• cooperativa al di là dei sogni

    La cooperativa antimafia Al di là dei sogni, operante a Maiano di Sessa Aurunca in provincia di Caserta, ha subito un grave incendio che ha distrutto quattro ettari di terreno, dove erano stati piantati alberi di noci. 

    Le fiamme hanno colpito anche il vicino giardino della memoria, un luogo dedicato alle vittime della criminalità organizzata. Ancora non ci sono certezze sulla cooperativa al di là dei sognimatrice dell’atto, ma tutto fa pensare che si tratta di un incendio doloso dal momento che i campi attigui non sono stati interessati dalle fiamme.
    “Esprimiamo la nostra vicinanza alla cooperativa Al di là dei sogni – ha commentato Antonio Borea, presidente di Confcooperative Campania –  che ha subito un grave incendio di probabile natura dolosa nei terreni confiscati al clan Moccia e che l’impresa destina ad attività di agricoltura sociale. Questi episodi stanno diventando sempre più frequenti. La malavita respinge e demolisce valori quali inclusione, partecipazione, rispetto del territorio. È una lotta continua tra il bene e il male e chiediamo un supporto serio e strutturato da parte delle istituzioni. Siamo vicini agli amici cooperatori e confidiamo nella punizione dei colpevoli”. 

    Il mondo della cooperazione, compreso lo staff di Cooperative Italia, si stringe attorno ai soci della cooperativa. Negli ultimi giorni c’è stata una vera e propria escalation di attentati contro le cooperative.
    Nella notte del 4 luglio un incendio doloso ha colpito la cooperativa Le Agricole, appartenente alla comunità di Don Giacomo Panizza. Le fiamme hanno distrutto delle colture biologiche, attrezzature per l’irrigazione ed una serra.
    Anche il consorzio Goel è stato ripetutamente colpito nelle ultime ore. Uno dei soci del gruppo cooperativo calabrese ha visto estirpati ben tredici alberi d’ulivo di vent’anni, mentre un altro socio di Goel, la cooperativa Briatico Welfare (VV), si è svisto estirpare delle cipolle rosse di Tropea biologiche per un valore di circa ottomila euro. Per rispondere a questi atti il consorzio ha organizzato la seconda Festa della Ripartenza che si svolgerà il 15 luglio a Stilo (RC) e nel corso della quale verranno ripiantati gli alberi d’ulivo eradicati.
    Allo stesso modo anche la coop Al di là dei sogni cercherà di ripartire e reagire convocando tutta la cittadinanza a partecipare ad una manifestazione di solidarietà che si terrà il 23 luglio, proprio nella sede della cooperativa Al di là dei sogni a Maiano di Sessa Auruca, nell’ambito del Festival dell’Impegno Civile.


  • società benefit

    Nascono nell’Ottocento per assicurare protezione sociale e sanitaria, istruzione e formazione ai lavoratori delle industrie. Oggi sono una realtà meno rilevante nel campo della difesa dei diritti dei lavoratori, ma con la crisi del Welfare state possono diventare un punto di riferimento nel settore della sanità. 

    Parliamo delle società di mutuo soccorso, che con i loro principi di mutualità e solidarietà hanno ispirato tutto il mondo della cooperazione. Oggi ne sentiamo parlare sempre meno, eppure sono più diffuse di quanto si possa immaginare.
    società benefitUna ricerca realizzata dall’associazione Isnet, con il contributo di società di mutuo soccorso ‘Campa’, società di mutuo soccorso di Forte dei Marmi e della società generale di mutuo soccorso ‘Mutua Mba’, ha fatto luce sulla diffusione e sull’attività delle Sms.
    Secondo lo studio di Isnet sono 1.114 le società di mutuo soccorso in Italia, di queste, però, solo 509 possono dichiararsi attive, ovvero svolgono attività non occasionali nei confronti dei propri soci.

    Sono diverse le modalità attraverso le quali operano le sms. Molte creano delle partnership con le cooperative sociali, altre addirittura con aziende private. Queste ultime fanno diventare soci i propri dipendenti, garantendo loro dei pacchetti di welfare aziendale previa il pagamento di quote associative annuali.
    L’attività prevalente delle società di mutuo soccorso è proprio l’assistenza socio-sanitaria. Su un campione di 200 SMS, è emerso, infatti, che il 54,5% delle organizzazioni interpellate svolge già attività di tipo socio-sanitario attraverso convenzioni con strutture sanitarie, rimborsi per ricoveri ospedalieri, assistenza infermieristica domiciliare e ospedaliera, coperture per cure odontoiatriche e altro. Oltre all’attività nel settore sanitario, le sms operano anche nel campo della cultura: solamente il 9%, infatti, dichiara di svolgere solo attività socio-sanitaria.
    Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, la maggior parte si trovano al Nord-Ovest (48%), mentre in riferimento all’età dei soci, il 57% degli associati è di età compresa tra i 50 ed i 60 anni.
    Nel decreto Crescita bis del 2012 veniva stabilito che le società di mutuo dovessero essere iscritte nella sezione dedicata alle imprese sociali presso il Registro delle Imprese e di qui automaticamente inserite in un’apposita sezione dell’albo delle società cooperative. In realtà, come svela l’indagine, solo il 17,9% rientra in questa categoria, le altre sono associazioni di volontariato o di promozione sociale non iscritte alla Camera di Commercio oppure sono società ibride non iscritte all’albo delle cooperative sociali.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione: 

    Gli appuntamenti:

    • Martedì 12 Luglio, alle ore 10, presso la sede di Legacoop a Roma si svolgerà il convegno dal titolo “Una nuova Governance: Nuovi modelli di rappresentanza per la cooperazione del futuro” organizzato dall’Alleanza delle Cooperative Giovani.


  • non-profit

    Il mondo delle imprese profit è sempre più disposto ad avere rapporti di fornitura con le cooperative sociali. 

    A rilevarlo è uno studio dell’associazione Isnet e Right Hub sul social procurement, un’attività ancora poco diffusa in Italia e che indica, per l’appunto, i rapporti di fornitura instaurati da imprese profit e con realtà non profit.
    non-profitNegli ultimi cinque anni, fatta eccezione per il periodo 2012-2013, c’è stata una costante crescita del numero di cooperative sociali che hanno avuto relazioni con i privati.
    La variazione positiva più elevata riguarda proprio l’ultimo anno: la percentuale di coop che ha avuto rapporti di fornitura con le imprese profit è passata, infatti, dal 20,7% del 2014 al 27,2% del 2015.

    E la sensazione è che questa cifra possa crescere ulteriormente nei prossimi anni dal momento che nove aziende su 10 si dichiarano disponibili a valutare offerte di prodotti e servizi da parte di una cooperativa. Le coop che lavorano con i privati, inoltre, guardano al futuro con maggiore ottimismo: il 30,3% di esse ritiene, infatti, che il proprio fatturato crescerà l’anno prossimo contro il 24,4% delle imprese che lavorano prevalentemente con il pubblico.
    Le prospettive future, dunque, sono invitanti per tutto il mondo della cooperazione.
    La stessa riforma del Terzo Settore, che inserisce la possibilità di ripagare parte del capitale, rafforzerà probabilmente le relazioni tra profit e non profit.

    Restano, però, alcuni scogli da superare. C’è ancora una visione sostanzialmente statica delle cooperative sociali, dimostrata da una serie di dati. La maggior parte delle imprese private si dichiara disposta a valutare un’offerta delle coop soprattutto nei settori dei servizi di pulizia, grafica, editoria e stampa e manutenzione immobili, ovvero gli ambiti classici della cooperazione sociale.
    Le imprese non profit vedono le coop come delle realtà ancora inadeguate a rispondere alle specifiche di fornitura richieste e troppo orientate a generare un impatto sociale piuttosto che a soddisfare un’esigenza economica di un eventuale committente.
    Aldilà di queste convinzioni, che potrebbero essere in parte scardinate dalla riforma del Terzo Settore e nello specifico dal riordino legislativo sull’impresa sociale, la ricerca di Isnet e Right Hub ci mostra che in futuro ci potranno essere dei rapporti di fornitura sempre più proficui e diffusi tra profit e non profit.



  • La spesa media delle famiglie italiane nel 2015 ammonta a 2.499,37 euro al mese, con un aumento dello 0,4% rispetto al 2014 e dell’1,1% nei confronti del 2013. 

    A comunicarlo è l’Istat, che rileva, però, allo stesso tempo, come ci siano delle grandi differenze territoriali. Basta confrontare i dati di Calabria e Lombardia per spese condominialirenderci conto di come, nonostante ci sia una timida ripresa dei consumi, persistano delle disparità geografiche piuttosto preoccupanti.
    La spesa media delle famiglie calabresi, infatti, è di 1.729,20 euro al mese, ben 1.300 euro in meno rispetto al livello di spesa dei nuclei familiari lombardi.
    Lombardia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna, nello specifico sono le regioni con la spesa media mensile più elevata (rispettivamente, 3.030,64, 3.022,16 e 2.903,58 euro).

    È interessante, però, analizzare anche altri aspetti dell’indagine dell’Istat.
    Uno di questi è l’impatto della crisi sulla spesa, soprattutto alimentare, che ha portato i cittadini italiani a tentare di risparmiare. Il 53,8% delle famiglie prova a limitare gli acquisti di generi alimentari, il 63,2% risparmia su abbigliamento e calzature, mentre solo il 20,3%, per ovvie ragioni, cerca di risparmiare sulla sanità.
    L’aumento del reddito disponibile, dunque, non è riuscito a far ripartire in maniera spedita i consumi. C’è ancora il timore diffuso tra gli italiani che la ripresa economica non sia definitiva e questo li porta semmai ad aumentare la propria propensione al risparmio.
    Se analizziamo, infine, la composizione della spesa delle famiglie italiane, notiamo come ad aumentare sia quella alimentare (441,50 euro al mese  e +1,2% sul 2014), quella per servizi ricettivi e di ristorazione (+11%, da 110,26 a 122,39 euro, dopo due anni di calo), e le spese per beni e servizi ricreativi, spettacoli e cultura (+4,1%, 126,41 euro).
    Diminuisce, invece, la spesa per le comunicazioni (-4,2%).
    Dando, infine, uno sguardo più dettagliato sugli acquisti di generi alimentari, balza all’occhio la stabilità rispetto al 2014 del settore della carne, che dunque non ha subito più di tanto l’allarme dell’Oms.
    Bene, invece, la frutta (+4,5%) e acque minerali, bevande analcoliche, succhi di frutta e verdura (+4,2%).


  • professioni agricoltura

    Dopo due anni di discussione è stato finalmente approvato in via definitiva al Senato il Collegato agricoltura, contenuto nel DDL S 1328-B arrecante Disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione, competitività per l’agroalimentare. 

    Si tratta di un provvedimento poco pubblicizzato, ma estremamente importante per il mondo agricolo perché interviene in diversi settori professioni agricolturacome quello della pesca, del riso e del pomodoro, promuove le filiere, favorisce l’innovazione e la semplificazione e definisce per la prima volta un ambito sempre più diffuso come quello della birreria artigianale.
    In tutto, il Collegato agricoltura contiene ben 42 articoli. Ma andiamo con ordine e valutiamo i principali cambiamenti apportati dall’iniziativa legislativa.

    Semplificazione e razionalizzazione: queste sono certamente le parole chiave del collegato agricoltura. Vengono ridotti, ad esempio, da 180 a 60 giorni i tempi per aprire un’azienda agricola, diminuendo il periodo di tempo del silenzio assenso, ovvero il termine entro il quale l’Amministrazione pubblica deve adottare il provvedimento finale dal ricevimento della richiesta presentata dal Centro di assistenza agricola (CAA).
    Sempre a proposito di semplificazione ci sono dei cambiamenti rilevanti anche per le aziende olivicole, soprattutto quelle di piccola e media dimensione. Le imprese con una produzione inferiore ai 350 kg, infatti, non saranno più obbligate a detenere il fascicolo aziendale.
    Vengono, inoltre, stabilite delle sanzioni per le aziende operanti nel campo apistico se non si iscrivono nell’apposita Anagrafe.
    Il nuovo provvedimento prevede anche un’operazione di taglio e riordino della spesa per gli enti del Mipaaf ed il conseguente reinvestimento delle risorse risparmiate in politiche per la promozione del Made in Italy. Viene, infine, sancito l’obbligo di pubblicazione annuale dei dati economici, finanziari e patrimoniali delle attività svolte da ciascun Ente, società e agenzia

    Ricambio generazionale ed innovazione: il Governo e le Regioni hanno finanziato diversi provvedimenti e bandi per il turnover generazionale all’interno delle aziende agricole. Anche il Collegato agricoltura agisce in tal senso prevedendo delle forme di accompagnamento dei giovani tra i 18 ed i 40 anni che non possiedono dei terreni dentro le imprese gestite da over 65 o pensionati.
    Viene, inoltre, promossa la diffusione della conoscenza informatica e tecnologica e dell’agricoltura di precisione nelle aziende agricole, incentivando anche lo scambio di conoscenze con il mondo della ricerca.

    Banca delle terre e spesa dei fondi europei. Interessante l’istituzione, presso Ismea, della Banca delle terre agricole con l’obiettivo di creare un inventario dei terreni agricoli disponibili a causa dell’abbandono dell’attività agricola e di prepensionamenti.
    L’esecutivo intende, inoltre, migliorare la spesa dei fondi europei strutturali. Le amministrazioni pubbliche dovranno fornire informazioni ed assistenza gratuita a chi richiede contributi europei per migliorare i loro progetti di investimento.

    Birra artigianale: si definisce come birra artigianale “la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e microfiltrazione“. Per la prima volta viene effettuata una distinzione tra birrificio industriale e piccolo birrificio, definendo quest’ultimo come “un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di birra prodotte per conto di terzi”. I piccoli birrifici saranno così sottoposti ad una fiscalità diversa e dovranno effettuare minori adempimenti, venendo tutelati nel processo di promozione di una filiera del luppolo italiana.

    Filiere: Sono state deliberate politiche per la promozione delle seguenti filiere:

    • Pomodoro: Per tutelare e promuovere la qualità delle produzioni vengono previste disposizioni specifiche sulla definizione dei prodotti derivati dalla trasformazione del pomodoro, sui relativi requisiti, sull’etichettatura e sul confezionamento, nonché sulle sanzioni
    • Riso:
      – Sostegno del settore attraverso la tutela delle varietà tipiche italiane e sostegno al miglioramento genetico delle nuove; valorizzazione della produzione come espressione del valore culturale paesaggistico e ambientale di un territorio; tutela del consumatore; istituzione di un registro per la classificazione delle nuove varietà; disciplina dell’apparato sanzionatorio e individuazione dell’Autorità competente in materia
      – Vengono promossi sistemi volontari di tracciabilità del riso attraverso strumenti innovativi che possano dare maggiori informazioni ai consumatori sull’origine del prodotto.

    Vengono, infine, depenalizzate alcune fattispecie di reato relativa alla pesca professionale, trasformando gli illeciti da penali in amministrativi.


  • Vincenzo Linarello

    Non è la prima volta che il consorzio Goel ed i suoi soci subisco atti intimidatori da parte della criminalità organizzata e non è la prima volta che il gruppo cooperativo decide di ripartire con ancora più orgoglio e forza. 

    “La mafia va disonorata” ci ha detto Vincenzo Linarello, presidente di Goel, qualche giorno fa. L’unico modo per farlo è mostrare resilienza difronte ai danni, economici e morali, che la ‘ndrangheta continua a procurare alle aziende agricole calabresi.
    Lo scorso 19 dicembre Goel ha dimostrato che si può rispondere alla distruzione con la ricostruzione e la festa. In seguito all’ennesimo attentato – il settimo negli Vincenzo Linarelloultimi sei anni – che aveva visto l’incendio di un trattore e di un trattore presso l’agriturismo ‘A Lanterna, il gruppo cooperativo calabrese aveva organizzato la Festa della Ripartenza per celebrare, alla presenza delle autorità e della comunità locale, l’acquisto di un nuovo trattore e la ricostruzione del capannone incendiato.
    Oggi Goel si trova a dover fronteggiare altri atti intimidatori. Il primo ha colpito uno dei soci del consorzio calabrese, Daniela Pacicca, e la sua azienda agricola situata a Stilo in provincia di Reggio Calabria.
    Ignoti si sono introdotti nei suoi terreni e hanno estirpato 13 alberi d’ulivo di vent’anni. Ma non è finita qui, a Briatico, in provincia di Vibo Valentia, nella notte tra giovedì e venerdì scorso, ignoti hanno estirpato e portato via cipolle rosse di Tropea biologiche per un valore di circa ottomila euro alla cooperativa Briatico Welfare, facente parte di GOEL Bio.

    Gesti che nelle intenzioni della mafia dovrebbero seminare paura e odio, ma che ancora una volta produrranno solo disonore nei confronti di chi ha distrutto il lavoro dell’uomo ed il dono della natura.
    Così come lo scorso 19 dicembre Goel ha deciso di non arrendersi celebrando la Festa della Ripartenza e consentendo all’azienda agrituristica colpita di aumentare il proprio fatturato, anche oggi ha deciso che la mafia va disonorata e ha annunciato che ci sarà una seconda Festa della Ripartenza.
    Il 15 luglio alle 18:00, in contrada Tavoleria a Stilo (RC), Goel ripianterà ben 26 alberi di ulivo di venti anni, in numero doppio rispetto a quelli che sono stati recisi. Ci sarà, dunque, un altro momento di festa e di resistenza civile contro chi non ammette che in Calabria ci sia del seminato buono, costituito da legalità, etica e lavoro onesto.
    Vi invitiamo, dunque, a partecipare per dare un segnale forte contro tutte le mafie ed aiutare la coop calabrese a ripartire con il sostegno morale di tutta la comunità regionale e nazionale.

    Sotto trovate i video degli interventi della prima Festa della Ripartenza:



  • I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione: 

    Gli appuntamenti:

    • Venerdì 15 luglio alle ore 18:00 a Stilo (RC) si svolgerà la seconda Festa della Ripartenza, organizzata dal gruppo cooperativo Goel.


  • Il World Economic Forum ha pubblicato il Global Information Technology Report 2016, il rapporto sull’economia digitale e sulle capacità degli Stati mondiali di sfruttare le nuove tecnologie per far crescere la propria economia. 

    L’Italia si trova abbastanza indietro nella graduatoria stilata dal WEF, ma ha scalato diverse posizioni negli ultimi dodici mesi. Il nostro paese, infatti, si attesta al 45° posto su 139 nazioni, recuperando ben 10 posizioni rispetto ad un anno fa.
    e-commerce-italiaIl merito di questo balzo in classifica è dovuto alla maggiore disponibilità di beni e servizi online e ad un corpo normativo migliore per le startup e le piccole e medie imprese.
    In generale, però, il contesto normativo e burocratico è ancora troppo poco favorevole all’economia digitale.
    Il rapporto prende in considerazione quattro macro aree: l’ecosistema normativo ed economico, la disponibilità della rete in termini di infrastrutture, costi e competenze, l’utilizzo effettuato dai cittadini, dalle imprese e dalla PA e l’impatto del digitale sull’economia e la società.
    Se quest’ultima variabile presenta dei grandi miglioramenti dal 2014 al 2015, non si può dire lo stesso per gli altri indicatori. Nonostante, infatti, il Governo si sia impegnato per rendere più attraente il contesto italiano, soprattutto nei confronti delle startup e degli investitori esteri, l’Italia si trova ancora in fondo alla graduatoria per quanto riguardo variabili come la disponibilità di venture capitalist (124°), l’efficienza degli organi legislativi e giudiziari (128° e 138°), il tempo per risolvere piccole controversie contrattuali (129) ed il peso fiscale sulle aziende (129°).

    È evidente, dunque, ed è un problema noto da tempo, che un sistema estremamente gessato ed inefficiente dal punto di vista della gestione dei problemi, che siano essi di natura giudiziaria o prettamente burocratica, sia poco adatto classifica economia digitaleallo sviluppo di un’economia digitale, che fa della flessibilità e della velocità le sue prerogative. Non mancano, invece, nel nostro Paese le risorse umane in materia di digitale, dal momento che siamo al 37° posto per competenze digitali.
    Al primo posto della classifica stilata dal Word Economic Forum troviamo Singapore, davanti a Finlandia, Svezia, Norvegia e Stati Uniti. La buona notizia per l’Europa è che nei primi dieci posti della classifica ci sono ben sette paesi europei.
    Il Global Information Technology Report mostra, in generale, una crescita generalizzata in tutto il mondo dell’uso e dell’impatto della tecnologia, con una variazione più rilevante che interessa l’Europa.


  • agriweb-advisor

    Molte aziende agricole già si rivolgono a professionisti del settore web per innovare la propria comunicazione interna ed esterna, ma oggi nasce una vera e propria figura professionale. 

    Nella giornata di ieri, infatti, è stato firmato l’accordo tra Coldiretti, il Ministero del Lavoro e Google su “Crescere in digitale” che istituisce la figura dell’Agriweb advisor, ovvero un esperto del web che avrà il compito di di promuovere i siti internet delle aziende agricole, sviluppare l’e-commerce aziendale e agriweb-advisorfavorire la partecipazione ai social media per migliorare la comunicazione delle imprese del settore agroalimentare.
    Ogni provincia italiana avrà il proprio Agriweb advisor. In una prima fase saranno 100 i consulenti digitali dell’aziende del comparto agricolo che lavoreranno all’interno delle strutture di Coldiretti e saranno retribuiti attraverso il Fondo Garanzia Giovani.
    In futuro si valuterà se dare o meno maggiore respiro al progetto coinvolgendo magari anche le aziende Ict e le società di comunicazione che già portano avanti progetti di digitalizzazione delle imprese del comparto agricolo ed agroalimentare.
    Viene da chiedersi perché l’Italia abbia raggiunto la piena consapevolezza della rilevanza di una figura di questo tipo solamente adesso. Un Paese con una forte vocazione agricola deve investire fortemente sull’innovazione nel comparto agricolo per reggere il passo con gli altri paesi europei e mondiali.

    Un’agricoltura di qualità e all’avanguardia dal punto di vista delle strutture produttive, dei metodi di promozione e della comunicazione può davvero diventare tra i leader mondiali. La creazione del ruolo dell’Agriweb advisor e la sua diffusione capillare a livello territoriale è un piccolo passo di una strategia che deve essere, per forza di cose, più ampia e coinvolgere l’élite del mondo dell’innovazione e del digitale italiano.
    L’analisi “Lavoro giovanile in agricoltura nel 2016” effettuata dalla Coldiretti su dati Istat relativi al primo trimestre dell’anno, presentata proprio in occasione della stipula dell’Accordo tra il Ministero del Lavoro, Coldiretti e Google, mostra come solamente il 61% delle aziende agricole italiane usi Internet quotidianamente per la propria attività lavorativa. Molte realtà non possiedono neppure un sito web e presentano una scarsissima innovazione delle proprie strutture.
    Occorrerà, dunque, cambiare passo e bisognerà farlo urgentemente per non perdere ancora competitività.


  • sviluppo rurale

    Sono stati resi noti i nomi dei tredici Comuni vincitori di Spighe Verdi, il progetto di Confagricoltura e Foundation for Environmental Education Italia che premia le aree rurali più virtuose. 

    L’obiettivo dell’iniziativa è incentivare le pratiche sostenibili e la valorizzazione del patrimonio culturale, artistico ed ambientale dei comuni delle aree interne. sviluppo ruraleCosì come è avvenuto per il concorso “Bandiere blu”, Spighe verdi premia le realtà che hanno saputo coniugare la sostenibilità ambientale, la partecipazione della comunità locale e l’occupazione.
    L’iniziativa va al di là del premio alle singole realtà: intende, infatti, creare un circolo virtuoso e spingere i comuni delle aree rurali ed emulare i migliori.
    Nella valutazione dell’operato dei Comuni sono stati presi in considerazione diversi indicatori come la partecipazione pubblica; l’educazione allo sviluppo sostenibile; il corretto uso del suolo; la presenza di produzioni agricole tipiche, la sostenibilità e l’innovazione in agricoltura; la qualità dell’offerta turistica; l’esistenza e il grado di funzionalità degli impianti di depurazione; la gestione dei rifiuti con particolare riguardo alla raccolta differenziata; la valorizzazione delle aree naturalistiche eventualmente presenti sul territorio e del paesaggio; la cura dell’arredo urbano; l’accessibilità per tutti senza limitazioni.

    Come detto sono tredici i Comuni premiati nella prima edizione di Spighe Verdi. I principali protagonisti sono la Toscana e Campania, con ben tre comuni ciascuno inseriti nella graduatoria.
    Nello specifico i vincitori sono: Castellina in Chianti, Massa Marittima e Castagneto Carducci (Toscana), Agropoli, Positano e Pisciotta (Campania); Serralunga di Crea (Piemonte), Lavagna (Liguria), Caorle (Veneto), Matelica (Marche), Montefalco (Umbria), Ostuni (Puglia) e Ragusa (Sicilia).
    “L’attività agricola – ha dichiarato Mario Guidi, presidente di Confagricoltura – è parte fondamentale del processo di sostenibilità dei territori e il ruolo della nostra Organizzazione è quello di evidenziare e diffondere tutte quelle buone pratiche di sostenibilità ed innovazione che le aziende già attuano o sperimentano. Ecco perché l’esperienza di FEE nella gestione del programma internazionale ‘Bandiera Blu’ si integrerà con i principi del progetto EcoCloud di Confagricoltura, esempio di come le aziende agricole possano attuare pratiche sostenibili che coinvolgano e migliorino tutta l’azienda nei suoi aspetti ambientali, economici e sociali”


  • poletti legacoop

    Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti è intervenuto nel corso della festa per i 40 anni di Legacoop Calabria. 

    Poletti, che per dodici anni è stato presidente nazionale di Legacoop, non è voluto mancare ad appuntamento che lo ha visto riabbracciare diversi vecchi amici appartenenti al mondo della cooperazione. La poletti legacoopcelebrazione dei 40 anni di Legacoop Calabria è stata anche un’occasione per valutare l’operato delle coop al Sud ed in Calabria nello specifico, con un focus particolare sul campo dell’agricoltura sociale e del welfare.
    Il ministro è stato protagonista dell’ultimo tavolo di discussione, quello sulle politiche sociale ed il welfare, nel corso del quale ha annunciato, tra le altre cose, l’attivazione di un Piano per la povertà e l’inclusione sociale con un investimento complessivo di 1 miliardo di euro.
    “Il Governo – ha dichiarato Poletti – ha scritto per la prima volta nel bilancio dello Stato la voce “lotta alla povertà”. Fare è un’operazione del genere significa ammettere che la povertà esiste e combatterla“. Dal mese di settembre – ha annunciato il ministro – le regioni avranno a disposizione le risorse da destinare a chi non è autosufficiente. I cittadini verranno inseriti in uno specifico percorso di orientamento al lavoro con l’obiettivo di aiutarli a trovare un impiego, trasformando così un intervento assistenziale in una forma di politica attiva per il lavoro.

    Poletti si è soffermato a lungo proprio sul tema dell’occupazione e della necessità di far ripartire l’economia italiana. Non bastano, infatti, secondo l’ex presidente di Legacoop, gli interventi di caratteri assistenziale per contrastare l’indigenza. “Il primo strumento di lotta alla povertà è la crescita economia ed il lavoro. Per anni abbiamo considerato l’impresa come una male necessario, ma non è così, dobbiamo cambiare il nostro vocabolario. Io non conosco lavoro senza impresa“.
    Il ministro Poletti ha ribadito poi la necessità di tutelare prima di tutto il lavoro, prima ancora che il reddito cercando di aumentare il numero delle opportunità per i cittadini italiani “Per molto tempo abbiamo tutelato il reddito, adesso dobbiamo iniziare a difendere prima di tutto il lavoro. Solo così ci può essere crescere economica e si può difendere la dignità delle persone“.
    Il ministro ha citato, infine, diversi esempi di auto-imprenditorialità in grado di riscattare i lavoratori, ponendo come modello di riferimento i workers buyout, ovvero quelle cooperative nate dalle ceneri di imprese fallite e costituite attraverso le risorse impiegate dai lavoratori stessi.