Categoria: News


  • L’Italia è il paese delle stranezze che a volte si trasformano in assurdità.
    Accade in tutti i settori, dalla politica alla scuola, passando per il mondo delle imprese e delle pubbliche amministrazioni.
    Succede, ad esempio, che per leggere i buoni pasto elettronici esistano quattro diversi Pos in base al tipo di emettitore.
    Allo stato attuale, dunque, potremmo trovare in un supermercato o in un qualsiasi altro rivenditore ben 4 strumenti elettronici per leggere i buoni pasto più un altro per le normali carte di credito.

    Cooperative decorrenza del termine per l'opposizione alla delibera di esclusione del socioLa stranezza, come detto, si trasforma in assurdità, tant’è che la Federdistribuzione, l’associazione di rappresentanza delle catene di distribuzione alimentare, ha minacciato, non più di due settimane fa, di non accettare più i buoni pasto.
    Il motivo è legato al provvedimento contenuto nella Legge di Stabilità che defiscalizza di fatto i buoni pasto elettronici, innalzando a sette euro la loro deducibilità.
    Una norma che sarà in vigore a partire dal 1°Luglio 2015 e che agisce nel senso della riduzione dei pagamenti cartacei e della maggiore tracciabilità delle operazioni commerciali.
    I buoni diventerebbero così un vero e proprio strumento di integrazione del salario, visto con piacere sia dai dipendenti del settore privato che dai i pubblici dipendenti.

    Il cambiamento normativo, però, ha creato un vero e proprio polverone nei supermercati, nei ristoranti e nei bar, ovvero i soggetti maggiormente interessati della manovra. Circa un terzo del mercato dei buoni pasto (attività da 3 miliardi di euro l’anno) viene assorbito proprio da loro.
    Incentivare i buoni pasto elettronici con ben 4 Pos diversi avrebbe comportato un enorme dispendio di risorse per le grandi distribuzioni alimentari, oltre a non indifferenti problemi di carattere logistico.
    La minaccia di Federdistribuzione è servita, però, a trovare un inaspettato quanto importante accordo.
    Sodexo, Qui Group e Day Ristoservice hanno firmato la prima bozza d’intesa per giungere al Pos unico. Uno strumento che semplificherebbe enormemente le attività commerciali, facendole rientrare nella logica dei paesi civili.
    L’accordo verrà sottoposto in questi giorni alle autorità competenti e, una volta stipulato, sarà valido per tutti i rivenditori.
    Finalmente, dunque, una buona notizia per un paese che fatica ancora ad intraprendere la strada della digitalizzazione e della semplificazione delle attività normative, amministrative e commerciali.
    La strada è quella giusta, ma è solo un primo passo di un processo ancora lungo e complesso.



  • Un 2014 negativo per il Pil italiano ed il confronto diventa impietoso quando guardiamo ai più grandi stati europei.
    Lo riferisce l’Istat, nella sua analisi annuale sul Prodotto Interno Lordo e tutte le altri variabili aggregate.
    Il Pil italiano in volume è diminuito dello 0,4% rispetto al 2013, mentre in Germania ed in Francia è cresciuto rispettivamente del +1,6% e del +0,4%.
    La differenza con gli Stati Uniti è ancora più marcata, se pensiamo che negli Usa il Pil è cresciuto addirittura del +2,4%.

    istatI dati appena riportati sono il segno inequivocabile che gli altri paesi, seppur tra mille difficoltà, sono riusciti a trovare i giusti antidoti alla crisi. Il processo di crescita in queste realtà è iniziato lentamente e sembra portare i primi frutti, sia in termini di crescita dei volumi produttivi che di riduzione del tasso di disoccupazione.
    Non è un caso che anche in quest’ultimo ambito l’Italia, a fine 2014, faccia registrare il proprio record negativo con una disoccupazione al 12,7%.

    Se analizziamo nel dettaglio i dati sul Pil, forse bisogna addirittura essere soddisfati. Nel 2013, infatti, la variazione negativa rispetto all’anno precedente era stata del -1,7%. Limitare la perdita allo 0,4% può essere, quindi, valutato in maniera positiva.
    In realtà non può e non deve essere così. Il motivo è presto detto.
    L’analisi attenta delle elaborazioni dell’Istat ci permette di effettuare una riflessione molto chiara.
    Gli apporti positivi al nostro Prodotto Interno Lordo vengono per lo più da fattori esterni, quali la svalutazione dell’euro ed il crollo del prezzo delle materie energetiche.
    La domanda estera netta ha fornito, infatti, un apporto positivo di 0,3 punti, al pari delle esportazioni, aumentate dello 2,7%.

    Il dato emerso è chiaro: la limitazione delle perdite rispetto al biennio 2012-2013 è dovuto principalmente ad una crescita della domanda estera. I prodotti italiani sono molto richiesti sui mercati internazionali e l’aumento dei consumi negli Stati Uniti ha certamente portati dei benefici all’interno della nostra economia.
    Non si può dire, al contrario, la stessa cosa per la domanda interna. È questo, con ogni probabilità, il dato più preoccupante.
    La domanda interna ha contribuito in maniera negativa dello 0,6%, un dato che si ripercuote inevitabilmente sui consumi e sugli investimenti.
    “Dal lato della domanda interna nel 2014 si registra, in termini di volume, una variazione nulla dei consumi finali nazionali e un calo del 3,3% degli investimenti fissi lordi”. L’Italia fatica a far ripartire la spirale positiva dei consumi e degli investimenti, anche se qualche segnale di ripresa è riscontrabile.
    Ad esempio, la spesa per consumi finali delle famiglie residenti è cresciuta del +0,3 %, facendo registrare un’inversione di tendenza dopo il pessimo 2013 (-2,9%).
    Sono aumentate in particolare le spese per alcool, tabacchi e narcotici (+2,3%), servizi sanitari (+2,0%), ricreazione e cultura (+1,9%). Diminuiscono, invece, i consumi per mobili, elettrodomestici e manutenzione della casa (-1,4%), a testimonianza del fatto che il settore immobiliare fatica ancora a riprendersi dopo la crisi del 2009.

    Per quanto riguarda gli investimenti (-3-3%), la variazione negativa maggiore è rappresentata dalla componente delle costruzioni (-4,9%) e dell’acquisto di macchinari (-2,7%).
    I settori produttivi, infine, che hanno portato il maggiore apporto negativo al Pil sono ancora una volta quello delle costruzioni (-3,8%) ed agricoltura, silvicoltura e pesca (-2,2%).



  • La riforma del credito cooperativo non può più attendere. Dopo mesi di discussione sulla modifica statutaria delle popolari, che avrebbe dovuto coinvolgere anche le Bcc, il Governo ha fatto un passo indietro e ha lasciato alle banche locali il potere di auto-riformarsi.
    Il sistema delle Bcc presenta alcune lacune che vanno colmate soprattutto dal punto di visto del controllo dell’attività e del capitale finanziario.
    Per questo motivo Federcasse sta studiando una riforma che possa contemplare un sistema misto, prendendo spunto dai modello operativo francese e tedesco,

    iccreaSecondo le indiscrezioni degli ultimi giorni, la proposta dovrebbe essere pronta per fine marzo, quando verrà discussa insieme all’Autorità di Vigilanza.
    Il primo aspetto da modificare riguarda quello del controllo delle 379 Bcc. E qui abbiamo con ogni probabilità la novità più interessante.
    Sarà, infatti, una stessa banca cooperativa ad avere tali prerogative di controllo e prevenzione: Iccrea.
    Il Gruppo Bancario Iccrea è di proprietà delle altre banche locali e fornisce loro prodotti e servizi, soprattutto di carattere finanziario.
    Con la riforma del credito cooperativo, diventerà a tutti gli effetti un organismo di controllo, il che implicherà alcune modifiche del codice civile e dello statuto di Iccrea stessa e degli altri istituti di credito cooperativo.

    Ma c’è di più. Iccrea non si limiterà ad esercitare funzioni di sorveglianza e ad offrire servizi finanziari alle Bcc.
    Queste ultime, infatti, potranno rivolgersi alla capogruppo anche per richieste di capitale.
    Le risorse verranno inevitabilmente ricercate sul mercato estero. Ecco perché una delle ipotesi più probabili è la cessione di una quota di minoranza (30-40%) di Iccrea ad investitori esteri, facenti parte del credito cooperativo europeo.
    Si parla già delle Bcc tedesche o di quelle olandesi e finlandesi.
    Un impianto di questo tipo renderebbe sicuramente più solido il sistema e meno soggetto ad investimenti di carattere speculativo. Una maggiore integrazione tra gli istituti bancari cooperativi europei è auspicabile e darebbe maggiore certezze alle Bcc italiane dal punto di vista finanziario.
    In generale il mondo del credito italiano ha bisogno di una riforma di carattere organico. Sia la Commissione europea che l’Ocse hanno invitato l’Italia ad operare un’effettiva ristrutturazione del settore, consentendo ad imprese e famiglie di avere un accesso al credito più agevolato.
    Sono tante le ipotesi al vaglio del ministro Padoan, tra cui il tanto discusso Bad Bank di Stato. La sensazione è che a fine Marzo potremo avere un quadro più chiaro della situazione, quando arriveranno anche delle direttive precise da Bruxelles.



  • Avete mai pensato alla possibilità di “spillare” il miele? Si avete capito bene, il miele come la birra.
    L’ultima incredibile invenzione di Flow Hive, commercializzata sulla piattaforma di crowfunding Indiegogo, rivoluzionerà con ogni probabilità la produzione del miele.
    Allo stato attuale, tale processo richiede ore e ore di lavoro ed attrezzature specifiche per evitare di essere punti dalle api.

    mieleCon la nuova arnia, invece, inventata da Cedar e Stuart Anderson in Austrialia, la lavorazione e la produzione del miele avrà un enorme abbattimento dei costi e una notevole riduzione dei tempi.
    Basterà, infatti, azionare una semplice valvola ed il miele prodotto dalle api all’interno dell’arnia uscirà attraverso appositi rubinetti.
    La procedura è talmente semplice da sembrare irreale. Ed invece è tutto vero ed è frutto di una sperimentazione durata circa dieci anni.
    L’invenzione degli Anderson sarà destinata a cambiare l’intero mondo dell’apicoltura. Lo testimoniano i commenti favorevoli riportati in questo video da parte di esperti del settore ed il boom di ordinativi ricevuti nella piattaforma Indiegogo.
    L’obiettivo di Flow Hive era raccogliere circa 70mila dollari, ma in meno di 5 giorni sono stati raccolti ordini per un totale di oltre 3 milioni di euro.

    Il motivo del successo non è da ascrivere semplicemente alla semplificazione delle operazioni di produzione del miele dettate dalla nuova arnia, ma va attribuito anche ad i costi esigui della nuova attrezzatura.
    Basti pensare che l’arnia più piccola costa 290 dollari, mentre quella più grande e completa 600 dollari.
    Si tratta di cifre esigue se pensiamo alla grandezza dell’innovazione e al tempo che verrà risparmiato nella lavorazione del miele, che permetterà agli apicoltori di aumentare la produzione e con essa i ricavi.
    La nuova arnia di Flow Hive è l’ennesima dimostrazione di come l’innovazione possa davvero semplificare la vita delle persone, anche in un settore tradizionale come quello agricolo.



  • Arrivano luci e ombre dal mercato del lavoro. In attesa di valutare gli effetti del Jobs Act, l’Istat rilascia le informazioni relative al mese di gennaio e all’anno 2014.
    Anche se il mondo del lavoro “non mostra chiari segnali di un’inversione di tendenza rispetto a quanto osservato negli scorsi mesi”, ci sono comunque molti spunti interessanti da valutare con attenzione.

    istatI segnali positivi arrivano dalle elaborazioni relative al mese di gennaio. Molti economisti si sarebbero aspettati un leggero aumento del tasso di disoccupazione dopo la diminuzione fatta registrare a dicembre.
    In realtà i dati forniti da Istat hanno rivelato una piacevole sorpresa. A gennaio, infatti, il tasso di disoccupazione è sceso ulteriormente attestandosi al 12,6%, in calo dello 0,3% rispetto al mese precedente.
    Il livello fatto registrare nel primo mese dell’anno 2015 corrisponde esattamente a quello di dodici mesi fa.
    Analizzando i dati nel dettaglio, notiamo una leggere crescita del numero di occupati, che ammontano in totale a 22 milioni di 320 milioni. Se sommiamo i dati di dicembre e quelli di gennaio, otteniamo 104 mila nuovi posti di lavoro.
    Numeri sicuramente incoraggianti se consideriamo che ci troviamo in pieno di periodo di recessione e che il periodo di riferimento è piuttosto ristretto.
    Anche la quantità di disoccupati è in diminuzione, visto che il numero di italiani senza lavoro è di 3 milioni e 221 mila, -0,6% rispetto al mese precedente.
    Per quanto riguarda, invece, i giovani tra i 15 ed i 24 anni, il tasso di disoccupazione nel mese di gennaio è al 42,7%, il livello minimo da 17 mesi a questa partita.

    Le notizie positive, però, finiscono qui. L’Istat ha stilato anche il bilancio complessivo per l’anno 2014.
    Il tasso di disoccupazione nel 2014 è stato del 12,7%, in assoluto si tratta del record negativo da quando questo indicatore è calcolabile, ovvero dal 1977 in poi.
    Preoccupano soprattutto i dati sul Mezzogiorno e sui giovani. Nelle zone meridionali del paese, infatti, la disoccupazione tocca picchi superiori al 20%. Se restringiamo l’analisi alle giovani donne del Sud, il tasso di disoccupazione raggiunge l’incredibile cifra del 58,8%.
    Un numero esorbitante che si accompagna a quello della disoccupazione giovanile, attestata al 42,7% ed in crescita di 2,6 punti percentuale rispetto al 2013.
    Proiettando lo sguardo verso il futuro, le previsioni degli esperti del settore danno un mondo del lavoro relativamente stabile nel 2015 ed un tasso di disoccupazione finalmente in calo solo a partire dal 2016.
    Certamente è difficile valutare con precisione quali saranno gli effetti di fattori interni, come il Jobs Act, e di quelli esterni, quali la svalutazione dell’Euro ed i possibili cambiamenti normativi proposti dalla nuova Commissione europea.
    Qualche segnale di ripresa è riscontrabile (export, Pil, disoccupazione), ma l’uscita dal periodo di recessione appare ancora piuttosto lontana.



  • L’agricoltura italiana è stata sicuramente una delle poche note positive emerse durante il periodo di recessione.
    Nonostante la crisi produttiva abbia colpito vari comparti dell’economia nostrana, il settore agricolo è riuscito a mantenere su buoni livelli i fatturati e a vendere i propri prodotti sul mercato mondiale.
    Del resto l’agricoltura e l’agroalimentare italiano sono sempre stati degli ambiti di eccellenza del nostro tessuto economico e continuano ad esserlo ancora oggi.

    06112014Una buona parte di merito per i risultati del comparto in questione va attribuita alle donne.
    Come riportato da La Stampa, infatti, in Italia un’azienda agricola su tre è gestita da donne, per un totale di 532mila conduttrici.
    Il nostro paese non è tra i leader europei in termini di diversity: le donne faticano a ritagliarsi un posto importante all’interno delle pubbliche amministrazioni e delle grandi imprese.
    I ruoli apicali, infatti, sono per lo più ricoperti dagli uomini e anche gli stipendi sono comparativamente superiori per la componente maschile. I numeri appena riportati, dunque, rappresentano un’importante eccezione per il nostro paese.

    L’agricoltura è considerato un settore tradizionale, all’interno del quale le donne hanno sempre fornito un contributo rilevante, sia per la coltivazione dei prodotti che per quanto riguarda la loro trasformazione.
    Lo dimostrano anche i dati sul numero totale di impiegati femminili nel settore agricolo, soprattutto se paragonato a quello degli altri stati. Secondo le elaborazioni di Eurostat, in Italia sono 1,3 milioni le donne che lavorano per aziende agricole contro i 660.000 fatti registrare dalla Spagna.

    La componente femminile, però, non svolge un ruolo importante solo dal punto di vista quantitativo, ma anche e soprattutto da quello qualitativo. Il valore di produzione fatto registrare dalle imprese condotte da donne risulta essere quasi il doppio rispetto alle aziende a conduzione maschile.
    Se analizziamo, infine, nel dettaglio il tipo di imprese condotte e le caratteristiche anagrafiche delle conduttrici, notiamo come la maggior parte di esse siano di carattere agrituristico (28,9%), mentre l’età prevalente delle donne a a capo delle suddette aziende sia compresa tra i 60 ed i 74 anni, con una bassa percentuale di laureate (6%) e di conduttrici di cittadinanza straniera (0,33%).
    L’agricoltura, dunque, volge lo sguardo alle donne, nella speranza che anche altri settori possano adottare tale modello d’impresa rivelatosi pienamente efficiente.

     



  • Il più famigerato ente di riscossione tributi prosegue sulla strada delle semplificazioni e del miglioramento dei rapporti con cittadini e imprese. Ecco le novità per chi i contribuenti:
    Consulenza e Sportello Amico: Per avere assistenza e informazioni i cittadini possono rivolgersi agli sportelli sul
    notifica_posta
    territorio aperti al pubblico dal lunedì al venerdì dalle ore 8.15 alle 13.15. Per le situazioni più complesse e delicate è attivo in ogni capoluogo di Provincia lo “Sportello Amico”, un punto di ascolto attraverso cui Equitalia ha voluto rafforzare ancora di più la propensione al dialogo con i contribuenti e dove è possibile ricevere consulenza specifica. Gli imprenditori hanno a disposizione un punto di riferimento allo “Sportello Amico Imprese”.
    Dialogo continuo con Ordini e Associazioni: Per semplificare le pratiche degli iscritti alle associazioni e agli ordini professionali, e dei contribuenti da loro assistiti, sono state siglate su tutto il territorio oltre 200 convenzioni e sono state individuate modalità di relazione con email dedicate, presenze di funzionari Equitalia in sede, appuntamenti e seminari.
    Servizi web e numero verde: Chi preferisce non andare allo sportello, o è impossibilitato a farlo, può consultare il sito istituzionale www.gruppoequitalia.it e avere tutte le informazioni utili sempre a portata di mano. Direttamente da casa o da lavoro è possibile verificare la propria situazione debitoria attraverso il servizio Estratto conto, effettuare pagamenti con carta di credito, scrivere al Servizio contribuenti, simulare un piano di rateazione, inviare una richiesta di sospensione della riscossione e scaricare la modulistica. E per chi non ha dimestichezza con internet, è attivo 24 ore su 24 il numero verde 800.178.078 (gratuito da rete fissa) oppure il numero +39 02.3679.3679 (a pagamento da cellulare e estero) con servizio operatore dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle ore 18.
    Comodità nei pagamenti: È possibile effettuare i pagamenti online sul sito www.gruppoequitalia.it, in tutti gli uffici postali, sportelli bancari, tabaccai convenzionati con banca ITB, le ricevitorie Sisal e Lottomatica, nonché attraverso le funzionalità di home banking messe a disposizione dagli istituti di credito e da Poste italiane.
    Rate, sospensioni e compensazioni: La rateizzazione è lo strumento principale che Equitalia mette a disposizione per agevolare i pagamenti dei contribuenti in difficoltà. Per debiti fino a 50 mila euro è sufficiente una semplice domanda senza aggiungere altri documenti. In presenza di particolari condizioni previste dalla legge si può ottenere un piano di pagamenti dilazionato fino a 10 anni, prorogare una rateizzazione già in corso o chiederne una successiva in caso di nuove cartelle. Per chi vanta dei crediti erariali o crediti commerciali nei confronti della pubblica amministrazione è possibile inoltre procedere alla compensazione rivolgendosi a Equitalia per tutta l’assistenza necessaria. È importante infine ricordare che il contribuente può chiedere direttamente a Equitalia la sospensione della riscossione se ritiene di non dover pagare le somme richieste dagli enti creditori. Equitalia si fa carico di inoltrare all’ente stesso la documentazione presentata, evitando così al cittadino la spola tra uffici pubblici.
    Le tutele: La legge prevede numerose tutele per i contribuenti in debito con lo Stato e gli altri enti pubblici. Per garantire il credito da riscuotere, Equitalia può disporre il blocco dei veicoli intestati al debitore tramite iscrizione del fermo amministrativo. Tuttavia nessun fermo può essere iscritto se il debitore dimostra che il veicolo è necessario per lo svolgimento della professione, dell’attività di impresa oppure è utilizzato per finalità assistenziali. Equitalia inoltre può iscrivere ipoteca solo nei confronti di chi ha debiti complessivamente superiori a 20 mila euro, ma non può in alcun modo pignorare la prima casa di proprietà dove il contribuente risiede e può procedere sugli altri immobili solo per debiti elevati, superiori a 120 mila euro. In caso di azioni su stipendi o pensioni, la quota pignorabile procede per gradi (da un decimo a un quinto) per salvaguardare le necessità dei contribuenti con meno disponibilità economica.
    Nel caso di pignoramento di somme depositate sul conto corrente del debitore, non è comunque possibile includere l’ultimo stipendio o pensione affluiti sul conto, che resta nella piena disponibilità del contribuente.



  • Mercoledì 15 Ottobre 2014 il Consiglio dei Ministri ha varato il disegno di legge di stabilità 2015. Si tratta di una Manovra da 36 miliardi di euro, mentre i tagli al carico fiscale ammonterebbero a circa 18 miliardi. Si riporta una breve sintesi delle principali novità tributarie ad integrazione del Prima Lettura pubblicato alla
    download
    luce del testo completo del DDL.: A) IRAP – COSTO del LAVORO: A partire dal periodo d’imposta 2015 sarà possibile dedurre la differenza tra il costo complessivo per il personale dipendente con contratto a tempo indeterminato e le deduzioni spettanti ai sensi dell’art. 11, commi 1, lettera a), 1-bis, 4-bis.1 e 4-quater, del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446; B) TFR in BUSTA PAGA: Per i periodi di paga decorrenti dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018, i dipendenti del settore privato (esclusi i lavoratori domestici e quelli del settore agricolo) con un rapporto di lavoro in essere da almeno 6 mesi presso il medesimo datore di lavoro, potranno chiedere la liquidazione netta mensile del Tfr, da assoggettare a tassazione ordinaria (art. 1, comma 756-bis), L. 27 dicembre 2006, n. 296 – Finanziaria 2007). La norma non si applica ai datori di lavoro sottoposti a procedure concorsuali e alle aziende dichiarate in crisi ex art. 4 della L. 29 maggio 1982, n. 297; C) BONUS 80 EURO: Confermato a regime il bonus di 80 euro di cui all’art. 13 del Tuir. Si prevede inoltre che, dal 1° gennaio 2015, se l’imposta lorda è superiore all’importo della detrazione spettante ai sensi del primo comma della norma citata, è riconosciuto un credito rapportato al periodo di lavoro nell’anno che non concorre alla formazione del reddito, pari a: a) 960 euro, se il reddito complessivo non supera 24mila euro; b) 960 euro, se il reddito complessivo è compreso tra 24mila e 26mila euro (il credito spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26mila euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2mila euro. Il credito viene riconosciuto automaticamente dai sostituti d’imposta (che recupereranno il relativo importo tramite compensazione); D) BONUS RISTRUTTURAZIONI: Estese fino al 31 dicembre 2015 le detrazioni (del 50 e del 65 per cento) previste per gli interventi di ristrutturazione edilizia e di efficientamento energetico. Aumenta dal 4% all’8% la misura della ritenuta sui bonifici relativi ai pagamenti degli oneri di ristrutturazione; E) AUTONOMI – REGIME AGEVOLATO: Previsto un regime forfettario a favore dei lavoratori autonomi con un ammontare di ricavi non superiore a determinati limiti e che rispettano taluni parametri indicati dalla norma. Altre importanti novità riguardano: F) RAVVEDIMENTO OPEROSO; G) RIVALUTAZIONE di TERRENI e PARTECIPAZIONI; H) REVERSE CHARGE; I) CREDITO di IMPOSTA per RICERCA e SVILUPPO; L) EROGAZIONI LIBERALI ad ONLUS.



  • Dal 3 novembre 2014 la mancata annotazione sulla carta di circolazione del nome di chi non è intestatario del veicolo ma ne ha la disponibilità per più di 30 giorni verrà sanzionata con una multa di 705 euro a cui aggiungere la ben più pesante conseguenza del ritiro della carta di circolazione. È questo il risultato delle
    03112014
    modifiche apportate al nuovo codice della strada (in particolare all’articolo 94 comma 4-bis) dalla legge n. 120/2010 e regolate dal D.P.R. 28 settembre 2012, n. 198 che è entrato in vigore il 7 dicembre 2012, ma che diventeranno appunto operative solo dal prossimo 3 novembre in occasione della definizione delle relative procedure informatiche. Le nuove disposizioni non avranno effetto retroattivo nel senso che, come precisato dalla maxi circolare del Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti n. 15513 emanata il 10 luglio 2014, a quasi due anni di distanza dalle modifiche sopra richiamate, dovranno annotarsi solamente gli utilizzi di veicoli disposti a decorrere dal 3 novembre 2014 e non anche quelli pregressi pur in corso alla predetta data.
    Per i veicoli messi a disposizione in data antecedente al 3 novembre 2014 non vi è nessun obbligo particolare ma è opportuno, al fine di evitare inutili contestazioni, dare data certa all’identificazione dei soggetti utilizzatori dell’autovettura (Circ. n. 18 del 27 ottobre 2014 della Fondazione studi consulenti del lavoro).
    Di seguito una dichiarazione (da redigere per ogni singola autovettura e/o automezzo) a firma del rappresentante legale della società con la quale indicare i soggetti autorizzati all’uso delle autovetture aziendali (documento da tenere in auto benché ciò non sia obbligatorio).



  • Per gli effetti del Quantitative easing sul livello generale dei prezzi dovremo attendere ancora qualche mese.
    L’acquisto di titoli pubblici e privati da parte della Bce sarà operativo, infatti, a partire dal mese di Marzo. Vedremo se l’Unione Europea riuscirà a riportare l’inflazione sui livelli sperati (+2,0%).

    DENARONel frattempo in Italia, l’indice generali dei prezzi al consumo presenta un lieve aumento.
    Ce lo dice l’Istat attraverso una delle sue elaborazioni mensili sull’economia italiana. Come riportato dall’istituto di statistica “Nel mese di febbraio 2015, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,3% su base mensile e segna un calo su base annua pari allo 0,2%, meno ampio rispetto a gennaio (-0,6%)”.

    A dicembre l’inflazione aveva raggiunto dei minimi storici, non solo in Italia ma in tutta l’Eurozona, spingendo la Bce ad adottare misure di politica monetaria eccezionali.
    Tra gennaio e febbraio c’è stato un parziale aumento dei prezzi, destinato a crescere ulteriormente in seguito all’applicazione del Quantitative easing.
    Analizzando i dati nel dettaglio, notiamo come la crescita dell’indice nazionale dei prezzi al consumo su base annua sia da addebitare principalmente all’aumento dei prezzi dei Vegetale freschi (+11,2%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,4%) e dei tabacchi (+3,7%).
    C’è da segnalare anche una parziale inversione di tendenza dei beni energetici, protagonisti in questi ultimi mesi di un clamoroso calo dei prezzi. Rispetto al mese di gennaio, quando facevano registrare una variazione negativa del -14,0%, a febbraio i Beni Energetici non regolamentati presentano un calo del -12,8%.
    Nel confronto con il mese scorso, infine, i prezzi fanno registrare un rialzo negli stessi settori (Vegetali, trasporti e tabacchi) protagonisti dell’aumento su base annua.


  • europa bce

    L’Italia gode della fiducia dell’Unione Europea. E questa è già una notizia, considerato il recente passato.
    La Commissione ha valutato positivamente gli interventi presenti nella Legge di Stabilità e crede nelle riforme proposte dal Governo Renzi.
    I risultati in termini di produttività e di diminuzione del tasso di disoccupazione faticano, però, ad arrivare.
    Nonostante ciò l’Ue intravede nell’operato del nuovo esecutivo un piano ben preciso, volto a modernizzare l’intero paese.

    eurogruppoI segnali di fiducia verso l’Italia sono stati evidenti in questi mesi. Dal quantitative easing all’aumento della flessibilità nell’interpretazione del Patto di Stabilità.
    Bruxelles prova a porgere la mano a quei paesi che stanno provando ad attuare le riforme richieste, seppur tra le mille difficoltà inevitabili in periodo di recessione.
    Ma c’è di più. L’Unione Europea è persino obbligata a concedere fiducia a stati, come l’Italia, che chiedono maggiore flessibilità nel raggiungimento degli obiettivi di natura contabile.
    Le ultime elezioni europee hanno parlato in maniera chiara: gli “euro-populismi” sono dietro l’angolo, urge un’inversione di tendenza nelle politiche economiche e monetarie dell’Unione Europea.
    Il tempo della spending review senza crescita è terminato.

    Nonostante il clima di fiducia imperante e diffuso nei confronti dell’Italia, la Commissione non esita comunque a redarguirla attraverso i rilievi sulla Legge di Stabilità: “Povertà ed esclusione sono ampiamente cresciute, mentre il sistema di protezione è frammentato”.
    Una situazione di disagio ancora più evidente al Sud: le disuguaglianze territoriali in Italia sono diventati ormai strutturali.
    La povertà e le differenze tra Nord e Sud sono da tempo una questione problematica per il nostro paese.
    Il finanziamento da parte dell’Ue di fondi destinati a territori disagiati, come appunto il Mezzogiorno, non ha portato i frutti sperati.
    Al contrario, il cattivo utilizzo di queste risorse ha provocato reazioni sdegnate da parte delle istituzioni europee, facendo paventare la possibilità concreta di una riduzione degli investimenti per il Sud.
    L’Italia dovrà intervenire, dunque, per ridurre le disuguaglianze territoriali ed economiche.
    Le riforme da sole non basteranno, dovranno essere accompagnate da un preciso piano di investimenti, in grado di rilanciare l’economia dal basso e di colmare il gap con le realtà europee più floride.



  • Una manifestazione per dire no al taglio dei fondi al settore agricolo.
    Si è svolto in data odierna, a Catanzaro, un sit-in convocato da Agrinsieme, la federazione che unisce Fedagri Calabria, Lega delle Cooperative, AGCI, CIA e Confagricoltura.
    Tante le questioni oggetto di riflessione e discussione comune.
    Una su tutte riguarda la nuova Imu agricola, contenuta nella Legge di Stabilità e destinata a mettere in difficoltà tanti piccoli produttori.

    confcooperativeL’agricoltura rappresenta il vero e proprio fiore all’occhiello dell’Italia e di tutto il meridione. Lo dimostrano i dati sull’export e sul fatturato del settore, uno dei pochi comparti in crescita negli ultimi mesi.
    I prodotti dell’agroalimentare italiano sono molto richiesti sul mercato internazionale. Merito anche di una moneta, l’Euro, in piena fase di svalutazione, il che rende ancora più appetibili le derrate nostrane.

    Nonostante questi indicatori positivi, il settore agricolo lamenta i pochi investimenti da parte dello Stato e deve far fronte a numerosi problemi come la difficoltà di accesso al credito, il mancato pagamento dei debiti delle P.A. e le periodiche infiltrazioni delle associazioni mafiose, specie nelle aziende agricole del Mezzogiorno.
    A ciò si aggiunge un carico fiscale per nulla clemente.

    L’unica strada per la ripresa del nostro paese è, invece, l’investimento in innovazione, proprio nei settori cardine dell’economia nostrana: agricoltura e turismo.
    Ne è convinto Camillo Nola, presidente di Fedagri e Confcooperative Calabria:
    “Se si vuole davvero che l’agroalimentare sia un traino dell’export, e che l’agricoltura in Calabria e nel Paese, anziché fermarsi e declinare, continui a crescere per diventare una risorsa strategica, è il momento di intervenire in maniera netta, con nuove politiche di sostegno verso chi opera con serietà creando sana occupazione, mandando fuori dai giochi chi ancora vive di rendita e speculazione.
    Lo dice la storia ormai, la fabbrica dell’assistenza pubblica ha prodotto solo fallimenti e illuso intere generazioni di calabresi, dobbiamo comprendere che agricoltura ed agroalimentare, turismo ed innovazione sono le frecce più importanti al nostro arco per il presente e ancor di più per il futuro”.