• La presentazione della domanda di rateazione allo sportello di Equitalia, e la sua accettazione, comporta una serie di vantaggi per il debitore. Equitalia, infatti, durante il periodo di moratoria, non può attivare alcuno strumento cautelare di tutela del proprio credito come l’iscrizione di una ipoteca sulla casa (o su altri
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    immobili) oppure il fermo amministrativo dell’automobile. Il che, proprio a riguardo del fermo, porta un indiscutibile vantaggio: la possibilità di alienare l’autoveicolo. Se, infatti, in presenza di un fermo, l’auto non può essere né ceduta, né rottamata (e il proprietario deve comunque pagare il bollo), una volta accolta l’istanza di rateazione il fermo viene cancellato e il contribuente è libero di sbarazzarsi del vecchio mezzo o di cederlo a terzi (si legga, a riguardo, il precedente articolo: “Come vendere un’auto soggetta a fermo”). Non solo. Equitalia non può procedere ad azioni esecutive. Infatti, non potrà effettuare il pignoramento dello stipendio, della pensione o il pignoramento di crediti vantati dall’azienda nei confronti di terzi clienti. Allo stesso modo, l’esattore non potrà mettere all’asta il bene immobile in precedenza pignorato. Insomma: ogni azione esecutiva viene abbandonata. Inoltre, se il contribuente vanta crediti maggiori di 10 mila euro nei riguardi di una pubblica amministrazione, detto pagamento non può essere bloccato. Restano possibili, inoltre, sia la compensazione dei crediti d’imposta sul modello F24, sia l’esecuzione dei rimborsi dei crediti d’imposta. Come noto, il debitore può chiedere al Fisco un piano di rateazione ordinaria (72 rate); nel caso in cui riesca a provare gravi difficoltà economiche, accertate dall’agente della riscossione, il piano si amplia a 120 rate. L’attivazione della maxi rateazione a 120 rate può rivelarsi utile anche in presenza di un accertamento esecutivo. Ciò, soprattutto in caso di aziende in difficoltà e di debiti tributari di importo ingente. La richiesta di rateazione può essere effettuata su tutte le cartelle esattoriali in essere o su parte di esse a discrezione del contribuente. Questo può consentire a chi è in difetto con il fisco di risolvere talvolta situazioni delicate che coinvolgono la sua sfera privata. Equitalia infatti può procedere con il pignoramento verso terzi che è un atto con il quale ha inizio l’espropriazione forzata di crediti o cose che non devono trovarsi nella casa del debitore ovvero nella sua diretta disponibilità ma che sono nella disponibilità di un terzo (es. nel caso di un agente di commercio le provvigioni sono nella disponibilità della ditta mandante seppur spettanti all’agente). La rateazione anche delle sole cartelle oggetto dell’atto di pignoramento verso terzi e il pagamento della prima rata della stessa premia il contribuente che può, di sua iniziativa, proporre ad Equitalia istanza di cancellazione del pignoramento v/terzi con la quale Equitalia, in pochi giorni, sarà propensa a rinunciare all’azione cautelare e sbloccherà le provvigioni pignorate (o il credito bancario o il bene) del soggetto richiedente.



  • Nell’ordinamento delle società cooperative vige un generale principio di parità di trattamento dei soci ad opera della società, cui gli amministratori devono obbligatoriamente uniformarsi: è questo un caposaldo contenuto oggi contenuto nell’art. 2516 c.c., per come novellato dal d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, ma anche in passato considerato cardine del sistema normativo disciplinante la cooperazione.

    parità di trattamento

    Secondo la Cassazione, infatti, un obbligo così pregnante è dovuto sia alla più accentuata rilevanza dell’elemento personale che è propria delle cooperative, e che si esprime anche nelle limitazioni alla possibilità per ciascun socio di possedere oltre un certo numero di azioni, sia alla connessa regola del voto capitario in assemblea, “sia per la connotazione solidaristica di queste forme societarie, cui la stessa mutualità storicamente si riallaccia” (sentenza n. 6510/04)

    Secondo la Suprema Corte tale obbligo è una manifestazione del più ampio principio di buona fede, caratterizzante ogni rapporto contrattuale: ne deriva che è più che giustificato che “gli aderenti ad una cooperativa si attendano, a parità di apporti, la possibilità di godere di pari benefici e quindi di fruire in pari misura dei servizi mutualistici che la società è chiamata a rendere loro”.

    Il principio di parità di trattamento, quindi, stabilisce una regola di comportamento cui gli organi sociali debbono scrupolosamente attenersi, la cui violazione, così come nel caso esaminato dalla S.C., comporta una responsabilità degli amministratori, con conseguente risarcimento del danno,  di cui all’art. 2395 c.c.

    La parità di trattamento, ovviamente, non costituisce una regola assoluta, ma subisce varie gradazioni, così come ogni principio giuridico, in base alle concrete circostanze di fatto: ad esempio sarà legittima, in una cooperativa di lavoro, una differente retribuzione tra i soci purché dovuta alle diverse  ed oggettive professionalità proprie dei vari soci lavoratori.



  • In una società moderna ed in continua evoluzione l’accertamento delle responsabilità penali è sempre più legato a valutazioni tecniche che non possono prescindere da specifiche e puntuali competenze settoriali: da qui la sempre maggiore rilevanza della figura del consulente tecnico del Pubblico Ministero, il quale ai sensi dell’art. 359 c.p.p. “quando procede ad accertamenti, rilievi segnaletici, descrittivi o fotografici e ad ogni altra operazione tecnica per cui sono necessarie specifiche competenze, può nominare e avvalersi di consulenti, che non possono rifiutare la loro opera”.

    ctu

    Il P.M nomina il consulente tecnico scegliendo di regola una persona iscritta negli albi dei periti, e “Per la liquidazione del compenso al consulente tecnico si osservano le disposizioni previste per il perito” (Art. 73 disp. att. c.p.p, c. 1): l’art. 232 c.p.p., infine, rimanda alle leggi speciali la quantificazione del compenso.

    La legge speciale che trova qui applicazione è notoriamente il D.P.R.  30.05.2002 n° 115 (Testo unico in materia di spese di giustizia), secondo cui:

    • Art. 49 (Elenco delle spettanze):
    1. Agli ausiliari del magistrato spettano l’onorario, l’indennità di viaggio e di soggiorno, le spese di viaggio e il rimborso delle spese sostenute per l’adempimento dell’incarico.
    2. Gli onorari sono fissi, variabili e a tempo.
    • Art. 50 (Misura degli onorari):
    1. La misura degli onorari fissi, variabili e a tempo, è stabilita mediante tabelle, approvate con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ai sensi dell’articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23 agosto 1988, n. 400.
    2. Le tabelle sono redatte con riferimento alle tariffe professionali esistenti, eventualmente concernenti materie analoghe, contemperate con la natura pubblicistica dell’incarico.
    3. Le tabelle relative agli onorari a tempo individuano il compenso orario, eventualmente distinguendo tra la prima e le ore successive, la percentuale di aumento per l’urgenza, il numero massimo di ore giornaliere e l’eventuale superamento di tale limite per attività alla presenza dell’autorità giudiziaria.
    • Art. 55 (Indennità e spese di viaggio):
    1. Per l’indennità di viaggio e di soggiorno, si applica il trattamento previsto per i dipendenti statali. L’incaricato è equiparato al dirigente di seconda fascia del ruolo unico, di cui all’articolo 15 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. E’ fatta salva l’eventuale maggiore indennità spettante all’incaricato dipendente pubblico.
    2. Le spese di viaggio, anche in mancanza di relativa documentazione, sono liquidate in base alle tariffe di prima classe sui servizi di linea, esclusi quelli aerei.
    3. Le spese di viaggio con mezzi aerei o con mezzi straordinari sono rimborsate se preventivamente autorizzate dal magistrato.

    Le tabelle indicate sono contenute nel D.M. 182/02, secondo  il  cui  allegato,  all’art. 1:

    Per la determinazione degli onorari a percentuale si ha riguardo per la perizia al valore del bene o di altra utilità oggetto dell’accertamento determinato sulla base di elementi obiettivi risultanti dagli atti del processo e per la consulenza tecnica al valore della controversia; se non e’ possibile applicare i criteri predetti gli onorari sono commisurati al tempo ritenuto necessario allo svolgimento dell’incarico e sono determinati in base alle vacazioni. Segue, quindi, l’indicazione di determinate tipologie di perizie (ad es. perizia o la consulenza tecnica in materia amministrativa, contabile e fiscale; in materia di bilancio e relativo conto dei profili e perdite; in materia di costruzioni edilizie, impianti industriali, etc) per le quali sono stabiliti compensi che variano in base allo scaglione di riferimento.

    Le vacazioni, invece, in passato erano disciplinate dalla l. 319/80 (Compensi spettanti ai periti, ai consulenti tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite a richiesta dell’autorità giudiziaria), il cui art. 4 (Onorari commisurati al tempo) recita:

    1. Per le prestazioni non previste nelle tabelle e per le quali non sia applicabile l’articolo precedente gli onorari sono commisurati al tempo impiegato e vengono determinati in base alle vacazioni.
    2. La vacazione è di due ore. L’onorario per la prima vacazione è di L. 10.000 e per ciascuna delle successive è di L. 5.000.
    3. L’onorario per la vacazione può essere raddoppiato quando per il compimento delle operazioni è fissato un termine non superiore a cinque giorni; può essere aumentato fino alla metà quando è fissato un termine non superiore a quindici giorni.
    4. L’onorario per la vacazione non si divide che per metà; trascorsa un’ora e un quarto è dovuto interamente.
    5. Il giudice non può liquidare più di quattro vacazioni al giorno per ciascun incarico.
    6. Questa limitazione non si applica agli incarichi che vengono espletati alla presenza dell’autorità giudiziaria, per i quali deve farsi risultare dagli atti e dal verbale di udienza il numero delle vacazioni.
    7. Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 455 del regio decreto 23 maggio 1924, n. 827, il magistrato è tenuto, sotto la sua personale responsabilità, a calcolare il numero delle vacazioni da liquidare con rigoroso riferimento al numero delle ore che siano state strettamente necessarie per l’espletamento dell’incarico, indipendentemente dal termine assegnato per il deposito della relazione o traduzione”.

    I valori delle vacazioni sono stati rideterminati del D.M. 30 maggio 2002 (Adeguamento dei compensi spettanti ai periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite su disposizione dell’autorità giudiziaria in materia civile e penale), il cui articolo 1 stabilisce che:

    Gli onorari di cui all’art. 4 della legge 8 luglio 1980, n. 319, sono rideterminati nella misura di euro 14,68 per la prima vacazione e di euro 8,15 per ciascuna delle vacazioni successive”.



  • Per gli effetti del Quantitative easing sul livello generale dei prezzi dovremo attendere ancora qualche mese.
    L’acquisto di titoli pubblici e privati da parte della Bce sarà operativo, infatti, a partire dal mese di Marzo. Vedremo se l’Unione Europea riuscirà a riportare l’inflazione sui livelli sperati (+2,0%).

    DENARONel frattempo in Italia, l’indice generali dei prezzi al consumo presenta un lieve aumento.
    Ce lo dice l’Istat attraverso una delle sue elaborazioni mensili sull’economia italiana. Come riportato dall’istituto di statistica “Nel mese di febbraio 2015, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,3% su base mensile e segna un calo su base annua pari allo 0,2%, meno ampio rispetto a gennaio (-0,6%)”.

    A dicembre l’inflazione aveva raggiunto dei minimi storici, non solo in Italia ma in tutta l’Eurozona, spingendo la Bce ad adottare misure di politica monetaria eccezionali.
    Tra gennaio e febbraio c’è stato un parziale aumento dei prezzi, destinato a crescere ulteriormente in seguito all’applicazione del Quantitative easing.
    Analizzando i dati nel dettaglio, notiamo come la crescita dell’indice nazionale dei prezzi al consumo su base annua sia da addebitare principalmente all’aumento dei prezzi dei Vegetale freschi (+11,2%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,4%) e dei tabacchi (+3,7%).
    C’è da segnalare anche una parziale inversione di tendenza dei beni energetici, protagonisti in questi ultimi mesi di un clamoroso calo dei prezzi. Rispetto al mese di gennaio, quando facevano registrare una variazione negativa del -14,0%, a febbraio i Beni Energetici non regolamentati presentano un calo del -12,8%.
    Nel confronto con il mese scorso, infine, i prezzi fanno registrare un rialzo negli stessi settori (Vegetali, trasporti e tabacchi) protagonisti dell’aumento su base annua.



  • Ci vorranno mesi, forse anni, per valutare gli effetti della riforma del mercato del lavoro.
    L’auspicio del Governo Renzi è che possa generare un aumento delle nuove assunzioni, grazie al nuovo contratto a tutele crescenti e agli incentivi fiscali presenti nella Legge di Stabilità.
    Le misure previste nel Jobs Act entreranno in vigore a partire dal 1° Marzo. A quel punto l’Italia non potrà più voltarsi indietro.
    Un ulteriore anno di immobilismo nel mercato del lavoro potrebbe avere conseguenze devastanti per il nostro paese.

    caschetto lavoroNon ci sono, però, solo notizie negative per l’Italia. Uno dei settori maggiormente in crescita è quello della produzione di automobili.
    Il boom di ordini per la Jeep Renegade e la nuova 500 X ha portato Fiat-Chrsyler ad aumentare in maniera esponenziale la propria produzione e a tornare ad investire sul capitale umano. È notizia di questi giorni l’assunzione di 1000 nuovi addetti presso lo stabilimento di Melfi, in Basilicata.
    Proprio Melfi, grazie alla produzione della Grande Punto, della Jeep Renegade e della nuova 500 X diventerà il più grande stabilimento del settore automobilistico d’Italia ed uno dei più grandi d’Europa.

    Le buone notizie, però, non si fermano qui. Nel corso di un incontro durato oltre 9 ore, Fca ha trovato l’accordo con i sindacati stabilendo il tipo di contratto che andranno a stipulare i nuovi assunti, ma anche le turnazioni che andranno a seguire e i relativi incentivi.
    In una prima fase i nuovi 1000 addetti firmeranno un contratto in somministrazione, che verrà trasformato poi in un contratto a tempo indeterminato attraverso la nuova formula delle tutele crescenti.
    Vengono aumentati, inoltre, i turni, che passano da quindici a venti. In questo modo vengono garantiti circa 1.400 euro in più l’anno ai lavoratori.
    Sono stati posti anche degli incentivi economici per chi deciderà di svolgere i turni del sabato notte, della domenica pomeriggio e della domenica notte, che ammontano rispettivamente a 20, 25 e 40 euro.

    Nel corso della giornata odierna ci sarà l’incontro con la Fiom, la quale chiederà maggiori rassicurazioni sulla stabilizzazione dei nuovi assunti, oltre a delle turnazioni più blande e rispettosi delle pause.
    In generale, quello di Fca è un investimento importante, in un settore, quello automobilistico, che per anni è stato l’emblema di un’Italia in crisi.
    La speranza è che Fiat possa fungere da stimolo positivo per altre aziende e rilanciare finalmente il tessuto occupazionale.


  • europa bce

    L’Italia gode della fiducia dell’Unione Europea. E questa è già una notizia, considerato il recente passato.
    La Commissione ha valutato positivamente gli interventi presenti nella Legge di Stabilità e crede nelle riforme proposte dal Governo Renzi.
    I risultati in termini di produttività e di diminuzione del tasso di disoccupazione faticano, però, ad arrivare.
    Nonostante ciò l’Ue intravede nell’operato del nuovo esecutivo un piano ben preciso, volto a modernizzare l’intero paese.

    eurogruppoI segnali di fiducia verso l’Italia sono stati evidenti in questi mesi. Dal quantitative easing all’aumento della flessibilità nell’interpretazione del Patto di Stabilità.
    Bruxelles prova a porgere la mano a quei paesi che stanno provando ad attuare le riforme richieste, seppur tra le mille difficoltà inevitabili in periodo di recessione.
    Ma c’è di più. L’Unione Europea è persino obbligata a concedere fiducia a stati, come l’Italia, che chiedono maggiore flessibilità nel raggiungimento degli obiettivi di natura contabile.
    Le ultime elezioni europee hanno parlato in maniera chiara: gli “euro-populismi” sono dietro l’angolo, urge un’inversione di tendenza nelle politiche economiche e monetarie dell’Unione Europea.
    Il tempo della spending review senza crescita è terminato.

    Nonostante il clima di fiducia imperante e diffuso nei confronti dell’Italia, la Commissione non esita comunque a redarguirla attraverso i rilievi sulla Legge di Stabilità: “Povertà ed esclusione sono ampiamente cresciute, mentre il sistema di protezione è frammentato”.
    Una situazione di disagio ancora più evidente al Sud: le disuguaglianze territoriali in Italia sono diventati ormai strutturali.
    La povertà e le differenze tra Nord e Sud sono da tempo una questione problematica per il nostro paese.
    Il finanziamento da parte dell’Ue di fondi destinati a territori disagiati, come appunto il Mezzogiorno, non ha portato i frutti sperati.
    Al contrario, il cattivo utilizzo di queste risorse ha provocato reazioni sdegnate da parte delle istituzioni europee, facendo paventare la possibilità concreta di una riduzione degli investimenti per il Sud.
    L’Italia dovrà intervenire, dunque, per ridurre le disuguaglianze territoriali ed economiche.
    Le riforme da sole non basteranno, dovranno essere accompagnate da un preciso piano di investimenti, in grado di rilanciare l’economia dal basso e di colmare il gap con le realtà europee più floride.



  • Il mondo accademico è oggetto di periodiche riforme e perenni discussioni sul proprio assetto didattico-formativo.
    Ma qual è realmente il posizionamento degli atenei italiani rispetto ai parigrado europei? E soprattutto il rapporto costi/servizi offerti risulta essere efficiente?
    L’indagine “Education at Glance”, elaborata da Ocse, ci aiuta ad avere un quadro più chiaro della situazione.

    L’analisi in questione riguarda i sistemi universitari degli stati industrializzati in base al costo delle rette accademiche e al livello di sviluppo dei servizi offerti.
    Ci sono università, ad esempio, come quelle americane o britanniche che presentano una tassazione elevata, ma una qualità dei servizi al top.
    E poi ci sono altre realtà, tra cui quella italiana, con dei costi in netto aumento ed un livello dell performance rimasto pressoché invariato con il passare degli anni.
    L’indagine “Education at Glance” divide i paesi in base a varie categorie: l’Italia rientra nella fascia di Stati con rette nella media, ma servizi poco sviluppati.
    In generale la media nazionale delle tasse universitarie si aggira attorno ai 1.200 euro, ma quel che preoccupa maggiormente è la crescita costante delle rette (secondo Federconsumatori +1,2% nell’anno accademico 2014/2015 rispetto a quello precedente) a fronte di servizi che faticano a reggere il confronto con le altre realtà europee.

    Frequentare un ateneo in Italia, dunque, implica dei costi notevoli, soprattutto se rapportati alla qualità delle prestazioni offerte.
    La conferma di questi dati viene da un’indagine di Federconsumatori, che analizza nel dettaglio i costi delle singole università italiane effettuando anche delle comparazioni a livello territoriale.
    Emerge, ad esempio, com’era lecito aspettarsi, che gli atenei del Nord sono comparativamente più cari di quelli del Centro e del Sud (12,89% il divario tra Nord e Sud).
    Per intendersi essere iscritti ad un’università della Lombardia costa da un minimo di 625,2 euro ad un massimo di 3.511 euro, mentre le tasse nelle università siciliane vanno da 540 a 1.747,25 euro.

    Si capisce benissimo quali siano, ancora oggi, i divari territoriali all’interno del nostro paese, su tutti i fronti, dall’economia passando per l’appunto per il mondo accademico.
    Federconsumatori ha stilato anche una graduatoria degli atenei più costosi, distinguendo ovviamente tra pubblici e privati.
    Tra i cosidetti “mega-atenei” (più di 40.000 studenti) pubblici, l’università più cara è la Statale di Milano, dove si paga minimo 751,50 euro annui per la fascia di reddito più bassa e 3.389 euro per quella più alta.
    Il “mega-ateneo” pubblico più economico è invece l’Alma Mater di Bologna (162 euro la retta minima e 1.681,64 euro la massima).
    Passando, infine, alle università private, troviamo ovviamente dei dati più elevati. La Bocconi di Milano, ad esempio, divide i propri studenti in quattro fasce di reddito: 4.991 euro la più bassa di 11.156 euro la più alta.
    La Luiss di Roma prevede, invece, un’unica retta universitaria corrispondente a 9.000 euro; mentre l’ateneo più costoso è il Campus Bio Medico di Roma, dove il costo fisso dei primi tre anni è di 11.500 euro e va a scalare fino ad arrivare a 10.250 euro per il sesto ed ultimo anno di corso.



  • Il divario tra l’Italia e gli altri paesi europei in materia di digitale è ancora piuttosto ampio.
    La conferma viene dalla classifica Desi 2015 (Digital Economy and Society Index).
    Si tratta di un indice elaborato dalla Commissione europea che misura il grado di connettività degli stati membri.
    Prende in considerazione cinque variabili: connettività, capitale umano,  uso di internet, integrazione delle tecnologie digitali e servizi pubblici digitali.

    downloadIl nostro paese si trova al quartultimo posto in questa graduatoria, facendo registrare uno scarso sviluppo di ciascuna in queste cinque componenti.
    Fa specie soprattutto la penultima posizione occupata dall’Italia in relazione al livello di connettività (copertura, diffusione e costi della banda larga). Il Desi ci assegna un punteggio di 0,37 in una scala da 0 a 1.
    Ci troviamo ben al di sotto della media europea (0,55), segno che è davvero arrivato il momento di elaborare un piano per l’implementazione della banda larga.
    Da questo punto di vista le notizie sembrano essere incoraggianti. Oltre all’investimento previsto da Telecom nelle regioni del Sud, il Governo è intenzionato a presentare martedì in Consiglio dei Ministri il piano d’azione “Strategia italiana per la banda larga”.
    Si tratta di un programma di digitalizzazione nel quale verranno stabiliti i finanziamenti per la disposizione delle infrastrutture e gli eventuali fondi di garanzia per i privati.
    Sono già state previste delle misure di defiscalizzazione per chi vorrà investire nei territori più disagiati e non è escluso anche un decreto legge che possa disciplinare con più attenzione la materia.

    La speranza è che sia cambiata la sensibilità verso le nuove tecnologie. La classifica Desi mette l’Italia di fronte alle proprie responsabilità.
    Ci sono, infatti, altri indicatori che relegano il nostro paese nelle ultimi posizioni a livello continentale.
    Uno di questi misura la quota di Pmi che utilizzano l’e-commerce. L’Italia in questa speciale classifica si trova addirittura all’ultimo posto.
    Il fatturato delle piccole e medie imprese, derivato dalle vendite online, ammonta al 4,8% del totale contro l’8,8% della media europea.
    Vi è, infine, uno scarso utilizzo dei servizi pubblici digitali. Le pubbliche amministrazioni dispongono di strumenti digitali, quali moduli online, certificazioni elettroniche, ecc. ma sono poco utilizzate dagli utenti e poco implementate dalle stesse P.A.
    L’Agenda Digitale Europea ci impone di cambiare mentalità e di aumentare gli investimenti nel settore, se vogliamo essere realmente competitivi su scala continentale.



  • Una manifestazione per dire no al taglio dei fondi al settore agricolo.
    Si è svolto in data odierna, a Catanzaro, un sit-in convocato da Agrinsieme, la federazione che unisce Fedagri Calabria, Lega delle Cooperative, AGCI, CIA e Confagricoltura.
    Tante le questioni oggetto di riflessione e discussione comune.
    Una su tutte riguarda la nuova Imu agricola, contenuta nella Legge di Stabilità e destinata a mettere in difficoltà tanti piccoli produttori.

    confcooperativeL’agricoltura rappresenta il vero e proprio fiore all’occhiello dell’Italia e di tutto il meridione. Lo dimostrano i dati sull’export e sul fatturato del settore, uno dei pochi comparti in crescita negli ultimi mesi.
    I prodotti dell’agroalimentare italiano sono molto richiesti sul mercato internazionale. Merito anche di una moneta, l’Euro, in piena fase di svalutazione, il che rende ancora più appetibili le derrate nostrane.

    Nonostante questi indicatori positivi, il settore agricolo lamenta i pochi investimenti da parte dello Stato e deve far fronte a numerosi problemi come la difficoltà di accesso al credito, il mancato pagamento dei debiti delle P.A. e le periodiche infiltrazioni delle associazioni mafiose, specie nelle aziende agricole del Mezzogiorno.
    A ciò si aggiunge un carico fiscale per nulla clemente.

    L’unica strada per la ripresa del nostro paese è, invece, l’investimento in innovazione, proprio nei settori cardine dell’economia nostrana: agricoltura e turismo.
    Ne è convinto Camillo Nola, presidente di Fedagri e Confcooperative Calabria:
    Se si vuole davvero che l’agroalimentare sia un traino dell’export, e che l’agricoltura in Calabria e nel Paese, anziché fermarsi e declinare, continui a crescere per diventare una risorsa strategica, è il momento di intervenire in maniera netta, con nuove politiche di sostegno verso chi opera con serietà creando sana occupazione, mandando fuori dai giochi chi ancora vive di rendita e speculazione.
    Lo dice la storia ormai, la fabbrica dell’assistenza pubblica ha prodotto solo fallimenti e illuso intere generazioni di calabresi, dobbiamo comprendere che agricoltura ed agroalimentare, turismo ed innovazione sono le frecce più importanti al nostro arco per il presente e ancor di più per il futuro”.



  • Non sono bastati gli oltre 4,5 miliardi di euro versati in questi anni: l’Italia rischia di dover pagare a caro prezzo le quote latte.
    Colpa di leggi comunitarie non rispettate e di multe non riscosse. E un’ulteriore beffa viene dal fatto che il regime di quote latte terminerà proprio quest’anno, il 31 marzo per la precisione.
    Ma per le casse dello Stato la questione rischia di aver ripercussioni sul lungo periodo.

    06112014Proprio in questi giorni è arrivato un ulteriore deferimento da parte della Commissione europea nei confronti del nostro stato per “non aver assolto adeguatamente al proprio compito di gestione del recupero dei prelievi per la sovrapproduzione di latte
    In sostanza il Governo italiano non ha riscosso le cifre dovute dai produttori per il mancato rispetto delle norme sulle quote latte.
    La nota di Bruxelles spiega così il provvedimento: “Nonostante le ripetute richieste della Commissione, risulta evidente che le autorità italiane non hanno preso le misure opportune per recuperare il prelievo dovuto dai singoli produttori e caseifici”.

    Con ogni probabilità, dunque, l’Italia verrà condannata dalla Corte di Giustizia a pagare una corposa multa. La cifra dovuta all’Unione Europea è di 1,7 miliardi di euro, di questi 422 milioni sono stati già anticipati dallo Stato.
    Proprio in questi giorni il Governo si era attivato inviando oltre 1.400 cartelle esattoriali ai produttori per recuperare questa somma.
    Con la fine delle quote latte l’agricoltura italiana ed europea attraverserà una fase di transizione, aggravata dal periodo di recessione.
    Vedremo quali saranno adesso gli investimenti dello Stato italiano. Come ha fatto notare il ministro delle politiche agricole Martina, in un’intervista a Repubblica, i fondi dedicati all’agricoltura potrebbero essere maggiori se non fosse per le suddette sanzioni.
    Un esempio emblematico viene dal fondo stanziato all’interno della Legge di Stabilità per sostenere il latte di qualità. L’ammontare dell’investimento è di 100 milioni di euro per tre anni.
    Una cifra che potremmo definire quasi irrisoria e che va al colpire un prodotto competitivo sul mercato interno ed internazionale.
    Certamente la situazione delle multe sulle quote latte è paradossale, se pensiamo che in più di 20 anni l’Italia non è riuscita a risolvere la situazione, imponendo ai propri produttori di rispettare la normativa europea.
    Sulla questione, come ha fatto notare lo stesso ministro Martina, ha pesato enormemente la propaganda di alcuni attori politici come la Lega Nord, che ha esplicitamente invitato gli agricoltori del Nord Italia a violare la legge sulle quote latte.
    I risultati sono sotto gli occhi di tutti e colpiscono un settore strategico per l’economia italiana.



  • Un rapporto conflittuale quello tra l’Italia e la banda larga. Tutte le classifiche mondiali relegano il nostro paese nelle retrovie in tema di connettività veloce.
    Sono ancora troppe, infatti, le zone senza copertura internet o con una connessione palesemente deficitaria.
    Si tratta di realtà letteralmente abbandonate a sé stesse in un mondo dove il digitale è lo strumento principale per qualsiasi tipo di attività.
    Il Sud è senza ombra di dubbio il territorio maggiormente penalizzato, ma anche al Nord ci sono zone montane che faticano a raggiungere gli standard europei in materia di banda larga.
    L’Europa per l’appunto. L’Agenda Digitale Europea ha posto degli obiettivi chiari: entro il 2020 tutta la popolazione continentale deve possedere una connessione di almeno 30 mega e la metà deve potere viaggiare a 100 mega.

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaL’Italia è lontanissima da questi livelli. In questi ultimi giorni, però, sembra che qualcosa si stia muovendo, sia sul fronte pubblico che su quello privato.
    Lo Stato pare intenzionato a stanziare dei fondi per le aree marginali, prevedendo anche agevolazioni fiscali per i privati.
    Ma forse la notizia più importante viene da Telecom. L’azienda ha deciso di investire oltre un miliardo di euro per dotare 723 scuole italiane di una connessione a banda ultra larga.
    Come ha sottolineato Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom in un’intervista a Il Messaggero, il principale gruppo Ict del nostro paese ha vinto i bandi per l’implementazione della banda larga in Lazio, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Sicilia e Calabria.
    L’intervento riguarda, quindi, tutte le regioni del Sud: è stato calcolato che entro il 2016 una quota superiore al 60% della popolazione meridionale potrà usufruire di una connessione tra i 30 ed i 100 mega.
    Numeri importanti che riguarderanno cittadini comuni, ma anche imprese, pubbliche amministrazioni e soprattutto scuole.
    Si tratta di un investimento molto importante per un settore scolastico che ha assolutamente bisogno di adattarsi agli standard europei in materia di digitale.
    L’innovazione tecnologica deve partire, infatti, dalle scuole primarie e secondarie, perché è proprio lì che l’Italia paga un margine troppo ampio rispetto ai pari grado continentali.



  • Un nuovo Codice degli Appalti pubblici e delle concessioni. È questo l’auspicio dell’Alleanza delle Cooperative, presente alla Commissione Lavori pubblici in Senato nel corso dell’audizione sul Disegno di legge 1678.
    Il suddetto schema legislativo prevede il recepimento delle Direttive UE in materia di appalti pubblici, settori speciali e concessioni.

    cassazione3Risulta quanto mai importante, in Italia, una revisione del sistema degli appalti. Lo scandalo Mafia Capitale e tantissimi altri procedimenti giudiziari hanno evidenziato il carattere fallimentare del sistema.
    Le attuali procedure concorsuali favoriscono in alcuni casi le infiltrazioni criminali e l’assegnazione dei lavori a società in affari con il mondo della politica.
    Non si tratta certo di una novità per il nostro Paese, da sempre protagonista di episodi di corruzioni che hanno visto coinvolti, senza esclusione alcuna, il mondo della politica e quello delle imprese.

    È necessario modernizzare il sistema degli appalti, semplificare le procedure, renderle trasparenti e garantire il miglioramento delle condizioni di accesso al mercato delle PMI”.
    Questo è l’invito dell’Alleanza delle Cooperative. L’associazione che riunisce Agci, Confcooperative e Legacoop è consapevole della rilevanza di un’eventuale riforma in questo settore.

    Il mondo cooperativo ha bisogno di recuperare credibilità dopo lo scandalo giudiziario romano. Per questo motivo invita le istituzioni ad effettuare un intervento normativo che possa arginare i fenomeni corruttivi e le infiltrazioni criminali.
    È fondamentale che la nuova normativa rispecchi le previsioni delle direttive e punti sulla qualità degli affidamenti attraverso l’utilizzo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, sul rafforzamento degli istituti volti a combattere il fenomeno delle offerte anormalmente basse e l’adozione di misure adeguate per garantire il rispetto degli obblighi in materia di diritto del lavoro e dei contratti collettivi”.
    Qualità dei progetti, trasparenza delle procedure e rispetto delle norme: devono essere queste le linee guida del nuovo Codice degli appalti pubblici e delle Concessioni.
    Tre principi all’apparenza scontati, ma raramente rispettati nel nostro paese.
    L’occhio dell’Unione Europea è vigile e sappiamo quanto sia attenta in materia di libera concorrenza. Un motivo in più effettuare un deciso passo in avanti dal punto di vista normativo e soprattutto culturale.