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  • Per la quinta volta in ventisei anni di ricerca Bolzano si trova al primo posto nella classifica de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita.
    La graduatoria prende in considerazione sei diverse aree tematiche (Tenore di vita, Affari e lavoro, Servizi/Ambiente/Salute, Popolazione, Ordine pubblico, Tempo libero) che generano ulteriori 36 indicatori.

    Sulla base di essi Bolzano ottiene il punteggio più alto con 603 punti, davanti a Milano (581 punti), Trento (568 punti), Firenze (567 punti) e Sondrio (563 punti).
    Bolzano fa registrare uno score molto elevato soprattutto per quanto riguarda il Tenore di Vita, Affari e lavoro e Popolazione. Nello specifico si trova al primo bolzanoposto per tasso di occupazione per abitanti (71%) e per la percentuale di sofferenze sugli impieghi totali (solamente il 6%).
    Con 2.660 euro, inoltre, è prima per valore dei consumi per famiglia.
    La sorpresa della classifica è certamente Milano, che si trova al primo posto per Tenore di Vita e al quarto per Servizi e Ambiente. Per quanto riguarda l’ordine pubblico, invece, è addirittura terzultima tra le 110 province analizzate, un risultato di basso livello che condivide con altre grandi città come Bologna (ultima) e Torino (quartultima).
    Nei primi dieci posti della graduatoria troviamo le due province del Trentino, due della Lombardia (Milano e Sondrio) e due della Toscana (Firenze e Siena).
    Male, invece, le regioni del Sud con la Calabria, in particolare, che piazza due province (Vibo Valentia e Reggio Calabria) agli ultimi due posti.
    La città sulla riva dello Stretto di Messina fa registrare dei risultati scadenti in tema di Tenore di Vita, Servizi ed Ambiente, Affari e Lavoro, mentre si trova a metà a classifica per quanto riguarda l’Ordine Pubblico.
    Gli indicatori peggiori per Reggio Calabria sono: la percentuale di sofferenze sugli impieghi totali (ultimo posto), il patrimonio famigliare netto, gli impieghi sui depositi totali, la disponibilità degli asili nido rispetto alla possibile utenza ed il numero di spettatori presenti agli spettacoli artistici-culturali.



  • L’Italia ha provato nel corso degli anni ad approvare una serie di leggi sulla trasparenza della Pubblica Amministrazione.
    Nonostante questo, non fa parte ancora della lista di 95 paesi che possiedono una legislazione FOIA.
    Un vuoto normativo che pare possa essere colmato prima di Natale, con l’approvazione in Consiglio dei Ministri di una legge sul FOIA all’interno della più ampia riforma della Pubblica Amministrazione.

    Ma che cos’è esattamente un FOIA? E perché è così importante tanto da aver causato la nascita di un appello per l’adozione del suddetto modello legislativo e di una serie di iniziative sul tema come il #Foia4Italy.
    Il Freedom of Information Act prende il nome da una legge sulla libertà di informazione emanata dal presidente degli Stati Uniti d’America Lyndon B. Johnson.
    condivisioneRappresenta, oggi, il diritto universale dei cittadini da accedere a tutti gli atti dello Stato, fatta eccezione per quelli coperti da segreto di Stato e che riguardano la sicurezza nazionale e la privacy.
    La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto l’accesso alle informazioni detenute dai governi come diritto di natura internazionale, ma ancora non tutti i paesi, tra i quali l’Italia, possiedono una normativa di questo tipo.
    Non è un caso che il nostro Paese sia addirittura al 97° posto su 102 nazioni nella cosiddetta “RTI rating”, ovvero la classifica sul livello di trasparenza.
    Conoscere gli atti della P.A. è un presupposto fondamentale per lo sviluppo di una democrazia sana e per aumentare il grado di fiducia verso le istituzioni.

    In Italia c’è un enorme sfiducia verso la pubblica amministrazione, alimentata dai numerosi scandali giudiziari che non hanno fatto altro che acuire questo sentimento di diffidenza.
    Ecco perché approvare finalmente una legge sul FOIA sarebbe un enorme passo in avanti. All’interno della delega per la riforma sulla P.A. il Governo ha ricevuto anche la delega a scrivere un testo sul FOIA.
    Non sarà un’operazione banale: ci saranno, infatti, una serie di questioni spinose da regolamentare con attenzione. Bisognerà stabilire, ad esempio, quali soggetti possono richiedere l’accesso ai documenti (nella bozza vengono indicati come fruitori solo i cittadini italiani), delineare i confini del segreto di Stato e soprattutto stabilire una procedura semplificata per richiedere l’accesso, evitando ulteriori complicazioni e lungaggini burocratiche.



  • Continua il ridimensionamento dell’export italiano. A partire dal mese di giugno il numero di vendite di prodotti italiani all’estero è diminuito in maniera netta.
    Secondo i dati riportati dall’Istat, ad ottobre c’è stato un ulteriore calo dello 0,4% su base mensile e dell’1,7% su base annua.

    I motivi sono diversi. C’è innanzitutto l’embargo russo valido per la maggior parte dei prodotti agroalimentari provenienti dall’area Ue; a ciò si aggiunge la crisi vino cooperativedei mercati emergenti, su tutti il Brasile, e i problemi legati al terrorismo nelle zone del Nord Africa e della Turchia.
    Secondo l’Istat, l’export si è ridotto su base tendenziale del 33,9% in Sud America, del 20,6% in Russia, dell’11,3% nel Maghreb e dell’8,6% in Turchia.
    I principali mercati di approdo dei nostri prodotti rimangono Stati Uniti, Francia e Germania. Il mercato americano ha acquistato prodotti italiani per un valore di 30 miliardi di euro tra gennaio ed ottobre, con una variazione positiva del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
    Bene anche la Francia con un aumento delle esportazioni di tre punti percentuali su base annua e la Germania (+1,2%).
    Per quanto riguarda i singoli settori, ci sono delle perdite rilevanti delle vendite nell’abbigliamento, farmaceutica, metalli e macchinari; al contrario fanno registrare delle variazioni positive gomma-plastica, alimentari, elettronica e mobili.
    Il comparto che cresce più di tutti è, però, ancora una volta quello dell’automobile, con un aumento del 25% rispetto al mese precedente e del 33% su base annua.



  • Sono 5.044 le startup innovative in Italia, di queste circa 3.000 sono state fondate negli ultimi due anni.
    Sono questi i dati riportati dal Ministero dello Sviluppo Economico al Parlamento nel corso della relazione sui risultati del decreto “Crescita 2.0”.

    Il provvedimento, varato dal governo Monti tre anni fa, oltre ad avere istituito la figura giuridica delle startup innovative, ha previsto una serie di agevolazioni fiscali per le imprese nascenti ad alto grado innovativo.
    Logo_MISEPiù di 1500 startup italiane si occupano di produzione di software e consulenza informatica, 775 di ricerca scientifica e sviluppo, 411 di servizi di informazione ed altri servizi informatici, 2353 sono attive in altri settori economici.
    La regione maggiormente rappresentata è la Lombardia con addirittura 1.090 startup, ovvero un quinto del totale, seguono Emilia Romagna (575) e Lazio (495); la prima regione meridionale è la Campania con 302.
    Per quanto riguarda, invece,il fatturato ed il numero dei dipendenti i numeri non sono eccezionali. Il 68% delle startup possiede un fatturato inferiore ai 100.000 euro e molte non sono neppure entrate sul mercato. Gli addetti, invece, sono 4.891 ed i soci 19.677.
    Secondo le stime del Mise, si dovrebbe arrivare nel 2017, anno della fine del regime fiscale agevolato stabilito con il decreto “crescita 2.0”, a quota 7.500 startup.

    Uno dei problemi principali dell’universo innovativo, secondo quanto emerso dal lavoro del Mise, è la debolezza del capitale di rischio. La principale fonte di finanziamento delle startup deriva dal Fondo di Garanzia (626 hanno usufruito di un finanziamento bancario supportato dal suddetto Fondo), il resto delle risorse deriva da parenti, amici e conoscenti.
    Il venture capital nel nostro Paese è estremamente debole: insieme alla Grecia, l’Italia è all’ultimo posto tra i paesi europei, con un mercato dell’equity fermo a soli 40 milioni di euro. È evidente che per fare un ulteriore salto di qualità sarà necessario promuovere questo tipo di investimenti ed evitare che le startup possano sostenersi solo attraverso bandi pubblici.


  • mercuri fedagri

    Il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura e della Pesca dell’Unione Europea ha presentato nella giornata di ieri una proposta di regolamento per la distribuzione di frutta e latte nelle scuole e la diffusione tra i bambini di un’alimentazione sana ed equilibrata.

    Il provvedimento prevede uno stanziamento complessivo a livello europeo di 250 milioni di euro. Uno degli obiettivi centrati da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali italiano era inserire all’interno del progetto anche i derivati lattiero-caseari, veicolando così la cultura dei formaggi italiani di alta qualità.
    Oltre alla distribuzione dei prodotti verranno, infatti, fornite informazioni sui metodi di produzione e su quanto sia importante effettuare una dieta equilibrata e mercuri fedagrisana con il latte come alimento fondamentale.
    Molti studenti avranno anche la possibilità di effettuare delle vere e proprie gite all’interno degli stabilimenti produttivi per conoscere da vicino le singole realtà aziendali.
    Il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Giorgio Mercuri, ha commentato in maniera positiva l’iniziativa del Consiglio. Il vertice della centrale di rappresentanza delle coop ha manifestato, inoltre, la piena disponibilità del mondo della cooperazione a collaborare per la buona riuscita dell’iniziativa: “Potrebbe essere interessante – ha rilanciato Mercuri – incentivare, tra le misure da proporre, gite scolastiche e visite di studio presso cooperative di raccolta, trasformazione e fattorie didattiche, da realizzarsi anche con contributi economici da parte delle aziende per coprire i costi di trasporto sostenuti dagli istituti scolastici”
    Scuola e cooperazione sono due realtà che si incontrano di rado. I ragazzi, soprattutto quelli delle scuole di secondo grado, studiano solamente i modelli aziendali di tipo capitalista (s.p.a e s.r.l.), mentre è per lo più esclusa la forma giuridica cooperativa. Iniziare a conoscere le imprese sociali di tipo agricolo può essere un passo iniziale per apprendere i valori e le peculiarità delle realtà cooperative, ancora oggi sconosciute alle giovanissime generazioni.



  • Sono stati approvati in queste ore gli emendamenti alla Legge di Stabilità presentati dagli onorevoli Oliverio e Guidesi che sanciscono l’aumento della compensazione Iva per le carni ovine e suine.
    Per il settore della carne ovina si passerà al 7,7%, mentre per quella suina salirà all’8%.

    Il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali Maurizio Martina ha espresso la propria soddisfazione commentando la notizia sul proprio profilo Facebook e Twitter.
    martina carneCome riportato dallo stesso Martina, l’aumento della compensazione Iva porterà all’interno del settore zootecnico 20 milioni di euro, in un momento particolarmente delicato per il comparto.
    Alla scarsa remuneratività dei prezzi, infatti, si è aggiunto di recente l’allarme dell’Oms che ha iscritto le carni lavorate (salumi, salsicce, wurstel, ecc) nella lista delle sostanze ad alto rischio cancerogeno, come il fumo e l’amianto.
    La notizia, se non assistita da una corretta informazione, rischia di far crollare i consumi con conseguenti danni incalcolabili per l’intero settore.
    “Anche con questo passo – commenta il Ministro Martina – attuato grazie al grande lavoro sinergico dei parlamentari con il ministero e il governo tutto, si consolida una legge di stabilità fortemente a sostegno del comparto agricolo, come mai in questi anni è accaduto in misura così evidente”.



  • Sono 669 le richieste di adesione al “bollino etico”, la certificazione per le imprese agricole che applicano regolari contratti di lavoro per i lavoratori stagionali e non. Di queste solo 207 sono state ammesse, 399 sono in attesa di documentazione, 51 quelle sottoposte ad ulteriore documentazione e 12 quelle respinte.

    Lo strumento è stato istituito tre mesi fa con l’obiettivo di contrastare il fenomeno del caporalato, valorizzando le aziende che non hanno condanne penali in materia di lavoro, legislazione sociale ed imposte e che non hanno ricevuto sanzioni amministrative negli ultimi tre anni.
    Insieme al “bollino etico” è stata creata anche la Rete del Lavoro agricolo di qualità, un sistema in grado di tutelare le imprese che applicano il giusto prezzo ai prodotti agricoli e che non sfruttano il lavoro nero.
    In questi primi mesi di attività, però, le misure messe in campo dall’Inps si sono rivelate un fallimento. Come riporta il Corriere della Sera sono un’impresa su mille ha ottenuto il bollino etico e soprattutto sono ancora molte quelle che non l’hanno neppure richiesto, forse a causa di un’informazione poco efficiente e per la certezza di non riuscire ad entrare in questa rete virtuosa.

    Il presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, Giorgio Mercuri, è stato uno dei primi ad ricevere la certificazione etica per l’attività all’interno della sua cooperativa foggiana.
    In un’intervista al Corriere della Sera, Mercuri individua nelle richieste della grande distribuzione una delle cause della scarsa adesione all’iniziativa: «Quando noi vendiamo ad imprese del Nord Europa o della Svizzera – commenta il vertice della centrale di rappresentanza cooperativa – queste non ritirano il prodotto se non dimostriamo che lavoriamo in regola e sono disposte per questo a pagarlo un po’ di più. Da noi, invece, la grande distribuzione da una parte ha inviato una circolare ai fornitori invitandoli ad iscriversi alla Rete del lavoro agricolo di qualità, ma dall’altra continua ad acquistare il prodotto fresco a chi offre di meno».
    Il fenomeno del caporalato, dunque, è una questione che riguarda la legalità, ma abbraccia anche le caratteristiche attuali del mercato italiano, sempre più orientato verso la competitività dei prezzi con conseguenti ripercussioni sulla qualità e sul regolare svolgimento dei rapporti di lavoro degli addetti del settore agricolo.



  • Pasta, formaggi, salumi, vino: tutti prodotti di alta qualità realizzati in Italia e richiesti in tutto il mondo.
    L’Ice (Istituto nazionale per il Commercio Estero), con la collaborazione del Ministero dello Sviluppo Economico, ha deciso di affidare a Silvio Muccino la martina made in italyrealizzazione di uno spot di promozione del Made in Italy, condiviso sulla pagina YouTube del Mise e sulle pagine Facebook e Twitter di Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole, ambientali e forestali.
    Un video che racconta le eccellenze italiane e mostra come l’agroalimentare possa essere una risorsa inestimabile per il nostro Paese, al netto delle contraffazioni e delle truffe alimentare.
    Vi proponiamo di seguito lo spot in questione, destinato a diventare il simbolo del Made in Italy e del contrasto all’Italian Sounding.

     



  • Il Front National, il partito di estrema destra ed anti-islamista guidato da Marine Le Pen, è risultato il primo partito alle elezioni regionali francesi.
    La forza anti-sistema è in testa in ben sei regioni su tredici, ottenendo complessivamente il 28% dei voti su scala nazionale.

    Alle sue spalle troviamo il nuovo partito di Nicolas Sarkozy, Les Republicains, con il 26,89%. Il partito al Governo, i socialisti di Francois Hollande, raccolgono solamente il 23% delle preferenze.
    In vista del secondo turno che si svolgerà marine le pendomenica prossima, i socialisti hanno già annunciato di ritirare le proprie candidature nelle regioni di Paca (Provence-Alpes-Cote d’Azur) e Piccardia-Nord-Pas-de-Calais. L’intenzione di Hollande è, dunque, di fermare la prepotente avanzata estremista di Marine Le Pen.
    Nella Provence-Alpes-Cote-d’Azur la nipote Marion-Marèchal Le Pen ha ottenuto addirittura il 42% dei voti, mentre nella Provence-Alpes-Cote-d’Azur il numero due del partito Florian Philippot ha raggiunto il 36%.

    L’avanzata del Front National non è attribuibile solamente agli attentati di Parigi.
    La crescita del partito di Marine Le Pen è stata costante fino ad arrivare negli ultimi tre anni ad marion le penessere sui medesimi livelli di consenso dei due maggiori partiti.
    Il sistema elettorale francese, però, con la previsione del doppio turno favorisce i partiti moderati, dando la possibilità alla forza politica che è arrivata terza al primo turno di ritirare la propria candidatura e di dirottare i propri voti verso il partito avverso al Front National.

    La strategia politica di Marine Le Pen è stata determinante per l’affermazione del Fronte. La scelta di ridurre il connotato anti-semita del partito (ne è la prova la fuoriuscita del padre e storico leader Jean-Marie Le Pen) per veicolare una campagna anti-islamista ed anti-europeista, sta portando i suoi dividendi.
    La crescita del Front National, dunque, non va vista solamente come un effetto della paura e della rabbia scatenata dai fatti di Parigi.
    Ne è la dimostrazione il fatto che Le Pen non sia riuscita a conquistare l’area di Parigi, dove in testa al momento ci sono i Repubblicani.
    C’è da aggiungere, inoltre, un ulteriore elemento. Le elezioni regionali vengono viste come delle consultazioni “minori” dai cittadini francesi, come dimostra l’affluenza sotto il 50%. Non è mai esistita una forte identità regionale, visto che questa istituzione è stata costituita più per esigenze amministrative che per reali ragioni culturali.
    In elezioni di questo tipo l’elettore spesso decide di premiare forze anti-sistema, anziché rifugiarsi nei partiti moderati, come invece accade nelle consultazioni presidenziali.



  • La notizia era nell’aria. L’Istat ha comunicato attraverso una nota ufficiale di aver rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’Italia per l’anno 2015.
    Secondo l’Istituto di Statistica, il Prodotto Interno Lordo del nostro paese dovrebbe crescere dello 0,7%, abbassando dello 0,2% le precedenti stime.

    Viene così messo in discussione l’obiettivo sottoscritto dal Governo nel Documento di economia e finanza allegato alla Legge di Stabilità. Secondo l’esecutivo l’Italia crescerà nel 2015 dello 0,9%.
    pil italiaRecentemente, però, il calo delle esportazioni dei prodotti del Made in Italy, dovuto alla crisi dei mercati emergenti, ha portato lo stesso Matteo Renzi a parlare di un possibile rallentamento della crescita del Pil.
    C’è, inoltre, il timore che gli attentati terroristici di Parigi possano causare una riduzione dei consumi, che solo recentemente sono ripresi a crescere per effetto del rinnovato clima di fiducia delle famiglie.
    Secondo l’Istat nel quarto trimestre del 2015 il Prodotto Interno Lordo è cresciuto dello 0,2%; il dato, però, è condizionato dalla presenza nel periodo preso in considerazione di 4 giornate lavorative in più rispetto ai tre mesi precedenti e una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre 2014.
    Di qui la scelta dell’Istituto di rivedere al ribasso le previsioni di crescita del nostro paese.
    A questi dati vanno aggiunti quelli comunicati questa settimana, sempre da parte dell’Istat, sul tasso di disoccupazione del nostro Paese, che rimane stabile all’11,5%, ma deve fare i conti con un preoccupante incremento del numero di inattivi.
    L’incremento delle persone che non lavorano e non cercano lavorano, così come il rallentamento della crescita del Pil, possono essere l’espressione di un Paese sfiduciato, che ha bisogno di una rapida inversione di tendenza purtroppo non ancora pervenuta.



  • Nel periodo 2003-2013, la superficie media per azienda agricola è aumentata del 38% passando da 11,7 ettari nel 2003 a 16,1 ettari nel 2013.
    A riportare questi dati è Eurostat, che effettua un’analisi sulle tendenze recenti dell’agricoltura europea e sugli effetti che ha avuto la crisi sull’intero settore.

    Il crollo della domanda interna ha portato ad un’inevitabile diminuzione del numero di imprese. Negli ultimi dieci c’è stato un crollo del 25% della quota di aziende agricole, mentre la superficie agricola utilizzata è rimasta invariata (174,6 milioni di ettari).
    Questo fenomeno si spiega anche attraverso la crescita dimensionale delle singole aziende. Sono sempre più frequenti, infatti, in Italia ed in Europa, le fusioni e le aggregazioni.
    In un contesto economico dove i costi di produzione si mantengono elevati a fronte di prezzi scarsamente remunerativi e di una domanda piuttosto bassa, le aziende riscoprono il significato della collaborazione e della cooperazione.
    Condividere le risorse e razionalizzare le strutture societarie diventa una strada obbligata per mantenere in vita l’impresa e tentare di aggredire nuovi mercati.
    Un altro dato interessante fornito da Eurostat riguarda l’età media dei conduttori delle aziende agricole europee. Gli under 35 gestiscono ancora solo il 6% delle imprese, mentre gli over 65 sono a capo del 31,1% delle realtà imprenditoriali.
    In Italia, addirittura, solo il 4% delle aziende agricole è guidata da un giovane ed il 39,7% è gestita da un imprenditore over 65.
    La tendenza degli ultimi due anni, però, mostra un rinnovato interesse degli under 35 verso le attività agricole, con un netto aumento delle startup in questo settore e degli iscritti ai corsi di laurea in agraria, segno evidente che, forse, è in atto un ringiovanimento del comparto.



  • Negli ultimi giorni, dopo la pubblicazione del rapporto Ocse Pensions at a Glance 2015, il tema del sistema pensionistico italiano è diventato argomento centrale del dibattito pubblico.
    Proprio oggi l’Istat ha fornito ulteriori elementi di analisi, comunicando i dati sui trattamenti pensionistici dei cittadini italiani nel 2014 ed effettuando un confronto con gli anni precedenti.

    In base ai dati elaborati dall’Istituto di Statistica, appare evidente come la riforma Fornero abbia avuto degli effetti rilevanti sull’intero sistema.
    Le conseguenze più evidente riguardano il numero di pensionati e gli assegni che ricevono i nuovi percettori.
    24102014Le persone che hanno iniziato a ricevere una pensione nel 2014 ammontano a 541.982, mentre sono 675.860 i cittadini che nel 2014 hanno smesso di esserne percettori.
    In tutto nel 2014 sono 16,3 milioni i pensionati, in calo di 134mila unità rispetto al 2013.
    Dal 2011 (anno di approvazione della riforma Fornero) al 2014, il numero di pensionati è diminuito di 400.000 persone, passando dai 16.669.000 del 2011 e i 16.259.000 del 2014.
    L’innalzamento dell’età pensionabile ha certamente contribuito al netto calo dei percettori di assegno pensionistico.
    Anche l’entità delle pensioni è cambiata profondamente per effetto del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Il reddito medio dei nuovi pensionati, dato dalla somma di più prestazioni, è di 13.965 euro e risulta nettamente inferiore rispetto a quello dei cessati (15.356). In generale c’è un appiattimento verso il basso degli assegni: il 40,3% dei pensionati percepisce una pensione inferiore a 1.000 euro, mentre più dell’80% riceve un assegno inferiore ai 2.000 euro.
    Nonostante, però, la riduzione del numero dei pensionati e la diminuzione del valore dei loro redditi, la spesa per le pensioni continua incredibilmente ad aumentare, superando nel 2014 i 277 miliardi di euro e facendo registrare una variazione positiva sul 2013 dell’1,6%.
    Al calo del reddito medio dei nuovi pensionati, corrisponde, infatti, una crescita del 2,1% dell’importo medio annuo delle pensioni, che si attesta sui 11.943 euro.