• È stato prorogato al 30 ottobre il termine ultimo per il pagamento della prima rata dell’Imu agricola.
    Si tratta di un provvedimento molto importante per i possessori di terreni agricoli, che lascia loro un po’ di respiro dopo il versamento della prima rata di acconto dell’Imu sugli immobili.

    La tassazione dei terreni è stato uno dei provvedimenti maggiormente criticati per una serie di motivi. L’aspetto più 06112014problematico riguarda i criteri per stabilire quali zone sono esenti, perché considerati territori montani, e quali invece sono sottosti all’imposta.
    Nell’elenco dei comuni pubblicato dall’Istat sono emerse alcune importanti incongruenze: Roma, ad esempio, viene considerato un territorio parzialmente montano, mentre altri comuni come Montefiascone (Viterbo) che si trovano ad oltre 600 m di altezza non rientrano nè nella categoria di comuni montani né in quella di comuni parzialmente montani.
    Questo ha portato addirittura l’Anci a ricorrere al Tar del Lazio, con conseguenti polemiche sulla legittimità dell’imposta.
    In attesa della decisione del tribunale, il premier Matteo Renzi ha annunciato per i prossimi anni l’abolizione dell’imposta il cui gettito servirà a coprire le risorse del bonus Irpef (cosiddetti “80 euro”).
    Per adesso ci si è limitati a prorogare la data di scadenza per versare la prima data per evitare che i contribuenti siano gravati di imposte dopo il recente pagamento dell’Imu e della Tasi.



  • Sono circa duemila la false cooperative e cinquemila i lavoratori in nero nelle coop siciliane.
    Lo rivela l’Alleanza delle Cooperative Sicilia, il coordinamento composto da Legacoop, Confcooperative e Agci, nel corso della campagna di raccolta firme per la proposta di legge contro le false cooperative.

    14112014La buona cooperazione non ci sta. L’attività delle imprese sociali spurie ha danneggiato in maniera enorme l’immagine ed il patrimonio culturale, economico e sociale di un mondo che opera da più di cento anni nel nostro paese.
    Le false cooperative sfruttano i vantaggi fiscali offerti dalla forma giuridica cooperativa per avviare attività d’impresa e partecipare a bandi ed appalti pubblici.
    In realtà si tratta di imprese “fantasma”, con pochissimi soci e decine di lavoratori in nero, come raccontato dallo scandalo giudiziario Mafia Capitale e da altri tristi vicende.
    Rimangono sul mercato per un paio d’anni, sfruttando detrazioni fiscali e finanziamenti ricevuti, spesso per via di rapporti privilegiati con alcuni amministratori locali, e poi chiudono i battenti.
    La proposta di legge dell’Alleanza delle Cooperative prevede maggiori e più efficaci controlli in collaborazone con il Ministero dello Sviluppo Economico e con l’Agenzia delle Entrate e l’eliminazione immediata dall’Albo delle cooperative per quelle imprese che non sono state sottoposte ad ispezioni per troppo tempo.
    L’approvazione di un simile disegno di legge, che contempla anche la revisione della normativa sugli appalti, rappresenterebbe senza dubbio un enorme passo avanti per il futuro della cooperazione sana.
    Potete consultare i contenuti della legge di iniziativa popolare e verificare gli appuntamenti quotidiani della campagna di raccolta firme sul sito stopfalsecooperative.it



  • Si riduce il fronte anti-Tsipras all’interno di Syriza? Nella notte il Parlamento di Atene ha votato il secondo pacchetto di riforme richiesto dai creditori con con 230 voti a favore, 63 voti contrari, 5 astenuti e 2 assenti.
    Gli esponenti di Syriza che hanno votato contro o  si sono astenuti sono passati dai 39 delle votazioni di mercoledì scorso e ai 36 di questa notte.

    Ma tra i voti favorevoli alle riforme approvate c’è quello “pesante” dell’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. Un cambio di rotta importante per uno dei più duri oppositori all’accordo con i creditori internazionali.
    Il processo di normalizzazione della crisi greca sta lentamente andando avanti e le parole della Merkel, che ha aperto varoufakisalla possibilità di ristrutturare il debito ellenico, non sono casuali.
    Il rischio di un eventuale Grexit spaventa entrambi i contraenti ed il referendum contro le richieste dell’ex troika ha dimostrato come il popolo greco sia disposto anche a compiere delle scelte radicali per il futuro del paese.
    Il compromesso sembra essere al momento la strada maggiormente percorribile: le posizioni più radicali, come quelle del ministro delle finanze tedesco Schauble e quella dello stesso Varoufakis, sono state messe da parte.

    E la votazione a favore del secondo pacchetto di riforme da parte dell’ex ministro delle finanze ellenico è un chiaro segnale di come Tsipras stia mediando per la ricomposizione delle fratture interne ed esterne, nonostante Varoufakis abbia dichiarato che il suo voto favorevole è solo per “fare guadagnare tempo al governo”.
    Il processo delle riforme, però, non è stato ancora completato. Nella notte di ieri è stata votata la riforma del codice di procedura civile, che prevede una maggiore velocità dell’impianto giudiziario per favorire gli investimenti esteri, e l’adozione della direttiva Ue sulla risoluzione delle banche in fallimento.
    Lo scontro potrebbe diventare più aspro nei prossimi giorni, quando dovranno essere votati dei provvedimenti molto discussi come la rivisitazione delle baby pensioni e l’eliminazione delle agevolazioni per gli agricoltori.



  • Il Ministero dello Sviluppo Economico con decreto del Direttore Generale per le politiche internazionali e la promozione degli scambi del 23 giugno 2015 ha stabilito le modalità e i termini per ottenere i Voucher per l’Internazionalizzazione.

    Si tratta di contributi a fondo perduto finanziati per aiutare le start up, le piccole e medie imprese, anche in forma di cooperativa, e le reti di imprese a sostenere le spese derivanti dall’acquisto di servizi per l’internazionalizzazione.
    È più facile ovviamente per i grandi gruppi imprenditoriali predisporre degli investimenti all’estero, anche presso mercati come quello cinese e sudamericano che offrono grandi opportunità a fronte di capitali investiti altrettanto importanti.
    Le piccole e medie imprese, al contrario, non sono pronte ad affrontare la sfida dell’internazionalizzazione, considerando gli enormi costi che dovrebbero sostenere. Il mercato interno, allo stesso tempo, non è più in grado di soddisfare l’offerta: ne consegue la chiusura di numerose pmi, specie nel settore dell’agroalimentare.
    Il Mise offre a queste piccole realtà un’opportunità importante per investire sui mercati esteri. Mette, infatti, a loro disposizione dei contributi a fondo perduto sotto forma di voucher per l’acquisto di servizi legati all’internazionalizzazione.

    Tra di essi c’è anche l’assunzione di un Temporary Export Manager, una figura professionale che potrà aiutare l’azienda nell’adozione delle scelte strategiche fondamentali nel suo approdo sui mercati esteri.
    I voucher sono divisi in due parti: la prima è di 10.000 euro e riguarda l’acquisto di servizi per l’internazionalizzazione per almeno sei mesi; la seconda è di 8.000-10.000 euro e deve far seguito ad un investimento da parte dell’impresa di almeno 3.000-5.000 euro.
    Le domande potranno essere inviate con annessa firma digitale a partire dalle ore 10.00 del 22 settembre 2015 e fino alle ore 17.00 del 2 ottobre 2015. A partire dalle ore 10.00 del 1 settembre 2015, inoltre, le imprese interessate potranno registrarsi tramite  la procedura informatica resa disponibile nell’apposita sezione “Voucher per l’internazionalizzazione” del sito internet del Mise.
    Dalle ore 10.00 del 15 settembre 2015, infine, le imprese, dopo essersi registrati ed aver acquisito la password, potranno compilare la domanda per richiedere il contributo a fondo perduto.



  • L’Agenzia delle Entrate ha comunicato i dati relativi al nuovo 730 precompilato. È stata una vera e propria rivoluzione per i contribuenti, per i professionisti e per l’Agenzia delle Entrate stessa, chiamati ad affrontare un processo di semplificazione con parecchi ostacoli lungo il cammino.

    Secondo l’Agenzia sono stati quasi 16 milioni i cittadini che hanno inviato la propria dichiarazione precompilata su un totale di 20 milioni di soggetti interessati, tra lavoratori dipendenti e pensionati.
    Agenzia delle EntrateDi questa platea 14,4 milioni sono stati trasmessi attraverso Caf e professionisti, mentre 1,4 milioni di cittadini hanno proceduto autonomamente ad inviare online la propria dichiarazione.
    Ci sarà ancora tempo fino al 23 Luglio per inviare il proprio 730 all’Agenzia.
    Si tratta comunque di un buon risultato nonostante le premesse non fossero delle migliori. Ed è la stessa direttrice dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, nel corso della sua audizione alla commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria a sottolineare le criticità del nuovo sistema di comunicazione dei redditi.

    Secondo la Orlandi ci vorranno almeno tre anni per completare il processo di semplificazione. Il primo passo importante verrà compiuto l’anno prossimo quando verranno inserite nel precompilato anche le spese sanitarie, una voce detraibile che interessa la maggior parte dei contribuenti.
    Quest’anno per detrarre questo tipo di spese è necessario modificare la dichiarazione, un’azione che spesso ha richiesto l’assistenza di un Caf o di un professionista.
    Tra gli aspetti più problematici evidenziati dall’Agenzia delle Entrate ci sono anche i tempi ristretti per la comunicazione dei dati da parte degli enti esterni e dei sostituti d’imposta alla stessa Agenzia, prima della predisposizione del modello per i cittadini.
    I problemi relativi al nuovo 730, dunque, esistono e andranno necessariamente risolti nei prossimi anni, ma i primi risultati possono essere considerati positivi.



  • Il caldo record di questo mese di Luglio sta provocando gravi danni agli agricoltori italiani. Secondo le stime di Coldiretti pare addirittura che le perdite per i produttori ammontino a circa 200 milioni di euro.

    caldo coltivazioniIn Lombardia è stato chiesto addirittura lo stato di calamità naturale. Si tratta, dunque, di una situazione estremamente critica che interessa vari tipi di colture.
    Con le temperature elevate a farne le spese è in primo luogo il settore ortofrutticolo. Ortaggi e frutta, infatti, maturano prima e gli agricoltori sono costretti a mettere sul mercato enormi quantità di prodotto a prezzi ridotti.
    I prodotti ortofrutticoli faticano ad essere venduti, non solo per la grande quantità che viene introdotta sul mercato, ma anche per la crisi della domanda interna e per l’embargo russo.
    A ciò si aggiunge la crescita dei costi di gestione, dettati da un’irrigazione delle coltivazioni necessariamente più frequente. Le perdite per gli agricoltori sono, dunque, enormi.
    Nel lungo periodo, inoltre, la persistenza del caldo rischia di creare il fenomeno opposto: pochi prodotti disponibili e prezzi alle stelle. Una situazione difficilmente sostenibile.

    Non naviga in un contesto migliore il settore lattiero-caseario. Per effetto del caldo, infatti, le vacche stanno producendo circa il 10-15% del latte in meno.
    Un problema che si va ad aggiungere alle tante questioni che i produttori di latte e derivati stanno fronteggiando in questi mesi, come la fine delle quote latte ed un mercato che costringe gli operatori a vendere il proprio prodotto a cifre inferiori ai costi di produzione.



  • Le cooperative possono essere distinte in cooperative a mutualità prevalente e cooperative a mutualità non prevalente o cooperative diverse, con significativi vantaggi fiscali per queste ultime garantiti dallo Stato in virtù della loro funzione sociale costituzionalmente riconosciuta.

    bilancioVi sono, inoltre, delle ipotesi in cui alcune tipologie di cooperative sono considerate dalla legge “prevalenti di diritto”, indipendentemente dal raggiungimento dei rigidi requisiti di bilancio di cui all’art. 2513.
    La condizione di prevalenza, però, non è una qualifica immutabile, ma può essere persa in due distinte ipotesi, espressamente previste dall’art. 2545-octies c.c.:

    1. la mancata osservazione, per almeno due bilanci consecutivi, delle condizioni previste dall’art. 2513 c.c., ovvero dei criteri legali prestabiliti per definire la “prevalenza” da un punto di vista economico;
    2. la modificazione delle clausole statutarie previste dall’art. 2514 c.c., ovvero di quei rigidi requisiti statutari imposti al fine di garantire l’effettività della c.d. prevalenza.

    Al verificarsi delle condizioni di cui alla prima delle due ipotesi sopra indicate, la cooperativa dovrà solamente segnalare espressamente tale condizione attraverso gli strumenti di comunicazione informatica previsti dall’articolo 223 sexiesdecies disp. att. c.c., dovendo redigere un bilancio straordinario unicamente se ha già emesso strumenti finanziari.

    Nella seconda ipotesi, invece, “sentito il parere del revisore esterno, ove presente, gli amministratori devono redigere un apposito bilancio”, che poi dovrà essere verificato senza rilievi da una società di revisione. Successivamente, e comunque entro e non oltre 60 giorni, il bilancio straordinario dovrà essere notificato al Ministero delle attività produttive (ora Ministero dello Sviluppo Economico) “… al fine di determinare il valore effettivo dell’attivo patrimoniale da imputare alle riserve indivisibili”.

    A seguito della comunicazione informatica sopra citata (art. 2545-octies, c. 4, c.c.) la cooperativa verrà cancellata dalla apposita sezione dell’Albo delle società cooperative ed iscritta in quella riservata alle cooperative a mutualità non prevalente: anche in questo caso gli utili non potranno essere interamente distribuiti, in quanto il limite previsto dal primo comma dell’art. 2545-quinquies c.c. è applicabile a tutte le tipologie di cooperative.

    Successivamente alla perdita della prevalenza, qualora la cooperativa rispetti nuovamente i requisiti contabili di cui all’art. 2513 c.c., si renderà necessaria una nuova comunicazione per il rientro nelle condizioni agevolate.



  • L’agricoltura è un mondo sempre più giovane. Lo dicono i dati sul mercato del lavoro nel settore agricolo forniti da Coldiretti.

    vigneto cinaSecondo l’associazione di rappresentanza degli agricoltori italiani, nel primo trimestre del 2015 c’è stato un aumento del 12% degli occupati under 35 nel comparto agricolo.
    In generale ci sono in tutto 1,6 milioni di lavoratori, di cui 1,2 milioni nell’agricoltura ed il resto nell’industria alimentare. L’impiego di giovani under 35 ha trainato l’intero settore, se pensiamo che quest’ultimo ha visto un aumento degli occupati del 6,2% nell’ultimo anno.
    Più volte in questa sede abbiamo analizzato alcune tendenze recenti che raccontano il feeling crescente tra giovani ed agricoltura: l’aumento degli iscritti ai corsi di laurea in agraria, il desiderio di aprire un agriturismo o il proliferare di start up innovative nel settore agricolo testimoniano come i dati di Coldiretti non siano una casualità.
    Addirittura secondo le stime dell’associazione di categoria, si pensa che nel 2015 il comparto possa abbracciare 200.000 nuovi occupati under 35.

    Effetto Expo? Impossibile negare il ruolo svolto dall’evento internazionale come veicolo promozionale per l’agroalimentare italiano.
    Expo ha rafforzato, ad esempio, l’immagine del Made in Italy, aiutando le esportazioni a raggiungere livelli record.
    Le tematiche della qualità e della sicurezza alimentare, della lotta agli sprechi, della tracciabilità dei prodotti e dell’agricoltura biologica sono diventati inoltre popolari anche sui social, un mondo, come sappiamo, frequentato da milioni di giovani.
    Questo insieme di fattori spiega in qualche modo il boom di occupati under 35 nel settore agricolo e l’impressione è che si tratti di una tendenza destinata a crescere ulteriormente nei prossimi anni.



  • Cresce in maniera significativa il numero di soci e lavoratori nelle start up innovative.
    I numeri riportati da InfoCamere parlano chiaro: nei primi sei mesi del 2015 c’è stato un aumento cospicuo delle persone che si occupano di innovazione, segno evidente che lentamente anche in Italia sta crescendo la sensibilità verso questo tema.

    cookie lawMa veniamo ai numeri. Secondo Infocamere sono più di ventimila i soggetti occupati all’interno delle start up innovative. Cresce soprattutto il numero dei dipendenti: nell’ultimo trimestre del 2015 la quantità di addetti è aumentata del 30%, con 899 dipendenti in più rispetto ai dati di fine marzo.
    Una variazione positiva che interessa anche i soci: duemila soggetti in più ed un aumento del 13,5% rispetto al periodo gennaio-marzo 2015.
    Il fenomeno delle start up innovative è una realtà che potremmo definire emergente nel nostro paese, quando in Europa del Nord e negli Stati Uniti si tratta del più florido sistema di economia bottom-up.

    Nel 2015 l’Italia è riuscita a superare quota 4.000 start up iscritte nella sezione speciale del Registro Imprese, fino ad arrivare a quota 4.248 a fine giugno 2015.
    Rispetto al precedente trimestre c’è stato un aumento di 537 imprese innovative iscritte. Il ritmo di crescita è però inferiore rispetto al passato: +14,5% contro variazioni positive anche oltre il 20% che hanno caratterizzato i passati confronti trimestrali.
    Ovviamente maggiore sarà il numero delle start up e più difficile sarà sostenere questi ritmi di crescita. Sarà necessario, invece, migliorare la comunicazione in merito ai finanziamenti pubblici e privati disponibili per chi vuole avviare una start up innovativa, oltre a sviluppare piattaforme di crowdfunding che consentano ai nostri innovatori di sperimentare e di far crescere il tessuto economico italiano.



  • Le esportazioni dei prodotti agroalimentari hanno fatto registrare un vero e proprio boom nel mese di Maggio.
    A riportarlo è l’Istat secondo la quale il volume totale dell’export nel settore dell’agroalimentare è cresciuto del 7% rispetto ad un anno fa.

    Aumentano soprattutto gli scambi commerciali con i paesi oltreoceano. Il rapporto favorevole nel cambio dollaro/euro ha portato le esportazioni di prodotti agroalimentari verso gli Stati Uniti ad aumentare addirittura del 19%.
    frutta embargo russiaGli Usa sono sempre stati un mercato ideale per le specialità del Made in Italy e lo sono a maggior ragione oggi, visto il contesto monetario favorevole ed il veicolo pubblicitario costituito da Expo.
    L’impatto dell’evento internazionale sull’aumento delle esportazioni è senza dubbio rilevante. Basti pensare alla campagna effettuata all’interno del padiglione Cascina Triulza contro l’Italian Sounding, ovvero la contraffazione dei prodotti italiani.
    Si tratta di un fenomeno diffuso in tantissimi paesi grazie soprattutto alla venditi di prodotti agroalimentari online.
    Expo ha raccolto decine di iniziative sul tema per sensibilizzare i consumatori; eventi che insieme agli accordi firmati dal Ministero delle Politiche Agricole con le piattaforme di vendita online Ebay e Alibaba, hanno portato ad un ridimensionamento del fenomeno e alla crescita delle esportazioni.

    Sono emblematici, da questo punto di vista, i dati sull’export di paesi come la Cina e l’India, con la prima che può essere definita una delle patrie dell’ “Italian Sounding”.
    Le esportazioni verso questi paesi sono aumentate rispettivamente del 57% e del 36%: tali elaborazioni confermano come questi mercati possano essere un vero e proprio patrimonio per le nostre specialità agroalimentari, a maggior ragione in un momento storico dove l’immagine del Made in Italy è particolarmente forte.
    Stando sempre ai dati dell’Istat, nei primi quattro mesi del 2015 le esportazioni sono aumentate del 10%. Tutto lascia presagire insomma che quest’anno possa essere abbattuta la cifra record raggiunta nel 2014, quando il valore dell’export raggiunse i 34,3 miliardi di euro, una cifra considerevole ma che il nostro paese ha il dovere d oltrepassare avvicinandosi a Francia, Germania e Spagna.



  • Cresce la domanda mondiale di latte. A rivelarlo è uno studio della banca olandese Rabobank secondo la quale nei prossimi 5 anni è attesa una richiesta aggiuntiva di 20 miliardi di litri.

    46726-milkSono stime incoraggianti per un settore che sta vivendo una fase delicata, soprattutto in Italia.
    I produttori nostrani devono fronteggiare la fine delle quote latte, trovandosi improvvisamente in un mercato dove la competizione si gioca più sui prezzi che sulla qualità.
    Non è un caso che in questi giorni si stia discutendo della richiesta dell’Unione Europea all’Italia di abolire la norma che vieta la produzione di formaggi con il latte in polvere. È una legge che risale al 1978 e che intende proteggere la qualità dei prodotti italiani di fronte ai concorrenti esteri.
    Il settore lattiero caseario italiano ha il dovere difendere in tutte le sedi le proprie prerogative di qualità, sicurezza alimentare e tracciabilità.
    Lo scenario futuro potrebbe dare maggiori soddisfazioni alle nostre aziende produttrici. Oltre alla già citata crescita della domanda di latte, secondo le previsioni di Fao-Ocse nei prossimi cinque anni dovrebbe esserci anche un aumento del 20% della domanda di formaggi.
    Ecco perché difendere il modello italiano in questo momento di crisi diventa sempre più importante.

    Uno degli esempi da seguire è senza dubbio quello del gruppo Granarolo, società cooperativa leader in Europa nel settore lattiero caseario. Secondo Gianpiero Calzolari, presidente del gruppo, il futuro del settore è rappresentato dall’adozione del modello cooperativo e dall’implementazione delle strategie di internazionalizzazione.
    La cooperazione consente di aggregare in un’unica forma organizzativa tanti piccoli produttori espressioni delle realtà locali e di realizzare così un prodotto sicuro e di alta qualità.
    I processi di aggregazione sono però insufficienti se non sono accompagnati dall’accesso ai mercati esteri; realtà come la Cina e l’America Latina possono rappresentare, infatti, un punto di sfogo importante per i prodotti lattiero caseari italiani.



  • Nel corso del Consiglio Agrifish è stato raggiunto un accordo in merito alla proposta di un nuovo regolamento sul biologico.
    L’Italia è stata uno dei principali promotori della misura volta a tutelare in primo luogo i produttori europei.

    kiwi biologicoUna delle principali novità della nuova legislazione riguarderà, infatti, l’importazione di prodotti biologici provenienti da paesi extra Ue. Con l’approvazione del nuovo regolamento potranno essere importati solo prodotti che seguono le norme produttive europee oppure che siano oggetti di accordi di reciprocità fra Stati.
    In questo modo viene tutelato il mercato europeo di fronte all’arrivo di beni non conformi agli standard continentali in materia di biologico. Il nuovo regolamento intende innanzitutto fornire maggiore qualità e trasparenza al consumatore, che potrà così avere la certezza di acquistare un prodotto realizzato attraverso tecniche rigidamente regolamentate.

    Un’altra novità importante riguarda i piccoli produttori. La nuova normativa europea consentirà le certificazioni di gruppo, aprendo così il mercato anche alle piccole aziende e consentendo una diffusione più capillare del biologico su tutto il territorio nazionale.
    Ci sono, inoltre, dei parziali cambiamenti in tema di controlli. Viene confermato l’obbligo di controllo annuale, ma ci sarà la possibilità di dilazionare le ispezioni fino ad un massimo di trenta mesi per le imprese meno soggette a rischio.
    L’Italia, infine, insieme alla Spagna ha chiesto un’azione più forte in tema di residui di sostanze non ammesse riscontrati sui prodotti biologici. Sul punto ci sono troppe discordanze all’interno delle legislazioni nazionali ed un totale vuoto normativo nella regolamentazione europea.
    Per questo motivo il nostro paese ha presentato una dichiarazione con la quale chiede un miglioramento in Parlamento dell’articolo sui residui inserito nel nuovo regolamento.
    «L’intesa raggiunta – ha commentato il Ministro delle Politiche Agricole, Forestali ed Ambientali, Maurizio Martina – è frutto anche del lavoro che abbiamo fatto durante il semestre di Presidenza italiana. Possiamo ancora migliorare nei futuri passaggi del regolamento. In Italia nei prossimi anni investiremo nel biologico 1,5 miliardi di euro, proprio per potenziare un settore dove siamo leader con oltre 52mila operatori».