• granarolo

    Il presidente del gruppo Granarolo, Giampiero Calzolari, ha annunciato importanti investimenti in Puglia e Calabria. Lo ha fatto nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere Economia Mezzogiorno.

    Granarolo è un vero e proprio leader del settore lattiero caseario italiano, controllando circa un quarto del mercato. Una discreta parte del latte trasformato e granarolocommercializzato dall’azienda proviene dal Mezzogiorno.
    Sono in tutto 13 gli stabilimenti di Granarolo per un totale di 1.000 allevatori sparsi in 14 regioni diverse d’Italia, che hanno contribuito in questi anni al raggiungimento di un fatturato record da 1 miliardo di euro.
    Al Sud sono due gli stabilimenti di riferimento, quello di Gioia del Colle in Puglia e quello di Castrovillari in Calabria, realtà che danno la possibilità di diversificare la produzione ovviando alla crisi del latte fresco.
    Per la seconda metà del 2016, Granarolo ha intenzione di investire diverse risorse in queste due regioni, una scelta che Giampiero Calzolari spiega in questi termini: “La Puglia e la Calabria sono regioni in cui i soci sono molto numerosi. A occhio e croce circa 300 tra Puglia, Basilicata e Campania, che gravitano attorno al primo dei due stabilimenti ubicati al Sud, quello di Gioia del Colle, nell’area barese. Mentre attorno a quello di Castrovillari sono circa 130, riuniti nella nostra cooperativa associata Assolac. Entrambi i poli produttivi raccolgono la materia prima dalla filiera meridionale e la lavorano per produrre latte ma anche, come nel caso del polo calabrese, formaggi”.

    Entrando nello specifico, lo stabilimento di Gioia del Colle vede impegnati 50 addetti industriali e 40 sulla piattaforma logistica per un indotto di 1.500 unità.
    Di recente, come dichiarato da Calzolari, è stato aperto anche un market del latte fresco con vendite al dettaglio a prezzi favorevoli.con l’obiettivo di rilanciare un prodotto in calo dal punto di vista dei consumi.
    A Castrovillari, invece, sono 56 gli addetti per un indotto di 1.200 persone. Oltre alla produzione di latte, lo stabilimento è adibito anche alla produzione di formaggi come il Caciocavallo silano Dop che è diventato uno dei derivati di punta dell’intero gruppo cooperativo, con vendite in tutta Italia e all’estero.


  • 730-detrazioni

    Sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps il 730 precompilato ed il modello Unico. Sono oltre 30 milioni i contribuenti che potranno verificare online il proprio reddito e scoprire quali sono le nuove detrazioni fiscali. 

    Sono diverse le novità della dichiarazione dei redditi 2016. Alcune delle più rilevanti riguardano il quadro C, con particolare riferimento ai redditi da lavoro dipendente. Viene innanzitutto esteso da otto a dodici mensilità il bonus Irpef (cosiddetti 80 euro) per chi possiede uno stipendio fino a 26.000 euro annui.
    730-detrazioniAl lavoratore dipendente, così, per l’anno 2015 spetteranno 960 euro e non più 640.
    Per l’anno di imposta 2015, invece, non sarà presente la tassazione agevolata con imposta sostitutiva per i premi di incrementi della produttività, che tornerà invece nella dichiarazione dell’anno prossimo. Passa, invece, da 6.500 a 7.500 euro il limite oltre il quale il reddito dei lavoratori frontalieri concorre a formare il reddito complessivo.

    Le principali novità riguardano però il quadro E, ovvero quello sulle detrazioni e le deduzioni. Detto più volte dell’inserimento delle spese mediche, fatta eccezione per i farmaci da banco, sono state inserite alcune detrazioni nuove e soprattutto sono state rimodellate altre già presenti nelle precedenti dichiarazioni.
    La Legge di Stabilità 2015 ha previsto, ad esempio, una serie di deduzioni sugli interventi di manutenzione straordinaria della propria abitazione. Uno di questi è il cosiddetto bonus mobili. In base alle recenti precisazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate, la sostituzione della caldaia rientra all’interno della manutenzione straordinaria ed in quanto tale, dunque, fa scattare il bonus mobili. Chi sostituisce la propria caldaia potrà così beneficare di una detrazione del 50% della spesa sostenuta.
    Non rientra, invece, nella medesima categoria la sostituzione della vasca da bagno, in quanto considerata come “manutenzione ordinaria”.
    In tema di risparmio energetico, invece, sarà attiva la detrazione del 65% per le spese sostenute per l’acquisto di schermature solari ed impianti di climatizzazione invernali dotati di generatori di calore alimentati da biomasse.

    Segnaliamo, inoltre, una variazione non di poco conto sulle erogazioni liberali: viene, infatti, innalzata da 2.065 euro a 30.000 euro la soglia massimo entro la quale poter beneficare della detrazione del 26% per le donazioni effettuate a vantaggio delle Onlus.
    Ci sono, infine, importanti novità per le spese sull’istruzione. Viene inserita una detrazione del 19% delle spese per la frequenza di scuole dell’infanzia, del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado fino a 400 euro. La detrazione è valida anche per le tasse d’iscrizione e per i costi della mensa.



  • Niente da fare per il referendum sulle trivellazioni. La consultazione non raggiunge il quorum del 50%: è andato a votare, infatti, solo il 31,18% degli aventi diritto, corrispondenti a circa 14 milioni di persone. 

    Nonostante, dunque, abbia vinto nettamente il sì (85,8% contro il 14,2%) potrà continuare l’attività di estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia per le concessioni già attive. L’unica regione ad avere raggiunto il quorum è stata la Basilicata; discreto il risultato della Puglia, dove hanno votato circa il 40% degli aventi diritto. Si sono recati alle urne, invece, solo il 25,9% e 26,4% degli aventi diritto rispettivamente in Campania e Calabria, ovvero due regioni interessate dalla referendum trivellevicenda trivellazioni in mare.
    La sconfitta per il fronte del sì è piuttosto netta, ma in senso assoluto i numeri raggiunti sono soddisfacenti. Mobilitare 14 milioni di cittadini su una questione estremamente tecnica e difficile da valutare senza una conoscenza approfondita dell’argomento è un risultato non di poco conto.
    Del resto il tema del raggiungimento del quorum è diventato ormai una costante per tutti i referendum. Dal 1997 in avanti, solamente una volta, nel 2011, in occasione della consultazione sull’acqua pubblica, si sono recati a votare più del 50% degli aventi diritto. Tutti gli altri referendum sono falliti.
    I media tradizionali hanno iniziato ad affrontare l’argomento trivelle solamente negli ultimi 15 giorni e l’invito del Governo a non recarsi alle urne non ha di certo giovato per il raggiungimento del quorum.
    Il problema dell’affluenza non lo scopriamo certo oggi: fa parte di un processo di disaffezione verso la cosa pubblica che interessa l’Italia e tante altre democrazie europee e che rischia di rendere la classe politica sempre meno accountable, ovvero responsabile delle proprie decisioni.

    Da un certo punto di vista non stupisce neppure il triste teatrino al quale abbiamo assistito una volta comunicati i dati sull’affluenza. A scatenare la polemica è stato ernesto carbone tweetErnesto Carbone, membro della segreteria politica del Partito Democratico, che nel pomeriggio da tweetato: “Prima dicevano quorum. Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare #ciaone“.
    L’hashtag #ciaone è diventato subito virale ed è stato ripreso da diversi esponenti del partito di maggioranza. Nel mirino di Carbone e dello stesso premier Matteo Renzi, che ha definito il mancato raggiungimento del quorum come una sconfitta di alcuni consiglieri regionali e presidenti di Regione, ci sono proprio degli esponenti del Pd che hanno promosso la consultazione.
    nicodemo emiliano

    Uno di questi è Michele Emiliano, governatore della Puglia, e protagonista di uno scontro su Twitter con Francesco Nicodemo, uno dei responsabili della comunicazione del Governo ed esponente Pd.
    Emiliano viene accusato di retweetare utenti che “odiano il Pd” e di avere attaccato il proprio partito ed il proprio segretario. Il governatore pugliese, da parte sua, difende gli italiani che si sono recati al voto ed il referendum promosso proprio da alcune regioni interessate dalla legge sulle concessioni.
    Aldilà del merito della questione referendaria, a perdere ancora una volta è stata la classe politica, che ha trasformato un tema delicato e complesso, come quello delle concessioni alle compagnie del gas e del petrolio ed in generale della politica energetica, in una battaglia intestina dai toni bassi e dai contenuti poveri.


  • startup notaio 2

    Ban-Up è una società di consulenza nata per sviluppare e valorizzare le idee imprenditoriali innovative, sfruttando il network di competenze e conoscenze dei propri soci. 

    I fondatori dell’azienda sono, infatti, business angel, professionisti, imprenditori e società di caratura internazionale, di diritto italiano e estero, con sedi in Italia e Inghilterra. Tra di essi troviamo alcuni dei più grandi business angel italiani come Paolo Anselmo e Luca Canepa, rispettivamente presidente e consigliere di Iban, e Marco Fabio Nannini, attuale ceo di Impact Hub Milano che è stato managing director di Italian Angels for Growth fino a dicembre del 2015.

    L’obiettivo di Ban-Up è attivare un circuito di business tra startup e PMI dall’alto contenuto innovativo e grandi industrie

    Una ricerca dell’associazione IBAN e del Venture Capital Monitor dell’Università Liuc di Castellanza – Varese ha evidenziato come in Italia nell’ultimo anno i business angel abbiano investito solamente 29 milioni, numeri nettamente inferiori rispetto a quelli dei principali paesi europei.
    startup notaio 2L’obiettivo di Ban-Up è attivare un circuito di business tra startup e PMI dall’alto contenuto innovativo e grandi industrie, in modo che queste ultime possano investire sulle migliori realtà innovative emergenti.
    Tra le attività della nuova società, rivolte alle startup, ci sono quelle di:

    – ottimizzazione della struttura finanziaria;

    – analisi di bilancio e della redditività;

    – benchmarking nei settori di riferimento;

    – strategia industriale;

    – network leverage;

    – consulenza nella ricerca di progetti sinergici a supporto delle PMI.

    Ban-Up svolgerà, dunque, la funzione di acceleratore per le startup e le PMI, rendendole maggiormente attraenti verso eventuali investitori, e di facilitatore nei rapporti con le industrie private.


  • cooperative-emilia-romagna

    Si è svolto ieri a Bologna, il workgroup “L’Osservatorio della cooperazione in Emilia Romagna: analisi e tendenze in corso”. 

    Durante l’incontro, al quale hanno partecipato diversi rappresentanti delle istituzioni regionali e ricercatori, sono emersi alcuni dati interessanti sulla cooperazione emiliana.
    cooperative-emilia-romagnaL’Emilia Romagna è una delle regioni storiche del movimento cooperativo e lo dimostrano anche le tendenze recenti. Sono in tutto 5.151 le coop attive: l’Emilia è la tredicesima regione per diffusione della cooperazione con 13 coop ogni 100 imprese.
    Non sono, però, i dati sul numero di imprese sociali operanti nel territorio emiliano a certificarne il primato, ma il loro rendimento.
    Come riportato da Guido Caselli, direttore dell’Ufficio Studi di Unioncamere Emilia Romagna (qui trovate le sue slides), durante il periodo di crisi (2008-2015) l’Emilia Romagna è la sesta regione italiana per tenuta durante la crisi, con un valore aggiunto che è diminuito in sette anni solamente del 4,6%.
    Le regioni migliori da questo punto di vista sono il Trentino Alto Adige (+2,3%) e la Valle d’Aosta (-1,0%).
    Nei prossimi tre anni l’Emilia Romagna dovrebbe aumentare il proprio valore aggiunto del 4,1% (solo alla Lombardia dovrebbe fare meglio).

    Il 35,1% del fatturato della cooperazione italiana è rappresentato dall’Emilia Romagna

    Il rendimento elevato delle coop emiliane è testimoniato soprattutto dal valore della produzione e dal fatturato complessivo. Il valore della produzione è di 37 miliardi di euro, il più alto tra tutte le regioni d’Italia.
    A certificare il peso delle coop emiliane c’è anche il fatto che il 35,1% del fatturato della cooperazione italiana è rappresentato dall’Emilia Romagna.
    Tale rendimento si spiega sia per la grandezza delle imprese sociali che per la loro capacità di resistere alle difficoltà dei primi anni di attività di un’impresa. Come riportato da Unioncamere Emilia Romagna, infatti, 15 delle 30 maggiori società emiliane sono cooperative e, tra le varie forme giuridiche, quella cooperativa presenta la più bassa percentuale di chiusura dell’attività dopo i primi 5 anni di vita.


  • breaking-news-coopitalia

    I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • La nostra idea di Romagna, evento di LegaCoop Romagna

  • giovanni zagni

    In una democrazia sempre più in crisi quanto può essere importante il ruolo del giornalista che fa fact-checking e soprattutto può fungere da deterrente nei confronti di un politico?

    Dunque, ci sono alcuni studi che dimostrano già che in un ambiente, in un discorso politico, dove c’è del fact-checking il politico tende a tenerne conto e quindi si spera a dire meno cose false. È importante secondo me come strumento per chi si vuole informare, non per dare giudizi, non per essere con una tabellina con il voto per dire “tu politico sei un ladro” o “sei un mentitore” ma piuttosto per dare al pubblico più strumenti per conoscere meglio i temi di cui si sta parlando.

    È importante secondo me come strumento per chi si vuole informare, non per dare giudizi

    Che tipo di lavoro deve fare un giornalista che effettua fact-checking? Esistono degli strumenti che possono aiutarlo nello svolgere la ricerca e l’analisi dei dati?

    Gran parte del lavoro si fa sulle banche dati, soprattutto su quelle di pubblico accesso, anche se in caso di richieste specifiche si possono interrogare, e lo facciamo, le singole autorità che si occupano di raccogliere ed avere questi dati. Gran parte del nostro lavoro è andare a scavare per ritrovare dati, cifre, numeri che sono già in giro, oppure cercarli quando non sono resi pubblici. Per quanto riguarda gli strumenti, attualmente non ce ne sono di particolarmente elaborati oltre quelli che ci sono per il normale giornalista ma c’è una grande ricerca per trovare strumenti per automatizzare il fact-checking.

    Abbiamo visto, ad esempio, “El Objectivo” che propone un programma specifico dove effettua fact-checking, che spazio c’è per questo strumento in Italia al di là delle campagne elettorali, dove abbiamo visto che Sky, ad esempio, ha proposto degli esperimenti di fact-checking? Durante tutta la stagione politica c’è la possibilità di svolgere programmi televisivi su questo specifico strumento?

    Io credo proprio di sì perché c’è una grande attenzione da parte del pubblico verso un discorso che si basa su “dati, cose, fatti”. Io credo che ci sia un grande interesse e lo vediamo continuamente nei talk show. I politici dicono continuamente “stiamo ai dati”, “i dati dicono che”, “i dati dicono questo”, loro naturalmente lo fanno a servizio del dibattito politico quindi alla fine, magari, finisce in rissa lo stesso anche se diciamo i dati. Penso che per una trasmissione che si pone come obiettivo di presentare questo tipo di prodotto lo spazio ci sia. Riguardo a se ci sia spazio anche al di fuori della campagna elettorale, sì c’è. Il dibattito pubblico gira continuamente intorno a cose che hanno alla base cifre, numeri o cose del genere.


  • 2-per-mille-2015

    A partire da oggi è possibile consultare nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate il proprio 730 precompilato. 
    Sono circa 30 milioni i contribuenti, tra lavoratori dipendenti, pensionati e autonomi, che potranno consultare la dichiarazione dei redditi compilata dall’Agenzia delle Entrate. 

    I contribuenti possono decidere di non modificare i propri dati, evitando così i controlli del fisco, oppure di apportare delle correzioni, delegando eventualmente 2-per-mille-2015il proprio Caf o un professionista per effettuare questa operazione.
    A partire dal 2 maggio e fino al 7 luglio potrà essere inviata la propria dichiarazione con le dovute modifiche all’Agenzia delle Entrate, mentre il termine per chi rivolge ai Caf o ai professionisti abilitati è il 25 ottobre.
    Per poter accedere all’area riservata e consultare il 730, basterà utilizzare le credenziali fornite dall’Agenzia delle Entrate, quelle dell’Inps, quelle dello Spid (Sistema pubblico per l’identità digitale) o di NoiPA.

    Quest’anno ci saranno anche tante novità per effetto del lavoro dell’Agenzia delle Entrate che ha provato a rendere più completo il precompilato rispetto all’anno scorso e per via di alcune novità legislative.
    Una di queste riguarda il 2 per mille dell’Irpef. A partire da quest’anno sarà possibile destinare il 2 per mille ad una specifica associazione culturale iscritta nell’apposito elenco redatto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
    L’Agenzia delle Entrate, per recepire le disposizione del D.P.C.M. 21 marzo 2016, rende possibile la destinazione del 2 per mille dell’Irpef a favore delle associazioni culturali anche in caso di sola firma, senza indicazione del codice fiscale dell’associazione culturale beneficiaria.
    La possibilità di indicare solo il nome del beneficiario semplifica in maniera significativa l’operazione di scelta dell’associazione.
    Tra le altre novità introdotte quest’anno ci sono le spede mediche detraibili, fatta eccezione per quelle dei farmaci da banco. Ci sono, poi, tantissime altre voci come quelle sulle spese universitarie, per la ristrutturazione della casa, per i funerali e per l’assunzione di badanti.
    Qui trovate un elenco delle spese detraibili presenti nella versione 2015 della dichiarazione dei redditi.


  • agroalimentare mezzogiorno

    L’agroalimentare è al momento la principale fonte di sviluppo dell’economia meridionale. 
    Lo dimostrano anche le analisi recenti. L’ultima è stata realizzata da Banca Intesa San Paolo, che ha esaminato il rendimento dei distretti alimentari del Mezzogiorno in termini di esportazioni. 

    Secondo l’Ufficio studi di Intesa San Paolo, nel 2015 tutte le regioni meridionali hanno fatto registrare un trend positivo. L’intera area meridionale mostra una crescita agroalimentare mezzogiornodell’8,3% rispetto al 2014, raggiungendo un valore delle esportazioni superiore ai 7 miliardi di euro.
    Si tratta di un traguardo di assoluto rilievo che conferma i trend evidenziati dal 2010 in avanti, anno a partire dal quale l’export meridionale ha mostrato una costante risalita, che gli ha permesso di raggiungere nel 2015 il massimo storico.
    Particolarmente positivo il rendimento di Puglia e Campania. Il valore delle vendite della regione Puglia si attesta a 3,2 miliardi, con una crescita del 10,5% su base annua sotto la spinta dell’ortofrutta barese.
    Il distretto alimentare campano cresce, invece, del 6,9% per effetto dell’ottimo rendimento dei distretti dell’alimentare napoletano, delle Conserve di Nocera, delle mozzarelle di buffa, dell’alimentare avellinese e dell’agricoltura della piana del Sele.
    Bene anche Abruzzo, Sicilia e Sardegna.

    L’export meridionale cresce sia sui mercati maturi che sui nuovi mercati. Le vendite sui mercati maturi sono aumentate del 7,2% raggiungendo quota 4,8 miliardi di euro per effetto dell’ottimo rendimento in Stati Uniti, Spagna, Francia e Gran Bretagna.
    Per quanto riguarda, invece, i nuovi mercati, la variazione positiva è del 10,6% per un valore complessivo di 2,3 miliardi. Da questo punto di vista si sono rivelati particolarmente proficui i rapporti commerciali con la Tunisia, in attesa di aggredire mercati dalle grandi potenzialità come quelli asiatici.


  • gianluca de martino

    Avete svolto un’analisi molto interessante sui beni confiscati, confrontando anche i dati con quelli del 2013. Volevamo sapere quali sono i principali risultati di quest’indagine?

    La principale indagine che abbiamo condotto con “Confiscati Bene fase 2”, perché la prima c’era stata nel 2014, è stata quella di verificare qual era lo stato dei beni confiscati in Italia e possiamo dire che negli ultimi 3 anni il numero è raddoppiato rispetto a quello che c’era stato nei quasi 30 anni precedenti. Ci sono alcune zone d’Italia che si sono popolate di beni confiscati, parlo ad esempio del Lazio che ha visto crescere notevolmente sia in virtù di Mafia capitale ma anche di altre inchieste in provincia di Latina ad esempio, sia alcune regioni del centro Italia come le Marche o l’Abruzzo, ma anche del nord come lo stesso Piemonte o la Lombardia. C’è stato uno spostamento, un aumento, principalmente nelle regioni del centro-nord e un andamento costante per le regioni del centro-sud e delle isole, dove c’è una mafia natia, una mafia composta dalla Sicilia, dai clan del napoletano che poi sono andati a spostarsi verso l’estero.

    Quali sono, invece, le difficoltà principali che incontrate quando vi confrontate con la Pubblica Amministrazione, anche dal punto di vista del filtro dei dati che poi dovrete andare a fare?

    Le principali difficoltà riguardano, appunto, la qualità dei dati, perchè non sono in formato aperto ed è necessaria un’attività di scraping, di estrazione dei dati da tabelle in pdf o da report. Con la collaborazione e la disponibilità dell’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC) abbiamo ottenuto dei file puliti, da questo punto di vista, anche se chiediamo, ancora una volta, che ci siano dei dati molto più specifici sui beni confiscati. Noi chiediamo che siano indicati, ad esempio, gli indirizzi di ogni singolo bene in modo tale da attivare un processo virtuoso anche di controllo di quello che avviene. Molto spesso, purtroppo, anche da relazioni della DNA si è percepito che i beni confiscati rimanevano della disponibilità dei mafiosi ed avere l’occhio vigile dei cittadini ma anche delle autorità sul singolo bene in una determinata via può dare modo di una maggiore efficacia alla confisca dei beni.

    Prima parlavi di dati in formato aperto, quali passi in avanti dovrà fare l’Italia da qui ai prossimi anni per migliorare questo aspetto? Perché ancora, sia i cittadini che gli enti di ricerca ed università trovano difficoltà nell’accesso a questi dati.

    La trasparenza nel settore dei beni confiscati può dare vita ad un circuito virtuoso fatto di giovani che intraprendono attività in cooperativa o altro e dare una nuova vita ai beni confiscati.

    Innanzitutto l’ANBSC dovrà rilasciare in formato aperto i dati che ha nella sua disponibilità. Il secondo passaggio riguarderà i comuni perché, dopo la destinazione dei beni confiscati ai comuni, i comuni hanno l’obbligo in base alla legge sulla trasparenza del 2013 di pubblicare sul proprio sito tutto il patrimonio disponibile e indisponibile e nel patrimonio indisponibile figurano anche i beni confiscati. Molti comuni non lo fanno. Noi ci siamo attivati con “Confiscati Bene” per richieste di accesso a civico e dopo le nostre richieste, quelle dei cittadini e della community, alcuni comuni si sono attivati per pubblicare l’elenco. La trasparenza nel settore dei beni confiscati può dare vita ad un circuito virtuoso fatto di giovani che intraprendono attività in cooperativa o altro e dare una nuova vita ai beni confiscati.

     



  • mercuri fedagri

    Una missione per abbattere ulteriormente le barriere con il mercato asiatico e creare nuove frontiere per i prodotti agroalimentari del Made in Italy cooperativo.

    Dal 16 al 22 aprile l’Alleanza delle Cooperative agroalimentari sarà in Cina e Giappone insieme al commissario Ue all’agricoltura, Phil Hogan. L’associazione di rappresentanza delle coop sarà l’unica organizzazione italiana presente in un viaggio che si preannuncia fondamentale per il futuro del nostro agroalimentare.
    mercuri fedagriInsieme a Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza, ci saranno anche tante cooperative, operanti in alcuni settori chiave della cooperazione e di tutto l’agroalimentare italiano, ovvero il comparto del vino, del latte e delle conserve.
    Cina e Giappone sono due mercati in grande crescita, oltre a rappresentare un’opportunità commerciale enorme per i nostri prodotti. La presenza, però, di dazi doganali elevati e le questioni sanitarie della carne, che impediscono la commercializzazione delle carni fresche, rendono al momento difficile l’ingresso di molte aziende italiane.
    La delegazione europea cercherà insieme alle autorità cinesi e giapponesi di abbassare i dazi e di sbloccare il mercato della frutta, soprattutto quello delle mele, delle pere e delle pesche.
    Riuscire a trovare uno sbocco sui mercati asiatici sarebbe una vera e propria boccata d’ossigeno per un comparto, quello ortofrutticolo, che deve fare i conti con l’embargo russo.
    “Auspichiamo – ha dichiarato Mercuri – che il lavoro portato avanti in questi anni dalle istituzioni e dalle diplomazie comunitarie, grazie anche a questa missione, possa consentire di accelerare l’accordo per il riconoscimento della Cina di un’equivalenza per i prodotti biologici europei. Stesso auspicio affinché entri a sistema il riconoscimento delle indicazioni geografiche”