• Una ripresa che tarda ad arrivare. È questo quanto emerge dal Quarto Rapporto Congiunturale sulle Imprese Cooperative.
    Si tratta di uno studio realizzato dall’Alleanza delle Cooperative Italiane, in collaborazione con l’Ufficio Studi AGCI, l’Area Studi Confcooperative ed il Centro Studi Legacoop.
    L’analisi prende in considerazione 527 cooperative italiane, cercando di valutare i risultati dell’ultimo quadrimestre del 2014 ed effettuando previsioni per il 2015.
    Le elaborazioni prodotte non sono di certo incoraggianti. Il quadro presentato è di sostanziale stazionarietà nel confronto con i precedenti periodi di riferimento. E le prospettive future sono per le medesime.

    downloadMa vediamo nel dettaglio i dati emersi da questo studio.
    In relazione all’anno 2014, la maggior parte delle imprese sociali (il 61,7%) valutata stazionario o comunque normale il livello di domanda interna ed esterna.
    Nell’ultimo quadrimestre c’è stata un leggera ripresa della quantità degli ordini ricevuti, ma in linee generali le cooperative valutano come sproporzionato il rapporto tra domanda e offerta.
    Le coop italiane, dunque, risentono di un livello di consumi ancora troppo basso, segno che la crisi colpisce in maniera molto forte soprattutto le famiglie italiane.

    Per quanto riguarda, invece, i prezzi, questi ultimi subiscono il peso del processo deflattivo. Sono poche le imprese sociali che sono riuscite ad aumentare i prezzi (5,9%), la stragrande maggioranza (80,6%) li ha mantenuti invariati. Ci sono, invece, lievi segnali di ripresa in relaziona al fatturato. Il 26,9% delle coop segnala un aumento dei ricavi rispetto al quadrimestre precedente, merito di una variazione positiva dei volumi di vendita, mentre quasi il 50% ha visto invariato il proprio fatturato.
    I dati appena descritti confermano quanto sottolineato anche dalle indagini dell’Istat. La produzione industriale italiana appare in crescita. Ci sono, però, delle notevoli difficoltà dovute ad una contrazione della domanda interna.
    Bisognerà attuare delle misure più efficaci per stimolare i consumi e far crescere così il fabbisogno di beni.

    Le imprese sociali lamentano, inoltre, delle grosse criticità riguardo alla liquidità disponibile e ai pagamenti dovuti da parte della Pubblica Amministrazione. Le PA estinguono i loro debiti verso le coop con ritardi sempre maggiori.
    Ne risente di converso la liquidità disponibile per la maggior parte delle cooperative.
    Stazionario, infine, anche il quadro dell’occupazione. Il 67,7% delle coop dichiara di essere riuscita a mantenere stabili i livelli occupazionali; è maggiore, però, la quota di cooperatori che segnala una perdita di posti di lavoro  (18,5%) rispetto a quelli che manifestano un aumento del tasso di occupazione (13,7%).
    In generale, per far fronte al periodo di recessione, sono cresciuti i processi aggregativi fra più cooperative.
    Troviamo dunque imprese sociali di maggiori dimensioni rispetto al passato. In questo modo si spiegano anche i risultati migliori in termini di fatturato per le grandi cooperative nel confronto con le Pmi.

    Le previsioni future degli intervistati rivelano una situazione di sostanziale stazionarietà in relazione ai livelli della domanda, a quelli occupazionali e alle dinamiche dei prezzi. Si prevede, invece, un lieve aumento degli investimenti sia per le Pmi che per le grandi imprese sociali, con un ulteriore rafforzamento delle aggregazioni.
    La crescita dimensionale viene valutata, infatti, come l’unico strumento adeguato per sopravvivere alla crisi attuale.


  • europa bce

    La giornata di oggi si profila come un momento chiave della trattativa Grecia-Unione Europea.
    In queste ore è prevista, infatti, la riunione dell’Eurogruppo, dove verrà discusso il programma di Alexis Tsipras per rimodulare il piano di rientro greco.
    In questi giorni sono state ventilate diverse ipotesi e si è arrivati anche un duro scontro tra il governo ellenico e le istituzioni europee.

    eurogruppoAlla fine la richiesta di Tsipras sembra essere chiara: un piano “ponte” per i prossimi sei mesi, che possa consentire alla Grecia di ristrutturare il proprio debito e far respirare l’intero paese attraverso una serie di misure di carattere sociale a favore delle categorie più deboli.
    Il programma di Tsipras si divide in quattro punti.
    Il primo prevede la sostituzione del 30% del Memorandum, concordato con la Troia mesi fa, con un pacchetto di 10 riforme attuate con l’aiuto dell’Ocse.
    La Grecia chiederebbe, inoltre, di abbassare l’obiettivo di avanzo primario al 3%, riducendolo così dell’1,49% rispetto a quanto preventivato inzialmente.
    Il terzo punto interessa, invece, i crediti che il Governo greco deve pagare alla troika. Tsipras propone la loro trasformazione in bond, pagabili solo se la Grecia dovesse presentare livelli di crescita accettabili nei prossimi mesi.
    L’ultimo, ma non meno importante elemento, riguarda una serie di manovre da attuare per estendere i diritti sociali dei cittadini grechi.
    Il piano di rientro imposto dalle istituzioni europee ha costretto le autorità elleniche ad effettuare corposi tagli alla spesa pubblica. Il nuovo esecutivo intende, invece, ridare slancio al welfare attraverso determinate misure quali l’innalzamento del salario minimo a 750 euro, l’estensione della sanità pubblica a tutti i cittadini e la previsione di buoni pasti e bonus energetici per le famiglie più povere.

    Si tratta, in via definitiva, di un piano difficilmente difficilmente condivisibile per le istituzioni europee. Il Ministro dell’Economia del governo tedesco ha già posto un pesante veto alle richieste elleniche, ritenendo sbagliato concedere ulteriori sei mesi alla Grecia.
    Certamente Bruxelles dovrà tenere in considerazione il sentimento anti-austerity che si sta muovendo lungo tutto l’arco continentale. L’Unione Europea dovrà cedere su alcuni punti, perchè il rischio di una rottura è troppo forte per l’intera Eurozona.
    Il pericolo contagio è meno forte rispetto al 2011, ma un eventuale uscita della Grecia dall’Euro comporterebbe danni importanti sia sul fronte economico che su quello politico.
    Concedere, dunque, qualche mese di assestamento al nuovo esecutivo Tsipras potrebbe un’idea intelligente.



  • C’è grande attesa per il varo dei decreti attuativi del Jobs Act.
    Tante le tematiche oggetto di discussione. Una su tutte riguarda la disciplina normativa sui licenziamenti individuali.
    Il Governo dovrà elencare nel dettaglio le fattispecie di licenziamenti disciplinari per i quali sarà prevista il reintegro nel posto di lavoro e non l’indennizzo economico.
    Ci sono poi una serie di interventi sugli ammortizzatori sociali, meno reclamizzati, ma ugualmente importanti per la sicurezza economica del lavoratore. Si sta lavorando, ad esempio, per trovare le coperture adeguate per la Naspi, la nuova indennità di disoccupazione, e per il Tfr in busta paga.

    condominio_infiltrazioniIl 20 febbraio, invece, sarà una data chiave per il quarto decreto attuativo del Jobs Act, quando arriverà in Consiglio dei Ministri e sarà oggetto di discussione insieme alla norma che riduce il numero di contratti a tempo determinato.
    All’interno del quarto decreto attuativo è presente una modifica importante che interessa la Cassa integrazione.
    Il Governo vuole evitare che le imprese ne facciano un utilizzo reiterato. Accade, infatti, che le aziende richiedano la Cassa integrazione più volte anche all’interno dello stesso anno.
    L’esecutivo vuole che diventi uno strumento di emergenza che tuteli effettivamente i lavoratori e le imprese in difficoltà.

    Come? Attraverso un nuovo modello di finanziamento.
    In questo momento la Cassa Integrazione è finanziata attraverso una quota fissa a carico delle imprese: il 2,9% dei salari complessivi per le aziende sotto il 50 dipendenti ed il 3,2% per quelle con più di 50 lavoratori.
    Non importa, dunque, quante volte si ricorre a questo istituto, tutte le imprese pagano la stessa cifra.
    D’ora in poi la situazione cambierà: i contribuiti aumenteranno per chi la utilizza più frequentemente. Si passerà, probabilmente, da un minimo del 2% ad un massimo del 4%.
    Diventerà così un istituto maggiormente flessibile, sul modello delle assicurazioni “bonus-malus”, e soprattutto sarà più vicino alle esigenze dei lavoratori. L’utilizzo massiccio della Cassa integrazione è stato un fenomeno molto diffuso nel nostro paese, un vero e proprio simbolo della stagnazione economica e delle difficoltà del settore industriale.
    Renderla un diritto effettivo dei lavoratori, nonchè uno strumento eccezionale di aiuto statale alle imprese, è quanto mai necessario per l’ammodernare il nostro sistema di welfare.



  • La normativa sulla delega fiscale subirà un ritardo di sei mesi. L’esecutivo, infatti, chiederà una proroga semestrale alla data di scadenza attuale, fissata per il 27 Marzo.
    Lo ha dichiarato Luigi Casero, vice ministro dell’Economia in audizione alla Commissione Finanza della Camera.
    Il Governo ha voluto prendersi una pausa di riflessione in seguito alle polemiche emerse sulla cosiddetta “norma salva Berlusconi”. Nel pacchetto sull’elusione fiscale era inclusa, infatti, una norma che avrebbe eliminato la punibilità del reato di evasione fiscale quando la somma evasa risulta essere inferiore al 3% della base imponibile.

    I provvedimenti in questione sono fondamentali per l’intera economia italiana. Non riguardano solamente i reati tributari, ma vogliono semplificare il quadro normativo per le imprese, riordinando, ad esempio, le regole sull’abuso di diritto e correggendo la disciplina sul lavoro autonomo e sulle libere professioni.
    L’innalzamento dei contributi ed il cambiamento del regime dei minimi per le partite Iva ha reso necessario un intervento urgente a favore di una categoria eccessivamente penalizzata dalla Legge di Stabilità.

    Aspi anticipata per associarsi in cooperativaIl Governo dovrà comunque intervenire in determinati settori, in vista dell’appuntamento di Marzo. Tra un mese, infatti, la Commissione valuterà l’operato dell’Italia in merito alla ristrutturazione del proprio debito pubblico.
    L’esecutivo dovrà fornire a Bruxelles segnali importanti ed iniziare il piano di riforme strutturali imposto dall’Unione Europea.
    Ecco perchè il Governo Renzi ha deciso comunque di presentare, entro la fine del mese, una serie di provvedimenti che riguarderanno le imprese, l’attrazione dei capitali, la modifica del ruling internazionale e del sistema dei giochi.
    Si tratta di interventi che mirano a favorire gli investimenti esteri nel nostro paese. Semplificare il quadro normativo, depenalizzando, ad esempio, alcune fattispecie di reati fiscali minori, significa creare le condizioni ideali per lo sviluppo di un tessuto economico fertile.
    La delega fiscale verrà attuata in due tranches: la prima conterrà i provvedimenti appena elencati, la seconda, che verrà presentata probabilmente a Maggio, verterà sul contenzioso e sulle sanzioni relative ai reati fiscali.
    Nei successivi tre mesi si procederà con l’approvazione dei decreti in Parlamento.



  • Una realtà in crescita, quella delle cooperative agricole. Lo rivela Cogeca, in una relazione dal titolo “Sviluppo delle cooperative agricole nell’Ue nel 2014”.
    Secondo questo studio, nel 2013 il fatturato delle prime 100 imprese sociali europee che si occupano di agricoltura è aumentato del 14% rispetto al 2012. Un dato eloquente, che spiega alla perfezione il ruolo che svolgono le cooperative agricole nell’economia del Vecchio Continente.

    06112014Permettono, infatti, ai contadini di mettere insieme le proprie risorse e di abbattere così gli enormi costi necessari per portare avanti una simile attività imprenditoriale.
    In periodo di recessione, risulta quanto mai intelligente incentivare la cooperazione e realizzare reti di collaborazione a livello locale.
    I dati forniti da Cogeca, insieme alla Commissione europea ed Eurostat, ci aiutano a capire meglio il quadro della situazione: il fatturato complessivo delle oltre 22.000 cooperative europee ammonta a 347 miliardi di euro.
    Numeri emblematici che spingono Christian Pèes, presidente di Cogeca, ad effettuare una riflessione sul presente e sul futuro delle cooperative agricole nello scenario continentale: “Le migliori prestazioni economiche in agricoltura si registrano in quegli Stati membri e in quei settori che hanno un maggior numero di cooperative. Le buone prestazioni economiche vengono raggiunte dalle cooperative che adottano strategie commerciali e imprenditoriali innovative e che aggiungono valore alla propria produzione tramite trasformazione e commercializzazione”.

    È necessaria, dunque, una strategia integrata tra istituzioni europee e nazionali che coinvolgano direttamente il mondo dell’impresa. Le cooperative sono da sempre espressione di qualità dei propri prodotti; implementare l’innovazione all’interno di queste aziende significa sviluppare un bene realmente competitivo sul mercato internazionale.
    L’agricoltura cooperativa europea sta offrendo dei segnali importanti: una loro maggiore integrazione all’interno delle politiche agricole comunitarie può rappresentare davvero la svolta per il settore agricolo continentale.



  • Le cooperative possiedono una caratteristica unica rispetto alle altre imprese: il rapporto con il territorio.
    Le imprese sociali nascono proprio con l’esigenza di soddisfare i bisogni della propria terra, che siano di carattere prevalentemente sociale o economico.
    Forniscono, ad esempio, assistenza alle categorie svantaggiate e favoriscono la loro integrazione con la comunità locale. Promuovono, inoltre, i prodotti del luogo, offrendo derrate di altissima qualità.
    Le cooperative agricole diventano il più delle volte l’emblema delle tradizioni culinarie del territorio, sono il simbolo inconfondibile della terra nella quale operano.

    confcooperativeProprio questo aspetto rende i loro prodotti richiestissimi, non solo all’interno della comunità locale, ma anche e soprattutto all’estero.
    L’export deve essere il volano dell’attività economica italiana. Lo dimostrano i recenti dati sul Pil e sulla produzione industriale. La lieve ripresa, fatta registrare negli ultimi mesi, dipende da un aumento della domanda esterna.
    I prodotti italiani hanno un grande appeal nei mercati esteri, soprattutto negli Stati Uniti. Il made in Italy è ancora un marchio di rilevanza internazionale e come tale va sfruttato.

    Ne è consapevole Massimo Stronati, presidente di Federlavoro e Servizi – Confcooperative, presente all’iniziativa “Internazionalizzazione Start-up!”, il programma di formazione organizzato dalla Federazione, in coordinamento con l’Ufficio Internazionalizzazione del Dipartimento dello Sviluppo di Confcooperative.
    Per migliorare la competitività sui mercati esteri le cooperative devono puntare sulla qualità, sui processi innovativi, su dimensioni d’impresa più congrue che passano attraverso politiche di aggregazione e crescita dimensionale senza perdere il rapporto con il territorio che rende uniche le cooperative. Noi – dichiara Stronati – vogliamo esportare per continuare a creare occupazione in Italia. Nostro obiettivo remunerare al meglio i soci conservando il rapporto con il territori”. 

    Rapporto con il territorio e fusioni per implementare l’export. È questa la chiave per porre le cooperative al centro del sistema d’impresa italiano. La crisi ha reso necessaria una ristrutturazione organizzative delle aziende.
    Tale processo riguarda anche il mondo cooperativo. Per questo motivo Stronati auspica l’inizio di un processo di fusione fra più realtà cooperative.
    Solo tramite la crescita dimensionale, queste ultime potranno essere veramente competitive sul mercato internazionale ed investire le proprie risorse in innovazione e capitale umano.



  • C’è un mondo inesplorato che le aziende devono iniziare a scoprire: è quello del digitale.
    Una realtà concreta che offre tantissime opportunità alle imprese, non solo dal punto di vista dell’innovazione delle tecniche di produzione e dei beni offerti.
    I digital devices presentano soluzioni nuove ed efficienti anche dal punto di vista del marketing, della comunicazione e della commercializzazione dei prodotti.

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaPer questo motivo è nata una nuova figura: il Chief digital officer (Cdo), un vero e proprio esperto di digitale operante nelle aziende.
    Il Corriere della Sera riporta un dato interessante ripreso dalla Gartner, una multinazionale statunitense al vertice della consulenza It: entro il 2015 il 25% delle imprese italiane avrà un Cdo.
    Ciò aiuta a comprendere l’importanza che assumerà col passare degli anni l’innovazione tecnologica e con essa le figure che utilizzano le tecniche più all’avanguardia.

    Uno degli strumenti più interessanti ed utili nel campo del marketing sono i cosiddetti “Big Data”. La rete offre milioni di dati disomogenei sulle preferenze dei consumatori, indicazioni che si possono desumere attraverso le conversazioni di What’sApp, i Mi Piace su Facebook, le menzioni su Twitter o i video caricati su Youtube.
    I social contengono una miriade di informazioni che possono essere utilizzate per fini di marketing.
    Ecco perché è necessario dotarsi di un Chief digital officer, ovvero una figura che sappia aggregare questi dati e fornire all’amministratore delegato elaborazioni utili per la commercializzazione dei prodotti.
    Il Cdo non si occupa solo di “Big Data”, progetta anche sistemi di e-commerce, strategie di marketing e di fidelizzazione del cliente, il tutto sfruttando le enormi potenzialità dei digital devices.
    Investire in innovazione, dunque, risulta quanto mai essenziale. I paesi più all’avanguardia nel campo tecnologico, partendo da quelli più noti come Cina, Giappone e Stati Uniti, finendo con i paesi scandinavi ed Israele, stanno raccogliendo i frutti di questa strategia, diventando dei veri e propri leader in svariati settori economici.



  • I metodi di controllo dell’evasione fiscale diventano sempre più stringenti.
    Questa volta i protagonisti del provvedimento anti-evasione saranno le banche e gli intermediari finanziari che dovranno fornire all’Agenzia delle Entrate tutti i dati sui conti correnti, i depositi e le carte di credito dei propri clienti.
    Il provvedimento è stato firmato in data odierna da Rossella Orlandi, direttrice dell’Agenzia delle Entrate, e prevede tempi e modalità di invio delle suddette informazioni.

    Agenzia delle EntrateGli istituti finanziari dovranno riferire i dati relativi agli anni 2013 e 2014. Per il 2013 il termine è il 2 Marzo, mentre per il 2014 la data di scadenza è il 29 Maggio.
    Dal 2016, invece, cambieranno le modalità d’invio: allo stato attuale le informazioni sui conti correnti vengono inviate mensilmente attraverso Fisconline e Entratel, mentre annualmente attraverso la piattaforma Sid.
    A partire dal 2016 ci sarà un’unica piattaforma e sarà il Sid.

    Per quanto riguarda, invece, il dettaglio delle informazioni che dovranno essere trasmesse riguarderanno il codice identificativo del rapporto, il saldo contabile di inizio e di fine anno, tutti gli accrediti e gli addebiti effettuati nel corso dei dodici mesi presi in considerazione.
    L’Agenzia delle Entrate, quindi, sarà in possesso di un’enorme mole di dati sui contribuenti, dando così la possibilità all’ente di valutare tutti i movimenti effettuati e di individuare valutare eventuali situazioni anomale.
    Il recente cambiamento della normativa ha consentito di ampliare le situazioni da analizzare dal punto di vista fiscale.
    Non verranno elaborate solamente delle “liste selettive” dei contribuenti a maggior rischio, al contrario potranno essere effettuati controlli di natura fiscale più veloci e più efficienti su tutti i cittadini.



  • Quando la produzione industriale cresce è sempre un bel segnale per un Paese.
    E l’Italia, allora, può ritenersi soddisfatta di quanto fatto negli ultimi due mesi.
    Secondo i dati comunicati dall’Istat, infatti, la produzione industriale nel mese di Dicembre è in crescita del +0,4% rispetto a Novembre e del +0,1% su base annua.

    Gli ultimi due mesi dell’anno hanno rappresentato un toccasana per l’Italia nel reparto industriale.  Agosto, Settembre ed Ottobre, da questo punto di vista, erano stati un periodo fortemente negativo, con livelli di produzione in calo o stazionari ed un settore, quello industriale, che soffriva per la scarsità della domanda interna ed esterna.
    La svalutazione dell’Euro e la presenza di un dollaro forte, però, hanno cambiato la prospettiva, ridando vita alle imprese italiane. La crescita dell’export, soprattutto nel mercato statunitense, ha portato ottimi benefici all’economia nostrana, facendo intravedere un barlume di luce per il 2015.

    28102014I dati dell’Istat confermano tale tendenza, anche se nell’arco dell’intero anno solare la produzione è scesa del -0,8%. Dunque, bisognerà aumentare ulteriormente i livelli di produzione, stimolando anche la domanda interna.
    Entrando nel dettaglio delle elaborazioni Istat, rispetto al mese di Novembre 2014, la crescita maggiore è avvenuta nel comparto dei beni strumentali (+3,0%), dell’energia (+0,4%) e dei beni intermedi (+0,3%). Subisce una perdita, invece, la produzione dei beni di consumo (-0,9%).
    I valori tendenziali (Dicembre 2014 – Dicembre 2013), invece, descrivono una situazione parzialmente diversa: l’unico comparto in crescita è quello dei beni strumentali (+6,5%), diminuiscono invece quello dell’energia (-6,0%), dei beni intermedi (-2,4%) e dei beni di consumo (-0,2%).

    Se analizziamo, infine, i singoli settori di attività economica, i comparti con una crescita tendenziale maggiore sono quelli della fabbricazione dei mezzi di trasporto (+14,7%) e della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+13,9%).
    Le variazioni negative più importanti riguardano invece i comparti della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-10,3%).



  • Sono giorni caldi per il Ministro dell’Economia Padoan. Tra Roma, Bruxelles ed Istanbul (sede del G20) sono in atto una serie di incontri chiave sul fronte Grecia-Unione Europea.
    La ridiscussione del debito greco è un argomento che preoccupa tutti i paesi membri: un’eventuale “Grexit”, infatti, avrebbe delle ripercussioni importanti sull’intera Eurozona. Per questo motivo è tempo di trattative e di riflessioni, perchè un passo falso potrebbe costare caro ad entrambi i contraenti.

    Cooperative decorrenza del termine per l'opposizione alla delibera di esclusione del socioIl Ministro Padoan, però, ha sfruttato questa serie di incontri per presentare ai rappresentanti della Commissione una serie di iniziative che mirano a riformare il sistema Italia. Una delle più importanti riguarda l’assetto bancario del nostro paese.
    L’Italia è universalmente riconosciuta come un paese “bancocentrico”. La fonte principale dei prestiti alle imprese e alle famiglie passa, infatti, dagli istituti finanziari. Quando questi ultimi attraversano un periodo di difficoltà, ecco che il sistema si blocca. Si fermano gli investimenti e con essi l’economia intera.
    Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia, i prestiti forniti dalle banche sono scesi del -1,6%, quelli a favore delle imprese sono diminuiti addirittura del -2,3%.

    Il collasso del sistema creditizio è dovuto alla difficoltà da parte di molti istituti finanziari di riscuotere alcuni crediti.
    Molti saranno difficilmente esigibili, in questo modo le perdite delle banche non potranno che aumentare. Maggiori sono le perdite e maggiori saranno le difficoltà nel concedere prestiti alle aziende.
    Ecco perchè Padoan sta pensando di intervenire attraverso un provvedimento che aiuti gli istituti bancari. Le grosse banche come Intesa San Paolo e Unicredit si stanno accordando con soggetti privati, mettendo in vendita i crediti in questione.
    Per gli altri istituti il ministro dell’Economia ha in mente un provvedimento che possa salvare le banche senza dover essere considerato come un aiuto statale. I finanziamenti pubblici alle banche sono vietati da Bruxelles, ecco perchè Padoan attuerà che coinvolga in prima persona i privati.
    L’ipotesi sul tavolo al momento prevede l’istituzione di un Fondo di garanzia totalmente privato al quale le banche cederebbero quei crediti difficilmente esigibili. Il Fondo avrebbe poi il compito di metterli sul mercato e di cederli a degli investitori.
    L’intervento dello Stato si limiterebbe nel fornire al Fondo un capitale di partenza che possa garantirlo da eventuali perdite. Si tratterebbe, dunque, di una manovra estremamente scrupolosa che vuole intervenire in un ambito pieno di falle, ma essenziale per tutta l’economia d’impresa.
    Il ricorso al mercato diventa un elemento imprescindibile per avere il giudizio positivo della Commissione europea e del Parlamento italiano. Secondo le indiscrezioni raccolte da vari quotidiani, sembra che Bruxelles abbia dato il proprio assenso all’iniziativa legislativa. Vedremo con quali tempi e modalità verrà attuata.



  • La crisi ha colpito anche il mondo dirigenziale. Lo rivela la Cida (Confederazione italiana dei dirigenti pubblici e privati).
    Nel 2014 sono circa 10 mila i dirigenti che hanno perso il lavoro, in netto aumento rispetto ai 5 mila licenziamenti annui degli anni passati.
    Quella dirigenziale è una figura che comporta dei costi importanti per un’azienda. Per questo motivo molti imprenditori decidono di affidare un incarico di tipo direttivo ad altri soggetti.

    17112014Sono molte le imprese che scelgono dei parenti dell’imprenditore per svolgere il ruolo di manager o di direttore commerciali . Il modello di azienda familiare è molto diffuso in Italia, una realtà che spesso cozza con gli standard di competenza d’eccellenza.
    Tal volta accade che tale ruolo venga ricoperto da un quadro. Non è un caso che nell’ultimo anno questi ultimi siano in aumento del +10%, al cospetto di una diminuzione dei dirigenti del -4,5%.
    Gli imprenditori utilizzano anche forme contrattuali inusuali per questo tipo di lavoro: co.co.pro, consulenza e partita Iva con mono-committenza sono ormai rapporti contrattuali sempre più utilizzati per le mansioni dirigenziali.
    Le strutture delle aziende presentano, quindi, dei modelli per lo più verticistici. La figura dell’imprenditore diventa un “tutto-fare”, non si limita ad investire capitali, ma effettua con maggiore frequenza scelte di natura strategica, che contemplino anche la gestione del personale e delle risorse.
    La scelta di affidare incarichi di questo tipo a parenti o a figure con meno competenze di un dirigente, agisce proprio nella direzione dell’accentramento decisionale.
    Il manager, di converso, perde la sua fisionomia autonoma, il tutto a discapito dell’azienda che rischia di dover far fronte, il più delle volte,ad una gestione inefficiente del capitale.

    Un’indagine di Manageritalia rivela, inoltre, che è diminuito il periodo di permanenza di un dirigente all’interno di un’impresa, passando da 8 a 6 anni di media.Diminuisce, infine, l’entità delle buonuscite, attestabile attorno a sei mensilità.
    Ci troviamo di fronte, dunque, ad una situazione che rischia di modificare i modelli classici d’impresa, ponendo al centro la figura dell’imprenditore e sacrificando quella del manager.
    È ancora troppo presto per poter affermare questo assunto con certezza, ma la tendenza degli ultimi anni appare chiara. Non è da escludere, tuttavia, che tutto possa tornare alla normalità con la fine (auspicata) del periodo di recessione.



  • Chi vincerà la battaglia dei grandi colossi economici? Tempo fa erano Stati Uniti ed Unione Sovietica a giocare questa partita.
    Una vera e propria “guerra” tra modelli economici e politici antitetici che ha fatto la storia del Novecento.
    Nel frattempo il mondo è cambiato, il Muro di Berlino è un lontano ricordo e l’asse portante dell’economia globale si è spostato verso Est.

    downloadQuestione di prospettiva: una realtà non più eurocentrica e neppure tanto filo-americana, ma proiettata verso l’Estremo Oriente.
    Accade così che Cina ed India si sfidino in una battaglia inusuale: quella della crescita del Pil.
    Mentre l’Europa combatte con la deflazione e la svalutazione della propria moneta e fatica ad intraprendere il percorso della crescita, dalle parti di Pechino e Nuova Delhi si contano i punti di Pil in aumento.
    Chi cresce di più su base annua? Cina o India? Per anni il colosso cinese è stato il leader mondiale in termini di crescita del Prodotto Interno Lordo, con un aumento annuo del 7%.
    L’India ha sempre dovuto inseguire fino alla clamorosa rivelazione di queste ore: secondo le stime del Governo indiano l’anno fiscale, che si chiuderà a Marzo, farà registrare una crescita del Pil attestabile attorno al 7,4%, una cifra superiore al +7,3% cinese.

    Qualora questi dati dovessero essere confermati, si tratterebbe di un sorpasso storico che confermerebbe un trend in atto da qualche anno a questa parte.
    In India, però, c’è una fitta polemica in merito alla veridicità di queste previsioni. Il motivo di questa variazione positiva sarebbe da attribuire al diverso metodo di calcolo del Pil.
    L’India si sarebbe adeguata, infatti, agli standard del Fmi, adottando il calcolo a prezzi di mercato e non più quello riferito al costo dei fattori. L’anno di riferimento, inoltre, non sarebbe più il 2004/2005 ma il 2011/2012.
    Così si spiegherebbe la crescita così repentina del Pil: gli ultimi anni, infatti, sono stati caratterizzati da una forte crisi del sistema economico indiano. Prendere come punto di riferimento un periodo di recessione, aiuta a “gonfiare” i dati sul tasso di crescita del Pil e a ricevere un trattamento di favore da parte degli istituti bancari nazionali.
    Ecco perchè, se sorpasso ci sarà, forse avverrà tra qualche anno, come pronosticato dal Fondo Monetario Internazionale, che ha identificato nel 2016-2017 il possibile punto di svolta.
    Nei prossimi giorni avremo certamente un quadro più chiaro della situazione.