• Dal 15 aprile è possibile scaricare sul sito dell’Agenzia delle Entrate il proprio 730 precompilato. Ma quanti contribuenti fino adesso hanno usufruito di questa opportunità?
    Nella giornata odierna l’Agenzia delle Entrate, attraverso il direttore Rossella Orlandi, ha fornito tutti i dati sul nuovo precompilato. In questi primi due mesi sono stati 10 milioni gli italiani che lo hanno scaricato. Di questi 1,5 milioni ha provveduto a scaricarlo da sè, mentre 8,5 si sono rivolti ad un Caf o ad un professionista.
    La platea di lavoratori dipendenti e pensionati cui è rivolto il nuovo 730 ammonta a più di 20 milioni di cittadini. Il risultato rimane comunque importante.

    21102014È prevalsa in questi mesi la curiosità dei cittadini per verificare la portata dell’innovazione.
    Non sono mancati ovviamente i feedback negativi. In primis quelli provenienti dai Caf, sui quali pende ogni tipo di responsabilità in caso di errore nella trasmissione de dati.
    Ma le lamentele arrivano anche dai cittadini stessi. Come abbiamo più volte sottolineato in questa sede, all’interno del precompilato mancano alcune voci importanti come quelle inerenti le spese medico-sanitari.
    Sono tantissimi i contribuenti che detraggono dalla propria dichiarazione dei redditi questo tipo di spese. La loro assenza li costringe ad correggere autonomamente o tramite professionisti il proprio 730 prima di inviarlo.
    Non si tratta di un’operazione banale come hanno attestato i numerosi cittadini che hanno scaricato la dichiarazione.
    La conferma viene indirettamente dalla stessa Agenzia delle Entrate, seconda la quale sono 600mila i 730 inviati tra quelli scaricati autonomamente dai cittadini.
    La certezza è che la semplificazione allo stato attuale è solo apparente. L’anno prossimo, con l’inserimento delle detrazioni per le spese mediche, si cercherà di migliorare questo strumento provando ad avvicinare in maniera effettiva il fisco ai cittadini.



  • In questi giorni si fa un gran parlare della cosiddetta flessibilità in uscita. Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha annunciato un intervento, che sarà inserito probabilmente all’interno della prossima Legge di Stabilità, per incentivare il turnover generazionale favorendo l’ingresso di giovani nel mercato del lavoro.
    La proposta è basata sul ddl Damiano-Baretta in base al quale i cittadini possono andare in pensione a partire da 62 anni invece che a 66, accettando un trattamento pensionistico ridotto del 2% per ogni anno d’anticipo.
    È evidente che un provvedimento di questo tipo sarebbe molto oneroso per le casse dello Stato. Il presidente dell’Inps Tito Boeri si è espresso sul punto nella giornata di ieri, sottolineando come uno strumento del genere rischia di costare 8,6 milioni per l’erario pubblico. Una cifra considerevole che diventa ancora più pesante in un periodo di continua revisione della spesa.

    polettiLa domanda che bisognerebbe porsi è però un’altra: bastano i meccanismi attualmente in vigore per garantire un effettivo turnover generazionale? La risposta è evidentemente no.
    La riforma Fornero si è posta come obiettivo principale quello di adeguare il nostro paese agli standard pensionistici europei e di rimettere al posto le casse pubbliche. Ne è venuto fuori un provvedimento estremamente lacunoso e che probabilmente andrà rivisto a breve.
    La riforma delle pensioni deve andare di passo con l’introduzione di politiche attive che possano favorire l’immissione di giovani nel mercato del lavoro. Il rischio altrimenti è di avere un tasso di disoccupazione perennemente sopra al 40%, come è avvenuto di fatto negli ultimi anni.
    «Dobbiamo trovare un equilibrio tra la maggiore flessibilità e le compatibilità di finanza pubblica» ha dichiarato Poletti «Non vogliamo scaricare altri pesi sulle future generazioni. Non possiamo costruire altro debito»
    Che si tratti di un parziale ripensamento rispetto alle parole di apertura di qualche giorno fa? Molto, ad ogni modo, dipenderà dal parere europeo rispetto ad un provvedimento già bocciato, ad esempio, per la Grecia.
    La situazione italiana è certamente diversa, ma il nostro debito rimane comunque sotto stretta osservazione.
    Il sistema Italia ha bisogno, però, di una riforma di tipo strutturale, che interessi le politiche attive, i contratti lavorativi, le tasse sul lavoro ed infine le pensioni. Il tempo dei provvedimenti ad hoc è giunto ormai al termine.
    Ecco perchè una riforma radicale, come quella sulla flessibilità, in uscita risulta essere necessaria ancora più che costosa.



  • Il Governo è pronto a presentare un’importante novità sull’utilizzo del contante.
    Il limite attuale per il pagamento in contante è di 999 euro e riguarda tutti i cittadini residenti in un paese Ue o aderente allo Spazio Economico Europeo.
    Tale limite può essere esteso a 15mila per i soggetti che non fanno parte di queste aree territoriali e limitatamente alle attività di commercio al dettaglio e alle agenzie di viaggio. L’esecutivo ha annunciato nei mesi scorsi l’intenzione di innalzare questa soglia da 999 a 3000 euro, vincolando il provvedimento all’approvazione del decreto delegato sulla fatturazione elettronica.
    Evidentemente il Governo ha riscontrato la scarsa efficacia di un limite di questo tipo nella lotta all’evasione fiscale. Come sottolineato dalla mozione Lupi, solamente Italia e Portogallo possiedono una soglia così bassa senza però che ci siano stati risultati tangibili in termini di riduzione dei fenomeni elusivi.

    ctuCi sono inoltre alcuni dati, relativi al nostro paese, che mettono in luce il tipo di difficoltà che ha incontrato il limite all’utilizzo del contante. Sono addirittura 15 milioni gli italiani “unbanked”, ovvero quelli che non possiedono un conto corrente e quindi non utilizzano alcuna forma di pagamento tracciabile.
    Allo stesso tempo, come rileva l’Istat nel rapporto “I consumi degli italiani”, lo strumento di pagamento più diffuso è ancora il contante. Nel caso degli anziani e dei single il 95,9% utilizza il “cash” per effettuare una transazione economica, cifra che scende di poco al 92,8% per le coppie.
    Come rileva la stessa mozione Lupi, lo scarso utilizzo dei Pos è attribuibile ai costi elevati di installazione (+50% rispetto alla media europea). L’imposizione dei limiti all’utilizzo del contante, dunque, non pare essere la soluzione ideale, se pensiamo che nel 2012 l’evasione rappresentava ancora il 14% del prodotto interno lordo, una cifra decisamente elevata.
    Il raggiungimento degli standard europei in materia di tracciabilità del denaro passa evidentemente attraverso l’incentivazione degli strumenti elettronici piuttosto che attraverso l’imposizione di limiti restrittivi.



  • La cooperazione agroalimentare apre ai mercati esteri con uno sguardo particolare verso la Cina.  Le esportazioni sono diventati un importante strumento di remunerazione dei soci, specie nel settore agricolo.
    I prodotti italiani sono molto apprezzati all’estero per la loro qualità e per la tradizione culinaria nostrana. Nonostante questo, però, l’Italia registra un importante gap rispetto a Spagna, Francia e Germania in termini di rapporto tra il valore delle esportazioni e quello dell’intera produzione.
    Un ritardo che può essere colmato in questo particolare momento storico, grazie al mini-euro e alla spinta fornita da Expo.

    coop cinaLe cooperative hanno compreso la necessità di fornire una vocazione internazionale alle proprie aziende.
    I prodotti agroalimentari cooperativi riescono ad avere un buon mercato in Europa e negli Stati Uniti.
    Va migliorata, invece, la presenza nel contesto asiatico. L’Italia è il quinto partner commerciale della Cina tra i paesi Ue per quanto riguada la vendita di macchinari industriali e prodotti chimici.
    Diversa è, invece, la situazione del mercato agricolo, dove il nostro paese paga una scarsa conoscenza dei nostri prodotti da parte della popolazione cinese e difficoltà legate alle barriere non tariffarie.
    Per avvicinare le proprie associate al mercato asiatico, Confcooperative ha ospitato a Roma una delegazione del Ministero dell’Agricoltura cinese e di alcune imprese agroalimentari.
    È stato un interessante momento di confronto con una realtà che offre tante opportunità per la valorizzazione dell’attività dei soci.
    Erano presenti all’incontro il presidente di Confcooperative e di Conserve Italia, Maurizio Gardini, e i rappresentanti di alcune delle più importanti cooperative italiane come il consorzio vitivinicolo Caviro e la cooperative Fontana di Papa.
    «Al mercato globale le cooperative rispondono con il radicamento territoriale, ma ricercando nuovi mercati per valorizzare il lavoro dei soci e remunerarli al meglio – ha dichiarato Maurizio Gardini presidente di Confcooperative «nel gruppo cooperativo che presiedo ci siamo dati l’obiettivo del +10% di export all’anno»

    Problemi di lingua, culturali e ragioni di natura logistica rappresentano un ostacolo all’espansione delle esportazioni in Cina, in Giappone e nel Sud-Est asiatico che può essere superato.
    L’obiettivo di Confcooperative è ovviare a queste difficoltà attraverso una serie di incontri e di accordi con le autorità e le imprese locali. La crescita del settore passa inevitabilmente attraverso questo tipo di strategia: produzione locale e commercio globale possono convivere e dare al mondo della cooperazione un futuro più certo ed internazionale.



  • Il mercato della “casa” è stato senza dubbio uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi economica.
    Basti pensare che dal 2007 al 2013, gli acquisti di immobili hanno subito un calo costante di anno in anno, facendo registrare un primo incremento solamente nel 2014 (+1,6% sul 2013, dati Istat).
    Anche i mutui concessi delle banche hanno coperto una quota del valore della casa sempre più bassa, arrivando nel 2013 a garantire al richiedente solamente il 55% dell’intero valore immobiliare.

    Cooperative EdiliIl 2014 ed il 2015 hanno visto una parziale ripresa del settore. Come riportato dal Corriere della Sera, le compravendite sono cresciute dello 0,8% nei primi tre mesi del 2015 ed il numero di domande di mutui presentate è aumentato del 72%.
    Ancora più rilevanti sono i dati sul tasso d’interesse. Il Quantitative easing, la misura di politica monetaria adottata dalla Bce, ha portato i tassi d’interesse ad essere al minimo storico, favorendo così l’acquisto di nuovi immobili e la richiesta di mutui.
    Sono innegabili, dunque, i miglioramenti del settore che dovrebbero spingere gli italiani a tornare a comprare. In realtà ci sono ancora parecchi limiti strutturali che vanno identificati in primo luogo nella pressione fiscale elevata.
    Imu, Tasi e prossimamente Local Tax: le tasse che colpiscono la casa sono numerose. In base ai dati dell’Agenzia delle Entrate il gettito derivato dalle imposte sugli immobili è passato dai 32 miliardi del 2011 ai 42 del 2014.

    Numeri che rendono l’idea dell’impatto della tassazione sulla casa per le casse dello Stato. Se l’obiettivo del Governo, però, è rilanciare i consumi deve passare senza indugi su un bene fondamentale per la programmazione della vita familiare.
    La continua rimodulazione delle imposte sui servizi locali, che avverrà per l’ennesima volta nella prossima Legge di Stabilità, non fa altro che confondere il contribuente ed alimentare il sentimento negativo verso la tassazione.
    Il Governo dovrà sfruttare il momento favorevole del settore, prevedendo agevolazioni per chi decide di acquistare un immobile. Su questo punto Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance, l’Agenzia Nazionale Costruttori Edili, ha una proposta chiara «detassare fino al 2018 l’acquisto di case nuove ad alta efficienza energetica e esenzione per tre anni dal pagamento di Imu, Tasi e della futura Local tax, integralmente destinata ai Comuni per il finanziamento dei servizi».
    L’esecutivo si trova, dunque, ad un bivio importante sul tema e la prossima Legge di Stabilità ci rivelerà che tipo di strada sarà intrapresa.



  • Garanzia Giovani (Youth Guarantee) e il Servizio Civile rappresentano delle ottime opportunità per avvicinare i giovani al mercato del lavoro. L’Italia ha l’esigenza di dare avvio ad un effettivo turnover generazionale e di ridurre il proprio tasso di disoccupazione giovanile.
    Stando alle ultime elaborazioni dell’Istat per il mese di Aprile, la disoccupazione giovanile si attesta al 40,9%. Un dato, quest’ultimo, che rileva un problema di tipo strutturale.
    I giovani, una volta finito il proprio ciclo di studi, faticano ad entrare all’interno del circuito occupazionale a causa della scarsa domanda di lavoro e di politiche attive piuttosto deboli.
    Il piano Garanzia Giovani agisce per sanare questa situazione. Si tratta, infatti, di un programma di finanziamenti europei, rivolto ai paesi membri che possiedono un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25%.
    Tali risorse vengono impegnate in politiche attive di orientamento, istruzione, formazione e inserimento al lavoro e sono rivolte a giovani di età compresa tra i 15 ed i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono un corso formativo (vengono chiamati in gergo “Neet”, Not in Education, Employment and Training).
    Ma come funziona effettivamente Garanzia Giovani e quali tipo di attività possono essere intraprese dai soggetti coinvolti?

    garanzia giovaniIl primo passo da effettuare per un giovane che vuole aderire al programma è la compilazione del modulo online con l’indicazione dei propri dati anagrafici. Per poter effettuare l’iscrizione, il soggetto interessato deve essere in regola con i requisiti anagrafici e non deve svolgere alcuna attività lavorativa o formativa nel momento in cui presenta la richiesta.
    La registrazione potrà essere completata accedendo alla propria area personale sul portale Cliclavoro, scegliendo la Regione in cui si vuole effettuare l’attività lavorativa o formativa e selezionando al contempo il centro per l’impiego cui si intende fare capo.
    Il ruolo dell’ufficio di collocamento è essenziale: deve fungere, infatti, da intermediario tra i giovani e l’azienda ospitante.  A seguito di un breve colloquio effettuato dal Centro per l’Impiego, verrà redatto un profilo professionale del soggetto che verrà poi messo in contatto con l’impresa accreditata. Spetterà a quest’ultima, infine, valutare quale profilo è più funzionale alle proprie esigenze.
    Un simile sistema di raccordo tra lavoratore e datore di lavoro, necessita ovviamente di centri per l’impiego efficienti e veloci nello smistare l’enorme quantità di domande pervenute. Fin qui, però, molte regioni hanno riscontrato dei problemi nelle operazioni di matching tra domanda e offerta di lavoro.
    Alcuni enti regionali hanno così deciso di abilitare per l’erogazione dei servizi di Garanzia Giovani anche soggetti privati e pubblici, come le università. Per fare un esempio vicino al mondo delle cooperative, anche Confcooperative Calabria è stata accreditata dalla Regione e potrà cosi mediare tra i giovani e le aziende, riducendo così la mole di lavoro dei centri per l’impiego.

    Per quanto riguarda le tipologie di attività che possono essere svolte, Garanzia Giovani offre varie soluzioni. C’è innanzitutto la possibilità di svolgere tirocini lavorativi o formativi della durata di un anno presso aziende o enti accreditati. In questo caso è richiesta la massima attinenza tra il profilo professionale scelto e l’attività svolta dal soggetto ospitante.
    L’obiettivo di Garanzia Giovani è infatti far crescere dal punto di vista professionale il giovane, implementando competenze già in suo possesso ed avvicinandolo alla realtà lavorativa.
    Le opportunità, però, non finiscono qui. Sempre all’interno del Programma Garanzia Giovani si inserisce il bando per il Servizio Civile.
    Dopo anni di ridimensionamento delle attività di Servizio Civile, il Governo è tornato a dare importanza e a credere in questa forma di impiego. Così anch’esso è stato inserito all’interno di Garanzia Giovani.
    Ovviamente i progetti di Servizio Civile interessano da vicino anche le cooperative che sempre più spesso hanno bisogno di volontari. Per poter partecipare al bando devono richiedere innanzitutto l’accreditamento che spetta a tutte le coop sociali che svolgono attività senza fini di lucro. Devono inoltre essere in vita da almeno tre anni ed in questo periodo devono avere svolto attività in quel settore specifico per il quale stanno richiedendo l’accreditamento. Sono vari gli ambiti di riferimento: in genere le coop di tipo A o B si accreditano per il settore dell’assistenza, della promozione culturale, della sanità, dell’educazione, ecc.
    Oltre, dunque, al classico bando nazionale per il servizio civile, imprese sociali e volontari possono prestare attività di servizio civile anche tramite i finanziamenti di Garanzia Giovani.
    Un ulteriore ambito di applicazione del programma europeo per la lotta alla disoccupazione è quello dell’auto-impiego. Le regioni forniscono finanziamenti a tasso agevolato ed assistenza tecnica ai giovani che vogliono avviare un’attività imprenditoriale. L’obiettivo è far crescere il tessuto produttivo delle realtà locali e creare quella contaminazione di idee innovative indispensabile per lo sviluppo locale e nazionale.



  • Ne avrete sentito parlare a lungo in questi giorni e vi sarete più volte chiesti: che cos’è la Cookie Law e cosa sono i cookies? La Cookie Law è un insieme di prescrizioni dettate dal Garante per la protezione dei dati personali.
    Il provvedimento risale all’8 maggio 2014 ed arriva in attuazione della direttiva europea 2009/136. L’obiettivo è proteggere gli utenti dai rischi derivanti dall’accesso in rete ai propri dati personali.
    Ogni qual volta, infatti, ci colleghiamo su un sito o su un social network vengono immesse sul browser delle informazioni sull’utente, i “cookies” per l’appunto, che consentono di effettuare una vera e propria profilazione del soggetto interessato.
    È possibile conoscere quale genere di libro o di film è il nostro preferito, qual è la nostra squadra del cuore e in generale ottenere altre notizie sensibili o meno sulle nostre abitudini e sui nostri interessi.
    Questo tipo di profilazione è molto utilizzata negli Stati Uniti anche per fini di marketing elettorale, per individuare le preferenze politiche degli elettori e di qui scegliere la strategia migliore da adottare.

    cookie lawA partire dal 3 giugno, a distanza di più di un anno, è diventato obbligatorio adeguarsi alla Cookie Law. Avrete notato, infatti, la comparsa massiccia di banner in giro per il web nei quali viene specificato l’utilizzo di cookies. L’utente deve manifestare il proprio consenso all’uso dei cookies affinché l’editore possa effettivamente procedere con questa operazione.
    Ma siamo sicuri che un simile provvedimento aiuti a migliorare la situazione in materia di privacy e trattamento dei dati personali? La maggior parte degli utenti non sa cosa sia realmente un cookie e reputa le varie informative presenti sui siti quasi come un disturbo alla propria navigazione.
    A rimetterci, in realtà, non sono le grandi imprese e i grandi siti, ma le piccole realtà del web, anch’esse obbligate ad adeguarsi alla nuova normativa I cookies rappresentano per queste entità uno strumento molto importante per ottimizzare la navigazione e conoscere il target di visitatori posseduto dal proprio sito.
    La nuova regolamentazione obbliga, ad esempio, ad utilizzare Google Analytics oscurando parti rilevanti dell’indirizzo Ip e senza la possibilità di incrociare le informazioni ricevute.
    Si vengono così a limitare ulteriormente gli strumenti in possesso dei piccoli editori, in un momento storico di grave crisi del settore.



  • Un’agricoltura sostenibile e al centro delle politiche mondiali non solo è possibile, ma è soprattutto auspicabile.
    È questo il sunto del messaggio della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) al “From Expo 2015 and beyond: agriculture to feed the planet”, il Forum dell’Agricoltura che si è tenuto a Milano nelle giornate di sabato e domenica.
    Hanno partecipato all’evento circa 50 ministri dell’Agricoltura, pronti a trovare nuove soluzioni per porre le questioni agricole e ambientali al centro dell’agenda setting mondiale.
    In questa direzione va anche la Carta di Milano, il documento internazionale che sancisce il diritto al cibo come un diritto umano irrinunciabile e che è stato presentato nel fine settimana da Maurizio Martina.
    Qualità e sicurezza alimentare, rispetto dell’ambiente, sviluppo sostenibile, lotta agli sprechi e alla fame nel mondo.
    Sono queste le tematiche contenute all’interno della Carta di Milano e affrontate nel corso del Forum dell’Agricoltura. Per risolvere tali questioni ci vuole un’assunzione di responsabilità trasversale, che parte dai cittadini e finisce con le istituzioni.

    06112014La posizione della CIA è molto chiara e netta a tal proposito. «Mettiamo il lavoro della terra al centro del nuovo modello di crescita» invita la Confederazione Italiana Agricoltori «Va assicurato reddito alle imprese e protagonismo sociale agli agricoltori per tutelare la biodiversità e sfamare il pianeta, evitando l’omologazione ed esaltando i valori rurali».
    L’agricoltura deve tornare ad essere protagonista dello scenario economico mondiale e l’Italia può essere un modello di riferimento per tanti paesi, in quanto con i propri prodotti cerca di valorizzare la qualità in luogo della quantità e di veicolare un modello produttivo rispettoso del territorio e delle tradizioni locali.
    La CIA promuove, a tal proposito, un vero e proprio decalogo da seguire per riscattare il settore agricolo e per ottenere un tipo di agricoltura che sia sostenibile e capace di guardare al futuro:

    1 L’Agricoltura è il motore dello sviluppo sostenibile

    2 L’Agricoltura tutela e mette in valore la biodiversità

    3 L’Agricoltura è identitaria e territoriale

    4 L’Agricoltore è custode del mondo

    5 L’Agricoltore ha diritto a un reddito sostenibile

    6 L’Agricoltore ha diritto al riconoscimento del suo ruolo sociale

    7 L’Agricoltura ha il dovere di provvedere al genere umano nel rispetto di tutte le specie vegetali e animali

    8 L’Agricoltura promuove e utilizza la ricerca al fine di migliorare le condizioni dell’uomo e della biosfera

    9 L’Agricoltura è protagonista di tutta la filiera alimentare e trae il suo reddito da questo protagonismo

    10 L’Agricoltura è un valore culturale, le pratiche agricole s’ispirano alle identità territoriali, gli agricoltori sono gli operatori di questo complesso valoriale.



  • Imu e Tasi: la scadenza si avvicina. Sarà il 16 giugno l’ultimo giorno utile per versare il primo acconto 2015 delle imposte sugli immobili. Per il secondo, invece, ci sarà tempo fino a dicembre.
    Molti contribuenti si chiedono quali regole verranno seguite per l’applicazione delle aliquote.
    Per questa prima rata si seguiranno i criteri del 2014.
    Quindi se gli immobili in questione sono stati posseduti per tutto l’anno 2014 e per il 2015 e non c’è stata alcuna variazione patrimoniale, il cittadino dovrà limitarsi a versare la metà della somma corrisposta per intero l’anno scorso.
    C’è, però, anche la possibilità per i contribuente di pagare di meno. Questo può avvenire solo nel caso in cui il Comune di riferimento abbia già deliberato la riduzione delle aliquote per l’anno 2015. In caso contrario rimangono in vigore i criteri di calcolo dell’anno precedente.

    spese condominialiMa cosa differenzia l’Imu dalla Tasi? Quest’ultima si applica a tutti i fabbricati posseduti dal contribuente su tutto il territorio italiano. Sono esclusi, solamente, i terreni agricoli.
    Per quanto riguarda l’Imu, invece, riguarda esclusivamente le cosiddette “seconde case” o altri fabbricati; non si applica, infatti, per le abitazioni principali, ovvero quelle in cui i cittadini dimorano e hanno la residenza, che sono sotto regime Tasi.
    Solo alcuni comuni hanno deciso di effettuare una distinzione ben precisa tra le due imposte, applicando, ad esempio, la Tasi  solo per la prime case e l’Imu per gli altri fabbricati.
    Una simile demarcazione avrebbe certamente diminuito l’onere fiscale dei cittadini e avrebbe portato ad una maggiore semplificazione dell’attività fiscale.
    Non sono esclusi ulteriori interventi all’interno della prossima Legge di Stabilità, in un settore, come quello della tassazione sugli immobili e sui servizi pubblici locali, che risulta essere in continuo mutamento.



  • Si terrà a Milano l’edizione del 2015 del Social Enterprise World Forum. L’evento mondiale sull’impresa sociale si svolgerà dall’1 al 3 luglio nella stessa città che ospita l’Expo e sarà per la prima volta in Europa dopo Edimburgo 2008.
    Da Cascina Triulza, dunque, all’università IULM (luogo dove si terranno i seminari e i workshop del SEWF), Milano diventa il baricentro dell’impresa sociale e del Terzo Settore.
    La crisi economica ha mostrato i limiti dell’attuale modello di sviluppo, fondato il più delle volte sul profitto fine a sé stesso e su processi aggregativi piuttosto deboli.
    L’economia mondiale ha bisogno di soluzioni alternative, di forme giuridiche che diano maggiore spazio all’aggregazione e alle comunità locali.
    L’imprenditore sociale è portatore di questi valori. Il Social Enterprise World Forum 2015 si pone come obiettivo di veicolare questi principi, facendo conoscere le migliore realtà italiane (sono previste visite guidate ad alcune delle migliori imprese sociali nostrane) e stimolando il dibattito tra i partecipanti sulle tematiche scelte.

    new socialSono cinque in particolare le questioni che verranno affrontate nella tre giorni milanese:

    • L’ecosistema che promuove l’impresa sociale
    • Le imprese sociali: una soluzione vincente nella lotta alla povertà
    • Impact Investing – riallineare le aspettative
    • Nutrire il pianeta attraverso le imprese sociali
    • La sfida di una comunicazione efficace per le imprese sociali

    Si tratta di argomenti di estrema attualità. Innovazione e sviluppo sostenibile saranno i principali protagonisti dell’evento attraverso una serie di seminari e workshop specifici tenuti da esperti internazionali.
    Nel corso della prima giornata, ad esempio, ci sarà una vera e propria panoramica sulla realtà delle imprese sociali in Italia e nel Mondo e sull’opportunità che questa forma imprenditoriale offre alle istituzioni.
    Il secondo giorno, invece, verranno affrontati tantissimi temi, cercando di coglierne le evoluzioni e le prospettive future.
    Si discuterà del cambiamento in atto nel mondo delle fondazioni e dell’efficacia o meno degli incubatori per la nascita di una nuova azienda. Particolare rilevanza verrà data inoltre al ruolo della comunicazione innovativa, all’impatto sociale e alla crescita dimensionale delle imprese e al tema dell’alimentazione.
    L’ultima giornata sarà dedicata, invece, alla cooperazione internazionale e alle opportunità normative e finanziarie offerte dal modello di impresa sociale.
    Per conoscere ulteriori dettagli sul programma, potete consultare il sito ufficiale dell’evento.



  • Le questione migranti è allo stato attuale uno dei temi più scottanti del dibattito pubblico. L’enorme afflusso, specie dall’Africa del Nord, ha ingrandito le dimensioni del problema, rendendolo una vera e propria emergenza umanitaria.
    Ci sono alcuni dati emblematici che fotografano perfettamente la questione. Come riportato dal Corriere della Sera, solamente nell’anno 2015 sono 52.671 i migranti sbarcati sul nostro territorio, la maggior parte dei quali provenienti dalla Libia e dall’Egitto.
    Regioni come la Sicilia, la Puglia e la Calabria sono letteralmente al collasso. I centri di accoglienza non riescono a gestire i continui sbarchi e chiedono una maggiore cooperazione da parte delle istituzioni nazionali ed europee.

    migranti cooperazioneEcco appunto, cooperazione. Non è una parola casuale. Per affrontare simili emergenze umanitarie, la collaborazione tra istituzioni e società civile è essenziale. Il rischio di ripetere nuove stragi nel Mediterraneo è dietro l’angolo.
    E non bastano incontri ed accordi postumi tra i governi europei. La cultura dell’emergenza è un vizio tutto italiano che sembra, però, in queste circostanze diffondersi a macchia d’olio anche nelle altre nazioni.
    Le migrazioni sono un fenomeno ed una questione politica che riguarda tutta la comunità mondiale. Lo sono sempre stati e lo sono a maggior ragione oggi in uno scenario sempre più globalizzato.
    La parola cooperazione, allora, diventa la chiava di volta: cooperazione fra Stati e all’interno delle singole realtà locali, tra Regioni, Prefetture, cooperative e quant’altro.

    I buoni esempi di cooperazione non vengono certamente dal presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. L’esponente della Lega Nord ha dichiarato di voler ridurre i trasferimenti regionali per tutti i sindaci lombardi che decideranno di accogliere i migranti provenienti da altre regioni.
    Le intenzioni del Governo sono, infatti, di distribuire in maniera uniforme i nuovi arrivi su tutto il territorio, sgravando così le realtà meridionali di un problema difficilmente sostenibile nel breve e nel lungo periodo.
    La collaborazione tra le regioni italiane è una misura necessaria oltre che coerente con lo spirito della nostra Costituzione.
    Il cattivo  esempio viene, ovviamente, anche dal mondo della cooperazione stessa. Sfruttare l’emergenza migranti per fini di carattere particolarista significa andare contro i valori fondanti della realtà cooperativa.
    Mafia Capitale ci ha raccontato proprio questa storia. I principi di solidarietà, mutualità e profitto sociale sono l’esatta negazione dell’attività illecita della cooperativa 29 giugno.
    L’accoglienza non può diventare un business o uno strumento di propaganda politica. La cooperazione deve essere uno strumento di umanità senza avere alcuna finalità di guadagno. Non ci stancheremo mai di ribadirlo.


  • bcc riforma

    Le banche cooperative sono una risorsa per il nostro Paese e per tutta l’Europa. Un concetto ribadito in data odierna da Patrizia Toia, capodelegazione Pd al Parlamento europeo, intervenuta ad un convegno organizzato dall’Associazione europea delle banche cooperative (Eacb): «Per tutelare e rafforzare le banche cooperative bisogna adattare i requisiti previsti dalla nuova regolamentazione finanziaria europea alla specificità di questi istituti di credito».
    Le Bcc esprimono valori diversi rispetto alle altre banche. Mutualità, localismo e profitto sociale: sono questi i valori che guidano l’azione degli istituti di credito cooperativo.

    bccForniscono prestiti e altri servizi finanziari alle comunità locali, cercando di favorire lo sviluppo delle Pmi e la crescita dei consumi delle famiglie. Le regole vigenti in sede europea in materia finanziaria mal si adattano alla natura e all’attività di questi enti. Per questo motivo, secondo Patrizia Toia, bisogna tener conto della loro specificità e modificare il quadro normativo: «In Europa il risparmio e le banche cooperative hanno storicamente giocato un ruolo chiave nella nostra economia e ad oggi valgono il 40 per cento del settore finanziario europeo».
    L’Associazione europea delle banche cooperative mette insieme addirittura 4.200 bcc in tutta Europa per un totale di 205 milioni di clienti. Si tratta, dunque, di numeri di una certa rilevanza che non possono essere ignorati.
    Il Credito cooperativo non rappresenta, dunque, solo la storia del piccolo risparmio, ma è a tutti gli effetti una realtà economico-finanziaria indispensabile per i singoli territori di appartenenza.
    La crisi ha colpito duramente anche le Bcc, costringendo il più delle volte le realtà più piccole ad aggregarsi, facendo perdere loro il carattere distintivo di contiguità con le piccole comunità locali. Una revisione della norme europee, secondo la Toia, potrebbe essere la strada indispensabile per frenare questo tendenza recente.