• A partire dal 2016 il 730 precompilato conterrà anche le detrazioni per le spese sanitarie.
    L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato oggi tutte le informazioni utili sulle modalità di elaborazione dei dati e sul tipo di spese che sono detraibili.

    agenzia delle entrateL’assenza delle spese sanitarie è stata uno degli aspetti maggiormente criticati dell’edizione 2015 del 730 precompilato. Proprio per questo motivo milioni di cittadini sono stati costretti a rivolgersi ai Caf e ai professionisti per modificare la propria dichiarazione: solamente 1.414.478 di contribuenti hanno inviato il precompilato autonomamente, mentre 17.627.068 lo hanno fatto attraverso Caf o professionisti, segno evidente che il processo di semplificazione è stato più complicato del previsto.
    Il Mef, però, in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate ha lavorato per ovviare a questa mancanza riuscendo ad inserire le spese sanitarie nella precompilata del 2016.
    I dati verranno comunicati all’Agenzia a partire dall’1° Marzo attraverso il Sistema Tessera Sanitaria. Nello specifico verranno inviati i dati relativi alle spese sanitarie sostenute nel periodo d’imposta precedente ed i rimborsi effettuati nell’anno precedente per prestazioni non erogate o parzialmente erogate, specificando la data nella quale sono stati versati i corrispettivi delle prestazioni non fruite.
    Per stabilire l’entità spesa sostenuta e del relativo rimborso farà conto la ricevuta di pagamento, la fattura e lo scontrino fiscale relativi alle spese sanitarie sostenute dal contribuente e dal familiare a carico nell’anno d’imposta.
    Ma quali sono le spese sanitarie detraibili? L’Agenzia delle Entrate ha fornito un elenco dettagliato:

    • ticket per acquisto di farmaci e per prestazioni fruite nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale;
    • farmaci: spese relative all’acquisto di farmaci, anche omeopatici;
    • dispositivi medici con marcatura CE: spese relative all’acquisto o affitto di dispositivi medici con marcatura CE;
    • servizi sanitari erogati dalle farmacie: ad esempio spese relative ad ecocardiogramma, spirometria, holter pressorio e cardiaco, test per glicemia, colesterolo e trigliceridi o misurazione della pressione sanguigna;
    • farmaci per uso veterinario;
    • prestazioni sanitarie: assistenza specialistica ambulatoriale esclusi interventi di chirurgia estetica; visita medica generica e specialistica o prestazioni diagnostiche e strumentali; prestazione chirurgica ad esclusione della chirurgia estetica; certificazione medica; ricoveri ospedalieri ricollegabili ad interventi chirurgici o a degenza, ad esclusione della chirurgia estetica, al netto del comfort;
    • spese agevolabili solo a particolari condizioni: protesi e assistenza integrativa (acquisto o affitto di protesi – che non rientrano tra i dispositivi medici con marcatura CE – e assistenza integrativa); cure termali; prestazioni di chirurgia estetica (ambulatoriale o ospedaliera);
    • altre spese.

    Spetterà poi all’Agenzia delle Entrate elaborare i dati forniti dal Sistema Tessera Sanitaria per determinare quali spese sono detraibili automaticamente e quali invece lo sono solo a determinate condizioni.
    A partire dal 15 aprile il contribuente potrà visionare le proprie spese sanitarie nell’apposita area autenticata sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
    Per tutelare la privacy dei cittadini, infine, viene data loro l’opportunità di opporsi alla comunicazione dei dati delle spese sanitarie, limitandosi anche a singoli voci o a determinati tipi di spesa.


  • europa bce

    Come ogni anno arriva il rapporto Svimez e si torna a parlare di Sud.
    Un ritornello ascoltato più volte prima di perdersi nell’eco di altre questioni più “urgenti” o politicamente più convenienti.

    eurogruppoI problemi sollevati dall’analisi Svimez sono di natura strutturale e non li scopriamo certo oggi: sottosviluppo cronico, povertà crescente, disoccupazione, crollo demografico sono questioni all’ordine del giorno, aggravate dalla crisi economica e da un certo disinteresse mostrato dalla classe politica locale e nazionale.
    E allora c’è poco da stupirsi se dalle parti di Bruxelles fanno sapere di voler ridurre i fondi europei per il Mezzogiorno. Spesso non vengono utilizzati o dirottati verso attività che hanno poco a che vedere con lo sviluppo delle regioni meridionali.
    La discussione pubblica dopo l’uscita del rapporto Svimez affronta ogni anno due temi in particolare: la previsione di un nuovo piano strutturale per il Sud ed il mancato utilizzo dei fondi comunitari.
    Un copione rispettato alla lettera anche quest’anno. Proprio oggi il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Repubblica, nella quale parla appunto di un nuovo Piano per il Sud con investimenti di almeno 70-80 miliardi.
    Venerdì il premier Matteo Renzi dovrebbe presentare il provvedimento ai membri del Partito Democratico prima di iniziare l’iter legislativo. Nelle intenzioni dell’esecutivo c’è il potenziamento delle infrastrutture meridionali, un problema che da sempre frena gli investimenti in queste aree.

    Quanto, invece, ai fondi comunitari sono già iniziate le analisi sui maggiori organi di stampa in merito ai fondi strutturali 2007-2013. Quest’anno rischiano di non essere impegnati circa 12,3 miliardi di euro per mancanza di progetti seri e credibili verso i quali dirottare le somme provenienti di Bruxelles.
    Ancora una volta un’eventualità concreta è che l’Unione Europea decida di drenare le risorse del Fesr verso altre zone europee arretrate come l’Irlanda e che il Mezzogiorno possa vivere di rimpianti per mancanze di idee e di credibilità.
    La speranza è che in questa circostanza l’eco del rapporto Svimez non cada nel vuoto e non duri solo un paio di settimane.
    Il mondo delle cooperative aveva già lanciato l’allarme in merito al rischio del mancato utilizzo dei fondi europei: questa volta il Sud non può più attendere, un piano che aiuti il mondo imprenditoriale meridionale, creando le condizioni infrastrutturali e fiscali per investire nel Mezzogiorno, è un atto dovuto per un’area sempre più distante da livelli di sviluppo accettabili.



  • Dopo 35 giorni di chiusura riapre la borsa di Atene e lo fa con un crollo record.
    Il listino greco, infatti, segna già una perdita del -23% che rappresenta un primato negativo per le borse internazionali.

    riapertura borsa ateneI titoli bancari Piraeus Bank e National Bank of Greece perdono addirittura 30 punti percentuali, a testimonianza che il cammino verso la normalizzazione sarà ancora lungo e complesso. Non è servito evidentemente l’accordo tra il governo di Tsipras ed i creditori internazionali, né tanto meno è sembrato sufficiente l’innalzamento del limite di prelievo bancario a 420 euro in tre giorni anziché in una settimana.
    Gli investitori credono ancora nella possibilità di un’uscita della Grecia dall’Euro e di qui l’immediata corsa verso la vendita dei titoli.
    Tutto sommato un inizio di questo tipo era preventivabile e fa apparire abbastanza prematura la decisione della Bce, in accordo con il Ministero delle Finanze greco, di riaprire la Borsa di Atene. L’intento della Banca centrale europea era dare un segnale positivo agli investitori dopo le turbolenze pre-accordo con la troika ed il crollo della borsa cinese che ha avuto delle ripercussioni importanti anche sui mercati statunitensi ed europei.
    All’apertura, invece, i listini ellenici hanno mostrato subito segnali profondamente negativi, facendo registrare un calo del -11% che si è trasformato rapidamente in una perdita fragorosa del -23%.
    Sarà interessante vedere come reagiranno le altre borse europee e capire se Atene riuscirà a limitare le perdite nel corso di questa prima giornata di contrattazioni dopo 5 settimane di stop.


  • europa bce

    Eurostat, l’ufficio di statistica europeo, ha fornito i dati sulla disoccupazione dei paesi dell’Unione Europea e dell’Eurozona nel mese di giugno.
    Ne viene fuori un quadro contrastante, con stati come la Germania che mostrano di essere in ottima salute e quelli dell’Europa Mediterranea, invece, che si trovano in una crisi occupazionale senza precedenti.

    eurogruppoSecondo le elaborazioni di Eurostat, il tasso di disoccupazione dell’Eurozona a giugno 2015 è dell’11,1%, invariato rispetto al mese scorso ed in calo dello 0,5% nel confronto con il mese di giugno 2014.
    Per quanto riguarda, invece, l’Europa a 28 stati il tasso di disoccupazione è del 9,6%, anch’esso stabile su base mensile ed inferiore di 0,6 punti percentuali su base annua.
    Alla luce dei dati forniti da Eurostat, diventa interessante effettuare una comparazione fra i vari paesi europei. Lo stato con il livello di disoccupazione più basso è la Germania (4,7%), seguito da Repubblica Ceca (4,9%) e Malta (5,5%) e Gran Bretagna (5,6%).
    Dalla parte opposta della classifica, troviamo, com’era lecito aspettarsi, all’ultimo posto la Grecia (25,6%), preceduta da Spagna (22,5%), Cipro (16,2%), Croazia (15,3%) ed Italia 12,7%.

    Il nostro paese si colloca, dunque, agli ultimi cinque posti della classifica europea sul tasso di disoccupazione e risulta essere l’unico stato insieme a Belgio, Romania, Austria e Finlandia ad aver peggiorato il proprio livello occupazionale rispetto ad un anno fa (-0,3%).
    Ci sono realtà in difficoltà come la Spagna che sono riuscite però a diminuire il proprio tasso di disoccupazione addirittura di due punti percentuali (da 24,5% a 22,5%) in un anno.
    L’Italia, infine, si trova al terzultimo posto davanti solo a Spagna e Grecia nella graduatoria sulla disoccupazione giovanile. La migliore anche in questo caso è la Germania con una quota di under 25 disoccupati sul totale di quelli attivi del 7,1% davanti a Malta (10,0%) ed Estonia (10,1%). L’Italia fa registrare, al contrario, una disoccupazione giovanile del 44,2% (mai così alta dal 1977) a dimostrazione dell’enorme differenza in termine di efficienza e flessibilità del mercato del lavoro tra i vari paese aderenti all’Unione Europea.



  • Un’altra doccia fredda per l’Italia. L’Istat ha comunicato le elaborazioni sul mercato del lavoro relative al mese di giugno.
    In base ai dati raccolti dall’istituto di statistica, sono diminuiti gli occupati nell’ultimo mese e cosa ancora più preoccupante è aumentato ulteriormente il tasso di disoccupazione che si attesta adesso al 12,7%.

    disoccupazione istatQuesta volta il colpo è duro e sarà difficile da mandare giù. Giugno è stato un mese difficile per il mercato del lavoro e lo si percepisce sia dai dati sull’occupazione che da quelli sulla disoccupazione.
    Come riportato dall’Istat a giugno gli occupati sono diminuiti del -0,1% (-22mila) rispetto al mese scorso e dello 0,2% (-40mila unità) su base annua.
    Stesso discorso per il tasso di occupazione che è del 55,8%, in calo di 0,1% punti percentuali su base mensile ed invariato rispetto ad un anno fa.

    Più grave è invece la situazione relativa al numero di disoccupati e al tasso di disoccupazione. A giugno il numero di persone senza lavoro è aumentato addirittura dell’1,7% (+55mila) nel confronto con maggio e del 2,7% (+85mila) rispetto a dodici mesi fa.
    Il tasso di disoccupazione, infine, fa registrare un altro dato negativo dopo i fugaci segnali positivi di aprile e la relativa stabilità di maggio. Il livello di disoccupazione è arrivato al 12,7%, il valore più alto degli ultimi sei mesi.
    C’è stato un aumento dello 0,2% rispetto ad un mese fa e dello 0,3% su base annua.
    Sono numeri davvero preoccupanti che costringeranno il Governo a mettere sul tavolo una serie di riflessioni sulla mancata efficacia del Jobs Act, che sta lentamente entrando a pieno regime.
    La stessa dinamica negativa interessa il tasso di disoccupazione giovanile, ovvero  la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), che risulta essere del 44,2% (record storico dal 1977 ovvero da quando l’Istat ha iniziato le sue elaborazioni) in aumento di 1,9 punti percentuali sia su base mensile che su base annua.



  • Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha parlato in occasione della Cerimonia del Ventaglio. Il Capo dello Stato si è soffermato, in particolare, sulla situazione politica ed economica del Paese, commentando anche i recenti dati sul mercato del lavoro e sul Sud Italia.

    mattarella«Non possiamo abbandonare un’intera generazione ed il Sud» ha ammonito Mattarella. Il rapporto Svimez sul Mezzogiorno ha evidenziato una situazione di povertà crescente, con una famiglia su tre che rischia di versare in condizioni di indigenza assoluta.
    Povertà, disoccupazione, crollo demografico, sono tutte questioni gravi che vanno affrontate interpretando al meglio i piccoli segnali di miglioramento che il 2015 lascia intravedere.
    I dati di Infocamere, ad esempio, che parlano di 13mila imprese in più nel Mezzogiorno nel secondo trimestre del 2015, informazioni che vanno lette attentamente ed accompagnate da misure che favoriscano lo sviluppo del tessuto imprenditoriale meridionale: «Ci sono segnali di ripresa ma occorre svilupparli e incoraggiarli e farne un uso il più accorto possibile» ha ribadito il Presidente della Repubblica.

    Per aiutare il Sud Italia sarà necessario continuare sulla strada delle riforme, afferma il Capo dello Stato. In primis bisognerà portare avanti le riforme istituzionali cercando di incentivare la partecipazione e l’efficienza del processo decisionale.
    Mattarella ha ribadito l’importanza del suo ruolo in quanto arbitro imparziale e garante della Costituzione, perché il Presidente della Repubblica “non è un uomo solo al comando” ma l’espressione dell’equilibrio dei poteri dello Stato.
    Non manca, infine, un riferimento alla corruzione e alla mafia, due fenomeni sociali che arrecano danni all’immagine e all’economia del Paese. La lotta contro l’illegalità deve essere una “priorità assoluta ed impegno di civiltà” per le istituzioni e l’intera società.



  • È arrivato il tanto atteso giorno di Windows 10. Da oggi gli utenti potranno scaricare gratuitamente la nuova versione del sistema operativo Microsoft, usufruendo delle tante novità messe a disposizione dall’azienda americana.

    In molti vi starete chiedendo se è possibile installarlo subito. Se avete prenotato online l’aggiornamento non avrete alcun problema, altrimenti dovrete sperare di essere tra i primi 5 milioni di utenti per poter scaricare subito windows dieciWindows 10. E non sarà facile, considerando che da stamattina migliaia e migliaia di persone stanno effettuando l’aggiornamento fornendo subito i primi feedback.
    Si tratta nella maggior parte dei casi di giudizi positivi, alcuni addirittura entusiasti per la nuova grafica e per alcune novità che Microsoft ha voluto mettere a disposizione dei propri utenti.
    Quella maggiormente apprezzata riguarda l’introduzione di Edge, il nuovo browser che sostituirà Internet Explorer e che pare offra prestazioni ottimali.
    Edge si presenta come un browser molto veloce, in grado addirittura di concorrere con Google Chrome e Mozilla Firefox. Gli utenti sono rimasti sorpresi dalla sua efficienza, come dimostrano i numerosi tweet all’hashtag #Windows10.

    Ma le novità non si fermano qui. Microsoft ha introdotto anche il riconoscimento biometrico grazie a Windows Hello. Il nuovo sistema operativo riconoscerà il tuo volto, la tua voce e addirittura le tue impronte digitali; non sarà più necessario, quindi, inserire una password per iniziare le operazioni.
    Un’innovazione che aumenta in maniera esponenziale la sicurezza degli utenti e che riscuote anch’essa l’approvazione di chi ha avuto la fortuna di provarla.
    La maggiore funzionalità di Windows 10 è certificata anche dalla presenza di Cortana, il primo software di riconoscimento vocale di Microsoft disponibile per Pc.
    Attraverso Cortana sarà possibile dettare comandi a voce, come avviene per la più famosa “Siri”, chiedendo ad esempio di cercare un programma, un’applicazione o un file o addirittura di trovare le ultime news.

    Non manca, però, qualche aspetto negativo. La maggior parte degli utenti si sono concentrati sui lunghi tempi necessari per installare l’aggiornamento.
    Si parla di 7-8 ore per completare il download, quindi vi sconsigliamo di farlo se vi trovate a lavoro o se avete poco tempo per ottenere il nuovo sistema operativo. Un aggiornamento un po’ a rilento, dunque, ma pienamente efficace e multifunzionale.



  • Il Rapporto Svimez 2015 fornisce un quadro severo e per certi aspetti preoccupante del nostro paese, con particolare riferimento al Sud Italia.
    Povertà, aumento del tasso di disoccupazione, rischio di sottosviluppo permanente e crollo demografico sono questioni sempre più emergenti che rendono la situazione economica e sociale del Mezzogiorno molto delicata.

    rapporto svimezMa andiamo con ordine ed esaminiamo i singoli punti rilevati dall’analisi Svimez.
    Un problema crescente in Italia, come nel resto del mondo, è l’aumento del numero di poveri. La forbice tra chi possiede la maggior parte delle risorse del pianeta e chi invece si trova in una situazione di indigenza è sempre più grande.
    Il nostro Paese è la perfetta esemplificazione di questa tendenza. Dal 2011 al 2014 le famiglie assolutamente povere sono aumentate di 390 mila unità, con una crescita del 37,8% al Sud Italia e del 34,4% al Centro Nord.
    In generale ci sono 704mila famiglie povere nel Mezzogiorno, con un rischio di povertà calcolato in un nucleo familiare su tre.
    Capiamo benissimo, dunque, quanto sia grave la situazione. Ci sono alcune regioni, come la Sicilia e la Campania, che hanno un rischio di povertà rispettivamente del 41,8% e del 37,7%, ben al di sopra della media di uno su tre citata in precedenza.

    L’indigenza dei nuclei familiari meridionali è da ascrivere principalmente all’enorme perdita di posti di lavoro causata della crisi economico-finanziaria. Il Sud ha sempre avuto un tessuto produttivo molto debole, soprattutto se paragonato a quello del Nord Italia e degli altri paesi europei.
    La forbice probabilmente si è ulteriormente allargata in questi anni. Dal 2008 al 2014, secondo il rapporto Svimez, 811.000 persone hanno perso il posto di lavoro, con una variazione negativa del tasso di disoccupazione del -9% di fronte ad un più moderato -1,4% del Centro Nord.
    Se consideriamo che la base occupazionale era già piuttosto debole dieci anni fa, il rischio sottosviluppo permanente è reale, come sottolinea lo stesso rapporto.
    Allo stato attuale il numero degli occupati nel Mezzogiorno è di 5,8 milioni: una cifra così bassa non si vedeva dal 1977, ovvero l’anno in cui sono iniziate le elaborazioni dell’Istat.

    Il Sud rischia di essere sempre più povero e sempre meno popolato. Il crollo demografico, infatti, è un’altra questione che emerge dal rapporto Svimez in tutta la sua gravità.
    Nel 2014 ci sono state solo 174 mila nascite, il numero più basso dopo l’Unità d’Italia. L’analisi prevede addirittura una perdita di 4,2 milioni abitanti nei prossimi 50 anni, a causa anche delle migrazioni sempre più massicce, che il più delle volte interessano anche e soprattutto i giovani laureati.
    Sono 526mila gli under 34 e 205 mila i laureati emigrati al Centro-Nord nel periodo compreso dal 2001-2014. Manca, in questo modo, un reale turnover generazionale, rendendo così la società meridionale sempre più vecchia e meno professionalizzata.


  • facebook logo

    Qual è il social network più utilizzato? Nonostante l’enorme crescita di Whatsapp, Facebook mantiene il primato con 1,49 miliardi di utenti ogni mese.

    Trattasi di cifre enormi che superano di gran lunga quelle raggiunte dalle applicazioni di messaggistica istantanea. L’ascesa di Whatsapp, per fare un esempio, è stata importante negli ultimi anni, ma non tale da insidiare i numeri messi insieme dal social di Zuckenberg.
    In media ogni mese sono 800 milioni gli utenti che utilizzano Whatsapp, che risulta essere la prima app di messaggistica istantanea. Ma questo primato è insidiato da Messenger (700 milioni di utenti mensili), l’applicazione di Facebook che permette di chattare con i tuoi amici da dispositivi mobili anche senza aprire Facebook.
    Molto più indietro troviamo Instagram con 300 milioni di utenti mensili.

    Sono interessanti anche i dati forniti dall’azienda americana sul grado di utilizzo delle singole funzioni offerte da Facebook. Quella più usata è la funzione “Groups” che ti permette di creare gruppi di amici all’interno dei quali condividere contenuti ed intraprendere discussioni.
    Sono 850 milioni le persone che utilizzano questo servizio ogni mese, un numero addirittura superiore agli utenti che usufruiscono di Whatsapp.
    Un’altra funzione particolarmente utilizzata è “Events” che funge da invito e promemoria per la partecipazione ad un evento. Facebook in questo modo offre una sorta di calendario che permette di fare ordine tra i tuoi appuntamenti settimanali informando i tuoi amici sulla tua presenza o meno ad un determinato evento.
    Sono, infine, 40 milioni gli utenti che usano la funzionano “Pages” per fini di social marketing. Le aziende, nonostante una forma di scetticismo ancora imperante, stanno implementando questo tipo di strategia di marketing.
    Facebook, Twitter e soprattutto Whatsapp sono ormai strumenti indispensabili per sponsorizzare i propri prodotti ed intercettare i consumatori.



  • L’Ice – Istituto Nazionale per il Commercio Estero – organizza tre master a Bologna, Ancora e Bari in Export Management.
    Il titolo del percorso formativo è “Tem Academy per Giovani Laureati”.

    Si tratta di un’opportunità importante per chi vuole specializzarsi in un ambito che sarà centrale per il futuro delle aziende ovvero l’internazionalizzazione.
    iceLa crisi della domanda interna porta le imprese a cercare nuovi mercati, specie al di fuori dell’Europa. Per affrontare queste sfida, è necessario affidarsi ad un Temporary Export Manager, ovvero una figura professionale che abbia confidenza con le lingue straniere e conosca le opportunità commerciali presenti nei paesi esteri.
    I master organizzati dall’Ice offrono ai giovani laureati una formazione sia teorica che pratica. Nell’arco dei cinque mesi di durata del master, infatti, ci saranno tre mesi dedicati alla formazione in aula con conferenze, esercitazioni pratiche e casi simulati, mentre nei due mesi restanti verrà svolta un’attività di stage presso piccole e medie imprese, consorzi e reti di impresa impegnate nei processi di internazionalizzazione.
    Per poter partecipare occorre avere un’età inferiore ai 32 anni, essere inoccupati e non essere coinvolti in un tirocinio o in un praticantato presso uno studio legale o commerciale.
    Il termine per la presentazione delle domande è l’8 settembre 2015 e sono previsti due test selettivi che si svolgeranno dal 14 al 17 settembre. La prima è una prova scritta con 50 domande a risposta multipla su ambiti quale la lingua straniera (inglese ed eventualmente una seconda lingua che consente di ottenere punti in più), commercio internazionale, marketing internazionale, fogli di calcolo elettronici e test di natura logico attitudinale.
    I migliori 60 potranno accedere alla prova orale che verterà sulla conoscenza della lingua inglese.
    Per avere ulteriori informazioni consultare il bando.



  • Il 23 Luglio si è chiusa la prima fase di sperimentazione del 730 precompilato, una novità che ha scatenato la curiosità dei contribuenti e non poche polemiche sulle criticità della nuova dichiarazione dei redditi.

    modello_unico_2014L’Agenzia delle Entrate ha fatto un primo bilancio, fornendo i dati relativi al primo anno di 730 precompilato.
    In tutto l’Agenzia ha predisposto 20,4 milioni di dichiarazioni, un milione in più rispetto all’anno scorso. I soggetti interessati dal 730 precompilato sono, dunque, oltre 20 milioni tra lavoratori dipendenti e pensionati.
    Alla fine del periodo di sperimentazione sono stati inviati 19.041.546 dichiarazioni, di queste 1.414.478 sono state trasmesse online direttamente dai contribuenti, mentre 17.627.068 attraverso Caf o professionisti.
    Quest’ultimo dato è particolarmente interessante perché mette in luce come il processo di semplificazione sia stato in realtà più complesso del previsto. Il 93% dei contribuenti, infatti, si è rivolto a dei professionisti rinunciando a gestire autonomamente la propria dichiarazione.

    La richiesta di assistenza è dovuta principalmente alle difficoltà nell’apporre modifiche al nuovo 730, considerata l’assenza delle detrazioni per le spese sanitarie.
    Risultano essere maggiormente positivi, invece, i dati sui servizi online. Per poter consultare in rete il proprio 730 è necessario possedere il pin della piattaforma Fisconline.
    Dall’inizio dell’anno sono stati rilasciati oltre 2,5 milioni di Pin, che se sommati a quelli già iscritti e a quelli che possiedono il dispositivo dell’Inps fanno lievitare la cifra a quota 9,5 milioni.
    Questo vuol dire che ci sono quasi 10 milioni di persone che possono gestire in maniera autonoma ed in rete la propria dichiarazione dei redditi oltre ad effettuare altre operazioni di natura fiscale direttamente online.



  • Al di là della polemica sul numero di visitatori, Expo sta riscuotendo sicuramente un buon successo.
    Un’indagine di Mimesi e Doxa si è chiesta quali siano i padiglioni più apprezzati, analizzando il mood sui social.

    padiglione emirati arabi unitiQuesta ricerca prende in considerazione l’insieme dei likes, commenti e post sui singoli padiglioni, un indicatore che ci permette di capire sia la quantità di interazioni e che il tipo di giudizi, positivi o negativi, sul padiglione stesso.
    In base all’indagine di Mimesi e Doxa, quello degli Emirati Arabi Uniti risulta essere il padiglione più social con un 22% di buzz.
    La lunga coda necessaria per entrare non influisce negativamente sugli orientamenti dei visitatori, che apprezzano il connubio tra tradizione e tecnologia innovativa.
    Il padiglione presenta una struttura architettonica attraente, lussuosa e sinuosa, pareti avvolgenti che rievocano le dune del deserto e che rendono l’ambiente accogliente e misterioso.
    Visitare questo padiglione è un’esperienza che i visitatori non vogliono perdersi in alcun modo e rappresenta un bel biglietto da visita per un paese che ospiterà il prossimo World Expo nel 2020.
    A completare la classifica dei cinque padiglioni più apprezzati troviamo Giappone, Azerbaijan, Thailandia e Kazakhstan.
    Quello più discusso sui social è però ovviamente quello dell’Italia con 200.ooo risultati tra post ed interazioni. Nel complesso ha un indice di gradimento buono con 2:1 nel rapporto fra giudizi positivi e negativi.
    L’albero della vita, presente all’interno di Padiglione Italia, è diventato l’immagine simbolo di Expo 2015 risultando essere quella più condivisa sui social network.