• Una delle misure presenti nel decreto legge sull’Investment Compact riguarda la portabilità dei conti correnti.
    Allo stato attuale trasferire un conto da una banca ad un’altra comporta una serie di adempimenti burocratici e di costi che di fatto scoraggiano il cliente ad effettuare questo tipo di operazione.
    Con la nuova disciplina normativa, tutto diventerà più facile e più veloce, con enormi benefici per chi giudica svantaggioso il trattamento della propria banca.

    L’aspetto più importante del decreto, prossimo all’approvazione in Senato, riguarda la riduzione dei tempi di trasferimento. La vecchia banca dovrà trasferire le risorse disponibili e tutti i dati relativi ai bonifici e alle bollette entro un termine massimo di dodici giorni lavorativi.
    Qualora questo di periodo di tempo non dovesse essere rispettato, scattano multe salatissime per gli istituti bancari. Si va da un minimo di 5.160  euro ad un massimo di 64.555 euro; il cliente, inoltre, potrà rivalersi nei confronti della banca, se il ritardo nel processo di trasferimento ha arrecato danni al cliente stesso.

    part-time-parigiLe novità, però, non si fermano qui. La rivoluzione riguarda anche la riduzione delle incombenze burocratiche. Con la nuova normativa, infatti, chiunque voglia trasferire il proprio conto da una banca ad una nuova, dovrà semplicemente recarsi da quest’ultima e firmare un apposito modulo che fungerà da delega.
    A questo punto sarà il nuovo istituto bancario a far reperire la richiesta alla vecchia banca, occupandosi, dunque, tutto il procedimento burocratico. È ovvio che, a questo punto, è interesse di entrambi gli istituti velocizzare i tempi di trasferimento, sia per non incorrere in annose sanzioni che per poter avere il nuovo cliente in tempi celeri.
    Sul consumatore, infine, non graverà alcun costo ed onere aggiuntivo.

    Si tratta, in via definitiva, di una misura che incentiva la mobilità dei conti correnti, anche e soprattutto quelli online, sempre più diffusi nel nostro paese (secondo un’indagine di CheBanca! e Human Highway sono 16,6 milioni gli italiani che possiedono questo tipo di conto).
    Il decreto in questione, però, dovrà attendere qualche mese prima di diventare operativo. Le banche, infatti, avranno tre mesi di tempo per adeguarsi alle nuove disposizioni normative, il che dovrebbe far slittare l’effettiva entrata in vigore delle nuove misure all’inizio dell’estate.



  • I Fondi Europei rappresentano un finanziamento importante per le imprese sociali.
    Spesso, però, le aziende non conoscono a pieno questo mondo intricato, caratterizzato da adempimenti burocratici ed ostacoli di natura giuridica. Il contesto italiano non favorisce di certo l’effettivo drenaggio di tali risorse: una quantità enorme di fondi europei, infatti, è stata mal utilizzata o è finita nelle tasche di alcuni politici ed amministratori corrotti.
    Il perpetrarsi di pratiche corruttive e di episodi di cattiva amministrazione ha fatto paventare nella mente delle istituzioni europee la possibilità di ridurre i fondi per le regioni italiane. Fortunatamente quest’ipotesi, di cui si è discusso in maniera insistente nei mesi scorsi, sembra essere passata di moda.
    Rimane, invece, di profonda attualità lo studio e l’analisi delle opportunità finanziarie offerte dai Fondi Europei.

    fondiLe imprese sociali, specie in periodo di recessione, hanno bisogno di investimenti pubblici e privati per portare avanti i propri progetti. Un settore in continua evoluzione da questo punto di vista è quello dell’innovazione sociale.
    L’Unione Europea mette a disposizione delle aziende operanti in questo ambito ingenti finanziamenti.
    La società continentale ha bisogno, infatti, di operatori che mettano a disposizione le proprie idee e le proprie conoscenz di natura tecnologia a servizio della comunità. Sono tanti i bisogni collettivi che lo Stato non riesce a soddisfare: è qui che devono intervenire i privati attraverso progetti innovativi che mirino a soddisfare le esigenze dei cittadini anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie.

    L’Alleanza delle Cooperative Italiane Basilicata, in collaborazione con Confcooperative e Federsolidarità Puglia, Calabria, Campania e Sicilia, ha organizzato un evento di due giorni, con l’obiettivo di spiegare come funzionano i Fondi Europei diretti ed indiretti per l’impresa e l’innovazione sociale.
    L’iniziativa si svolgerà a Matera il 26 ed il 27 Marzo e si articolerà in quattro sessioni.
    La prima di esse tenterà di individuare, attraverso le testimonianze degli associati, le esigenze e le difficoltà dei territori nello sviluppo di progetti di innovazione sociale.
    La seconda si occuperà, invece, dei Programmi europei a Gestione Diretta (PGD), ovvero quei fondi gestiti direttamente dalle istituzioni europee e rivolti sia a soggetti pubblici che privati. In quest’ultimo ambito agiscono Horizon 2020 ed EaSi, due programmi che mirano allo sviluppo dell’innovazione scientifica e dell’occupazione, anche attraverso aiuti nei confronti dell’auto-impiego.

    Per quanto riguarda, infine, la terza e la quarta sessione dell’evento riguarderanno i fondi indiretti, ossia i finanziamenti europei assegnati allo Stato e alle Regioni per aumentare la coesione sociale e sviluppare l’auto-imprenditorialità.
    In particolare l’attenzione sarà rivolta ai Fondi Strutturali e di Investimenti (S.I.E.) e ai Programmi Operativi Regionali per verificare il loro effettivo funzionamento e valutare le criticità che impediscono a molte imprese, soprattutto nel Mezzogiorno, di realizzare attività di innovazione sociale.



  • Condivisione ed innovazione: sono queste le due parole che accomunano il destino dell’epoca moderna con il lascito del mondo delle cooperative. Ed è proprio su queste due architravi teoriche e pratiche che si fonderà Mutanti, l’evento organizzato dai giovani imprenditori di Confcooperative.
    L’iniziativa si svolgerà a Milano il 27-28 Marzo presso la Fabbrica del Vapore. Sarà un’opportunità unica per i gruppi territoriali di giovani cooperatori per analizzare e condividere i cambiamenti della società moderna.

    Il nome dell’evento non è casuale. Il termine “MUTANTI” indica qualcosa che è in divenire, un mutamento attuale e perenne, tendente a perpetrarsi nel prossimo futuro.
    Sono mutanti i sistemi di produzione, i modelli politici ed economici, il modo in cui produciamo valore e comunichiamo con le altre persone.
    Tutti, dal primo all’ultimo, siamo protagonisti del cambiamento. Per essere, però, agenti attivi di rinnovamento, è necessario comprendere a fondo le dinamiche attuali, studiarle e condividerle con gli altri.

    mutantiProprio la condivisione sarà il tema centrale dell’appuntamento del 27-28 Marzo attraverso un’analisi attenta della cosiddetta sharing economy. Pratiche come il car-sharing, il co-housing e tanto altro saranno al centro dell’attenzione con testimonianze di esperti e di giovani cooperatori che racconteranno la propria esperienza.
    Venerdì 27 Marzo sarà dedicato ad una serie di interventi sulle parole chiave dell’economia collaborativa: sarà un momento molto importante per apprendere concetti e realizzazioni di un fenomeno sempre più diffuso nell’economia moderna.
    Sabato mattina, invece, sarà il momento della”restituzione”. I protagonisti diventeranno, infatti, i giovani cooperatori ai quali spetterà il compito di raccontare esperienze di economia collaborativa vissute nel proprio territorio attraverso un breve video.
    In seguito è una prevista una discussione sulla tematica e sul modo in cui la sharing-economy interagisce direttamente con il mondo della cooperazione.

    Come accennato in precedenza, infatti, i principi portanti sono i medesimi: collaborazione, mutualità ed innovazione. Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante.
    Le nuove tecnologie ed i rinnovati metodi di comunicazione facilitano l’operatività e la diffusione degli strumenti di sharing-economy. Proprio la tecnologia al servizio della comunità di riferimento è il faro delle cooperative nascenti e del concetto stesso di innovazione sociale.
    Ecco perché Mutanti rappresenta un’ottima occasione per aprire le porte e gli occhi ad mutamento che sia comune e soprattutto condiviso.



  • Più volte in questa sede abbiamo rimarcato l’importanza dell’export in questo periodo storico.
    La crisi della domanda interna costringe le aziende italiane a guardare ai mercati esteri, specie a quei paesi come Stati Uniti, Cina o Germania, dove la crisi è solo un lontano ricordo ed i consumi sono ripartiti in maniera prepotente.
    Il consorzio cooperativo Conserve Italia ha compreso alla perfezione il quadro macroeconomico e ha impostato una strategia commerciale perfetta: puntare sui mercati esteri per risanare l’intera azienda.

    ConserveItaliaI primi dati del 2015 danno ragione alla società cooperativa emiliana. Negli ultimi mesi le vendite all’estero sono cresciute del 10%, con dei picchi nel mese di febbraio (+19%).
    Merito di una serie di accordi commerciali, tra i quali ricordiamo quello con la catena tedesca Rewe.
    Allo stato attuale i prodotti di Conserve Italia vengono venduti in oltre 3000 scaffali teutonici, una cifra cospicua che ha fatto salire export in terra tedesca più del 20%.
    La Germania, però, è solo una delle mete possibili. La svalutazione dell’Euro nel rapporto con il dollaro rende per esempio appetibile il mercato americano. Tutte quelle aziende che hanno intrattenuto rapporti commerciali con gli Stati Uniti hanno visto crescere il proprio fatturato negli ultimi mesi.
    Fiat-Chrysler è solo uno dei tanti esempi che si possono presentare. E se il mercato delle auto ha tratto degli importanti benefici da questa situazione, l’agroalimentare ha dei margini di crescita maggiori.
    Il fascino del “made in Italy” rimane immutato in tutto il mondo: i beni di qualità prodotti dalle aziende e dalle cooperative italiane hanno una grande richiesta sui mercati esteri.
    Per questo motivo sono quantomai necessarie strategie aziendali volte ad esplorare nuovi mercati e a internazionalizzare i propri quadri operativi.

    Ne è consapevole Maurizio Gardini, presidente del Cda di Conserve Italia e vertice di Confcooperative, la centrale di committenza alla quale aderisce lo stesso consorzio emiliano. Per Gardini è arrivato il momento di “avere coraggio”. 
    Nel futuro immediato l’azienda di San Lazzaro si porrà come obiettivo una crescita annuale dell’export pari al 10%, concentrando le risorse soprattutto su Cirio, uno dei tanti consorzi facente parte del gruppo Conserve Italia.
    Cirio rappresenta, infatti, la seconda marca di pomodori più diffusa sul mercato anglosassone con una crescita delle vendite pari a +32% nel 2014.
    Da qui, dunque, dovrà riportare Conserve Italia, incentivando ancora di più l’export verso Gran Bretagna e Germania e chiudendo accordi con nuovi partner commerciali. Nord America, Australia, Paesi Arabi ed Africa del Nord sono i prossimi obiettivi.
    Senza dubbio la parabola del consorzio emiliano deve fungere da esempio per tante cooperative ed aziende italiane che hanno toccato con mano gli effetti devastanti della crisi e che adesso provano lentamente a rialzare la testa.

     



  • Procede spedita la marcia del Quantitative easing. A dispetto dei dubbi emersi negli ultimi giorni sulla quantità di titoli di Stato acquistabili, la seconda settimana di operatività del Qe ha visto numeri importanti.
    È quasi raddoppiata, infatti, la cifra emessa per l’acquisto dei titoli pubblici: dai 9,75 miliardi dei primi sette giorni ai 16,549 della seconda settimana. In totale a partire dal 9 marzo, giorno d’inizio della manovra, sono stati acquisiti titoli per un ammontare di 26,3 miliardi di euro.

    draghiStando a queste cifre, dunque, l’obiettivo dei 60 miliardi mensili dovrebbe essere raggiunto abbastanza facilmente. A dichiararlo è lo stesso Mario Draghi che ha espresso fiducia sugli effetti del Quantitative easing sull’economia reale.
    Risulta di buon auspicio, in particolare, il crollo dei tassi d’interesse, necessario per far crescere la fiducia negli investitori.
    In questi giorni sono stati raggiunti nuovi minimi storici non solo in Italia, ma anche in Germania, vero e proprio asse portante dell’economia continentale. Il rendimento dei titoli decennali tedeschi, per fare un esempio, ha raggiunto un livello senza precedenti dello 0,17%.
    Ovviamente, tassi d’interesse così bassi stimolano i compratori e fanno respirare le casse dello Stato.
    Per raggiungere i risultati sperati, ovvero un’inflazione al 2% ed un’ulteriore svalutazione dell’Euro, dovremo però attendere ancora qualche mese, se non un paio d’anni.
    Per adesso gli effetti più immediati del Qe si intravedono soprattutto nelle borse e nel ritrovato clima di fiducia verso l’economia europea.
    Del resto proprio questi ultimi due aspetti rappresentano le basi per rilanciare gli investimenti ed i consumi e far ripartire il tessuto economico continentale.

    Non basterà, però, l’azione della Bce. Il Quantitative easing deve limitarsi a fornire ai paesi membri un contesto macroeconomico ideale per effettuare le riforme strutturali: “I risultati positivi del nostro programma di acquisto” ha dichiarato Draghi “non devono distrarre altri dal dare il loro contributo. Servono politiche di bilancio per sostenere la ripresa, assicurando la sostenibilità del debito, la piena e coerente attuazione del Patto di stabilità, chiave per la fiducia, e le riforme strutturali”.



  • Il percorso formativo universitario segue degli stereotipi ben precisi. L’uomo, secondo il senso comune, sarebbe più avvezzo alle facoltà scientifiche come Ingegneria o Informatica, le donne, invece, avrebbero un’attitudine per le cosiddette materie “classiche”.
    E allora se sei una ragazza, non puoi non prendere in considerazione la possibilità di iscriverti ad un corso di laurea in Lettere, al massimo se vuoi essere proprio stravagante potresti optare per Medicina.
    Ma lo stereotipo può e deve essere decostruito: è arrivato il momento in cui anche le donne possano iscriversi ad una facoltà scientifica senza essere vittima di sguardi scettici.

    maniPer questo motivo Rcs Mediagrop, grazie ad un finanziamento di Google, ha messo a disposizione dieci borse di studio per ragazze iscritte all’ultimo anno di scuole medie superiori che intendono proseguire i propri studi in un corso di laurea tra Ingegneria, Informatica, Matematica e Fisica.
    La borsa di studio è del valore di 2.500 euro per studente ed è vincolata alla presentazione di un progetto coerente con il proprio percorso di studi.
    Le studentesse che intendono partecipare all’iniziativa devono inviare una lettera di presentazione ed la descrizione di un progetto, realizzato o da realizzare, che non deve superare le duemila battute, spazi inclusi.
    In questo breve elaborato dovranno essere descritti gli obiettivi e le modalità di realizzazione della suddetta proposta.
    Come riporta il regolamento “non esistono vincoli di contenuto, l’obiettivo può andare dalla formazione di una startup, passando per uno studio scientifico, fino all’elaborazione di un software. Importante è che abbia attinenza con la facoltà di studi prescelta, sia spiegato in modo schematico e abbia un impatto e delle conseguenze per la vita delle donne”

    Un apposito comitato scientifico valuterà i progetti ed i profili professionali delle candidate e procederà alla selezione in base tenendo conto:

    • dell’efficacia e pertinenza nella rappresentazione del tema nel Progetto;
    • della creatività e originalità di espressione;
    • del superamento degli stereotipi;
    • dell’impegno, della fantasia e delle qualità formali;
    • della capacità di sintesi nell’esposizione.

    Le procedure d’iscrizione sono aperte dal 15 ottobre 2014, il termine ultimo per presentare la propria candidatura è il 30 marzo 2015.
    I vincitori verranno proclamati entro il 15 maggio 2015, mentre l’assegnazione della borsa di studio avverrà entro il 15 settembre 2015, poiché vincolata all’effettiva iscrizione ad un corso di laurea tra Ingegneria, Informatica, Matematica e Fisica.



  • Conoscere ed investire sui mercati esteri è diventata una prerogativa fondamentale anche per il mondo delle cooperative.
    L’export sta diventando il principale volano dell’economia italiana: ecco perché rappresenta un’opportunità unica per quelle realtà, come le coop, che producono beni e servizi di qualità, potenzialmente molto appetibili sui mercati mondiali.
    Confcooperative ha deciso, allora, di fornire alle proprie associate tutti gli strumenti teorici e pratici per poter espandere la propria attività all’estero.

    confcooperativeInternazionalizzazione Start Up nasce proprio con questo obiettivo: formare le cooperative sulle opportunità che offrono gli altri mercati ed incentivare gli investimenti verso nuove realtà commerciali.
    Il processo di globalizzazione deve interessare anche il mondo delle cooperative. Non ci riferiamo ovviamente alle cooperative di tipo B, che offrono servizi di assistenza e welfare alle comunità locali di riferimento, ma alle imprese sociali operanti in altri settori come ad esempio quello agricolo.
    Come più volte sottolineato da Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, le coop agricole devono guardare all’estero per compensare la crisi della domanda interna e soddisfare la richiesta di prodotti di qualità molto forte al di fuori dei confini italiani.

    Il progetto Internazionalizzazione Start Up, promosso da Federlavoro e Servizi, prosegue in questi giorni il suo percorso di formazione delle cooperative. Il 27 Marzo, ad Ancona, inizierà la fase di “Road Show”.
    Ci saranno, infatti, nove incontri su tutto il territorio nazionale nel corso dei quali le associate potranno ascoltare i pareri di esperti di internazionalizzazione e cercare consigli sulle loro future strategie commerciali.
    Il progetto prevede come appuntamento conclusivo una missione in Serbia, che si svolgerà nell’autunno del 2015.
    Le porte delle cooperative, quindi, si sono definitivamente aperte all’estero, consapevoli che il processo di globalizzazione interessa tutti i tipi di impresa, a prescindere dalla forma giuridica adottata e dagli obiettivi prefissati.
    All’interno del portale internazionalizzazione.confcooperative.it troverete ulteriori informazioni su Internazionalizzazione Start Up, con il calendario del Road Show, e su altre iniziative organizzate da Confcooperative che mirano all’espansione estera dell’attività delle proprie associate.



  • I servizi pubblici locali sono un problema reale nel nostro paese. Dopo tanti di anni di discussioni, referendum e proposte di legge la questione della gestione pubblica o privata di acqua, rifiuti e trasporti non è stata ancora risolta.
    Il fallimento del modello delle partecipate rappresenta l’emblema della crisi di un sistema, incapace di garantire ai propri cittadini servizi efficienti a costi accettabili.

    TAXAccade, al contrario, che in dieci anni i costi dei servizi pubblici siano cresciuti tre volte tanto rispetto agli altri paesi europei e che contemporaneamente la loro qualità non sia affatto aumentata.
    Secondo un’indagine di Confartigianato, infatti,  dal 2004 al 2014 le tariffe per l’acqua sono aumentate in media del 95,8%. Numeri enormi che collocano l’Italia agli ultimi posti europei nel rapporto tra costi e servizi offerti.
    L’aumento medio delle prestazioni legate all’acqua nei paesi Ue è, infatti, del 34,9%. In Italia, se consideriamo l’inflazione cumulata (21,1%), il rincaro medio annuo è stato addirittura del 7,5%.
    Nel 2014, ogni famiglia italiana ha speso in media 355 euro di sole bollette per l’acqua, con dei picchi nella città di Firenze di 563 euro.
    E non si tratta di un problema circoscritto alla gestione idrica. Il costo dei trasporti pubblici locali, per fare un esempio, è cresciuto del 16,2% negli ultimi cinque anni, mentre quello dei rifiuti solidi urbani ha visto un aumento pari al 61,9% negli ultimi dieci anni, più del doppio rispetto ai dati dell’Eurozona.

    Appare evidente, dunque, che ci troviamo di fronte ad un sistema totalmente inefficiente; e a questo punto non è solo un problema di gestione pubblica o privata, ma di capacità manageriale, di scelte politiche nonché di corruzione degli apparati amministrativi.
    Come abbiamo più volte sottolineato, infatti, al cospetto di costi cresciuti in maniera esponenziale, non è aumentata di pari passo la soddisfazione dei cittadini rispetto alla qualità dei servizi offerti.
    Come riporta il Corriere della Sera, ad esempio, solo il 53% degli italiani esprime giudizi positivi sul sistema dei trasporti pubblici locali, Un dato che colloca l’Italia al terzultimo posto tra i paesi dell’Unione Europea dietro solo a Cipro (49%) e Malta (31%).
    Stessi risultati anche nelle indagini sulla pulizia delle città, dove le realtà comunali nostrane, fatta eccezione per Verona, si trovano agli ultimi posti.
    È necessario, dunque, un ripensamento dell’intero sistema dei servizi pubblici locali, cercando di evitare riflessioni di principio che il più delle volte non contemperano le vere risoluzioni ad un problema ormai cronico per il nostro paese.



  • Il reato di guida in stato di ebbrezza può essere commesso anche da chi conduce una bicicletta. E’ questo il principio sancito dalla Cassazione, Sezione Penale, con la sentenza n. 4893 del 2 febbraio 2015.

    bici alcool

    Nel caso di specie il ricorrente aveva censurato la sentenza resa dalla Corte d’Appello di Brescia sostenendo che la corte territoriale aveva erroneamente applicato la disciplina sanzionatoria riferita al reato di guida in stato di ebbrezza anche all’uso della bicicletta, veicolo non motorizzato.

    Sul punto i giudici della Suprema Corte, richiamando costanti precedenti giurisprudenziali, hanno invece affermato che “il reato di guida in stato di ebbrezza ben può essere commesso attraverso la conduzione di una bicicletta, a tal fine rivestendo un ruolo decisivo la concreta idoneità del mezzo usato a interferire sulle generali condizioni di regolarità e di sicurezza della circolazione stradale”.

    L’inapplicabilità al caso di specie delle sanzioni amministrative accessorie come quella della sospensione della patente di guida, poichè il reato è stato commesso conducendo un veicolo – la bicicletta – per la cui guida non è richiesta alcuna abilitazione (cfr. Cass. sez. pen. n. 19413/13), non è quindi rilevante ai fini della configurabilità del reato di guida in stato di ebbrezza. La Corte ha quindi concluso sostenendo “l’oggettiva idoneità (tanto astratta, quanto in concreto), della conduzione di una bicicletta in condizioni di ebbrezza alcolica, a interferire con il regolare e sicuro andamento della circolazione stradale, con la conseguente creazione di un obiettivo e concreto pericolo per la sicurezza e l’integrità del pubblico degli utenti della strada”, con conseguente rigetto del ricorso.



  • Nel caso in cui l’atto di citazione debba essere notificato a più convenuti, il termine di dieci giorni concesso all’attore dall’art. 165 c.p.c. (e all’appellante dall’art. 347 c.p.c.) per la sua costituzione in giudizio decorre dalla prima notificazione, e non dall’ultima.

    avviso di ricevimento

    E’ questo il principio sancito dalle Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 10864/11, con la quale i giudici della nomofilachia hanno risolto un precedente contrasto giurisprudenziale che vedeva contrapposte due opposte correnti: la prima riteneva che il termine per la costituzione dell’attore dovesse decorrere dall’ultima delle notifiche dell’atto di citazione, la seconda (a partire dal 1997), aderendo ad una tesi più restrittiva, secondo cui il termine per la costituzione dell’attore decorre dalla prima delle notificazioni dell’atto di citazione.

    La prassi, com’è noto, consente all’attore di costituirsi depositando la c.d. velina, ovvero una copia informale e non autentica dell’atto di citazione, proprio perché a causa dei tempi di notifica di competenza esclusiva dei ufficiali giudiziari l’attore non può conoscere la data della effettiva notifica, almeno fino a quando l’atto non gli sia restituito, rischiando di veder spirato il termine di costituzione.

    Le S.U., invero, ricordano come l’art. 165 cod. proc. civ., comma 2, stabilisce che, in caso di notificazione della citazione a più soggetti, l’originale deve essere inserito nel fascicolo entro dieci giorni dall’ultima notificazione, affermando che “Se fosse consentita la costituzione dell’attore o dell’appellante, entro dieci giorni dall’ultima notificazione, tale previsione sarebbe superflua, poichè l’inserimento della citazione in originale, previsto dal comma 2, presuppone necessariamente che il fascicolo di parte dell’attore, nel quale l’atto va inserito, sia già stato depositato e che, pertanto, la costituzione dell’attore debba essere già avvenuta”. Da ciò discende per il convenuto il diritto di conoscere, quanto prima possibile, se l’attore si sia costituito o meno, al fine di stabilire le opportune strategie difensive, sul presupposto che, nella prassi, la mancata tempestiva costituzione dell’attore è sintomo della volontà di non dare più seguito all’esercizio dell’azione; tale verifica sarebbe impossibile aderendo alla tesi “liberale”, in quanto il convenuto cui la citazione è stata notificata per prima non saprebbe quando sia avvenuta od avverrà l’ultima notificazione.



  • Si terrà a Bologna la XX edizione della Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare tutte le vittime delle mafie. Quello del 21 Marzo è un appuntamento ormai imperdibile: organizzato dall’associazione Libera, è un giorno di mobilitazione collettiva per commemorare tutte le vittime delle associazioni a delinquere.
    Imprenditori, giornalisti, membri delle istituzioni e della società civile, la mafia in questi anni ha colpito il cuore della nazione italiana. La Giornata della Memoria e dell’Impegno ci rammenta la necessità di effettuare una rivoluzione civile e culturale, una nuova primavera in grado combattere le logiche affaristiche e prepotenti della parte peggiore della società italiana.

    La manifestazione vivrà una serie di momenti chiave: la mattinata verrà dedicata al corteo vero e proprio, che sfilerà dallo stadio Dall’Ara fino a Piazza XIII Agosto. Nell’occasione verranno scanditi tutti i nomi delle vittime di mafia e delle stragi di Bologna, Ustica e del rapido 904.
    Nel pomeriggio si terranno, invece, una serie di seminari ed altri eventi collaterali sul tema delle mafie. La sede sarà l’Università Alma Mater di Bologna.

    liberaAnche l’Alleanza delle Cooperative italiane si schiera a sostegno di Don Ciotti e di Libera ed invita i cooperatori italiani a mobilitarsi in massa per partecipare all’iniziativa.
    Il mondo delle coop propone un modello di sviluppo lontano anni luce dai principi guida delle associazioni mafiose. Collaborazione, democrazia, mutualità da una parte contro l’egoismo, il patrimonialismo e l’appropriazione violenta delle mafie.
    Molte delle nostre cooperative fanno inserimento lavorativo di persone svantaggiate su beni confiscati alla mafia. Un gesto che sfida a viso aperto la criminalità, che richiede coraggio. Il coraggio di riaffermare la centralità della persona rispetto al primato del profitto e di contrapporre a un modello fondato sulla sopraffazione, sulla violenza, sul disprezzo delle regole, uno in grado di costruire relazioni, favorire l’integrazione, rendere più vivo un territorio. Questo è l’antidoto che la cooperazione mette in campo per contribuire a  costruire un Paese in cui non ci sia più spazio per le mafie e in cui a vincere sia la legalità”.
    Un messaggio, quello della lotta contro tutte le mafie, che deve unire tutte le realtà: dal mondo delle istituzioni a quello delle imprese e della società civile. La cooperazione è sempre stata sensibile a queste tematiche e sempre lo sarà, spinta da quell’alto senso civico che l’ha contraddistinta dal momento della sua nascita. 



  • L’Italia (ahimé!) è il paese della corruzione. Si tratta di un fenomeno culturale e morale che colpisce non solo la sfera politica e amministrativa, ma anche quella economica.
    Sono sempre più frequenti i casi di scambi di favori tra P.A. ed imprese. Il recente scandalo Mafia Capitale è solo l’atomo di un sistema corruttivo che si auto-riproduce da anni.
    L’aspetto più preoccupante è che anche le piccole realtà imprenditoriali sono coinvolte in pratiche affaristiche.

    justice is servedSecondo un’indagine effettuata da Adnkronos, il 35% delle Pmi ha pagato delle tangenti. Non si tratta, però, del classico pagamento in denaro, evidentemente ormai superato. Il 75% delle piccole e medie imprese dichiara, difatti, di essere stata costretta ad utilizzare altri metodi.
    Uno dei più diffusi è l’assunzione di parenti dei dipendenti della Pubblica Amministrazione per ottenere una semplice concessione o un timbro, indispensabili, però, per l’inizio o il prosieguo dell’attività d’impresa.
    Le Pmi si trovano spesso in una posizione di debolezza nel loro rapporto con il mondo politico ed amministrativo. Possiedono, infatti, una minore indipendenza economica rispetto alle grandi imprese, il che li porta ad essere facilmente ricattabili.

    Si tratta di un vero e proprio sistema affaristico certificato, o almeno è percepito tale dagli imprenditori. Solamente il 10% di essi ha denunciato le pratiche corruttive alle istituzioni competenti e addirittura più del 55% ritiene che per concludere affari di una certa importanza siano costretti a ricorrere alle cosiddette bustarelle, oppure ad agevolazioni di qualsiasi tipo.
    Il quadro che emerge, dunque, è abbastanza inquietante. Le Pmi, così come le start up, dovrebbero rappresentare il volto nuovo dell’economia nostrana, invece spesso riproducono anch’essi metodi e pratiche di età ancestrale.
    Per questo motivo sono quanto mai necessari delle norme a tutele degli imprenditori che incentivino la loro collaborazione con le autorità. Vedremo se il ddl anti-corruzione, prossimo alla discussione di fronte alle Camere, porterà a delle misure efficaci che possano quantomeno facilitare quel cambiamento culturale distante anni luce dall’essere visibile.