• elisabetta tola

    Volevamo porre la nostra attenzione principalmente sulla ricerca delle immagini di Google, qual è la procedura corretta per poter utilizzare delle immagini o anche dei video che sono stati già pubblicati o comunque utilizzati da altre fonti?

    Partiamo dalle immagini. Sulle immagini, quando vado ad effettuare la ricerca sul motore di ricerca, uso: “altri strumenti di ricerca” per selezionare i diritti di utilizzo ed è molto importante che io scelga l’appropriato diritto di utilizzo. Ho un sito commerciale? Sceglierò immagini che sono state specificamente caricate da chi le ha rese disponibili come “riutilizzabili su un sito commerciale”. Se invece un’immagine è stata caricata, per esempio, per essere utilizzata solo in forma non commerciale allora andrò a selezionare e filtrare quel tipo di immagine lì. È molto importante perché l’utente che carica l’immagine decide quale tipo di fruizione ci sia del suo materiale. Quando utilizzo quel materiale devo rispettare, naturalmente, questa richiesta.

    E per i video invece?

    Per i video lo stesso, perché i video caricati su youtube hanno anch’essi dei termini d’uso. È molto importante anche lì andare a vedere effettivamente che tipo di termine d’uso è stato dato. Per altro su youtube è anche più semplice, in un certo senso, perché è anche molto immediato risalire al canale della persona che ha caricato quel video e quindi, molto probabilmente, ci sono anche i contatti e si può direttamente chiedere il permesso di utilizzo.

    Questa mattina abbiamo, invece, parlato di YouTube ed abbiamo visto anche come le grandi testate si stanno orientando sempre di più verso l’utilizzo di questi strumenti audiovisivi. Per quanto riguarda, invece, le piccole testate giornalistiche come possono raggiungere in maniera efficace degli utenti anche, magari, raccontando attraverso YouTube la propria storia?

    In un certo senso è quasi più cruciale per le piccole testate o per le attività di taglia più ridotta. Bisogna costruire un canale youtube, ben caratterizzato, immediatamente comprensibile dall’utente, costruendo materiale originale, ovviamente diverso rispetto a quello che si trova già ampiamente sulle grandi testate, aggiornato con una regolarità periodica e che cerca di parlare ad un target di pubblico preciso. Quando il canale è molto curato e produce un tipo di contenuti curati e che vanno incontro ad un’esigenza, una richiesta (quindi forse la ricerca da fare prima è: capire a chi sto parlando, chi voglio raggiungere) ho più chance di avere degli utenti che finiscono sul mio canale e che magari si affezionano e si iscrivono. Io credo che sia uno strumento formidabile proprio per le realtà più piccole, perché in questo modo c’è la possibilità di rendere visibile in rete il lavoro che si fa senza utilizzare necessariamente un brand alle spalle.

    In un certo senso è quasi più cruciale per le piccole testate o per le attività di taglia più ridotta. Bisogna costruire un canale youtube, ben caratterizzato, immediatamente comprensibile dall’utente, costruendo materiale originale, ovviamente diverso rispetto a quello che si trova già ampiamente sulle grandi testate, aggiornato con una regolarità periodica e che cerca di parlare ad un target di pubblico preciso.

    Un’ultima domanda. Sul live streaming, ci sono dei rischi in termini di appeal verso gli utenti per una piccola testata che decide di iniziare a mettere dei contenuti “live” ed improvvisamente, non riuscendo più ad avere una certa continuità, inizia solamente a caricare video già registrati? Che tipo di rischi ci sono per questi utenti?

    Non direi che ci sono dei rischi. È chiaro che io consiglierei, giornalisticamente parlando, di fare una programmazione editoriale, come dicevo nel corso del workshop di stamattina, cioè: se io decido di abbracciare l’idea dei live streaming, quindi un Hangout on air, lo faccio pensando che avvio un’attività di relazione, costruisco un pubblico che poi si  aspetta, probabilmente, un appuntamento dopo l’altro. Anche qui devo costruire un evento, devo renderlo evidente, devo condividerlo nelle reti sociali e via dicendo. Diciamo che forse ha molto senso avviare questo tipo di attività se ritengo che sia sostenibile all’interno della mia programmazione editoriale, altrimenti posso scegliere di avere un canale su cui carico dei video post prodotti e poi, invece casomai promuovo quel tipo di circolazione lì.


  • audiweb-dati

    La crisi dei quotidiani cartacei è l’ovvia conseguenza dell’espansione del web e delle potenzialità dei news aggregator. 

    Internet ha ampliato in maniera esponenziale la quantità delle fonti di informazione (spesso a discapito della qualità), togliendo di fatto il monopolio audiweb-datidell’informazione ad alcune testate storiche.
    Gli ultimi dati pubblicati da Audiweb mostrano come le difficoltà dei grandi publisher siano sempre più accentuate. Le elaborazioni prendono in considerazione il mese di febbraio 2016 e permettono di effettuare un confronto su base annua, dal quale emerge in tutta la sua intensità il crollo del numero di visitatori, di pagine viste e di tempo medio trascorso sul sito dagli utenti delle testate online più conosciute, con un’importante eccezione.

    Tra i primi dieci siti di informazione italiani, quello che fa registrare il crollo più fragoroso è Il Messaggero che rispetto a febbraio 2015 perde addirittura 41 punti percentuali in termini di visitatori unici. Sette testate su dieci, in particolare, mostrano una flessione su base annua.
    Il Corriere della Sera, ad esempio, fa registrare una variazione negativa del 18,2%, la Gazzetta dello Sport perde 17 punti percentuali, l’Ansa il 22,4%, Blogo il 30%, TgCom24 il 28,4%.
    Bene, invece, Repubblica che mostra un numero di utenti unici simile a quello dell’anno precedente e Citinews che guadagna il 3,2%.
    Stupisce, invece, in positivo il rendimento de La Stampa, vero e proprio leader in Italia in materia di news online.
    Il quotidiano torinese, infatti, aumenta il numero di visitatori unici del 29,4%; exploit de La Stampa anche in termini di pagine viste dove presenta una variazione positiva su base annua del 39,9%.
    Tutte le altre nove principali testate online presentano un crollo sotto questo aspetto. Il Corriere della Sera, ad esempio, perde il 39,5% e la Gazzetta il 33,7%; Repubblica, invece, limita le perdite al 5,3%.


  • consorzio integra 1

    Il mondo delle costruzioni e dei servizi sta vivendo profondi cambiamenti, con il nuovo Codice degli Appalti pubblici che è destinato a trasformare profondare questo settore. 

    Per adattarsi al mercato moderno, la cooperazione risponde con la creazione di un consorzio che riunirà 119 soci, di cui 3 finanziatori, ed un totale di oltre 50.000 consorzio integra 1addetti coinvolti. 
    Si tratta del Consorzio Integra, una nuova organizzazione che metterà insieme le eccellenze cooperative nel campo delle costruzioni, impiantistica, servizi e ingegneria.
    L’unione di alcune delle migliori coop del settore consentirà loro di essere maggiormente competitive sul mercato. Ma non è solo la volontà di competere al meglio che ha portato alla formazione della nuova realtà imprenditoriale.
    Il Consorzio Integra si ispirerà, infatti, al principio della trasparenza adottando uno statuto moderno, che sviluppa al massimo grado consentito dalla legge il ruolo attribuito al Consiglio di Sorveglianza.

    La sede principale sarà a Bologna, ma potrà contare su una presenza capillare su tutto il territorio nazionale. È da sottolineare, ad esempio, il forte coinvolgimento delle coop meridionali, presenti con ben 30 realtà e tre sedi operative a Napoli, Palermo e Bari.
    “Siamo stati lieti di constatare – ha commentato Vincenzo Onorato, Presidente di Consorzio Integra, – di aver riscosso un’alta adesione nel Mezzogiorno, le cui cooperative costituiscono ben un terzo degli associati, a dimostrazione dell’apprezzamento per lo sforzo di radicamento compiuto in questi anni. È il nostro motto: “cooperare per innovare”, in un mercato degli appalti pubblici che si è profondamente rinnovato. Il nostro attuale assetto, che fa della variegata base associativa un grande punto di forza, ci permette di rispondere in maniera efficace, sinergica e integrata alle esigenze competitive del mercato attuale”.


  • confcooperative veneto

    Si è svolta ieri davanti ad oltre 300 cooperatori l’assemblea regionale di Confcooperative Veneto, che ha riconfermato Ugo Campagnaro come presidente dell’organizzazione di rappresentanza delle coop venete. 

    Campagnaro avrà, dunque, il difficile compito di guidare Confcooperative Veneto in un periodo di transizione che porterà alla formazione dell’Alleanza delle Cooperative.
    La cooperazione veneta è una delle principali risorse dell’intero movimento cooperativo, soprattutto se guardiamo al mondo dell’agroalimentare.
    confcooperative venetoCon 13 miliardi di fatturato, infatti, le coop agroalimentari venete si collocano al secondo del posto dietro solo a quelle emiliane. Sono 317 le cooperative del settore, che generano ricavi per 6,8 miliardi euro, corrispondenti al 19% del valore prodotto dalle cooperative agricole italiane.
    All’interno della cooperazione agroalimentare veneta troviamo anche la prima cooperative agricola italiana. Si tratta della veronese Tre Valli, operante nel settore della carne e capace nel 2014 di generare un fatturato di 3,1 miliardi di euro.

    Hanno partecipato all’assemblea di Confcooperative Veneto anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini. Il rinnovo delle cariche è stato preceduto da una tavola rotonda sui temi dell’immigrazione, la crisi del latte e la riforma delle Bcc, ovvero questioni che interessano da vicino il mondo della cooperazione.
    Sul tema dell’accoglienza dei migranti Campagnaro ha esplicitato il punto di vista di Confcooperative Veneto: “Vogliamo essere coinvolti nella programmazione dei migranti assieme alle Prefetture perchè noi viviamo questa quotidianità . E proprio rispetto a questa – ha aggiunto Campagnaro – continuiamo a dire che le grandi realtà di accoglienza non danno i risultati sperati anzi. Servono piccole risposte nel territorio anche per arrivare ad un’integrazione e al bene di queste persone e dei cittadini residenti”.

    Qui trovate il video di presentazione dell’organizzazione di rappresentanza veneta che può contare su oltre 150.000 soci ed un valore della produzione di 7 miliardi di euro.


  • breaking-news-coopitalia

    I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Nuovo codice degli appalti: trasparenza, responsabilità e sviluppo. Potenza – 15 Aprile.
    • Il processo di riforma degli appalti pubblici. Sarzana (SP) – 15 Aprile.

  • energia rinnovabili

    È l’Italia il primo paese al mondo per utilizzo di energia solare nell’anno 2015. A svelarlo è la quarta edizione del rapporto Snapshot of Global PV Markets, realizzato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, organizzazione intergovernativa dell’Ocse. 

    In Italia il fotovoltaico rappresenta l’8% dei consumi energetici; al secondo posto troviamo la Grecia con il 7,4% e la Germania con il 7,1%.
    energia rinnovabiliIn generale c’è una crescita diffusa dell’utilizzo delle energie rinnovabili, con una variazione positiva che si attesta sul +50 gigawatt.
    I dati del rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, derivati dalle informazioni riportate dai Governi e da industrie ritenute particolarmente attendibili, mostrano una crescita soprattutto in Asia. In Cina e Giappone, ad esempio, la capacità produttiva del fotovoltaico è aumenta rispettivamente di 15,3 GW e di 11 GW, evidenziando la crescita più sostenuta a livello mondiale.
    I due colossi asiatici si trovano, però, ancora piuttosto indietro nella classifica mondiale, così come gli Stati Uniti, relegati al 25° posto con l’1% di utilizzo.
    Se guardiamo, invece, al mercato globale del fotovoltaico, l’Asia occupa la prima posizione tra i continenti rappresentando addirittura il 60% dell’intero mercato.
    In Europea, invece, il leader per capacità produttiva complessiva è la Gran Bretagna con 3,51 GW.

    I risultati di questa indagine non devono, però, illudere l’Italia, soprattutto se consideriamo le ultime scelte effettuate dal Governo in materia di energia.
    L’esecutivo Renzi ha, tra le altre cose, aumentato le risorse destinate ai combustibili fossili e di converso ha ridotto gli incentivi sulle rinnovabili.
    C’è il rischio, dunque, di un arretramento pesante di qui ai prossimi anni. L’esito del referendum sulle trivelle sarà fondamentale per valutare il grado di soddisfazione dei cittadini sulle politiche ambientali del Governo: un’eventuale vittoria del Sì potrebbe portare, infatti, dei cambiamenti anche in merito alle scelte politiche sulle rinnovabili e sul fotovoltaico.


  • iva cooperative

    Si terrà a Bruxelles, il 18 ed il 19 aprile, l’assemblea dei giovani cooperatori europei in vista dell’assemblea generale di Cooperative Europe che si svolgerà sempre a Bruxelles mercoledì 20 aprile. 

    Il network dei giovani cooperatori ha una storia recente: l’ultimo appuntamento, tenutosi a Bologna, ha riscosso un grande successo, fornendo energia ed entusiasmo ad un gruppo di ragazzi che ha deciso di scegliere la forma cooperativa per proporre la propria idea d’impresa e servire il proprio territorio.
    iva cooperativeTrattandosi di un network di formazione recente, è necessario parlare anche del modello di governance da portare avanti.
    Allo stesso attuale lo European Young Cooperators’ Network è composto da organizzazioni provenienti da 12 paesi europei, ma è aperto anche a contributi individuali di giovani imprenditori sociali.
    Nel corso della due giorni a Bruxelles ci sarà l’elezione del board del network, che sarà composto da 6 rappresentanti delle organizzazioni nazionali delle cooperative e da 4 cooperatori non legati ad incarichi rappresentativi nelle associazioni di rappresentanza nazionali.

    Ci sarà, però, anche modo di approfondire alcune tematiche legate al mondo della cooperazione. Verrà riservato grande al tema della cooperativa intesa come impresa capace di creare ricchezza per il territorio e di attivare relazioni economiche e sociali su scala nazionale ed internazionale.
    I giovani cooperatori parleranno, inoltre, delle modalità di coinvolgimento degli under 35 nel movimento cooperativo.
    Sono ancora pochi, infatti, i millennials che scelgono la forma cooperativa per avviare un’attività d’impresa: è necessario, dunque, comprendere come diffondere al meglio le peculiarità cooperative, facendone conoscere opportunità e valori.
    La discussione è aperta anche a contributi individuali che consentiranno di attivare workshop su altri temi.


  • poletti lavoro

    Il part-time in uscita è realtà. 
    Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha firmato oggi il decreto che rende operativa la misura inserita nell’ultima Legge di Stabilità. 

    I lavoratori che hanno raggiunto il requisito contributivo minimo per andare in pensione (20 anni di contributi) e che raggiungeranno il limite anagrafico entro il poletti31 dicembre 2018 avranno la possibilità di passare da full-time a part-time.
    Il decreto si applica ai dipendenti di aziende private con contratto a tempo indeterminato e ad orario pieno. Ogni mese il lavoratore riceverà in busta paga lo stipendio per le ore di lavoro svolte; in più l’impresa dovrà versare una somma esentasse per le ore non svolte fino al raggiungimento dell’età pensionabile; verrà, inoltre, fornita una contribuzione figurativa aggiuntiva, finanziata attraverso risorse pubbliche.
    Per questa misura sono stati stanziati 60 milioni di euro per il 2016, 120 per il 2017 e 60 per il 2018.

    Il lavoratore vicino alla pensione potrà così ridurre la quantità di ore di lavoro nella misura del 40-60%.
    Per poter richiedere il part-time l’addetto dovrà rivolgersi all’Inps chiedendo una dichiarazione che attesti il possesso dei requisiti contributivi. In un secondo momento potrà stipulare un contratto a tempo parziale agevolato contenente le indicazioni sulla riduzione dell’orario di lavoro.
    Il contratto durerà dal momento della stipula dello stesso fino al raggiungimento dell’età pensionabile.
    La somma che viene erogata mensilmente dal datore di lavoro per le ore non effettuate – precisa il Ministero del lavoro – non concorre alla formazione del reddito e non è assoggettata ad alcuna forma previdenziale.


  • 5-per-mille-volontariato

    Sono 45.332 gli enti che beneficeranno della ripartizione delle risorse del 5 per mille per l’anno 2014. 
    L’Agenzia delle Entrate ha reso noto il nome degli enti di volontariato, degli enti impegnati nella ricerca scientifica e delle associazioni sportive dilettantistiche che sono state scelte dai contribuenti. 

    Il totale delle risorse ammonta a quasi mezzo miliardo di euro. Il 68% degli destinatari del 5 per mille è rappresentato dalle associazioni di volontariato.
    5-per-mille-volontariatoPer la precisione sono 37.904 gli enti coinvolti e al primo posto si conferma ancora una volta Emergency, che è stata scelta da quasi 400.000 persone e che riceverà un importo complessivo vicino ai 14 milioni di euro.
    In seconda posizione troviamo Medici senza frontiere, scelta da 240.000 contribuenti dai quali riceverà circa 9 milioni di euro.
    L’associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), l’Ail e la Lega del filo d’oro completano le prime cinque posizioni.

    L’Airc non è solo impegnato nel campo del volontariato, ma anche in quello sanitario e della ricerca. Non a caso è prima nella classifica degli enti di ricerca.
    Se sommiamo le cifre che riceverà per l’attività svolta in questi tre settori, arriviamo a circa 65 milioni di euro.
    Sono, invece, quasi 7.000 le associazioni sportive dilettantistiche che avranno diritto a ricevere il 5 per mille per una cifra complessiva di 11,2 milioni di euro. Tra di esse quelle più selezionate sono due associazioni della provincia di Reggio Calabria, ovvero l’Unione sportiva di palmese e l’Associazione sportiva dilettantistica Bovalino calcio a cinque, capaci di raccogliere, rispettivamente, 4.000 e 3.000 preferenze.
    Qui trovate l’elenco completo delle associazioni di volontariato ammesse al 5 per mille per l’anno 2014.

     


  • breaking-news-coopitalia

     I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Osservatorio sulla Cooperazione in Emilia Romagna, giovedì 14 Aprile a Bologna

  • etichetta semaforo

    Con 402 voti a favore, 285 contrari e 22 astensioni, il Parlamento chiede di rimettere in discussione i cosiddetti “profili nutrizionali” alla base dell’etichetta a semaforo. 

    Si tratta del sistema di etichettatura dei prodotti alimentari, adottato dal 95% dei grandi distributori britannici, che pone dei bollini di colore rosso, giallo e verde etichetta semaforosull’etichetta dei prodotti in base al contenuto di grassi, grassi saturi, sale o zuccheri e non sulla quantità effettivamente consumata.
    Questo sistema ha penalizzato fortemente le specialità sane e di qualità come quella della dieta mediterranea, avvantaggiando di converso bevande senza contenuti di grasso.
    Per rendere un’idea del danno effettuato ai prodotti del Made in Italy, basta analizzare i dati del Prosciutto di Parma sottoposto al bollino, che nel periodo compreso tra maggio e luglio 2015 ha perso oltre 80 punti percentuali in termini di vendite contro la variazione positiva 40% dell’omonimo prodotto senza bollino.
    Il sistema di etichetta a semaforo ha portato, secondo il Parlamento, dei gravi problemi di concorrenza senza garantire una corretta informazione sulle proprietà dei prodotti ai consumatori.

    Per questo motivo Strasburgo esorta la Commissione europea a “a riesaminare la base scientifica, l’utilità e la fattibilità di tale regolamento, nonché eventualmente a eliminare il concetto di profili nutrizionali“, con l’obiettivo “di assicurare la veridicità delle informazioni e indicazioni specifiche su grassi, zuccheri e sale”.
    Il Ministro Martina ha commentato con soddisfazione la decisione del Pe: “Il voto di oggi in Parlamento europeo è un successo che l’Italia ha costruito facendo squadra. Abbiamo unito le filiere produttive, quelle agricole e collaborato costantemente con i nostri parlamentari, a partire da Paolo De Castro. Ora ci aspettiamo che la Commissione Ue faccia un salto di qualità concreto su questo piano. Lo dobbiamo soprattutto ai consumatori, che vengono tratti in inganno da questi sistemi basati su criteri discutibili. Non è ammissibile che le nostre aziende che lavorano sulla qualità e producono alcuni dei prodotti cardine della dieta mediterranea vengano penalizzate, mentre invece le bibite gassate light ricevono il bollino verde. L’Italia andrà avanti con determinazione”.



  • Chiamatela se volete moneta virtuale o secondaria, ma il Sardex è di fatto il primo circuito di credito commerciale in Italia, ed i risultati sono così positivi che la società alla base della moneta di scambio passa da “semplice” Srl a SpA con un capitale che schizza a 3 milioni di euro e che vede investire soggetti primo piano del panorama Fintech italiano.

    sardex-3La società sarda nata da un gruppo di giovani è ormai una realtà economica consolidata, che ha raggiunto i 100 milioni in operazioni/transazioni in 5 anni di attività un giro d’affari interessante, anche se non del tutto tramutabile in euro. Sardex ha conquistato Fondazione di Sardegna, Invitalia Venture, Innogest, Banca Sella Holding,  Nice Group S.p.A. e MelPart S.p.A. E sarà quest’ultima ad esprimere il nuovo presidente del Consiglio di Amministrazione, che non poteva che essere anch’egli sardo: Stefano Meloni che dovrà guidare questa transizione e portare Sardex verso nuove mete.

    Tutto questo però non modifica gli assetti societari, con la maggioranza del pacchetto azionario che resta in mano ai fondatori; un segnale da non sottovalutare, perché difficilmente gli investitori lasciano l’azienda in mano a chi ha avuto l’idea e ha portato avanti la fase di StartUp.

    Per il momento abbiamo dei punti fermi inattaccabili a sostenere la bontà del progetto: 3.500 imprese iscritte, nove regioni oltre alla Sardegna in cui sono partiti dei circuiti simili che hanno creato un vero e proprio network. E poi, cosa difficile da trovare in tante società oggi, un codice etico da sottoscrivere per entrare nel circuito, a dimostrazione della finalità sociale oltre che economica del progetto.