto ciascuno, anche nel suo “piccolo”, può fare per porre rimedio ad un fenomeno che davvero non beneficia nessuno se non i “trafficanti di tarocchi”.

    Infine, informazione non trascurabile, fare memoria che sostenere il mercato del falso vuol dire, in termini concreti, compiere un atto illecito sebbene, illusi, convinti di fare un affare.