• Il dodicesimo rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione dal titolo “L’economia della disintermediazione digitale” ci mostra un quadro completo sullo stato dell’e-commerce in Italia.
    L’acquisto di prodotti online è una pratica sempre più diffusa su scala mondiale. Superata la diffidenza iniziale, sia le imprese che i consumatori hanno compreso i vantaggi di tale attività.
    Per le aziende incentivare le vendite online significa espandere il proprio mercato e trovare una platea di acquirenti potenzialmente illimitata; i benefici sono evidenti anche per i consumatori, sia in termini di costi dei prodotti ridotti che di comodità nell’acquisto.

    Il rapporto Censis ci fornisce alcuni dati interessanti sul tema.
    Secondo questa indagine, il 43,5% degli utenti italiani, corrispondenti a circa 15 milioni di persone, compie degli acquisti online.
    Insomma quasi un italiano su due, tra quelli che frequentano il Web, decide di utilizzare strumenti e beni forniti dal commercio digitale.
    Gli acquirenti italiani ritengono che siano due i vantaggi principali di fare shopping in rete: economicità e comodità. Il 37,1%, infatti, sostiene che acquistare un prodotto online comporti un risparmio notevole rispetto ai negozi tradizionali.
    Il 32,8% ritiene, inoltre, che sia più comodo. Basta un semplice click da casa e seguire delle procedure abbastanza semplificate per comprare un bene che arriverà direttamente al tuo domicilio.
    Niente più file nei negozi durante il periodo dei saldi: una vera e propria manna dal cielo per chi odia fare shopping.
    Internet offre una vasta gamma di scelta e si possono trovare tante informazioni sulla qualità dei prodotti, aspetto da non sottovalutare, soprattutto quando si procede all’acquisto di beni molto costosi.

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaPermane comunque una parte di popolazione italiana diffidente sul mondo dell’e-commerce. Secondo il rapporto Censis-Ucsi, infatti, il 28,7% degli italiani pensa che dietro l’acquisto di un prodotto online possa nascondersi una truffa; una percentuale che aumenta tra gli over 65 anni (34,6%) e tra i meno istruiti (32,6%).
    In generale molti cittadini italiani si mostrano preoccupati in merito alla sicurezza dei metodi di pagamento digitali e al recapito dei beni a domicilio.
    Solo il 10,3% degli italiani si fida al cento per cento dei pagamenti in rete, mentre il 21,8% teme che il prodotto acquistato possa arrivare a casa propria in ritardo oppure danneggiato.
    L’e-commerce rimane ad ogni modo una realtà in crescita su scala mondiale ed in quanto tale non può essere ignorata, soprattutto dalle imprese. L’Italia da questo punto di vista ha ancora enormi margini di crescita, se pensiamo che la classifica Desi (Digital Economy and Society Index) relega il nostro paese all’ultimo posto per quanto riguarda la quota di Pmi che utilizzano l’e-commerce.
    Il processo di innovazione passa in maniera imprescindibile dall’economia digitale: è bene che consumatori ed imprese prendano coscienza di tutto ciò.



  • Lo aveva preannunciato il presidente dell’Inps Tito Boeri, lo ha confermato oggi il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Nei primi due mesi del 2015 c’è stato un vero e proprio boom di nuove assunzioni con contratti a tempo indeterminato.
    Per la precisione sono stati attivati 79mila rapporti di lavoro a tempo indeterminato, con una variazione percentuale positiva del +38,4% rispetto al medesimo periodo del 2014.

    Primi effetti del Jobs Act? Ancora no. Le misure contenute nella riforma del mercato del lavoro, come il contratto a tutele crescenti e ad alcune deduzioni fiscali, sono attive solo da qualche giorno.
    Dovremo aspettare, dunque, un paio di mesi per verificarne gli effetti.
    La crescita attuale dei contratti a tempo indeterminato va attribuita, invece, alla Legge di Stabilità, dove vengono disciplinate alcune agevolazioni fiscali per le imprese che decidono di assumere attraverso forme contrattuali a tempo indeterminato.
    La speranza è che il “combinato disposto” di Jobs Act e Legge di Stabilità possa effettivamente dare una sferzata al tasso di disoccupazione italiano.

    polettiEntrando nel dettaglio dei dati forniti da Poletti abbiamo, nel solo mese di gennaio, una crescita dei contratti a tempo indeterminato pari al 32,5% su base annua; per i giovani tra i 15 e i 29 anni la variazione tendenziale è del 43,1%. A febbraio, invece, l’aumento è stato del 38,4% e per i giovani è giunto al 41,4%.
    Il Ministro del Lavoro ha fornito alcune elaborazioni interessanti anche sull’altra misura presa dal Governo, in collaborazione con l’Unione Europea, per inserire i giovani all’interno del mondo del lavoro.
    Il riferimento è al Fondo Garanzia Giovani, uno strumento di politiche attive per il lavoro che si è rivelato inefficace in questi primi mesi di vita.
    Non a caso, ad attendere Poletti al suo insediamento come Ministro delle Infrastrutture ad interim, c’erano molto giovani che gli chiedevano conto sul funzionamento del progetto Garanzia Giovani.
    Molti ragazzi iscritti non hanno visto attivarsi le procedure di collocamento e quei pochi che sono riusciti a stipulare un contratto di stage non hanno ancora ricevuto l’indennità spettante.
    Poletti si è limitato a riportare i dati delle iscrizioni e delle attivazioni dei percorsi lavorativi, senza rispondere nel merito alle polemiche di questi mesi.
    Allo stato attuale, gli iscritti al Fondo Garanzia Giovani sono 476 mila: di questi 233.907 sono stati presi in carico dalle istituzioni competenti, 49 mila, invece, hanno già ricevuto una proposta di stage, servizio civile, tirocinio, apprendistato o un’opportunità formativa.



  • La previsione dell’Imu agricola ha scatenato polemiche su più fronti. Molte forze parlamentari, tra le quali Forza Italia ed il Movimento 5 Stelle, hanno espresso tutto il loro dissenso, ritenendo il provvedimento come un mossa di carattere populista.
    La motivazione di questa definizione sta nella decisione del Governo di finanziare i cosiddetti “80 euro” proprio con il gettito fiscale dell’Imu agricola (circa 260 milioni).
    Ma le proteste sono ancora più forti tra le associazioni dei produttori agricoli, costretti a pagare una tassa cospicua per il possesso di terreni.

    La normativa prevede, però, delle esenzioni per quei proprietari che possiedono ettari di terreno nei comuni montani; stesso discorso nei comuni parzialmente montani solo però per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali. Non esiste alcuna esenzione, invece, per tutti gli altri comuni.
    La normativa in questione dovrebbe tutelare la maggior parte degli agricoltori, che generalmente si trovano ad operare in zone montane e comunque parzialmente montane.

    06112014In realtà, proprio in questi giorni sono sorti dei problemi in merito alla classificazione dei comuni. Tale operazione è stata effettuata dall’Istat, ma ha causato addirittura un ricorso al Tar da parte dell’Anci Lazio.
    Come riportato dal Corriere della Sera, un’ordinanza del tribunale amministrativo ha chiesto all’istituto di statistica di spiegare quali sono stati i criteri adottati per effettuare la distinzione tra comuni montani e non montani.
    Leggendo, infatti, la suddivisione effettuata dall’Istat emergono alcune incongruenze abbastanza clamorose. Sembra che il principio classificatore non sia stato quello altimetrico.
    Ci sono, difatti, alcuni comuni posti ben al di sopra del livello del mare come Montefiascone (Viterbo), Gesualdo e Montemiletto, entrambi nella provincia di Avellino, che nonostante siano collocati ad oltre 600 metri di altitudine non sono classificati come comuni montani.
    Accade, al contrario che vere e proprie località balneari, come Monte Argentario (Grossetto), o una metropoli come Roma vengano considerate rispettivamente come dei comuni montani e parzialmente montani.
    In attesa di conoscere le risposte dell’Istat e di verificare se si sia trattato di semplici errori, il risultato dell’iter giudiziario presso il Tar del Lazio rischia di influenzare fortemente una delle imposte più discusse del governo Renzi.
    E non è esclusa, come anticipato da Forza Italia, la presentazione di una class action che possa annullare la tassa.



  • Come avviene puntualmente ogni due anni, il Ministero dello Sviluppo economico ha aggiornato la normativa sui contributi che le cooperative devono versare allo Stato per il biennio 2015-2016. Il Decreto ministeriale è stato emanato il 20 gennaio 2015 e sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 marzo.
    A partire da questa data le coop avranno 90 giorni per versare la cifra dovuta.

    TAXLe imprese sociali saranno suddivise in cinque fasce sulla base di tre criteri: numero dei soci, capitale sottoscritto e fatturato.
    Basterà essere classificati come cooperativa di fascia superiore per una solo di queste prerogative, per essere costretti a pagare un contributo più alto.
    Poniamo un esempio che spieghi meglio la questione. Può accadere che una coop possieda un numero di soci ed una quota di capitale sottoscritto tale da essere collocata in prima fascia (la più bassa in assoluto), ma che faccia registrare allo stesso tempo un fatturato relativamente alto, tipico di una fascia superiore.
    In questo caso verrà classificata come una cooperative di seconda o di terza fascia, proprio a cause del suo fatturato elevato. Di conseguenza anche il contributo da versare sarà più alto: le quote previste vanno da un minimo di 280 euro (prima fascia) ad un massimo di 2.380 euro (quinta fascia).

    L’obiettivo del Governo è rendere più precisi ed efficaci i controlli contabili nei confronti delle coop dopo le polemiche innescate dallo scandalo Mafia Capitale.
    Allo stato attuale le revisioni cosiddette “ordinarie” avvengono ogni due anni; possono essere effettuate dal Ministero dello Sviluppo economico oppure, per le cooperative iscritte alle centrali di committenza, da queste ultime su autorizzazione del Mise.
    Il controlli hanno, invece, una cadenza annuale per le imprese sociali che abbiano un fatturato di 22.523.684,69 euro, per quelle che possiedono partecipazioni di controllo in Srl e per le cooperative edilizie di abitazione.
    Il nuovo decreto ministeriale, infine, prevede anche la possibilità di effettuare ispezioni straordinarie per le cooperative in crisi di liquidità.


  • agrinsieme

    Anche Copagri, la confederazione dei produttori agricoli, è pronta ad aderire ad Agrinsieme, il Coordinamento delle organizzazioni e delle cooperative agricole costituito da Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.
    È quanto fatto trapelare da Franco Verrascina, presidente di Copagri. L’obiettivo è rafforzare l’unitarietà del settore agricolo, in un periodo storico particolarmente difficile.
    Diventa necessaria, dunque, una maggiore unione di intenti ed una programmazione comune a tutti gli organismi di rappresentanza.

    agrinsiemeLa notizia è stata accolta positivamente dai vertici di Agrinsieme, nella persona del Coordinatore Mario Guidi: “Agrinsieme è un organismo che si è costituito spontaneamente per volontà dei soggetti che ne fanno parte, aperto e senza preclusioni di sorta”. Nei prossimi giorni verrà discussione una revisione della struttura organizzativa che prenderà in considerazione anche l’ingresso di Copagri all’interno del coordinamento.

    Agrinsieme è la perfetta sintesi del mondo dell’agricoltura italiana, poiché unisce anime ed identità diverse con l’unico obiettivo di far crescere ed innovare il settore agroalimentare nostrano.
    L’adesione della confederazione dei produttori agricoli renderà ancora più proficua l’attività di un’organizzazione che rappresenta oltre il 30% del valore dell’agroalimentare italiano, rendendo possibile un dialogo effettivo tra imprese, cooperative agricole, lavoratori autonomi e dipendenti.
    Gli obiettivi posti dal presidente di Copagri sono certamente ambiziosi: “Per far crescere il settore agricolo e con esso l’Italia – ha dichiarato Verrascina – occorrerà muoversi lungo tre direttrici: ridurre la pressione fiscale seguita da un adeguato bilanciamento delle agevolazioni in campo agricolo; incidere concretamente sugli sprechi della spesa pubblica; attivare un reale piano di promozione del made in Italy che coinvolga la rappresentanza degli agricoltori”.
    Si tratta di traguardi difficili da ottenere: presentarsi così uniti, però, al tavolo delle trattative con le istituzioni può rappresentare un importante vantaggio strategico per l’intero settore dell’agroalimentare italiano.


  • cosa sono le cooperative a mutualità prevalente

    Abbiamo già visto quali siano i requisiti, soggettivi ed oggettivi, affinché una cooperativa possa essere considerata a mutualità prevalente, e godere quindi delle agevolazioni fiscali previste dalla legge. Vi sono, però, delle ipotesi in cui il legislatore ha inteso considerare alcune tipologie di cooperative “prevalenti di diritto”, in ragione di alcune loro peculiarità o della loro funzione sociale particolarmente rilevante, indipendentemente – quindi – dal raggiungimento dei rigidi requisiti di bilancio di cui all’art. 2513. Di seguito alcuni esempi.

    • Secondo l’art. 111-septies disp. att. cod. civ. le cooperative sociali (sia di “tipo A” che di “tipo B”) che rispettino le norme di cui alla l. 381/91 sono considerate, indipendentemente dai requisiti di cui all’articolo 2513 del codice, cooperative a mutualità prevalente. Rimane fermo, però, l’obbligo di inserire nei rispettivi statuti le clausole di prevalenza “soggettiva” di cui all’art. 2514 c.c.
    • Secondo l’art. 223-terdecies disp. att. cod. civ. le banche di credito cooperativo che rispettino le norme delle leggi speciali sono considerate cooperative a mutualità prevalente.
    • In applicazione dell’art. 111-undecies disp. att. cod. civ. il Ministro delle attività produttive, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ha stabilito con il D.M. 30 dicembre 2005 i regimi derogatori al requisito della prevalenza di cui all’art. 2513 c.c., tenuto conto della struttura delle imprese e del mercato in cui le cooperative operano, delle specifiche disposizioni normative cui le cooperative devono uniformarsi e della circostanza che la realizzazione del bene destinato allo scambio mutualistico richieda il decorso di un periodo di tempo superiore all’anno di esercizio:
    • Cooperative di lavoro. Nelle cooperative di lavoro e nelle cooperative miste non si computa, ai fini del calcolo di prevalenza di cui all’art. 2513 del codice civile, il costo del lavoro delle unità lavorative non socie assunte in forza di obbligo di legge o di contratto collettivo nazionale di lavoro o di convenzione con la pubblica amministrazione, nè il costo del lavoro delle unità lavorative che per espressa disposizione di legge non possono acquisire la qualità di socio della cooperativa.
    • Cooperative per la produzione e la distribuzione di energia elettrica. Nelle cooperative per la produzione e la distribuzione di energia elettrica non si computano tra i ricavi i corrispettivi derivanti dalla prestazione del servizio di fornitura di energia in base a rapporti obbligatori imposti.
    • Cooperative agricole di allevamento e di conduzione. Nelle cooperative di allevamento la condizione di prevalenza è rispettata quando dai terreni dei soci e delle cooperative sono ottenibili almeno un quarto dei mangimi necessari per l’allevamento stesso. Nelle cooperative agricole per la conduzione associata di terreni, la condizione di prevalenza è rispettata quando l’estensione dei terreni coltivati dai soci supera il 50% dell’estensione totale dei terreni condotti dalla cooperativa.
    • Enti di formazione. Negli enti di formazione costituiti in forma cooperativa non si computano, ai fini del calcolo del requisito della prevalenza mutualistica di cui all’art. 2513 del codice civile, i finanziamenti erogati da pubbliche amministrazioni per lo svolgimento di attività di formazione in favore di utenti terzi.
    • Cooperative per il commercio equo e solidale. Sono considerate a mutualità prevalente indipendentemente dall’effettivo possesso dei requisiti di cui all’art. 2513 del codice civile, le cooperative che operano prevalentemente nei settori di particolare rilevanza sociale, quali le attività di commercio equo e solidale. Per attività di commercio equo e solidale si intende la vendita, effettuata anche con l’impiego di attività volontaria dei soci della cooperativa, di prodotti che le cooperative o loro consorzi acquistano direttamente da imprese di Stati in via di sviluppo o da cooperative sociali di tipo b) ai sensi della legge 8 novembre 1991, n. 381, con garanzia di pagamento di un prezzo minimo indipendentemente dalle normali fluttuazioni delle condizioni di mercato.
    • Società finanziarie. Le società finanziarie, costituite in forma cooperativa ai sensi della legge 27 febbraio 1985, n. 49, e successive modificazioni ed integrazioni, sono considerate cooperative a mutualità prevalente qualora rispettino i requisiti di cui all’art. 2514 del codice civile.
    • Cooperative giornalistiche. Nelle cooperative giornalistiche di cui alla legge 5 agosto 1981, n. 416, non si computa il costo del lavoro dei soggetti con i quali la cooperativa instaura, nei limiti e alle condizioni previste da disposizioni di legge, rapporti di lavoro occasionale.
    • Cooperative di consumo operanti nei territori montani.
    • Calamità naturali. Nei casi in cui la cooperativa perda la condizione di prevalenza di cui all’art. 2513 del codice civile a causa di calamità naturali o avversità atmosferiche di carattere eccezionale, dichiarate dalle autorità competenti, che abbiano provocato danni alle culture, alle infrastrutture e agli impianti produttivi, il periodo relativo ai due esercizi previsto dal comma 1 dell’art. 2545-octies inizia a decorrere dal venir meno degli effetti degli eventi medesimi.
    • Soci di enti giuridici. Ai fini del calcolo della prevalenza di cui all’art. 2513, comma 1, lettera a), tra le cessioni di beni e prestazioni di servizi verso soci sono ricomprese quelle effettuate nei confronti di persone fisiche socie di enti giuridici aventi la qualità di soci della cooperativa.
    • Cooperative di editori che gestiscono agenzie giornalistiche.


  • I dati forniti dall’Istat sul commercio extra Ue nel mese di febbraio confermano una tendenza in atto da un po’ di tempo a questa parte. Le imprese italiane faticano a piazzare i propri prodotti nel mercato interno e devono rivolgersi allora all’estero.
    I principali partner commerciali del nostro paese, però, non si trovano all’interno dei confini dell’Unione Europea, ma oltreoceano. La svalutazione dell’Euro ha contribuito ad incentivare questo fenomeno e a rendere ancora più appetibili i nostri beni sui mercati esteri.

    Il report mensile dell’istituto di statistica italiano ci aiuta a valutare con precisione i rapporti commerciali intrattenuti dall’Italia con i paesi extra Ue.
    Nel mese di febbraio, rispetto a gennaio, le esportazioni verso di essi sono cresciute del +4,5%, mentre le importazioni hanno visto una variazione congiunturale positiva pari al +1,1%.
    L’incremento congiunturale dell’export è da attribuire principalmente alle vendite di beni strumentali (+13,7%) e di beni di consumo durevoli (+5,5%), diminuiscono invece le esportazioni di beni di consumo non durevoli (-3,6%) e di prodotti intermedi (-1,5%).
    Per quanto riguarda l’import, l’incremento congiunturale maggiore viene fatto registrare dagli acquisti di beni strumentali (+9,5%) e di beni di consumo durevoli (+2,8%).

    istatLa situazione è ancora più favorevole se guardiamo ai dati tendenziali, ovvero al confronto tra febbraio 2014 e febbraio 2013.
    In questo caso il livello delle esportazioni verso i paesi extra Ue è in crescita del +7,1%, con un aumento imponente della vendita di beni strumentali (+19,9%), dei beni di consumo durevoli (6,1%) e dei prodotti intermedi (4,6%).
    Le importazioni, al contrario, sono registrano una flessione (-4,1%) imputabile per intero al crollo degli acquisti di beni energetici (-32,7%). Al netto dell’energia, infatti, si registra un incremento notevole (+10,4%).

    Ma l’aspetto che riteniamo maggiormente interessante riguarda i dati sui rapporti commerciali dell’Italia con i singoli paesi. Non ci stupiamo di vedere al primo posto gli Stati Uniti d’America, vuoi per i trascorsi storici, vuoi per l’attuale congiuntura economica.
    Un dollaro molto forte nel rapporto con l’euro unito alla crescita dei consumi spinge gli statunitensi a soddisfare la domanda interna attraverso l’acquisto di prodotti proveniente dall’Eurozona. E sappiamo benissimo quanto il “made in Italy” goda ancora di fascino negli Usa.
    Secondo i dati dell’Istat, nel mese di febbraio le vendite dall’Italia verso gli Stati Uniti sono cresciute addirittura del 49,3%. Si tratta di una cifra enorme che ci racconta alla perfezione quanto siano frequenti gli scambi commerciali tra i due paesi in questo periodo storico.
    Lo stato che ha visto un aumento maggiore maggiore dell’export dall’Italia, dietro agli Usa, è la Turchia con un +10,7%.
    La crisi energetica, al contrario, ha fatto crollare gli scambi commerciali verso la Russia con una variazione negativa addirittura del -28,5%.



  • 90% di corruzione percepita nelle istituzioni. Numeri da capogiro che collocano l’Italia al primo posto tra i paesi membri dell’Ocse. E in questo caso non c’è nulla di cui vantarsi.
    Il rapporto dell’organizzazione internazionale fotografa alla perfezione il livello di fiducia che nutrono i cittadini verso il mondo della politica e più in generale verso le istituzioni.
    I numerosi casi di corruzione che da anni colpiscono la sfera politica, economica ed amministrativa del nostro paese hanno contribuito a diffondere l’immagine dell’amministratore corrotto, portatore dell’interesse personale ed indifferente di fronte alle esigenze collettive.

    lagiustiziaèamministratanelnomedelpopolo1Il rapporto Curbing corruption riprende uno studio Gallup che colloca l’Italia al primo posto per corruzione percepita, davanti anche a Portogallo e Grecia. Il livello più basso viene fatto registrare dalla Svezia con addirittura il 15% di corruzione percepita.
    L’Ocse effettua una riflessione molto interessante sugli effetti dei fenomeni corruttivi sulla società coinvolta. Le conseguenze sono devastanti non solo dal punto di vista economico, considerati gli ovvi danni che la corruzione arreca alle casse dello Stato; gli effetti sono potenzialmente distruttivi anche per la legittimità delle istituzioni democratiche.
    È questo l’aspetto più pericoloso, troppo spesso sottovalutato da chi commenta questi episodi. La percezione diffusa che le istituzioni rappresentative siano corrotte ed incapaci di portare avanti le istanze dei cittadini le rende di fatto illegittime. Di qui nasce l’astensione al voto sempre più diffusa e la nascita di forze partitiche di stampo populista che combattono l’attuale elités politica.
    La democrazia non può sopravvivere a lungo con una scarsa legittimazione tra i cittadini, perché è proprio da essi che prende vita e si alimenta anno dopo anno.

    L’Ocse mette insieme i dati sulla corruzione percepita e quelli sulla fiducia nel governo, ritenendo siano strettamente collegati tra di loro. Secondo le elaborazioni dell’organizzazione parigina, in Italia la fiducia verso l’esecutivo è circa del 30%, una cifra superiore a quelle di Grecia, Portogallo, Spagna e Slovenia.
    Il paese con il più alto tasso di fiducia verso il proprio governo è la Svizzera con una percentuale vicina all’80% ed una corruzione percepita al 25%. In Germania abbiamo una fiducia verso il governo superiore al 60%, ma una corruzione percepita comunque elevata, visto che si avvicina al 40%.
    In generale la media tra i paesi Ocse è maggiore al 40% per quanto riguarda la fiducia verso gli esecutivi ed inferiore al 60% per la corruzione percepita all’interno delle istituzioni.



  • Il 25 Marzo del 1995, presso la sede della Cgil di Roma in via dei Frentani, nasceva Libera, un cartello di associazioni contro tutte le mafie.
    Da quel lontano 25 marzo sono passati vent’anni esatti. Nel frattempo Libera è cresciuta, si è fatta le ossa e ha lanciato un messaggio di speranza in tutta Italia. Ha portato alto l’onore ed il nome di tutte le vittime della violenza mafiosa e ha creato una rete di solidarietà con pochi uguali.
    Le iniziative di Libera vedono ogni anno come protagonisti migliaia di persone: giornalisti, imprenditori, magistrati, sacerdoti, politici, associazioni ed altri esponenti della società civile.
    Tutti uniti da un solo pensiero luminoso: l’Italia ripudia tutte le mafie e vuole liberarsi delle sua attività illecite.

    LOGO_LIBERA1Anche noi, come Cooperative Italia, ci uniamo agli auguri effettuati da tantissimi cittadini. Sul sito di Libera, troviamo anche una serie di pensieri scritti da alcuni personaggi famosi, come lo scrittore Roberto Saviano, la presentatrice Geppi Cucciari o i cantanti Caparezza e Luca Barbarossa.
    Un augurio speciale non può che andare a don Lugi Ciotti, ideatore del progetto e primo presidente di Libera. La sua attività quotidiana per l’associazione è un dono per il nostro paese, così come la sua perseveranza e dedizione alla causa devono fungere da esempio per tutti i cittadini del mondo.

    Non più tardi di sabato scorso, si è tenuta a Bologna la consueta manifestazione del 21 Marzo, nella quale vengono ricordate le vittime di tutte le mafie. Più di duecentomila persone si sono riversati sulle strade di Bologna per dire il loro NO alle associazioni di stampo mafioso e per commemorare quanti hanno dato la propria vita per rendere l’Italia un paese migliore.
    La speranza è che la riscossa civile auspicata da Libera possa diventare reale nei prossimi anni. La sensibilità sulle tematiche della legalità è aumentata nell’ultimo decennio, sensibilità che però si scontra con una società sempre più violenta ed attratta dalle logiche di potere tipiche delle associazioni mafiose.
    Il connubio politica-mafia-impresa è sempre più forte: per questo motivo una rivoluzione civile e civica della società nella sua interezza è quanto di meglio l’Italia possa augurarsi: perché liberare il nostro paese dalla mafia significa scommettere sulle reali virtù degli italiani. Una scommessa che può e deve essere vinta.



  • Un investimento complessivo da 40 milioni di euro per la creazione di 700 nuovi ettari per la produzione di kiwi.
    È questo il contenuto principale dell’accordo stipulato in data odierna da Agrintesa ed Osas, due società cooperative operanti rispettivamente a Faenza e Castrovillari.
    L’obiettivo dell’intesa è rilanciare la filiera italiana del kiwi in un periodo storico molto delicato per il settore di riferimento. Per effettuare questo tipo di operazione la cooperativa calabrese, oltre a creare nuovi ettari, convertirà una parte di terreno dedicata, allo stato attuale, alla coltivazione delle pesche tardive di Agosto. Nel settore delle pesche nettarine Osas rimarrà comunque attiva durante tutto il resto dell’anno.

    A rivelare i contenuti dell’intesa e la strategia aziendale è Giuseppe Nola, presidente della società cooperativa di Castrovillari: “L’accordo risponde innanzitutto ad un nostro programma di diversificazione varietale che ci spinge verso le produzioni di kiwi. Le varietà coltivate dai produttori dell’area di Rosarno hanno dimostrato di potere garantire ottimi risultati di mercato sia per la qualità che per la commerciabilità, sicché ci stiamo orientando verso quelle produzioni”.

    osasL’operazione di implementazione delle coltivazioni di kiwi è partita da qualche mese (già piantati i primi 50 ettari di terreno), segno che l’accordo era nell’aria. Una parte dell’investimento programmato potrebbe essere finanziato dalla Regione Calabria con il Piano Operativo Regionale (POR).
    Osas, attraverso la propria società commerciale Campoverde, ha già preparato il progetto che le permetterà di partecipare al bando ed eventualmente di ricevere un finanziamento vicino ai 20 milioni di euro.

    La fase di recessione, che ha colpito evidentemente anche l’agroalimentare italiano, costringe le cooperative agricole ad una programmazione ancora più attenta e a coordinare la propria attività produttiva insieme a quella di altre imprese.
    Non è un caso che l’accordo tra Agrintesa e Osas non si fermi al settore dei kiwi, ma riguardi anche la commercializzazione di pesche nettarine, clementine ed arance.
    L’intesa prevede, infatti, la collaborazione con Alegra, bunisess unit del Gruppo Apo Conerpo, che permetterà ai prodotti Osas di essere commercializzati all’interno della grande distribuzione organizzata italiana e quindi di essere collocati in maniera piuttosto agevole sul mercato interno.



  • La diffusione della cultura digitale passa attraverso i territori. L’implementazione delle nuove tecnologie a livello locale favorisce nuovi metodi di aggregazione e di interazione, anche tra generazioni diverse.
    Rendere libera la connessione wi-fi all’interno dei circoli ricreativi, frequentati per lo più da persone anziane, può essere, ad esempio, un ottimo veicolo di diffusione dei digital devices tra quei cittadini che non sono abituati ad utilizzarli.
    Viene così meno lo stereotipo secondo il quale le nuove tecnologie causerebbero solamente un sentimento di alienazione verso la realtà: Internet, i social network e gli strumenti digitali, al contrario, possono dar vita a rinnovati processi aggregativi, avvicinando, come accennato in precedenza, giovani ed anziani.

    È proprio questo l’obiettivo del progetto “Iperbole FA Centro”, promosso e realizzato da ANCeSCAO Bologna nell’ambito dell’Agenda digitale del Comune di Bologna.
    Nelle giornate di Venerdì 27 Marzo, Martedì 31 Marzo e Martedì 7 Aprile, trenta centri socio-culturali bolognesi verranno proclamati centri digitali.
    Questo nome vi risulterà abbastanza nuovo. La dizione di “centro digitale” si spiega con l’installazione presso questi circoli di trenta router wi-fi che consentiranno il libero accesso alla connessione Internet della rete Iperbole.

    agenda-digitaleL’idea è per certi aspetti rivoluzionaria. Sappiamo benissimo come, a differenza di molti centri urbani europei, le città italiane non siano all’avanguardia in tema di banda larga e wi-fi gratuito.
    Non più tardi di qualche settimana fa il Governo è dovuto intervenire con un decreto legge, attraverso il quale dà il via a corposi investimenti per l’implementazione di connessioni a banda ultra larga su tutto il territorio italiano, provando a colmare il gap che divide l’Italia dal resto d’Europa.
    Il progetto “Iperbole FA Centro” ha una duplice valenza: da una parte, rende disponibile l’accesso al wi-fi ad una più ampia platea di persone dislocate in varie zone della città; dall’altra, contribuisce alla diffusione della cultura digitale anche tra la popolazione anziana, che rappresenta il più assiduo frequentatore dei circoli ricreativi.
    Da questo punto di vista, i digital devices possono rappresentare il miglior strumento di integrazione ed interazione tra due mondi, quello dei giovani e degli anziani, troppo spesso incomunicabili tra di loro.
    Ecco l’elenco delle zone della città e dei centri interessati dal progetto:

    Quartiere Borgo Panigale: Villa Bernaroli, Il Parco;

    Quartiere Navile: Villa Torchi, Croce Coperta, Casa Gialla, Pescarola, Montanari;

    Quartiere Reno: Rosa Marchi, Santa Viola;

    Quartiere Porto-Saragozza: Costa, Saffi, Due Agosto 1980; Della Pace;

    Quartiere Santo Stefano: Lunetta Gamberini,  Stella, Baraccano, Dall’Olio;

    Quartiere Savena: Villa Mazzacorati, San Rafel, Casa del Gufo, Foscherara, Villa Paradiso, La Dacia;

    Quartiere San Donato: Italicus, Pilastro, Oltre, Pallone, Frassinetti;

    Quartiere San Vitale: Croce del Biacco, Scipione dal Ferro, Ruozi.



  • Con 155 sì e 92 no il Senato ha votato la fiducia al Governo sull’Investment Compact.
    Con la sua approvazione diventano legge una serie di misure che riformano il sistema economico e finanziario italiano.
    Uno degli aspetti più rilevanti riguarda certamente le Banche Popolari. Il nuovo quadro normativo disciplina la trasformazione in società per azioni e l’eliminazione del voto capitario per tutti quegli istituti finanziari di natura popolare con un utile superiore agli 8 miliardi di euro.
    Sono nove le banche interessate dal provvedimento, le quali avranno 18 mesi di tempo per modificare il proprio statuto, pena la revoca della licenza bancaria da parte della Bce e la liquidazione coatta amministrativa dei beni.

    17112014L’intervento in questione si pone come obiettivo la liberalizzazione del settore finanziario, provando a rendere più agevoli ed immediati i cambiamenti nel management di maggioranza delle Popolari. Allo stato attuale, infatti, la presenza dell’istituto del voto capitario (una testa un voto) rende quasi impossibile un mutamento nel controllo di queste banche, perpetrando una gestione del potere quasi oligarchica.
    Risulta difficile, infatti, far convergere il voto di migliaia di soci verso un determinato gruppo di azionisti. Il decreto di riforma delle Popolari adotta, al contrario, un sistema di voto ponderato in base alla quantità di capitale posseduto.
    Risulta evidente, ad ogni modo, come un cambiamento di questo tipo snaturi l’esistenza stessa delle Banche Popolari, quali istituti finanziari improntati su principi quali la democrazia economica e la gestione sociale del capitale.

    All’interno dell’Investment Compact ci sono altre misure che abbiamo discusso più volte in questa sede.
    Tra le più rilevanti ricordiamo quella sulla portabilità dei conti correnti, che renderà più rapido, nonché gratuito, il trasferimento di un conto da una banca all’altra; sono previste inoltre multe da 5.160 euro a 64.555 euro per quegli istituti finanziari che non rispettano il termine massimo di dodici giorni per il passaggio da un istituto ad un altro.
    Ci sono, infine, una serie di norme che equiparano di fatto le Pmi innovative alle start up di alto valore tecnologico, purché siano costituite sotto forma di società di capitale, anche cooperative, ed operino sul mercato da meno di sette anni dalla loro vendita commerciale.
    Le Pmi innovative potranno così usufruire dai medesimi vantaggi di natura fiscale e finanziaria delle start up, incentivando in questo modo i giovani ed i meno giovani a sviluppare i propri progetti innovativi.