• pensione e giovaniLa prima riforma del governo Monti è stata la riforma delle pensioni inserita nel decreto “Salva Italia” del dicembre scorso.

    Riferiscono le cronache che a margine dei lavori, Mario Monti abbia fatto fatica a convincere Sarkozy che la riforma fosse stata già approvata senza aver prodotto sommovimenti sociali.

    In effetti, le misure contenute nel decreto possono essere riassunte nella spinta a lavorare più a lungo, disincentivando il ricorso alla pensione di anzianità (anomalia tipicamente italiana), a fronte, però, di un assegno pensionistico più pesante.

    D’altra parte in Italia la spesa pensionistica incide per il 14 % del Pil (fonte: OCSE) e le aspettative di vita dopo i 65 anni per uomini e donne nel periodo 2045/2050 sarà rispettivamente di 20,5 anni per gli uomini e 25,1 anni per le donne (fonte: Nazioni Unite 2008). Ecco anche il motivo di equiparazione dell’età pensionabile sia per gli uomini che per le donne.

    Ma la domanda che ci dovremmo porre tutti è la seguente: a quanto ammonterà il mio assegno pensionistico? Non è una domanda banale e lo testimonia il fatto che sulla base di uno studio di Accenture (pubblicato in un articolo da Plus del Sole 24 ore il 6 ottobre 2012), l’84% degli intervistati in Italia sono preoccupati per il futuro e il 60% afferma di non aver mai ricevuto un preventivo su cosa fare per puntare ad una pensione dignitosa.

    Insomma, si ha sete di consulenza previdenziale, ma in pochi compiono delle azioni concrete e la prima azione da compiere, sarebbe quella di effettuare un check-up previdenziale per conoscere, con buona approssimazione, il proprio futuro assegno pensionistico.

    Ci si può rivolgere ad una banca, ad una compagnia d’assicurazione, ad un Patronato, ai siti internet; l’importante è muoversi. Il futuro, cioè la pensione e più vicina di quanto possa sembrare e bisogna provvedere per tempo alle scelte pensionistiche.

    Conosciuto il futuro assegno pensionistico, spetta poi ad ognuno la scelta su come, eventualmente, integrarlo: fondo pensione chiuso o aperto, Fip, Polizza Vita, Pac, Titoli di Stato, mattone. L’importante è essere consapevoli delle proprie scelte, e soprattutto non procrastinarle. Rinviare le scelte sulla propria pensione potrebbe costare molto caro e cioè dover poi risparmiare e versare somme più elevate in minor tempo.



  • Succhi di frutta - DDL saluteDai grandi proclami al nulla di fatto!

    Il Decreto Legge sulla Salute che prevedeva l’aumento della percentuale di succo naturale nelle bibite, innalzandolo dall’attuale 12% al 20%, riconoscendone la portata in termini di prevenzione sanitaria, nonché le importanti ricadute sul piano dell’economia agricola, nella stesura finale non contempla più la data dell’1 gennaio 2013 per l’entrata in vigore.

    Una vera propria beffa per i cittadini ed il sistema delle imprese agricole ed agroalimentari e delle industrie di spremitura, che gravitano attorno alla filiera agrumicola” ha commentato il presidente di Coldiretti Calabria, Pietro Molinaro, che dell’iniziativa si era stato attento e arguto promotore, per il quale il governo, nonostante il parere favorevole della commissione sanità, è stato costretto a piegarsi alle lobby delle bibite e pur mantenendo in piedi la norma, di fatto, non indicando una data, sposta nel tempo l’entrata in vigore della stessa.

    Un dietrofront che va contro la stessa logica posta a sostegno del decreto: la salute dei cittadini, migliorando concretamente la qualità dell’alimentazione, consumando più frutta per ridurre malattie legate all’obesità, con azioni di prevenzione attente anche ad aspetti, non di secondo rilievo, come quella appunto dell’aumento di succo naturale nelle bibite.

    E con tutte le ricadute che la stessa mancata attuazione ha sul piano della filiera agrumicola dove, è noto, non sono pochi i casi di sfruttamento di manodopera: la rivolta di Rosarno, in Calabria, è ancora sotto gli occhi di tutti.

    Ma che fare: “il metodo seguito dal governo – dice ancora Molinaro – pensavamo appartenesse ormai al passato. Evidentemente tutti i cittadini devono ricredersi” e sollecita una levata di scudi in Parlamento “per cancellare questa pagina assurda ripristinando la data certa di entrata in vigore del provvedimento prevedendo l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del succo come disciplinato dalla Legge n. 4/2011”.



  • Il nuovo redditometroC’è discrepanza tra il reddito dichiarato al fisco e il tenore di vita del contribuente?

    Con il redditometro, scatta automaticamente l’invito da parte degli uffici finanziari al contraddittorio, preliminare all’avvio degli accertamenti; ma solo se l’incoerenza fra reddito dichiarato e spese sostenute supera il 20%!

    Ma cos’è il redditometro e a cosa serve?

    E’ lo strumento attraverso il quale il Fisco può stimare il reddito presunto di un contribuente, sulla base delle spese che quest’ultimo ha effettuato, grazie ad una serie di indici fissati a priori.

    Il suo scopo è colpire chi effettivamente non paga le tasse o meglio chi omette di dichiarare redditi e poi ha un certo tenore di vita in realtà. Ad esempio, chi ha un veicolo con più di 21 cavalli fiscali, da 2080 cc di cilindrata in su, dovrebbe avere un reddito di 40 mila euro.

    Il redditometro andrà a classificare i contribuenti in 11 tipologie (tra tipologia familiare e area geografica) e considera 100 voci di spesa, divise in 7 macro aree. Si avranno in questo modo 55 gruppi omogenei, così che medesimi acquisti fatti da diverse tipologie familiari, o di diverse aree geografiche, avranno pesi diversi.

    Grazie ad una sentenza della commissione tributaria di Milano, che richiama il concetto di famiglia adottato in ambito penale, gli effetti della convivenza da matrimonio sono equiparati alla convivenza more uxorio, cioè i redditi della coppia vengono sommati.

    Il contribuente avrà la possibilità di verificare da solo la propria situazione, mediante un software, e potrà dimostrare la comparabilità tra spese e reddito dichiarato prima che scattino i controlli; oppure dovrà esser in grado di giustificare le spese effettuate e dimostrare l‘origine delle proprie risorse finanziarie.

    Ma se le spese sono compatibili con il reddito, non ci sono problemi” afferma Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate; infatti, se lo scostamento è lieve il Fisco NON interviene.

    Saranno messe sotto la lente solo le persone fisiche (professionisti, dipendenti, pensionati, commercianti, artigiani, imprenditori individuali) e non anche le attività imprenditoriali.

    Lo strumento di accertamento andrà in vigore dal 1° gennaio 2013, ma attenzione, perché lo stesso avrà valore retroattivo in quanto andrà a verificare i redditi a partire dal 2009, cioè dalle dichiarazioni presentate dal 2010 in poi.

     



  • I ripartenti - Rapporto 2012 sulla povertà della CaritasI ripartenti. Povertà croniche e inedite. Percorsi di risalita nella stagione della crisi e il titolo che la Caritas ha dato al Rapporto sulla Povertà 2012, presentato l’altro ieri in occasione della Giornata internazionale di lotta alla povertà.

    Un rapporto, come la stessa Caritas ha sottolineato, che mette rilievo l’“evidente incapacità” dell’attuale sistema di welfare a farsi carico delle nuove forme di povertà e delle nuove forme di emergenza sociale derivanti dalla crisi economico-finanziaria che attanaglia l’Italia, oramai, da diversi anni.

    Una denuncia grave ma che ben mette in primo piano l’urgente bisogno di politiche più attente a vecchie e nuove povertà che la crisi ha accentuato e che tardano ad arrivare se non quando, addirittura, vengono ostacolate.

    Nel Rapporto, si rileva come negli ultimi tre anni c’è stata un’impennata degli italiani che si sono rivolti ai centri della Caritas e, in particolare, si tratta di casalinghe (+177,8%), anziani (+51,3%), pensionati (+65,6%) che bussano alle porte dell’organizzazione per la richiesta di sussidi economici anche in misura maggiore degli immigrati.

    Questi ultimi, in numero sempre crescente nel nostro Paese, con forte incidenza nel Centro e nel Nord Italia, più che aiuti economici, chiedono maggiori opportunità di lavoro (17% contro l’8,9% degli italiani) e, in particolar modo, orientamento (13,4% vs il 3,6%).

    Siamo in emergenza ed appare evidente il bisogno di maggiori azioni improntate a politiche di solidarietà e sussidiarietà che, ancor prima di azioni governative, sollecitano ogni italiano a fare la sua parte prestando attenzione alle persone che ci circondano: ai loro bisogni materiali, forse immutati dal tempo del “benessere”, ma anche psicologici per resistere alle sfide della società contemporanea che esclude chi non consuma.

    E mentre c’è chi bussa alla Caritas o ad altre organizzazioni per un tozzo di pane, ci permettiamo il lusso di buttare nella pattumiera, ogni anno, più di 10 milioni di tonnellate di cibo o facciamo la fila per l’ultimo IPhone (costo medio di partenza, 750 euro).

    Contraddizioni che dovrebbero scuotere le coscienze. A ciascuno la propria.

     



  • Monti, Hollande e Merkel - Vertice sorveglianza bancaria eurozonaAncora un Consiglio Europeo dove Angela Merkel è stata costretta a rivedere le proprie ragioni e a ricercare il necessario dialogo con gli altri partner per un accordo non più rinviabile.

    Dopo aver “digerito” a fatica il provvedimento “salva-Stati”, c’è voluta una sentenza dell’Alta Corte tedesca per ratificarne la legittimità (Fondo salva-stati: c’è l’ok dell’Alta Corte tedesca), la Cancelliera Federale si è presentata all’appuntamento europeo con l’obiettivo di procrastinare i tempi per l’istituzione del nuovo supervisore bancario unico (Ssm), affiancato/interno alla Bce, e di assicurarne la piena operatività prima di passare alle fasi successive dell’unione bancaria e alla ricapitalizzazione “diretta” degli istituti in crisi (sulla base di quanto determinato nel mese di Giugno).

    La contrapposizione è nata con il leader francese Hollande, appoggiato da Italia e Spagna, decisamente orientati a mettere subito in atto le scelte prese nel precedente Consiglio Europeo.

    Dieci ore di discussione, fino alle tre del mattino di oggi, per raggiungere un risultato di compromesso ma che, di fatto, da operatività agli accordi di Giugno: i legislatori della Comunità Europea proseguiranno il loro lavoro sulle proposte per il meccanismo unico di sorveglianza bancaria con l’obiettivo di trovare un accordo entro il primo gennaio 2013 per renderlo quindi operativo nel corso dello stesso anno, e non più da subito come spingeva la triade italo-franco-spagnola.

    In buona sostanza, la Banca Centrale Europea si avvarrà di questo nuovo istituto di sorveglianza nel corso del prossimo anno e, nello spazio di due/tre mesi, a detta del suo presidente, Mario Draghi, si renderà operativo il nuovo sistema: non più sulla base di un calendario fissato dal legislatore ma comunque, gradualmente, entro il 1° gennaio 2014.

    Entro quella data tutte le banche dell’area euro, si parla di 6000 istituti (anche in questo caso i dissidi con la Merkel hanno trovato un compromesso accettabile), avranno l’occhio vigile del supervisore unico così da spezzare quel legame con i governi locali (dei singoli Stati): un passetto più in là verso un’unità economica reale che anticipi, speriamo di poco, quella politica.



  • Nuova Opel Corsa ecoFlex - uscita: novembre 2012A quanto pare, l’unico modo per attrarre nuovi acquirenti in un mercato al collasso è quello di proporre modelli di successo, quelli che hanno già catturato in passato le simpatie di tanti, ma con soluzioni tecnologiche tali da consentire risparmi significativi soprattutto sul fronte dei consumi di carburante.

    Come il caso della Opel Corsa “ecoFlex”, in commercio dal prossimo mese di novembre, che “promette” di percorrere ben 30 km con un solo litro di gasolio, grazie ad un motore 1.3 cc turbodiesel da 95 cavalli dotato di pompa dell’olio a portata variabile e di una nuova mappatura del modulo di controllo, nonché di alcuni piccoli interventi sull’aerodinamica della vettura, tali da ridurre al minimo ogni resistenza.

    Non solo: la piccola di casa Opel garantisce appena 88 g/km di anidride carbonica nell’aria, con un impatto ambientale davvero minimo e da renderla tra le vetture più ecologiche in circolazione.

    Tutto il resto è rimasto come prima: un’utilitaria compatta che ben si presta alla guida in città come nelle medie percorrenze, dotata di ogni dispositivo in fatto di sicurezza e di comfort.

    E se già la versione attuale è “risparmiosa”, la ecoFlex, pur considerando un 20% in meno di quanto solitamente dichiarato dalle case costruttrici, fa di una “promessa” una certezza con consumi davvero sorprendenti.



  • Il Ministro degli Interni SeverinoC’è voluta la “questione di fiducia” ma alla fine il governo ce l’ha fatta, almeno al Senato, per l’approvazione del maxiemendamento al ddl sulla corruzione: in forma ridotta rispetto al testo originale del ministro della Giustizia, Paola Severino, ma in ogni caso è passato.

    E grande sospiro di sollievo. Almeno per ora.

    E sì, perché nelle stranezze dei nostri politici, anche quando si tratta di mettersi d’accordo su ciò che costituisce “corruzione”, le parti fanno difficoltà ad incontrarsi, a dialogare, quando piuttosto appaiono fin troppo evidenti i contenuti della materia in questione.

    Era, e lo è tuttora, in attesa che venga approvata dalla Camera (dove del resto, sempre i nostri politici, annunciano grandi interventi) un provvedimento non più rinviabile, per essere il nostro Bel Paese ai vertici d’Europa per corruzione. Un dato di fatto che, e sono in tanti ad averlo detto a chiare lettere, si ripercuote con il blocco di miliardi e miliardi di investimenti, nazionali ed internazionali, pubblici e privati, che restano fermi per il solo timore di trovarsi a far fronte con fenomeni di corruzione. Un danno, diretto e indiretto, ad un’economia già di suo in crisi.

    È fin troppo evidente che ogni rinvio, causa di estenuanti dibattiti e tornaconti personali, comporterà un rinvio nell’applicazione della legge una volta approvata alla Camera e, sempre che, la stessa non debba fare “marcia indietro” al Senato.

    Non possiamo permettercelo. Né per la nostra economia, né per il bisogno assoluto che abbiamo di pulizia dai corrotti di ogni ordine e grado.



  • Auto: costi di manutenzione sempre più altiAncora un mese nero per il mercato dell’auto che a settembre in Europa chiude con un crollo dell’11% stabilizzandosi nei primi nove mesi del 2012 a -7,2%: poco meno di 10milioni di vetture in meno immatricolate, coinvolgendo tutte le maggiori case produttrici ivi compresa Volkswagen che, almeno fino ad oggi, aveva tenuto. Del gruppo tedesco il solo marchio Audi continua a difendersi.

    Nel vecchio continente le vendite vanno male in tutti i Paesi, Germania inclusa e al terzo mese consecutivo con il segno meno, con la sola eccezione della Gran Bretagna (+8,2%) e la Slovacchia (+46,6%): altri Stati, altre storie.

    Stessa sorte, relativamente alle quote di mercato, per i marchi europei più prestigiosi: detto di Volkswagen, Fiat chiude a -16,5%; Renault a -29%, Psa Peugeot-Citroen a -8,6%, General Motors a -16,2%, Ford a -15%. In controtendenza Bmw, la cui quota di mercato a settembre si attesta al 7,4%, e le coreane Kia e Hyundai.

    In Italia, ad incidere sulla crisi dell’auto, ci sono anche i maggiori costi per il mantenimento della stessa. È quanto conferma l’Associazione per una mobilità equa e responsabile (Amoer) per la quale, nel 2012 mantenere un veicolo di media cilindrata costa in media 588 euro in più rispetto all’anno precedente: 4.628 euro nei 12 mesi.

    A conti fatti, un +15% rispetto al 2011, imputabili, guarda un po’, ai maggiori costi dei carburanti (da soli incidono per circa 420 euro dei 588 indicati), delle assicurazioni (+7%), dei parcheggi e/o pedaggi (+17%) e della manutenzione (+5%).



  • Diminuzione del debito pubblicoI dati pubblicati nel supplemento al bollettino statistico della Banca d’Italia, dedicato alla finanza pubblica, parlano chiaro: nei primi otto mesi del 2012 le entrate tributarie sono in crescita del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, attestandosi a quota 257,121 miliardi di euro.

    Un dato confortante al quale fa riscontro anche una diminuzione del debito pubblico che, sempre nello stesso mese di agosto, è sceso a quota 1.975,6 miliardi: poco più di un miliardo di euro rispetto al mese di luglio.

    È la stessa Bankitalia a spiegare le ragioni di tale diminuzione: la stessa è determinata dalla revisione dei dati precedentemente indicati tutti in rialzo. Ciò nonostante, nel mese di agosto la riduzione c’è stata, a vantaggio della finanza pubblica e, più o meno indirettamente, di tutti i cittadini che la “sopportano”.

    Su entrambi i fronti si tratta di un segnale di discontinuità rispetto al passato, indice di un lento e, ci si augura, progressivo cambiamento.



  • Salari bassi per i neoassuntiCome se non bastasse già la crisi a metterci del suo, ed anche in modo rilevante, un nuovo problema si affaccia per quanti un posto di lavoro lo hanno ed, in particolare, se trattasi di giovani neo assunti: stipendi e salari sono sempre più bassi.

    Imputare però solo alla crisi questo fenomeno non è corretto. Altri fattori, non di poco conto, contribuiscono a far sì che quanto percepito non basti più ad arrivare a fine mese, pur contenendo ogni “eccesso” e limitandosi alle spese essenziali: alto costo (leggi, tasse) del lavoro; contratti atipici a iosa; imprenditori antichi ancorati a vecchie idee e poco disponibili ad un confronto con il mondo giovanile; l’inflazione; l’anzianità di servizio che produce costi in ascesa (contrariamente a quanto accade in altri paesi d’Europa). Fattori tutti che, per cause diverse, stanno determinando una contrazione degli emolumenti.

    E sono proprio i giovani a farne maggiormente le spese: le indagini ci dicono che in tre anni le retribuzioni dei neolaureati sono calate di oltre il 10% non consentendo loro, nonostante la conquistata “autonomia” economica, quel distacco dalla famiglia e costringendoli ancora ad una “dipendenza” che arriva anche fino a trent’anni (se non qualche tempo in più!). Una percentuale, quella indicata, che diventa maggiore se i laureati sono in possesso di un titolo specialistico (13%): a conti fatti una retribuzione media che si attesta tra i 700 e i 1000 euro.

    Su questi dati incidono notevolmente i contratti di lavoro: i giovani anziché venire assunti come dipendenti subordinati vengono inquadrati come “autonomi”: co.co.co., co.co.pro. collaborazioni a partita iva (di cui la ben nota “caccia”, dell’attuale governo, alle partite iva nascoste tra le pieghe aziendali), sganciati dai contratti nazionali, “dispensando” così i datori di lavoro dall’erogazione di salari e stipendi adeguati alla mansione ricoperta: più bassi, senza tredicesima (figuriamoci poi la quattordicesima), senza trattamento di fine rapporto.

    Se aggiungiamo a ciò il ritardo con il quale avviene il rinnovo contrattuale dei lavoratori dipendenti (l’Istat parla di un’attesa media di 27 mesi) e quella fastidiosa “sotto-cultura” che vuole, in particolare i piccoli imprenditori – generalmente poco scolarizzati – non circondarsi di laureati temendo, piuttosto che valorizzare, di portarsi in casa un potenziale concorrente, il quadro nel quale leggere la contrazione salariale risulta essere, più o meno, delineato.

    La sfida è su più fronti: incentivare forme di lavoro stabili ma, soprattutto, promuovere, attuare e verificare il porre in essere contratti trasparenti riconducibili a poche tipologie; combattere il fenomeno del lavoro in nero; ridurre la tassazione sui costi del lavoro; favorire un percorso scolastico che orienti al mondo del lavoro “reale”; sostenere retribuzioni che premino il merito.

    E probabilmente altro ancora.



  • Aumenta il rapporto prezzo/quantitàIl carrello della spesa degli italiani è sempre più pesante. Peccato che ciò sia determinato non tanto dal peso dei prodotti acquistati con maggiore frequenza quanto, piuttosto, dal rincaro degli stessi.

    Lo constata, come ogni mese, l’Istat che rileva nel mese di settembre un aumento dell’indice complessivo dello 0,8% rispetto al mese di agosto con un tasso di crescita annuale che sale al 4,7% dal 4,2% del mese precedente.

    Prezzi al consumo sempre più alti e italiani sempre più poveri in considerazione della stabilità degli stipendi, praticamente fermi da anni, e dell’inflazione che si attesta al 3,6% , in misura superiore anche a quei rari casi in cui gli stipendi sono cresciuti.

    Sempre nel mese di settembre, non sappiamo decifrare se è una buona notizia, resta stabile rispetto ad agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo, il c.d. Nic,: +3,2% su base tendenziale.

    Manco a dirlo, i maggiori rincari sono attribuibili al settore energia: in un mese la benzina è aumentata del 3,9%, con un tasso di crescita tendenziale annuo che balza al 20,1% (ad agosto era del 15,1%), mentre il gasolio per i mezzi di trasporto è cresciuto, sempre rispetto al mese precedente, del 3,1%; il 21% annuale dal 17,5 di agosto. Stessa sorte per il gasolio da riscaldamento con un rimbalzo su base mensile del 2,5% (il 10,3% su base annua).

    Anche per mangiare la musica è la stessa. I vegetali freschi sono saliti del 7,1% (il 10,2% su base annua) e così la carne, pollame, suina, bovina, con incrementi in media dello 0,5% e per tanti altri prodotti del comparto alimentare con la sola eccezione della frutta fresca diminuita dello 0,6%.

    In controtendenza, ma per ragioni facilmente intuibili, i costi relativi ai trasporti aerei, marittimi e ferroviari e, questo sì un dato confortante, quello dei medicinali grazie alla minore incidenza di quelli di fascia A.

    Come andrà a finire non si sa. Resta il dato che la forbice continua ad allargarsi e che sempre più sono le famiglie con problemi economici, alle prese con un carrello che, giorno dopo giorno, diventa sempre più difficile da riempire.



  • Test autovalutazione venditoreL’esercizio che propongo quest’oggi è piuttosto semplice. Tuttavia richiede un po’ di attenzione e concentrazione poiché consente di verificare se, rispetto ad alcune competenze, siamo abbastanza padroni delle stesse e, soprattutto, se riconosciamo quali rientrino nella sfera delle caratteristiche della persona da quelle che in modo più diretto caratterizzano una fase della vendita.

    Occorre munirsi di carta e penna, ciò che è scritto rimane sempre come memoria e come tempo di verifica, e tracciare sei colonne.

    La prima indica alcune competenze: empatia, accoglienza, assistenza, affidabilità, elasticità e intelligenza comportamentale, attenzione ai dettagli, professionalità, disponibilità personale, discrezione, organizzazione ed efficienza nell’erogazione del servizio.

    Nella seconda colonna date un contenuto alle competenze descritte. Di cosa si tratta? Cosa richiedono concretamente?

    Terza colonna: annotate accanto ad ogni competenza se la stessa rientra nelle vostre qualità come persona o come venditore. Conclusa questa fase, se esaminate bene il foglio appena compilato, non vi sfuggirà di osservazione di qualche sorpresa.

    Nella quarta, quinta e sesta colonna, rispettivamente denominate scarsa, sufficiente, ottima, attribuitevi un valore, basta una semplice “x”. E il gioco è fatto!

    Visualizzate bene il foglio appena compilato: ed ecco una prima mappa delle competenze, dei vostri punti di forza, come delle vostre aree deboli. Da qui, attraverso il Piano d’Azione Individuale, inizia un novo gioco: quello della crescita e dello sviluppo.

    Se poi vi piace confrontarvi con colleghi o altre persone da voi ritenute esperte, ad esercizio concluso, provate a chiedere al vostro interlocutore dove vi collocherebbe per ciascuna competenza. Si sa: quattro occhi vedono meglio di due!