• È stato presentato martedì, a Bruxelles, Cooproute, l’Itinerario Europeo della Cultura Cooperativa.
    Si tratta di un vero e proprio viaggio alla scoperta di quelle cooperative e di quei musei che offrono una visione diversa di turismo.
    Tra i valori portanti di queste attività c’è, infatti, un turismo sostenibile, responsabile ed incentrato sulla persona.

    DipendentiGli impiegati nel settore turistico rappresentano il 29% del totale dei lavoratori nei servizi. La promozione dei territori europei risulta, dunque, essenziale per rilanciare l’economia continentale.
    Cooproute nasce con un doppio obiettivo: la valorizzazione delle migliori realtà del nostro continente e l’incontro con i turisti, volto alla promozione dei valori cooperativi, quali la solidarietà, la democrazia, l’equità e la responsabilità.
    L’Itinerario Europeo della Cultura Cooperativa permetterà di conoscere musei, siti archeologici e naturali, cooperative dedicate all’agricoltura ed al lavoro sociale. Tutte realtà, però, accomunate dalla promozione del territorio e dei prodotti locali.

    Del resto è proprio questo lo spirito cooperativo: le imprese sociali nascono in base alle esigenza del loco e crescono attraverso un modello di sviluppo sostenibile.
    Il profitto deve essere comune e riguardare tanto gli associati, quanto i cittadini ed i territori di riferimento.
    Cooproute è il perfetto emblema di questa idea d’impresa: “La cultura della cooperazione fa bene all’Europa – ha dichiarato l’onorevole Silvia Costa,  presidente della Commissione Cultura del Parlamento europeo e presente alla tavola rotonda di presentazione dell’iniziativa – perché è ispirata alla sostenibilità dello sviluppo, ha spirito imprenditoriale ma con solidarietà e, soprattutto, ha una grande capacità di cogliere nuove esigenze delle persone, avendo comunque rispetto dei propri territori”.

    Hanno già aderito al progetto oltre 80 destinazioni appartenenti a 12 stati membri dell’Unione Europea. Tra le più importanti possiamo citare il museo dei pionieri di Rochdale in Gran Bretagna, la cooperativa sociale spagnola Olivera, la cooperativa francese Ardelaine, abile a rilanciare il tessile locale in chiave turistica e la cooperativa italiana Viseras, protagonista della promozione turistica di un’area dell’entroterra sardo.
    I musei e le cooperative che parteciperanno all’Itinerario offriranno ai turisti visite guidate e la possibilità di assaggiare i prodotti locali. Si creerà, insomma, un clima estremamente familiare in pieno stile cooperativo.
    Riscoprire quel senso di comunità dal sapore antico sarebbe davvero importante in un’epoca dove la scarsità della risorse e la competitività la fanno da padrone.



  • Dopo mesi di sofferenza ed indicatori negativi, anche l’Italia sembra intravedere la luce.
    Certo, la strada è ancora lunga, ma qualche segnali di ripresa si vede.
    Ne abbiamo avuto conferma negli ultimi giorni, soprattutto grazie ai dati forniti dall’Istat. Produzione industriale, vendita di autovetture, export, disoccupazione fanno registrare indicatori in crescita.
    Merito soprattutto della svalutazione dell’euro e della conseguente maggiore appetibilità dei prodotti italiani oltreoceano.

    28102014Ne hanno giovato le industria nostrane, specie quelle nel settore della produzione di automobili. Non è un caso che Fiat-Chrysler abbia avuto un notevole aumento degli ordinativi e sia riuscita ad assumere oltre 1000 addetti nello stabilimento di Melfi.
    Lo stesso settore agricolo sembra godere di una discreta salute. I segnali di ripresa, dunque, seppur parziali, ci sono.

    Anche il rapporto Ocse, presentato in Italia nei giorni scorsi, ha dato fiducia al nostro paese, approvando le riforme del governo Renzi e rivedendo al rialzo le stime sul nostro Pil.
    Possiede lo stesso sentore positivo il Centro Studi Confindustria, il quale proprio in queste ore ha emesso un comunicato nel quale esprime fiducia verso la situazione del Pil italiano nel prossimo biennio.

    La ripresa, in questo momento, è lenta, ma a partire dal secondo semestre del 2015 il Prodotto Interno Lordo dovrebbe crescere con maggiore velocità, dando così un’ulteriore spinta al nostro Pil per tutto l’anno 2016.
    Le stime del Csc, comunicate qualche mese fa, davano il Prodotto Interno Lordo in rialzo del +0,5% nel 2015 e del 1,1% nel 2016. Queste previsioni potrebbero essere riviste al rialzo, come ammette lo stesso Centro Studi.
    Un ruolo importante per la crescita del paese lo avrà il Jobs Act. Secondo il Csc, infatti, il nuovo contratto a tutele crescenti e gli sgravi fiscali contenuti nella Legge di Stabilità porteranno ad un aumento delle nuove assunzioni, sulla scia di quanto già avvenuto nel mese di dicembre (93mila nuovi addetti).
    Vedremo se effettivamente il nuovo quadro normativo, unito ad altri fattori internazionali come la svalutazione dell’euro, il Quantitative easing ed il crollo dei prezzi delle materie energetiche, consegnerà all’Italia un periodo di crescita economica dopo tantissimi mesi di recessione.



  • Il nuovo Ddl concorrenza ha lasciato inalterata la disciplina di molti settori professionali, uno di questi è sicuramente quello farmaceutico.
    Altri ambiti, invece, hanno subito sostanziali modifiche che rischiano di cambiare l’intero sistema.
    Il settore notarile è quello che ha vissuto maggiori cambiamenti.
    I notai vengono spesso riconosciuti come una categoria piena di prerogative e privilegi.
    Già il governo Monti aveva cercato di liberalizzare questo ambito professionale, eliminando le tariffe ed ampliando il territorio di competenza.

    spese condominialiIl nuovo esecutivo è intervenuto ulteriormente sul settore attuando un’effettiva (?) liberalizzazione.
    Il provvedimento più rilevante riguarda la stipulazione dei contratti immobiliari non abitativi dal valore catastale inferiore i 100mila euro. Si tratta in sostanza di locali o capannoni ad uso commerciale.
    Con la nuova normativa i privati potranno rivolgersi non solo ai notai, anche a degli avvocati o ad altri professionisti.
    Viene meno in questo modo una prerogativa esclusiva del mondo notarile. Esso, però, denuncia alcuni problemi relativi alla competenza di chi andrà svolgere questi atti e ai relativi sistemi di sicurezza.

    Come riportato dal Corriere della Sera, la categoria professionale in questione ritiene che il sistema italiano notarile sia estremamente efficiente ed invidiato da tutto il mondo.
    In Italia tutti gli atti notarili che contemplino la stipulazione di un contratto immobiliare non locativo vengonp registrati nei pubblici registri. C’è, dunque, un controllo molto stretto da parte del Ministero della Giustizia, che evita così pericolose infiltrazioni da parte di associazioni a delinquere come la criminalità organizzata.
    Con il nuovo ddl concorrenza si viene a creare, invece un sistema misto, a metà tra il modello italiano e quello nord-americano, dove non esistono affatto i pubblici registri.
    Secondo Mario Notari, notaio e docente dell’Università Bocconi, interpellato dal Corriere della Sera, inserire all’interno del sistema atti non sottoposti al controllo pubblico rischia di alimentare fenomeni quali il riciclaggio e le infiltrazioni mafiose. Il settore edilizio-commerciale è molto delicato da questo punto di vista.
    Una maggiore demarcazione delle competenze e un’estensione dei controlli pubblici a tutti i tipi di atti renderebbe di sicuro la liberalizzazione enormemente più efficiente rispetto a quella paventata in questi giorni.



  • Venerdì scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato due decreti attuativi sulla riforma del mercato del lavoro.
    Il primo e più discusso prevede l’istituzione del nuovo contratto a tutele crescenti.
    Il secondo e meno reclamizzato provvedimento introduce alcune modifiche nella disciplina degli ammortizzatori sociali.
    Il premier Matteo Renzi ha definito questa serie di misure come un passo importante verso una maggiore garanzia dei lavoratori, una volta usciti dal circolo occupazionale.

    caschetto lavoroLa principale novità in tal senso è l’introduzione della cosiddetta Naspi.
    Si tratta di un’indennità di disoccupazione e riguarda i lavoratori del settore privato che hanno perso il proprio posto di lavoro.
    Sostituisce il precedente sussidio (Aspi e mini-Aspi), aumentando la cifra dell’indennizzo ed il suo periodo massimo di durata.
    Mentre l’Aspi, infatti, veniva corrisposta in base allo stipendio medio del lavoratore, per un massimo di 1.195,37 euro al mese, la Naspi prevede un sussidio pari al 75% del compenso mensile del dipendente e fino ad un massimo di 1300 euro.
    C’è, dunque, una copertura finanziaria maggiore, coordinata con un aumento della durata del sussidio, che passa dai 10-16 mesi dell’Aspi ad i 24 mesi massimi della Naspi.
    Per quanto riguarda, invece, i requisiti per poter accedere a questo ammortizzatore sociale, bisognerà avere ottenuto almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni e 30 giornate di lavoro effettive negli ultimi 12 mesi.

    Il decreto attuativo sugli ammortizzatori sociali contiene, però, altri istituti rilevanti.
    Uno di questi è il sussidio di disoccupazione per le famiglie disagiate.
    In sostanza si configura come una sorta di prosecuzione della Naspi per un periodo, però, non superiore a sei mesi.
    Si parla di famiglie disagiate perché è rivolta a quei lavoratori che si trovano in difficoltà economica, hanno figli minorenni a carico o sono vicini alla pensione; l’ammontare del contributo corrisponde al 75% dell’ultimo assegno Naspi.

    Un aspetto molto importante di questa misura riguarda l’obbligo per i disoccupati di seguire uno specifico percorso di reinserimento nel mondo del lavoro, pena la perdita del sussidio.
    La capacità di ri-professionalizzare un lavoratore è la caratteristica principale dei sistema occupazionali basati sulla flexicurity, vigenti sopratutto nell’Europa del Nord.
    Più volte in Italia si è tentato di introdurre elementi che bilanciassero flessibilità e sicurezza, eliminando gradualmente alcune tutele all’interno del rapporto di lavoro ed incentivando le garanzie in entrata (minor costo del lavoro per le nuove assunzioni, forme contrattuali più vantaggiose per il datore di lavoro, ecc.)
    Sono mancati, però, gli strumenti adeguati per il reinserimento del lavoratore una volta perso il proprio posto di lavoro. L’Italia deve certamente incentivare i corsi di professionalizzazione per i disoccupati: solo in questo modo che la flessibilità potrà verificarsi non solo in un’uscita, ma anche e soprattutto in entrata.
    Un cittadino, infatti, deve avere la possibilità di adattarsi alle nuove esigenze del mercato ed apprendere nuove competenze. Un simile bilanciamento di flessibilità e sicurezza può certamente aiutare l’Italia ad diminuire il proprio tasso di disoccupazione ed intraprendere finalmente la strada della crescita.



  • La Camera dei Deputati ha approvato nella serata di ieri il nuovo provvedimento sulla responsabilità civile dei magistrati.
    Si tratta di una misura politica destinata a far discutere, ma resasi necessaria dopo che nel 2011 la Corte di Giustizia europea ha condannato il nostro paese per violazione degli obblighi di adeguamento del diritto interno alle norme comunitarie.
    L’Italia ha dovuto così riformare un sistema in vigore da più di 27 anni.

    lagiustiziaèamministratanelnomedelpopolo1La nuova legge cambia in maniera decisiva la disciplina di questa fattispecie delicata.
    La magistratura sarà sottoposta ad un tipo di responsabilità civile indiretta. I cittadini potranno rivalersi sui giudici solamente per il tramite dello Stato: dovranno cioè presentare un’istanza di risarcimento danni per dopo o colpa grave del magistrato davanti al presidente del Consiglio; sarà quest’ultimo, una volta liquidato il risarcimento, a doversi rivalere sul giudice colpevole.
    Cambia anche la somma da pagare che avrà un ammontare massimo della metà dello stipendio annuo del magistrato, mentre la legge precedente poneva il tetto limite ad un terzo del compenso.

    In generale cosa altro cambia rispetto alla precedente normativa?
    L’aspetto che viene maggiormente contestato dal Csm è l’eliminazione del filtro di ammissibilità del ricorso.
    Fino alla modifica di questi giorni, il tribunale distrettuale doveva promuovere una deliberazione preliminare di ammissibilità del ricorso. Questo tipo di filtro ha portato a soli 7 ricorsi vinti dai cittadini su oltre 400 dichiarati ammessi.
    Il timore del Csm è che si possano moltiplicare le richieste di risarcimento danni, limitando così l’autonomia degli organi giurisdizionali. Sul punto il ministro della Giustizia Orlando si è dichiarato disposto al dialogo e a modificare alcune questioni problematiche.

    Le novità, però, non si fermano all’eliminazione del filtro del tribunale distrettuale. Ci sono anche sostanziali allargamenti dal campo di applicazione.
    Innanzitutto viene ridefinito il concetto di colpa grave del magistrato che riguarderà anche i casi di travisamento del fatto e delle prove.
    In generale la colpa grave interessa tutte le violazioni palesi della legge italiana ed europea, le dichiarazioni di esistenza di un fatto palesemente rinnegati dagli atti processuali o l’emissione di provvedimenti di custodia cautelare personale o reale fuori dai casi previsti dalla legge o semplicemente immotivati.
    Con la la nuova legge, dunque, il cittadino potrà chiedere il risarcimento danni anche se non è stato oggetto di provvedimenti restrittivi della propria libertà personale.
    L’ultimo cambiamento sostanziale riguarda, invece, i termini entro i quali si può presentare il ricorso, che passano da 24 a 36 mesi.

     



  • Il rapporto “Education at a Glance Interim”, pubblicato in questi giorni dall’Ocse, fornisce un’immagine non edificante dei giovani italiani.
    L’indagine dell’organizzazione internazionale ha analizzato la realtà giovanile dei paesi industrializzati, cercando di individuare il loro livello occupazionale ed il loro grado di fiducia verso la situazione attuale.
    Il quadro che emerge in relazione all’Italia non è dei più confortanti.

    bilancioLa variabile presa in considerazione dal rapporto Ocse è il cosiddetto Neet (Not in Education, Employment or Training). Si tratta in sostanza di un indicatore che analizza la percentuale di giovani tra i 15 ed i 29 anni che non sono all’interno del sistema scolastico o universitario, ma che non hanno neppure un lavoro e non svolgono un corso di formazione.
    In Italia il Neet tra i giovani maschi è del 35%, in assoluto il più alto in Europa, mentre quello delle giovani donne è del 25%. Questi dati vanno ad aggiungersi a quelli sulla disoccupazione giovanile che nei mesi passati ha raggiunto livelli persino superiori al 40%.
    Se, dunque, quasi un giovane su due non lavora, addirittura uno su tre è fuori anche dal sistema scolastico e professionale.

    Non è certamente la situazione ideale per guardare al futuro con fiducia. Come riportato dal Corriere della Sera, infatti, il livello di fiducia dei giovani italiani che non lavorano e non studiano è comparativamente più basso rispetto a quelli che possiedono un’occupazione o sono all’interno del circolo scolastico.
    L’indagine è svolta dall’Istituto Toniolo, insieme alla Fondazione Cariplo ed Intesa San Paolo. Secondo questo rapporto solamente il 25% dei “Neet” crede che “Gran parte delle persone sono degne di fiducia”.
    In generale si tratta di persone che possiedono scarsi legami familiari e personali e che sono convinti di non riuscire a migliorare la propria situazione. Questo li porta, il più delle volte, a non cercare neppure lavoro e a rimanere, dunque, all’interno della drammatica spirale dei Neet.

     



  • Diffondiamo la passione del fare impresa. Promuoviamo la cultura dell’intraprendere”. 
    Questo è lo slogan di Italia Start Up, un’associazione nata con l’obiettivo di sponsorizzare la creatività e l’innovazione delle imprese italiane.
    All’interno di essa sono presenti varie realtà imprenditoriali: aziende, società, incubatori ed acceleratori di start up, tutte accomunate dalla volontà di rilanciare la competitività del nostro paese sul mercato mondiale.

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaIl progetto Italia Start Up è ancora agli albori (la sua nascita risale al 2012), ma sta già ampliando il propria base operativa ed associativa. È notizia di questi giorni l’ingresso in società di nuovi importanti membri, come Ibm Italia, Eudata, l’incubatore Impact Hub Milano e gli abilitatori iStarter e 012factory.
    L’ingresso di un colosso del calibro di Ibm dà particolare lustro all’attività svolta dall’associazione in termini di promozione dell’innovazione tecnologica.
    Ibm ha condiviso il percorso intrapreso da Italia Start up e diventerà con ogni probabilità un solido punto d’appoggio per la presentazione dei progetti futuri dell’associazione.

    “Con l’adesione a Italia Startup, l’azienda rafforza ulteriormente l’impegno nello sviluppo dell’ampio ecosistema delle start up” spiega Nicola Ciniero, Presidente e Amministratore Delegato di Ibm Italia. “Partendo dalla convinzione che le start up rappresentano una reale opportunità di crescita per il nostro Paese, Ibm è attiva da tempo con diversi programmi sia a livello nazionale sia internazionale per portare sul mercato idee innovative grazie all’aiuto delle tecnologie, per facilitare l’adozione del cloud e creare network per la nascita di nuovi business”.

    Le parole di Ciniero, riportate da Adnkronos, devono fungere da stimolo per tutti i giovani imprenditori italiani.
    La politica delle idee può essere una valvola di salvezza per un tessuto economico depresso e piegato su vecchie logiche.
    Da questo punto di vista un network come Italia Start Up è il miglior veicolo possibile per la contaminazione e la condivisione delle idee, perchè proprio partendo dal basso è possibile creare quel fermento imprenditoriale che ha portato Stati Uniti ed Europa del Nord sulla strada della ripresa economica.
    “Condividere per creare” deve essere il motto delle start up italiane e di tutte le altre realtà imprenditoriali del nostro paese. Perchè innovare in Italia può e deve essere possibile.


  • europa bce

    È arrivata attorno a mezzanotte la lettera del Ministro della Finanze greco Yanis Varoufakis sul programma di riforme dell’esecutivo ellenico. Nella giornata di venerdì l’Eurogruppo aveva prorogato di quattro mesi il piano di aiuti per la Grecia, dandole così ulteriore tempo per assestare il proprio bilancio.
    In questi quattro mesi il governo guidato da Alexis Tsipras sarà chiamato ad attuare quelle riforme necessarie per convincere la trojka a cambiare l’accordo preso con il precedente esecutivo. Il leader di Syriza aspira ad un compromesso meno stringente per il proprio paese, con misure che possano espandere il welfare state e garantire allo stesso tempo una maggiore giustizia sociale.

    eurogruppoIl primo piano di riforme sembra godere del parere positivo delle istituzioni europee. Fmi, Commissione e Bce devono valutare la lettere del Ministro Varoufakis per poi passare la palla all’Eurogruppo, il quale esprimerà il giudizio definitivo sempre nella giornata odierna.
    Qualora Tsipras dovesse avere il via libera, la Grecia potrà dimostrare in questi mesi di essere in grado di raggiungere gli obiettivi contabili posti dall’Ue con una strategia diversa, bilanciando la spendind rewiew con l’ampliamento delle garanzie sociali.

    Sono tanti i punti interessanti della lettera inviata da Varoufakis.
    Uno di questi riguarda la riforma della Pubblica Amministrazione. Per attuare una spending rewiew efficace verrà ridotto il numero dei ministeri da 16 a 10 e verranno tagliati gli emolumenti di tutti i ministri e dei parlamentari.
    Allo stesso tempo diminuiranno i consulenti pubblici della P.A e delle istituzioni governative e ci saranno tagli in tutte le aree della spesa pubblica.
    La lotta più aspra, però, verrà fatta contro la corruzione e l’evasione fiscale, considerate le vere patologie della Grecia.
    Per diminuire i fenomeni elusivi verranno adottati strumenti di pagamento elettronico che possano così aumentare la tracciabilità delle operazioni finanziarie e ridurre la quantità di moneta circolante.
    In generale il governo greco si assicurerà che “tutte le aree della società, specialmente le benestanti, contribuiscano equamente» alla spesa.

    Più blande, invece, soprattutto secondo il punto di vista europeo, sono le riforme sociali. Su lavoro e pensioni la trojka si sarebbe aspettato un intervento più forte, ma evidentemente proprio su questi due punti Tsipras si gioca molta della sua credibilità nel proprio paese.
    Il salario minimo, ad esempio, viene esteso ad una più ampia fascia della popolazione attraverso modalità che verranno studiate in seguito con le istituzioni europee.
    Non aumenta, invece, l’età pensionabile: l’unico aspetto condiviso dalla trojka è l’eliminazione degli incentivi alla pensione anticipata.

    Sul versante delle imprese e della concorrenza, l’Iva verrà rivista purchè “non abbia un impatto sulla giustizia sociale” e anche sul tema delle privatizzazioni non verranno toccate quelle già in atto, mentre si valuterà insieme all’Ue se effettuare o meno altre forme di liberalizzazione.



  • È arrivato anche l’ultimo via libera per dare avvio al 730 precompilato.
    L’Autorità Garante sulla Privacy ha valutato le nuove modalità di comunicazione dei redditi e dato il proprio assenso definitivo.
    Trattandosi, però, di dati estremamente sensibili dovranno essere intensificate le procedure di sicurezza.
    Per questo motivo i centri di assistenza fiscale, i professionisti ed i sostituti d’imposta ai quali i contribuenti potrebbero decidere di rivolgersi, saranno sottoposti a rigidi controlli ed ispezioni periodiche.
    Ma procediamo con ordine ed analizziamo le varie tappe che interesseranno il nuovo 730 nei prossimi mesi.

    24102014A partire dal 15 aprile l’Agenzia delle Entrate invierà ai lavoratori dipendenti e ai pensionati il nuovo modello precompilato. I contribuenti, però, dovranno in molti casi apportare delle modifiche, soprattutto se in questi mesi saranno occorse delle spese mediche.
    La modifica del 730 non sarà così facile ed immediata come potrebbe sembrare. Ci sono, infatti, numerose voci aggiuntive rispetto al passato, con l’obiettivo di determinare con maggiore precisione la situazione reddituale e patrimoniale del lavoratore dipendente o del pensionato.
    Essi potranno decidere di aggiornare il relativo modulo online operando da sè oppure rivolgendosi ad un professionista.

    È qui che scattano le procedure di sicurezza. I Caf, i professionisti ed i sostituti d’imposta dovranno innanzitutto ricevere una delega da parte del proprio cliente e poi effettuare una specifica richiesta di accesso ai dati all’Agenzia delle Entrate.
    Da questo momento in poi scatta un rigido protocollo di sicurezza con un costante monitoraggio delle attività svolte e delle eventuali anomalie. Le responsabilità dei professionisti e dei centri di assistenza fiscale aumentano, dunque, in maniera esponenziale, senza che ci sia stato previsto un aumento delle tariffe in loro favore.
    Ogni errore nell’aggiornamento della dichiarazione sarà punito severamente. Questo ha spinto i centri specializzati ad intensificare i corsi di preparazione al nuovo Isee per analizzare con cura tutti gli aspetti innovativi e problematici.

    I contribuenti che vorranno modificare il proprio modulo senza rivolgersi a dei professionisti lo potranno fare online, attraverso le credenziali “Fisconline” rilasciate dall’Agenzia delle Entrate o quelle dispositive fornite dall’Inps.
    Una volta effettuato l’accesso, il lavoratore dipendente o il pensionato potrà verificare la correttezza dei dati forniti dall’Agenzia delle Entrate e procedere con eventuali modifiche.
    A partire dal 1° Maggio sarà poi possibile inviare online la dichiarazione all’Agenzia.
    La semplificazione della procedura è ancora tutta da dimostrare. Sicuramente ci saranno molti problemi soprattutto nei primi anni di sperimentazione.
    L’utente ed i centri specializzati dovranno comprendere i nuovi meccanismi di calcolo dei redditi con annesse detrazioni e oneri fiscali. L’impressione è che una simile innovazione possa essere valutata solo tra un paio d’anni, quando tutti avranno più chiari i margini di errore ed il quadro normativo.



  • L’accordo siglato nella giornata di ieri tra Italia e Svizzera rappresenta una svolta storica nella lotta contro l’evasione fiscale. Dopo anni di ostruzionismo finalmente le autorità italiane potranno richiedere informazioni sui conti italiani depositati in Svizzera.
    Si tratta di uno scambio di dati che aiuterà il fisco italiano ad analizzare eventuali situazioni anomale, eliminando di fatto uno dei paradisi fiscali più attraenti per i cittadini italiani.

    Agenzia delle EntrateL’accordo dovrà essere ratificato da entrambi i Parlamenti ed in Svizzera dovrà essere sottoposto a referendum.
    I tempi di entrata in vigore sono stimabili in due anni, ma una volta avvenuta la ratificazione, le autorità potranno richiedere informazioni sulla situazioni anomale verificatesi a partire dal giorno dopo la stipula dell’accordo.
    A partire dal 2018, inoltre, lo scambio di dati avverrà in maniera automatica.

    Prima dell’accordo stipulato nella giornata di ieri, la Svizzera faceva parte della “black list” italiana che racchiude tutti i paesi poco collaborativi in materia fiscale.
    Molti contribuenti hanno sfruttato per anni il segreto bancario vigente in territorio elvetico per depositarvi i propri fondi, senza dover giustificare la propria provenienza.
    La crisi economico-finanziaria ha costretto la Svizzera ad adeguarsi ai nuovi parametri Ocse, obbligando le proprie banche ad una maggiore tracciabilità delle transazioni finanziarie.

    Di questa operazione ne gioverà certamente il fisco italiano. Secondo il premier Matteo Renzi rientreranno in Italiani tanti miliardi di euro, il Ministro Padoan vede nell’accordo con la Svizzera un’operazione che porterà dei risultati soprattutto nel lungo periodo.
    I contribuenti, infatti, non saranno più incentivati a depositare i propri capitali nelle banche svizzere e, quando lo faranno, il fisco potrà scovare le anomalie con maggiore facilità.
    I benefici dell’accordo Italia-Svizzera interessano anche la Voluntary Disclosure. La semplificazione dei controlli spingerà molti contribuenti a “pacificare” in maniera volontaria la propria situazione fiscale, sfruttando le sanzioni amministrative e penali dimezzate.
    La stessa assenza della Svizzera dalla “black list” renderà le ammende ancora meno costose e faciliterà il rientro dei capitali nel nostro paese.



  • Quattro mesi per credere in una Grecia nell’Unione Europea.
    L’Eurogruppo di venerdì ha concesso un ulteriore margine di tempo ad Alexis Tsipras e al suo paese. Quattro mesi per convincere la trojka che il debito ellenico è sostenibile e che un’altra via per la crescita è possibile.
    Difficile scommettere sul piano di riforme dell’esecutivo greco: non conosciamo ancora i contenuti e non sappiamo fino a che punto l’Unione Europea sarà disposta a cedere.

    tsiprasNel frattempo si registra un lieve ritardo nella presentazione del programma di riforme che Tsipras intende portare avanti. Le linee guida dell’azione governativa verranno presentate nella giornata di domani, quando potremo avere un’idea più chiara sul futuro della Grecia e dell’Unione Europea.
    Lo spettro della “Grexit” spaventa ancora i mercati, nonostante proprio questi ultimi scommettano su un accordo tra le istituzioni europee e Tsipras.
    Il compromesso cercato ed in parte trovato lascia, infatti, ben sperare.

    Si moltiplicano, intanto, le ipotesi sul piano di riforme che Tsipras proporrà a Bruxelles nella giornata di domani. “Un programma realistico, ma ambizioso“. È questo l’augurio del Commissario Pierre Moscovici.
    Nel mirino del Governo greco ci sarà con ogni probabilità la riforma della pubblica amministrazion,e volta a ridurre la burocrazia imperante nello stato ellenico. L’obiettivo di Tsipras è combattere la corruzione e l’evasione fiscale che hanno di fatto portato la Grecia sull’orlo del baratro contabile.
    Viene esclusa, invece, la possibilità di adeguare le pensioni agli standard europei, una misura che andrebbe contro il modello di welfare state veicolato da Syriza.
    La proposta più credibile riguarda, invece, un eventuale swap dei titoli di debito greco. Si tratta in sostanza della sostituzione dei suddetti titoli con altri legati al rendimento del Pil.
    Maggiore sarà la crescita della Grecia, dunque, minori saranno gli interessi che lo Stato greco dovrà pagare alla trojka.



  • Qual è il modello aziendale ideale? Difficile dare una risposta a questa domanda.
    Certamente, però, ci sono alcune linee guida da rispettare per formare un’azienda di successo.
    Innovazione, implementazione del capitale umano, visione e capacità di assumersi dei rischi sono concetti all’apparenza astratti, ma fondamentali per avviare un’impresa competitiva sul mercato mondiale.

    downloadC’è un principio, però, che abbiamo volutamente omesso, ma che nella realtà sociale fa sempre la differenza: il merito.
    Questo concetto esula dalla mera sfera etica e abbraccia il mondo del business. Perchè un’azienda che premia il merito e le competenze, è sempre un’azienda che ha un futuro brillante davanti a sè.
    Non si tratta dell’enunciazione di principi astratti e di buone intenzioni, ma di valori la cui importanza è certificata anche dall’indagine Great Place to Work.

    Si tratta di un rapporto sulle migliori aziende mondiali secondo il quale nessuna italiana si attesta ai primi dieci posti nella graduatoria della grandi aziende.
    Le imprese nostrane, dunque, non sono un bel posto dove lavorare, traducendo in maniera spicciola e banalizzando il nome dell’indagine.
    Sono tanti i fattori che impediscono all’Italia di primeggiare in questa classifica. Il più importante è la mancanza di meritocrazia. Come riportato da Corriere Economia, il 70% del personale delle multinazionali è convinto che nella propria azienda i migliori facciano carriera contro il 32% delle realtà imprenditoriali italiane.
    Addirittura solamente il 56% dei dipendenti delle imprese italiane dichiara di “dare il meglio di sè per la propria azienda” contro il 90% del personale delle multinazionali.

    Segno che l’impresa viene percepita come qualcosa di esterno rispetto al lavoratore: gli imprenditori danno poco spazio alle idee e alle competenze dei propri dipendenti, preferendo mantenere la propria posizione di mercato.
    Lo dimostrano le modalità di successione nella leadership dell’azienda. L’imprenditore è solito dare spazio ad un proprio familiare o ad un manager di fiducia, senza premiare il merito e la crescita aziendale.
    Di fatto i vertici delle imprese italiane rinunciano a formare nuovi imprenditori, temendo che questi ultimi possano minare la propria leadership.
    In realtà merito e competenza generano solo innovazione e sano spirito competitivo. Un’azienda che premia i migliori dipendenti non può far altro che creare un circolo virtuoso all’interno della stessa realtà aziendale ed in tutto il tessuto economico.
    Stati Uniti ed Europa del Nord dovrebbero fungere da esempio dei concetti appena espressi: scardinare le vecchie logiche nepotiste è il punto di partenza essenziale per lanciare un modello aziendale di successo.