• I digital devices hanno rivoluzionato la nostra attività lavorativa e la nostra vita quotidiana.
    Ma il processo di innovazione tecnologica evidentemente non ha coinvolto solo gli adulti, ma anche e sopratutto i bambini.
    I più piccoli fanno un uso corrente di smartphone, tablet, videogames e social network, spesso senza ricorrere neppure all’ausilio dei genitori.

    Un’indagine di Censis per il Corecom Lazio ci svela alcuni dati interessanti sulle abitudini “digitali” dei bambini nella Regione Lazio. Secondo il suddetto rapporto dal titolo “Media consapevoli, genitori responsabili, tutela dei minori”, più del 50% dei bambini di età compresa tra i 6 ed i 7 anni usa abitualmente il tablet.
    Si parla di un utilizzo che va da un minimo di un’ora ad un massimo di quattro ore.
    Per i bambini di 10 anni la percentuale cresce arrivando addirittura al 60%.

    DipendentiNon solo videogiochi, dunque. I cosiddetti videogames rimangono comunque un’attrattiva importante per i ragazzi di questa età, visto che quasi un bambino su due viene definito come un giocatore assiduo.
    Ci sono, però, altri strumenti digitali maggiormente in voga tra i più piccoli. Le stesse tendenze che interessano gli adulti abbracciano a 360° gradi i bambini, i quali cercando di emulare genitori e parenti e anzi provano una certa naturalezza nell’interagire con queste nuove realtà tecnologiche.
    Del resto non potrebbe essere altrimenti dal momento che sono nati nel momento dell’esplosione di tutto ciò che è “smart” e “digital”.

    A proposito di “smart”, anche i dati sull’utilizzo dei telefoni cellulari di nuova generazione sono per certi aspetti impressionanti. Il 22% dei bambini di età compresa fra i 6 ed i 7 anni, infatti, usa uno smartphone per almeno un’ora al giorno.
    A questa età, invece, ancora non è assiduo l’utilizzo dei social network, mentre è enormemente diffusa la visione di programmi in Tv e su Internet, anche in streaming.
    Molto spesso, addirittura, i bambini accedono a questi strumenti senza l’ausilio dei propri genitori: il 70% dei bambini di sette anni accende la televisione da solo ed il 26% apre Internet senza alcun aiuto dei genitori.
    In generale le famiglie sono molto preoccupate per la violenza ed i valori veicolati nei programmi trasmessi sia sul web che in tv. Di fatto non esiste più alcuna distinzione fra fascia protetta e fascia non protetta, anche perché i bambini si servono di questi strumenti a tutte le ore ed in maniera totalmente autonoma.



  • Allo stato attuale i dati sull’occupazione e sull’inflazione sono quelli che preoccupano maggiormente gli stati europei. Paesi come l’Italia, ad esempio, stanno cercando di riformare il proprio quadro normativo e fiscale per favorire un aumento del numero degli occupati, dopo aver raggiunto cifre record negative negli ultimi mesi.
    Per quanto riguarda l’inflazione, anche qui siamo di fronte a scenari più unici che rari: lo spettro della deflazione ha spinto la Bce ad attuare una misura eccezionale di politica monetaria che mira ad aumentare la liquidità disponibile sul mercato e dunque ad alzare il livello dei prezzi.

    Ecco perchè è importante valutare mensilmente gli andamenti di questi due macroaggregati, per verificare se le misure adottate in sede nazionale ed europea siano state efficaci.
    L’Eurostat, ovvero l’ufficio di statistica dell’Unione Europea, ci ha fornito le elaborazioni relative all’ultimo trimestre del 2014 e al mese di Febbraio.

    FormazionePer quanto riguarda il numero degli occupati nell’ultimo trimestre del 2014 è aumentato dello 0,1% nell’area Euro e dello 0,2% nell’Europa a 28 stati. Il tasso di occupazione è invece cresciuto dello 0,2% all’interno dell’Eurozona e del 0,3% in tutta l’Unione Europea.
    I dati maggiormente confortanti vengono dal confronto con l’anno precedente: rispetto al quarto trimestre del 2013, l’occupazione è aumentato dello 0,9% nell’area Euro e dell’1% nell’intera Unione Europea.
    I paesi che hanno visto una crescita maggiore degli occupati sono stati la Spagna e la Lettonia (+0,7%), mentre Portogallo ed Italia hanno fatto registrare variazioni negative rispettivamente del -1,4% e -0,2%.
    Ci sono, dunque, timidi segnali di miglioramento nel mondo del lavoro, ma è ancora distante una netta inversione di tendenza soprattutto nei paesi del Mediterraneo, Spagna esclusa.

    Ancora in calo, invece, il livello dei prezzi. Secondo i dati di Eurostat relativi al mese di febbraio, l’inflazione annuale dell’Eurozona è di -0,3%, in aumento, però, rispetto a gennaio dove si attestava a -0,6%.
    Nel mese di Febbraio 2014, l’indicatore sul livello dei prezzi si attestava al +0,7%. Risulta evidente, dunque, come da un anno a questa parte il processo deflattivo stia colpendo in maniera pesante ed uniforme l’intera Eurozona.
    I dati dell’Europa a 28 stati sono similari: inflazione al -0,2% nel mese di febbraio, in aumento rispetto al -0,5% di gennaio, ma comparativamente più bassa rispetto a febbraio 2014, quando faceva registrare un tasso del +0,8%.
    I livelli dei prezzi minori si trovano in Grecia (-1,9%) e Bulgaria (-1,7%), mentre l’Italia presenta un tasso d’inflazione vicino allo zero (+0,1%).


  • latte granarolo

    L’anno appena conclusosi verrà ricordato in maniera molto positiva da Granarolo.
    Il Cda ha da poco approvato il bilancio del 2014 che ha fatto registrare un risultato da record: per la prima volta, infatti, il fatturato dell’azienda ha superato il miliardo di euro (1,037 miliardi di euro), con una crescita del 4,8% rispetto al 2013.
    L’Ebitda, invece, è di 60 milioni di euro, in aumento addirittura del 19,2% rispetto all’anno precedente.
    Presentano dei valori positivi anche il risultato netto e la posizione finanziaria netta.
    Il primo si attesta sui 9 milioni e risulta sostanzialmente stabile; il secondo, invece, fa registrare 122 milioni di euro, con una variazione positiva di 5 milioni nel confronto con il 2013.

    latte_fresco_I risultati raggiunti da Granarolo sono notevoli in senso assoluto, ma diventano ancora più rilevanti se parametrizzati al grave periodo di recessione che sta vivendo l’Italia.
    La scarsità della domanda interna ha portato ad una netta diminuzione degli ordinativi e della produzione industriale, con conseguente riduzione degli investimenti da parte della maggior parte delle aziende nostrane.
    La strategia di Granarolo è stata, però, lungimirante: sfruttare la debolezza dell’Euro per allargare i propri orizzonti di mercato al di fuori dell’area Ue.
    La scelta di puntare, ad esempio, sul settore dei formaggi e sulla loro richiesta nei mercati esteri ha portato la quota di export a crescere dal 4 al 16% in due anni e secondo le previsioni a breve potrebbe superare addirittura il 30%.

    Il caso di Granarolo è il perfetto esempio di come si possano raggiungere determinati obiettivi attraverso un’accurata programmazione aziendale che tenga conto del mutato scenario macroeconomico.
    A tal proposito il presidente del Consiglio d’amministrazione, Gianpiero Calzolari, annuncia un maggiore impegno dell’impresa in mercati molto prolifici per il made in Italy: “ Il 2015 sarà ancora un anno di crescita con un duplice obiettivo . Da un lato, prevediamo di consolidare il mercato europeo con ulteriori accordi e partnership, dall’altro guardiamo con attenzione ai mercati extra UE, in particolare quelli asiatici e statunitensi dove possiamo valorizzare la filiera italiana e le eccellenze del made in Italy”.
    Da questo punto di vista, sottolinea Calzolari, Export sarà un ponte importante per rilanciare i prodotti italiani e valorizzare la qualità che le nostre aziende sanno esprimere.



  • Numeri elevati anche per l’anno 2014. Le cooperative italiane sono una quota rilevante delle imprese nostrane ed in un periodo di recessione rappresentano una risorsa fondamentale per il nostro paese.
    Secondo i dati presenti nel Registro Imprese delle Camere di Commercio, le coop attive sul territorio italiano sono 78.298. La Regione con il maggiore numero di cooperative è la Lombardia (11.051), seguita da Lazio (8.360) e Campania (8.329).
    Rispetto al 2009, però, c’è stato uno stock negativo del -1,8%, con la decrescita maggiore in Campania (-18,1%), mentre il Lazio ha fatto registrare uno stock positivo del +17,7%.
    In generale negli ultimi cinque anni c’è stata una diminuzione del numero delle coop in 14 Regioni su 20, numeri tutto sommato nella norma se consideriamo che siamo ancora in pieno periodo di recessione e le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, faticano a restare in vita.

    coop attiveAnzi, c’è di più. Le coop mostrano un tasso di vitalità superiore paragonato a quello delle altre imprese. Sono sempre di più le aziende che nascono ed in breve tempo scompaiono, per mancanza di liquidità o per le difficoltà nel collocare i propri prodotti sul mercato.
    Una parabola che colpisce in misura minore le imprese sociali. Il tasso di crescita delle cooperative, infatti, calcolato in base al rapporto tre le coop nate e quelle cancellate dal registro delle imprese, mostra sempre un valore positivo e comparativamente più alto rispetto a quello degli altri tipi di imprese.
    Negli ultimi tre anni, per fare un esempio, il tasso di crescita delle coop è stato sempre vicino ai due punti, mentre quello delle altre imprese non supera lo 0,5.

    tasso di crescitaI numeri appena riportati sono confortati anche dai dati sull’incidenza delle coop femminili, under 35 e quelle condotte da stranieri.
    Particolarmente positive sono le elaborazioni sul numero di cooperative gestite da donne, in netta crescita negli ultimi anni. La loro incidenza sul totale delle coop attive è del 23% (17.991 unità su 78.298), con regioni come la Sardegna dove questo tasso arriva addirittura al 32%.
    Bene anche l’incidenza delle cooperative condotte da giovani under 35, che si stabilizzano sul 10% (7.828 su 78.298), e quella delle imprese sociali gestite da stranieri (5,9% per un totale di 4.614 unità su 78.298).



  • Il nuovo Isee avrebbe dovuto semplificare la vita milioni di persone, in realtà, per adesso, sembra abbia creato tanta confusione.
    Ci sono difficoltà nel venire a campo delle tante voci del precompilato, scadenze ristrette, richieste di aumento delle tariffe da parte dei Caf. Quelli appena elencati sono solo alcuni dei problemi che andranno affrontati nei prossimi giorni e che coinvolgeranno anche Comuni e Regioni.
    Gli Enti Locali sono alla prese con bandi vecchi per l’erogazione di servizi legati alla situazione reddituale e patrimoniale dei cittadini, ma modalità di calcolo dell’Isee del tutto nuove.
    Senza un adeguamento verso l’alto delle soglie,  molti anziani con una casa di proprietà, per fare un esempio, saranno costretti a rinunciare a determinate prestazioni offerte dai Comuni o dalla Regioni.

    21102014La conseguenza più dolorosa del quadro appena descritto? Molti cittadini sembrano intenzionati a rinunciare a priori a presentare il proprio Isee. Troppe le novità, troppo basse le soglie poter sperare di accedere alla borse di studio (per gli studenti) o alle prestazioni assistenziali (per famiglie ed anziani).
    Eppure una soluzione andrà trovata: sul Governo pesano, infatti, le sentenze di condanna del Tar del Lazio, che ha dichiarato illegittime le modalità di calcolo dell’Isee per le famiglie con persone disabili a proprio carico.
    L’esecutivo, dunque, dovrà intervenire modificando il quadro normativo e dando quelle certezze che allo stato attuale mancano.

    Ma l’intervento più importante andrà effettuato a livello locale. Un’indagine del Il Sole 24 Ore ci svela come agiranno gli enti locali per adeguare i bandi vecchi alle nuove regole.
    Secondo l’analisi del quotidiano sono tre le opzioni ventilate dai Comuni:

    • per le prestazioni già in vigore, quasi tutte le agevolazioni vengono confermate fino alla scadenza
    • per le prestazioni ancora da richiedere, molti bandi saranno prorogati
    • quando, invece, il bando non potrà più essere rinviato, si applicheranno i risultati del nuovo Isee alle vecchie soglie di accesso.

    Quest’ultima ipotesi, come già accennato, comporterà una grande quantità di situazioni anomale, con soggetti che in base alle vecchie norme avrebbero potuto accedere ai servizi erogati, mentre adesso verranno esclusi.
    Si tratta di una situazione ai limiti dell’assurdo, con i Comuni colpevoli di non essersi adeguati in tempo alla nuova normativa ed il Governo reo di avere creato un quadro normativo poco chiaro.

     



  • Legge di Stabilità e Jobs Act, due provvedimenti legati tra di loro con un unico obiettivo: creare nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato.
    Le prime indicazioni a tal proposito sembrano essere incoraggianti. A fornircele è il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in occasione di una conferenza stampa indetta per annunciare l’accordo tra Inps, Confindustria e sindacati in merito all’elaborazione e alla diffusione dei dati sulla rappresentanza sindacale.

    caschetto lavoroL’incontro con le parti sociali è stata un’occasione per parlare anche di lavoro e delle nuove opportunità fiscali e giuridiche offerte dal Governo. A tal proposito Boeri rilascia dichiarazioni molto importanti: “Nei primi 20 giorni di febbraio sono 76 mila le richieste arrivate dalle imprese per accedere alla decontribuzione per assunzione a tempo indeterminato”.
    Numeri che secondo il vertice dell’istituto previdenziale potrebbero crescere ulteriormente. A fine mese verranno comunicati i dati definitivi e quel punto saremo in grado di valutare con più precisione i primi effetti del Jobs Act.

    L’istituzione del nuovo contratto a tutele crescenti, unita agli sgravi fiscali e contributivi per chi assume nuovi dipendenti con contratti a tempo indeterminato, rende più attrattivo per un’impresa utilizzare forme contrattuali a tempo indeterminato.
    Le aziende sopporteranno costi fiscali inferiori e potranno sciogliere il rapporto lavorativo con più facilità. Il nuovo articolo 18, infatti, rende più flessibile il rapporto di lavoro sia in entrata che in uscita, mettendo il datore di lavoro al riparo di fronte a possibili ricorsi al giudice.
    L’obbligo di reintegro sul posto del lavoro viene confinato a poche fattispecie di licenziamento disciplinare e a quello discriminatorio. Un eventuale indennizzo economico da corrispondere al lavoratore licenziato illegittimamente graverebbe di meno sulle casse dell’azienda.
    In questo modo si spiegano i dati riportati da Boeri: che sia il momento giusto per ridimensionare le forme contrattuali a termine?
    Sul punto ci sentiamo di restare molto cauti. Solo dopo il varo di tutti i decreti attuativi del Jobs Act potremo stabilire se effettivamente il nuovo contratto a tutele crescenti sancirà il definitivo superamento delle decine tipologie contrattuali a tempo determinato.



  • Approvate la Legge di Stabilità e l’Investment Compact (per quest’ultimo, però, c’è da passare ancora lo scoglio del Senato), può essere utile fare un punto della situazione in materia di finanziamenti alle piccole e medie imprese e alle start up innovative.
    I problemi del sistema creditizio italiano sono notori: risulta difficile per una realtà imprenditoriale emergente riuscire ad accedere ai prestiti bancari. Senza le dovute garanzie, è impossibile avviare un’attività di lavoro autonomo oppure formare una nuova impresa.
    Il Governo, con l’aiuto di alcune forze parlamentari, ha voluto fornire detrazioni fiscali e finanziamenti a tassi agevolati per chi è disoccupato o in cerca della prima occupazione. Solo incentivando l’imprenditoria giovanile e l’innovazione, infatti, è possibile rilanciare il tessuto economico italiano, trovando delle alternative ad un modello basato sui servizi e sui grandi comparti industriali.

    invitaliaLa Fondazione Studi del Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro ha fornito una guida operativa utile per capire quali sono gli strumenti giuridici ed economici in possesso dei cittadini dopo i recenti cambiamenti normativi.
    Uno di questi riguarda la possibilità di chiedere l’anticipo l’intera quota della Naspi per chi volesse intraprendere una nuova attività imprenditoriale.
    La Naspi è un ammortizzatore sociale, in vigore a partire dal 1° Maggio 2015, rivolto ai lavoratori vittima di disoccupazione involontaria. Questi ultimi potranno richiedere online all’Inps di ricevere in via anticipata l’intera somma spettante entro trenta giorni dall’inizio della nuova attività.
    Sono ammesse forme di lavoro autonomo, imprese individuali e sottoscrizioni di quote sociali di cooperative.
    Lo stesso discorso vale per chi ha diritto alla vecchia Aspi e all’indennità di mobilità. In questo modo i disoccupati che decideranno di mettersi in proprio potranno avere maggiore liquidità all’inizio della loro attività imprenditoriale.

    Ma non sono gli unici aiuti per lo sviluppo dell’auto-imprenditorialità. Abbiamo parlato nei giorni scorsi dei quaranta milioni di euro stanziati per il 2015 dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Movimento 5 Stelle per iniziative di microcredito alle piccole imprese e ai lavoratori autonomi.
    Il provvedimento consentirà a chi non dispone delle dovute di garanzie di accedere a finanziamenti fino ad un massimo di 25.000 euro per avviare o sviluppare la propria attività d’impresa.
    La stessa cifra di è prevista dal progetto Garanzia Giovani. Oltre a favorire l’inserimento dei giovani nella realtà lavorativa attraverso tipologie contrattuali come lo stage o l’apprendistato, l’iniziativa del Ministero del Lavoro incentiva l’attività imprenditoriale svolta da chi ancora non ha trovato un’occupazione, fornendo prestiti fino a 25.000 euro per la realizzazione di nuove imprese o di start up innovative.

    Quest’ultima forma imprenditoriale è quella che dispone di maggiori aiuti fiscali, finanziari e giuridici. Del resto proprio grazie al modello delle start up gli Stati Uniti sono riusciti a rilanciare il proprio tessuto economico.
    Per poter accedere ai finanziamenti del Governo, le suddette imprese devono fornire beni e servizi di alto contenuto tecnologico, oltre ad avere avviato la propria attività da meno di 48 mesi ed avere una valore della produzione fino ad un massimo di 5 milioni di euro.
    Qualora presentino tali requisiti, le start up innovative potranno avere accesso ad un finanziamento a tasso zero per un massimo di 1,5 milioni di euro. La spesa totale dell’investimento può essere coperta fino ad un massimo del 70%, che può essere innalzato all’80% se l’impresa è costituita solamente da donne o da giovani under 35.



  • Semplificazione e digitalizzazione nei rapporti tra cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione. Sono queste le linee direttive lanciate dal Governo e auspicate dalle istituzioni europee.
    L’Italia presenta uno degli apparati amministrativi meno efficienti d’Europa: tantissimi adempimenti burocratici, lunghe file d’attesa negli uffici pubblici, scarsa implementazione dei servizi online e ritardi ancestrali nel pagamento dei debiti nei confronti delle imprese.
    Proprio a causa di quest’ultima mancanza l’Italia è stata sottoposta a numerose procedure d’infrazione in sede europea, che hanno costretto il nostro paese a riformare il sistema dei pagamenti alle imprese.

    agenda-digitaleL’introduzione della fatturazione elettronica agisce in tal senso. A partire dal 31 marzo, il meccanismo già in vigore per le amministrazioni centrali, sarà esteso anche alle P.A a livello locale.
    Tutti i rapporti di fornitura di beni e servizi tra imprese private e pubbliche amministrazioni dovranno essere regolati attraverso una fattura sotto forma di documento digitale.
    Addio, dunque, agli scontrini fiscali e spazio agli strumenti di naturale digitale, con la speranza di semplificare l’apparato burocratico, velocizzare i tempi di pagamento e ridurre l’evasione fiscale.
    Obiettivi ambiziosi, ma raggiungibili nel lungo periodo con un attento lavoro di implementazione di questi meccanismi su scala nazionale.

    La misura è rivolta in primo luogo alle aziende. La fatturazione elettronica obbligherà, infatti, le P.A. a saldare i propri debiti entro il termine massimo di un mese: in questo modo le piccole realtà imprenditoriali italiane potranno far fronte con maggiore facilità ai problemi di liquidità che hanno costretto addirittura numerose Pmi a chiudere i battenti.
    Ogni impresa e P.A. dovrà inviare la propria fattura digitale ad un sistema di interscambio, il quale procederà a valutarne correttezza ed eventuali criticità. Una volta effettuati i dovuti controlli, la invierà al destinatario.
    La presenza di un intermediario tra aziende e pubbliche amministrazioni servirà a rendere il processo di fornitura di beni e servizi più celere e sottoposto a più rigidi controlli.
    Ovviamente non tutte le amministrazioni e non tutte le piccole imprese sono pronte all’innovazione imminente.
    Per questo motivo risulta fondamentale l’operato che stanno svolgendo i digital champions a livello locale attraverso una campagna di informazione e di consulenza molto dettagliata.
    Per avere ulteriori informazioni di carattere tecnico vi invitiamo a rivolgervi ai digital champions di riferimento sul vostro territorio o a consultare il sito dell’Agenda digitale italiana.



  • Rialzo del livello dei prezzi, rilancio dell’export, ma anche risanamento del debito pubblico.
    Il Quantitative easing, ovvero l’acquisto di titoli di stato degli stati membri da parte della Bce, comporterà i vantaggi appena elencati.
    Gli obiettivi primari dell’operazione di Mario Draghi sono riportare l’inflazione ad un tasso vicino al +2% e svalutare l’Euro per rendere le merci continentali più appetibili sui mercati extra Ue.
    La strategia dell’Eurotower, però, abbraccia a 360 gradi anche i conti pubblici degli stati membri. Il Qe, infatti, ha degli effetti rilevanti anche sul debito dei paesi coinvolti, tra i quali ovviamente l’Italia.

    draghiDa quando la Bce ha lanciato la misura eccezionale di politica monetaria i tassi d’interesse sui titoli di stato sono scesi in maniera vertiginosa. Nei primi tre mesi del 2015 sono stati protagonisti di un calo che li ha portati ad un livello record dello 0,85%.
    Per avere un parametro di riferimento, basta pensare che un anno fa i tassi d’interesse medi sui titoli pubblici erano superiori al 2%.
    Il quadro, dunque, è molto favorevole.  La vendita dei titoli di stato a tassi così bassi porterà nel lungo periodo ad un notevole risparmio per le casse dello Stato.
    Secondo i calcoli del Corriere della Sera, il Tesoro italiano potrebbe addirittura risparmiare 3-4 miliardi di euro sulla spesa per interessi dei titoli pubblici.
    Sarebbe una vera e propria boccata d’ossigeno per un paese che ha bisogno di rivedere le proprie finanze pubbliche.
    Per ottenere un ulteriore risparmio, il Ministero dell’Economia starebbe pensando anche di alzare di tre mesi la vita media dei titoli pubblici, che allo stato attuale è di 6 anni e 5 mesi.

    Gli interessi per i titoli pubblici rappresentano una quota importante del deficit italiano. Bisognerà essere bravi a sfruttare questa opportunità fornita dalla Bce per migliorare i propri conti pubblici ed avere così maggiore forza contrattuale in sede europea.
    Le prime aste dal lancio del Qe stanno andando particolarmente bene per l’Italia. E non si tratta solo dei bond a breve scadenza, ma anche di quelli a lungo termine.
    Come riporta il Corriere della Sera, nella sola giornata di giovedì sono stati venduti Btp trentennali ad un tasso irrisorio dell’1,86%. Il guadagno per le casse pubbliche è stato di 1 miliardo e 750 milioni di euro.
    Le prospettive per il futuro sembrano essere rosee. L’Italia dovrà essere a brava a sfruttare questo momento favorevole sui mercati accompagnandolo con adeguate riforme strutturali ed interventi di modernizzazione del paese.

     

     



  • Camminano su un filo sottile da circa due mesi. L’Unione Europea e la nuova Grecia di Alexis Tsipras si studiano e guardano avanti cercando di non cadere e di non compromettere il futuro di milioni di cittadini.
    Tra una stoccata al veleno ed una parola conciliante, prosegue il dialogo tra i due contraenti, con un epilogo difficile da prevedere.
    La prima tappa di questa grande battaglia diplomatica si è conclusa il 20 febbraio, quando l’Eurogruppo ha concesso quattro mesi di tempo ad Alexis Tsipras per attuare una serie di riforme necessarie per modificare il sistema fiscale ed amministrativo greco.
    Solo una volta completato il cammino delle riforme sarà possibile ridiscutere il tema dei debiti ellenici e il possibile cambiamento del piano di rientro stipulato dalla troika con il precedente governo.

    tsiprasSuperato il primo scoglio, c’è da arginare la volontà di protagonismo delle Ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis. Le sue dichiarazioni frequenti e pungenti hanno spesso irritato Bruxelles, rendendo più difficile il compito di Tsipras nel processo di mediazione con l’Ue.
    Il silenzio impostogli dal primo ministro ellenico è un ulteriore segno della volontà di Tsipras di non arrivare ad uno scontro con le istituzioni europee. Volontà confermato dalle parole e dai fatti di questi giorni.
    È notizia delle ultime ore la decisione del Governo greco di pagare una parte del prestito ricevuto dal Fondo Monetario Internazionale, stimabile attorno ai 348 milioni.
    La Grecia, dunque, intende saldare i propri debiti, a patto di avere il tempo di attuare le proprie riforme e di rivedere il piano di rientro, limitando la riduzione della spesa pubblica impostale dall’Ue.
    Si perché Tsipras ha degli obblighi nei confronti dei propri elettori, in particolar modo verso quei cittadini che hanno visto in lui la speranza di uno Stato più vicino alle esigenze e ai diritti sociali dei cittadini e meno vincolato dagli obblighi contabili.

    Da questo punto di vista anche il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, si è dichiarato fiducioso di trovare una soluzione, escludendo in maniera categorica un eventuale default greco. Del resto è nell’interesse di tutti, mantenere la Grecia nell’Eurozona ed evitare la bancarotta.
    Su questa stessa linea d’onda si schiera Tsipras, attraverso delle dichiarazioni concilianti come non mai: “Sono qui a Bruxelles – ha detto Tsipras– per discutere di futuro. E avere il 60% di disoccupazione giovanile vuol dire non avere un futuro. Penso che il messaggio delle discussioni di queste ore, qui a Bruxelles, sia di speranza al popolo greco. Non solo attuare, attuare, obblighi, obblighi, ma anche che dalle istituzioni europee viene aiuto, solidarietà, in particolare per poter uscire da questa brutta situazione sociale. Si tratta di un problema non solo greco ma di tutta l’Europa e, visto che siamo pro-europei, vogliamo andare avanti insieme verso un futuro comune”.



  • Dopo tanti rinvii e polemiche, il decreto legge sulla “Buona Scuola” è stato approvato in Consiglio dei Ministri ed è pronto ad arrivare in Parlamento.
    Sono molte le misure innovative, destinate a far parlare di sé.
    Il punto più critico riguardava l’assunzione dei migliaia di precari del sistema scolastico, inseriti in vere e proprie “liste di attesa” per anni senza poter avere una cattedra.
    Si tratta di persone abilitate all’insegnamento, ma impossibilitate a farlo a causa della carenza di posti e risorse.

    Il Governo è intervenuto stabilizzando, a partire dal primo settembre 2015, circa 100mila professori presenti nelle graduatorie ad esaurimento (Gae). Vengono lasciati fuori dal provvedimento circa 50mila insegnanti, che avevano sperato in un primo tempo di essere assunti, ma dovranno attendere almeno un anno.
    Sono quelli inseriti nelle graduatorie di istituto e di seconda fascia e gli “idonei al concorso del 2012”.
    Questi ultimi dovranno aspettare il nuovo concorso del 2016, ricorsi permettendo.

    classe-banchiL’aspetto, però, a nostro avviso maggiormente problematico del decreto la Buona Scuola (?) riguarda il rinnovato potere dei presidi. I dirigenti scolastici si dovranno comportare come dei veri e propri manager di un’azienda.
    Ci sarà, infatti, una più ampia autonomia in capo alle singole scuole nella scelta dei programmi didattici e degli organici funzionali. Il preside potrà valutare i curricula dei propri insegnanti (che saranno pubblici ed online) ed inserirli nelle classi in base alle esigenze del momento.
    Ma cosa ancora più importante, spetterà al preside la valutazione dei professori: in base ad essa potrà decidere se premiarli o meno attraverso degli incentivi remunerativi.
    Il Governo ha previsto, infatti, lo stanziamento di 200 milioni di euro per gli insegnanti “migliori”. Inizialmente sembra che questa categoria potesse usufruire addirittura degli scatti merito, ma dopo le polemiche dei giorni scorsi l’esecutivo ha deciso di mantenere gli scatti di anzianità, disponendo semplicemente degli incentivi materiali per il 5% dei professori più meritevoli di ogni singola scuola.

    Qui, però, sorge un problema non di poco conto. Secondo quali criteri il preside, sentito il Consiglio d’Istituto, potrà decidere di far scattare questi premi? Il Governo sul punto è stato abbastanza vago, lasciando ampio margine di manovra ai singoli dirigenti scolastici.
    Probabile si decida di intervenire più avanti attraverso la legge delega sulla valutazione degli insegnanti. In questo modo, però, si lascia troppo potere ai presidi e si potrebbe andare in contro a scelte poco responsabili.
    Renzi promette massima severità per i dirigenti che non saranno in grado di svolgere questo compito, ma rimarrà comunque difficile controllare singole situazioni anomale.
    Giova ricordare che la scuola non è un azienda e non opera secondo i canoni del profitto e dell’efficienza. Bene l’incentivazione del merito e della qualità dell’insegnamento, ma inserire i principi competitivi del libero mercato all’interno del mondo scolastico può essere controproducente e per certi aspetti pericoloso.



  • Giornata tranquilla tra le borse europee, ma gli effetti del Quantitative easing continuano a farsi sentire.
    Le ripercussioni non sono solo sull’economia europea, ma anche all’interno degli stati fuori dall’Eurozona.
    Uno di questi è sicuramente gli Stati Uniti d’America. Dopo il periodo di ripresa, la Federal Reserve sta valutando di rialzare i tassi d’interesse.
    Una scelta di questo tipo, sommata ad un euro sempre più svalutato, sarebbe molto critica per l’economia americana. Un dollaro troppo forte nel rapporto con la moneta unica europea rischia di incidere negativamente sul livello di esportazioni verso il mercato del Vecchio Continente.
    Preoccupazioni dello stesso tipo attraversano altri paesi, come la Svizzera, che fatica a tenere in pari il rapporto franco/euro, Svezia e Danimarca.

    mappaSi intravedono al contrario segnali positivi per i paesi interessati dal Quantitative easing. In Germania, ad esempio, il livello d’inflazione è salito allo 0,9%, avvicinandosi lentamente al 2%, che rappresenta il tasso desiderato dalla Bce.
    Anche il Francia il livello dei prezzi è aumentato dello 0,7% su gennaio.
    Le notizie migliori per l’Italia arrivano, invece, dallo spread e dall’Euro, entrambi in forte ribasso.
    Rispetto ai Bund tedesco il differenziale è sceso a 85 punti, facendo registrare il proprio livello minimo dal maggio 2010, mentre il decennale italiano sul mercato secondario rende all’1,11%, più basso dei Bonos spagnoli.
    L’euro, infine, chiude a 1,06 dollari, dopo che nella giornata odierna aveva toccato un nuovo minimo da 12 anni a questa parte con un tasso di cambio di 1,0494 dollari.
    Come accennato in apertura, invece, le borse si mostrano abbastanza stabili: Piazza Affari chiude in calo dello 0,11%, Parigi perde lo 0,1%, idem Francoforte, mentre Londra avanza dello 0,7%.