• sprechi alimentari

    Nel mesi di maggio 2016 le vendite al dettaglio mostrano un forte calo rispetto all’anno precedente. 

    I dati dell’Istat ci dicono, infatti, che su base annua le vendite diminuiscono complessivamente sia in valore (-1,3%), sia in volume (-1,8%). La variazione negativa più sostenuta riguarda i prodotti alimentari: -1,8% in valore e -2,0% in volume.
    sprechi alimentariNon vanno meglio i prodotti non alimentari. Ad accezione dei prodotti farmaceutici (+2%), infatti, tutti gli altri presentano un rendimento negativo. Le categorie di prodotto che evidenziano le perdite maggiori sono Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-3,2%), Giochi, giocattoli, sport e campeggio (-2,8%) e Abbigliamento e Pellicceria (-2,4%).
    Il valore delle vendite al dettaglio diminuisce su base annua sia per la grande distribuzione (-1,7%) che per le aziende che operano su piccole superfici (-1%). Queste ultime subiscono soprattutto un crollo delle vendite di prodotti alimentari con una variazione negativa di 3,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
    Al contrario, tra gli operatori della grande distribuzione, a mostrare un rendimento peggiore sono quelli a prevalenza non alimentare (-3,4%).
    Per quanto riguarda, infine, le dimensioni delle imprese, pagano dazio soprattutto quelle di piccole dimensioni. Le aziende fino a 5 addetti, infatti, diminuiscono il valore delle vendite di 2,6 punti percentuali. Va meglio, invece, per le imprese da 6 a 49 addetti che perdono lo 0,2%, mentre nel confronto tra i primi cinque mesi del 2015 e i primi cinque del 2016, questo tipo di esercizi percentuali guadagnano ben 2,6 punti percentuali.



  • Oggi è l’ultimo giorno utile per presentare il 730 precompilato.  Chi non ha ancora inviato la propria dichiarazione dei redditi dovrà dunque affrettarsi per non incorrere in sanzioni da parte del Fisco. 

    Il nuovo modello precompilato riguarda i lavoratori dipendenti ed i pensionati che potranno inviarlo in prima persona attraverso i servizi online dell’Agenzia delle Entrate oppure affidarsi al proprio sostituto d’imposta, Caf o professionista abilitato.
    730Per verificare i propri dati ed inviare il 730 è necessario collegarsi al portale www.agenziaentrate.gov.it, tramite le credenziali Fisconline dell’Agenzia o tramite le credenziali dell’Inps. Da quest’anno, inoltre, si potrà usufruire di tutti i servizi della PA anche attraverso lo Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale).
    Una volta verificati i propri dati c’è la possibilità di inviare la dichiarazione senza effettuare alcuna modifica. In questo caso e qualora ci siano dei cambiamenti che non incidono sulla determinazione del reddito, il 730 non sarà sottoposto a controlli da parte dell’Agenzia.

    Sarà possibile, inoltre, ricevere direttamente in busta paga il rimborso per un’imposta versata o ricevere delle detrazioni dalla retribuzione nel caso ci siano degli oneri fiscali da adempiere.
    Se avete delle difficoltà nelle operazioni di modifica o di invio del 730 e volete conoscere le principali novità, l’Agenzia mette a disposizione una serie di strumenti a tutela del contribuente. È stato creato, ad esempio, un portale dedicato esclusivamente al 730 con tutte le informazioni utili.
    Sul canale YouTube dell’Agenzia delle Entrate, inoltre, trovate dei video tutorial sul nuovo modello precompilato e su come detrarre alcune spese come quelle mediche, quelle sull’istruzione, la ristrutturazione degli immobili e tante altre.


  • growitup-startup

    Da ieri è possibile creare una startup attraverso una semplice firma digitale. Addio, dunque, o meglio arrivederci all’atto notarile, perché sarà comunque possibile costituire una nuova impresa recandosi dal notaio. 

    Con il nuovo procedimento invece basterà invece seguire tutti i passaggi della nuova piattaforma digitale di Infocamere inaugurata proprio ieri. Si chiama Atti Startup e consente a tutti, anche agli utenti non registrati, di costituire la propria impresa online. Basta inserire tutti i dati richiesti come quelli sui soci, la denominazione, la sede legale ed il capitale sociale ed in pochi minuti si potrà avere il proprio atto costitutivo ed il proprio statuto attraverso dei file firma digitaleXML. Entrambi gli atti dovranno essere registrati fiscalmente da parte dell’Agenzia delle Entrate dopodiché dovrà sarà necessaria l’iscrizione della startup al Registro Imprese con una pratica di Comunicazione Unica.
    Fino al 30 settembre 2016 la Camera di Commercio fornisce assistenza gratuita alle imprese, aiutandole a compilare correttamente la nuova modulistica e ad effettuare tutti i passaggi necessari per dare avvio all’attività.
    Infocamere, inoltre, mette a disposizione una guida dettagliata su come usare la nuova piattaforma.
    L’introduzione della firma digitale per la costituzione delle startup è sicuramente una novità rilevante che consentirà di abbattere molti costi, aiutando, ad esempio, quei soci che si trovano in località lontane tra di loro e che non dovranno così sostenere nessuna spesa per recarsi dal notaio.
    Tanto, però, va ancora fatto per ridurre la tassazione e gli adempimenti burocratici in capo alle startup.



  • Si svolgerà a Napoli, dal 20 al 23 ottobre, la Scuola Internazionale di Cooperazione Sociale organizzata da Federsolidarietà – Confcooperative. 

    I temi di questa edizione saranno:

    • sviluppo locale e cooperazione sociale; 
    • strategie per il partenariato profit-non profit;
    • strumenti finanziari per la cooperazione sociale.

    Gli argomenti scelti riguardano da vicino le evoluzioni del Terzo Settore. Di recente in Italia è stata approvata la riforma del agricoltura socialeTerzo Settore, che incentiva l’ibridazione tra profit e non profit.
    Per questo motivo è fondamentale conoscere opportunità e limiti dell’impresa sociale per come la conosciamo oggi a livello europeo. Riuscire a coniugare i valori del non profit con le esigenze di profitto delle imprese tradizionali potrebbe essere un enorme volano per lo sviluppo economico e sociale dell’Europa, sopperendo in alcuni settori alla crisi del Welfare State.
    Un altro tema di estrema attualità è quello della finanza sociale. L’Italia da questo punto di vista si è mossa attraverso l’istituzione della Fondazione Italia Sociale, che investirà attraverso risorse pubbliche e private almeno 1 miliardo di euro (questa è la dotazione iniziale) in progetti di innovazione sociale.
    Si stanno, però, diffondendo in tutto il mondo diverse modalità di investimento sul non profit, come il Payment for Results, che vincola il finanziamento al raggiunto effettivo del risultato e all’impatto sociale dell’azione messa in atto.

    Di questo e tanto altro si parlerà nel corso della Scuola Internazionale di Cooperazione Sociale. Quest’anno, inoltre, i partecipanti dovranno presentare un’idea progettuale sul tema dell’impresa e della cooperazione sociale. Le migliori quattro saranno discusse in una sessione di lavoro con Santo Versace (Presidente della Gianni Versace spa) a margine della sessione sul partenariato profit-non profit.
    La lingua ufficiale dell’evento sarà l’inglese. Potranno partecipare 20 cooperatori sociali italiani e altri 20 cooperatori sociali stranieri.
    Di seguito trovate il programma dell’appuntamento ed il form per iscriversi. La scadenza per l’iscrizione è fissata per il 15 settembre.

     



  • Il Parmigiano Reggiano è senza dubbio uno dei prodotti italiani più copiati nel mondo. Dal “Parmesan” al “Reggianto”, passando per il “Parmezza” ed il “Parmessano” si sprecano i tentativi di imitazioni che arrecano gravi danni al Consorzio del Parmigiano Reggiano Dop, sia in termini di immagine che di esportazioni. 

    In questi giorni il Consorzio ha reso noti i dati sull’attività di contrasto all’Italian Sounding che ha toccato soprattutto i paesi extraeuropei. La nazione con contraffazione parmigianopiù richiami falsi alla denominazione del Parmigiano sono gli Stati Uniti. Il Consorzio ha effettuato cinque operazioni contro imprese americane che hanno cercato di depositare marchi di salse, piatti pronti e formaggio grattugiato con denominazioni che richiamano il Parmigiano.
    Al secondo posto troviamo il Vietnam con tre tentativi di frode alimentare bloccati dal Consorzio; seguono Giappone e Argentina con due azioni e Bolivia, Cina, Colombia e Ucraina con un’operazione bloccata.
    “Gli interventi che abbiamo messo in atto – ha dichiarato il presidente del Consorzio, Alessandro Bezzi – rientrano in quell’attività di contrasto ai falsi che ci vede impegnati da molti anni e che negli ultimi 24 mesi abbiamo rafforzato ulteriormente soprattutto nell’ambito dei paesi extraeuropei. Proprio qui, infatti, non solo si riscontra il maggior numero di quelle che rappresentano autentiche frodi per i consumatori e un danno per i nostri produttori, ma non esistono norme – al contrario di quanto abbiamo ottenuto dalla UE – che impongano alle autorità dei singoli Paesi un intervento drastico e d’ufficio a tutela delle Dop”.

    Il contrasto all’Italian Sounding dovrà essere un tema dirimente dell’azione del Mipaaf nei prossimi mesi. Sono tantissimi i prodotti italiani contraffatti: il settore più colpito è il lattiero-caseario, ma stanno aumentando a dismisura anche le contraffazioni di olio e salumi.
    Il Governo ha varato un accordo con le piattaforme di e-commerce Alibaba ed Ebay per bloccare le vendite di prodotti contraffatti soprattutto nel mercato asiatico.
    Bisognerà, però, lavorare più intensamente con i singoli Paesi, affinché questi ultimi adottino provvedimenti più severi contro chi colpisce le denominazioni protette. Gli Stati Uniti, ad esempio, sono il principale mercato per i prodotti del Made in Italy agroalimentare: riuscire a limitare le contraffazioni e l’Italian Sounding in un mercato così vasto ed attraente per l’agroalimentare italiano rappresenterebbe un passo in avanti enorme per l’export italiano.
    Coldiretti ha stimato che l’Italian Sounding costa all’Italia ben 300.000 posti di lavoro. Capiamo benissimo, allora, quanto sia importante adottare misure incisive a tutela del Made in Italy e dei produttori nostrani.


  • coltivare il futuro ferrocinto

    È stato presentato oggi presso l’azienda Tenute Ferrocinto a Castrovillari (Cosenza) il progetto Coltivare il futuro, il protocollo d’intesa stipulato da Unicredit con il Mipaaf per favorire l’accesso al credito delle aziende agricole. 

    “Non è possibile che la Germania esporti più di noi. Dobbiamo cambiare marcia anche perché le imprese che esportano di più sono anche quelle che guadagnano di più e che riescono ad accedere al credito più facilmente “.
    coltivare il futuro ferrocintoCon queste parole Ciro Fiorillo, Deputy Regional Manager Sud di Unicredit, commenta il lancio di Coltivare il futuro. L’obiettivo di Unicredit, in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole, è sviluppare il sistema agricolo italiano, fornendo alle aziende nostrane una serie di strumenti finanziari e non per competere al meglio sui mercati esteri.
    Nel 2015 l’agricoltura ha sorretto, per certi aspetti, il Pil italiano grazie al rendimento del Made in Italy. Il valore aggiunto del comparto agricolo ha registrato aumenti in volume del 3,8%, mentre l’industria in senso stretto e i servizi si sono resi protagonisti di variazioni positive rispettivamente dell’1,3% e dello 0,4%.
    L’ecosistema imprenditoriale agricolo è composto, però, prevalentemente da piccole aziende che a causa della loro dimensione ridotta esportano una quantità esigua di prodotti, non riuscendo così a sfruttare l’enorme richiesta di specialità italiane.

    Sono necessarie allora misure che incentivino l’aggregazione e l’internazionalizzazione. Il progetto Coltivare il futuro si sviluppa attraverso tre pilastri.
    Il primo riguarda l’accesso al credito. Viene messo a disposizione un plafond da 6 miliardi di euro per i prossimi tre anni, con un un miliardo destinato solo a Campania, Puglia, Basilicata e Calabria.
    coltivare il futuroLe imprese agricole potranno beneficiare di prestiti a tassi agevolati coperti dalla garanzia pubblica di Ismea. La prossima tranched cover, che dovrebbe essere sbloccata nei prossimi giorni, sarà di 300 milioni di euro e sarà rivolta a chi è iscritto come imprenditore agricolo nella sezione speciale della Camera di Commercio. Come sottolineato da Antonio Riccio, Referente Stakeholder Region Sud di Unicredit, le misure di Coltivare il futuro sono compatibili con il Psr. Si tratta, quindi, di un’ulteriore risorsa per gli agricoltori che permetterà loro di lanciare progetti di investimento.

    L’iniziativa, però, non si limita all’accesso al credito. Coltivare il futuro poggia, infatti, su altri due pilastri: la formazione e l’innovazione. Già adesso Unicredit è attiva in tutta Italia nel campo della formazione: nel 2015 sono stati svolti oltre 300 corsi rivolti sia ai clienti della banca che ai comuni cittadini.
    Un elemento, quello della formazione, che l’istituto bancario intende sviluppare maggiormente attraverso l’istituzione dell’Agri Business School, un vera e propria scuola che toccherà i seguenti ambiti:

    • Conoscenze finanziarie;
    • Export Management;
    • Innovazione.

    Solo puntando sulla formazione potremo avere degli operatori realmente consapevoli delle opportunità offerte dal mercato e degli strumenti necessari per coglierle.
    L’ultimo pilastro del progetto è rappresentato dall’innovazione tecnologica. Per questo nasce “Value for Food“, l’iniziativa congiunta di UniCredit, Cisco Systems Italy (azienda leader nelle tecnologie del digitale) e Penelope Spa (azienda leader in tecnologia e know-how per il digitale nell’Agri-Food) rivolta a finanziare e realizzare programmi di evoluzione tecnologica delle aziende Agroalimentari, che sappiano coniugare le esigenze di comunicazione e marketing territoriale, di efficientamento e automazione dei processi di filiera, di dematerializzazione e di digitalizzazione degli asset informatici.
    Unicredit intende dotare le aziende agricole di strumenti innovativi per la promozione del Made in Italy e la difesa contro l’Italian Sounding e la contraffazione alimentare.
    Durante la presentazione dell’iniziativa erano presenti diversi imprenditori calabresi, tra i quali Giuseppe Nola, presidente di Campoverde Spa, e Camillo Nola, presidente della cooperativa Asso.La.C. e di Confcooperative Calabria. Il mondo dell’impresa agricola calabrese ha sottolineato la necessità di incentivare l’aggregazione e di tutelare il reddito dei produttori, dando così slancio ad un settore che sia a livello nazionale che regionale mostra enormi potenzialità e che attrae un numero sempre maggiore di giovani.


  • part time lavoro

    Nei primi cinque mesi del 2016, stando ai dati Inps, c’è stato una forte diminuzione dei contratti a tempo indeterminato rispetto allo stesso periodo degli anni 2015 e 2014. 

    Nello specifico – spiega l’Inps – nel periodo gennaio-maggio 2016 sono stati stipulati 712.007 rapporti di lavoro stabili contro 629.936 cessazioni. Il saldo, dunque, è positivo di 82.071 unità. Tuttavia il confronto con il 2015  ed il 2014 è impietoso.
    part time lavoroNell’anno appena trascorso, infatti, il saldo è stato positivo di ben 379.282 e nel 2014 il bilancio tra nuovi contratti a tempo indeterminato e cessazioni è stato di +122.188.
    La spiegazione è presto detta. L’ultima Legge di Stabilità ha ridotto in maniera sensibile gli sgravi contributivi per le nuove assunzioni stabili, portandoli da 8.125 euro l’anno a 3.250.
    In generale sono diminuite le assunzioni nel settore pubblico, che ammontano a 2.076.000, con una variazione negativa di 263.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (- 11,2%).
    La riduzione ha colpito soprattutto i contratti a tempo indeterminato, calati di 280.000 unità nel confronto con i primi cinque mesi dell’anno scorso.
    Aumentano, invece, sia i contratti a tempo determinato che soprattutto i voucher. La forme contrattuali a termine stipulate nel periodo gennaio-maggio 2016 sono state 1.441.000, con una variazione positiva del +0,6% sul 2015 e del +1,2% sul 2014.
    C’è stato, invece, un vero e proprio boom dei voucher dal momento che nei primi cinque mesi del 2015 sono stati venduti ben 56,7 milioni di voucher dal valore di 10 euro per il pagamento di prestazioni di lavoro occasionali. Rispetto all’anno passato c’è stata una crescita del 43%.


  • swg-cooperative

    Viene presentato oggi a Roma il progetto di Social Value Italia, l’associazione fondata nel 2015 che intende promuovere la cultura della valutazione dell’impatto sociale. 

    Ancora oggi in Italia si tende a sottovalutare le ricadute sociali dell’attività compiuta dalla pubblica amministrazione, da un’impresa o da un ente del Terzo swg-cooperativeSettore. In realtà ogni azione genera delle conseguenze e contribuisce a creare dei cambiamenti profondi sul territorio.
    Per questo motivo è fondamentale misurare l’impatto sociale, un aspetto che l’Alleanza delle Cooperative ritiene fondamentale, ad esempio, nella valutazione dei progetti presentati nelle gare ad evidenza pubblica.
    L’associazione Social Value Italia agirà in questa direzione, provando a creare un sistema in cui tutti gli operatori, pubblici e privati, profit e non profit, perseguono la creazione di valore sociale di pari passo a quello economico. Per raggiungere questo obiettivo agirà su diversi livelli.

    Si proverà innanzitutto ad aumentare la conoscenza del tema tra i diversi attori attraverso una serie di incontri e seminari; in secondo luogo si cercherà di mettere in contatto i soci dell’associazione con le organizzazioni che si occupano di valutazione dell’impatto sociale e soprattutto verranno avviate pratiche di innovazione orientate al raggiungimento di risultati sociali misurabili nelle politiche degli attori privati e pubblici.
    Federico Mento, segretario generale di Social Value Italia, ha parlato al portale Vita.it sottolineando quanto sia importante misurare l’impatto sociale, rendendo le imprese e le PA responsabili di fronte agli investitori e ai cittadini: “Oggi le modalità con cui si costruisce e crea valore economico e sociale  sono elementi sempre più strategici. Per il mondo del non profit la cultura dell’accountability, il cercare cioè di rendere conto ai committenti (spesso la pubblica amministrazione), ai beneficiari e ai donatori in merito al proprio agire è al centro dell’attenzione, ma non basta“.
    Social Value Italia è associata a Social Value International, il più grande network di organizzazioni che misurano l’impatto sociale.
    Sotto trovate il video di saluto di Jeremy Nicholls, amministratore delegato di Social Value International, in occasione della presentazione del progetto italiano.


  • innovazione sociale

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    Qual è il paese europeo leader in materia di innovazione? Lo European Innovation Scoreboard, messo a punto dalla Commissione europea, ci aiuta a rispondere a questa domanda. 

    Ogni anno la Commissione pubblica un rapporto sull’innovazione nei pesi membri dell’Unione Europea ed in generale in tutti gli stati del Vecchio innovazione socialeContinente. L’indagine si basa su tre principali tipi di indicatori e otto dimensioni dell’innovazione, per un totale di 25 indicatori diversi.
    L’obiettivo è valutare innanzitutto il contesto all’interno del quale si sviluppa l’innovazione, per poi analizzare in concreto gli investimenti e i risultati ottenuti dalle imprese innovative ed il loro impatto sull’economia.
    Nello specifico il report si basa sui seguenti indicatori:

    • Abilitatori:
      • Risorse umane;
      • Sistemi di ricerca aperti, eccellenti e attraenti;
      • Finanziamento e sostegno.
    • Attività delle aziende:
      • Investimenti delle aziende;
      • Collegamenti e imprenditorialità;
      • Patrimonio intellettuale.
    • Output: 
      • Innovatori;
      • Effetti economici.

    La Commissione europea divide i paesi europei in quattro gruppi in base al loro rendimento: Leader dell’Innovazione, Forti Innovatori, Innovatori Moderati ed Innovatori Modestui. Al primo posto c’è la Svizzera, davanti a Svezia, Danimarca, Finlandia e Germania.
    L’Italia si trova nella categoria degli Innovatori Moderati, dietro a Malta e Repubblica Ceca e davanti a Portogallo e Grecia. Dal 2011 in avanti lo score dell’Italia in materia di innovazione è aumentato pressochè costantemente; ci sono state, però, due flessioni, l’ultima delle quali si è verificata proprio nel 2015.
    Le aree territoriale italiane ritenute maggiormente innovative sono il Piemonte e il Friuli Venezia Giulia.
    A livello europeo, sottolinea il rapporto, dal 2008 al 2015 c’è stato un costante miglioramento in tema di innovazione con ben 21 Stati membri dell’Ue che hanno fatto registrare una variazione positiva del proprio Innovation Scoreboard. Lettonia e Malta sono i paesi cresciuti maggiormente da questo punto di vista.
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  • latte soresina

    Nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea la Commissione ha presentato il piano contro la crisi del settore lattiero-caseario e ortofrutticolo. 

    In tutto vengono stanziati 500 milioni di euro, di cui 150 verranno destinati per la costituzione di un Fondo per la programmazione produttiva volontaria. latte soresinaL’obiettivo dell’intervento, che diventerà operativo da metà settembre, è ridurre volontariamente la produzione di 1,4 milioni di tonnellate a livello continentale e di conseguenza far aumentare i prezzi di conferimento.
    La Commissione ha investito ulteriori 350 milioni per azioni più flessibili a livello nazionale. L’Italia riceverà 21 milioni di euro che potranno essere destinati per fornire prestiti agevolati agli allevatori, incentivare l’internazionalizzazione e l’aggregazione delle piccole imprese e valorizzare la qualità dei prodotti.
    “Le proposte del commissario Hogan – ha dichiarato il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina – vanno nella direzione da noi indicata per dare risposte concrete agli allevatori e agli agricoltori. Finalmente non solo misure spot, ma anche potenzialmente interventi strutturali per affrontare la crisi del settore lattiero. C’è il sostegno alla programmazione produttiva del latte che varrà per tutta Europa con tempi e risorse certe, sul quale avremmo voluto ancora più coraggio da parte della Commissione. Il budget da 350 milioni su misure flessibili, anche di medio periodo, in qualche modo disegna un primo punto di partenza per la costruzione di una Ocm Latte ed è importante che sia indirizzato per la salvaguardia soprattutto dei piccoli produttori. Per l’Italia significa uno stanziamento da circa 21 milioni di euro, che utilizzeremo anche per un supporto alla crisi del latte ovino». 

    Anche l’Alleanza delle Cooperative agroalimentari ha accolto positivamente la presentazione del piano contro la crisi del lattiero caseario, con particolarmente riferimento alle misure sulla riduzione volontaria della produzione: “Il pacchetto di aiuti messo a disposizione dall’Europa – ha commentato Giampiero Calzoari, coordinatore del settore lattiero caseario dell’Alleanza delle Cooperative italiane – per sostenere l’agroalimentare ed in particolare il settore lattiero-caseario, con misure volte ad incentivare la riduzione della produzione, è una novità importante. Auspichiamo che i produttori europei scelgano con convinzione la strada del contenimento volontario della produzione di latte”.
    Da tempo l’Italia richiedeva un intervento dell’Unione Europea sul tema. Proprio il nostro Paese è stato tra quelli che ha subito maggiori contraccolpi dalla fine delle quote latte per effetto di una corsa al ribasso dei prezzi che ha penalizzato gioco-forza i produttori che puntano sulla qualità.
    Tra le proposte del ministro Martina c’è anche quella di distribuire gli eccessi produttivi agli indigenti e di sperimentare nuovi strumenti di gestione del rischio che siano più vicini alle esigenze delle aziende.


  • iva-cooperative-sociali

    La Legge di Stabilità 2016 modifica il regime Iva per le prestazioni sociali, sanitarie ed educative rese dalle cooperative sociali e dai loro consorzi portandolo al 5%. 

    Il precedente quadro normativo applicava alle cooperative sociali un regime agevolato del 4% per le “prestazioni socio-sanitarie, educative, comprese quelle di iva-cooperative-socialiassistenza domiciliare o ambulatoriale o in comunità e simili o ovunque rese, in favore degli anziani ed inabili adulti, di tossicodipendenti e malati di AIDS, degli handicappati psicofisici, dei minori, anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza, rese da cooperative e loro consorzi, sia direttamente che in esecuzione di contratti di appalto e di convenzioni in generale”.
    La norma in questione, però, come più volte sottolineato dall’Alleanza delle Cooperative andava contro la cosiddetta clausola standstill della direttiva europea 2006/112/CE, che, all’articolo 110, prevede la possibilità per gli Stati membri di mantenere aliquote IVA ridotte inferiori al 5 per cento, ma solo se già applicate anteriormente al 1° gennaio 1991. In realtà il regime agevolato per le coop sociali ed i suoi consorzi è stato introdotto nel nostro ordinamento dopo il 1991. Senza un cambiamento della normativa, dunque, l’Italia rischiava una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea.
    Di qui la scelta di portare l’Iva al 5%.

    Con la circolare n.31/E l’Agenzia delle Entrate ha voluto precisare i contorni della nuova legge e circoscrivere l’ambito temporale di applicazione.
    Il nuovo regime si applica alle cooperative sociali e ai loro consorzi che rendono le seguenti prestazioni sociali, sanitarie ed educative:

    • le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza;
    • le prestazioni di ricovero e cura rese da enti ospedalieri o da cliniche e case di cura convenzionate nonché da società di mutuo soccorso con personalità giuridica e da ONLUS, compresa la somministrazione di medicinali, presidi sanitari e vitto, nonché le prestazioni di cura rese da stabilimenti termali;
    • le prestazioni educative dell’infanzia e della gioventù e quelle didattiche di ogni genere, anche per la formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale rese da istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni e da ONLUS, comprese le prestazioni relative all’alloggio, al vitto e alla fornitura di libri e materiali didattici;
    • le prestazioni proprie dei brefotrofi, orfanotrofi, asili, case di riposo per anziani e simili, delle colonie marine, montane e campestri e degli alberghi e ostelli per la gioventù, comprese le somministrazioni di vitto, indumenti e medicinali, le prestazioni curative e le altre prestazioni accessorie;
    • le prestazioni socio-sanitarie, di assistenza domiciliare o ambulatoriale, in comunità e simili in favore di specifiche categorie di soggetti rese da organismi di diritto pubblico, da istituzioni sanitarie riconosciute che erogano assistenza pubblica o da enti aventi finalità di assistenza sociale e da ONLUS.

    Le prestazioni sopra elencate devono essere rivolte a soggetti svantaggiati. La nuova normativa ricomprende in questa categoria anche migranti, richiedenti asilo, detenuti e donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo.
    Sono, invece, esenti dall’Iva le cooperative sociali che hanno la qualifica di ONLUS. Risultano, infine, assoggettate all’Iva del 22% quelle prestazioni effettuate da cooperative non sociali e non ONLUS.
    Ma quali tipo di contratti stipulati sono soggetti alle nuova normativa? L’Agenzia delle Entrate precisa che il nuovo regime si applicherà ai contratti stipulati o rinnovati o prorogati dopo il 1° gennaio 2016; per tutti gli altri, invece, si applicherà il vecchio regime.

     


  • news-online

    Audiweb ha diffuso i dati relativi alla total digital audience nel mese di maggio 2016. 

    Nel periodo preso in considerazione la total digital audience è rappresentata da 28,3 milioni di utenti unici, online in media per 48 ore e 57 minuti.
    news-onlineNel giorno medio di maggio si sono collegati almeno una volta su Internet 21,8 milioni di persone. Quelli che lo hanno fatto attraverso dispositivi mobili sono stati 18,2 milioni mentre quelli che si sono collegati attraverso computer sono 11,2 milioni.
    Sono particolarmente interessanti i dati dei siti di news online. Data Media Hub ha effettuato una comparazione su base annua del numero di visitatori unici fatti registrate dai principali portali di informazione italiani.

    L’analisi ci mostra l’enorme crisi che stanno vivendo gli attori dell’informazione in Italia. Nell’ultimo anno i principali 45 siti di news online hanno perso complessivamente 1 milione e 300 mila utenti unici.
    Se analizziamo i dati relativi agli utenti unici medi, notiamo come solamente il 26.6% dei portali abbia aumentato la propria audience. A far registrare il miglior rendimento è ancora La Stampa, che si classifica al quinto posto tra le testate online più lette, con una variazione positiva del 33% rispetto a dodici mesi fa. Il quotidiano torinese, infatti, è passato da una media di 392.639 visitatori unici al giorno a 525.163.
    Al primo posto si conferma Repubblica che aumenta, seppur di poco, la propria audience, attestandosi su 1.449.529 visitatori unici al giorno. Secondo posto per il Corriere della Sera, poco oltre il milione di visitatori, che ha perso però nell’ultimo anno quasi 200mila utenti per effetto probabilmente dei servizi di abbonamento che limitano la lettura gratuita online.

    In generale circa tre quarti dei siti di news online mostrano una variazione negativa della digital audience. Il peggiore da questo punto di vista è TgCom 24 che perde 27 punti percentuali rispetto all’anno scorso e cede il gradino più basso del podio alla Gazzetta dello Sport.
    Tra i quotidiani ai primi dieci posti della classifica delle testate online più lette, oltre ai già citati Corriere della Sera e TgCom 24, perdono utenti anche la Gazzetta dello Sport, City News, Blogo, ANSA e Il Fatto Quotidiano.