• coopstartup

    Il Consiglio di amministrazione del mese di giugno di Coopfond, il fondo mutualistico per la promozione cooperativistica di Legacoop, ha pubblicato i dati di Coopstartup. 

    Coopstartup è il progetto portato avanti dalla stessa Coopfond e da Legacoop per la promozione delle startup cooperative.
    coopstartupDalla Puglia al Lazio, passando per la Toscana e la Calabria, dal 2013 ad oggi l’iniziativa ha dato la possibilità a diversi giovani di confrontarsi con un business plan, conoscere i valori cooperativi e sviluppare un’idea innovativa.
    Nello specifico – fa sapere Coopfond – hanno partecipato ai bandi di Coopstartup circa 3.400 persone, sono state presentate 717 idee progettuali, di cui 439 giudicate ammissibili e 119 entrate in incubazione. I progetti vincitori sono stati al momento 46.
    L’obiettivo ultimo dell’iniziativa, però, è formare una cooperativa dando così slancio al mondo dell’innovazione mutualistica e sociale.

    Fin qui sono state costituite tredici cooperative ed altre tredici sono in fase di avviamento. Per il mese di luglio Coopfond si è posta come obiettivo quello di favorire nuove forme di capitalizzazione e arrivare all’attivazione di prodotti specifici anche con soggetti disponibili a scommettere con Coopfond.
    Al momento è in corso di svolgimento la fase di selezione di Coopstartup Calabria, che terminerà nel mese di settembre quando verranno decretate le sette startup cooperative vincitrici.
    I progetti selezionati riceveranno un contributo di 10.000 euro da parte della Regione e di 5.000 euro da Coopfond più la possibilità di accedere ad un finanziamento fino al 50% degli investimenti sostenuti e fino ad un massimo di 150.000 euro.


  • agricoltura fondi

    Un altro accordo tra il Ministero delle Politiche Agricole ed un istituto bancario per facilitare l’accesso al credito delle imprese agricole ed agroalimentari. 

    Dopo quello stipulato con Banca Intesa San Paolo ed il lancio del progetto “Coltivare il futuro” con Unicredit, il Ministro Maurizio Martina e il Presidente del Consiglio di Sorveglianza di UBI Banca Andrea Moltrasio hanno agricoltura fondifirmato un protocollo d’intesa che mette a disposizione un plafond finanziario di 2 miliardi di euro, per il triennio 2016-2018, per agevolare l’accesso al credito delle imprese che operano nel settore agricolo e agroalimentare.
    Le risorse, come specifica il Mipaaf, potranno essere rifinanziate in caso di esaurimento.
    L’obiettivo dell’intervento è sostenere le imprese agricole nei loro piani di investimento anche alla luce del lancio dei nuovi Psr. L’auspicio del ministero è che le risorse messe a disposizione dai Programmi di Sviluppo Rurale e l’adozione di specifiche misure per i finanziamenti alle imprese agricole possano portare queste ultime ad innovare le strutture produttive ed i metodi di produzione, effettuando al contempo un ricambio generazionale della propria base occupazionale.

    Un altro intervento previsto nell’accordo tra il Mipaaf ed Ubi Banca è la moratoria dei debiti per gli allevatori del comparto lattiero caseario, che potranno sospendere il pagamento della quota capitale delle rate fino ad un massimo di 30 mesi.
    “L’accordo di oggi con Ubi Banca – ha commentato il Ministro Martina – è un ulteriore passo in avanti per semplificare il rapporto tra istituti bancari e imprese, rilanciando anche la specializzazione del credito agrario. I 2 miliardi di stanziamento previsti da Ubi rientrano così tra quegli interventi sul fronte della liquidità e permetteranno alle nostre aziende di programmare le attività con maggiore sicurezza e crescere sui mercati. In altre parole aiutano a ridare fiducia. Perché è questo che vuol dire investire: creare nuove opportunità, anche occupazionali, soprattutto per i nostri giovani che guardano con sempre più interesse a questo settore. Particolare attenzione viene data anche a un settore che sta affrontando una fase di crisi come quello allevatoriale. Credo sia rilevante la disponibilità a estendere la moratoria dei debiti delle imprese lattiere che è contenuta nel protocollo”.



  • I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Domani, alle ore 9:30, in Senato, Legambiente presenterà il rapporto Eco Mafia 2016 – Le Storie ed i numeri della criminalità ambientale.

  • impresa-sociale

    Il decreto legislativo n.155 del 2006 introduceva per la prima volta in Italia il concetto di impresa sociale. 

    Venivano considerate come tali “tutte le organizzazioni private, ivi compresi gli enti di cui al libro V del codice civile, che esercitano in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale, e che hanno i requisiti di cui agli articoli 2, 3 e 4″.
    impresa-socialeTra i requisiti richiesti c’era la produzione di beni e servizi di utilità sociale nei campi come l’assistenza sociale e sanitaria, il turismo sociale, la valorizzazione del patrimonio culturale, l’educazione, ecc. e che abbiano come fine l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.
    Un altro degli elementi cardine delle imprese sociali, in base al precedente quadro normativo, era l’assenza dello scopo di lucro ragion per cui era “vietata la distribuzione, anche in forma indiretta, di utili e avanzi di gestione, comunque denominati, nonché fondi e riserve in favore di amministratori, soci, partecipanti, lavoratori o collaboratori“.
    Proprio il divieto assoluto di redistribuire gli utili è stata la principale ragione di fallimento del decreto. Da quando è stata introdotta la nuova legge, infatti, sono nate solo poco più di 700 imprese sociali.

    Per rendere maggiormente attraente l’ecosistema dell’innovazione sociale il Governo ha deciso di ridefinire i contorni di questa forma d’impresa all’interno della riforma del Terzo Settore.
    L’articolo 6 del suddetto decreto definisce come impresa sociale “un’organizzazione privata che svolge attività d’impresa per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale  e destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale, adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività e quindi rientra a pieno titolo nel complesso degli enti del Terzo settore”.

    In generale la legge amplia ampliato il novero di soggetti che possono essere considerati imprese sociali nel momento in cui prevede “forme di remunerazione del capitale sociale che assicurino la prevalente destinazione degli utili al conseguimento dell’oggetto sociale, da assoggettare a condizioni e comunque nei limiti massimi previsti per le cooperative a mutualità prevalente“. In questo modo, dunque, le imprese sociali vengono assimilate in un certo senso alle cooperative mutualistiche, consentendo loro anche l’accesso a forme di capitale di rischio.
    Un’impresa sociale, dunque, potrà redistribuire parte del capitale e non solamente investire risorse per il raggiungimento degli obiettivi posti nello statuto. L’intento dell’esecutivo è far crescere un settore sempre più prolifico in tutta Europa. La crisi del welfare state rende necessario un intervento del privato per la produzione di beni e servizi di natura assistenziale; ci sono, inoltre, altri ambiti emergenti come quello dell’agricoltura sociale o del turismo sociale che danno la possibilità a diversi giovani imprenditori di cimentarsi in attività imprenditoriali dal forte impatto sociale ed ambientale.
    Come riportato oggi dal Corriere Sociale, oggi in Italia ci sono 61.776 imprese sociali ma il potenziale è di gran lunga superiore. Esistono, infatti, più di 80.000 organizzazioni non profit che potrebbero tramutarsi in imprese sociali ed attrarre investitori stranieri.
    Non è un caso negli ultimi mesi siano aumentati i bandi rivolti alle startup sociali, con il coinvolgimento di diverse fondazioni, istituti bancari ed acceleratori. Gli operatori del sistema delle startup italiane si stanno in via definitiva orientando verso l’ambito dell’innovazione sociale ed il nuovo quadro legislativo non potrà che rendere sempre più conveniente operare in questo campo.


  • questionario-startup

    Il decreto direttoriale dell’1 Luglio 2016  sancisce la possibilità di costituire una startup con una semplice firma digitale.

    Non sarà più, dunque, obbligatorio stipulare un atto pubblico dal notaio, semplificando così enormemente la procedura di costituzione di una nuova impresa. La nuova questionario-startupregolamentazione riguardante l’“Approvazione delle specifiche tecniche per la struttura di modello informatico e di statuto delle società a responsabilità limitata start-up innovative” entrerà in vigore il 20 luglio e renderà operativo il decreto del 17 febbraio 2016.
    Il nuovo quadro legislativo consentirà ai membri di società a responsabilità limitata (s.r.l.), avente per oggetto esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, per i quali viene richiesta l’iscrizione nella sezione speciale del R.I. delle start up, di effettuare la suddetta richiesta di iscrizione direttamente online attraverso un modulo tipizzato firmato digitalmente.

    La modulistica dovrà essere firmata digitalmente da ciascuno dei sottoscrittori oppure dall’unico sottoscrittore in caso di società uni-personale.
    Il procedimento di sottoscrizione dei soci dovrà concludersi entro dieci giorni dalla prima sottoscrizione. Una volta terminato il processo di richiesta al registro speciale per le startup della Camera di Commercio, quest’ultima dovrà verificare la presenza di eventuali irregolarità o errori formali entro venti giorni dall’ultima sottoscrizione.
    Come specifica una circolare del Mise la scelta è ricaduta sulle srl per via della “rilevanza numerica delle start-up iscritte in sezione speciale e costituite in forma di s.r.l. (che rappresentano ad oggi oltre l’80% del numero complessivo delle start-up); in secondo luogo, si è tenuto conto del regime particolarmente favorevole, che il legislatore degli articoli 25 e seguenti del D.L. 179 del 2012 ha riservato alle start-up s.r.l. (ex pluribus la disciplina relativa alle diverse categorie di quote, all’equity crowdfunding, …)”.


  • growitup-startup

    Gli scarsi investimenti delle grandi aziende e dei venture capitalist nelle startup italiane è uno dei più grandi problemi dell’ecosistema innovativo nostrano. 

    Nonostante nei primi sei mesi del 2016 siano stati investiti 142 milioni nelle imprese innovative italiane, ovvero la cifra più alta fatta registrare fin qui in Italia, il growitup-startupconfronto con gli altri paesi è abbastanza impietoso. Senza andare a scomodare la Silicon Valley, rimanendo in Europa, paesi come la Gran Bretagna, la Germania e la Francia investono una quantità di risorse di gran lunga superiore all’Italia.
    Come riporta, infatti, il Corriere Innovazione, il Regno Unito investe 4.3 miliardi di euro in startup, mentre Germania e Francia si attestano rispettivamente sui 2.6 e 1.8 miliardi. È evidente, dunque, come ci sia una differenza abissale tra l’Italia e le altre grandi nazioni europee, colpa di un sistema burocratico e normativo poco attraente per gli investitori stranieri e non.
    Per sviluppare l’ecosistema innovativo italiano Microsoft e Fondazione Cariplo hanno deciso, allora, di investire 10 milioni di euro su un nuovo progetto. Si chiama GrowITup ed è un acceleratore collaborativo per le startup del Made in Italy.
    Nello specifico GrowITup intende aiutare le imprese italiane attive nel campo del Food, Fashion & Design, Manufacturing, Energia, Servizi finanziari, Turismo & Entertainment, Health & Well being.

    L’obiettivo è creare 10.000 posti di lavoro nei prossimi tre anni attraendo investimenti anche e soprattutto da imprenditori stranieri per arrivare a quota 1 miliardo di capitale investito in startup entro il 2020.
    GrowITup nasce con un intento ambizioso, ovvero quello di creare un circuito collaborativo tra grandi imprese, startup digitali, venture capitalist, acceleratori ed incubatori e di realizzare così un effettivo scambio di conoscenze, competenze e risorse tra gli attori coinvolti. Per intraprendere la strada dell’economia digitale, le grandi aziende italiane hanno bisogno del know-how delle startup digitali così come queste ultime per crescere necessitano di investimenti corposi anche di soggetti privati e non solo da parte degli investitori pubblici.
    Tra i partner iniziali di GrowITup ci sarannoAlpitour, Barilla, Enel, Generali, Innovation Center di Intesa Sanpaolo, New Hollande Agriculture, Technogym, Accenture, Avanade e Hawlett Packard Enterprise.


  • gardini confcooperative

    In questi giorni si stanno facendo strada diverse ipotesi sugli effetti della Brexit sull’economia italiana. 

    La preoccupazione principale riguarda l’export dal momento che la Gran Bretagna è uno dei mercati principali per i nostri prodotti, specie quelli agroalimentari.
    gardini confcooperativeLe cooperative agricole da questo punto di vista, come gran parte delle PMI, sono quelle che rischiano di essere penalizzate maggiormente. Il Regno Unito, infatti, rappresenta il secondo mercato europeo, dietro alla Germania, per i prodotti dell’agroalimentare cooperativo, su tutti l’ortofrutta fresca e trasformata, vino e latte e derivati.
    Secondo le stime di Confcooperative, la Brexit potrebbe causare alle coop una perdita del valore delle esportazioni di 600 milioni di euro. Oggi, in un’intervista al Corriere Economia, il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha confermato queste previsioni invitando, però, imprese e cittadini a non andare nel panico: “Non è il caso di alimentare il panico, ne abbiamo già visto tanto in giro e continuerà ancora sui mercati. Di certo possiamo dire che la Brexit ci consegna due istantanee: il disagio dei cittadini da un lato e le incognite per le imprese dall’altro”.

    La preoccupazione principale di Gardini e di tutto il mondo delle cooperative riguarda la probabile svalutazione della sterlina. Le coop, come dichiarato dalla stesso presidente della centrale di rappresentanza, che hanno firmato accordi commerciali con la sterlina forte rischiano di perdere almeno il 20% in termini di valore delle esportazioni perché saranno costretti a fornire gli stessi volumi contrattualizzati ma con una situazione monetaria totalmente diversa. Non andrà meglio a chi stipulerà nuovi accordi commerciali. Secondo Gardini, infatti, “potrebbero avere una contrazione dell’export, avere quindi problemi di volumi, perché con una sterlina meno forte gli inglesi potrebbero consumare meno prodotto Made in Ue e rallentare le nostre esportazioni“.



  • ica

    Domani, 2 luglio, sarà celebrata la Giornata internazionale delle cooperative, un’iniziativa lanciata dall’Ica (Internation Co-operative Alliance) per ricordare il ruolo svolto dalle coop all’interno dell’economia mondiale. 

    Sarà anche e soprattutto il giorno dell’orgoglio cooperativo. Spesso e volentieri, infatti, sono gli stessi cooperatori a ritenere il modello cooperativo come una forma d’impresa di secondo piano rispetto ai modelli capitalisti.
    icaCooperare, al contrario, significa agire per una società migliore, aiutando, ad esempio, i piccoli produttori agricoli ad entrare sul mercato, fornendo servizi assistenziali e lavoro ai soggetti svantaggiati o assicurando credito alle piccole comunità locali, alle imprese e alle famiglie.
    Non è un caso che nel 2012 l’Onu abbia deciso di dedicare l’anno intero alle coop per il ruolo svolto durante la crisi economica. Come ricorda l’Alleanza delle Cooperative se le imprese sociali rappresentassero l’economia di uno Stato sarebbero la settima potenza mondiale grazie all’attività di oltre 2,6 milioni di imprese che danno lavoro a più di 250 milioni persone e generano ricchezza per 3 miliardi di dollari annui.

    Un’azione, quella delle cooperative, che ha un forte impatto sociale ed ambientale. Proprio il tema della sostenibilità sarà centrale nella Giornata internazionale delle cooperative. Le coop sono invitate a promuovere iniziative sulle questioni della lotta contro la povertà, sull’inclusione sociale e sul riscaldamento globale.
    Per l’occasione Ica ha creato un’apposita piattaforma all’interno della quale le cooperative potranno raccontare la propria storia e mostrare al mondo intero i caratteri distintivi del movimento cooperativo. Sono consentiti contributi testuali, video e audio.
    Il presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, ha esortato tutte le coop aderenti all’Alleanza delle Cooperative italiane a partecipare all’iniziativa.
    Di seguito vi mostriamo il suo video-messaggio.



  • In questi mesi si parla tanto, spesso senza cognizione di causa, del rapporto tra immigrazione e lavoro in Italia. 

    La convinzione più diffusa, anche all’interno di alcune forze politiche, è che i processi migratori siano una delle cause dell’elevato tasso di disoccupazione italiano.
    Debito_Banche_Borsa_CrisiSecondo la retorica populista imperante gli immigrati “tolgono il lavoro agli italiani”. Di fatto – e non era difficile da ipotizzare – non è così.
    Lo dimostra uno studio della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro sugli occupati stranieri in Italia di età compresa tra i 15 ed i 64 anni, presentato in questi giorni al Festival del Lavoro a Roma.
    La maggior parte degli stranieri (57%) – sottolineano i Consulenti del Lavoro – arriva in Italia per motivi di lavoro. Per questo motivo il tasso di occupazione degli immigrati è più alto rispetto a quello degli italiani 59% contro 56%.
    Ma negli anni della crisi questa differenza si è notevolmente assottigliata. Nel 2008, infatti, ovvero prima dell’inizio della crisi, c’era una differenza di ben nove punti percentuali tra il tasso di occupazione degli stranieri e quello degli italiani; dal 2009 tale valore è iniziato a decrescere fino ad arrivare al 3% fatto registrare nel 2015.

    La crisi, dunque, sembra aver colpito in misura maggiore gli stranieri come dimostrano anche le variazioni del tasso di occupazione, diminuito del 2% tra gli italiani negli anni della crisi contro il -6% degli stranieri.
    Oggi la quota di immigrati occupati sul totale della forza lavoro nazionale è del 10,7%. I settori economici con una percentuale più elevata di stranieri sono quelli dell’agricoltura e delle costruzioni, dove supera il 16%, mentre a livello geografico la presenza degli stranieri è più forte al Nord e al Centro rispetto al Mezzogiorno.
    “Il fattore di sostituzione della manodopera italiana – sottolinea la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro – si fa sentire soprattutto laddove i servizi e l’industria sono più sviluppate”.
    Se analizziamo, infine, le singole professioni, quelle più diffuse tra gli immigrati sono il personale non qualificato addetto ai servizi domestici (14,8%) e le professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati (11,3%).


  • olio giovani in vita

    Le bottiglie d’olio extra vergine non avranno più la data di imbottigliamento e quella di scadenza. 

    La Camera dei Deputati ha recepito, ieri, la legge europea sulla commercializzazione dell’olio. Viene modificata di fatto la legge n.9 del 2013 che prevedeva “un olio giovani in vitatermine minimo di conservazione degli oli d’oliva”. Adesso viene eliminato questo obbligo: spetterà al produttore scegliere se inserire o meno in etichetta la data di imbottigliamento e quella di scadenza.
    La normativa consentirà così la vendita dell’extra vergine vecchio, ovvero quello con una conservazione superiore ai 18 mesi previsti dalla precedente legislazione italiana.
    Viene eliminata anche la differente cromatura delle etichette degli oli comunitari, che consentiva ai consumatori di distinguere l’olio italiano da quello proveniente da altri paesi. Verrà sostituita da un’indicazione stampata con inchiostro indelebile.

    Come è facile immaginare, il provvedimento ha scatenato una serie di polemiche trasversali. A contestare il recepimento della legge europea, infatti, non è stata solo l’opposizione, ma anche una parte del Partito Democratico, con la deputata Colomba Mongiello, prima firmataria della legge “Salva olio”, che ha criticato aspramente il Governo. La stessa Coldiretti ha espresso il proprio parere negativo per un provvedimento che sembra andare contro i produttori italiani e che ha come obiettivo implicito la commercializzazione dell’olio vecchio.
    Come dimostrano ricerche recenti, l’invecchiamento dell’olio causa la perdita di molte delle sue qualità organolettiche, azzerando di fatto alcuni benefici per il nostro organismo. Appare, inoltre, contraddittorio che questo tipo di legge venga emanato in un periodo estremamente difficile per il comparto per via del proliferare delle frodi a danno dei consumatori.
    Se da una parte il Governo ha rafforzato i controlli ed aumentato le sanzioni per le frodi alimentari, dall’altro approva una norma che toglie la data di scadenza di 18 mesi, promuovendo così indirettamente un olio di qualità inferiore.
    Il Ministro Martina ha difeso, però, il provvedimento: “L’olio d’oliva non ha mai avuto data di scadenza, bensì ha un termine minimo di conservazione che resta e rimane obbligatorio sotto responsabilità del produttore, così come l’indicazione chiara ed evidente dell’origine in etichetta“.


  • disoccupazione-italia

    L’Istat ha pubblicato la nota mensile sul numero di occupati e disoccupati relativa a maggio 2016. 

    Finalmente arrivano buone notizie per il mercato del lavoro italiano e riguardano tutti i principali indicatori, ovvero il tasso di occupazione, la disoccupazione ed il numero di inattivi. L’unica variabile che non presenta variazioni positive è quella relativa al tasso di disoccupazione giovanile che rimane stabile al 36,9%.
    disoccupazione-italiaMa analizziamo nel dettaglio i singoli indicatori.
    Nel mese di maggio, riporta l’Istat, la stima degli occupati, dopo essere aumentata a marzo ed aprile, cresce ancora, seppur in misura lieve, presentando una variazione dello 0,1%. Anche il tasso di occupazione, pari al 57,1%, cresce dello 0,1%.
    L’aumento del numero degli occupati riguarda soprattutto la componente femminile ed i rapporti di lavoro subordinati, sia a tempo indeterminato che a termine.
    Il numero di contratti permanenti aumenta, infatti, di 11mila unità e quelli a termine di 37mila. Continuano a diminuire, invece, gli indipendenti (-28mila).
    Ottimo il rendimento trimestrale: nel periodo marzo-maggio l’aumento del numero di occupati è di 101mila unità (+0,4% rispetto al trimestre precedente).

    Per quanto riguarda, invece, la disoccupazione, a maggio la stima dei disoccupati cala dello 0,8% (-24 mila) e riguarda sia gli uomini (-1,0%) che le donne (-0,6%). Il tasso di disoccupazione, invece, è pari all’11,5%, con una variazione negativa 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile.
    Spesso abbiamo sottolineato come spesso la riduzione della disoccupazione fosse la conseguenza dell’aumento del numero degli inattivi. Negli ultimi mesi, però, sembra esserci stata un’inversione di tendenza da questo punto di vista perché diminuiscono gli “scoraggiati”.
    Iniziativa come Garanzia Giovani, nonostante presentino delle enormi lacune, hanno sicuramente contribuito a far entrare i giovani attivamente nel mercato del lavoro, togliendoli dal circolo dei Neet.

    Dopo il calo di marzo (-0,3%) e aprile (-0,8%) – riporta l’Istat – la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni cala anche a maggio (-0,2%, pari a -27 mila). La variazione negativa riguarda solamente le donne, mentre tra gli uomini c’è una sostanziale stabilità del numero di inattivi.
    I dati diventano più incoraggianti se analizziamo le tendenze su base annua. Negli ultimi dodici mesi il numero di occupati è aumentato del +1,3%, pari a +299 mila unità. La crescita tendenziale è anche qui attribuibile soprattutto ai lavoratori dipendenti, sia permanenti (+1,7%, pari a +248 mila) sia a termine (+3,5%, pari a +81 mila), mentre diminuiscono gli indipendenti. Buone notizie anche sul fronte disoccupazione, con il numero dei disoccupati che nell’ultimo anno perde 5,6 punti percentuali, pari a -175 mila unità, mentre il numero di inattivi presenta una variazione negativa del -2,2%, pari a -305 mila unità.
    Le tendenze dell’ultimo, dunque, sembrano essere incoraggianti. Solo, però, con una costante e parallela diminuzione degli inattivi e dei disoccupati potremo parlare di effettiva ripresa del mercato del lavoro italiano.