• Formazione aziendale - strategie di successoIn un mercato concorrenziale come quello attuale, dove la competizione è spinta ai massimi livelli, c’è da chiedersi se tra le forme di investimento, nonostante questi tempi di ristrettezze, la formazione possa costituire uno spazio sul quale puntare.

    Personalmente sono convinto che la differenza sta proprio nella capacità di ogni imprenditore di far crescere culturalmente il personale a propria disposizione e con una direttrice, un progetto, ben preciso che individui i valori di fondo che orientano l’agire (individuabili nella mission aziendale); il coinvolgimento e la partecipazione a questi ideali di tutti i collaboratori; la formazione continua non solo su aspetti tecnici (amministrativi e commerciali) ma anche su quelli motivazionali.

    Su questi ultimi, in particolare, si gioca il futuro.

    Gli imprenditori il più delle volte si muovono alla ricerca di professionisti già preparati alla gara, puledri allenati e pronti a vincere. Costituiscono una rarità quelli disposti ad investire del denaro per acquistare puledri da addestrare in casa; meglio assumere mercenari infedeli, gente che bada solo al soldo, oppure pagare il meno possibile manovalanza generica, poco preparata, improvvisata. In queste ragioni risiede il basso livello culturale delle imprese con l’evidente alternanza di risultati che lasciano ben poco sperare nella continuità aziendale e, più in generale, in un benessere significativo per ogni suo componente: imprenditore compreso!

    Occorrono coraggio e ideali solidi nella direzione di una tensione morale per migliorare, per crescere, per conoscere. E se ciò richiede qualche sacrificio in più in termini di investimento, di denaro da dedicare nella formazione, che si sappia che si tratta di un costo i cui benefici vanno ben oltre la spesa sostenuta. Nei pochi, purtroppo, esempi di mia conoscenza tutto ciò si è rivelato strumento di notevole efficacia: una presenza solida nel mercato manifestatasi nel tempo.



  • Benessere aziendaleIl benessere aziendale appare come un continuo adattamento creativo ad una realtà in costante trasformazione. Mai come oggi, tale definizione, trova significato e bisogno di attuazione per evitare conseguenze che, inevitabilmente, rischiano di minare le basi dell’azienda, vale a dire tutto il personale in essa coinvolto: pena il verificarsi di situazioni di stress difficilmente recuperabili per l’avvicendarsi di situazioni sfavorevoli.

    Si tratta di trovare le risorse per gestire in modo adeguato il cambiamento che, anche nelle occasioni in cui si è capaci di leggere e interpretare gli accadimenti presenti e futuri, porta con sé un vissuto di discontinuità consistente nel passaggio da uno stadio all’altro attraverso il superamento di una crisi. La crisi, nel suo duplice significato etimologico, è contemporaneamente separazione e scelta: si tratta dunque di un processo, che si verifica nel tempo, denso di potenzialità evolutive, per l’opportunità offerta all’azienda della presa di consapevolezza della rottura di un equilibrio e la ricerca di uno nuovo. Ciò che, praticamente, accade in ogni sistema più o meno organizzato. Lo stress, organizzativo e personale, ne è una conseguenza: il verificarsi di un evento perturbante che richiede, provocandolo, un cambiamento nel sistema aziendale.

    Al periodo di disorganizzazione che ne consegue occorre far fronte con una fase di aggiustamento, di nuove politiche e azioni condivise, utili a generare un nuovo livello di organizzazione capace di riportare in azienda un nuovo equilibrio e la ricomparsa di quel benessere funzionale ad affrontare un nuovo cambiamento.

    Le risorse per gestire tutto ciò, il più delle volte, per non dire sempre, sono all’interno dell’azienda stessa: nei suoi uomini. Si tratta di un continuo lavoro di formazione che faccia leva su valori, motivazioni, adattamento, creatività, partecipazione alle scelte, ascolto, comunicazione efficace.

    Come imprenditore, riesci a rilevarle e poterne valutare la misura con le quali sono presenti in tutto il personale? Inoltre, riesci a descrivere come reagisci ad un evento stressante?



  • La confusione è nota, dettata, soprattutto, dall’attribuire lo stesso significato a due parole apparentemente uguali ma che, nella loro attuazione, prendono strade “diverse” pur mantenendo un comune legame.

    In un buon progetto di vita, utile ad un divenire intenzionale, coerente alla propria scala di valori, presuppone l’imparare a riconoscere e riappropriarsi del proprio mondo di bisogni e desideri. È un passaggio fondamentale per accrescere la propria autostima, relazionarsi bene con gli altri, avere consapevolezza di sé.

     

    La piramide bisogni di MaslowIl bisogno nasce da un’esigenza irrinunciabile della persona, necessario alla sua salute e al proprio benessere: fa riferimento ad una sensazione di privazione accompagnata alla conoscenza di mezzi atti a soddisfarla o a ridurne lo stato di insofferenza o di dolore che la stessa produce. Maslow ha ben descritto, nota la sua “piramide”, quelli irrinunciabili utili alla realizzazione di sé evidenziando per ciascuna categoria di bisogni anche le motivazioni che spingono verso quell’agire.

     

    Il desiderio è più un sentimento che spinge la persona a soddisfare un bisogno di natura fisica o spirituale, pertanto anche di fantasia, tendente a modificare la condizione che lo provoca e ad ottenerne il soddisfacimento. Anch’esso è accompagnato da una sensazione di privazione tale da soddisfare lo stato di benessere fisico o spirituale ma ciò si rende possibile solo attraverso la mediazione del desiderio o dell’agire di un altro soggetto. Manca, cioè, l’individuazione di un agire diretto o di un “oggetto” ben individuabile, utile a soddisfare quello stato di mancanza di benessere.

    Un esempio ci può aiutare.

    Se a livello di un bisogno primario, come mangiare, è possibile soddisfare immediatamente lo stesso ricercando un qualsiasi cibo utile a soddisfare la nostra fame, il desiderio di un buon pranzo, nel caso in cui si è incapaci di cucinare o di disporre di tanti alimenti, necessità dell’azione di un altro soggetto che potrà (libero anche di non farlo) agire nella direzione del nostro bisogno (espresso come desiderio).

    I desideri di un bambinoSullo stesso piano, gli esempi possono continuare nel campo del lavoro, o degli affetti, come in quello delle amicizie, e così via.

    Per aiutarci nel distinguo tra bisogni e desideri occorre allora fare innanzitutto chiarezza dentro noi stessi chiedendosi cosa alimenta la nostra insofferenza o quel senso di mancanza: la spinta all’immediato soddisfacimento e al bene utile a tale azione individua un bisogno; la tensione alla soddisfazione, senza la presenza di elementi diretti, ci dice che siamo davanti ad un desiderio.

    Del resto anche le similitudini ci aiutano ad afferrare la distinzione. Alla parola bisogno si accompagnano quelle di necessità, occorrenza, urgenza, miseria, obbligo, opportunità; a desiderio quelle di sogno, ambizione, aspirazione, voglia.

    Se vi va di esercitarvi, provate a discernere sin da ora i vostri bisogni dai vostri desideri.

    Per i primi individuate i beni e le vie dirette per soddisfarli; per i secondi sarà necessario imparare a chiedere aiuto.



  • Progettare il businessVerificata la fattibilità dell’idea imprenditoriale, occorre definire la mission aziendale e la vision: vale a dire l’oggetto e gli obiettivi del business verso il quale si sceglie di intraprendere e i valori di riferimento che orienteranno non solo la strategia ma anche tutti i soggetti (il capitale umano) coinvolti.

    Si tratta di obiettivi quantitativi, con riferimento al business, pertanto misurabili, raggiungibili, cadenzati in un arco temporale ben determinato (non superiore ai cinque anni), riuscendo altresì ad ipotizzare margini di redditività che, ovviamente, saranno diversi nella fase di start-up da quando l’impresa sarà a regime. Sempre in questa fase sarà fondamentale fissare il break even point (BEP), il punto di pareggio: cioè il numero minimo di prodotti o servizi che occorre vendere per non avere perdite (lo stesso si ricava dal rapporto tra i costi fissi e il prezzo unitario del prodotto/servizio al quale sono stati sottratti i costi variabili per unità).

    L’operazione appena descritta comporta che il quadro dei costi fissi, di quelli variabili e dei presunti ricavi, sia stato delineato: anche in questo caso occorre essere realisti considerando più fattori, primo tra tutti l’appetibilità del prodotto/servizio offerto in termini qualitativi e di prezzo finale per i consumatori. Rientrano in questa fase, la definizione del piano commerciale, gli investimenti che occorre inevitabilmente considerare in funzione della struttura e delle altre risorse necessarie a realizzare quei prodotti e quei servizi.

    L’azienda è quasi pronta. Mancano ancora la scelta della forma giuridica (impresa individuale, di capitali, familiare, cooperativa), la ricerca mezzi finanziari utili all’avviamento (oltre al capitale privato esistono altre forme pubbliche a favore di donne e giovani in particolare), un piano di comunicazione utile a stimolare la conoscenza e la commercializzazione dei prodotti/servizi offerti, la ricerca delle risorse persone diversamente competenti e la loro remunerazione.

    Quest’ultimo obiettivo, oltre che quantitativo (di quante unità ho bisogno), è di tipo qualitativo: è difficile individuare e reclutare da subito i migliori professionisti. E’ possibile, però, formarli in casa sapendo motivare, coinvolgere, partecipare al business plan appena descritto. Si tratta di quei collaboratori che, alla distanza, si spenderanno con l’azienda e nell’azienda molto più di altri.

    Buona impresa a tutti!



  • Spin Selling ascolto attivoDopo aver parlato della tecnica dell’A.I.D.AS. (Strumenti di vendita a servizio della concretezza: la tecnica A.I.D.A.S.), concepita soprattutto come processo di vendita, introduciamo quest’oggi, il metodo dello Spin Selling che fa leva su una comunicazione efficace (ascolto attivo), caratterizzata dal saper porre al potenziale cliente domande funzionali al nostro obiettivo.

    Nella loro successione, anche in questo caso, è possibile intravvedere un processo di vendita: tuttavia l’utilizzo di domande intenzionalmente poste aiuta a prendere maggiore consapevolezza delle proprie capacità comunicative. Il cliente non lo si conquista investendolo di domande inutili o con una parlantina travolgente quanto, piuttosto, con una comunicazione capace di far emergere bisogni e aspettative e offrire, al momento giusto, la soluzione più idonea.

    La tecnica si basa su quattro tipologie di domande le cui iniziali specificano l’acronimo: Situation questions, Problem questions, Implication questions, Need-payoff questions.

    Per Situation questions, si intendono tutte le domande poste ad inizio trattativa: servono per entrare in contatto con il cliente e comprendere la sua situazione attuale. È la fase in cui empaticamente si tratta di cogliere le sensazioni del nostro interlocutore, le sue emozioni, per riuscire ad entrare nei suoi panni.

    Attraverso questa competenza sarà più facile far emergere punti di forza e di debolezza. Ed ecco le Problem qestions: le domande da porre in modo chiaro e puntuale, utili a far emergere il problema vissuto dal cliente, rendendolo comprensibile in ogni suo aspetto, in modo che il disagio vissuto sia espresso evidenziando e identificando i propri bisogni/necessità.

    Su questi ultimi si interviene attraverso le Implication questions: quali sono le implicazioni derivanti da queste necessità? Si tratterà di amplificarli al fine di far scattare nel cliente il desiderio di cambiare lo stato delle cose.

    Solo dopo la chiusura di questa fase si introducono le Need-payoff questions: le domande che aiutano il cliente ad esporre con chiarezza le sue necessità e, successivamente, a confrontare i possibili sviluppi (positivi) derivanti dall’acquisto del prodotto/servizio da voi proposto.

    La conoscenza di questi ultimi e la chiara formulazione e comprensione delle esigenze del cliente vi consentiranno di ridisegnare (re-frame), in prospettiva, la nuova situazione che verrà a crearsi e, inevitabilmente, il cliente apporrà la propria forma sul contratto.



  • In qualità di Promotore Finanziario, molti clienti mi chiedono se sottoscrivere la prossima emissione del Btp Italia prevista tra il 15 e il 18 ottobre prossimi.

    Le caratteristiche del titolo sono le seguenti: durata 4 anni, cedola semestrale legata all’inflazione (indice FOI), quotazione sul Mot (Mercato obbligazioni e titoli di Stato) della Borsa Italiana, bonus finale, se si mantiene il titolo in portafoglio fino alla scadenza pari al 4 per mille dell’ammontare acquistato.

    Presupponendo che l’eventuale sottoscrizione del titolo è legata sempre all’orizzonte temporale e al grado di rischio che si vuole sopportare, le altre valutazioni coinvolgono l’aspetto importante di voler dare fiducia o meno all’Italia, sottoscrivendo il titolo.

    Un aspetto da tenere in considerazione è che questo titolo è indicizzato all’inflazione e sicuramente questo aspetto è da tenere presente in una fase in cui l’inflazione italiana viaggia a valori superiori al 3%; ma il titolo offrirà un rendimento minimo prestabilito anche in caso di deflazione. Difendere il proprio risparmio in termini reali è un aspetto sicuramente non secondario. Tale valutazione, infatti, non viene sempre tenuta in considerazione, mirando al solo interesse in termini assoluti. Questo errore spesso porta a scegliere titoli o prodotti che non riescono a proteggere il proprio risparmio da un nemico quale l’inflazione.

    Nello scegliere questo titolo piuttosto che un altro, oltre alle considerazioni sopra esposte, un ruolo fondamentale lo gioca la comparazione: bisognerebbe, infatti, confrontare questo titolo in emissione con altri titoli, sempre Btp Inflation Linked, oppure Cct, con medesima scadenza già presenti sul mercato e vedere se offrono dei rendimenti superiori, oppure magari sono di ammontare superiore.

    Per ciò che riguarda il rendimento, però, abbiamo il problema di non conoscere anticipatamente l’interesse offerto dal titolo, anche se il tasso sarà sicuramente interessante, considerando anche il minimo garantito. La quantità emessa di un titolo, invece, è un fattore fondamentale per chi non volesse tenerlo fino alla scadenza, ma pensa fin dall’acquisto che potrebbe doverlo liquidare prima della scadenza. Un titolo con un buon controvalore di scambi significa anche che avrà poca differenza tra prezzo in acquisto e prezzo in vendita e quindi sarà un titolo più liquido o liquidabile più facilmente.

    In riferimento alla futura emissione del Btp Italia non posso conoscere anticipatamente l’ammontare che sarà emesso del titolo; posso solo dire che sarà emesso secondo domanda: è un titolo che non sarà emesso a seguito di un’asta come tutte le altre emissioni dello Stato, per cui chi ne farà richiesta riceverà l’ammontare del titolo che ha prenotato. Il direttore generale del debito pubblico italiano Cannata, incontrando la stampa ha detto di aspettarsi un’emissione inferiore rispetto alla prima che è stata di quasi 7,3 mld. L’ammontare della seconda emissione è stato pari, invece, a 1,74 mld.

    In ultima analisi è, comunque, un titolo inseribile in una diversificazione di portafoglio.



  • La consulenza e le tecniche di venditaTorniamo parlare di tecniche di vendita soffermandoci su due esperienze solo apparentemente distanti tra loro che, nella realtà, si completano alla perfezione.

    Ciò mi permette di fare ancora una premessa: non ci sono tecniche migliori di altre, ma persone, agenti-venditori, capaci di farne proprie diverse e abili ad adottarne una piuttosto che un’altra in funzione di alcune variabili quali il prodotto-servizio proposto, le caratteristiche del cliente che si ha di fronte e la propria personalità. Specializzarsi, prepararsi continuamente, diventano le migliori “armi” per affrontare un mercato in continua evoluzione.

    L’ascolto attivo e l’attività di consulenza fanno parte di quel bagaglio di tecniche alla base delle quali c’è bisogno di una buona preparazione teorica, esercizio e, nel tempo, esperienza maturata sul campo.

    La prima si basa sullo stile assertivo del venditore capace di ascoltare i bisogni del cliente anche dal punto di vista emotivo. Quest’ultimo, infatti, è disponibile ad effettuare un acquisto sulla spinta emotiva, a volte non manifestamente espressa, che occorre saper cogliere, verbalizzandola, restituendola al cliente in termini di motivazioni (talvolta più concrete) che meglio orientano e determinano la chiusura del contratto in funzione dei bisogni espressi.

    La tecnica consulenziale si basa sulla professionalità del venditore più abile a consigliare un servizio o un prodotto, piuttosto che a venderlo. Si tratta di soddisfare il cliente facendo scattare in lui determinati bisogni che possono trovare risposta in quel servizio-prodotto che si sta offrendo.

    Due tecniche, come dicevo, solo apparentemente diverse ma che si integrano funzionalmente l’una all’altra. Infatti, per poter bene consigliare, c’è bisogno di saper ascoltare attivamente, con quattro orecchie, attenti al contenuto dei messaggi dei clienti, a ciò che rivelano di loro stessi, alla relazione che si instaura, all’appello del messaggio, vale a dire, alla richiesta esplicita di ciò di cui hanno bisogno.

    Ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, un modo per dire che venditori non ci si improvvisa. Almeno se si vuole crescere in professionalità, dove i risultati dell’attività svolta siano il frutto di strategie intenzionali e non “forzature”, alle spalle dei clienti, per fare numeri. Una scelta obbligata in questi tempi di crisi in cui le vendite calano a picco e, soprattutto, il cliente non è più la persona passiva di un tempo, disposta a sborsare quattrini senza prima aver soppesato ogni centesimo di spesa.



  • Il gioco di squadra è vincenteSia che tu sia un direttore delle vendite, un sales manager, o anche un coordinatore di altri agenti-venditori, dovendo misurare le performance della tua squadra, l’esercizio migliore del quale avvalerti è una semplice somma. Il risultato della stessa diventa il modo migliore per verificare, a fine anno o in corso d’opera (tri o quadrimestralmente) l’andamento delle vendite del tuo team.

    Primo risultato: 1+1+1= 3.

    È il minimo che ci attende da onesti e bravi venditori che svolgono senza strafare il proprio mestiere. La somma è indicativa del traguardo personale ma non di un’azione svolta in team. Probabilmente occorre intervenire sul piano motivazionale fatto di incentivi, premi ma anche a livello di processi.

    Secondo risultato: 1+1+1= 2.

    È il dato allarmante che evidenzia non solo il mancato raggiungimento di obiettivi personali ma anche di un lavoro di squadra assente, dove ciascuno opera per sé. In questo caso gli interventi diventano improcrastinabili: sulle singole persone, sugli obiettivi di ciascuno, sui processi, sulle motivazioni. Il team è inefficiente e non è detto che occorra intervenire anche sulla necessità o meno di mantenere alcune figure.

    Terzo risultato: 1+1+1= 4.

    Si commenta da sé. Ci troviamo davanti ad un team che lavora sugli obiettivi personali e di squadra in modo motivato e sfidante, capace cioè di andare ben oltre la somma dei singoli risultati. Si tratta delle performance derivanti da un buon clima aziendale che favorisce collaborazione, sana competizione, aiuto e sostegno reciproco riconoscendo le specificità di ciascuno, le competenze proprie e degli altri, per giocarle sul campo della realizzazione degli obiettivi, “mandando in meta” quel venditore in quel momento meglio appostato nel “rettangolo di gioco”: fuori metafora, che meglio di ogni altro collega, rispetto a quel cliente, riesce a portare a casa il risultato.

    Può sembrare strano, ma anche in questo caso il team si avvale di interventi, meno continuativi ma necessari, di sostegno e incoraggiamento, utili a monitorare ciò che accade e, in termini di processo, di come si fa a far accadere determinati risultati. In buona sostanza, a tener sempre presenti le “buone pratiche” acquisite dai singoli e dal team.

    Il tuo team che risultati raggiunge?



  • Calo della spesa - Agosto 2012I dati sono di Confcommercio. Tuttavia, e non per banalizzare, di questi tempi, dovendo analizzare i consumi degli italiani, un’associazione vale l’altra. La sostanza, purtroppo, non cambia: siamo in picchiata e ci resteremo, ancora per un bel po’.

    L’associazione dei commercianti comunica che nel mese di agosto i consumi sono diminuiti del 2,7% in quantità (-0,7% in valore) rispetto allo stesso mese del 2011 sebbene, lieve e “insignificante” variazione, siamo cresciuti dello 0,2% rispetto a luglio.

    Un “recupero” ininfluente rispetto al trend negativo in atto ormai da almeno due anni a questa parte. Le famiglie sono senza denaro, almeno la maggioranza, e fanno sempre più fatica a mantenere tenori di vita “conquistati” a fatica nel corso del tempo. Ciò, tuttavia, non senza contraddizioni poiché sono davanti agli occhi di tutti le fila di tante persone, giovani in particolare, quelli più colpiti dalla crisi, per l’acquisto dell’ultimo IPhone 5 (valore minimo d’acquisto 749 euro).

    Ritornando ai dati, fatta la sola eccezione (guarda un po’) per i consumi di beni e servizi per le comunicazioni (+3,1%), nel mese di agosto c’è stato, l’ulteriore, tracollo del comparto mobilità, auto in testa, con un -12,4% tendenziale. Idem per il settore abbigliamento e calzature (-4,3%), alberghi, pasti e consumazioni fuori casa (-2,4% eppure eravamo in piena stagione estiva), per beni e servizi ricreativi (-3,4%), bevande, tabacchi e, dato preoccupante, per alimentari (-3,9%) chiaro segnale della crisi che attanaglia molte famiglie.

    Complessivamente, l’indicatore di Confcommercio, segnala una riduzione dei consumi di servizi in misura dell’1,4% e del 3,3% per quelli dei beni.

    Insomma, non c’è da stare allegri e sperando in una politica più attenta alle politiche occupazionali, dirette o indirette, non è difficile ipotizzare trend negativi anche per il passato mese di settembre, per quello di ottobre appena iniziato, e per gli altri a venire.

    Fino a quando?



  • Aumenti delle bollette nel 2012È passato quasi nell’indifferenza, salvo poi a farci i “conti” quando arriveranno le prossime fatture, l’ennesimo rincaro delle bollette energetiche. Luce e gas, dal primo ottobre, hanno subito un novo aumento, rispettivamente dell’1,4% e dell’1%: il quarto dall’inizio del 2012, che in soldoni si traduce per le famiglie in una spesa media annua pari a 524 euro per l’elettricità e di 1.277 euro per il gas.

    Interventi, a detta dell’Autorità per l’Energia, resisi necessari in funzione degli inattesi rialzi delle quotazioni petrolifere salite, in meno di tre mesi, di oltre il 20%. Ed è una “fortuna” che, proprio in funzione del nuovo metodo di aggiornamento della “quota energia” (QE), approvato dalla stessa Autorità nello scorso mese di giugno, che l’incidenza del gas non sia salita dell’1,7% comportando maggiori spese per i cittadini e le imprese utenti.

    Minore l’incidenza per le famiglie e le aziende serviti in tutela, passati cioè al mercato libero dell’energia.

    Da quest’ultimo dato, e dall’accelerazione arrivata dall’Antitrust al governo sulle politiche di liberalizzazione, scaturisce la più “semplice” delle riflessioni.

    Dato che la concorrenza aiuta la crescita e lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali, l’esempio più evidente l’abbiamo constatato tutti nel comparto della telefonia, perché attendere ancora nella direzione di tanti altri possibili comparti dove si rendono necessari interventi a favore di liberalizzazioni o di semplificazione dei servizi?

    La stessa Autorità della Concorrenza e del Mercato spinge in tale direzione, sollecitando il governo a compiere ulteriori passi, predisponendo anticipatamente la legge annuale per la concorrenza. Ci sono spazi d’intervento in settori cruciali per le tasche di cittadini e imprese: trasporti, energia, servizi postali, assicurazioni, autostrade, banche, telecomunicazioni, servizi pubblici locali e professionali, e altro ancora.

    Comparti tutti che, in un mercato libero, favorirebbero nuova imprenditorialità, maggiore offerta di servizi, concorrenza, minori costi per i consumatori finali.

    Iniziative che potrebbero risultare “scomode” per quei settori dove ancora è presente lo “zampino” dello Stato ma che, con coraggio, e senza ulteriori rinvii, occorre mettere in atto contribuendo così, almeno per questa parte, a ridurre i costi di tante persone e aziende, ivi compresa la spesa pubblica.



  • Adempimenti fiscoIn tempo di tagli, anche per il Fisco è giunto il momento di sfoltire i fin troppi adempimenti a carico dei contribuenti, cittadine e imprese, chiamati ben 108 volte ad “appuntamenti” con gli uffici preposti. Il dato è quello rilevato dalla commissione istituita dall’Agenzia delle Entrate, chiamata a contare tutti gli adempimenti.

    Un numero troppo elevato, fuori ogni misura, che ha determinato l’iniziativa del direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, di scrivere una lettera a tutte le associazioni, rappresentative di imprese, costruttori, consumatori, professionisti, contente l’indicazione degli adempimenti dei contribuenti censiti dalla commissione, al fine di valutare i tagli necessari, affrontando così in modo determinato l’annoso problema dei rapporti con la burocrazia e i costi legati agli adempimenti stessi.

    Una particolare “spending review” che, al pari di quella applicata dal governo Monti, diventa di immediata applicazione in considerazione della risposta richiesta alle associazioni che deve pervenire all’Agenzia entro il prossimo 19 ottobre. Un’accelerazione verso lo sfoltimento di lungaggini burocratiche al quale le associazioni contribuiranno nell’indicazione delle voci inutili, di “doppioni”, di tempi necessari all’espletamento di una pratica, dei costi relativi ad ogni comunicazione, del numero di informazioni richieste già in possesso dell’amministrazione.

    Da ciascun contributo, l’individuazione degli adempimenti da sfoltire, semplificando la vita a cittadini e imprese non di rado alle prese con situazioni complesse nelle quali è sempre più difficile districarsi.

    Ci penserà poi un apposito iter legislativo ad intervenire, la dove non è possibile procedere per via amministrativa (molto più rapida), a rendere attuativi i tagli individuati.

    Un cambio di rotta che non mancherà, a nostro avviso, di avere ripercussioni positive nelle relazioni contribuente-Fisco per l’evidente vantaggio che ne deriva in termini di chiarezza e tempistica per ogni adempimento.



  • Agenzia delle entrate debutta su YouTubeUn po’ di tempo addietro circolava un simpatico jingle nel quale scorrevano immagini di persone depresse, afflitte dalla quotidianità di ogni fatica umana. E se in queste condizioni ciascuno si ritrovava abbandonato da tutti, una sola certezza restava a sostegno del benessere personale: l’“Agenzia delle Entrate non ti abbandonerà mai!”, con tanto di immagine rappresentativa del messaggio.

    Dal jingle canzonatorio alla realtà. L’Agenzia delle Entrate apre uno spazio su YouTube: un modo più immediato per essere (maggiormente) vicino al contribuente e, in particolare, nell’opportunità offerta di rispondere a più di una domanda, quelle frequenti in particolare: “come si registra un contratto?”, “come accedere ai servizi online dell’Agenzia?”, “come richiedere la tessera sanitaria?”.

    Sono solo alcune delle domande che attraverso YouTube i funzionari del Fisco, in carne e ossa, risponderanno attraverso video, semplificando notevolmente, per immediatezza e praticità, i numerosi dubbi che affliggono il contribuente.

    Semplice anche la ricerca: basterà inserire le parole chiave in vetta alle classifiche di popolarità nelle statistiche di ricerca di Google, “break out”, ed ecco apparire al video il funzionario pronto a chiarire in due minuti ogni dubbio al quesito ricercato, talvolta illustrando, passo passo, gli adempimenti più comuni, le agevolazioni a disposizione, le nuove opportunità.

    Da una prima selezione di video, quelli relativi alle domande più “gettonate”, si passerà mano a mano ad estenderli ad altri ancora con periodici aggiornamenti in modo che il contribuente possa sempre fidarsi delle risposte ricevute poiché adeguate alle ultime normative.

    Un salto in avanti per l’Agenzia delle Entrate, già presente sul web con una sorta di cartone animato utile a spiegare la compilazione della dichiarazione dei redditi. Una scelta quasi obbligata, viste le continue richieste provenienti dallo stesso web e dalle lunghe fila di contribuenti allo sportello informazioni degli Uffici sparsi su l’intero territorio nazionale.

    Ora tutto è semplificato. L’Agenzia entra nelle nostre case, raggiungibile all’indirizzo: www.youtube.com/entrateinvideo