• La polemica sul nuovo 730 precompilato diventa sempre più fitta. Le accuse reciproche tra Governo, Agenzia delle Entrate e centri di assistenza fiscale rischia di far passare in secondo piano il merito dell’iniziativa, lasciando lavoratori dipendenti, pensionati e piccole imprese abbandonate al proprio destino.
    Ed invece le difficoltà del precompilato sono moltissime e vanno assolutamente segnalate.

    21102014Il monito viene da Alessandro Biagiotti, direttore della società di servizi del Caf Roma e Lazio della Cgil, interpellato sul tema da La Stampa.
    La prima questione problematica è rappresentata dalla tempistica ristretta nella comunicazione dei dati.
    Come dichiarato da Biagiotti, l’Inps potrebbe non riuscire a comunicare entro il 7 Marzo la nuova Certificazione Unica, mettendo così in grave difficoltà i centri di assistenza fiscale e rallentando l’intero sistema.

    Le incombenze burocratiche da adempiere e le pagine da compilare sembrano essere aumentate. Ecco perchè, con ogni probabilità, i cittadini non saranno in grado di provvedere da sè e dovranno interpellare i Caf.
    Secondo Biagiotti non si tratta di un precompilato facile da elaborare: ci sono, al contrario, delle parti mancanti e la competenza dei lavoratori dipendenti e dei pensionati non è sufficiente per completare l’operazione.
    I rischi sono di due ordine: innanzitutto potrebbero esserci errori importanti nella compilazione dei moduli.
    I cittadini, spinti dall’apparente semplificazione di una certificazione che arriva direttamente a casa, potrebbero sottovalutare l’importanza di alcune voci aggiuntive e con essa fornire un calcolo sbagliato del proprio reddito.
    Gli stessi Caf saranno sottoposti ed un’enorme pressione, visti i tempi ristretti per la comunicazione dei dati e considerata la maggiore responsabilità che la nuova normativa imputa loro per tutti gli errori commessi.
    L’altro e forse più gravoso problema riguarda la possibile rinuncia, da parte dei contribuenti, nell’usufruire di determinate prestazioni. La complessità del nuovo 730 potrebbe, infatti, spingere lavoratori dipendenti e pensionati ad evitare di richiedere tutte quelle agevolazioni legate alla propria situazione patrimoniale e reddituale.
    In questo caso ci troveremmo di fronte ad una situazione davvero paradossale, dove la semplificazione si trasforma in sfiducia e rassegnazione.
    Rappresenterebbe il fallimento delle istituzioni e del loro ruolo di strumenti a servizio della comunità.



  • Sono decine le forme contrattuali che possono regolamentare un rapporto di lavoro.
    Le modifiche intervenute nel corso degli anni hanno addirittura ampliato le fattispecie regolative, rendendo più complessa la burocrazia del settore.
    L’intento del Jobs Act è effettuare un riordino dei contratti nel senso della semplificazione e della riduzione delle forme previste dalla legge.

    caschetto lavoroPer questo motivo il Governo ha istituito il contratto a tutele crescenti, un rapporto a tempo indeterminato più facile da estinguere nel breve periodo, ma con delle tutele economiche maggiori col passare degli anni.
    L’esecutivo vuole incentivare l’utilizzo di questa forma contrattuale e lo fa attraverso una serie di defiscalizzazioni contributive per tutti i datori di lavoro che la adotteranno.
    All’interno della Legge di Stabilità sono previste, infatti, una serie di esenzioni che completano di fatto il quadro normativo del Jobs Act.

    Ma l’intervento del Governo non si limita alla forme contrattuali a tempo indeterminato. I decreti attuativi della riforma del mercato del lavoro avranno un ruolo essenziale nella riduzione dei contratti a tempo determinato.
    Alcune di essi verranno eliminate, altri, invece, verranno disincentivati attraverso l’innalzamento della tassazione.
    Il decreto che verrà presentato in Consiglio dei Ministri nella giornata di venerdì abolirà, ad esempio, il contratto di associazione in partecipazione ed il job sharing.
    Si tratta comunque di rapporti lavorativi poco utilizzati e già disincentivati dalla Legge Fornero.
    Più diffusi, invece, sono la collaborazione a progetto ed il job on call o lavoro a chiamata.
    Per queste due fattispecie è previsto un graduale superamento che porterà il primo ad essere abolito definitivamente nel 2016, mentre il job on call verrà circoscritto ad alcuni settori, come quello del commercio e della ristorazione.

    In linea generale si vuole diminuire le forme contrattuali a tempo determinato, ecco perchè l’azione riformatrice più importante riguarda la fattispecie più utilizzata, ovvero il contratto a termine.
    Sono oltre due milioni i lavoratori che hanno stipulato questo tipo di contratto. La precedente normativa poneva in 36 mesi il limite massimo di durata e a cinque il numero di proroghe.
    Il decreto attuativo del Jobs Act dovrebbe ridurre a 24 mesi la durata limite del contratto a termine e a 3 le proroghe massime previste dalla legge.
    In base alla nuova normativa, dunque, dovrebbero diminuire le fattispecie a tempo determinato in luogo del nuovo contratto a tutele crescenti.
    Vengono, invece, estese le esenzioni fiscali dell’apprendistato anche per le imprese con più di nove dipendenti, mentre verranno innalzate le soglie massime annuali entro le quali è possibile stipulare un contratto di prestazione occasionale e accessoria, ferme adesso a 5.000 euro per tutte le attività e a 2.000 euro quando il committente è un imprenditore o un professionista.



  • Uno degli obiettivi principali del Governo Renzi è attuare un processo di semplificazione dell’attività amministrativa. Troppo spesso la burocrazia rallenta lo sviluppo economico del paese, frenando gli investimenti esteri.
    Per questo motivo l’esecutivo ha previsto una serie di provvedimenti con l’obiettivo di rendere più facile la vita dei cittadini e trasformare la P.A. in un semplice strumento a servizio della comunità.

    spese condominialiTra le tante misure adottate, alcune sembrano possano avere riscontri positivi, come l’Anagrafe Unica, altri invece, su tutti l’Isee precompilato, hanno addirittura reso più complesso il rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadini e andranno certamente rivisti.
    Un’altra innovazione in materia di semplificazione arriva dal settore edilizio. Anche in questo caso i criteri seguiti sono quelli della digitalizzazione e della standardizzazione della modulistica.

    Proprio oggi abbiamo una scadenza importante su questo versante: Regioni ed Enti Locali devono, infatti, adattare i propri moduli Cil e Cila alla modulistica nazionale: La Cil è la cosiddetta comunicazione di inizio lavori, mentre la Cila è la comunicazione asseverata da un tecnico. Si tratta, in generale, di documentazioni necessarie per lo svolgimento di ristrutturazioni semplici.
    La normativa precedente permetteva la massima discrezionalità da parte degli enti regionali e locali nel predisporre dichiarazioni, istanze ed altri tipi di moduli riguardanti la ristrutturazione degli edifici.
    Entro la data odierna, invece, i comuni e le regioni dovranno rivedere la propria modulistica secondo le indicazioni nazionali. Allo stato attuale ci sono oltre 8.000 esempi diversi di comunicazioni di inizio lavori semplici.
    Il Governo attraverso la seconda intesa Stato-Regioni ha voluto unificare questa enorme mole di documenti, conformandola a determinati standard nazionali, unici su tutto il territorio italiano.
    Attraverso la prima intesa, invece, era stata disciplinata la modulistica sul permesso di costruire e la Scia, ovvero la segnalazione certificata di inizio attività, utilizzata soprattutto per  le ristrutturazioni più elaborate.
    Anche in questo caso, si è voluto agire nel senso della semplificazione e della centralizzazione, ragion per cui d’ora in avanti tutte le realtà locali non potranno discostarsi dalle direttive nazionali.

    La maggior parte delle Regioni e dei Comuni sembrano essere al passo con le scadenze e dunque, entro oggi, dovrebbero adattare la propria modulistica a quella nazionale.
    Non si può dire la stessa cosa, invece, per il processo di digitalizzazione. L’art. 24 del Dl n.90/2014, infatti, oltre a disciplinare la riforma dei moduli di certificazione, regolamenta anche l’informatizzazione dei procedimenti necessari per la ristrutturazione delle abitazioni.
    Gli utenti devono essere in grado di compilare online la relativa documentazione, venendo a conoscenza del responsabile del procedimento e dei tempi necessari per l’adempimento della pratica.
    In questo modo si renderebbe un enorme servizio ai cittadini e alle imprese, i quali potrebbero svolgere tutte queste incombenze burocratiche da casa, e si snellirebbe, inoltre, l’attività amministrativa.
    Il processo di digitalizzazione della modulistica sembra, però, procedere a rilento. Sarà necessaria, infatti, l’attivazione dello Spid, il sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini ed imprese che permetterà a questi ultimi di avere un identificativo online e di compilare in rete le varie istanze.
    Il suddetto sistema dovrebbe essere operativo nel mese di Aprile, dunque anche l’informatizzazione delle procedure per la ristrutturazione degli edifici dovrà attendere qualche altro mese.

     



  • Dal 1° Marzo entrerà in vigore una delle misure più reclamizzate della Legge di Stabilità: il Tfr in busta paga.
    Il lavoratore può richiedere che gli venga corrisposto in anticipo il trattamento di fine rapporto maturato dal 1° Marzo 2015 al 31 Dicembre 2017. Si tratta di un vero e proprio strumento di autofinanziamento del lavoratore, con l’obiettivo di aumentare la liquidità disponibile.
    Ma vediamo nel dettaglio quali sono i vari passi da seguire per poter ottenere la somma spettante.

    27102014La richiesta di Tfr anticipato è una misura facoltativa ed irrevocabile: spetta cioè al lavoratore scegliere se richiederla e, una volta ottenuta, non si può più tornare indietro.
    Ne potranno usufruire solamente i lavoratori dipendenti appartenenti ad aziende private che abbiano un contratto in essere da almeno sei mesi.
    Sono esclusi i dipendenti pubblici, ma anche i lavoratori domestici, agricoli e quelli appartenenti ad imprese soggette a procedure concorsuali o in fase di ristrutturazione del debito.
    Viene negato tale diritto inoltre a coloro che sono in Cassa Integrazione o a quelli che hanno utilizzato il Tfr come garanzia per ottenere un finanziamento bancario.

    Specificati i soggetti che possono aderire, è bene spiegare il procedimento da seguire.
    Innanzitutto va’ effettuata un’istanza di accesso all’Inps che valuterà se concedere o meno l’autorizzazione. Una volta ottenuto l’assenso, dovranno essere le imprese a fornire i nominativi dei lavoratori all’Istituto previdenziale, in modo che quest’ultimo possa calcolare la base imponile sulla base dei redditi percepiti negli ultimi quindici mesi.
    L’azienda poi potrà decidere se ricorrere a risorse proprie o se richiedere un finanziamento ad un istituto bancario specializzato, accreditato in base ad un accordo quadro con il Governo.
    Il pagamento del Tfr in busta paga avverrà il mese successivo alla dichiarazione di disponibilità fornita dalla banca. È bene sottolineare, infine, che trattandosi di una liquidazione è sottoposto a tassazione ordinaria e che non è sottoposto ad alcun onere contributivo.

     



  • Start up ed innovazione: due tematiche accomunate da tanti elementi.
    Il primo è il loro carattere moderno, il secondo è la difficoltà che entrambi trovano nell’affermarsi in Italia.
    Un dato, a tal proposito, è emblematico e ce lo fornisce Il Sole 24 Ore: nel 2014 gli investimenti globali dedicati al solo settore del fintech ammontano a 2,8 miliardi di dollari.
    L’Italia investe nel medesimo ambito 7 milioni di euro, circa lo 0,1% del totale mondiale, il che è un paradosso se consideriamo l’enorme creatività che gli italiani hanno dimostrato e continuano a dimostrare ogni giorno.

    DipendentiLe idee non mancano di certo, ciò che manca è un piano di investimento ed un quadro normativo adeguato: questo è fuori di dubbio. Certo, sarebbe troppo facile auspicare, anzi invocare una rivoluzione dall’alto.
    Ma le condizioni operative devono e possono essere migliori.
    Se lo augura anche Roberto Ferrari, direttore generale di Chebanca! nel corso della presentazione di Smartmoney Fintech Community, la prima community dedicata alla fintech: “La trasformazione è già in atto. Il prossimo mese sperimenteremo i pagamenti smart per i parcheggi con una fintech italiana. Ma non c’è tempo da perdere. Se non sapremo cogliere le opportunità, una grande ricchezza se ne andrà all’estero”.

    Alcuni termini sono certamente sconosciuti per molti cittadini italiani. Colpa di una cattiva informazione e di un certo scetticismo nell’affrontare determinati argomenti.
    Il settore del fintech, ad esempio, è molto diffuso all’estero, soprattutto nell’ambito delle start up, mentre rappresenta una vera e propria new entry nel nostro paese. Le imprese che si occupano di fintech sperimentano idee innovative nell’ambito dei pagamenti finanziari, implementando software all’avanguardia che renderebbero più facile la vita di milioni di cittadini.
    La sperimentazione dei pagamenti smart per i parcheggi è solo una delle tante idee che sono venute fuori in questi anni, senza però avere una cassa di risonanza adeguata.
    La contaminazione e la condivisione dei progetti innovativi è alla base di qualsiasi tessuto economico e culturale all’avanguardia. Lo dimostrano la Silicon Valley o i paesi scandinavi, ecco perchè è necessaria una migliore comunicazione su questi argomenti: le start up hanno bisogno di un terreno fertile dove poter operare, senza rischiare di scomparire nel nulla dopo la fase iniziale di sperimentazione.



  • In Italia nascono sempre meno bambini. Lo rivela l’Istat attraverso un’indagine destinata a rimanere nella storia del nostro paese.
    Si perchè secondo i dati riportati dall’istituto di statistica, nel 2014 sono nati 509 mila bebè in meno rispetto al 2013.
    Si tratta del record negativo per il nostro paese dopo l’Unità d’Italia, un trend che si ripete da anni e ci colloca sotto la media europea.
    Il nostro numero medio di figli per ogni donna, infatti, è di 1,39, mentre quello europeo è di 1,58.

    28102014Numeri che rischiano di compromettere il ricambio generazionale. Nell’ultimo anno, infatti, a fronte di oltre 500mila nascite in meno, ci sono stati 600 mila decessi.
    Il saldo complessivo tra nuovi nati e morti risulta essere positivo solo per merito dei neonati stranieri.
    Le famiglie di origine straniera sono in generale più fiduciose verso il futuro: contribuiscono alle nuove vite per un 19% e hanno una media di 1,91 figli per ogni donna.
    Il rischio, dunque, che ci siano sempre meno italiani è concreto (-125mila unità rispetto al 2013). L’Istat, però, avverte: quest’anno anche fra le famiglie straniere è diminuito il numero di nascite.
    Gli scenari futuri, dunque, potrebbero vedere un rapporto nati/morti sempre più sbilanciato, a meno di improvvise inversioni di tendenza.

    L’unico aspetto positivo riguarda la speranza di vita, in crescita nell’ultimo anno e attestabile a 80,2 anni per gli uomini e a 84,9 per le donne.
    Se valutiamo, invece, il tasso di natalità regione per regione, notiamo che quello più alto è del Trentino Alto Adige con 9,9 nuovi nati ogni mille abitanti.
    Il dato più eclatante riguarda, però, il Sud, tradizionalmente riconosciuta come la zona d’Italia con le famiglie più numerose. In realtà non è più così: il tasso di crescita nel Mezzogiorno è addirittura negativo (-1,1) ed inferiore a quello del Nord e del Centro (+1,3).



  • Siamo agli sgoccioli per il nuovo decreto anti-corruzione.
    Il ministro della Giustizia Orlando ha annunciato un imminente arrivo del Ddl in Parlamento, forse già la prossima settimana ci sarà la discussione in commissione giustizia al Senato.
    Nel frattempo si rincorrono le voci sui contenuti del decreto. Tra indiscrezioni e dichiarazioni ufficiali, possiamo trarre un breve bilancio delle principali novità in materia di corruzione e reati contro la Pubblica Amministrazione.

    orlandoIl tema principale è sicuramente il falso in bilancio. Questa fattispecie verrà punita in tutte le sue forme, dalla più lieve alla più grave.
    Si ragiona sulle pene in base all’entità del reato. Si andrà con ogni probabilità da 1-4 anni per le violazioni minori a 2-6 anni per quelle più gravi.
    In generale il Governo adotterà una ratio ben precisa: inasprimento delle pene per tutte le fattispecie di reato contro la P.A. e sconti delle sanzioni per chi denuncerà le pratiche corruttive.
    Una norma, quest’ultima, fortemente voluta dalle autorità giudiziarie e che prenderà come punto di riferimento quella sui pentiti di mafia.
    Chi denuncerà un accordo di carattere corruttivo, facilitando l’attività investigativa, potrà avere, infatti, uno sconto che va da un terzo a metà della pena.
    Sarà più difficile, invece, ottenere il patteggiamento. Quest’ultima è la forma più utilizzata dai corrotti per ridurre la propria sanzione.
    D’ora in poi il patteggiamento o la sospensione della pena potranno essere concordati solo se il corrotto restituisce quanto sottratto all’amministrazione.

    Ci sono importanti novità anche sui rapporti tra imprenditori e Pubblica Amministrazione. Un imprenditore, infatti, che corrompe un dipendente pubblico non potrà più partecipare alle gare d’appalto per 5 anni. La legge Severino circoscriveva, invece, il termine a 3 anni.
    Viene allargata, infine, la pletora di dipendenti pubblici che possono essere accusati di concussione. Tale fattispecie di reato non riguarderà più solamente i pubblici ufficiali, ma qualsiasi incaricato di pubblico servizio.
    Dunque tutti i soggetti che detengono un rapporto di servizio con la P.A. possono essere sanzionati con il reato di concussione, indipendentemente dalla posizione che ricoprono all’interno dell’organico.



  • Le previsioni del Ministro dell’Economia Padoan fanno intravedere una luce in fondo al tunnel, ma il presente racconta un’altra storia.
    A dispetto delle dichiarazioni del vertice del Mef, che vede un Pil attestabile attorno al +0,7% nei prossimi mesi, i dati riportati dall’Istat relativi all’ultimo trimestre del 2014 non sono di certo incoraggianti.
    I mesi di Ottobre, Novembre e Dicembre hanno espresso gli stessi valori del trimestre precedente.
    Non c’è, dunque, la tanto invocata crescita; forse bisogna gioire non ci sia stata un’ulteriore perdita in termini di punti percentuale del Prodotto Interno Lordo.

    28102014Entrando nello specifico, hanno subito delle variazioni negative i comparti agricoli ed industriali, mentre il settore dei servizi ha visto aumentare i propri valori.
    Come evidenziato più volte in questi giorni, la crisi della domanda interna è stata in qualche modo compensata dalla crescita della domanda estera.
    L’export rappresenta in questo periodo storico una delle poche ancore di salvezza dell’economia italiana e come tale va sfruttata, investendo sui prodotti maggiormente richiesti sui mercati esteri.
    La valorizzazione del “made in Italy” deve essere l’asse portante della strategia commerciale italiana nei prossimi mesi. Expo 2015 può rappresentare, da questo punto di vista, una risorse importante per il nostro paese in termini di visibilità.

    Ma torniamo ai dati comunicati dall’Istat. Preoccupa più di ogni altra cosa il trend assunto dal Prodotto Interno Lordo italiano su base annua. Rispetto al medesimo trimestre dell’anno 2013, il Pil ha perso -0,3 punti percentuale. E le variazioni negative consecutive ammontano ormai a tredici.
    Dobbiamo tornare indietro all’ultimo trimestre del 2011 per vedere un segno + nell’economia italiana.
    Questi numeri devono farci riflettere: è ormai troppo tempo che l’Italia vive una situazione di stagnazione.
    Vedremo se le riforme attuate e quelle programmate serviranno ad invertire la tendenza.
    Per adesso il confronto con i colossi mondiali è impietoso. Come riporta l’Istat, nello stesso periodo il Pil statunitense è in crescita dello 0.7%, mentre quello britannico ha una variazione positiva dello 0,5%.
    Il valore tendenziale è ancora più emblematico, visto che il Prodotto Interno Lordo di Usa e Gran Bretagna presenta una crescita rispettivamente del +2,5% e +2,7%, segno che la crisi economica internazionale può definirsi superata.
    Spetta alle istituzioni europee e a quelle nazionali adottare le misure adeguate per riprendere il percorso di crescita interrotto ormai da troppi anni.



  • Non era facile uscire dalle prime 50 posizioni del Word Press Freedom Index, la classifica che certifica il livello di libertà di stampa presente nei singoli paesi.
    Ebbene sì, l’Italia c’è riuscita perdendo ben 24 posizioni ed attestandosi al 73° posto, dietro al Senegal e alla Moldavia.
    Lo studio realizzato da Reporters without borders prende in considerazioni sette variabili: livello di abusi, pluralismo, quadro giuridico, indipendenza dei media, trasparenza, autocensura ed infrastrutture.

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaSecondo la graduatoria proposta, alla fine del 2014 ai primissimi posti si collocano i paesi scandinavi.
    L’Europa del Nord si conferma una macro-area all’avanguardia, non solo sul piano dell’innovazione tecnologica, ma anche su quello dei diritti. Ai primi cinque posti troviamo infatti la Finlandia, la Norvegia, la Danimarca, l’Olanda e la Svezia.
    Poco più indietro la Germania (12°), mentre Spagna, Gran Bretagna e Francia si collocano rispettivamente al 33°, 34° e 38° posto.

    E l’Italia? Il nostro paese viene retrocesso pesantemente. Passa dalla 49° posizione del 2013 al 73° attuale.
    Secondo Reporters without borders, i giornalisti italiani sarebbero stati vittima di innumerevoli attacchi mafiosi.
    Nei primi dieci mesi del 2014 ci sono stati ben 43 casi di aggressione fisica e 7 casi di attacchi incendiari a case e auto. Numeri preoccupanti, ai quali va aggiunta la crescita delle cause “ingiustificate” per diffamazione, la maggior parte delle quali portate avanti da politici.
    Si è passati dagli 84 procedimenti per diffamazione del 2013 ai 129 nei soli primi dieci mesi del 2014.
    Segno di una categoria, quella dei giornalisti, che fatica a mantenere la propria indipendenza di fronte all’influenza della classe politica.
    In generale, secondo questo reportage, la libertà di stampa segna il passo nella maggior parte dei paesi analizzati.
    L’influenza della politica e di gruppi terroristici di stampo islamico ha assestato dei colpi pesanti all’intera categoria giornalistica. L’attacco a Charlie Hebdo, in tutta la sua gravità, esemplifica alla perfezione il momento storico che sta vivendo lo stato di diritto e tutte le sue diramazioni.



  • L’aspetto più discusso della Legge di Stabilità è rappresentato certamente dal nuovo regime dei minimi per le partite Iva.
    I giovani professionisti ed i freelance hanno visto aumentare in maniera spropositata la propria contribuzione fiscale. È stata applicata la nuova aliquota per le gestione separata Inps, stabilita dal Governo Monti e confermata dall’esecutivo Renzi: da qui al 2018 le partite Iva pagheranno contributi Inps dal 29% al 33%.
    Ma a far montare l’ira delle associazioni di categoria dei liberi professionisti è stato il nuovo regime del minimi: addio al “forfettone” del 5% per tutti i percettori di reddito sotto i 30.ooo euro.
    Dal 1° gennaio 2015 l’imposta sostitutiva è del 15% e riguarda tutti i giovani professionisti con un reddito inferiore ai 15.000. Più favorevole, invece, la legislazione per i commercianti, i quali potranno accedere al regime agevolato purchè abbiano dei ricavi inferiori a 40mila euro.

    22102014L’Irpef risulta, dunque, triplicata rispetto al passato per chi aderisce al nuovo regime dei minimi. Ma la svolta clamorosa di questi giorni riguarda un possibile ritorno alla vecchia normativa, almeno per tutto il 2015.
    Lo hanno annunciato i relatori del decreto Milleproroghe, Maibo Marchi e Francesco Paolo Sisto.
    La proposta, contenuta all’interno del suddetto decreto, potrebbe essere il mantenimento per un altro anno del vecchio regime agevolato oppure lasciare ai professionisti la possibilità di scegliere se aderire o meno al nuovo quadro fiscale.

    A marzo, invece, nella delega fiscale ci potrebbero essere dei cambiamenti della normativa sulle piccole partite Iva. Nei giorni scorsi il premier Matteo Renzi aveva annunciato delle modifiche del quadro regolativo sui giovani professionisti, ammettendo che il nuovo carico contributivo rischia di essere troppo pesante per chi decide di intraprendere la strada del lavoro autonomo.
    L’impressione è che questo tema sia stato affrontato con troppa superficialità, a dispetto delle tante attese della vigilia. Le associazioni di categoria si auspicavano un quadro normativo più favorevole.
    In realtà si è verificata la situazione opposta: i nuovi oneri fiscali rischiano, infatti, di azzoppare la categoria dei freelance e di mettere in serissima difficoltà alcuni giovani professionisti.
    Il ritorno al vecchio regime non può che essere una misura transitoria, prima di affrontare una riforma più ampia del mondo del libero professionismo.
    Gli interventi del governo sul lavoro dipendente sono stati tanto importanti quanto discussi. Una riflessione più approfondita su una categoria in espansione come quella delle partite Iva sarebbe altrettanto necessaria, oltreché doverosa.



  • Il Ddl di riforma del processo civile è pronto ad arrivare in aula.
    Ci saranno alcune novità importanti e una maggiore chiarezza nelle competenze dei vari tribunali.
    Gli aspetti più innovativi riguardano sicuramente il Tribunale delle Imprese e la nascita del Tribunale della Famiglia.
    Ma procediamo con ordine.

    14112014Vengono ampliate le competenze del Tribunale delle Imprese, il quale sarà chiamato a giudicare su quasi tutte le controversie che riguardano la realtà imprenditoriale.
    Nello specifico viene allargata la sua giurisdizione a quei reati che contemplino una violazione del diritto di concorrenza, come le class action dei consumatori, la pubblicità ingannevole o la concorrenza sleale.
    Viene esteso l’ambito di riferimento anche agli accordi di collaborazione tra società in relazione alla produzione e allo scambio di beni e servizi, le controversie legate alle società di persone ed in materia di contratti pubblici di lavori, servizi o forniture.

    La novità più importante, però, riguarda l’istituzione del Tribunale della Famiglia. Si tratta di una sezione speciale del tribunale ordinario e si occuperà di tutte le controversie legate al diritto di famiglia.
    Tra queste ci sono i giudizi sulla separazione ed il divorzio, la capacità giuridica della persone, i figli nati fuori dal matrimonio e la tutela dei minori.
    Nel complesso siamo di fronte ad un riordino delle competenze che vuole rendere più specifica l’attività dei singoli tribunali.
    L’intento della riforma del Governo è anche ottenere un’effettiva semplificazione degli atti processuali.
    Per questo motivo, ad esempio, verrà imposta una maggiore sinteticità dei suddetti atti, evitando memorie e sentenze troppo lunghe e complesse.
    Verranno stabiliti, inoltre, limiti temporali più ristretti nella fase di discussione antecedente a quelle dibattimentale. Si cercherà, in generale, di ridurre i tempi processuali e di semplificare l’intera attività giudiziale, per evitare lo stallo decisionale che troppo spesso caratterizza i tribunali italiani.



  • Si temevano ritardi irrecuperabili per il bonus bebè, ma alla fine sembra che il Governo abbia trovato la quadratura del cerchio.
    È in via di definizione, infatti, il decreto attuativo della Legge di Stabilità che disciplina il bonus destinato alle famiglie che concepiranno o adotteranno un bambino nel periodo compreso tra il 1°gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017.
    L’esecutivo ha stabilito tempi e modalità di attuazione dell’incentivo, chiarendo alcuni aspetti problematici.

    parità di trattamentoIl bonus bebè viene assegnato a seconda del reddito familiare. La quota sarà di 960 euro annui per quelle famiglie con un Isee inferiore ai 25mila euro; al contrario la somma verrà praticamente raddoppiata (1920 euro) per i nuclei familiari che si possiedono un reddito annuo inferiore a 7mila euro.
    Il primo aspetto disciplinato dal decreto riguarda i tempi di richiesta del bonus. La domanda dovrà essere effettuata entro 90 giorni dalla nascita o dall’atto di adozione del bambino.
    Solo in questo modo sarà possibile non perdere alcuna mensilità.
    Considerati, inoltre, i ritardi nella stesura del decreto, i 90 giorni verranno calcolati solo a partire dall’entrata in vigore del decreto stesso. Tale scelta è stata effettuata per non penalizzare quelle famiglie che hanno avuto un figlio in questo periodo di tempo, impedendo così che perdessero delle mensilità.

    La richiesta, inoltre, deve essere presentata solamente il primo anno. Per il secondo ed il terzo anno di vita del bambino, basterà recapitare il proprio Isee. Qualora, però, dovessero essere riscontrate variazioni nella situazione reddituale e patrimoniale del richiedente, il bonus verrà ritirato.
    Per l’effettiva entrata in vigore del decreto bisognerà aspettare ancora qualche settimana. Una volta completata la stesura, dovrà passare al vaglio del Ministero dell’Economia e della Corte dei Conti.
    Una volta approvato, si procederà alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e dopo 15 giorni il decreto verrà trasmesso all’Inps che si occuperà della sua applicazione.