• Una riflessione a 360 gradi su tanti argomenti: l’incontro dei rappresentanti di Confcooperative con il Papa, la questione delle false cooperative, la riforma delle Bcc e soprattutto il futuro del mondo cooperativo.
    Nel corso di un’intervista al Sir, il presidente nazionale di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha fornito alcuni spunti d’analisi sul momento attuale dell’economia italiana in relazione alle imprese sociali.

    confcooperativeLe cooperative sono un punto di riferimento importante per il tessuto economico e sociale italiano. Svolgono una funzione fondamentale di inclusione sociale, adempiendo ai bisogni delle comunità locali, ed in qualità di imprese sociali competono sui mercati mondiali grazie a prodotti di elevata qualità.
    L’Italia, dunque, può e deve investire sulle cooperative. Il ritorno è a quantificabile sia in termini di sviluppo sociale che di crescita generale dell’economia.
    Per raggiungere questo obiettivo andranno affrontate a breve alcune questioni problematiche.
    Una su tutte è la globalizzazione. L’espansione dei mercati su scala mondiale rischia di mettere in seria difficoltà le piccole cooperative, storicamente dedite al piccolo commercio locale.
    Secondo Gardini le imprese sociali devono essere in grado di affrontare le sfide delle globalizzazione attraverso un processo di fusione fra più coop ed in generale di crescita dimensionale.
    Questo concetto riguarda principalmente le imprese agricole, i cui prodotti hanno una vasta richiesta su scala internazionale e dunque sono costretti ad adattare le proprie strutture ed il proprio capitale umano alle esigenze attuali.
    Lo spirito cooperativo, però, deve restare inalterato, rimanendo improntato ai principi della mutualità e della democrazia.
    Le coop rappresentano un modello d’impresa diverso da quello imperante ed in quanto tale deve essere valorizzato non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo: “Le cooperative servono oggi e serviranno ancora di più domani a dare speranza: la speranza che si può costruire un’economia basata sull’uomo e non sul capitale, fondata sulla risposta ai bisogni piuttosto che sulla speculazione finanziaria”

    Tra i tanti argomenti affrontati da Maurizio Gardini c’è anche quello delle false cooperative. Su questa tematica è stato chiaro il monito del Papa, nel corso dell’incontro con i 7000 rappresentati di Confcooperative tenutosi nella giornata di sabato.
    Gardini ritiene che le false cooperative “prostituiscano” il nome della cooperazione e tolgano lavoro ai veri giovani cooperatori. Per combatterle bisogna punire anche le imprese che intrattengono rapporti commerciali con esse.
    “Quando si appalta un servizio a una cooperativa” afferma Gardini “se questa ha prezzi eccessivamente bassi, inferiori al costo del lavoro, non può essere una coop sana. E l’impresa non lo può ignorare”.
    Un’ultima riflessione la concede sulla riforma delle Bcc in discussione in questi giorni. Secondo il vertice di Confcooperative l’auto-riforma è necessaria per far fronte anche alle nuove direttive delle Bce e della Banca d’Italia. Bisognerà, però, trovare un nuovo sistema che non snaturi la natura mutualistica e democratica degli istituti finanziari cooperativi.



  • Un 2014 negativo per il Pil italiano ed il confronto diventa impietoso quando guardiamo ai più grandi stati europei.
    Lo riferisce l’Istat, nella sua analisi annuale sul Prodotto Interno Lordo e tutte le altri variabili aggregate.
    Il Pil italiano in volume è diminuito dello 0,4% rispetto al 2013, mentre in Germania ed in Francia è cresciuto rispettivamente del +1,6% e del +0,4%.
    La differenza con gli Stati Uniti è ancora più marcata, se pensiamo che negli Usa il Pil è cresciuto addirittura del +2,4%.

    istatI dati appena riportati sono il segno inequivocabile che gli altri paesi, seppur tra mille difficoltà, sono riusciti a trovare i giusti antidoti alla crisi. Il processo di crescita in queste realtà è iniziato lentamente e sembra portare i primi frutti, sia in termini di crescita dei volumi produttivi che di riduzione del tasso di disoccupazione.
    Non è un caso che anche in quest’ultimo ambito l’Italia, a fine 2014, faccia registrare il proprio record negativo con una disoccupazione al 12,7%.

    Se analizziamo nel dettaglio i dati sul Pil, forse bisogna addirittura essere soddisfati. Nel 2013, infatti, la variazione negativa rispetto all’anno precedente era stata del -1,7%. Limitare la perdita allo 0,4% può essere, quindi, valutato in maniera positiva.
    In realtà non può e non deve essere così. Il motivo è presto detto.
    L’analisi attenta delle elaborazioni dell’Istat ci permette di effettuare una riflessione molto chiara.
    Gli apporti positivi al nostro Prodotto Interno Lordo vengono per lo più da fattori esterni, quali la svalutazione dell’euro ed il crollo del prezzo delle materie energetiche.
    La domanda estera netta ha fornito, infatti, un apporto positivo di 0,3 punti, al pari delle esportazioni, aumentate dello 2,7%.

    Il dato emerso è chiaro: la limitazione delle perdite rispetto al biennio 2012-2013 è dovuto principalmente ad una crescita della domanda estera. I prodotti italiani sono molto richiesti sui mercati internazionali e l’aumento dei consumi negli Stati Uniti ha certamente portati dei benefici all’interno della nostra economia.
    Non si può dire, al contrario, la stessa cosa per la domanda interna. È questo, con ogni probabilità, il dato più preoccupante.
    La domanda interna ha contribuito in maniera negativa dello 0,6%, un dato che si ripercuote inevitabilmente sui consumi e sugli investimenti.
    Dal lato della domanda interna nel 2014 si registra, in termini di volume, una variazione nulla dei consumi finali nazionali e un calo del 3,3% degli investimenti fissi lordi”. L’Italia fatica a far ripartire la spirale positiva dei consumi e degli investimenti, anche se qualche segnale di ripresa è riscontrabile.
    Ad esempio, la spesa per consumi finali delle famiglie residenti è cresciuta del +0,3 %, facendo registrare un’inversione di tendenza dopo il pessimo 2013 (-2,9%).
    Sono aumentate in particolare le spese per alcool, tabacchi e narcotici (+2,3%), servizi sanitari (+2,0%), ricreazione e cultura (+1,9%). Diminuiscono, invece, i consumi per mobili, elettrodomestici e manutenzione della casa (-1,4%), a testimonianza del fatto che il settore immobiliare fatica ancora a riprendersi dopo la crisi del 2009.

    Per quanto riguarda gli investimenti (-3-3%), la variazione negativa maggiore è rappresentata dalla componente delle costruzioni (-4,9%) e dell’acquisto di macchinari (-2,7%).
    I settori produttivi, infine, che hanno portato il maggiore apporto negativo al Pil sono ancora una volta quello delle costruzioni (-3,8%) ed agricoltura, silvicoltura e pesca (-2,2%).



  • La riforma del credito cooperativo non può più attendere. Dopo mesi di discussione sulla modifica statutaria delle popolari, che avrebbe dovuto coinvolgere anche le Bcc, il Governo ha fatto un passo indietro e ha lasciato alle banche locali il potere di auto-riformarsi.
    Il sistema delle Bcc presenta alcune lacune che vanno colmate soprattutto dal punto di visto del controllo dell’attività e del capitale finanziario.
    Per questo motivo Federcasse sta studiando una riforma che possa contemplare un sistema misto, prendendo spunto dai modello operativo francese e tedesco,

    iccreaSecondo le indiscrezioni degli ultimi giorni, la proposta dovrebbe essere pronta per fine marzo, quando verrà discussa insieme all’Autorità di Vigilanza.
    Il primo aspetto da modificare riguarda quello del controllo delle 379 Bcc. E qui abbiamo con ogni probabilità la novità più interessante.
    Sarà, infatti, una stessa banca cooperativa ad avere tali prerogative di controllo e prevenzione: Iccrea.
    Il Gruppo Bancario Iccrea è di proprietà delle altre banche locali e fornisce loro prodotti e servizi, soprattutto di carattere finanziario.
    Con la riforma del credito cooperativo, diventerà a tutti gli effetti un organismo di controllo, il che implicherà alcune modifiche del codice civile e dello statuto di Iccrea stessa e degli altri istituti di credito cooperativo.

    Ma c’è di più. Iccrea non si limiterà ad esercitare funzioni di sorveglianza e ad offrire servizi finanziari alle Bcc.
    Queste ultime, infatti, potranno rivolgersi alla capogruppo anche per richieste di capitale.
    Le risorse verranno inevitabilmente ricercate sul mercato estero. Ecco perché una delle ipotesi più probabili è la cessione di una quota di minoranza (30-40%) di Iccrea ad investitori esteri, facenti parte del credito cooperativo europeo.
    Si parla già delle Bcc tedesche o di quelle olandesi e finlandesi.
    Un impianto di questo tipo renderebbe sicuramente più solido il sistema e meno soggetto ad investimenti di carattere speculativo. Una maggiore integrazione tra gli istituti bancari cooperativi europei è auspicabile e darebbe maggiore certezze alle Bcc italiane dal punto di vista finanziario.
    In generale il mondo del credito italiano ha bisogno di una riforma di carattere organico. Sia la Commissione europea che l’Ocse hanno invitato l’Italia ad operare un’effettiva ristrutturazione del settore, consentendo ad imprese e famiglie di avere un accesso al credito più agevolato.
    Sono tante le ipotesi al vaglio del ministro Padoan, tra cui il tanto discusso Bad Bank di Stato. La sensazione è che a fine Marzo potremo avere un quadro più chiaro della situazione, quando arriveranno anche delle direttive precise da Bruxelles.



  • Il 31 marzo verrà compiuto un ulteriore passo verso la digitalizzazione dell’economia italiana.
    Niente più fattura cartacea nei rapporti tra Pubbliche Amministrazioni ed imprese. Qualsiasi attività commerciale, infatti, che fornirà beni o servizi o alle P.A. sarà obbligata a predisporre una fattura elettronica.
    L’obiettivo è rendere tracciabili e sottoposte a rigidi controlli le operazioni commerciali tra pubblico e privato e conservare le suddette fatture attraverso metodi più sicuri.

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaIl processo di transizione è iniziato il 6 giugno 2014, quando la fatturazione elettronica è diventata obbligatoria per Ministeri, Agenzie ed Enti Nazionali di Previdenza. Il sistema è stato valutato positivamente in questi primi sei mesi di sperimentazione, è quanto dichiarato da Alessandra Poggiani, direttore generale dell’AgId.
    L’obbligo di fatturazione elettronica verrà esteso a tutte le amministrazioni, escluse quelle locali, a partire dal 31 Marzo.
    Il processo di transizione, però, non sarà facile.
    Non tutte le imprese e non tutte le P.A., infatti, sono pronte. Per questo motivo sarà fondamentale l’attività di consulenza dei Digital Champions, ai quali ci si potrà rivolgere per avere chiarimenti sugli strumenti digitali a disposizione.

    L’obiettivo conclusivo del provvedimento è arrivare ad una vera e propria inclusione digitale di tutti soggetti coinvolti: professionisti, amministrazioni e pubbliche amministrazioni. Queste ultime non potranno più effettuare o ricevere pagamenti sotto forma cartacea, obbligando così i privati a fare altrettanto.
    Si creerà così un circolo virtuoso, con l’intento di modernizzare l’intero tessuto economico italiano.
    Tutte le informazioni tecniche sull’emissione delle fatture elettroniche si possono trovare sul sito www.fatturapa.gov.it .
    Per quanto riguarda, invece, le modalità d’invio si potranno utilizzare cinque tipologie:

    • Posta Elettronica Certificata (Pec)
    • Invio via Web
    • Servizio SDI-Coop – Trasmissione
    • Servizio SDIFTP
    • Servizio SP-Coop – Trasmissione

    Tutti i dati verranno controllati dal Sistema di InterScambio il quale poi provvederà a girarli alle pubbliche amministrazioni.
    Come accennato in precedenza, l’innovazione riguarda anche le modalità di conservazione delle fatture, che andrà effettuata esclusivamente in via telematica. Ci sarà, infatti, un responsabile della conservazione che apporrà la propria firma digitale sul documento con la relativa data di deposito.
    Verrà adottato, inoltre, uno specifico software che consentirà la conservazione delle fatture per almeno dieci anni.

     



  • Avete mai pensato alla possibilità di “spillare” il miele? Si avete capito bene, il miele come la birra.
    L’ultima incredibile invenzione di Flow Hive, commercializzata sulla piattaforma di crowfunding Indiegogo, rivoluzionerà con ogni probabilità la produzione del miele.
    Allo stato attuale, tale processo richiede ore e ore di lavoro ed attrezzature specifiche per evitare di essere punti dalle api.

    mieleCon la nuova arnia, invece, inventata da Cedar e Stuart Anderson in Austrialia, la lavorazione e la produzione del miele avrà un enorme abbattimento dei costi e una notevole riduzione dei tempi.
    Basterà, infatti, azionare una semplice valvola ed il miele prodotto dalle api all’interno dell’arnia uscirà attraverso appositi rubinetti.
    La procedura è talmente semplice da sembrare irreale. Ed invece è tutto vero ed è frutto di una sperimentazione durata circa dieci anni.
    L’invenzione degli Anderson sarà destinata a cambiare l’intero mondo dell’apicoltura. Lo testimoniano i commenti favorevoli riportati in questo video da parte di esperti del settore ed il boom di ordinativi ricevuti nella piattaforma Indiegogo.
    L’obiettivo di Flow Hive era raccogliere circa 70mila dollari, ma in meno di 5 giorni sono stati raccolti ordini per un totale di oltre 3 milioni di euro.

    Il motivo del successo non è da ascrivere semplicemente alla semplificazione delle operazioni di produzione del miele dettate dalla nuova arnia, ma va attribuito anche ad i costi esigui della nuova attrezzatura.
    Basti pensare che l’arnia più piccola costa 290 dollari, mentre quella più grande e completa 600 dollari.
    Si tratta di cifre esigue se pensiamo alla grandezza dell’innovazione e al tempo che verrà risparmiato nella lavorazione del miele, che permetterà agli apicoltori di aumentare la produzione e con essa i ricavi.
    La nuova arnia di Flow Hive è l’ennesima dimostrazione di come l’innovazione possa davvero semplificare la vita delle persone, anche in un settore tradizionale come quello agricolo.



  • Arrivano luci e ombre dal mercato del lavoro. In attesa di valutare gli effetti del Jobs Act, l’Istat rilascia le informazioni relative al mese di gennaio e all’anno 2014.
    Anche se il mondo del lavoro “non mostra chiari segnali di un’inversione di tendenza rispetto a quanto osservato negli scorsi mesi”, ci sono comunque molti spunti interessanti da valutare con attenzione.

    istatI segnali positivi arrivano dalle elaborazioni relative al mese di gennaio. Molti economisti si sarebbero aspettati un leggero aumento del tasso di disoccupazione dopo la diminuzione fatta registrare a dicembre.
    In realtà i dati forniti da Istat hanno rivelato una piacevole sorpresa. A gennaio, infatti, il tasso di disoccupazione è sceso ulteriormente attestandosi al 12,6%, in calo dello 0,3% rispetto al mese precedente.
    Il livello fatto registrare nel primo mese dell’anno 2015 corrisponde esattamente a quello di dodici mesi fa.
    Analizzando i dati nel dettaglio, notiamo una leggere crescita del numero di occupati, che ammontano in totale a 22 milioni di 320 milioni. Se sommiamo i dati di dicembre e quelli di gennaio, otteniamo 104 mila nuovi posti di lavoro.
    Numeri sicuramente incoraggianti se consideriamo che ci troviamo in pieno di periodo di recessione e che il periodo di riferimento è piuttosto ristretto.
    Anche la quantità di disoccupati è in diminuzione, visto che il numero di italiani senza lavoro è di 3 milioni e 221 mila, -0,6% rispetto al mese precedente.
    Per quanto riguarda, invece, i giovani tra i 15 ed i 24 anni, il tasso di disoccupazione nel mese di gennaio è al 42,7%, il livello minimo da 17 mesi a questa partita.

    Le notizie positive, però, finiscono qui. L’Istat ha stilato anche il bilancio complessivo per l’anno 2014.
    Il tasso di disoccupazione nel 2014 è stato del 12,7%, in assoluto si tratta del record negativo da quando questo indicatore è calcolabile, ovvero dal 1977 in poi.
    Preoccupano soprattutto i dati sul Mezzogiorno e sui giovani. Nelle zone meridionali del paese, infatti, la disoccupazione tocca picchi superiori al 20%. Se restringiamo l’analisi alle giovani donne del Sud, il tasso di disoccupazione raggiunge l’incredibile cifra del 58,8%.
    Un numero esorbitante che si accompagna a quello della disoccupazione giovanile, attestata al 42,7% ed in crescita di 2,6 punti percentuale rispetto al 2013.
    Proiettando lo sguardo verso il futuro, le previsioni degli esperti del settore danno un mondo del lavoro relativamente stabile nel 2015 ed un tasso di disoccupazione finalmente in calo solo a partire dal 2016.
    Certamente è difficile valutare con precisione quali saranno gli effetti di fattori interni, come il Jobs Act, e di quelli esterni, quali la svalutazione dell’Euro ed i possibili cambiamenti normativi proposti dalla nuova Commissione europea.
    Qualche segnale di ripresa è riscontrabile (export, Pil, disoccupazione), ma l’uscita dal periodo di recessione appare ancora piuttosto lontana.



  • Fondazione Vodafone Italia, in collaborazione tecnica con PoliHub, offre un’opportunità unica per tutti gli innovatori.
    Il nuovo bando Think for social mette a disposizione risorse fino ad un milione di euro per la realizzazione di progetti di innovazione sociale. L’iniziativa in questione promuove l’utilizzo delle nuove tecnologie per soddisfare i bisogni della comunità di riferimento.

    think for socialSono tante le esigenze e le richieste di ogni singolo territorio, istanze che spesso lo Stato ed i privati non sono in grado di soddisfare. Tocca allora ai comuni cittadini, attraverso associazioni no-profit, cooperative o semplici gruppi di studenti provare ad adempiere a tali richieste.
    L’unico strumento in loro possesso è la creatività. Le idee e l’originalità, ovviamente, sono alla base di tutto.
    Ma in un contesto difficile come quello italiano, troppo spesso mancano le risorse per realizzare progetti innovativi a servizio della comunità.

    Think for social nasce con l’obiettivo di sopperire a questa mancanza, promuovendo l’ingegno e lo spirito d’iniziativa dei giovani italiani. Possono prendere parte all’iniziativa studenti universitari e non, cooperative, associazioni no-profit e spin-off aziendali: tutti con l’intento di creare innovazione in Italia.
    Sono tre gli ambiti di riferimento per chi deciderà di partecipare al bando: salute e benessere, cultura ed istruzione, agricoltura ed ambiente.
    I candidati saranno chiamati a presentare dei progetti che ricadano in uno di questi tre settori e che abbiano come protagonista le nuove tecnologie. Dovranno essere sfruttate le potenzialità offerte da questi strumenti e bisognerà farlo nella maniera più innovativa possibile.
    L’obiettivo finale è lo sviluppo sociale dei territori, attraverso iniziative che vadano ad aiutare, ad esempio, soggetti bisognosi.
    Sul sito di Think for social troverete tutte le informazioni utili per candidarvi ed alcuni esempi significativi sul tipo di progetto richiesto.

    Il bando è suddiviso in varie tappe che consentiranno alla commissione di valutare attentamente tutte le proposte e di stabilire quale sia la più innovativa e quale soddisfa maggiormente le esigenze della società.
    Le domande andranno inviate entro il 30 aprile 2015, mentre la prima scrematura verrà effettuata entro il 30 maggio 2015.
    I progetti verranno valutati in base a questi criteri: bisogno sociale soddisfatto, innovatività della soluzione, impatto sociale atteso.
    I migliori 20 potranno partecipare all’Innovation weekend, il 5-6 giugno. Sarà un’opportunità per presentare i propri programmi e confrontarsi con gli altri candidati.
    Da giugno a novembre 2014, invece, le dieci migliori proposte riceveranno un finanziamento di 30.000 euro che consentirà loro di sviluppare al meglio il proprio progetto prima che vengano decisi i tre vincitori.
    Questi ultimi verranno selezioni da una giuria competente nel mese di novembre e solo in seguito inizieranno una fase di monitoraggio della durata di 12 mesi. In questo periodo di tempo i candidati potranno ricevere ulteriori finanziamenti fino ad un massimo di 1 milione di euro.



  • L’agricoltura italiana è stata sicuramente una delle poche note positive emerse durante il periodo di recessione.
    Nonostante la crisi produttiva abbia colpito vari comparti dell’economia nostrana, il settore agricolo è riuscito a mantenere su buoni livelli i fatturati e a vendere i propri prodotti sul mercato mondiale.
    Del resto l’agricoltura e l’agroalimentare italiano sono sempre stati degli ambiti di eccellenza del nostro tessuto economico e continuano ad esserlo ancora oggi.

    06112014Una buona parte di merito per i risultati del comparto in questione va attribuita alle donne.
    Come riportato da La Stampa, infatti, in Italia un’azienda agricola su tre è gestita da donne, per un totale di 532mila conduttrici.
    Il nostro paese non è tra i leader europei in termini di diversity: le donne faticano a ritagliarsi un posto importante all’interno delle pubbliche amministrazioni e delle grandi imprese.
    I ruoli apicali, infatti, sono per lo più ricoperti dagli uomini e anche gli stipendi sono comparativamente superiori per la componente maschile. I numeri appena riportati, dunque, rappresentano un’importante eccezione per il nostro paese.

    L’agricoltura è considerato un settore tradizionale, all’interno del quale le donne hanno sempre fornito un contributo rilevante, sia per la coltivazione dei prodotti che per quanto riguarda la loro trasformazione.
    Lo dimostrano anche i dati sul numero totale di impiegati femminili nel settore agricolo, soprattutto se paragonato a quello degli altri stati. Secondo le elaborazioni di Eurostat, in Italia sono 1,3 milioni le donne che lavorano per aziende agricole contro i 660.000 fatti registrare dalla Spagna.

    La componente femminile, però, non svolge un ruolo importante solo dal punto di vista quantitativo, ma anche e soprattutto da quello qualitativo. Il valore di produzione fatto registrare dalle imprese condotte da donne risulta essere quasi il doppio rispetto alle aziende a conduzione maschile.
    Se analizziamo, infine, nel dettaglio il tipo di imprese condotte e le caratteristiche anagrafiche delle conduttrici, notiamo come la maggior parte di esse siano di carattere agrituristico (28,9%), mentre l’età prevalente delle donne a a capo delle suddette aziende sia compresa tra i 60 ed i 74 anni, con una bassa percentuale di laureate (6%) e di conduttrici di cittadinanza straniera (0,33%).
    L’agricoltura, dunque, volge lo sguardo alle donne, nella speranza che anche altri settori possano adottare tale modello d’impresa rivelatosi pienamente efficiente.

     



  • I sindaci sono responsabili in via solidale con gli amministratori quando, in caso di perdite che superano il capitale sociale, non convocano l’assemblea per gli opportuni provvedimenti. Il danno risarcibile va imputato in solido a tutti gli amministratori e sindaci che si erano succeduti negli esercizi nei quali le perdite si sono
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    prodotte. È quanto emerge dalla sentenza di Cassazione civile n. 10452 del 14 marzo 2014 depositata il 14 maggio.
    Il curatore fallimentare di una cooperativa a responsabilità limitata conveniva in giudizio tutti gli amministratori e sindaci succedutesi nella gestione della società durante gli esercizi in cui la perdita aveva completamente eroso il capitale sociale. L’obbligo di adottare gli opportuni provvedimenti, che il codice prevede in dette situazioni, doveva già essere assolto alla chiusura del bilancio relativo al 1979 (ultimo bilancio approvato dai vecchi sindaci poi sostituti), in cui il capitale risultava completamente eroso per perdite, ed inoltre le perdite erano continuate negli esercizi sociali relativi al 1980 e 1981. Il danno imputato solidalmente ad amministratori e sindaci (euro 206.582 oltre rivalutazione e interessi) è stato quantificato dal giudice di prime cure pari alla perdita realizzata dalla società negli esercizi 1980 e 1981.
    La Suprema corte, respingendo ogni motivo di ricorso, ribadisce alcuni concetti ormai pacifici nella giurisprudenza di merito e di legittimità (si veda Trib. Milano 3 febbraio 2010; Cass. 6 settembre 2007, n. 18728 ; Cass. 24 marzo 1999, n. 2772). La sentenza della Cassazione, confermando le pronunce di primo e di secondo grado, individua nella «prosecuzione dell’attività, malgrado le perdite dell’intero capitale sociale, la condotta illecita degli amministratori e, nella mancata assunzione di iniziative, la fonte di responsabilità dei sindaci». Secondo i giudici non rappresenta una causa di esclusione della responsabilità, per i sindaci subentranti, il fatto che alcune irregolarità (in particolare la perdita che erodeva il capitale) già emergessero nei bilanci approvati anteriormente alla loro nomina. Da segnalare, inoltre, che la Corte d’appello di Catania, chiamata in causa nel confermare la decisione di primo grado aveva nella fattispecie ritenuto irrilevante, ai fini del danno imputabile ai nuovi sindaci, il fatto che gli stessi, dopo pochi mesi dal loro subentro avessero segnalato al presidente del cda ammanchi di cassa, poiché la loro colpa era stata quella di non aver vigilato, in conformità agli obblighi della carica, ed evitato il danno con una tempestiva convocazione assembleare (ex art. 2406 c.c.).



  • Sulla Gazzetta Ufficiale n. 236 del 10 ottobre 2014 è stato pubblicato il Decreto Ministero dell’Economia e delle Finanze 24 settembre 2014 grazie al quale le imprese e i professionisti che vantano crediti nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, nel 2014
    DENARO
    possono compensare i relativi importi con le cartelle esattoriali notificate entro il 31 marzo 2014, se le somme iscritte a ruolo non sono superiori al credito vantato. A tal fine si tenga presente che:

    1. i crediti compensabili devono essere: certi, liquidi, esigibili e non prescritti; riferirsi a somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali; certificati secondo le modalità di cui al D.M. 22 maggio 2012 e al D.M. 25 giugno 2012;
    2. la compensazione opera – su richiesta del creditore – secondo le modalità indicate dal D.M. 25 giugno 2012 e dal D.M. 19 ottobre 2012;
    3. si applica l’art. 28-quater del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.

    Relativamente alle somme iscritte per le quali non può essere effettuata la compensazione mancando i requisiti sopra descritti, si applica l’art. 9, comma 2, del D.L. n. 35 del 2013, convertito con modifiche dalla Legge 6 giugno 2013, n. 64. Le regole sopra descritte – contenute in un decreto ministeriale attuativo dell’art. 12, comma 7-bis, del D.L. 23 dicembre 2013, n. 145, convertito con modifiche dalla Legge 21 febbraio 2014, n. 9- si applicano dal 10 ottobre 2014. Si ricorda che il citato art. 28 quater del D.P.R. n. 602 del 1973 è stato modificato dall’art. 13-bis, comma 2, del D.L. 7 maggio 2012, n. 52, convertito con modifiche dalla Legge 6 luglio 2012, n. 94 e, da ultimo, dall’art. 16, comma 10, del D.L. 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modifiche dalla Legge 7 agosto 2012, n. 135.



  • Cosa fare nel caso in cui si voglia contestare una bolletta telefonica o ottenere l’attivazione di un servizio telefonico lungamente atteso? L’adsl non funziona, è intermittente, il vostro operatore telefonico vi ha addebitato in bolletta delle voci o delle penali ingiustificate?

    corecom

    Prima di iniziare un giudizio, con i relativi aggravi di costi e tempi lunghi, dobbiamo procedere con un tentativo di conciliazione – obbligatorio e previsto a pena di improcedibilità – presso il competente Corecom regionale, emanazione locale dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). Il servizio è disciplinato dalla Delibera Agcom n. 173/07/Cons., è totalmente gratuito e non prevede l’assistenza necessaria di un avvocato; infatti può essere attivato sia dal privato cittadino che da una persona giuridica attraverso il semplice invio di un formulario compilato: a quel punto bisognerà solo aspettare di essere convocati per l’udienza di conciliazione, il che avviene di norma entro poche settimane. Successivamente alla presentazione dell’istanza per il tentativo obbligatorio di conciliazione, i termini per agire in giudizio sono sospesi per un periodo di 30 giorni. Decorso tale termine l’utente potrà ugualmente adire la competente Autorità giudiziaria.

    Gli esiti della procedura sono molteplici: qualora l’operatore dichiara di non volere aderire, la stessa si intende, prima ancora dell’udienza, conclusa; se le parti non si accordano, verrà redatto un verbale di mancato accordo, anch’esso sufficiente a soddisfare la condizione di procedibilità, e le parti potranno quindi agire in giudizio; le parti, infine, possono conciliare in udienza. In quest’ultimo caso viene redatto un verbale costituente addirittura titolo esecutivo.

    Ricordiamo infine che qualora si ravvisino situazioni caratterizzate da particolare urgenza, l’utente può chiedere al Corecom, contestualmente all’inizio della procedura o in pendenza di quest’ultima, «l’adozione di provvedimenti temporanei diretti a garantire la continuità dell’erogazione del servizio o a far cessare forme di abuso o di scorretto funzionamento da parte dell’operatore sino al termine della procedura conciliativa».



  • Chi è il responsabile dei danni subiti da un alunno durante l’orario scolastico?

    La risposta ci viene fornita da una recente decisione della Suprema Corte (sentenza n. 22752 del 4 ottobre 2013), la quale, ribadendo un indirizzo giurisprudenziale oramai consolidato, ha affermato che l’accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell’allievo a scuola, «determina l’instaurazione di un vincolo negoziale dal quale sorge a carico della medesima l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo per il tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica, in tutte le sue espressioni».

    classe-banchi

    Sulla scuole vige l’obbligo di predisporre tutti gli accorgimenti necessari atti a che l’alunno posso subire dei danni ma anche affinchè non provochi danni a se stesso. Tale obbligo ha una portata oggettiva molto amplia, se solo si pensa che viene anche all’esterno dell’edificio scolastico, compreso il cortile antistante l’edificio rientrante però nella disponibilità della scuola.

    L’obbligo di vigilanza dell’istituto scolastico, inoltre, è anche commisurato – oltre che alla diligenza richiesta dalla particolare natura delle cose – anche alle circostanze del caso concreto, quali, ad esempio, l’organizzazione interna adottata anche al fine di rispettare l’obbligo di protezione del minore. Ne consegue un regime probatorio più agevole per l’attore, il quale «deve provare che tale danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre l’istituto ha l’onere di dimostrare che l’evento dannoso è stato determinato da causa a sé non imputabile». Ricordiamo che la giurisprudenza ha precisato che il contenuto del dovere di sorveglianza va determinato in modo relativo, con riferimento all’età e al grado di maturità del soggetto sottoposto, e va esteso a tutto l’ambiente che lo circonda. Il dovere di vigilanza inizia quando i genitori affidano il minore all’istituto o all’insegnante e termina quando il figlio passa in custodia di nuovo ai genitori.