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  • La programmazione del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per il periodo 2007-2013 si chiude con un risultato positivo per l’Italia.
    Come comunicato dal Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, il nostro Paese ha utilizzato il 98,75% delle risorse FEASR.

    In tutto sono stati investiti 17 miliardi di euro con un disimpegno dell’1,25% corrispondente a 104 milioni di euro.
    mipaafIl risultato è positivo non solo in termini in assoluti, ma anche in relazione a come è stato raggiunto. Il 31 ottobre, infatti, il rischio di disimpegno ammontava a circa 1 miliardo di euro.
    Grazie all’impegno di molte regioni, su tutte Campagna, Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata, Umbria e Lazio il Governo è riuscito ad investire quasi tutte le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea per lo Sviluppo Rurale, sfruttando al massimo gli ultimi due mesi del programma 2007-2013.
    L’Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Molise, Toscana, Umbria, Veneto e Puglia sono riuscite ad impiegare il 100% dei fondi.

    Il Ministro Maurizio Martina ha espresso la propria soddisfazione per il traguardo ottenuto: «I fondi dello Sviluppo rurale sono essenziali per sostenere gli investimenti, aumentare la competitività strutturale della nostra agricoltura e anche per portare avanti politiche di ricambio generazionale. Bene quindi che siano stati impiegati oltre 17 miliardi di euro a supporto di questi obiettivi e siamo pronti a utilizzare al meglio la programmazione fino al 2020 con un lavoro sinergico con le Regioni a vantaggio di tutto il sistema Italia».
    Martina si auspica anche una maggiore semplificazione delle procedure per ottenere i finanziamenti, venendo così incontro a quelle realtà aziendali, operanti soprattutto nel Mezzogiorno, che hanno bisogno delle risorse europee per essere maggiormente competitive.



  • Era dal 1959, anno di piena deflazione, che l’Italia non presentava un livello di inflazione così basso.
    A rivelarlo è l’Istat attraverso i dati sui prezzi al consumo nell’ultimo mese dell’anno.

    A dicembre l’inflazione risulta invariata rispetto al mese precedente e vede, invece, un lieve aumento (+0,1) su base annua.
    disoccupati bankitaliaSi tratta del terzo anno consecutivo che i prezzi al consumo diminuiscono rispetto all’anno precedente.
    Questa volta il livello annuo di inflazione è dello 0,1% dopo lo 0,2% del 2014.
    I dati appena riportati dimostrano come i provvedimenti presi dalla Bce, uno su tutti il Quantitative Easing, non abbia sortito gli effetti sperati. L’acquisto di titoli di stato da parte delle banche nazionali non ha causato l’aumento del livello generale dei prezzi.
    L’obiettivo di Draghi era di portare l’inflazione al 2%: un traguardo, a questo punto decisamente distante. Come riportato da Eurostat, infatti, l’inflazione nell’area Ue è rimasta stabile sul +0,2%, spingendo così le istituzioni europee a porsi degli interrogativi sull’efficacia delle misure adottate.

    Per quanto riguarda l’Italia, l’inflazione prossima allo zero è da ricondurre per lo più al crollo del prezzo dei beni energetici non regolamentati (-8,8%), mentre i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona si attestano al +0,9%.
    Ai livelli minimi dell’inflazione fa da contraltare un dato positivo che riguarda le previsioni sui consumi. Secondo il Rapporto Coop nel 2016 i consumi cresceranno dell’1,4%, che sarebbe la variazione positiva più alta dell’ultimo decennio.
    Più di un terzo degli italiani ritiene che il 2016 sarà “l’anno della speranza” ed un sesto crede, invece, che sara “l’anno del cambiamento”. I consumi procapite dovrebbero comunque essere di circa 1.700 euro inferiori ai livelli raggiunti prima della crisi.



  • L’Italia è tra i più grandi esportatori mondiali. Secondo il bollettino n. 3 della Rivista «scambi con l’estero» pubblicato sul sito del Mise, l’Italia si trova all’ottavo posto nella classifica dei paesi con la più alta quota di mercato posseduta.
    Secondo questo studio l’Italia è tra le realtà che nonostante il processo di globalizzazione e la crisi economica ha mantenuto il più alto livello di esportazioni.

    È riuscita, infatti, a conservare il 76% delle quote di export dal 2000, meglio degli Stati Uniti (73%), Francia (61%), Canada (60%), Gran Bretagna (57%) e exportGiappone (50%).
    La quota di mercato mondiale dell’Italia è allo stato attuale del 2,8%; si tratta di una cifra rilevante se consideriamo che negli ultimi anni paesi come la Cina, il Brasile, l’India e molti stati del Sud est asiatico hanno aumentato il numero delle proprie esportazioni in maniera roboante.
    Come rileva l’indagine del Mise, l’Italia assume posizioni rilevanti (tra il 1° ed il 10° posto) nel 43,6% dei casi, cioè in poco meno della metà dei mercati analizzati. In particolare – nel corso del 2014 – l’Italia risultava il principale fornitore in tre paesi (Albania, Libia e Malta), il secondo in sette mercati (Austria, Croazia, Libano, Romania, Slovenia, Svizzera e Tunisia) e il terzo in 6 Stati (Algeria, Bulgaria, Ciad, Congo, Francia e Serbia).

    Bene anche i dati sulle esportazioni di prodotti manifatturieri dove il nostro paese detiene il secondo avanzo commerciale tra gli stati dell’Unione Europea dopo la sola Germania ed è uno dei cinque mercati al mondo (insieme a Cina, Corea del sud, Giappone e Germania) che vanta un surplus superiore a 100 miliardi di dollari.
    L’Italia è rimasta su livelli elevati soprattutto grazie allo straordinario appeal che mantiene il Made in Italy agroalimentare in tutto il mondo.
    Proprio ieri il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, ha annunciato il raggiungimento della quota record di 36 miliardi come valore dell’export agroalimentare.
    Un segnale importante sullo stato di salute del commercio italiano e sul ruolo svolto da Expo per tutto il settore.



  • Il 7 gennaio del 2015, quasi un anno fa, il giornale satirico Charlie Hebdo veniva colpito da un atto terroristico nel corso del quale rimasero uccise dodici persone.
    Per ricordare le vittime dell’attentato e ribadire la vena satirica e laica del giornale, il 6 gennaio uscirà un’edizione speciale con una copertina che ha già fatto discutere la comunità religiosa.

    Nell’immagine viene raffigurato un Dio in fuga, insanguinato e con un kalashnikov sulle spalle. La vignetta, disegnata dall’attuale direttore del giornale Laurent charlie hebdo copertinaSourisseau (in arte Riss), anche lui rimasto ferito nel corso della strage, vuole mostrare come il fondamentalismo di matrice religiosa sia ancora vivo e mieta le sue vittime in giro per il mondo.
    La raffigurazione è un messaggio agli attentatori, un motivo di scherno nei loro confronti ed intende ribadire che il sangue versato non ha scalfito lo spirito del giornale o intimorito i propri autori.
    Sdegnata la reazione della comunità religiosa francese, non solo di matrice musulmana. L’immagine viene considerata come una mancanza di rispetto verso i credenti di tutte le fedi in un momento di particolare tensione in seguito agli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre.
    «Abbiamo bisogno di segni di distensione. Chiaramente questa caricatura non aiuta, in un momento in cui abbiamo bisogno di ritrovarci fianco a fianco – spiega il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Anouar Kbibech – Bisogna rispettare la libertà di espressione dei giornalisti ma anche quella dei credenti. Non mi riconosco in questa immagine di Dio contraria ai valori veicolati dalle religioni monoteiste. Dio è per me simbolo di misericordia».
    Proprio nella giornata odierna il presidente francese Francois Hollande, insieme al sindaco di Parigi Anne Hidalgo, ha inaugurato un targa commemorativa posta sul muro dell’edificio dove è avvenuto l’attentato. 



  • Per il secondo anno consecutivo l’Italia dovrebbe far registrare il record negativo di nascite.
    Dopo i 509mila bambini nati nel 2014, quest’anno, in base alle stime sui dati Istat, i neonati dovrebbero attestarsi per la prima volta dopo l’Unità d’Italia sotto la soglia dei 500.000.

    Mancano ancora i dati degli quattro ultimi mesi dell’anno, ma se la tendenza dovesse essere confermata, come probabile, assisteremmo all’ennesimo record negativo. Nei primo otto mesi del 2015 istatsono nati 319mila bambini, una cifra che se proiettata verso la fine dell’anno porterebbe al settimo calo annuale consecutivo.
    In base ai dati disponibili, nei primi otto mesi dell’anno appena trascorso, il calo più evidente riguarda il mese di gennaio, quando i nati sono passati dai 44.969 di gennaio 2014 ai 41.862 di gennaio 2015.
    Se a queste cifre aggiungiamo anche il fatto che nello stesso mese c’è stato anche un aumento del numero di decessi (da 59.171 a 65.301), capiamo benissimo come la situazione in tema di invecchiamento della popolazione sia abbastanza preoccupante.
    La ragione principale di tali cifre è stata individuata dai più nella crisi economica. Non è un caso che proprio nel 2008 inizi la tendenza negativa che fatica ad arrestarsi nonostante la parziale ripresa.
    Sono sempre meno le famiglie che dispongono della sicurezza lavorativa ed economica per avere un figlio, mentre aumentano le coppie che decidono di sposarsi quando la donna si trova già in un’età poco o per nulla fertile.
    Da qui deriva il netto calo dei neonati che è riscontrabile non solo tra gli italiani, ma anche tra i migranti che per molti anni hanno contribuito a rendere più alto il tasso di natalità, salvo dover fare i conti, anche loro, con gli effetti negativi della fase di recessione.



  • Il 15 gennaio è atteso in Consiglio dei Ministri il decreto legislativo di riforma della pubblica amministrazione.
    Uno dei provvedimenti più reclamizzati riguarda il cosiddetto “giro di vita” sulle partecipate, un modello organizzativo che in questi anni è balzato all’onore delle cronache per i numerosi scandali giudiziari che hanno coinvolto diversi manager.
    Nelle intenzioni del Governo c’è di effettuare un taglio netto delle società in rosso e di ridurre in maniera drastica il numero degli amministratori.

    Come riportato dal quotidiano Repubblica non ci saranno più consigli di amministrazione composti da tre fino a cinque amministratori, ma ci sarà un solo ecobonus legge di stabilitàmanager a gestire l’intera attività.
    Di pari passo con la riduzione del numero di amministratori, verrà disciplinato anche un taglio degli stipendi. Il nuovo decreto, infatti, stabilirà un nuovo tetto salariale che sarà proporzionale all’attività svolta e alla qualificazione professionale.

    Viene valutato, inoltre, come eccessivo il numero delle partecipate, che ammontano ad oltre 7.000. Molte di queste presentano un bilancio in rosso o addirittura non depositano un bilancio o un atto di gestione da più di tre anni.
    Queste ultime verranno immediatamente cancellate dal Registro delle Imprese, mentre chi presenta un saldo negativo verrà sottoposto ad un controllo annuale.
    Le società che non passeranno le verifiche periodiche saranno sottoposte ad operazioni di razionalizzazione o a forme di accorpamento con altre società.
    La riforma renderà, inoltre, più difficile l’istituzione di una nuova partecipata: sarà necessario un atto deliberativo accompagnato da una relazione tecnica che dovranno essere valutati dalla Corte dei Conti e dall’Antitrust.

    La nuova normativa disciplinerà infine tutti i requisiti necessari per dare vita ad una partecipata e le relative tipologie giuridiche di società.
    Verranno considerate come tali le partecipate e le controllate dallo Stato, dalle Regioni e dagli Enti Locali e le società a controllo analogo, ovvero quelle sulle quali l’amministrazione esercita un controllo analogo a quello effettuato sui propri servizi.
    Le uniche due forme giuridiche ammesse saranno, infine, quelle della spa e della srl.
    Per quanto riguarda, invece, l’attività della partecipata dovrà riguardare la produzione di un servizio di interesse generale o la progettazione di un’opera pubblica (attività che dovrà rappresentare l’80% dei servizi erogati).



  • Ammonta a 17.040 euro la media dell’assegno pensionistico lordo ricevuto dagli italiani nel 2014.
    A rivelarlo è un’indagine dell’Istat, secondo la quale nel confronto tra il 2013 ed il 2014 i pensionati italiani hanno ricevuto in media 400 euro in più.

    L’assegno diventa di 13.647 euro (circa 1.140 euro mensili) al netto delle imposte, con più della metà delle persone che percepisce meno di 12.532 euro (1.045 euro mensili).
    pensionatiCi sono delle sostanziali differenze in base al tipo di pensionato. Una delle più eclatanti riguarda, come spesso accade, il genere del soggetto interessato dal trattamento pensionistico.
    Le donne rappresentano il 52,9% dei pensionati, ma percepiscono un assegno che in media è di 6.000 euro inferiore rispetto a quello percepito dagli uomini.
    Si tratta di una situazione di disparità abbastanza preoccupante, che deriva per lo più da retribuzioni e mansioni ricoperte che sono inferiori in rapporto a quelle maschili.
    Un’altra differenza importante riguarda il titolo di studio posseduto. Il pensionato che ha conseguito una laurea, infatti, avrà un reddito lordo pensionistico (circa 2.490 euro mensili) più che doppio rispetto a persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.130 euro).

    Il numero dei pensionati nel nostro paese è di 16,3 milioni di persone, mentre sono 12,4 milioni di famiglie con all’interno un pensionato.
    Di questi nuclei familiari il 63,2% dipende economicamente dall’assegno pensionistico, rappresentando quest’ultimo tre quarti delle entrate familiari.
    Le famiglie con un pensionato a carico percepiscono un reddito di 28 mila 480 euro, circa 2 mila euro in meno delle famiglie senza pensionati (pari a 30.400 euro). Sono, dunque, in media nuclei meno ricchi, ma la presenza di un reddito garantito riduce il loro rischio di povertà (16% contro il 22% dei nuclei dove non viene percepito alcun assegno pensionistico).



  • Matteo Renzi come Silvio Berlusconi.
    L’accostamento non riguarda i valori politici incarnati, lo stile comunicativo o il tipo di politica personalista portata avanti dai due, ma il loro carattere polarizzante.

    Detto in termini poco aulici: Matteo Renzi, come Silvio Berlusconi, o lo si odia o lo si ama. È questo il risultato dell’indagine effettuata dall’istituto Demos per Repubblica.
    Nel 2015 il personaggio più amato è stato proprio l’attuale Premier. Il 19% degli intervistati lo ha votato come personalità migliore del 2015; alle renzisue spalle si sono classificati il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (7%) ed il leader della Lega Nord Matteo Salvini (6%).
    Svolgono ruoli da comprimari, invece, Silvio Berlusconi, Beppe Grillo, Luigi Di Maio e gli altri leader politici.
    Ma a Renzi spetta anche un altro primato che lo renderà certamente meno orgoglioso. Sempre secondo l’indagine condotta da Demos l’ex sindaco di Firenze è anche il personaggio peggiore dell’anno appena trascorso.
    Gli italiani gli hanno assegnato la palma della personalità meno apprezzata con una percentuale molto elevata (25%). Il secondo è l’altro “Matteo d’Italia”, ovvero Salvini, con il 12% dei voti. Terzo Berlusconi (7%).
    Con il passare dei giorni, dunque, e l’approvazione di alcune riforme molto discusse come il Jobs Act, la Buona Scuola e quella della legge elettorale, si accentua il carattere polarizzante di Matteo Renzi, una caratteristica tipica dai leader politici e particolarmente accentuata nel nostro Paese.
    L’era del “berlusconismo” potrebbe, dunque, essere tramontata definitivamente dando vita un altro periodo all’insegna della polarizzazione dello scontro politico e della creazione di una issue non più attorno a temi e valori definiti, ma piuttosto riguardo alle scelte politiche del premier.
    Sarà, dunque, un “gufi” vs sostenitori del premier in un duello per certi aspetti molto italiano, ma rappresentativo delle attuali tendenze e forme della politica nostrana ed internazionale.



  • Il 2015 dell’export agroalimentare è stato un anno da record.
    A dichiararlo è il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina nel corso di un’intervista rilasciata al portale dell’Agenzia Giornalistica Italia (AGI).

    «Il 2015 e’ stato un anno record, toccheremo 36 miliardi di euro di export di agroalimentare, il record assoluto». I risultati dell’anno appena trascorso sono in linea con l’obiettivo posto dal Governo che mira ad arrivare nel 2020 a quota 50 miliardi di euro.
    Un traguardo ambizioso, ma in linea con le potenzialità italiane in materia di agroalimentare e che permetterebbe al nostro Paese di competere con Francia e Germania.
    Uno dei volani principali dell’exploit italiano è stato sicuramente Expo. L’evento internazionale è stata una vetrina fondamentale per i nostri prodotti, arrivando tra l’altro in un momento storico particolarmente florido per il Made in Italy , con un appeal in netta crescita soprattutto in paesi come gli Stati Uniti.
    Non è un caso che proprio negli Usa l’export sia aumentato del 40% nel 2015 grazie anche a numerosi accordi commerciali con aziende di distribuzione americane.

    Le sfide per gli anni a venire sono, però, molteplici. Una delle principali è la lotta alla contraffazione di prodotti alimentari italiani e all’Italian Souding.
    Una battaglia che il Ministero intende combattere anche e soprattutto online, attraverso l’individuazione di quei soggetti che effettuano truffe alimentari sfruttando i canali telematici.
    «Siamo l’unico ministero al mondo – dichiara Martina – ad avere dei protocolli di lavoro con provider internazionali come Alibaba ed Ebay per il contrasto al falso cibo commercializzato su queste reti. Ci sono dunque degli ispettori del ministero dell’Agricoltura che possono interagire con questi provider, rilevare il falso cibo italiano commercializzato ed escludere dalle piattaforme commerciali questi prodotti. E’ successo recentemente con un produttore indiano che cercava di commercializzare 5000 tonnellate di falso parmigiano reggiano e’ stato individuato, segnalato al provider ed e’ stato tolto dalla piattaforma commerciale. Anche su questo esercitiamo una leadership».
    Il modello agroalimentare italiano punta sulla qualità di filiera, la sostenibilità ambientale ed il biologico (con 50.000 imprese bio siamo i primi in Europa). Sono caratteristiche, però, non pienamente conosciute dai consumatori.
    Secondo il Ministro bisognerà incentivare l’informazione sulle caratteristiche dei prodotti e sui processi di produzione, magari inserendo in etichetta l’indicazione della provenienza geografica. Si tratta di una battaglia legale e commerciale che l’Italia intende portare con forza all’interno delle istituzioni europee, dalla cui vittoria dipende il successo dell’agroalimentare italiano e la sua diffusione su larga scala.



  • L’Istituto Piepoli ha effettuato un sondaggio sulle maggiori personalità politiche italiane, le intenzioni di voto, l’andamento dell’economia ed i fatti che hanno caratterizzato il 2015.

    L’evento che in assoluto ha colpito più di tutti gli italiani sono stati gli attentati di Parigi e di Charlie Hebdo, seguiti dall’emergenza migranti e dall’avanzata rapida dello Stato Islamico tra Siria ed Iraq.
    Dal sondaggio realizzato emergono anche alcuni dati interessanti sulla situazione politica italiana.
    IMG_1820Si conferma, ad esempio, il crollo della fiducia nei confronti del Governo Renzi. Il 61% degli intervistati dichiara di non avere fiducia dell’esecutivo contro il 37% che dice di avere abbastanza o molta fiducia.
    In pochi mesi c’è stato un’erosione improvvisa del livello di appeal del Governo, se pensiamo che a maggio, sempre secondo l’istituto Piepoli, la percentuale di intervistati che si fidava dell’operato di Renzi e dei suoi ministri era sopra il 50%.
    Tra i membri dell’esecutivo, quello che riscuote maggiore fiducia è il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, davanti al Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
    All’ultimo posto troviamo invece il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, preceduto dal Ministro del Lavoro Giuliano Poletti e dal Ministro dell’Istruzione e della Ricerca Scientifica Stefania Giannini.

    Le intenzioni di voto confermano il parziale declino di Renzi e del Partito Democratico. Il 32% voterebbe il Pd, ma il Movimento 5 Stelle dista solamente 4 punti percentuali.
    Più indietro, invece, la Lega Nord con il 15% e Forza Italia con il 9,5%.
    Per quanto riguarda, invece, le personalità politico-istituzionali, quello che suscita maggiore apprezzamento è ancora una volta il Capo dello Stato Sergio Mattarella, nel quale ripongono la loro fiducia il 61% degli intervistati, davanti all’esponente del Movimento 5 Stelle e vice presidente della Camera Luigi Di Maio (40%) e a Matteo Renzi (39%).
    Stabile, invece, il livello di fiducia verso la situazione economica, con il 65% degli intervistati che prevede un 2016 positivo per la propria famiglia (stessa percentuale dell’anno scorso).



  • Quali sono i problemi strutturali dell’Italia?
    Il portale Voxeu, specializzato in analisi sull’andamento delle economie nazionali ed internazionali, ha realizzato un focus sull’Italia dal quale traiamo spunto per effettuare alcune riflessioni.

    Sono diversi gli elementi che colpiscono in questa indagine. Uno di questi riguarda il capitale umano.
    usucapioneL’Italia presenta, infatti, la più bassa percentuale di popolazione con un’educazione cosiddetta di terzo livello, che culmina ovvero con il diploma o con un titolo accademico. Questo si traduce in competenze limitate nel mercato del lavoro che ostacolano la crescita economica dell’intero Paese.
    Come nota l’indagine di Voxeu, il divario tra under 25 e over 45 in termini di conoscenze e competenze è limitato in Italia, mentre negli altri paesi è piuttosto esteso. Questo significa che nei prossimi anni il gap educativo tra l’Italia e le altre nazioni è destinato addirittura ad aumentare.

    Ci sono, però, altri aspetti che condannano l’Italia ad una crescita limitata. Uno di questi riguarda senza dubbio la tassazione e la presenza di un sistema di giustizia civile e di burocrazia lento e complesso che ostacola qualsiasi tipo di investimento.
    L’Italia possiede, dopo il Belgio, la più alta aliquota fiscale sul lavoro d’Europa, mentre le tasse sui consumi sono tra le più basse a livello continentale. Tale squilibrio disincentiva le nuove assunzioni da parte dei datori di lavoro e crea un mercato del lavoro estremamente rigido.
    Sono i vincoli in entrata, dunque, i peggiori nemici del sistema Italia e non la rigidità in uscita. Non è un caso che l’Italia si trovi al secondo posto tra i paesi con i costi più alti per iniziare un’attività d’impresa e con un livello di disoccupazione tra i più alti d’Europa.

    Come sottolinea Voxeu, le recenti riforme del mercato del lavoro e della scuola avranno un impatto minimo nel breve periodo, mentre potranno avere degli effetti nel lungo periodo, ovvero tra 10-50 anni.
    Altri problemi strutturali vengono individuati nel settore dell’innovazione, in riferimento soprattutto agli scarsissimi investimenti in private equity e venture capital, criticità che abbiamo sottolineato più volte in questa sede e che rallentano lo sviluppo dell’ecosistema di startup innovative.
    Come emerge da questi dati, in via definitiva, la necessità più impellente per il nostro Paese è quella di creare un contesto favorevole a nuovi investimenti privati, con l’abbassamento immediato delle tasse sul lavoro e l’implementazione di un sistema amministrativo più rapido e più efficiente.



  • Il classico messaggio di fine anno del Capo dello Stato sarà più informale rispetto alle abitudini.
    Niente scrivania presidenziale, ma una location più familiare.

    Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso di adottare un profilo più intimo e vicino al sentore dei cittadini.
    Per questo motivo, sta scegliendo in maniera accurata insieme al suo staff il luogo dove terrà il discorso delle 20:30 a reti unificate.
    mattarella expoTra le ipotesi vagliate c’è quella di parlare agli italiani dal suo appartamento del Quirinale, in una stanza più familiare, che sia lontana dal formalismo dello studio presidenziale e che rifugga qualsiasi sfarzo.
    Mattarella ha intenzione, inoltre, di ridurre i tempi del discorso, non portandolo oltre i venti minuti.

    Per quanto riguarda, invece, i contenuti saranno tre gli argomenti principali: lavoro, immigrazione e terrorismo.
    Sono tre questioni che hanno caratterizzato il 2015 della comunità nazionale ed internazionale e che, per motivi diversi, preoccupano i cittadini italiani.
    L’invito di Mattarella sarà ad avere coraggio e a ritrovare l’orgoglio di essere italiani. La fase di recessione non è ancora passata, ma gli indicatori macroeconomici indicano che l’Italia è in fase di ripresa.
    Il 2016 dovrà essere l’anno del ritrovato ottimismo e della voglia di mettersi in discussione e dimostrare che anche l’Italia può essere un punto di riferimento per l’economia italiana.
    Il contenuto dovrebbe essere molto diverso dal discorso effettuato il 21 dicembre scorso davanti alle alte cariche dello Stato.
    In quell’occasione Mattarella affrontò numerose questioni politiche come quella del salvataggio delle banche e delle riforme istituzionali; la sera del 31 dicembre il Presidente della Repubblica toccherà solo trasversalmente queste tematiche per parlare direttamente alla pancia e al cuore degli italiani.