• innovazione cooperative

    Sono ricominciati alla Camera dei Deputati i lavori sulla riforma del Terzo Settore, approvata in Senato il 30 marzo scorso dopo circa due anni di gestazione. 

    L’obiettivo del Governo è approvare in via definitiva il testo senza ulteriori modifiche che prolungherebbero ulteriormente l’iter legislativo.
    innovazione cooperative Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà – Confcooperative, ha commentato il contenuto della riforma nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano l’Avvenire.
    I principali media hanno sottovalutato l’importanza della nuova normativa sul Terzo Settore, che potrebbe cambiare i connotati di un comparto centrale nell’economia del paese.
    “Questo testo – afferma Guerini – non va considerato meno importante delle riforme costituzionali o del Jobs Act. Anzi può essere una riforma epocale. Per questo servono attenzione e serietà“.

    Sono tre, in particolare, i fattori che, secondo Guerini, determineranno la bontà della riforma, dando così la possibilità al mondo del sociale di esprimere al meglio le sue potenzialità: “La prima leva deve essere l’incoraggiamento verso forme di Terzo settore produttivo che ora vivono in un perimetro ibrido, a metà strada tra attività commerciali e di volontariato. Ritengo sia opportuno far entrare queste realtà in un contenitore chiaro e ben definito“.
    A tal proposito giova ricordare che la riforma ha ampliato il novero di soggetti che possono essere riconosciuti giuridicamente come imprese sociali, estendendolo anche a Srl e Spa nei limiti massimi previsti per le cooperative a mutualità prevalente.
    “Secondo aspetto cruciale – aggiunge il presidente di Federsolidarietà – Confcooperative – è l’allargamento dei settori per le imprese sociali, con particolare riferimento all’housing sociale, all’inserimento lavorativo e al commercio equo e solidale. Infine c’è la leva fiscale: perchè l’impresa sociale decollerà se sarà vantaggioso e interessante per un imprenditore sposare questa dimensione“.


  • blockchain-grisorio

    Di Blockchain e Bitcoin ormai si parla tanto, sia in ambito Fintech che sociale, poiché la flessibilità di questa tecnologia e della filosofia alla base del processo offre numerose possibilità di applicazione per innovare in diversi settori. Così, per capire meglio di cosa si tratta e quali sono le opportunità e i rischi derivanti da tale tecnologia, abbiamo chiesto al presidente di Bitcoin Foundation Puglia, l’avvocato Giuseppe Grisorio, di spiegarci in maniera semplice e diretta cos’è la Blockchain technology e come questa potrà far evolvere il settore finanziario, quello sociale e della raccolta fondi.

    Innanzitutto, cos’è la blockchain e perché oggi se ne parla così tanto?
    Nel sistema di scambi convenzionale che oggi adoperiamo siamo necessariamente costretti a riporre fiducia in un ente centrale, che funziona da intermediario e che possa garantire, dietro pagamento di un prezzo, la genuinità della transazione. Basti pensare al ruolo svolto dalla Zecca dello Stato e dalle Banche  centrali rispetto alla produzione, immissione e certificazione della moneta.

    Una banca infatti, funzionando da intermediario, tiene traccia nel proprio registro degli spostamenti di capitale nei vari conti correnti e li aggiorna di conseguenza. Ma questo sistema, oltre ad avere un alto prezzo economico e sociale, non è esente da errori, omissioni, manomissioni o truffe.

    Nel sistema di pagamento del bitcoin la valuta viene trasferita direttamente da un utente ad un altro, senza passare da un intermediario, anche perché il btc è blockchain-grisoriola prima espressione di moneta senza Stato. Ma dato che in rete abbiamo a che fare con anonimi, come possiamo essere sicuri che non stiano provando a truffarci?

    Ecco che si comprende il valore della blockchain. In un sistema decentralizzato la soluzione consiste nella condivisione delle transazioni, che sono rese pubbliche, vale a dire con la presenza di un unico registro storico ed informatico condiviso tra gli utenti. Il tutto è coperto e garantito da precise regole matematiche, che rendono impossibile modificare arbitrariamente un singolo valore senza invalidare l’intero storico delle transazioni. Le stesse infatti sono ordinati cronologicamente ogni 10 minuti circa e inserite in un blocco , che ne rappresenta la marcatura temporale e quindi le colloca in un preciso momento storico, detto timestamp.

    Il timestamp è chiamato anche blocco e la catena dei timestamp successivi prende il nome di blockchain.

    Oggi se ne parla così tanto perché dopo un momento di scetticismo iniziale si è compresa l’enorme potenzialità di questo protocollo informatico e gli innumerevoli e innovativi sviluppi, ponendo le premesse per un potenziamento del cd. IOF (internet of things).

    Qual è l’aspetto innovativo di questa tecnologia?
    L’aspetto innovativo è dato dalla decentralizzazione nella tenuta di registri contabili, che quindi seguono una logica peer-to-peer ed informatica. Lo sforzo per la corretta tenuta del registro bitcoin, ad esempio, richiede un enorme calcolo computazionale per risolvere i problemi e le funzioni matematiche che ne garantiscono la genuinità e lo proteggono ma manomissioni, falsificazioni e attacchi a doppia spesa, pertanto i vari nodi che formano questa rete devono concordare circa l’ordine delle transazioni, sviluppando un vero e proprio consensus.

    Ma la blockchain non serve solo per trasferire i bitcoin. E’ infatti possibile garantire la transazione di scambi economici, di merci, serve a tutelare la proprietà intellettuale di un contenuto online, può porsi qualche strumento per tutelare il rispetto dei contratti tra aziende, le fatture, le opere d’arte, il tracking dei diamanti e anche l’elezione dei rappresentanti politici.

    Potenzialmente ogni settore dove ci sia un terzo giudice/notaio che garantisce una transazione, o una proprietà, può essere trascritto sulla blockchain senza possibilità di errore o manipolazione, fornendo una marcatura temporale garantita da precisa regole matematiche.

    La possibilità di decentralizzare la fiducia consente di costruire governance al di sopra e oltre le piattaforme monopolistiche già costruite. In questa maniera invece di confidare in un ente centralizzato c’è la possibilità di pensare a modi di costruire governance in maniera distribuita.

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    Com’è regolata la blockchain e dove bisogna ancora migliorare nella sua regolamentazione?
    La blockchain non è regolata nel senso giuridico/normativo del termine, in quanto il lavoro è fatto volontariamente da soggetti sparsi per il globo(cd. miners) che partecipano alla gara computazionale sperando di risolvere un blocco della blockchain e quindi incamerare la relativa ricompensa(allo stato attuale 25 btc, circa 9000€!). Le regole che segue, conosciute da chiunque voglia partecipare, sono quelle del protocollo informatico su cui si basa, e che possono essere modificate solo con il consensus del 50%+1 della potenza di calcolo globale.

    Dalla sua nascita assieme a Bitcoin ad oggi, in che fase di sviluppo tecnologico ci troviamo?
    Avanzata ma ancora non completa. Profonde sperimentazioni sono state fatte per leggere meglio all’interno dei singoli blocchi, per poter inserire informazioni aggiuntive ad una transazione senza invalidarla, quasi a voler “firmare” un messaggio. La stessa logica alla base della blockchain permette utilizzi in vari settori della vita sociale, pubblica ed istituzionale di una comunità. L’ecosistema bitcoin è davvero vario e comprende diversi tipi di attori. Inoltre il protocollo btc, che è completamente open-source, permette agli sviluppatori di proporre modifiche al sistema e le stesse vengono implementate se raggiungono il necessario consensus.

    La blockchain può generare un grande cambiamento nei mercati finanziari, ma quali ricadute reali può avere in un Paese come l’Italia?
    Enormi. Un sistema decentralizzato ed informatico come quello appena descritto, applicato al mondo dello scambio di valuta, permetterebbe una tracciabilità assoluta e quindi una completa eliminazione dell’evasione fiscale, che sappiamo tutti quanto danno arreca al nostro paese, così come un controllo da parte dell’opinione pubblica su come e dove vengono spese le nostre tasse.

    Inoltre si potrebbe pensare di trascrivere in questa maniera i vari passaggi di proprietà di un immobile, sostituendo in questo modo tanto il notaio quanto i registri immobiliari e le varie conservatorie che sottraggono risorse all’apparato amministrativo dello Stato(questo però a patto di modifiche legislative).

    Lo stesso criterio si potrebbe applicare ai sistemi elettorali: un domani piuttosto che andare al voto con una tessera elettorale potrebbe esserci fornita semplicemente una chiave crittografica, ed il nostro voto verrebbe registrato in maniera anonima sulla blockchain per confluire infine nel risultato finale. Un risparmio enorme di denaro, tempo e risorse!

    Lei è tra gli entusiasti o tra gli scettici? Qual è l’approccio corretto con cui guardare a questa  tecnologia?
    Personalmente sono uno scettico entusiata! Mi spiego: le premesse e le garanzie offerte dalla tecnologia descritta sono degne di nota e studio, a patto che le condizioni di onestà dei nodi restino le stesse e non ci sia qualche tentativo lobbistico di modificare lo stato dell’arte. Pur estremamente complicato da un punto di vista informatico, non è però impossibile. Resta l’utilità teorica di un attacco del genere: che interesse avrebbe un aggressore a distruggere la tecnologia blockchain?

    L’approccio corretto cui guardare questa tecnologia è quello consueto: scetticismo iniziale, studio intermedio, comprensione finale. Sono all’esito di questa procedura si potrà correttamente decidere se e quanto investire in btc e nella sottesa blockchain. Se però molti istituti finanziari, grandi banche e fondi di investimento, anche italiani, stanno investendo sempre più risorse nello studio e nello sviluppo evidentemente non sono il solo a vedere potenzialità e futuro per questo tipo di tecnologia.

     

    12342644_787952408016882_4750779134821116854_nGiuseppe Grisorio

    Avvocato, si occupa dello studio critico del bitcoin e delle criptovalute, della blockchain e degli smart contracts.

    Ha contribuito alla traduzione e pubblicazione di diverse guide e contenuti in lingua Italiana sull’ecosistema Bitcoin, così come ha fornito il suo apporto per la stesura e l’analisi di diverse tesi di laurea in materia.

    Ha organizzato convegni e incontri sul tema con il riconoscimento del locale Ordine Forense. Attualmente si occupa di sviluppare progetti formativi per professionisti del settore con l’Università degli Studi di bari.

    E’ membro della Bitcoin Foundation Italia nonché fondatore e presidente della Bitcoin Foundation Puglia.


  • luca de biase

    Lei prima parlava del rapporto quasi storico che c’è tra le grandi imprese italiane e lo sviluppo delle infrastrutture nel nostro paese, quale può essere da questo punto di vista un settore trainante dell’economia digitale italiana?

    Adesso tutta la digitalizzazione, la modernizzazione, l’internet si sta concentrando dalla connessione tra le persone alla connessione tra le cose, le macchine, i sistemi produttivi, i sistemi di distribuzione, insomma l’allargamento e l’importanza di queste cose è evidente in tutto il dibattito collegato al concetto luca de biasedell’industria 4.0, internet delle cose, intelligenza artificiale, robotica. Questa è la frontiera in questo momento e su questa frontiera, al contrario di quello che succedeva nella precedente versione, quella consumer, quella nella quale prevalevano i device di connessione o le macchine delle telecomunicazioni, l’Italia è tra i protagonisti mondiali nella sua automazione industriale, nella robotica nella generazione dei  prodotti che possono essere arricchiti con sensori e altri oggetti intelligenti. Qui l’Italia deve e può dire la sua dal punto di vista dell’innovazione tecnologica e certamente lo può fare con una mentalità e una cultura sua. La vostra televisione mi fa venire in mente un episodio, la robotica può essere pensata con una mentalità diciamo americana, finanziaria, per sostituire le persone con dei robot perché fa fare più profitto, oppure può essere pensata per migliorare la produttività delle persone che sanno fare le cose, infatti in una situazione nella quale parlavo in una cooperativa di queste cose, mi hanno detto, osservando rispetto a quello che avevo appena detto di questo tipo, cioè che ci sono i robot che sostituiscono gli umani e i robot che migliorano la vita degli umani: eh già gli americani fanno Robocop, noi facciamo RoboCoop!

    la robotica può essere pensata con una mentalità diciamo americana, finanziaria, per sostituire le persone con dei robot perché fa fare più profitto, oppure può essere pensata per migliorare la produttività delle persone che sanno fare le cose

    A proposito di cooperazione, uno dei settori emergenti  è la sharing economy, quale può essere il ruolo delle cooperative all’interno della sharing economy? E in generale c’è il rischio che delle vere e proprie multinazionali come Uber facciano un po’ implodere tutto il sistema dell’economia collaborativa?

    La sharing economy è diversa dalla on-demad economy. Nello sviluppo che in tutti e due i casi è basato sulla capacità di dare senso alla tecnologia, nel caso della “uberizzazione” o della on-demand economy la piattaforma si sviluppa fondamentalmente  a suon di finanziamento e di capitale e cerca di conquistare quote di mercato a una piattaforma che organizza la relazione tra domanda e offerta con degli algoritmi che controlla la piattaforma. Per cui sappiamo, per esempio , che non è un sistema di mercato per cui se c’è più domanda in un posto della città le macchine vengono immediatamente mandate verso quella zona della città ma, anzi, la piattaforma di Uber, è stato provato da una nota ricerca, fondamentalmente cerca di rallentare questo processo per mantenere alto il costo delle corse nella zona dove c’è molta domanda e solo dopo un certo tempo fa scorrere l’informazione che c’è molta domanda anche a zone diverse della città. Insomma gestisce la relazione in modo tale che avvantaggi la piattaforma. Nel caso della sharing economy,  gli investimenti in capitale che devono essere fatti per l’innovazione sociale sono ripagati con una forma e con regole che consentono al vantaggio economico per la piattaforma di investire sul suo miglioramento in modo cooperativo. Il profitto non va a ripagare questo grande capitale finanziario che è stato utilizzato per creare la piattaforma ma per costruire lentamente, o velocemente, l’innovazione tecnologica che c’è dietro, quindi sono due modelli diversi.

    Un’ultima domanda: si parla tanto ultimamente di storytelling digitale come si può distinguere una narrazione autentica da una mera celebrazione che alla fine porta poco al nostro paese?

    È il compito di tutti noi, il compito critico che deve essere portato avanti, il fatto di subire una manipolazione, che sia lo storytelling digitale o che sia qualunque altro genere di storytelling, che è fondamentalmente una grande tecnica di manipolazione delle coscienze, richiede un senso critico e una rivalutazione delle regole con le quali si valuta la qualità delle informazioni: il fatto che sia documentata , verificata, indipendente, completa, leale nei confronti del pubblico, trasparente. Tutto questo è un insieme di valori da apprezzare, riconoscere, far conoscere di più perché la visione critica delle cose possa prevalere sulla visione manipolatoria.


  • 5-per-mille-2016

    L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato le istruzioni per gli enti del volontariato e le associazioni sportive sportive dilettantistiche che vogliono partecipare alla ripartizione delle risorse del 5 per mille dell’Irpef per l’anno fiscale 2016. 

    Ricordiamo che possono iscriversi nell’apposito elenco le seguenti organizzazioni:

    • le organizzazioni di volontariato di cui alla legge n. 266 del 1991;
    • le ONLUS di cui all’art. 10 del D. Lgs. n. 460 del 1997;
    • le cooperative sociali e i consorzi di cooperative sociali di cui alla legge n. 381 del 1991;
    • le organizzazioni non governative già riconosciute idonee ai sensi della legge n. 49 del 1987 alla data del 29 agosto 2014 e iscritte all’Anagrafe unica delle ONLUS su istanza delle stesse (art. 32, comma 7 della Legge n. 125 del 2014);
    • gli enti ecclesiastici delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti accordi e intese, considerate Onlus parziali ai sensi del comma 9 dell’art. 10 del D. Lgs. n. 460 del 1997;
    • le associazioni di promozione sociale le cui finalità assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell’Interno, considerate Onlus parziali ai sensi del comma 9 dell’art. 10 del D.Lgs. n. 460 del 1997;
    • le associazioni di promozione sociale, iscritte nei registri previsti dall’art. 7, commi 1, 2, 3 e 4 di cui alla legge n. 383 del 2000;
    • le associazioni e fondazioni di diritto privato che operano nei settori di cui all’art. 10, comma 1, lettera a), del D. Lgs. n. 460 del 1997.

    La domanda di iscrizione dovrà essere presentata esclusivamente per via telematica dai soggetti interessati o dai Caf e professionisti abilitati entro e non 5-per-mille-2016oltre il 9 maggio 2016.
    Il 14 maggio l’Agenzia delle Entrate pubblicherà l’elenco degli iscritti; entro il 20 maggio, invece, gli enti potranno richiedere eventuali correzioni ed il 25 maggio sarà pubblicato l’elenco definitivo.
    Entro il 30 giugno 2016, infine, il legale rappresentante degli enti del volontariato iscritti deve trasmettere con raccomandata a.r alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle entrate nel cui ambito si trova il domicilio fiscale dell’ente la dichiarazione sostitutiva, resa ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante la persistenza in capo all’ente dei requisiti che danno diritto all’iscrizione.

    Di seguito tutti i documenti utili per la presentazione della domanda, messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate:

    Per quanto riguarda il 5 per mille relativo all’anno fiscale 2015, ricordiamo che dal 15 aprile è possibile consultare il proprio 730 precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps, all’interno del quale si può scegliere a chi destinare il 5 per mille dell’Irpef.
    Per semplificare la scelta, l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione dei contribuenti un motore di ricerca che permette di trovare le organizzazioni iscritte all’elenco dei beneficiari e di reperire in maniera veloce tutti i dati necessari per la donazione.


  • breaking-news-coopitalia

    I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Domani alle 10.00 a Forlì “Dalla rendicontazione all’impatto. Il social impact report di For B.

  • lusetti legacoop

    Il mondo della cooperazione ha scelto la strada dell’indipendenza e della trasparenza. Per questo, dopo gli ultimi scandali giudiziari, ha deciso di porre fine ai finanziamenti alla politica per evitare dubbi sulla natura del movimento cooperativo e sul rapporto con i partiti. 

    Abolito per legge il finanziamento pubblico ai partiti, i cittadini possono decidere di donare il 2 per mille dell’Irpef alle associazioni culturali e ai partiti.
    lusetti legacoopIl presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, ritiene fondamentale utilizzare questo strumento per avere una politica pulita e trasparente: “I partiti, come descritto nella carta costituzionale, sono l’essenza della democrazia: non vogliamo una politica in mano a pochi oligarchi che possono mettere in campo grandi risorse economiche personali. Ci rivolgiamo in modo particolare ai tanti cooperatori e alle tante cooperatrici perché possano contribuire – secondo le proprie convinzioni ideali e politiche – a sostenere l’azione dei partiti, in modo trasparente. È questo il modo migliore per chiedere ai partiti sobrietà nei comportamenti e coerenza verso i cittadini e i propri valori di riferimento“.
    Ricordiamo che dal 15 aprile è possibile consultare il proprio 730 precompilato o la Dichiarazione Unica sul sito dell’Agenzia delle Entrate e sul sito dell’Inps.
    I contribuenti potranno, tra le altre cose, decidere a chi donare il 2 per mille. Da quest’anno c’è l’opportunità di scegliere una specifica associazione culturale, così come avviene per il 5 per mille per le organizzazioni di volontariato.



  • Una ricerca dell’IRI, presentata la settimana scorsa al Vinitaly nel corso della tavola rotonda “Il vino italiano sugli scaffali della grande distribuzione italiana ed estera”, descrive i consumi di vino degli italiani nel 2015. 

    L’indagine ci permette di valutare innanzitutto dove i consumatori italiani generalmente acquistano una bottiglia di vino e soprattutto che tipo di prodotto scelgono.
    vino cileLa maggior parte degli italiani compra vino nei supermercati e predilige sempre di più una specialità di qualità. Non è un caso che nell’anno appena trascorso sia cresciuto il consumo delle denominazioni d’origine (+1,8%) e del biologico (+29%).
    Bene anche il bianco fermo (+4,8%), il bianco frizzante (+4,9%), il rosato frizzante (+7,6%), mentre continua a crescere a ritmi sostenuti lo spumante (+7,8%); cala, invece, il consumo di vino in brik (-1,6%).
    Particolarmente interessante è, a proposito del consumo di vini spumanti, l’analisi di Nomisma, secondo la quale i maggiori consumatori di spumante sono i ragazzi tra i 18 ed i 35 anni.
    Le cosiddette “bollicine” sono una vera e propria tendenza tra i Millennials. Il vino rosso, di converso, viene consumato per lo più da italiani di età compresa tra i 51 ed i 69 anni in una percentuale del 64%.
    In generale sono 44 milioni gli italiani che dichiarano di avere bevuto vino durante il 2015 ed il 50% che dice di consumare almeno due-tre bicchieri a settimana.
    Il consumatore italiano, dunque, predilige un vino di qualità e naturale o un prodotto più leggero come lo spumante ed il rosato frizzante.
    Dove dovrà crescere, invece, l’Italia è nelle vendite online. Al momento la rete occupa solo l’1% del mercato: nei prossimi anni, dunque, l’e-commerce del vino potrà rappresentare uno strumento enorme per tutti i produttori vitivinicoli.

     


  • generazione campolibero

    Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) mette a disposizione 60 milioni di euro per i giovani che si insediano per la prima volta in agricoltura. 

    L’iniziativa rientra in una serie di misure previste dal Governo per promuovere il lavoro dei giovani nel settore agricolo.
    Nello specifico il bando Ismea è suddiviso in due lotti da 30 milioni di euro in base all’appartenenza territoriale del richiedente:

    • Lotto 1: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto, Lazio, Marche, Toscana e Umbria;
    • Lotto 2: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

    Viene fornito ai giovani agricoltori un contributo massimo di 70mila euro, erogabile per il 60% all’avvio dell’ammortamento dell’operazione e per il 40% generazione campoliberoall’esito della corretta attuazione del piano aziendale allegato alla domanda di partecipazione. L’operazione dovrà essere avviata entro 9 mesi dalla stipula del contratto di concessione dell’agevolazione e completata entro 5 anni.
    Il progetto dovrà avere un valore compreso tra 250mila euro e 2 milioni di euro.

    Per poter partecipare al bando i giovani dovranno possedere i seguenti requisiti:

    • età compresa tra i 18 anni compiuti e i 40 anni non ancora compiuti;
    • cittadinanza di uno degli Stati membri dell’Unione europea;
    • residenza nel territorio della Repubblica Italiana;
    • possesso di adeguate conoscenze e competenze professionali, attestate da almeno uno dei requisiti indicati:
      – titolo di studio di livello universitario di indirizzo agrario;
      – titolo di studio di scuola media superiore in campo agrario;
      – esperienza lavorativa, dopo aver assolto l’obbligo scolastico, di almeno due anni in qualità di coadiuvante familiare ovvero di lavoratore agricolo, documentata dall’iscrizione al relativo regime previdenziale;
      – attestato di frequenza con profitto ad idonei corsi di formazione professionale.

    Inoltre, il giovane dovrà insediarsi quale capo azienda in un’impresa individuale che, entro 3 mesi dalla data di comunicazione dell’ammissione alle agevolazioni, risulti:

    • titolare di partita IVA in campo agricolo;
    • iscritta al registro delle imprese della Camera di Commercio;
    • iscritta al regime previdenziale agricolo.

    La domanda di partecipazione dovrà essere presentata entro il 10 giugno.


  • leroux

    Il presidente dell’International Co-operative Alliance, Monique Leroux, ha incontrato ieri a Roma alcuni dirigenti dell’Alleanza delle Cooperative italiane. 

    La visita di Leroux è stata un’occasione per discutere di alcuni temi centrali del dibattito pubblico sulla cooperazione italiana. Nel corso dell’incontro, come riporta Confcooperative, si è discusso della situazione del welfare italiano, della riforma delle Bcc e dello strumento dei workers buyout.
    Erano presenti all’incontro i presidenti di Legacoop e Agci, Mauro Lusetti e Rosario Altieri, il presidente di Federsolidarietà – Confcooperative Giuseppe Guerini ed il vice segretario nazionale di Confcooperative Marco Venturelli. 

    Nel corso della sua visita in Italia Leroux ha partecipato anche al convegno “Sustainable Mercy in Finance“, organizzata dall’università Lumsa.
    icopaIl termine misericordia sostenibile riguarda quei cittadini che presentano progetti interessanti ed innovativi, ma non possiedono la storia creditizia ideale per ricevere un finanziamento. Secondo le teorie economiche si ispirano al concetto di sustainable mercy è doveroso dare loro una seconda chance, consentendogli così di portare avanti le proprie idee.
    È questo il modus operandi, ad esempio, del credito cooperativo e più in generale di tutto il mondo della cooperazione: “Il capitalismo sostenibile – ha dichiarato Leroux – descrive come lavorano le cooperative. Con la crisi che stanno fronteggiando le maggiori economie mondiali, il capitalismo di lungo periodo si sta rivelando una soluzione adeguata. 
    La finanza deve lavorare con la gente e con le comunità, evitando di farsi guidare dai risultati immediati che spesso traggono in inganno chi deve prendere le decisioni“.


  • latte granarolo

    Coop Italia ha annunciato un intervento a sostegno del comparto lattiero caseario, prevedendo un aumento degli acquisti di latte di 10mila quintali.

    Ne ha parlato ieri Marco Pedroni, Presidente Coop Italia, nel corso di un incontro con Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali all’Ipercoop di Mantova, che ha visto la presenza anche di diversi fornitori ed allevatori delle filiere Coop della zona.
    L’intervento del gruppo cooperativo per aiutare i produttori difronte ad una crisi perdurante e dai contorni drammatici si aggiunge alla scelta di Granarolo di pagare il latte 36,5 centesimi a litro e di aumentare del 13% la quota di ritiro.

    Sono centinaia le stalle italiane che evidenziano eccessi di produzione e si trovano a fronteggiare i ricatti delle industrie di trasformazione e delle società di latte granarolodistribuzione. Circa il 70% del latte venduto in Italia, denuncia Coldiretti, proviene dall’estero per via di costi nettamente inferiori.
    La conseguenza immediata è lo stop del ritiro del latte dalle stalle italiane ed un netto ribasso dei prezzi.
    In questi mesi, soprattutto nel Nord Italia, abbiamo assistito a diverse forme di protesta. Quella più eclatante ha visto il blocco dello stabilimento produttivo di Lactalis, la multinazionale francese del latte, al quale hanno fatto seguito diversi presidìi in tutta Italia.

    Tra i principali problemi del comparto c’è il mancato rinnovo dei contratti, con le industrie di trasformazione che non sono più disposte a pagare un prezzo di conferimento che in Italia è più alto rispetto alla media europea.
    Esiste, però, un questione di fondo che interessa da vicino proprio la grande distribuzione e a denunciarla è Coldiretti: “Oggi il prezzo del latte fresco moltiplica più di quattro volte dalla stalla allo scaffale, con un ricarico del 317% con il latte che viene pagato agli allevatori in media 0,33 centesimi al litro mentre al consumo il costo medio per il latte di alta qualità è di 1,5 euro al litro. Il prezzo pagato agli allevatori è aumentato di poco più di 10 centesimi mentre il costo per i consumatori è cresciuto di 1,1 euro al litro”.
    L’azione di Coop Italia appare, dunque, di capitale importanza, se consideriamo che ogni anno mette sul mercato 80.000 tonnellate di latte fresco. L’obiettivo – annuncia Pedroni – è venderne 10.000 in sole due settimane attraverso una campagna di sensibilizzazione sulle proprietà del latte in tutti i punti vendita.
    Verrà, inoltre, riconosciuto agli allevatori un prezzo superiore del 20% rispetto al valore di mercato.


  • coop italia

    Quali sono i marchi mondiali che si contraddistinguono per autenticità? L’agenzia di comunicazione Cohn & Wolfe ha provato a rispondere a questo quesito attraverso Authenic 100, un’indagine sui cento migliori brand, effettuata su un campione di 12.000 consumatori intervistati in 14 mercati diversi.

    Ai primi posti ci sono marchi noti in tutto il mondo come Disney, Google, Amazon, Apple e Samsung. Ma nella classifica stilata dall’azienda ci sono anche cinque coop italiaitaliani, ovvero Barilla, Ferrari, Illy, Ferrero e Coop.
    Anche la catena di distribuzione cooperativa, dunque, possiede un’elevata credibilità tra i consumatori, creata attraverso anni di ricerca della qualità e di lavoro sul territorio.
    Cosa si intende, però, per autenticità? I consumatori individuano questo valore nelle aziende che sono in grado di mantenere le promesse e di dimostrare la qualità dei propri prodotti/servizi; viene, inoltre, premiata la garanzia della privacy ed una comunicazione onesta.
    Non tutti i marchi possono garantire questi elementi virtuosi. In generale ci sono i consumatori dell’Europa occidentale (Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Italia) che si dimostrano parecchio scettici sull’affidabilità dei marchi. Solo il 7%, infatti, li descrive come onesti e trasparenti.
    Si tratta di consumatori maturi, che conoscono ormai le tecniche di marketing e sono dunque in grado di valutare strategie poco trasparenti.
    Di converso, quando ritengono un’azienda realmente autentica sono persino disposti ad investire sul marchio (20% degli intervistati) e 9 su 10 si dichiarano disponibili a premiare un brand autentico.


  • breaking-news-coopitalia

    I temi di questa edizione del notiziario della cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    •  Venerdì 29 aprile alle ore 10.30, presso le Manufatture Knos di Lecce si terrà l’incontro dal titolo: “Ripensare le economie locali: sperimantazioni sulle monete virtuali”.